good times, bad times/ diario del 2010/ ottobre

 
indice archivio

 

29/10/2010

Le notizie in primo piano

I fatti principali del 29 ottobre

28/10/2010

Le notizie in primo piano

I fatti principali del 28 ottobre

27/10/2010

Le notizie in primo piano

I fatti principali del 27 ottobre

26/10/2010

Le notizie in primo piano

I fatti principali del 26 ottobre

25/10/2010

Le notizie in primo piano

I fatti principali del 25 ottobre

 

 

21/10/2010

Le notizie in primo piano

I fatti principali del 21 ottobre

20/10/2010

Le notizie in primo piano

I fatti principali del 20 ottobre

19/10/2010

Le notizie in primo piano

I fatti principali del 19 ottobre

18/10/2010

Le notizie in primo piano

I fatti principali del 18 ottobre

15/10/2010

Le notizie in primo piano

I fatti principali del 15 ottobre

 

14/10/2010

Le notizie in primo piano

I fatti principali del 14 ottobre

13/10/2010

Le notizie in primo piano

I fatti principali del 13 ottobre

12/10/2010

Le notizie in primo piano

I fatti principali del 12 ottobre

08/10/2010

Le notizie in primo piano

I fatti principali dell'8 ottobre

 

06/10/2010

Le notizie in primo piano

I fatti principali del 6 ottobre

05/10/2010

Le notizie in primo piano

I fatti principali del 5 ottobre

04/10/2010

Le notizie in primo piano

I fatti principali del 4 ottobre

01/10/2010

Le notizie in primo piano

I fatti principali dell'1 ottobre

 

 

 

“Fabbrica Italia” rimane un oggetto oscuro. Perchè Marchionne non cala le carte, ma insiste nel chiedere (alla Fiom) la preventiva resa del sindacato. E’ il modello Pomigliano che la Fiat pretende di estendere ad ogni sito del gruppo e persino di peggiorare, di ricatto in ricatto, di deroga in deroga. La sola vera strategia di corso Marconi è il dumpingdi manodopera e il salasso dei diritti. Con il beneplacito del governo.Dissenso dei metalmeccanici della Cgil. Il Fismic si sdraia sulla lineaaziendale. Non molto distanti Cisl e Uil 


Epifani: ''i violenti saranno espulsi dalla CGIL'' video

AUTORI DEL GESTO ALCUNI MILITANTI DI «Action diritti in movimento»

Uova e fumogeni contro la sede della Cisl

Blitz a Roma contro il sindacato di Bonanni. Sulla vicenda indaga la Digos

repubblica 6 ottobre

ROMA - Cisl ancora nel mirino. La sede confederale del sindacato guidato da Raffaele Bonanni è stata oggetto di un blitz da parte di un gruppetto non identificato di esponenti di «Action diritti in movimento». Lo rivela la stessa organizzazione sindacale spiegando che i muri della sede di via Po sono stati imbrattati da vernice rossa e uova. Sono stati lanciati anche fumogeni ed alcuni volantini. Sulla vicenda indaga la Digos. Gli investigatori hanno già acquisito i filmati delle telecamere di sicurezza posizionate all'ingresso della sede del sindacato.

LA RIVENDICAZIONE - Gli attivisti di "Action -Diritti in movimento", sul loro sito, rivendicano le ragioni della contestazione: la Cisl e la Uil, sostengono, «stanno accettando il ricatto» di Fiat, favorendo «un arretramento sul terreno dei diritti». «Contestiamo la Cisl e la Uil perché questi sindacati fanno parte di quella casta distante dai problemi quotidiani che decide a tavolino sulla pelle delle persone, senza sapere che cosa vuol dire perdere diritti e dignità». «Noi contestiamo la Cisl e la Uil perché crediamo che contestare con determinazione chi attenta le basi delle convivenza democratica sia in linea con le regole costituzionali che difendono la libertà di critica. Non contestiamo la Cisl e la Uil solo per solidarietà alla Fiom, ma perché le conseguenze delle scelte di Marchionne ci riguardano», insistono gli attivisti di Action.

A MERATE - Sempre in mattinata, un gruppo di militanti della Fiom avrebbe fatto irruzione nella sede della confederazione a Merate, in provincia di Lecco, lanciando insulti ai lavoratori e distribuendo volantini. Il segretario generale della Fiom-Cgil Lombardia, Mirco Rota, nega però che si sia trattato di un'aggressione. «Sarebbe stato un atto gravissimo - afferma - ma le cose sono andate in tutt'altro modo». Il segretario spiega: «Attorno alle dieci, quattro lavoratori, di cui due delegati della Fiom, si sono presentati davanti alla sede della Cisl. Dopo aver preavvisato le forze dell'ordine, due di loro, sotto gli occhi della forza pubblica, sono entrati nei locali e hanno consegnato un volantino. Gli altri due sono rimasti all'esterno. La storia è finita».

LA NOTA - Dopo il blitz nella sede nazionale, la Cisl ha diffuso una nota di condanna: «Si è trattato di un fatto molto grave che si aggiunge ai numerosi attacchi e aggressioni in corso in questi giorni nei confronti delle sedi sindacali della Cisl». Tra gli episodi più eclatanti delle scorse settimane, la contestazione a Bonanni durante la festa del Pd a Torino. In quell'occasione, il leader sindacale era stato colpito da un fumogeno lanciato da una manifestante. «La Cisl - si legge ancora nel comunicato - esorta i suoi iscritti, i suoi militanti e tutta la dirigenza a non farsi intimidire da questi episodi di puro squadrismo organizzato ed invita il mondo politico ed istituzionale, e tutte le espressioni della società civile, a non dare spazio ai provocatori di ogni genere, prendendo le distanze in maniera netta da chi vuole destabilizzare il paese attraverso questi episodi di squadrismo e di violenta intolleranza nei confronti di una organizzazione sindacale libera e democratica come la Cisl».

LE REAZIONI - «È ora di reagire con più decisione a una serie di azioni allarmanti, di atti violenti contro cose e persone anche attraverso, quando necessaria, la più ferma repressione degli atti criminosi - dichiara il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. - Troppa sottovalutazione, troppo perdonismo, anche in settori istituzionali, preparano solo attentati più gravi e l'affievolimento della democrazia. Adesso basta!». «È doveroso - prosegue Sacconi - riconoscere il ruolo svolto da questa organizzazione in tutta la sua storia per produrre l'effettiva promozione dei diritti nel lavoro ed insieme il particolare coraggio che i suoi militanti e quadri hanno dimostrato e dimostrano nel difendere le proprie convinzioni anche nelle più difficili situazioni». «Desidero esprimere totale solidarietà alla Cisl per il grave episodio che fa seguito all'indegna e pericolosissima aggressione di un mese fa contro il segretario Bonanni - scrive in una nota il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone. - Nell'arcipelago dell'ultrasinistra ci sono pulsioni e atteggiamenti violenti, che la sinistra democratica ha il dovere di condannare e isolare, rompendo ogni rapporto con chiunque abbia toni incendiari o approcci variamente giustificazionisti». «Voglio esprimere al segretario Bonanni la solidarietà dei deputati del Pd e mia personale - afferma dal canto suo Dario Franceschini - per l'ennesimo episodio di intimidazione nei confronti della Cisl. Si tratta di gesti inconsulti che vanno prontamente fermati». «Il Pd - ricorda - ha già chiesto al governo di riferire in aula sull'accaduto. Episodi come questi non vanno mai trascurati e sottovalutati perché segnano un clima di intolleranza nel paese che va subito circoscritta e contrastata». «Ho telefonato all`amico Raffaele Bonanni - che andrò a trovare nei prossimi giorni - per esprimergli solidarietà e la mia più profonda indignazione - dichiara il ministro per le Politiche Europee, Andrea Ronchi - per il vile attacco portato da squallidi estremisti dei centri sociali dell'estrema sinistra romana alla sede della Cisl di Roma». «Un attacco vile che colpisce un grande sindacato riformista e che alimenta un pericoloso clima di intolleranza - aggiunge. - Questo è l'ultimo episodio di una lunga serie di provocazioni, attacchi ed episodi di violenza. È intollerabile qualsiasi tipo di collateralismo con questi personaggi che vanno semplicemente identificati come delinquenti».

Redazione online
06 ottobre 2010


unità

Attacco alla Cisl a Roma: uova e fumogeni lanciati da Action

IL BLITZ A ROMA
Stamattina c'è stato un blitz contro la sede confederale della Cisl nazionale a Roma, in via Po. Un gruppo non identificato di esponenti di «Action diritti in movimento» ha imbrattato i muri con vernice rossa e uova, ha lanciato fumogeni volantini. Per il sindacato si è trattatodi «un fatto molto grave che si aggiunge ai numerosi attacchi ed aggressioni in corso in questi giorni nei confronti delle sedi sindacali della Cisl». Condanna unanime dal mondo politico. Il Pd chiede che il governo ne riferisca in Parlamento. La Digos ha acquisito i filmati davanti alla sede sindacale. E sempre oggi a Ivrea sono comparse scritte offensive contro Marchionne, Bonanni e Sacconi.

«L'attacco alla Fiom e ai metalmeccanici da parte della Fiat non riguarda solo un settore di lavoratori – replica invece in un comunicato alle agenzie Action - ma interessa tutti coloro sono interessati ad una società con maggiori diritti. A Pomigliano la Fiat intende sperimentare un modello che sacrifica sull'altare della competività i diritti conquistati, ribattendo fuori dalla porta delle fabbriche la civiltà e le garanzie costituzionali». . E Andrea Alzetta, capogruppo Roma in action in Campidoglio, appoggia l'attacco: «Qualcuno spera nella rassegnazione. Noi invece alziamo la testa e non abbiamo paura. È giusto contestare sindacati come la Cisl, che ormai rappresentano una casta lontana dalle esigenze dei lavoratori, che si prestano ai ricatti dell'azienda».

«L'attacco alla sede nazionale della Cisl accresce una spirale di intimidazione e di violenza che va immediatamente fermata. Chiediamo al ministro dell'Interno di riferire in Aula su questo episodio e sull'atteggiamento che ritiene di adottare per prevenire i rischi di degenerazione sociale», afferma dichiara Pierpaolo Baretta capogruppo del Pd in commissione Bilancio.

LE SCRITTE A IVREA
“Marchionne e Bonanni...Sacconi di m...” e ancora “il 16 ottobre 2010 tutti a Roma”: sono le scritte, accompagnate dal simbolo della falce e martello, comparse oggi sul muro della chiesa di via Riva a Ivrea, accanto alla sede Cisl canavesana. «Questi episodi - commenta il segretario territoriale Sergio Melis - sono frutto di un clima ormai arroventato. Da tempo sosteniamo che alzare lo scontro e usare certe parole nella contrapposizione possa favorire il crescere di atti sconsiderati. Ancora oggi, turbati e rattristati, avanziamo la richiesta di abbassare i toni perché quello che sta succedendo non ha nulla a che fare con il lavoro, la democrazia e la normale dialettica sindacale. Continueremo il nostro impegno con responsabilità» «Dopo le sedi di Biella e Torino, senza contare l'aggressione a Bonanni dell'8 settembre scorso alla festa del Pd - aggiunge il segretario regionale Cisl, Giovanna Ventura - è il terzo episodio in regione contro di noi. C'è qualcuno che pensa ancora di poter sostituire il confronto democratico e civile con le minacce, le offese e le intimidazioni. Ritengo che ciascun lavoratore debba prendere le distanze da chi vuole creare un'aria irrespirabile invece di un civile e democratico confronto su idee anche molto diverse tra loro».

MERATE: IRRUZIONE? LA FIOM SMENTISCE Attimi di tensione nella sede Cisl di Merate, in provincia di Lecco. Questa mattina intorno alle 10, mentre era in corso uno sciopero della Fiom-Cgil, un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione negli uffici lasciando volantini e urlando «venduti» e «corrotti» ai funzionari che erano al lavoro. «Fosse vero, si tratterebbe di un atto gravissimo - dichiara il segretario generale della Fiom Lombardia Mirco Rota - Ma a Merate, questa mattina, le cose sono andate in tutt'altro modo. Lo dicono i fatti, non la Fiom. Quattro lavoratori, di cui due delegati della Fiom, si sono presentati alla sede della Cisl. Dopo aver preavvisato le forze dell'ordine, due di loro, sotto gli occhi della forza pubblica, sono entrati nei locali e hanno consegnato un volantino. Gli altri due sono rimasti all'esterno. La storia è finita. Non abbiamo altro da aggiungere, se non il nostro profondo dissenso verso qualunque forma di protesta non civile, sbagliata e dannosa».

Wen Jiabiao in Italia. Pechino d'Europa

di Joseph Halevi

su il manifesto del 07/10/2010

 

Il patto la Cina e il capitale mondiale si fonda pertanto su un perdurante esercito industriale di riserva. La crescita capitalistica cinese continuerà dunque a poggiare sul binomio investimenti ed esportazioni. La crisi in corso fa risaltare la cesura tra stati nazionali e gli interessi di ampi settori di capitale globale il quale non vuole assolutamente mutare il ruolo della Cina.
Per buona parte del capitale statunitense la Cina è sempre fonte di profitti. Per l'Europa il quadro è piú variegato. L'insieme delle industrie meccaniche, elettroniche e di mezzi di produzione europee, italiane incluse, ottengono un saldo positivo con Pechino.
Tuttavia i comparti che ne beneficiano maggiormente sono quelli della Germania e dei paesi scandinavi. Il deficit complessivo con la Cina non preoccupa questi paesi perchè i settori che sostengono la loro posizione mondiale non ne sono intaccati. Mentre per Francia ed Italia i comparti avanzati non sostengono i loro conti esteri globali. Quindi il deficit con Pechino, destinato peraltro a crescere, morde concretamente.
Nei confronti della Cina le faglie intraeuropee emergono lucidamente. Assente ogni politica economica europea, eccetto i tagli ai bilanci pubblici, rimane solo la bagarre sul tasso di cambio. Anche Pechino opera nelle contraddizioni europee. La gestione del debito pubblico da parte della Bce e della Germania, apre la possibilità di diversificare i buoni in possesso della Banca centrale cinese sostenendo simultaneamente il tasso cambio dell'euro che si sta rivalutando nei confronti del dollaro cui è legato lo yuan. Questo è il senso del prospettato acquisto di buoni greci. La Grecia fa inoltre parte della strategia cinese di creare dei solidi punti di sbarco delle merci dirette alla zona mediterranea ed all'est. Le società marittime statali di Pechino hanno già acquistato parte del porto di Napoli. Ora stanno investendo nel porto del Pireo.
Sono tutte strategie volte a potenziare fortemente le esportazioni verso l'Unione europea. La Turchia, a sua volta visita ta da Wen Jiabao, entra peinamente in tale ottica. Ankara, che ha uno status di libero scambio con l'Ue, ha cominciato ad importare auto cinesi precedute da una vasta pubblicità sui principali canali televisivi. Queste importazioni sono in concorrenza con i localmente dominanti marchi Fiat e Renault.
A gennaio una foltissima delegazione ministeriale cinese aveva stipulato ad Ankara accordi che vanno dal commercio ad investimenti diretti in Turchia come base di espansione verso il resto dell'Europa. La Turchia diventerà un tassello importantissimo nel connettere esportazioni ad investimenti esteri cinesi alla maniera del Giappone e della Corea meridionale.

Terzo sciopero generale in Francia in un mese. Caos negli aeroporti, cancellata la metà dei voli

In Francia è cominciata la terza giornata di sciopero in un mese contro la riforma delle pensioni. L'autorità dell'aviazione civile ha già avvertito che sarà cancellata la metà dei voli da e per il paese. Allo scalo parigino di Orly rischia di saltare un volo su due e a quello di Roissy un 30 per cento di voli. Gravi disagi, con cancellazioni al 50 per cento sono attesi anche allo scalo di Beauvais, 80 km a nord della capitale e dove opera la compagnia low cost Ryanair. Air France ha affermato che opererà regolarmente i voli sulle lunghe tratte, ma ne annullerà alcuni sui collegamenti interni ed europei.

Ryanair contro lo sciopero dei controllori di volo
Contro il blocco imposto dallo sciopero dei controllori di volo francesi ha preso posizione l'amministratore delegato di Ryan Air. Michael O'Leary chiede di riformare la normativa europea sui diritti dei passeggeri, eliminando il diritto di sciopero per i servizi essenziali come i servizi Atc (Air Traffic Control). Nel 2010 la compagnia ha dovuto cancellare ben 1.650 voli e ritardare altri 12.000, sconvolgendo così i piani di viaggio di oltre 2,5 milioni di passeggeri, come diretta conseguenza delle manifestazioni dei controllori di volo belgi, francesi e spagnoli.

Lo stop ai mezzi pubblici
La protesta colpirà anche il sistema dell'Alta velocità, dove si prevede l'annullamento di una corsa ogni tre. A Parigi la metropolitana è già ferma: lo sciopero è cominciato ieri sera. Si prevede una massiccia adesione anche tra lavoratori delle poste e camionisti. Intanto i lavoratori dei trasporti pubblici e dell'energia voteranno l'ipotesi di cominciare un'agitazione a tempo indeterminato contro la decisione del governo di innalzare l'età minima per il pensionamento.

Braccio di ferro tra Sarkozy e i francesi
Il testo di legge, che innalza da 60 a 62 anni l'età minima pensionabile a regime dal 2018, prosegue intanto il suo iter al Senato, che ha già approvato due articoli chiave. Forte di un massiccio sostegno dell'opinione pubblica - il 66% dei francesi è favorevole ad un inasprimento delle azioni di protesta e il 69% sostiene lo sciopero - il sindacato scommette su una forte adesione alla mobilitazione, con 244 manifestazioni previste in tutta la Francia.

Gli industriali francesi esasperati dal blocco reagiscono con ironia
«Il miglior lavoro del mondo? Diventate gruista al porto di Marsiglia»: questo il provocatorio slogan inventato da un gruppo di imprenditori francesi, che in un una pagina pubblicitaria acquistata ieri su Les Echos ironizza sullo sciopero dei lavoratori del porto di Marsiglia, ormai bloccato da giorni.

L'iniziativa è stata lanciata dall'unione degli imprenditori della Bouches-du-Rhone, la regione di Marsiglia, il primo porto di Francia, dove i lavoratori protestano contro la riforma portuaria e delle pensioni. Da parte sua, la presidente del Medef (la Confindustria francese), Laurence Parisot, ha detto che si tratta di un grido di allarme «il porto di Marsiglia è in pericolo».


 

Il lavoro nell'era senza Cristo

di Alberto Asor Rosa

su il manifesto del 15/10/2010

 

La vicenda Marchionne-Pomigliano è stata analizzata da par suo, fin dal suo primo manifestarsi, da Eugenio Scalfari, in due articoli su la Repubblica (20 giugno e 29 agosto 2010). La sua tesi di fondo è che, per la teoria dei vasi comunicanti, la globalizzazione impone all'industria una linea di condotta non molto dissimile da quella di Marchionne, con la quale perciò è inutile polemizzare. Scalfari cita anche direttamente Marchionne, con una frase diventata da allora famosa: «Io vivo nell'epoca dopo Cristo; tutto ciò che è avvenuto prima di Cristo non mi riguarda e non mi interessa» (ci tornerò sopra più avanti).
E però Scalfari aggiunge che la teoria dei vasi comunicanti, per funzionare senza sfracelli, dovrebbe valere in qualsiasi caso. E cioè: onde evitare che si creino nell'area dell'ex-benessere mondiale insostenibili perdite di diritti (libertà ed eguaglianza), bisognerebbe provocare pressoché contestualmente «analoghi trasferimenti di benessere sociale all'interno dell'area opulenta tra ceti ricchi e ceti poveri», questi ultimi, oggi, già di per sé fortemente svantaggiati, e per giunta molto, molto più esposti ai rischi della ventilata trasformazione marchionniana. Potremmo definire, quella di Scalfari, la risposta solidaristica e riformistica alla perdita di potere delle classi subalterne. Comporterebbe, per realizzarsi, un ampio e solido schieramento di forze politiche nazionali e sopranazionali a suo favore. Ci sono? Dove sono? Per restare ai casi nostri, ci sono in Italia? Qualcuno ha risposto, pubblicamente consentendo, al saggio appello di Scalfari? E nel frattempo?
In questi mesi ha pubblicato una serie di articoli sul manifesto (per quanto mi consta, ma potrebbero essercene degli altri, il 16 giugno, il 1 luglio e il 15 settembre) Guido Viale, con il quale è difficile non consentire pressoché integralmente. Anche secondo lui al piano A di Marchionne, preso in sé, non c'è alternativa: perché l'alternativa va cercata altrove. L'alternativa, infatti, per essere efficace, non può essere parziale: dev'essere globale e radicale, almeno quanto la linea cui si oppone. Essa consiste nella «conversione ambientale del sistema produttivo - e dei nostri consumi - a partire dagli stabilimenti in crisi e dalle fabbriche di prodotti obsoleti e nocivi, tra i quali l'automobile occupa il secondo posto, dopo gli armamenti...». Come potrei non essere d'accordo con questa limpida prospettiva strategica (la quale anch'essa, peraltro, gode per ora di adesioni e perfino entusiasmi assai limitati nelle popolazioni interessate, e quasi nessuno nei ceti politici conseguenti)? Sì, va bene, anzi benissimo, ma nel frattempo?
Riprendo ora il ragionamento, imboccando però tutt'altra strada. Uno degli aspetti più immediatamente positivi delle scelte operate recentemente dal dottor Marchionne è di aver consentito nella maniera più facile e rapida un ritorno (persino estremizzato) all'obliato Marx (altro che Machiavelli, altro che Hegel).
Ricordate? «Se occorre soltanto mezza giornata lavorativa per mantenere in vita un operaio per un'intera giornata lavorativa, allora il plusvalore del prodotto risulta automaticamente, perché il capitalista ha pagato soltanto il prezzo di mezza giornata lavorativa, mentre ne ottiene una intera oggettiva nel prodotto; dunque, per la seconda metà della giornata lavorativa egli non ha scambiato nulla. Ciò che solo può fare di lui un capitalista non è dunque lo scambio, ma un processo in cui egli senza scambio riceve tempo di lavoro oggettivato, ossia valore» (Grundrisse, III, 1). Solo che, andando in estrema sintesi, e quindi rischiando mostruose (ma anche, forse, utilmente semplificanti) approssimazioni, il dottor Marchionne vorrebbe oggi ridurre il prezzo dell'intera giornata lavorativa, che paga all'operaio, non più alla mezza giornata dell'esempio marxiano, ma a due ore, un'ora e mezza, un'ora, forse in prospettiva dieci minuti. E cioè: in cambio della promessa della conservazione del posto di lavoro (tutt'altro che certa, Viale), la riduzione dell'operaio italiano, anzi in prospettiva occidentale, al paria indiano, al coolie cinese.
Non è polemica, anche questo è un dato di fatto. Si riscopre cioè oggi - e anche questo è un dato storico ricorrente - che in tutti quei momenti in cui si tratta di superare un passaggio epocale (e questo, certo è uno di essi), sotto la maglietta negligentemente sbottonata del padrone più disinvolto e à la page, batte il cuore eterno dell'accumulazione primitiva, quella che, quando non se la può più prendere con nessun altro, se la prende con il lavoro. Si sa che il sogno del capitalista moderno, da che mondo è mondo, e finché esisterà il mondo, è: macchine che producono macchine, la soppressione della fastidiosa, intollerabile, ribelle riluttante, forza lavoro umana (non mi soffermo, ma si potrebbe, sugli effetti sistemici castrofici che tale prospettiva comunque produrrebbe, magari ne parliamo un'altra volta). Fin quando, però, sussiste forza lavoro umana, la compressione finale avviene lì, è lì che deve avvenire.
Uno potrebbe dire e/o pensare (e molti, oggi, moltissimi dicono e/o pensano): ma in fondo chi se ne frega degli operai, se, purché il sistema regga? Dubito che il sistema regga, se ce ne freghiamo degli operai. Alcune considerazioni nel merito del valore generale di tali ragionamenti.
Checché se ne dica, e checché se ne pensi, è proprio la leggendaria «condizione operaia» che è tornata in questi mesi (pur sempre faticosamente, e in mezzo a clamori assordanti d'interdizione) al centro dell'attenzione. La domanda è: è proprio vero che la «condizione operaia», il modo d'essere operaio, il «punto di vista» di classe, il suo rapporto non solo economico ma anche «sociale» con il resto del mondo, sono estranei alla «condizione generale», «sociale» e «civile», «politica» e «istituzionale», del nostro paese, dell'Europa, del mondo? Si direbbe, - anzi, questo con sicurezza si può dire, - che, per stare al gioco, gli operai dovrebbero rinunciare alla contrattazione; al diritto di sciopero; ai diritti di cittadinanza; al diritto di mangiare, cagare e pisciare in fabbrica. Più che di un'«epoca dopo Cristo», come dice Marchionne, sarebbe giusto parlare di «un'era senza Cristo»: un'era in cui l'unica legge torna ad essere, appunto, quella feroce dell'accumulazione primitiva, e le altre leggi, giuridiche, politiche e civili, e persino, sullo sfondo, quelle religiose, si dissolvono come neve al sole.
(Domanda: e gli Stati uniti? Non me ne intendo per parlarne, ma a naso mi pare che Ron Getterlfinger non abbia la stoffa dei nostri Giuda e Barabba: in ogni caso la Uaw lì possiede la maggioranza delle azioni Chrysler e due colossi finanziari come i fondi pensione e quello sanitario, e dunque, comunque la si voglia giudicare strategicamente, forse la situazione è diversa. Se mai sarebbe interessante approfondire in questo contesto quel che scrive Giulio Sapelli sul «Corriere della sera», 18 giugno u.s., in un articolo rimasto anch'esso ingiustamente defilato. L'operaio cinese alza (finalmente) la testa: descrivendo il movimento esattamente opposto a quello che Marchionne vorrebbe imprimere agli operai italiani, e cioè i coolies cinesi che diventano operai coscienti, operai all'occidentale, e dunque, anche, cittadini diversi da come il regime vorrebbe che fossero. Questa è la terza strada da battere, l'Internazionale operaia, che risorge proprio dalle ceneri infeconde e avvelenate del comunismo-capitalismo di Stato, più utopica, certo, delle altre due, ma in compenso più seducente).
Facciamo a questo punto, e una volta tanto, «mente locale». La contrattazione significa che due soggetti siedono al medesimo tavolo con le medesime, potenziali opzioni (e possibilità) di partenza (almeno fino a quando, cosa di cui per ora, giustamente, non c'è quaestio, non si potrà pensare ad un capitale senza lavoro o a un lavoro senza capitale). La civiltà giuridica europea, la civiltà europea tout court sono fondate su questo presupposto (non a caso garantito esplicitamente dalla nostra Costituzione). La mia tesi è che se si mette in discussione questo caposaldo, vien giù tutto il resto. Forse è ancora vero (M. Tronti, La fabbrica e la società: 1962, ahimé) che quel che si verifica e si modella nel lavoro produttivo allargato (forse oggi più allargato e differenziato che allora: diciamo più genericamente, e provvisoriamente, il mondo del lavoro oggi, all'interno del quale, tuttavia, il lavoro operaio continua a occupare una posizione centrale e decisiva), il giorno dopo lo ritrovi nei rapporti sociali, nelle forme e nei programmi della politica, nei valori da perseguire o da rigettare e, alla fine, nelle nuove regolamentazioni giuridiche del sociale. Ci vorrebbe, insomma, una società diversa, e molto, molto peggiore, nonostante tutto, di questa, una società di due o tre secoli fa (e infatti c'è già chi ci pensa), perché il dottor Marchionne possa fare tranquillamente il suo lavoro.
Tutto, insomma, alla fine si tiene (come sempre, nei momenti decisivi). Se passa la prospettiva Marchionne, non sola la «condizione operaia» peggiorerà intollerabilmente, - il che, forse, qualche considerazione «umanitaria» dovrebbe sollevarla, o no?, - ma scompariranno dalla scena sia l'ipotesi solidaristica e riformistica (la ridistribuzione politico-sociale della ricchezza) sia l'ipotesi ecologista (la conversione ambientale del sistema produttivo), per non parlare, ovviamente, di quella internazionalistico-operaia (quella, cioè, dell'operaio cinese che comincia a ragionare e comportarsi come l'operaio occidentale a patto che intanto l'operaio occidentale non sia stato ridotto nelle condizioni dell'operaio cinese).
Nel frattempo,dunque, difendere i diritti operai, impedire la loro completa mortificazione, sforzarsi al contrario di fare della loro lotta una battaglia generale, significa difendere i diritti di tutti, i nostri diritti, la prospettiva di una società sostanzialmente (e non solo formalmente) più libera ed eguale. Per una volta tanto diciamo, rischiando l'enfasi, che la «condizione operaia» è anche la nostra condizione, ne è anzi il presupposto, politico e civile. Dopo si potrà ragionare più ordinatamente sul «che fare». Ora si tratta di dire con chiarezza e con forza ciò che non si può fare, e che dunque non si deve fare.