A Cisterna di Latina assemblea dei lavoratori licenziati dalla multinazionale
Puzza di bruciato alla Goodyear


Nostro servizio Cisterna di Latina (Lt)

Rischia di prendere davvero una brutta piega la vicenda Goodyear. E i primi a sentire puzza di bruciato sono gli stessi lavoratori. Mandati a casa quarantacinque giorni fa con la promessa di nuove ricollocazioni e incentivi milionari, i 570 della fabbrica di pneumatici, diventata l’emblema dello strapotere e dell’arroganza delle multinazionali americane, rischiano di rimanere con un palmo di naso. Finora gli unici ad affacciarsi in questo territorio sono stati i faccendieri delle agenzie interinali. Vengono qui, fanno riunioni più o meno segrete con questo o quel “rappresentante” sindacale e se ne vanno con una lista di persone da contattare. Uno squallido mercato delle braccia ben lontano dalla tanto sbandierata reindustrializzazione di cui si parlò al tavolo delle trattative con il ministro Letta. «E dire che nell’accordo quella dell’interinale veniva definita un’ipotesi di rincalzo», commenta amaro un lavoratore. Ieri una cinquantina di “ex”, come si definiscono ormai gli operai della Goodyear, hanno dato vita ad un’assemblea autoconvocata nei locali del municipio. Sguardi bassi e nervi a fior di pelle. C’è tanta rabbia. «La Manzoni che doveva rilevare la fabbrica sembra che si stia tirando indietro», dice un operaio che alla fine prende coraggio e parla davanti a tutti. «Del resto, perché dovrebbe comprarsi uno stabilimento imbottito di amianto?», ribatte un altro. La Usl, infatti, sta per far partire un esposto contro la multinazionale americana che non ha bonificato i tetti entro i tempi stabiliti. E un operaio si chiede: «Forse l’azienda ha voluto chiudere i battenti proprie perché bonificare gli costava troppo?». In sala non è presente nemmeno un sindacalista per chiarire come stanno veramente le cose. Anche quei partiti, come An e Forza Italia, che prima delle elezioni sono venuti qui a fare le loro belle parate elettoralistiche, ora hanno abbandonato il campo. Per rassicurare gli animi la task force di Borghini, d’intesa con Cgil, Cisl e Uil, ha organizzato per il 16 giugno un incontro a Roma. «Vogliamo esserci pure noi - scrivono gli “ex” in un comunicato - e per prepararci convochiamo un’assemblea generale di tutti i lavoratori il 14 nei locali della fabbrica». Stando alla lettera dell’accordo, nel piano di reindustrializzazione dovrebbero essere coinvolti 350 lavoratori. Ma se dovesse scoppiare la mina dell’amianto è chiaro che né la Manzoni, né qualsiasi altro acquirente metteranno mai più piede da queste parti. Dell’amianto e di altri veleni, come le ammine aromatiche, presenti in Goodyear se ne è sempre parlato. Ci sono sull’argomento pagine e pagine di indagini, sia della Usl che dell’Università cattolica. Un altro lato oscuro è quello del ruolo delle agenzie interinali. Da queste parti è sbocciata improvvisamente “Obiettivo Lavoro”, notoriamente legata al sindacato. Sulla carta doveva svolgere un ruolo di rincalzo a favore di quel gruppo di lavoratori super specializzati che avrebbero potuto incontrare difficoltà di reinserimento nel tessuto produttivo della zona. E invece sta lavorando attivamente per reclutarne il più possibile. Qualcuno dice, anche grazie al diretto interessamento della multinazionale americana. Una volta iscritti all’agenzia, infatti, parte dei lavoratori verrebbero a perdere gli incentivi promessi dall’azienda, circa 50 milioni. Nel marzo del 2001 scadrà definitivamente l’ultima cassa integrazione. La Goodyear, intanto, sta smantellando parte dei macchinari. Gli altri, quelli che aveva detto di voler “devolvere” ai nuovi acquirenti sono ancora intatti, ma tecnologicamente superati. E sembra che non saranno proprio regalati. I lavoratori hanno paura. Hanno paura del silenzio che potrebbe calare sull’intera vicenda, dei giochi sulla loro testa, della latitanza politica del governo. Hanno paura di questa storia dell’amianto. «Muore un operaio al mese - racconta Silla Tomassini, consigliere comunale del Prc a Cisterna - e nessuno dice niente. Non muoiono di malattie qualsiasi - aggiunge - ma di cancro ai polmoni e allo stomaco».

Fabio Sebastiani