"gran rifiuto" del Comitato per la difesa del Chisone- l’eco del chisone 7/03/02
Le centrali idroelettriche accendono gli animi
Roberto Prinzio: "Gli impianti sono previsti dalla legge. Opporsi a priori significa rinunciare ad autoprogrammarsi" - Il Comitato: "Non risolvono i problemi energetici e non creano occupazione"

PEROSA - "Sull'argomento convocheremo al più presto una Conferenza dei sindaci". Una buona notizia per le minoranze del Consiglio di Comunità montana, di cui Roberto Prinzio è presidente, che da tempo invocano un summit sulla spinosa questione.
"Tanto più che nei giorni scorsi la Provincia ha inviato il nuovo Protocollo d'intesa sul quale dovremo confrontarci con tutti i Comuni". L'argomento cui Prinzio fa cenno, è un altro di quei piatti forti sui quali spaccature e polemiche non si contano: lo sfruttamento dei torrenti Chisone e Germanasca a fini idroelettrici. Insomma, le nuove centrali in progetto nelle due valli, oltre al rifacimento di quelle esistenti.
"La bozza della Provincia è migliorativa rispetto alla precedente: ad esempio divide il discorso dei collettori fognari da quello degli impianti idroelettrici". Discorsi che nei primi progetti elaborati dall'ing. Daviero per conto della Cm andavano di pari passo ed oggi stanno prendendo strade diverse. Un cambio di rotta auspicato dalla stessa Giunta Prinzio. Perché? "Di mezzo c'è stata l'assegnazione dei Giochi olimpici e la possibilità di veder finanziato il collettore fognario per altre vie (i 33 miliardi di lire stanziati dalla Regione per le opere connesse, ndr)"
In ogni caso, secondo Prinzio, anche l'attuale bozza è ancora migliorabile: "Ad esempio si potrebbero prevedere maggiori tratti in galleria e poi non tiene conto né dell'alluvione del 2000, né dell'impatto che i cantieri avrebbero in vista del 2006".
Detto ciò Prinzio passa all'attacco e critica duramente l'atteggiamento che definisce di "negatività totale" espresso soprattutto dal "Comitato per la difesa del Chisone e dei suoi affluenti" (con l'appoggio di Lega Ambiente). "Le centrali sono previste dalla legge e se i privati rispettano tutti i crismi, le concessioni sono obbligate - avverte il presidente -: gli impianti si faranno comunque ma il territorio avrà perso l'opportunità di programmarsi e i risultati saranno negativi".
Se invece, sempre per Prinzio, la valle saprà discutere e proporre, i nuovi impianti potrebbero portare benefici: "Penso ad esempio alla Val Maira, dove la Comunità montana partecipa alla società di gestione, traendone utili. Cm e Comuni devono riuscire a garantirsi una redditività che avrebbe ricadute di tutto rispetto. I "no" aprioristici non portano da nessuna parte"
Posizione netta a cui il Comitato ribatte: "Cominciamo a discutere se e a cosa servono le centrali in progetto". Che ormai stanno diventando molte: 4-5 sul Chisone, 4 sul Germanasca (tra cui quella da quasi 10 megawatt prevista a Trossieri), due sul Risagliardo, senza contare altre richieste di concessione.
Per il Comitato (che annovera tra gli altri Franco Polastro, Carmen Moiani e Consolata Grosso ed è già riuscito a bloccare la prevista centrale di Thures) "occorre mantenere e migliorare l'esistente ma salvaguardare come tali i pezzi di torrente ancora liberi". I motivi? "Ambientali, geologici, socio-economici. Purtroppo gli organi competenti, Comunità montana in testa, non ci ascoltano - lamentano - e la Provincia ha inviato il nuovo protocollo a tutti ma non al Comitato, nonostante le 3.500 firme raccolte. Manca una visione complessiva, un piano globale dell'energia e di tutela delle acque".
Polastro: "Il rapporto costi-benefici è tutto da studiare. I posti di lavoro creati con le opere in progetto sono irrisori e l'aumento di produzione previsto con l'idroelettrico non risolve i problemi energetici". E snocciola qualche dato: "L'attuale sfruttamento raggiunge già l'86-88% delle risorse idriche disponibili, contribuendo solo col 15-18% al fabbisogno nazionale. Un recupero del restante 14% porterebbe ad un aumento delle disponibilità di energia di appena il 3%: un beneficio non giustificabile a fronte dei costi sociali e dell'impatto negativo sul territorio".
Ma se le ragioni del no sono così convincenti, perché tanta ostinazione a dar vita a nuove centrali? Il comitato una spiegazione la dà: "Si tratta di sfruttamento speculativo della risorsa idrica, utilizzando incentivi economici previsti per legge. L'idroelettrico altro non è che il bonus verde per costruire le grandi centrali termoelettriche, quelle che davvero rendono e producono energia". Vedi quella a metano della Fiat Energia da 400 megawatt prevista a Piossasco (già avviata la procedura) e l'altra da 800 megawatt su cui per ora c'è un animato pour parler, ai confini tra Piossasco e Cumiana.
Non dimentichiamo che il decreto Bersani del '99, all'art. 11, recitava: "… a decorrere dall'anno 2001 gli importatori e i soggetti responsabili degli impianti che, in ciascun anno, importano o producono energia elettrica da fonti non rinnovabili hanno l'obbligo di immettere nel sistema elettrico nazionale, nell'anno successivo, una quota (2%, ndr) prodotta da impianti da fonti rinnovabili"
Insomma, per il Comitato, le centrali altro non sarebbero che uno specchietto per le allodole: un salvacondotto (legittimo per altro) per business colossali. Quelli delle multinazionali che comprano il nucleare dall'estero o producono energia termoelettrica in impianti di enorme portata. Il dibattito è aperto.


Lucia Sorbino