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La Indesit conferma da Londra i seicento licenziamenti a None

DA LONDRA è arrivata l' ulteriore conferma: il board del comitato aziendale europeo di Indesit riunito nella capitale inglese ha ribadito di voler chiudere lo stabilimento di None con 600 dipendenti e quello britannico. Una notizia che non ha colto di sorpresa di sorpresa i lavoratori che sono subito scesi in sciopero e hanno raggiunto il Municipio di None. Una decisione, quella dell' azienda, che i sindacati continuano a respingere: «Il management è abituato a ragionare sui numeri, non pensando alla pelle delle persone», dice Claudio Suppo della Fiom. Se dopo l' incontro dello scorso martedì all' Unione Industriale le aspettative dei lavoratori erano legate alle tappe successive del faccia a faccia tra azienda e sindacati, sabato quel filo si è spezzato. Hanno fatto l' effetto di una doccia gelida le parole pronunciate dall' ad del gruppo Merloni Marco Milani al "Sole 24 ore" che ha confermato la chiusura dello stabilimento di None: secondo lui per un prodotto come le lavastoviglie, con una domanda in flessione, due stabilimenti (quello di None e quello polacco) sono troppi. Insomma, ne resterà soltanto uno, e tra le due fabbriche quella destinata a scomparire è quella del Pinerolese. «Rilasciando quelle dichiarazioni invece di aspettare la riunione del Cae l' azienda ha bypassato le relazioni sindacali», accusa Dario Basso della Uilm. Ieri tutti gli stabilimenti Indesit italiani avevano scioperato per due ore per turno, e a None dopo le assemblee è andato in scena durante il primo turno un presidio dei cancelli con blocco stradale, mentre i lavoratori del secondo turno hanno sfilato in corteo per le strade della cittadina, raggiungendo il Comune per poi ritornare davanti ai cancelli. Giovedì mattina si terrà all' Unione Industriale un nuovo incontro tra sindacati e board aziendale, nel corso del quale i primi tasteranno le possibilità di imbastire una trattativa in extremis: «Se toglieranno dal tavolo la pregiudiziale della chiusura, ci ingegneremo per individuare tutti i modi per mantenere il sito produttivo riducendo i costi, ad esempio proponendo accordi di solidarietà, prepensionamenti, mobilità. Se riuscissimo a mettere insieme iniziative per traghettare lo stabilimento attraverso i prossimi 12 o 24 mesi di crisi, sarà possibile riprendere l' attività salvaguardando i posti di lavoro. L' azienda non può sperperare così le capacità professionali dei lavoratori», spiega Basso. Le prospettive, però, appaiono cupissime e le possibilità di trovare spazi di contrattazione ridotte all' osso: «Ci aspettiamo che giovedì ci confermino la chiusura. Ormai la loro volontà è chiara, nessuno contraddirà quello che ha detto l' ad», aggiunge. I comuni della zona, None, Pinerolo e Rivalta, predisporranno cinque autobus per portare i lavoratori al presidio davanti all' Unione Industriale. Ripartiranno per None intorno alle 12, per consentire agli operai di tornare al lavoro. Dopo le due settimane di cassa della fine di febbraio, infatti, i ritmi di produzione hanno rallentato la frenata, e marzo vedrà soltanto cinque giorni di cassa. Poi, venerdì, sarà la volta di nuove assemblee di fabbrica, nel corso delle quali si discuterà su quali azioni di protesta mettere in campo. All' orizzonte c' è una manifestazione nazionale dei lavoratori di tutti e sette gli stabilimenti Indesit italiani, che si terrà probabilmente a Torino - MILENA VERCELLINO

Fumata nera sull' Indesit di None

UN' ALTRA fumata nera sull' Indesit: mentre l' ipotesi della chiusura dello stabilimento di None resta come un' ombra sul futuro dei 650 dipendenti, slitta al 2 marzo, data della riunione a Londra del Comitato aziendale europeo, il pronunciamento finale. E' l' esito dell' incontro tenutosi ieri all' Unione Industriale tra board aziendalee sindacati, conclusosi con una situazione di stallo: in attesa di adempiere al requisito procedurale del Comitato aziendale europeo, infatti, non soltanto le sorti dello stabilimento continuano ad essere immerse nell' incertezza, ma sono rinviate le negoziazioni tra azienda e sindacati. La tappa successiva della partita tra azienda e sindacati si giocherà il 5 marzo, data del prossimo incontro in via Fanti. «Noi siamo stati chiari: siamo disposti a negoziare per prepensionamenti, accordi di solidarietà, riduzione degli orari. Ma non siamo disposti a negoziare la chiusura», dice Dario Basso della Uilm. «Ci sono contraddizioni evidenti: loro perdono quote di mercato in Europa, mentre i loro concorrenti, Bosch e Electrolux, ne guadagnano», spiega Claudio Suppo della Fiom. «Non c' è un problema di produzione, c' è un problema di gestione», aggiunge Basso. I lavoratori proseguono la mobilitazione: per lunedì, quando rientreranno da due settimane di cassa, è previsto uno sciopero di due ore in tutti gli stabilimenti italiani della Indesit, in concomitanza con la riunione del Comitato aziendale europeo. Poi, se l' azienda non farà marcia indietro, la settimana successiva scatterà una manifestazione nazionale che si snoderà per le vie di Torino e vedrà la partecipazione di lavoratori dagli altri sei stabilimenti Indesit italiani. - m. ver.

Indesit, il giorno della verità E la Cabind chiude l' azienda

DENTRO, il board dell' azienda, i sindacati e i rappresentanti dell' Amma, fuori centinaia di lavoratori in presidio: va in scena oggi nelle sale e davanti ai cancelli dell' Unione Industriale l' atto principale della vicenda dello stabilimento Indesit di None, da qualche settimana a rischio chiusura. L' incertezza dura da tempo e l' aspettativa è alta: il management del gruppo Merloni si è infatti tenuto finora il più possibile abbottonato e non ha espresso una linea chiara riguardo al futuro dello stabilimento e dei 650 dipendenti. All' incontro saranno presenti il board dell' azienda con il responsabile delle relazioni industriali di Indesit Angelo Stango ed i segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm. Ad aspettare l' esito della mattinata ci saranno i lavoratori dello stabilimento di None, in cassa integrazione fino alla fine della settimana, ed i delegati sindacali degli altri sei stabilimenti Indesit italiani. I dipendenti della fabbrica del Pinerolese arriveranno in treno e in autobus e marceranno in corteo da Porta Nuova all' Unione Industriale, facendo scorrere le protesta per corso Vittorio Emanuele. E in attesa dell' incontro l' Unione Industriale tace, mentre i sindacati aspettano di avere elementi per iniziare una trattativa. «Ci aspettiamo dall' azienda indicazioni sull' ipotesi di chiusura del sito di None. Attendiamo che si riesca a dipanare la matassa. Siamo speranzosi ma non fiduciosi», commenta Dario Basso della Uilm. «Chiederemo all' azienda di lasciare da parte l' ipotesi della chiusura e continuare la produzione», aggiunge. E proprio perché la Indesit conta sette stabilimenti in tutta Italia, «la questione non può essere ridotta a una battaglia sullo stabilimento di None. La risposta a quanto ci verrà comunicato dall' azienda verrà data da un coordinamento nazionale», dice Claudio Suppo della Fiom. Si unirà alla protesta dei lavoratori Indesit una delegazione di dipendenti della Cabind di Chiusa San Michele, azienda dell' indotto che venerdì ha annunciato la chiusura e il licenziamento di 65 dipendenti, come se l' ipotesi di chiusura della Indesit avesse innescato nel Pinerolese un «effetto domino». I lavoratori della Cabind sono in sciopero da ieri e domani le linee riprenderanno a funzionare, mentre la protesta confluirà domani in un presidio che bloccherà le merci in uscita dalla fabbrica. - MILENA VERCELLINO

Presidio permanente alla Indesit

I LAVORATORI della Indesit di None saranno in presidio permanente davanti all' azienda fino al 24 febbraio, quando i sindacati incontreranno il board aziendale a Torino. La protesta è organizzata contro la chiusura della fabbrica, che occupa 600 addetti. Venti Comuni del circondario hanno approvato un documento in cui dichiarano la «ferma opposizione alla chiusura» e indicano la priorità di «salvaguardare l' occupazione».


Indesit, questa è una beffa

INDOSSANO magliette blu marchiate Indesit e una scritta sul petto. "Io lavoro sicuro". Un motto che suona come uno sblerleffo per i 650 dipendenti di None, ora che l' azienda ha comunicato l' idea di chiudere lo stabilimento. Basiti, oltre che arrabbiati, gli operai Indesit. «L' ho saputo dal telegiornale all' ora di cena, stavo scolando la pasta. Ma si può essere trattati così?» sbotta Franco, 11 anni in azienda. Delusi da un gruppo che credevano più serio. «L' Indesit non è in difficoltà, ma usa la crisi come alibi per andare a fare lavastoviglie in Polonia, dove costa meno», dicono un po' tutti. E per risposta loro, i potenziali futuri licenziati, hanno bloccato il traffico sulla strada regionale 23 che collega Torino al Sestriere, per due volte, dalle 9 alle 11 e alle 14 alle 16, costringendo automobilisti e camionisti a qualche chilometro di deviazione per bypassare il presidio di None. SEGUE A PAGINA II - FEDERICA CRAVERO

 

Vertice e scioperi sul futuro della Indesit

Si terrà oggi, nella sede della Giunta regionale, il primo incontro fra Indesit, sindacati e istituzioni dopo l' annuncio della possibile chiusura dello stabilimento di None, specializzato nella produzione di lavastoviglie e che occupa circa 650 addetti, la maggior parte dei quali donne. Fim, Fiom e Uilm hanno indetto per oggi uno sciopero di due ore al primo turno e sei al secondo. In piazza Castello, in concomitanza con l' incontro, ci sarà una manifestazione dei lavoratori, alla quale è prevista la partecipazione dei sindaci dei comuni di None, Pinerolo, Airasca e dei territori limitrofi per i quali «la chiusura della Indesit equivale alla crisi di Mirafiori per Torino». Domani l' Indesit - che fa parte dal 1994 del gruppo Merloni di Fabriano - riunirà il consiglio di amministrazione, mentre il 24 è fissato l' incontro fra l' azienda marchigiana e le organizzazione sindacali all' Unione Industriale di Torino. - (m. ver.)

Indesit, eutanasia di un simbolo

UN' ALTRA chiusura eccellente nell' escalation di serrande abbassate che sta falcidiando l' industria nel Pinerolese: stavolta a pronunciare la parola "fine" è la Indesit, azienda del gruppo Merloni, che ha comunicato ai sindacati l' intenzione di chiudere lo stabilimento di None. Anche se il bollettino di guerra della crisi scandisce ormai quotidianamente il tracollo del comparto metalmeccanico nella zona, per i 650 lavoratori e per i sindacati la decisione, che verrà formalizzata nel prossimo CdA, l' 11 febbraio, è una doccia gelida. Il responsabile della Camera del lavoro di Pinerolo Fedele Mandarano lancia l' allarme: «Se chiude la Indesit per il Pinerolese sarà la catastrofe. Abbiamo già 5mila cassintegrati e abbiamo appena raggiunto un accordo col Comune di Pinerolo affinché chi è in cassa non paghi i servizi come l' asilo nido: sono stati stanziati 50mila euro a questo scopo. Ma queste misure sarebbero del tutto insufficienti di fronte alla chiusura di una fabbrica che per noi è un simbolo».Tanto più che l' azienda, secondo dati sindacali, stava attraversando la crisi con poche settimane di cassa integrazione ed aveva previsto un aumento dei volumi produttivi del 5% tra il 2008 e il 2010, mettendo in cantiere investimenti per una nuova piattaforma e per un nuovo prodotto. Nel 2008 i pezzi erano aumentati rispetto all' anno precedente, passando dalle 799mila lavastoviglie prodotte nel 2007 alle 850mila dello scorso anno, seppure in leggero calo rispetto alle previsioni a causa dell' aumento dei costi delle materie prime che sta mettendo in difficoltà il settore. La prospettiva della chiusura è un duro colpo per l' occupazione nel Pinerolese, che negli ultimi mesi ha visto il collasso di numerosi stabilimenti produttivi. Tra queste, la Osv, azienda metalmeccanica di precisione, 90 dipendenti: ai tempi del boom preolimpico aveva prodotto i primi dieci prototipi della fiaccola e l' orologio per il countdown dei Giochi, è fallita alla fine del 2008 lasciando tutti i lavoratori in cassa. Poi, la Skf di Airasca, che ha messo 70 dipendenti in mobilità, e, sempre del gruppo Skf, la Omvp, che attualmente utilizza la cassa e intorno alla quale girano voci di vendita. L' elenco continua con la Thilsen, azienda che produce componenti per la MiTo: travolta dalla crisi dell' auto, ha messo tutti i 150 dipendenti in cassa. Ha chiesto invece 13 settimane di cassa a rotazione per i suoi 400 dipendenti la Dayco di Airasca, a pochi chilometri dalla Indesit. Ed ora tocca ai lavoratori dello stabilimento di None del colosso degli elettrodomestici: sono in prevalenza donne e giovani che al 90% non hanno i requisiti per la pensione. «Colpisce che l' annuncio venga da un gruppo che non ha mai chiuso uno stabilimento in Italia - commenta Giorgio Airaudo, segretario Fiom - . In un momento di crisi in cui dovrebbe esserci da parte degli imprenditori un sostegno all' economia del Paese. Questo territorio, già fortemente gravato dalla cassa, non può sopportare la chiusura di uno stabilimento, soprattutto se diversificato dall' auto e con un prodotto innovativo. Va respinta qualunque ipotesi di chiusura, perché le aziende che chiuderanno in questa crisi non riapriranno più. Non vorrei che dietro l' alibi della crisi si celi soltanto la voglia di trasferire la produzione ad Est», aggiunge Airaudo, alludendo allo stabilimento Indesit aperto nel 1999 a Lodz, in Polonia. «La prospettiva della chiusura è inaccettabile - dice Dario Basso della Uilm - : fino ad ieri l' azienda era data per sana, progettava e investiva. Non è accettabile che si disattendano gli impegni senza spiegazioni. Il territorio non vive, così come tutto il comparto metalmeccanico, un momento tranquillo e i lavoratori impiegati nello stabilimento sono in prevalenza monoreddito. Il sindacato si opporrà a questa decisione cercando soluzioni che non gravino sui lavoratori». - MILENA VERCELLINO

Gli enti locali: Indesit non chiuda

Proseguono le giornate d' incertezza e preoccupazione per i lavoratori della Indesit di None dopo che l' azienda ha annunciato la chiusura dello stabilimento. Ieri hanno manifestato per la prima volta nel centro di Torino. Sono arrivati in centinaia a Porta Nuova su un treno proveniente dal Pinerolese, area fitta di industrie ora flagellata dalla crisi. Hanno marciato in corteo lungo via Roma, camminando a centro strada con le bandiere in spalla e qualche striscione. Tra loro, anche diversi delegati sindacali delle altre aziende della zona. Giunta in piazza Castello, all' angolo con via Pietro Micca, la testa del corteo è stata protagonista di un breve battibecco con un autista di tram che cercava di far passare il mezzo tra la folla. E' finita con uno scambio d' epiteti e un vetro del tram frantumato. SEGUE A PAGINA III - MILENA VERCELLINO

il mistero della crisi indesit

Appena un paio di anni fa Vittorio Merloni mi aveva detto che sarebbe venuto a Torino per andare a visitare insieme la Indesit di None. Era una promessa e al tempo stesso un invito perché l' ex presidente della Confindustria ci teneva a far vedere quanto si era fatto di buono in quell' azienda che, sottratta a un declino quasi certo, era diventata il fiore all' occhiello del gruppo di famiglia imponendosi con la sua storia e il suo pedigree fino al punto che il suo nome fosse preferito a quello della pur blasonata Ariston. None era diventata una provincia nobile dell' impero di Fabriano e con entusiasmo e modi garbati il numero uno della dinastia amava condividere l' orgoglio di quell' impresa. Poi in un giorno dell' inverno 2009, l' inarrestabile effetto domino della grande crisi, abbatte a sorpresa anche la Indesit di None, 650 dipendenti, prevalenza di manodopera femminile, età media 32 anni. Improvvisamente, come niente, viene comunicata la decisione dell' azienda: si chiude e si va in Polonia. Una buona uscita da concordare e tutti a casa. SEGUE A PAGINA V

La crisi dei consumi frena Indesit

Risultati inferiori alle attese e previsioni negative sui consumi penalizzano Indesit. Unicredit giudica da vendere il titolo con un prezzo obiettivo a 5,5 euro, dopo che l' azienda di Vittorio Merloni ha comunicato i dati relativi al terzo trimestre, con ricavi in calo del 9,1% rispetto allo stesso periodo 2007 (a 858,3 milioni di euro) e un Ebit prima di oneri e costi non ricorrenti sceso del 25,5% (a 50,5 milioni). A margine dei dati, il management ha abbassato i target 2008 poiché prevede un' ultima parte dell' anno difficile e segnata dalla crisi di consumi. Mediobanca condivide il prezzo obiettivo fissato da Unicredit ed esprime il rating 'underperform' . (l.d.o.)

Indesit in crisi Ferie più lunghe

Indesit va in vacanza ma non scappa. Anzi, l' accordo raggiunto a None tra sindacati e vertici aziendali rimette in pista lo stabilimento di lavastoviglie dove lavorano 633 persone. Tra luglio e agosto, causa il calo produttivo, si allungherà l' abituale sosta estiva della linea cinque: 14 giorni di ferie in più per 140 addetti, senza però ricorrere alla cassa. Oggi in assemblea sarà annunciata l' assunzione a tempo indeterminato di 53 atipici, come previsto dal «contratto integrativo firmato due anni fa, che siamo riusciti a far rispettare - dice Dario Basso segretario provinciale Uilm - malgrado la contrazione del mercato degli elettrodomestici».

Indesit, il nuovo anno inizia a passo spedito

Continua il buon momento di Indesit, numero due in Europa negli elettrodomestici bianchi e al quinto posto tra i maggiori produttori mondiali del settore. Il lancio dei nuovi prodotti e la presenza sui mercati dell' Est hanno permesso di iniziare il 2007 con un passo più spedito del previsto. Non a caso nel primo trimestre il gruppo è riuscito ad aumentare la propria quota di mercato nel Vecchio Continente, con riflessi positivi anche sui conti. Tra gennaio e marzo Indesit ha realizzato un fatturato di 759 milioni, il 9 per cento in più rispetto all' analogo periodo 2006, e ha raddoppiato l' utile netto da 12 a 23 milioni. Ciò che sorprende è proprio il balzo della redditività, al punto che il gruppo si è trovato a inizio 2007 ad aver già raggiunto alcuni target reddituali che in base al piano triennale avrebbe dovuto conseguire a fine 2008. La costante innovazione tecnologica, la crescente delocalizzazione produttiva e l' eccellente rete commerciale sono i tre assi nella manica che hanno consentito a Indesit di continuare a dominare il mercato e la concorrenza e di non soccombere davanti all' incessante aumento del prezzo delle materie prime, in particolare dell' acciaio. Motivi di ottimismo, dunque, non mancano. Per ora la società tace, ma gli analisti danno per scontata una revisione delle linee guida, come era già accaduto lo scorso ottobre dopo i buoni conti dei primi nove mesi. E così, giocando in anticipo, diversi uffici studi hanno già preceduto la società alzando le proiezioni. Gli esperti della banca d' affari inglese Cazenove hanno ad esempio aumentato del 12 per cento le stime dell' utile per azione del 2007, del 14 per cento quelle per il 2008 e del 19 per cento quelle per il 2009. Citigroup ha invece innalzato rispettivamente del 10 e del 16 per cento le previsioni sui profitti dell' anno in corso e del prossimo. Secondo gli esperti, quest' anno l' utile netto dovrebbe arrivare fino a 114 milioni, contro i 99 milioni del 2006 e i 70 milioni del 2005, su un fatturato atteso in crescita a 3,382 miliardi, contro i 3,248 del 2006 e i 3,064 del 2005. E dopo un 2008 ancora positivo, nel 2009 il gruppo dovrebbe raggiungere il traguardo dei 3,5 miliardi di ricavi e dei 150 milioni di utile. Il perno centrale della strategia resta la delocalizzazione. In base alle indicazioni della società, nel 2008 il 60 per cento delle ore lavorate saranno nei paesi a basso costo per manodopera e fornitura, contro il 34% di fine 2005. A inizio 2008 partiranno infatti due nuovi stabilimenti in Polonia, dove Indesit vanta già l' importante polo produttivo di Lodz, che consentiranno un ulteriore miglioramento della redditività e delle vendite sia il prossimo anno che il successivo. Gli altri poli prodottivi sono in Russia e in Cina, altre due aree su cui il gruppo sta puntando molto. Di notevole impatto, inoltre, l' andamento del titolo. Dopo aver viaggiato per un anno tra 8 e 10 euro, dallo scorso ottobre - cioè dopo il rialzo delle stime le azioni sono schizzate verso con un' accelerazione nel 2007. Dai 12 euro di inizio anno, il titolo ha raggiunto i 18 euro a metà maggio, con un vantaggio da inizio anno del 45%. Resta spazio per crescere? Qualche analista obietta che a questi prezzi il titolo inizia a essere troppo costoso, mentre altri ribattono che i multipli a premio sono giustificati da tassi di crescita in media più elevati di quelli dei suoi competitors. Cazenove indica un giudizio di outperform (farà meglio del mercato) con target a 19,3 euro, circa il 10% in più rispetto all' attuale quotazione. Più cauta invece Citigroup, che consiglia di tenere il titolo (hold) pur alzando il target a 17,5 euro. un prezzo di fatto già sorpassato dalle quotazioni di Borsa ma che non tiene conto degli spazi di consolidamento nel settore, dove Indesit ha già dato prova delle sue capacità rilevando qualche anno fa la britannica Hotpoint. - DANIELA BRAIDI

'Indesit non lascia None' I vertici Merloni rassicurano

La Indesit non abbandona None. L' apertura, prevista entro il mese di maggio, dei due nuovi siti di lavabiancheria e lavastoviglie di Radomsko, in Polonia, non mette a repentaglio il futuro dello stabilimento alle porte di Torino che produce lavastoviglie per tutti i brand del gruppo. Nero su bianco, i vertici della Indesit Company hanno rassicurato ieri le rappresentanze sindacali sulle sorti dell' insediamento di None. «Il piano formulato dall' azienda - spiega Dario Basso (Uilm) - ci fornisce delle garanzie. Attualmente possiamo dire che non è a rischio né il sito di None, né il futuro occupazionale dei 693 lavoratori, tra cui si contano un centinaio di contratti a termine o interinali». L' azienda, che è stata tra le prime ad investire in Polonia - nel distretto industriale di Lodz e ora a Radomsko con un investimento pari a circa 80 milioni di euro - non intende, dunque, trasferire la produzione fuori dall' Italia, ma potenziare la crescita in un settore ben specifico. L' obiettivo del triennio 2008-2010 è infatti quello di produrre 1,5 milioni di lavastoviglie, con un aumento della produzione dal 7 al 12 per cento. Oggi, lo stabilimento di None realizza più di 800mila unità l' anno su cinque linee produttive.
- (si.sa.)

'A rischio lo stabilimento Indesit'

La Indesit vola all' estero. L' apertura, prevista entro la primavera del 2008, dei due nuovi stabilimenti di lavatrici e lavastoviglie a Radomsko, in Polonia, secondo i sindacati mette a repentaglio il futuro dello stabilimento di None che produce lavastoviglie per tutti i brand del gruppo. Ma l' azienda assicura che si tratta di una crescita e che non c' è alcun problema occupazionale. Ma la Fiom attacca. A rischio sono i 700 lavoratori di un' azienda che alla fine degli anni '60 contava ben 6mila dipendenti. Secondo Claudio Suppo della Fiom Cgil, non c' è chiarezza sulle sorti dello stabilimento di None e neppure trasparenza sul piano industriale. «L' azienda tergiversa - dice Suppo - senza fornirci risposte chiare e definitive. Viviamo nell' incertezza: è previsto un nuovo modello di lavastoviglie per il 2008 che sostituirà quello che viene prodotto nello stabilimento di None. In Polonia sono previste tre linee di produzione, quante ce ne sono a None». Oltretutto, la variante al piano regolatore - pubblicata e poi oscurata sul sito del Comune di None - disegna una strada che attraversa in pieno l' insediamento Indesit di via Pinerolo. «Siamo preoccupati - dichiara Suppo - . Il Comune ha intenzione di tracciare una strada che passa dentro al capannone. Ho i disegni davanti: dove ora c' è la portineria è addirittura prevista una rotonda». Un' accusa che il sindaco di None, Maria Luigia Simeone, rispedisce però al mittente. «E' falso e strumentale - replica il primo cittadino di None - La traccia che unisce la ex statale 23 alla provinciale 140, passando fra gli stabilimenti della Indesit, contenuta nel Piano urbano del traffico, prefigura soltanto la potenzialità di completamento (molto futuribile e pertanto da verificare) di un tratto di strada che potrebbe venire realizzato dalle Ferrovie, in seguito del raddoppio della linea Torino-Pinerolo e alla conseguente soppressione del passaggio a livello di via Beinasco. Il piano urbano del traffico esclude categoricamente il prolungamento della strada verso la ex statale 23 attraverso gli stabilimenti». L' azienda, che è stata tra le prime ad investire in Polonia - nel distretto industriale di Lodz e ora a Radomsko con un investimento di circa 80 milioni di euro - non ha intenzione di abbandonare lo stabilimento alle porte di Torino. «Non prevediamo problemi occupazionali - spiegano dalla Indesit Company - e lo stato di agitazione dei lavoratori ci coglie di sorpresa. Per lo stabilimento di None, che produce più di 800mila lavastoviglie l' anno, abbiamo investito, nel biennio 2006-2007, 15 milioni». - SIMONA SAVOLDI

La Softer di Forlì segue Indesit in Polonia

LA Indesit ha scelto la Softer per far fronte alla maggiore richiesta di leghe polimeriche che giocano un ruolo sempre maggiore nella realizzazione dei bianchi prodotti dal gruppo di Vittorio Merloni. La Softer è una azienda di Forlì che l' anno scorso ha registrato un fatturato di 82 milioni di euro. Secondo l' accordo siglato fornirà entro il prossimo anno oltre 10.000 tonnellate di leghe polimeriche al gruppo Indesit, che le userà per vasche per lavatrici, cassetti portaverdure e basamenti per frigoriferi. Softer inoltre fornirà tecnopolimeri autoestinguenti per realizzare gli alloggiamenti delle schede elettroniche. Per fare fronte a questi impegni, la società romagnola ha investito 3,5 milioni di euro nell' installazione di alcune nuove linee di produzione. L' accordo prevede inoltre la disponibilità di Softer ad aprire un sito produttivo a Lodz, in Polonia, dove Indesit è già presente con diversi suoi stabilimenti e dove viene realizzato il 70% degli elettrodomestici d' Europa. Il nuovo impianto andrà a regime nel 2009 con una produzione di circa 7-10.000 tonnellate. Costerà a Softer 10 milioni di euro, che si vanno ad aggiungere agli altri 8 milioni già investiti negli ultimi 2 anni.