<<Il giornale di Pinerolo e valli>> ( I serie1969-77, II-gen1978-lug'78)

da la beidana- 15 settembre 1991

 

Il GPV è stato pubblicato con periodicità quindicinale dal 23.11.69 al 18.12.77.

Abitualmente era "confezionato'' in quattro pagine di formato simil-tabloid. Alcuni numeri in relazione ad argomenti giudicati di particolare rilievo-avevano sei pagine. A partire dal n. 11 del 1977, per difficoltà finanziarie, uscirono soltanto due pagine.

Nel momento in cui alla fine del '77 si annunciava la fine del Giornale (''Si chiude un ciclo" n. 23/7/77), si comunicava altresì che un gruppo di operai dell'Indesit e della Fiat Rivalta intendeva continuare l'esperienza. Tale gruppo in effetti pubblicò 14 numeri del GPV seconda serie fino al 16 luglio '78, dopodichè scelse altri strumenti di comunicazione e di dibattito (ciclostilati, volantini, ecc.

 

La veste'' del GPV rimase sempre molto povera ed essenziale: impagìnazione artigianale, assenza quasi completa di fotografie per l'insostenibilità dei costi dei cliches, rinuncia volontaria alla pubblicità commerciale ed ai possibili introiti ricavabìli per tale via.

 

Perche Il Giornale dI Pinerolo e Valli?

La scelta del nome della testata risponde ad una precisa intenzionalità: la redazione sottolineava la volontà di fare informazione locale, di raccogliere e ritrasmettere esperienze; il ''registro" volutamente basso significava il rifiuto di farsi propagatori di una scelta ideologica unica e definitiva e/o di una qualche " linea giusta" .

ln altri termini il GPV era certo intenzionato a dare le battaglie che credeva importanti, ma non voleva essere il "giornale di battaglia" di un gruppo che si ritensse portatore di una linea complessiva.

 

La redazione.

Il gruppo redazionale non è rimasto stabile negli otto anni dell'esperienza.

Ripercorrendo le manchettes, infatti, si ritrova in tutto una ventina di nomi, nonchè la dizione "un gruppo di operai" (ragioni di prudenza sconsigliavano di esporsi troppo, anche in una " repubblica democratica fondata sul lavoro").

Tra i redattori non operai prevalgono gli insegnanti, ma sono presenti anche studenti ed alcuni professionisti (un tecnico esperto di agricoltura ed un medico nella prima fase, un, architetto nell'ultima). Successivamente attorno al 1971-72 la redazione si modifica con l'ingresso di un nutrito gruppo proveniente dall'esperienza del Movimento Studenti Cattolici" , del movimetlto studentesco, della rivista Venticinquesima Ora.

scheda tratta da La beidana n.15, sett,1991

 

Firmavano il primo numero: Gianni Balcet, Alberto Barbero, Luisella Fornero, Grado Merlo, Renato Pazè, Bartolo Pautasso, Mario Polastro, Corinna Ravera, Elio Salvai; Bartolo Viroglio e un gruppo di operai. Si aggiunsero Vincenzo Baraldi, Carlo Badariotti, Fulvio Gottero, Sergio Pasetto, Mauro Ughetto, Piero Bassani, Giulio Blanc.

Direttori responsabili, prima Ettore De Giorgis e poi Angelo D'Orsi.

La raccolta del giornale è alla Biblioteca di Pinerolo.


PERCHE’ UN NUOVO GIORNALE?- presentazione del primo numero 23-11-69

 

Le risposte ad una tale domanda possono essere svariate; ma la più immediata e, forse, la più sincera ed esatta è questa: nel Pinerolese manca uno strumento di formazione che tenti un'analisi seria e concreta dei problemi generali e particolari (politici, sociali, economici, religiosi ecc) e sia libero da precisi e identificabili centri di “potere” e di organizzazione del “consenso”. Manca cioè un giornale che si ponga nella pro­spettiva delle nuove esigenze e di nuovi problemi, che di giorno in giorno assumono dimensioni sempre più importanti e per i quali è necessario cercare insieme deIle soluzioni non prefabbricate e definitive.

“ Il giornale “ perciò non si presenta e non è l'organo di un partito o di un sindacato, non è uno strumento di propaganda (più o meno velata), non è un giornale << scandalistico” (anche se gli argomenti non mancherebbero!) e, a maggior ragione, neanche un mezzo per fare del “ pettegolezzo>> cittadino.

“ Il giornale ” è uno strumento di informazione, di formazione e di collegamento. Si propone quindi di for­nire delle notizie ed i mezzi per interpretarle senza aver  pretesa però di possedere la “ verità ” e la “ imparzialità: sarà un giornale “ parziale” nella misura in cui la nostra società è “ parziale ”! Sarà anche strumento di collegamento, perché le varie esperienze, condotte in diversi settori (fabbrica, scuola, quartiere ecc.) non rimangano episodi isolati (e isolabili), ma possano essere colti in una visione complessiva e acquistino perciò mag­giore efficacia e chiarezza.

 

 

DA CHI È REDATTO? ­

 

Il giornale” è materialmente redatto da un gruppo di operai e di intellettuali; ma proprio per lo spirito Che lo anima, è l'espressione di una realtà ben più va­sta, costituita da gruppi operai, dai gruppi di quartie­re, dai gruppi di paese politicamente attivi e da gruppi di Chiesa. La redazione è sì composta da un certo grup­po di persone, ma esse non pretendono di imporre “ linee politiche” o di proporsi come “ gruppo gui­da >>, saccente e chiuso. Il nostro compito sarà quello, semmai, di essere molto attenti alla realtà che ci circon­da e nella quale siamo e vogliamo essere attivamente inseriti, con l'impegno di stimolare l'intervento di co­loro (singoli o gruppi) che vivono e portano avanti espe­rienze (politiche, sociali, religiose ecc.) nuove e valide: un compito di servizio, soprattutto. La presenza nel gruppo redazionale di componenti di diversa condizione sociale (operai, contadini, inse­gnanti, studenti) e di diversa “ fede” (credenti e non credenti) potrebbe costituire una notevole difficoltà di lavoro (ed il problema è da noi sentito con sufficiente attenzione), ma è da un lato una ricchezza in discutibile e dall'altro una novità, anche nell'affrontare problemi più squisitamente religiosi. È finito il tempo delle chiu­sure, delle scomuniche reciproche, dei “ ghetti>> so­ciali, culturali o sacrali. Oggi è il momento di un in­contro serio e virile, di un confronto libero per elimi­nare barriere prodotte dall'egoismo culturale o poli­tico o religioso, per trasformare insieme, credenti e non credenti, una realtà fondata sull'ingiustizia e sullo sfruttamento.

 

A CHI SI RIVOLGE?

Non si rivolge a chi sa già tutto, a chi ha privilegi da difendere o da conseguire, a chi rifiuta di rimettere in discussione se stesso e le sue certezze, a chi rifiuta di aprire gli occhi sulle realtà del nostro tempo ecc. Il giornale” si rivolge a tutti coloro che lottano per un mondo diverso e giusto e per un uomo nuovo.

 

DI CHE COSA SI OCCUPA?

 

Il giornale” si articola in varie sezioni, che toccano gli aspetti più significativi della società. Predominante sarà l'analisi del .mondo del lavoro sia a livello locale (situazione operaia nelle varie fabbriche del Pi­nerolese) sia a livello più generale [dinamica dei sin­dacati, rapporto capitale (e capitalisti), forza lavoro (“ i rusconi”), immigrazione ecc., collegata ai problemi della campagna," della scuola: in una parola “ Il giornale” si incentrerà sul rapporto fabbrica-società.

Non mancherà una parte dedicata alle notizie di carattere religioso: in questo campo tenteremo di for­nire un servizio che possa far maturare la comunità locale.

Ovviamente non tralasceremo i problemi del cosiddetto Terzo-Mondo, dello spettacolo, del tempo li­bero.

 

DA CHI È FINANZIATO E SOSTENUTO?

 

“ Il giornale”, che avrà inizialmente periodicità quindicinale, vive e si sostiene per il contributo di pa­recchi amici e, speriamo, per l'aiuto che i lettori vor­ranno darci. Verrà anzi, ogni quattro o cinque numeri, data esplicita notizia della situazione finanziaria ed am­ministrativa, perché vogliamo che i nostri lettori non debbano venire esclusi neanche_ da questo che può ap­parire a prima vista un particolare di secondaria im­portanza. ­

Noi riteniamo che “ Il giornale” ,abbia la sua ra­gion d'essere proprio nella collaborazione critica e co­struttiva dei lettori.

“ Il giornale ” nasce come “ voce libera” (abbiamo perciò rinunciato ad ogni forma di pubblicità e quindi di relativi introiti!) e potrà mantenersi tale solo con l'aiuto di chi crede nella sua utilità e nella sua fun­zione di servizio.