in allestimento

lavorare nel talco

 

vedi  archivio miniere

mappa e elenco miniere val Germanasca

 

Tralasciamo la fase originaria che risale a tempi ancor più antichi, in cui si scavava il talco a cielo aperto, ed allora erano sufficienti pochi, rudimentali strumenti.

L’inizio dell’estrazione in galleria comportò la pratica del minaggio e la necessità dell’armatura, ovvero la costruzione di quadri di sostegno del terreno sovrastante, in legno, nei primi tempi estremamente precaria e carente, infatti il sistema di coltivazione era in discenderia, senza ripiena, per cui i crolli erano all’ordine del giorno: quando s’intuiva il pericolo si abbandonava una galleria e se ne costruiva un’altra. Alla fine del secolo scorso ebbe inizio il sistema di estrazione conosciuto con il termine "montante", ovvero dal basso verso l’alto. In altre parole quando una fetta di coltivazione era terminata, si ripienava con lo sterile e si saliva poi al piano superiore tramite una rimonta per ricominciare da capo la coltivazione, avendo come pavimento la ripiena sottostante. Per praticare i fori dell’esplosivo al fronte si utilizzavano il punteruolo e la mazzetta; una vera e propria arte era l’esecuzione di questi fori della profondità giusta, con distanze adeguate tra i fori e per la quale ci voleva una giornata di lavoro. Come esplosivo si usava la chedite, poi sostituita dalla dinamite. Il quadro aveva dimensioni ridotte: due metri di larghezza al piede, un metro e venti centimetri di larghezza al cappello, alto un metro e novanta, circa. Per costruirlo occorrevano: l’accetta, la sega, il filo a piombo, il metro, scalpelli, la mazza, la "raminetto" (un’ascia usata per i lavori di incastro). Per lo sgombero non c’erano altri attrezzi che picconi (con manici di varie lunghezze), mazze, badili, carriole, palanchini, vagoncini. La ripiena si eseguiva a mano con lo sterile.

I lumi ad olio, unica forma originaria di illuminazione furono soppiantati ai primi del ‘900 dalle lampade a carburo che rappresentarono un miglioramento, tuttavia producevano un gas dal pessimo odore che impregnava gli abiti dei minatori.

La ventilazione era inesistente o assai scarsa. Si ricorda il congegno della ‘troumbo’, azionata a mano, mediante la quale si convogliava un po’ d’aria nelle trance in cui si lavorava.

Essendo le gallerie del talco situate a livelli altimetrici notevoli, lontano dalle abitazioni, il tragitto casa - miniera era un lungo e faticoso viaggio: specialmente in inverno, con la neve ed il ghiaccio, si doveva ricorrere a sci e ramponi e raggiungere gli imbocchi con gli abiti già completamente bagnati :

" Negli strapiombi di Punta Croc la neve arrivava fino al petto, quello di testa faceva pochi metri, poi passava in coda, e avanti così. Alle volte occorreva strisciare pancia a terra, ricoperti di neve e di ghiaccio ." ( nota n. 20)

Si costruirono delle baracche adiacenti agli imbocchi: altro non erano che un precario, affollato, antigienico riparo notturno. I minatori più distanti vi soggiornavano durante i sei giorni lavorativi di dodici ore, tornando a casa la domenica.

Alla fine dell’ 800 erano alcune centinaia i montanari che, data la povertà del momento, scelsero il duro lavoro in miniera piuttosto che essere, molto probabilmente, costretti ad emigrare.

" Lo sviluppo dell’attività estrattiva è stato consentito dall’offerta di lavoro della gente della valle che viveva di un’economia di autosufficenza, e che conduceva una vita di una durezza incredibile. Ad un certo punto hanno cercato un miglioramento col lavoro in miniera anche a costo di gravi sacrifici. Se i contadini avessero continuato a fare solo i contadini, i minatori si sarebbero dovuti cercare tra gli schiavi. D’altra parte è successo così in tutte le miniere del mondo: i minatori son gente abituata a grandi sforzi fisici." (nota n. 21)

Legato all’estrazione del talco era nato il mestiere del portatore, riservato sopratutto a donne e bambini. Infatti in un primo momento il talco si trasportava a valle in sacchi di juta o sulle spalle o tramite slitta. Si partiva alle tre del mattino, si rincasava in tarda serata. In caso di ritardo non si trovava più talco da trasportare e la giornata era perduta.

" Avevo 18 anni portavo giù il talco da ‘La brouo à la Mait e dalla Traverso. Ne portavo 4 quintali e mezzo. Era molto pericoloso, dovevo mettere "li courdelh", ma quando non bastava mettevo le catene, e quando tirava vento caldo non era sufficiente, allora prendevo dei rami di larice e li attorcigliavo intorno alle catene. I quattro quintali che venivano caricati erano in tre sacchi, non era facile metterli sulla slitta e scaricarli all’arrivo. Il carico sulle spalle era assai gravoso." (nota n. 22)

I portatori a spalle venivano pagati 10 centesimi al miriagrammo, quelli coi carrettini solo 8 centesimi al miriagrammo; i due centesimi in meno servivano per pagare gli uomini che aggiustavano le strade rovinate dalle ruote dei carretti.

Roure

Seppur malpagati i portatori erano costosi, pertanto una ditta, la "Anglo-Italian and Plumbago", con il conte Brayda ed il genio militare costruirono la grande funicolare e la décauville che collegavano le gallerie di talco di Sapatlé e Malzas con i magazzini di fondovalle. Inaugurata il 23 ottobre del 1893 fu una costruzione avveniristica per quei tempi, in quanto permetteva di effettuare 140 viaggi al giorno per un totale di 560 quintali, funzionando 6 mesi l’anno. Nei decenni successivi seguì la costruzione di altri tratti di funivia. (nota n. 23)

Il trasporto con le slitte venne così abbandonato, intorno agli anni ‘20, determinando una prima crisi occupazionale, solo in parte risolta dall’assorbimento in miniera dei portatori disoccupati..

cliccare sulla foto  Teleferica Comba Molino Gran Courdoun

Stazione di Punta Croc. Si vede una carrello della teleferica. Con ogni probabilità si tratta del carrello ascendente perché si vede un carico che sporge. Solitamente in discesa si portava minerale mentre in salita si portavano legnami e altri materiali per il lavoro.

 

 

Il periodo fascista e il primo dopoguerra: 1925-1955

- Evoluzione della tecnologia

Mediante la gestione di alcune aziende idroelettriche da parte della "Talco & Grafite", l’energia elettrica divenne forza motrice di alcuni nuovi macchinari in miniera (in nota : la costruzione dei canali di alimentazione delle centrali, per es. 1927 il canale Perrero-Chiotti).

 

  centrale Chiotti

L’innovazione tecnologica più significativa di questo periodo fu il sistema per preparare la volata: a sostituire punteruolo e mazzetta giunsero, alla fine degli anni ‘20, le perforatrici ad aria compressa, a secco. La polvere prodotta da queste nuove macchine si volatilizzava negli angusti spazi delle gallerie ed i minatori erano costretti a respirarla. La ventilazione era ancora insufficiente, le maschere scarse ed inadeguate . La preparazione della volata richiedeva non più una giornata ma un’ora di lavoro. Tutto questo aumentò significativamente la produttività, ridusse l’occupazione e peggiorò pesantemente le condizioni di lavoro .

Il sistema di esplosione della volata era a miccia, esse potevano essere di lunghezza diversa o venire accese con uno scarto di pochi secondi. Gli attrezzi della volata: la "sguretto" un cucchiaio di rame piegato all’insù col manico lungo quanto il foro, che serviva a svuotarlo completamente dal talco; "lou bourou", un bastone dalla punta piatta impiegato per schiacciare le cartucce collocate nei fori. Anche nel trasporto ci furono dei cambiamenti: nel 1932 arrivarono alla Gianna i primi camion per il trasporto del talco; nel 1949 si provvide anche al trasporto dei minatori tramite autobus nel tratto Perosa-Gianna. La decauville dal 1300 alla Carla fu costruita negli anni ‘50.

- Ruoli lavorativi e rapporti sociali

All’epoca del fascismo e fino a tutti gli anni ‘50 l’organizzazione del lavoro in miniera, si associava ad una visione gerarchica dei rapporti sociali, e prevedeva: il manovale, l’apprendista, il minatore di seconda , il minatore di prima (categoria), il caposquadra, il sorvegliante.

Il manovale spingeva i vagoni dalle tramogge fino all’esterno. Qualche volta sostituiva un assente o veniva chiamato a fare un lavoro più difficile come prova di iniziazione al cantiere. Era giudicato sia dal capo che dai minatori.

L’apprendista minatore e il minatore di seconda avevano compiti simili che andavano dal caricare i vagoni (smarinare) e versarli nelle tramogge al fare le ripiene con lo sterile, a coadiuvare il minatore di prima in ogni operazione.

Il minatore di prima categoria eseguiva i fori per il minaggio e i quadri di sostegno delle gallerie di coltivazione.

Fori sonda

Il caposquadra coordinava il lavoro dei vari cantieri di cui era responsabile, controllava il lavoro dei suoi sottoposti e la sicurezza, si occupava delle sostituzioni; infine forniva l’esplosivo al fronte. Registrava quotidianamente le quantità di materiali e di esplosivo utilizzate e la fase del ciclo estrattivo raggiunta in ogni cantiere

Il sorvegliante dirigeva i capisquadra. Era responsabile dell’andamento dei lavori e di eventuali infortuni; indicava la direzione delle gallerie. All’inizio di ogni turno raccoglieva i rapportini dei capi e compilava un rapporto unico raggruppando i dati in base a: presenze, assenze, produzione, consumo ( di legname, ferro, esplosivo). Il rapporto numerico tecnici/minatori era molto elevato. L’avanzamento di carriera da manovale a capo o sorvegliante era possibile e frequente.

L’estrazione si svolgeva nell’ottica del massimo sfruttamento dei filoni:

"Nelle gallerie in quota ripulivano il talco finchè il letto e il tetto si congiungevano.Il direttore veniva su ogni tanto, andava nelle discariche con un secchio, e raccoglieva i più piccoli sassolini di talco finiti nello sterile. Diceva:’ questi son tutti granellini d’oro!’. Allora si raccoglieva tutto, si andava dietro al filone finchè ce n’era." (nota n. 25)

il pozzo con l'ascensore

Il clima sociale era intimidatorio: fioccavano multe, rimproveri, decurtazioni di salario per minimi scarti dalla norma.

"Nel 1936 quello che non si sono dimenticati è stato il libretto disciplinare corredato di 25 articoli, e un altro del 1928 di 33 articoli. Niente funzionava bene, il lavoro era disorganizzato, i servizi igienico-sanitari inadeguati,le paghe da fame. L’unica cosa che funzionava al massimo erano gli organi disciplinari. Davanti alla Direzione la parola dei minatori non valeva niente, anzi, non li lasciavano nemmeno parlare. Contava solo la parola del sorvegliante" (nota n. 26).

"Se qualcuno arrivava un po’ in ritardo a causa della neve non gli pagavano giornata e gli davano la multa, oppure quel giorno non gli dicevano niente, e il giorno dopo gli dicevano:’ieri hai perso giornata per conto tuo, oggi la perdi per conto nostro’, e per quel giorno lo rimandavano a casa.. La multa era scritta su un foglio che appendevano nelle bacheche di tutte le sezioni, e tutti lo venivano sapere" (nota n. 27)

Tutto ciò era in linea con l’adesione al fascismo dei maggiori azionisti della Società, che modificarono in seguito il loro atteggiamento, appoggiando pienamente la lotta partigiana : i partigiani trovarono rifugio nei cunicoli abbandonati delle miniere più in quota, aiutati con cibo ed altre forniture dagli stessi capi e sorveglianti.

La fase dei miglioramenti: 1955-1975

-Evoluzione tecnologica

Furono questi anni di grandi rivolgimenti, fortunatamente alcuni di essi erano tesi al miglioramento delle condizioni ambientali e di lavoro.

Venne inserito il casco protettivo dotato di l’illuminazione individuale (1955), il sistema di ventilazione fu rinnovato mediante la costruzione della galleria Gianna-Salza (1956), che serviva altresì come via di comunicazione.

il locomotore Manchas  e il convoglio

Alla fine degli anni ‘50 giunsero le prime perforatrici con sostegno ed iniezione ad acqua: esse salvarono molte vite umane, poiché l’acqua impediva, almeno parzialmente, che la polvere si volatilizzasse. Il sistema a miccia per fare le volate fu abbandonato e sostituito col detonatore .

Ad accelerare i tempi di estrazione e a contenere la fatica degli uomini provvidero invece le pale meccaniche per lo sgombero, montate su rotaie, che furono inserite nel 1959.

Anche la ripiena con l’impiego dell’aria compressa fu accelerata, "sparando" la ghiaia nelle trance appena coltivate. Va osservato che non sempre i nuovi macchinari hanno soppiantato del tutto quelli vecchi, a volte vi si sono associati poichè gli attrezzi tradizionali -un badile, un palanchino- servivano e servono tutt’oggi in svariate occasioni.In questi anni inoltre, tutta una fase del ciclo - l’armatura- restava invariata, pertanto gli attrezzi erano identici a quelli del periodo fascista.

Negli anni ‘60 dal 1440 alla Carla vennero installate una seggiovia per il personale e una teleferica per portare il talco alla stazione di cernita.

Furono aperti nuovi imbocchi (Fontane- Gianna), e si chiusero, dai primi anni ‘60 le miniere più antiche, considerate meno produttive dalla Società, situate per lo più sulla destra orografica del Germanasca :Malzas, Sapatlé, Envie, , più quelle del Vallone di Maniglia e della Val Chisone -La Roussa. (Pleinet e Coumbo la Fracio erano già state chiuse negli anni ‘30). Si smantellarono funicolari e decauvilles, ci furono molti licenziamenti.

Alcuni investimenti furono destinati alla ricerca di nuovi impieghi del talco (1973).

  • -Ruoli di lavoro, rapporti sociali
    • Dagli anni ‘60 l’ organizzazione del lavoro gradualmente si semplificò: eliminate le figure del manovale e dell’apprendista minatore, restarono invariate quelle del caposquadra e del sorvegliante, mentre nel sottosuolo l’unità di lavoro divenne la coppia.; nella "coppia" confluirono i compiti un tempo riservati a manovali ed apprendisti, e questi si sommarono alle loro tradizionali funzioni.. La coppia era formata da un minatore di prima e uno di seconda categoria, con lievi differenze salariali , il passaggio da seconda a prima categoria avveniva per anzianità. (nota n.39)
    • discarica

    La scelta della coppia era legata al concetto del mutuo soccorso in caso di difficoltà o di infortunio; era meno gravoso affrontare la fatica e la complessità dividendosi i compiti secondo criteri di equità: l’autoresponsabilizzazione, inoltre, ne risultava incentivata..

    "Io sono stato 9 anni e 8 giorni col medesimo socio. Io di prima, lui di seconda. Non ci siamo mai lasciati un giorno. Eravamo la coppia che ha oltrepassato tutti a stare insieme. Andavamo d’accordo: si capisce, era svelto, facevamo in fretta a fare i nostri lavori" (nota n. 40)

    Il rapporto minatori/capi era complessivamente abbastanza confidenziale, essendo i capi ex-minatori che conoscevano a fondo tutti i particolari del lavoro che i loro sottoposti dovevano eseguire.

    "I capi sono compagni passati capi, allora si hanno dei rapporti normali, come compagni di lavoro." (nota n. 41)

    "Ci davamo del tu, non c’era nessuna differenza, nessuno che avesse soggezione di qualcun altro. Succedeva che quando arrivava il capo ci si fermava un momento a fare una chiacchierata, oppure a fumare una sigaretta... C’era molto affiatamento tra capisquadra ed operai." (nota n. 42)

  • E’ sempre stata più formale, invece, l’interazione operai/sorveglianti, attenuata leggermente, fino agli anni ‘80 dal fatto che il sorvegliante proveniva dal sottosuolo.

    liv. Carla

  • -Rischi, pericoli

    La pericolosità di certe lavorazioni diminuì; il brillamento elettrico delle mine, per citare un esempio, garantiva, e garantisce, più sicurezza perchè agiscono controlli preventivi che impediscono l’accensione di tutta la carica se anche soltanto una cartuccia risulta difettosa. L’imprevedibilità delle frane restava immutata, ciò che cambiò fu l’atteggiamento dell’Azienda nel suo complesso verso la salvaguardia della sicurezza dei lavoratori:

    " L’Azienda non risparmiava sulla sicurezza. I capi lo dicevano sempre: ‘ armate, armate finché è necessario" (nota n. 43)

    - Malattie professionali

    La tecnologia questa volta ebbe un risvolto positivo sulla salute. Se nel 1961 la media ufficiale dei colpiti da silicosi era del 60-70%, nel 1967 scese al 20%, e continuò a calare negli anni successivi.

    http://www.alpcub.com/riforma_29_marzo_2012_silicosi.htm

    clicca sulla foto

  • Conclusioni

    E’ molto probabile che le ristrutturazioni degli anni ‘80 e ‘90 abbiano determinato un salto di qualità nell’organizzazione del lavoro della miniera tale da modificare sostanzialmente il principio organizzativo dell’estrazione del talco e messo in discussione la centralità della figura del "minatore di mestiere". Questa ristrutturazione ha agito in profondità perchè ha operato contemporaneamente su tutti i versanti che caratterizzano il lavoro in miniera:

    • sul talco che non viene più estratto tutto ma solo quello che si presenta in filoni così consistenti da poter essere estratto rapidamente e con l’ausilio di mezzi meccanici (e quindi con grandi risparmi).

    · sui macchinari utilizzati che tendono a trasformare sempre più la miniera in una cava

    • sull’organizzazione del lavoro; dopo aver spezzato l’unificazione delle mansioni che era rappresentata dalla coppia redistribuisce responsabilità e compiti frammentandoli tra diverse figure operaie (i minatori addetti all’ estrazione, quelli addetti alla ripiena, ecc.), ponendo la professionalità operaia in una posizione assai più marginale dentro il ciclo produttivo.
    • sul numero degli occupati: 68, di cui 30 impegnati direttamente al fronte, su 141 occupati in tutta l’Azienda. Negli anni ‘40 i minatori erano circa un migliaio. Questi numeri, da soli indicano quanto all’uomo siano state sostituite le macchine.( in nota: tabella di pag 137 bis)

    NOTE

    Quasi tutti i dati riportati in questo testo provengono dalla mia tesi di laurea-"Lavoro minerario e rapporti sociali in una comunità della Val Germanasca", anno acc. 1985-86, relatore Angelo Pichierri. Pertanto per le fonti si fa riferimento ad essa.  (Enrica Rochon)

    -  Nella seconda metà degli anni Cinquanta cominciarono ad arrivare i primi minatori sardi - che saranno poi più di una ventina ( fra questi Luigi Deschino). La direzione forse contava di aumentare il rendimento o, come avverrà coi polacchi ai tempi dell'AD ing. Salina, di rompere la relativa unità di lotta dei minatori locali. (pb)


    GLI ANNI ‘90: LA GESTIONE LUZENAC   cronache 1990-2000

    Con la vendita della Talco & Grafite alla multinazionale francese Talc de Luzenac iniziò un nuovo periodo di ristrutturazioni, con profonde modifiche produttive e periodiche riduzioni di personale, con mobilità, prepensionamenti e incentivi ai dimissionari.  Gli addetti dell’azienda erano 292 così divisi: miniera 163, stabilimenti 78, centrali elettriche 11, sede 30.

    http://www.alpcub.com/grafico andamento occupazione miniera

    lavoro nel talco- miniera  anni Novanta

    si carica il legname all'esterno

    prese le misure per il nuovo quadro, in cantiere si segano gambe e cappello

     

    si preparano gli incastri

    montaggio del quadro

     

    montaggio del quadro

     

    montaggio del quadro, che poi verrà dotato di fianchi e sbatacchi

    sotto la ripiena cementata si usano sovente i puntelli  di ferro , posizionandoli col martinetto

    con la perforatrice ad acqua si preparano i fori per la nuova volata della mina

     

    idem

     

    arriva anche la perforatrice gommata (sopra si vede il tubo dell'aerazione)

    caricamento dei candelotti

     

    idem

    si dà corrente per far esplodere la volata con l'esploditore

     

    caricamento talco con vecchie pale ad aria compressa su binario

     

    si carica il talco della volata con la pala gommata

     

    in certe sezioni si usano le tramogge interne per il talco o lo sterile

    dopo le pale elettriche si passa alle grandi pale diesel

    pala diesel uscita 1450

     

    caricato il talco si fa posto ai marci di avanzamento col martello pneumatico

     

     

    dove non ci sono più i binari (pale gommate) si fa un pavimento di assi , poi di lamiere, per le pale

     

    preparazione della tubazione per la ripiena cementata

     

    spillamento ghiaia alla tramoggia imbocco 'Paola' per la ripiena

     

    impianto cemento esterno 'Paola'

     

    trasporto all'esterno- locomotore diesel e autovagone

     

    l'autovagone scarica sul nastro verso il silos esterno al '1360'

     

    impianto di cernita

     

    Viene informatizzata l'elaborazione geologica e topografica


    PROVE CON L'ESPLOSIVO AN-FO

    Furono effettuate delle prove con l'esplosivo an-fo a base di ammoniaca, che diedero risultati soddisfacenti per la capacità dirompente ma negativi per le forti esalazioni permanenti di ammoniaca. vedi foto

    http://it.wikipedia.org/wiki/ANFO

     


     

    due interviste - pdf


    foto varie miniera

    Galleria immagini - archivio C.Montana

    Foto miniera- arch. Bernardi

     


     

    la nuova miniera di Rodoretto ha iniziato la produzione nel 1999. Ha una galleria di accesso di 2 km in cui possono passare i camion per portare la ghiaia per le ripiene, il legname, il cemento e portare fuori il talco e lo sterile.

    immagine tratta dal depliant per i visitatori:

     

    foto e articoli link

    Nel corso del XXI secolo, con l'apertura della miniera di Rodoretto, la tecnica di estrazione del talco è stata trasferita dalla miniera di Crosetto, che fu chiusa nel 2002.
    dal punto di vista strettamente tecnico il metodo di estrazione non è cambiato e la meccanizzazione introdotta riguarda sostanzialmente lo smarino ed il trasporto del minerale e dello sterile all'esterno della miniera, oltreché la perforazione per il lavoro con l'esplosivo.
    Si tratta quindi di una meccanizzazione parziale, nel senso che il lavoro fisicamente più impegnativo, ossia la preparazione e l'installazione delle armature, seppure assistito da mezzi mobili con piattaforma di sollevamento sia nel trasporto ed in parte nel sollevamento, è tuttora prevalentemente un lavoro manuale, eseguito con la stessa tecnica utilizzata cento anni fa, almeno per le coltivazioni sotto talco. Sono cambiate le dimensioni (e i pesi!) degli elementi di armatura e sono cambiate le sezioni delle gallerie di servizio e di coltivazione. Se fino agli anni '90 dello scorso secolo la sezione prevalente era di 2,5 m x 2,5 m, con rare eccezioni fino a 3x3, ora le dimensioni sono comprese tra un minimo di 3,5x3,5 fino a 4x4. Le ragioni per questo sono molteplici; aumento della produttività prima di tutto e limiti oggettivi al reperimento sul mercato di macchinari certificati CE per i lavori in sotterraneo di dimensioni eccessivamente piccole. Seppure i macchinari utilizzati attualmente possono apparire "enormi" se confrontati con quelli in uso anche solo 20 anni fa, sono comunque i più piccoli prodotti dai costruttori dei mezzi per miniera. I macchinari "fai da te" modificati ed adattati non sono più consigliabili ...
    Tornando ora al trasporto ed all'installazione delle armature, adesso vengono trasportate in cantiere con le piattaforme di sollevamento ed installate sfruttando le potenzialità di questi ponti mobili. L'utilizzo di queste attrezzature ha ridotto notevolmente lo sforzo fisico, ma non l'ha cancellato: mazzette, mazze, picconi, chiodi, seghe eletteriche e ad aria compressa, accette e raminette son ancora gli utensili principali dei minatori, oltre le loro spalle, le braccia le mani la schiena e le gambe ...
    Una recente innovazione è stata l'introduzione di nuovi martelloni demolitori robotizzati e comandati a distanza (Brokk) che hanno permesso di ridurre notevolmente l'utilizzo dell'esplosivo e il "distrurbo" della roccia in fase di abbattimento. Tale innovazione degli ultimi due anni è stato forse il cambiamento più sostanziale nel metodo di coltivazione dopo l'introduzione, a metà degli anni '80, della ripiena cementata e dei macchinari azionati con motore diesel a metà degli anni '90.

     

    Rodoretto talc mine (To, Italy): studies for the optimization of .. ripiena cementata (in inglese)-pdf

    nell'armamento si utilizzano anche  i puntelli idraulici (frecce)

    POZZO DI EMERGENZA. 

     

     

    Il pozzo è stato scavato con il duplice scopo di fornire la via di uscita dell'aria (quindi per ventilazione) e per creare una via di foga alternativa all'imbocco principale.

    Quindi pozzo di ventilazione ed uscita di emergenza. ( vedi mappa : O> )

    E lungo circa 270 m, largo 3 m a sezione circolare, e subverticale (doveva essere verticale ma, per ragioni legate alla tecnica di perforazione del foro pilota, non è venuto nè perfettamente verticale nè perfettamente rettilineo). E stato scavato nell'inverno 1998-1999 prima che la miniera entrasse in produzione.

    Inizialmente fu attrezzato solamente con una scala a pioli e pianerottoli per permettere la risalita da parte del personale (circa 45 minuti) poi, nel corso dell'anno 2000 è stato costruito, all'interno del vano non occupato dalla scala (quindi nell'altra metà del pozzo), una sorta di ascensore connesso con un argano principale a due funi ed un argano si emergenza con una fune

    supplementare per il recupero (nel caso ci fosse un problema con l'argano principale).

    La cabina ha le dimensioni per trasportare cinque persone in piedi oppure tre persone, di cui due in piedi ed uno steso su una barella. La velocità massima di risalita è circa 1 m/sec e l’impianto viene controllato almeno ogni quindici giorni.

    Il progetto non è un progetto standard, nel senso che è stato studiato ad hoc per la situazione ed installato da una società specializzata nelle costruzioni meccaniche industriali (COMES). E' stato necessario studiare una struttura che si adeguasse alla traiettoria non verticale e non rettilinea del pozzo. In pratica la cabina è guidata da due rotaie e azionata da due funi collegate all'argano principale.

    L'argano è elettrico ed esistono diversi dispositivi di sicurezza che permettono di azionare il freno di emergenza in caso di.anomalie varie (sovraccarico, rottura o semplicemente sbilanciamento delle due funi di sollevamento, ecc.).

    Tutto è controllato elettronicamente.Inoltre in testa al pozzo esiste un gruppo elettrogeno a gasolio che permette di alimentare l'argano, le pompe di eduzione dell'acqua e la pompa che immette aria fresca alla base del pozzo nella camera rifugio.

    Alla base del pozzo si trova una camera rifugio che in pratica è un container attrezzato per la permanenza delle persone, con coperte, autorespiratori di emergenza, acqua, dispositivi di comunicazione.

    Una volta l'anno si fanno le prove di emergenza ed evacuazione per verificare le procedure e scoprire eventuali difetti nel sistema. Il costo di tutto (scavo pozzo e costruzione dell'ascensore) certamente è dell'ordine di 400mila euro.

     

     

     

    Jumbo con martellone

     

     

     

     

     

    visita alla miniera di talco

    - riforma 24-03-05

    Incontro «in loco» fra la dirigenza della Luzenac, rappresentanti sindacali e giornalisti

    Davide Rosso

    DUE miniere in Italia: una in Sardegna, a Monte Nieddu, e una in val Germanasca, a Rodoretto. Due impianti di produzione: uno in val Chisone e uno vicino a Nuoro. 30.000 tonnellate di talco prodotto all’anno solo in val Germanasca. 124 dipendenti in totale di cui 95 in val Chisone e Germanasca. 51 di questi lavorano direttamente in miniera a Rodoretto di cui 33 nel sottosuolo: nel particolare 21 sono di nazionalità polacca, uno è romeno, uno tunisino e gli altri sono italiani. Il loro stipendio medio mensile è di 1.300 euro. Questi i numeri snocciolati venerdì scorso dal direttore generale della Luzenac val Chisone, Alexander Kristian, in un incontro della dirigenza della Luzenac val Chisone con alcuni giornalisti e rappresentanti sindacali. A questi dati Kristian e i suoi collaboratori (il direttore minerario Franco Monticelli e i responsabili dei servizi generali, Luigi Collino, e delle relazioni esterne, Francesca Morero) hanno fatto seguire dati sulla sicurezza, sulla qualità del talco estratto in val Germanasca, sul processo produttivo.
    Un giro informativo sulla miniera di Rodoretto a cui e seguita una visita nel sottosuolo con tanto di casco, lampada e tuta. Una visita interessante per capire quali siano oggi le tecniche usate per l’estrazione del talco e poi per il riempimento delle gallerie esaurite. Un viaggio interessante anche perché fatto con i minatori presenti, anche se ovviamente la difficoltà della lingua, molti dei polacchi parlano poco l’italiano, e la presenza dei dirigenti sembravano bloccare un po’ il dialogo. Nel tragitto, una mezzoretta in tutto, qualcosa è passato lo stesso. Ci si è scambiati alcune battute e qualcuno ha fatto notare che è vero che in valle non si trovano più minatori ma è anche vero che anni fa su una cinquantina che si presentarono per avere un posto solo cinque vennero assunti. Poi, dopo alcuni anni, arrivarono i polacchi che avevano professionalità e soprattutto un contratto a tempo determinato. «Ora comunque – dice Kristian – le cose sono cambiate: tutti i dipendenti hanno un contratto a tempo indeterminato e si è lavorato anche sulla sicurezza». Quest’ultima affermazione il direttore generale la esprime mostrando un grafico da cui emerge come nel 2004 gli infortuni siano stati pari a zero.
    Nella bacheca della sala mensa notiamo un altro grafico che riporta le statistiche dell’assenteismo: il dato è intorno al 4%, ben lontano dal quasi 16% di anni fa. La situazione ovviamente è cambiata ma la cosa ci incuriosisce: «Sì, l’assenteismo è basso – dice ancora Kristian – ma noi attualmente preferiamo orientare la comunicazione su altre cose. Puntiamo di più sui dati sulla produzione e sulla qualità del talco estratto, per esempio. Ci sembra un modo più positivo di rapportarci con i lavoratori rendendoli più partecipi». Insomma un dirigente con un aspetto umano quello che si è mostrato venerdì alla Luzenac. Anche la sua storia è particolare: Kristian è ingegnere minerario è arriva dall’Austria dove era direttore di un’altra miniera del gruppo della Luzenac. Poi lo scorso anno è stato inviato in val Chisone e Germanasca per sistemare un po’ le cose, visto che la situazione non era rosea. Oggi la situazione sembra stabilizzata con Kristian che parla di sviluppo sostenibile della valle e di rispetto per la comunità locale.
    Ma Alexander Kristian come vede il futuro della Luzenac in valle? «Dipende tutto dal talco – dice –. Attualmente abbiamo calcolato che ci sono riserve per 10 anni, poi si vedrà. Ci vogliono sondaggi per capire quale è la consistenza di ulteriori depositi. Già quest’anno abbiamo cominciato a farne a nord dell’attuale giacimento e poi proveremo anche a sud». Tutto insomma sembra dipendere dalle risorse del territorio in particolare da quelle del sottosuolo.

    -----------------------

    estratti eco del chisone22-9-04  

    Trentamila tonnellate annue (contro le 42mila dell'88). Tutte estratte nell'unica miniera oggi in funzione: quella di Rodoretto a Pomeifrè ("Nuova Fontane" per la concessione mineraria).

    “I giacimenti della Gianna si esaurirono nel '95, Crosetto due anni fa”, interviene il direttore della miniera, Franco Monticelli (geologo). Il primo accesso della "Rodoretto 2000" è del marzo '99, dopo quattro anni di lavori della ditta bergamasca Negroni e 13mila metri di sondaggi (sopra e sottoterra). Due le zone di cantiere per 400 metri totali, dove si alternano al massimo 26 persone a turno ad una profondità di 350 metri e temperatura costante sui 12-15°. “Qui c'è talco per i prossimi dieci anni - aggiunge Monticelli -: dal 2005 esploreremo le ali nord e sud del cantiere attuale per cercare di prolungare la vita della miniera”. E portare, in due-tre anni, la produzione a 33-34mila tonnellate l'anno

    ----------------------------

    “Una piccola comunità che vive abbastanza isolata e non cerca più di tanto l’integrazione”. Pawel Gajeski, polacco, pastore valdese da tre anni a Perrero, aiuta i minatori adoperandosi come traduttore e interprete: “La loro vita in Italia è il lavoro e i più considerano la loro presenza qui come una tappa”.

    Provengono dalla Slesia, Sud-ovest della Polonia: soprattutto da Katowice e Bielsko-Biala, città ricche di miniere di carbone. “I primi di noi sono arrivati a gennaio 2000. Ne sono seguiti altri due gruppi, uno a ottobre del 2002 e l’ultimo a marzo dello scorso anno”, ricostruiscono Ryszard Drzystek, Jan Tokarczyk e Grzegorz Cupek. “Una ditta polacca si è occupata della mediazione: in Polonia molte miniere sono state chiuse e mancano posti di lavoro. In Italia c’è richiesta di personale, si guadagna 2-3 volte di più e anche la sicurezza è molto migliore” aggiunge Bronislaw Kwiatecki.

    La maggior parte ha intenzione di tornare a casa e non di stabilirsi definitivamente in Italia. “Non è pensabile trasferirci: le nostre mogli hanno un lavoro in Polonia e i nostri figli studiano. Ci vediamo durante le ferie, oppure ogni 4-5 mesi”.

    Tokarczyk ha 45 anni e tre figli: “Ho lavorato per 13 anni nelle miniere di carbone polacche, poi nelle cave in Sardegna. Mi fermerò ancora 2-3 anni, quando potrò andare in pensione e tornare in Polonia. Allora sistemerò la mia casa”. Futuro diverso quello di Drzystek (48 anni e due figli) e Cupek (34 anni, con tre figli), che hanno al loro attivo rispettivamente 22 e 4 anni di lavoro nelle miniere polacche. “Dovremmo restare a Prali ancora almeno 5 anni”, prevedono.

    --------------------

    “La sicurezza: è un discorso che ci sta molto a cuore e per il quale stiamo facendo grossi sforzi. Tutta l’azienda dipende dalla miniera ed è importante garantirle le migliori condizioni”, comincia così il direttore generale Alexander Kristen. 

    Ogni mese si riunisce un comitato, formato da dirigenti e dipendenti, dove i minatori possono chiedere migliorie specifiche e si risponde alle nuove disposizioni in materia di sicurezza. “Così si può verificare se sono stati raggiunti gli obiettivi posti” precisa Kristen. “Quando un’area non viene più utilizzata per la coltivazione del talco, al suo interno viene inserita una ripiena di cemento per evitare crolli e poter scavare nuove gallerie in discendente. Inoltre, da alcuni mesi, le armature in legno sono state integrate con puntelli idraulici, che permettono di migliorare la sicurezza e la produttività”.

    Fiore all'occhiello della sicurezza è senz'altro il pozzo costruito nella miniera di Rodoretto (Nuova Fontane): “Profondo 270 m, serve per la ventilazione e come via di fuga in caso di emergenza. Dal 2003 nel pozzo abbiamo realizzato pure un ascensore da ... posti (o due più barella): un investimento da 500mila euro”, continua. Tra i progetti si sta mettendo a punto una macchina che aiuti i minatori a sistemare i puntelli di legno per realizzare le gallerie.

    Quanto ai mezzi diesel, Kristen aggiunge: “Abbiamo ridotto al minimo le emissioni realizzando una buona ventilazione e dotando di filtri tutti i mezzi: tecnologie indispensabili”.

     

     

    2011

     video http://www.imerystalc.com/content/corporate/About_Imerys_Talc/Who_are_we./Overview/index.php

     storia  http://www.imerys.com/scopi/group/imeryscom/imeryscom.nsf/pagesref/SCOI-8S4DQV?Opendocument&lang=fr

     

    Malanaggio/Porte-Mulini

     

    L'ex Mulino del talco di S.Sebastiano (Perosa-Pnasca) è stato venduto e ristrutturato a scopo commerciale

     

    area esterna della 'Paola'

    alle miniere , Gianna e Paola, è nato il museo Scopriminiera dal 1998

    Ecomuseo EM&VG - Ecomuseo Miniere