vai alla notizia odierna

good times, bad times/ diario del 2010/ giugno

 

Lo stato del terrore

Stroncato nel sangue il tentativo della «Freedom flotilla» di portare aiuti umanitari a Gaza. L'esercito israeliano assalta una nave turca e compie un massacro: almeno 9 morti, decine di feriti, centinaia di attivisti irraggiungibili. L'Onu condanna, proteste e indignazione in tutto il mondo. Alta tensione con Ankara: «Terrorismo di stato». Il governo italiano parla di «provocazione pacifista», poi si corregge
indice archivio

Gaza, la condanna dell'Onu
Israele: "Fermeremo altre navi"

Video: immagini del blitz 1 - 2 / Foto

 

DIRETTA Il Consiglio di sicurezza chiede un'inchiesta sul blitz contro la Freedom Flotilla nel quale sono morte 9 persone, e il rilascio dei 480 pacifisti in carcere (video). Vertice Nato a Bruxelles. Il governo di Nethanyau: "Nessun aiuto raggiungerà la Striscia" di C. CIAVONI, A. STABILE


Loris Campetti, dall'Isola dell'Asinara (Sassari)
100 giorni da reclusi
La prova dei cento giorni l'hanno superata con punteggio pieno, meglio di qualsiasi governo di destra o di sinistra. Loro governano una lotta difficile, la lotta per il lavoro. Lo fanno dentro un carcere in cui hanno scelto di autorecludersi, carcere di Cala d'Oliva, isola dell'Asinara. Perché privarsi della libertà per far valere i propri diritti? «Perché non c'è libertà senza lavoro», risponde convinto Pietro, il «tiranno dell'isola», come lo apostrofano per sfotterlo. Quando aveva raggiunto i 35 anni di anzianità gli avevano detto che era troppo giovane per andare in pensione, che doveva lavorare ancora. Lui ha detto ok, lavoro, «adesso che voglio obbedire a quell'ordine mi dicono che no, non posso più lavorare perché l'Eni vuole chiudere l'impianto chimico di Porto Torres e il governo se ne fotte se così si scrive la parola fine sulla chimica italiana».
Cento giorni di occupazione dell'isola, e altri loro compagni sono rimasti sulla terra ferma a occupare la Torre aragonese di Porto Torres. Venerdì si festeggiavano i cento giorni di resistenza operaia, e quel po’ di solidarietà che Pietro Marongiu e i suoi amici sono riusciti a costruire, un po’ nel mondo virtuale e un po’ nella materialissima realtà quotidiana fatta di lotte e fatica, di determinazione ostinata contro la filosofia del falso profitto che decide che la plastica necessaria a vivere va comprata all'estero.
Hanno bucato il video, gli operai della Vynils, sono diventati volti noti in televisione, hanno costruito intorno a sé una rete di simpatia accusando padroni e politica di ogni colore. Ma sono ancora qui. Perché l'Eni è sorda, il governo è muto, la politica chissà dov’è e il possibile acquirente arabo se n’é scappato a gambe levate non avendo ottenuto le agevolazioni che chiedeva. L’inverno è stato lungo e freddo nell’isola, solo ieri ha fatto capolino un sole caldo che lascia sperare in una stagione più generosa con chi vive in cella da 100 giorni. Celle ristrutturate, certo, imbiancate, ma pur sempre celle dalle cui finestre, e non da tutte, si vede un mare turchese che riempie il cuore e lo gonfia di amarezza.
Ieri era festa al carcere. Sono arrivate mogli e fidanzate dei galeotti in tuta
operaia, qualcuno con la t-shirt del movimento che reca il simbolo dell'isola dei famosi, quella della Ventura che va a ballare al Billionaire, su cui però sta scritto «Isola dei cassintegrati» e sotto, «Chi lotta può perdere/ chi non lotta ha già perso». Il pranzo degli operai è sobrio come può esserlo un pranzo dei lavoratori sardi: gnocchetti con sugo di salciccia, seguito da salame, pecorino e verdure, un mirto fresco per digerire tutto. Il pesce è a due passi, nel mare turchese, ma qui siamo in un parco naturale che ha preso il posto di antichi carceri, sanatori e sofferenze di ogni tipo e il pesce non si tocca, le tartarughe si salvano e al massimo si fotografano. Come i 130 asini bianchi dagli occhi azzurri che sbarrano la strada alle gip dell’Ente parco, o gli 800 mufloni, o i cinghiali, le capre e le pernici. Al manipolo di turisti sbarcati nell’isola sembra di trovarsi in paradiso, che ne sanno loro dell'inferno dei detenuti, di ieri e di oggi.
Sembrano asini anche loro, ma in mezzo ai suoni.
A Pietro vengono i lucciconi quando racconta le condizioni in cui è ridotto il suo stabilimento, con «il guano di colonie di piccioni che oramai la fanno da padroni». Per lui è «un'umiliazione, credimi». Come gli operai di una volta pensa, e con lui i suoi compagni, che difendendo il suo lavoro difende la dignità e il lavoro di tanti altri. Se dice che l'unica lotta persa è quella che non si è combattuta, però, non è che pensi di stare in questo inferno-paradiso per dare una testimonianza, lui la lotta vuole vincerla e i sardi, si sa, sono cocciuti e determinati anche quando scelgono di fare una lotta non violenta. E non vorrebbero cambiarla, questa forma di lotta, non vorrebbero esservi costretti.
Adesso ci si mette anche l’Ente parco a infilare i bastoni tra le ruote dei cassintegrati della Vinyls. Non vogliono autorizzarli a portare un furgone sull'isola, piccola ma lunga, dove tutto va portato dall'isola più grande – la
Sardegna. Di un furgone hanno bisogno: «Quelli lassù pensano di prenderci
per fame o nostalgia, o solitudine. Dicono che non resisteremo altri 100 giorni da soli, senza mogli e fidanzatate e figli. Hanno ragione, e infatti mogli e fidanzate e figli ci raggiungeranno quassù a Cala d'Oliva. Perciò ci serve un furgone per i trasporti».
Il piazzale del carcere, come le celle che per una notte ospiteranno anche il vostro cronista, è lindo. Non vola una cartaccia, non una cicca. C'è persino chi lava in mare le caprette, chi parla con gli asini e chi da uno scoglio invoca Manitù. Adesso non c'è più neanche il ministro Scajola a Roma che faceva promesse da mercante, ora l’obiettivo sta ancora più in alto e si chiama Berlusconi. Si aspetta che il presidente e ministro lanci un’asta internazionale per vendere quel che resta della chimica italiana. «Ma per vendere, prima  bisogna far ripartire gli impianti», insiste Pietro, «sennò che gli offri ai potenziali
compratori, un impianto arrugginito pieno di guano dei piccioni?».
La storia completa di questa lotta ve la racconteremo ancora un’altra volta, nei prossimi giorni. Vi parleremo di Pvc, Cvm e mansioni operaie. Non oggi però, oggi si festeggiano i 100 giorni con l'asino bianco, il muflone, la capra, il cinghiale e la pernice. Coccolati, non mangiati dagli operai che vorrebbero tornare a manipolare il veleno, e intanto salvaguardano con gentilezza l'isola dei sogni

 

pagina speciale manifesto - pdf


G20, chiacchiere senza accordi

di Galapagos

su il manifesto del 05/06/2010

L'Ungheria finisce sotto tiro; per Societé Generale forti perdite da derivati

La crisi insegue i ministri finanziari del G20 che da ieri sono riuniti a Busan in Corea: nuovi crolli delle borse, voci di dissesto della Societè Generale che in borsa ha perso l'8% sull'onda di voci che la vedono in forte perdita a causa di operazioni sui derivati. E ancora: voci di un forte aumento del deficit dei conti pubblici dell'Ungheria nel 2010; l'euro che scende ai minimi del 2006, sotto quota 1,20 sul dollaro. Infine un dato che appena pubblicato sembrava molto postivo, ma - a una lettura più attente - ha deluso le attese, trascinando al ribasso le borse statunitensi. Vale la pena iniziare dal dato Usa, quello sull'occupazione.
In maggio, secondo il Bureau of labour statistics sono stati creati 431 mila nuovi posti di lavoro e il tasso di disoccupazione è sceso dal 9,9 al 9,7 per cento, per un totale di 15 milioni di disoccupati. Ma il dato è un po' «taroccato»: 411 mila posti di lavoro sono temporanei e legati al prossimo Censimento. Insomma, non è vera crescita, in particolare nel settore manifatturiero. Senza contare che sono stati visti al ribasso anche i dati sull'incremento degli occupati in marzo. Insomma, anche se l'economia Usa è quella nella quale la ripresa appare più consolidata (rispetto agli altri paesi industrializzati) e nonostante l'ottimismo di Obama nel commentare i dati sull'occupazione, la situazione è ancora incerta.
In Europa un altro motivo di incertezza è legato alla situazione dei conti pubblici ungheresi. Ieri il portavoce del primo ministro ha fatto sapere che l'Ungheria si trova «in una situazione molto grave» a causa delle «manipolazioni» a livello di statistiche nazionali e alle «bugie» del precedente governo.Un gruppo di lavoro guidato presenterà probabilmente i primi dati preliminari sull'effettivo andamento dei conti pubblici nel fine settimana e, entro 72 ore, farà seguito un piano di azione per evitare il peggio. L'Ungheria, che è dovuta ricorrere agli aiuti internazionali per evitare il default nel 2008 nel pieno della crisi finanziaria e della peggiore recessione per il Paese degli ultimi 18 anni, ha annunciato di aver ridotto il deficit pubblico al 4% l'anno scorso e per quest'anno prevedeva un'ulteriore discesa al 3,8%, con un debito pubblico al 79% del Pil, il livello più alto tra i Paesi dell'ex blocco comunista e lo stesso registrato dalla Germania contro il 125% della Grecia, il 118% dell'Italia e l'86% del Portogallo.
Tuttavia sembra il deficit effettivo sia circa il doppio del preventivato e quindi una manovra correttiva sembra inevitabile. Dopo le dichiarazioni del portavoce, il fiorino ungherese ha perso oltre il 2%, portando il ribasso negli ultimi due giorni al 5,5%, i Cds, le polizze che assicurano contro il default, per i bond a cinque anni hanno fatto un balzo di 100 punti base (l'1%) salendo al 4,30%. Intanto l'indice Bux della borsa di Budapest perdeva il 3,4% e Otp Bank, il principale istituto di credito del Paese, crollava del 14%.
Ma Otp Bank non è l'unico istituto di credito europeo in difficoltà. Ieri in Francia una ondata di vendite di è abbattuta su Societè Generale trascinata al ribasso di oltre l'8% a causa di voci - la banca ha deciso di non commentare - che indicano grosse perdite derivanti dal mercato dei derivati.Non si conoscono particolari della vicenda, molto probabile visto che già nel 2008 la banca aveva annunciato perdite sui derivati per quasi 5 miliardi. Sui derivati dagli Stati uniti è arrivata una notizia «ghiotta»: nel 2009 il valore nominale dei contratti scambiati (mercato speculativo di carta) dai 25 gruppi finanziari più importanti ha sfiorato i 213 mila miliardi di dollari. A fare la parte del leone sono soprattutto 5 grandi banche: Jp Morgan - da sola 78 mila miliardi - Bank of America, Godman Sachs, Citibank e Wells Fargo. Non tutti i derivati sono uguali: alcuni sono trattati sui mercati regolamentati, altri sui mercati «liberi» - chiamati over the counter - e su questi mercati opachi si svolge il 95% degli scambi che poi inguaiano anche le banche poco accorte.
Ma torniamo in Corea del Sud: i ministri finanziari del G20 hanno proprio questi tempi all'ordine del giorno per cercare di raggiungere qualche ipotesi di accordo, anche sui derivati, per il prossimo G8. Ma non è facile: secondo indiscrezioni si cercherà solo di fare il punto su cosa accadrà all'economia globale nella quale l'euro tenderà a indebolirsi ulteriormente (si parla di quota 1 sul dollaro entro la fine anno). Frattura netta c'è invece sull'eventuale tassa sulle banche che, invece, piace a Obama e alla Merkel. Come ha dichiarato Sakong, presidente di turno del G20 «non ci sono misure che vanno bene per tutti». In questo clima, le borse hanno tutte chiuso in ribasso: del 3,6% quella italiana; quasi il 3% in meno per Parigi, poco meno del 2% Francoforte, circa il 4,05 in meno per Madrid. Borse Usa in forte ribasso: oltre il 2,5% a un paio di ore dalla chiusura.


Strage di Bhopal, giustizia dopo 25 anni

Condannate otto persone dal tribunale distrettuale ma il principale accusato e' latitante

07 giugno, 13:21
Strage di Bhopal, giustizia dopo 25 anni

Un tribunale di Bhopal ha emesso oggi una sentenza di colpevolezza nei confronti di otto imputati, tutti indiani, responsabili della tragedia avvenuta oltre 25 anni fa in una fabbrica della capitale dello Stato di Madhya Pradesh, nell'India centrale.

Quella notte, tra il 2 e 3 dicembre 1984, a Bhopal oltre 40 tonnellate di gas tossici fuoriuscirono dalla fabbrica di pesticidi della 'Union Carbide India Ltd', consociata della multinazionale statunitense.

Nel giro di poche ore morirono a causa delle esalazioni circa 4.000 persone e altre 4.000 nei primi tre giorni della tragedia. Negli anni seguenti, altre diecimila o ventimila persone, secondo le diverse fonti, morirono per malattie contratte quella notte.

Oltre 500 mila persone soffrono ancora delle conseguenze del disastro. La vita per i sopravvissuti è ancora tormentata da gravi problemi di salute ed estenuanti battaglie legali. La Union Carbide ha pagato 470 milioni di dollari per i danni causati, in seguito a un accordo raggiunto col governo indiano nel 1989.

Una cifra contestata dalle organizzazioni delle vittime e dagli ecologisti indiani perché le stime di indennizzo vennero fatte sull'ipotesi di circa 4.000 morti e in questo ambito nessuna famiglia ha ricevuto più di 1.000 dollari. Dopo il disastro la Union Carbide, allora proprietaria, abbandonò la fabbrica, lasciando ingenti quantità di veleni. Secondo Greenpeace è ancora tossica la falda acquifera della zona.

Nel 1999 la Union Carbide è stata acquisita dalla multinazionale americana Dow Chemicals, gigante della chimica mondiale. Il presidente della Union Carbide al tempo della tragedia, lo statunitense Warren Anderson, lasciò la carica nel 1986. Nel 1992 l'India spiccò contro di lui un mandato di cattura internazionale, ma da allora è considerato 'latitante'.

Anderson era stato arrestato nel 1984, ma rilasciato dietro cauzione da un tribunale indiano. Il 31 luglio 2009 la magistratura indiana ha spiccato un nuovo mandato di arresto nei suoi confronti che però non è stato ancora eseguito. Oggi nella sentenza del tribunale indiano Anderson non è stato menzionato perché ancora latitante.


8 maggio

Rivoluzione nell'età pensionabile
I giovani lasceranno a 70 anni

Germania, scure Merkel sui conti: 80 miliardi

E' uno degli effetti del rapporto tecnico sulla previdenza che Repubblica è in grado di anticipare. Per i nuovi assunti trattamento di vecchiaia a 70 anni e di anzianità a 66. Continua il braccio di ferro con la Ue sull'uscita delle donne a 65 anni. Sacconi: "Decidiamo giovedì". Maximanovra con austerity a Berlino


ROMA  - Il pomodoro cinese invade l'Europa: gli sbarchi sono triplicati, registrando un balzo del 174% nel trimestre dicembre-febbraio 2010 rispetto al precedente periodo del 2009, anno in cui in Italia sono arrivati 82 milioni di chili di concentrato da spacciare come Made in Italy. E' l'allarme lanciato oggi dal presidente della Coldiretti Sergio Marini, in occasione della presentazione del dossier sulle importazioni di concentrato di pomodoro cinese, elaborato insieme alle cooperative agricole dell'Unci e alle industrie conserviere dell'Aiipa (Associazione italiana industrie prodotti alimentari). I pomodori conservati sono la prima voce dell'import agroalimentare dalla Cina pari ad oltre il 34% del totale, la cui produzione, iniziata nel 1990, oggi è al terzo posto nel mondo dopo Stati Uniti e Unione europea. Dalle navi sbarcano fusti di oltre 200 chili di peso, circa 1.000 al giorno, con concentrato da rilavorare e confezionare come italiano; questo perché nei contenitori al dettaglio, precisa la Coldiretti, è obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento ma non quello di coltivazione. Un quantitativo che corrisponde a circa il 10% della produzione di pomodoro fresco destinato alla trasformazione realizzata in Italia, che nel 2009 e stato di 5,73 miliardi di chili. Danni per i consumatori a cui il pomodoro trasformato piace (31 kg il consumo a testa) e produttori, su cui pesano gli effetti di una concorrenza sleale con ingenti danni economici; basti pensare che nel settore del pomodoro da industria sono impegnati 8.000 imprenditori agricoli che coltivano su 85.000 ettari, 178 industrie di trasformazione, per un valore della produzione di oltre 2 miliardi di euro. Se i marchi italiani vengono clonati di tutto punto, con confezioni identiche alle originali vendute in scatole da 400 e da 2.200 grammi come doppio concentrato (28%) con la scritta '100% prodotto italiano', profondamente diverso è il contenuto. Le analisi parlano chiaro: di pomodoro vero ce n'é ben poco, la maggior parte del prodotto è costituito da scarti vegetali, quali bucce e semi di diversi ortaggi e frutti, con livelli di muffe che eccedono i limiti di legge previsti dalla legislazione italiana.


Lo Tsunami che arriva dall’Europa

di Joseph Halevi su il manifesto – 8 giugno 2010

Uno tsunami economico-sociale proveniente dall’Europa sta per abbattersi sul mondo. L’intera zona dell’euro è in deflazione, con la Germania che sta varando dei tagli di bilancio tali da avviare una manovra recessiva da avvolgere l’intera Unione europea.
L’obiettivo è tra i più cinici e scaturisce dalle menti ottuse del governo e della Bundesbank. Il cinismo sta nel farsi tirare dal resto dell’Europa attraverso le esportazioni. L’ottusità tutta thatcheriana della Merkel serve a rafforzare ed istituzionalizzare il mercantilismo del capitale tedesco i cui dirigenti sperano che, grazie all’austerità, i sindacati si pieghino al punto da permettere fenomenali aumenti di produttività. Così la Germania potrà espandere le esportazioni sia verso l’Europa sia altrove.
Il teorema tedesco si basa sul fatto che l’Europa funge da locomotiva all’economia tedesca. Infatti, negli ultimi tre decenni la crescita della Germania è stata puntualmente alquanto inferiore a quella europea. L’ottusità è insita nel sicuro fallimento dell’operazione anche in caso di espansione del surplus estero tedesco. L’economia tedesca calerà ulteriormente ma con un attivo sull’estero; fantastico! Con gli altri paesi che tagliano alacremente la domanda attraverso le decurtazioni della spesa pubblica, il quadro non solo è recessivo ma anche foriero di nuove crisi bancarie.
È evidente che se gli stati si auto-deflazionano, il sistema bancario si indebolisce e vengono fuori le magagne. Basta pensare a tutte le concatenazioni di prodotti derivati legati ai titoli pubblici. La crisi imposta alla Grecia e i drastici tagli spagnoli hanno fatto emergere la spazzatura dei prodotti derivati.
Lo tsunami nasce dalla fusione delle valutazioni negative circa il futuro della domanda con la paura della nuova fragilità finanziaria. L’onda passa per la Cina ma ha anche una sua dinamica autonoma. La tendenza recessiva in Europa può facilmente condurre ad una caduta delle esportazioni cinesi. Dato che gli Usa non forniranno nuovi mercati di sbocco, una riduzione della esportazioni cinesi verso l’Europa comporterà un calo nel tasso di crescita dell’economia di Pechino.
Questo fatto può portare allo scoppio dell’enorme bolla speculativa dell’immobiliare in Cina, ben prima dell’intervento delle autorità. Tale scenario è già incorporato nei mercati a termine delle materie prime i cui prezzi stanno ampiamente fluttuando al ribasso coinvolgendo le borse e le azioni bancarie a Tokyo, a Sydney e a San Paolo. Simultaneamente viaggia l’onda proveniente dalla spazzatura derivata che le banche europee tenevano nascosta, fuori dai bilanci. Quest’onda va in tutte le direzioni coinvolgendo anche i fondi di pensione, perché oggi i derivati collegano tutto il sistema finanziario mondiale in maniera completamente anarchica. Ha ragione la Bbc che intitolava un suo servizio di domenica con «addio Keynes benvenuto Hoover!», il presidente Usa che fece di tutto per propagare la crisi del 29. Oggi Merkel è Hoover.


- video della imponente manifestazione dei migranti a Verona (organizzata dal Coordinamento Immigrati di Verona e sostenuta dalla CUB)
http://www.youtube.com/watch?v=nPegu8hulwo
 
- sintesi del congresso dell'Al-Cobas di Varese che è confluita nella CUB
http://cubvideo.it/index.php?page=./video/visualizza_video&id_video=242
 
- intervento di Antonio Ferrari - Segretario di Al Cobas di Varese
http://www.youtube.com/watch?v=b6a-jfEzQaQ
 
- intervento di Renzo Canavesi - CUB Trasporti Malpensa (interessante conoscere le nefandezze che accadono nelle cooperative di carico-scarico merci a Malpensa e la connivenza di tutti i sindacati)
http://www.youtube.com/watch?v=sH5_hHXU2s0

10 giugno

Cronaca di Torino
(Del 10/6/2010 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 67)


“Attività antisindacale” l’assunzione di 40 persone nei giorni di stop


N

on si possono utilizzare lavoratori interinali al posto di quelli in sciopero. Se lo si fa si tiene un comportamento antisindacale. Il giudice Aurora Filicetti ha condannato la Scc srl che gestisce gli ipermercati Carrefour perché il 2 aprile - durante lo sciopero nazionale unitario per il rinnovo del contratto integrativo - ha impiegato interinali nei punti vendita di corso Bramante, corso Monte Cucco e Trofarello. Ha dato ragione al ricorso in base all’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori presentato dalla Filcams-Cgil. Le relazioni sindacali nel gruppo non sono propriamente idilliache come ricorda la segretaria della Filcams, Elena Ferro: «È stata una piccola, grande vittoria perché in questo modo difendiamo il diritto allo sciopero di lavoratori che sono molto deboli; tantissime donne, quasi tutte a part-time. Da tempo denunciavamo l’impiego durante gli scioperi di addetti che ricoprono altre mansioni. Si è visto di tutto compresi i dirigenti alle casse o ai banconi». E racconta: «Accade questo e accade che a ogni sciopero compaia nelle bacheche un appello al senso di responsabilità dei dipendenti. Ma non basta: ci sono anche cappuccino e brioches gratis per chi va al lavoro anziché scioperare». Ma il 2 aprile il sindacato ha ritenuto che la misura fosse stata superata: «Sono comparsi non meno di una quindicina di interinali in ciascun iper mercato; qualcuno ha lavorato due-tre giorni, qualcuno uno solo. È evidente che le assunzioni non sono state fatte per fronteggiare le iniziative promozionali pasquali come sostiene l’azienda, ma contro lo sciopero. Eppure e noto che la legge 276 vieta questo comportamento». E allora è partito il ricorso patrocinato dall’avvocato Fausto Raffone che spiega: «È una vittoria importante perché il giudice nel decreto inibisce una analoga condotta in futuro». Aggiunge: «Giudica antisindacale anche il non voler comunicare da parte della Carrefour al sindacato il numero e le ragioni dell’utilizzo degli interinali. Anche in questo caso ordina di effettuare tali comunicazioni in futuro. Questo significa che da ora in poi se terranno gli stessi comportamenti commetteranno un reato perché disattenderanno l’ordine del giudice».
L’avvocato è molto soddisfatto: «Il giudice ha voluto capire quando l’azienda è venuta a conoscenza della data dello sciopero e quando ha stipulato in contratti interinali; nel dibattimento è emerso che la data era nota, perché scritta sui giornali e affissa in bacheca, dal 14-15 marzo mentre i contratti sono del 28-29 marzo. Hanno usato interinali a man bassa, almeno sessanta, per vanificare gli effetti dello sciopero».
Adesso il decreto dovrà essere affisso nelle bacheche aziendali con grande soddisfazione di Elena Ferro: «Da quando, lo scorso anno l’azienda ha disdettato il contratto integrativo la situazione delle relazioni sindacali è molto difficile. Non accade mai che ci venga comunicata l’intenzione di assumere interinali impedendoci così di trovare soluzioni alternative come l’estensione di orario dei part-time o il ricorso allo straordinario».

Cronaca di Torino


(Del 10/6/2010 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 55)

IN EDICOLA CON «LA STAMPA»
Settant’anni fa, la guerra


Il 10 giugno 1940, settant’anni fa, l’Italia entrava ufficialmente nella seconda guerra mondiale. Un momento non certo glorioso della nostra storia: un attacco alla Francia che già aveva i tedeschi alle porte di Parigi. La frase di Benito Mussolini è riportata su tutti i libri di storia: «La guerra sarà breve e io ho solo bisogno di un pugno di morti per sedere al tavolo della pace accanto a Hitler». Alla mezzanotte dell’11 giugno venne interrotta la galleria ferroviaria del Frejus, chiudendo i confini tra l’Italia e la Francia. Nella notte successiva Torino venne bombardata per la prima volta, mentre le nostre truppe marciavano verso i valichi di confine. Le vicende delle prime due settimane di guerra sono l’oggetto del libro di Mauro Minola «Battaglie di confine della Seconda Guerra Mondiale in Valle d’Aosta» (Susa Libri), in vendita da oggi con «La Stampa» a 8,90 euro più il costo del giornale.

Cronaca di Torino


(Del 10/6/2010 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 66)

L’ARCHIVIO STORICO METTE LA BIBLIOGRAFIA SU INTERNET
La storia della Fiat raccontata dai protagonisti


La sintesi la fa il direttore dell’archivio Fiat, Maurizio Torchio: «La cosa che mi colpisce, al di là degli studi, è la quantità di testimonianze. Non passa anno senza che vengano pubblicate autobiografie di dirigenti e di operai». E aggiunge: «La Fiat, nel Novecento, aveva una cultura che esaltava i valori di riserbo e concretezza. E poi invece, continuamente, si è raccontata e si racconta. In modo magari conflittuale, ma sempre appassionato. Non credo esista una memorialistica equivalente alla Ford, o alla Volkswagen». E proprio questa ricchezza ora è disponibile per studiosi e appassionati. Archivio e Centro Storico Fiat e Centro on line Storia e Cultura rendono consultabile on line l'intera bibliografia sulla storia e sulle attività della Fiat dal 1899 al 2008. La Biblioteca del portale www.storiaindustria.it raccoglie 1700 recensioni, curate da storici, di monografie, saggi, articoli e ricerche sul gruppo. E’ il risultato di due ricerche. La prima, curata da Maria Rosaria Moccia, viene pubblicata nei «Quaderni dell'Archivio Storico Fiat nel 1998» (Paravia) e raccoglie i dati sulle fonti a stampa pubblicate dal 1899 al 1996. La seconda, curata da Stefano Musso e Marco Bresciani, ne costituisce l'aggiornamento dal 1997 al 2008. E’ disponibile solo on line.
M. CAS.

Fiat, la Fiom non firma
l'accordo su Pomigliano
Referendum tra i lavoratori

 

Intesa separata per il futuro dello stabilimento: la proposta dell'azienda è stata accettata da Fim-Cisl, Uilm, Fismic e anche dall'Ugl. Landini: "Ricatto del Lingotto". Marchionne aveva avvertito: "Firma, o si chiude"


 

INDESIT
L'azienda chiude gli stabilimenti di Brembate e Refrontolo
Dopo l'annuncio di chiusura di due stabilimenti Indesit di Brembate (Bergamo), e di Refrontolo (Treviso), si mobilitano i politici. Ieri, l'assessore al lavoro della Lombardia Gianni Rossoni ha detto di aver concordato un «tavolo sociale anticrisi» con il presidente della regione Roberto Formigoni. Anche il presidente della provincia di Treviso, Leonardo Muraro, ha chiesto un tavolo di discussione. Mercoledì il cda della Indesit presieduto da Andrea Merloni, che - con tempistica straordinaria - martedì aveva ricevuto il «Premio dei premi per l'innovazione» del consiglio dei ministri, ha varato un piano industriale con investimenti pari a 120 milioni e l'accorpamento di alcune produzioni negli impianti del centro-sud. Con il piano si decide anche la chiusura degli stabilimenti di Brembate e Refrontolo, che interesserà 500 dipendenti. La reazione dei sindacati Fiom, Fim e Uilm è arrivata mercoledì stesso. Il cda Indesit giustifica la chiusura nell'ottica di una «competitività sostenibile».


FIAT

Pomigliano, Fiom "Così non possiamo firmare"
Il 25 giugno sciopero generale metalmeccanici

A Roma il Comitato centrale. Una nota della segreteria Cgil: "Rischio che l'accordo possa violare leggi e Costituzione''. Marcegaglia: "Riflettano e cambino idea". L'Idv: "Operai ricattati, non sono schiavi"

repubblica 14 giugno
Pomigliano, Fiom "Così non possiamo firmare" Il 25 giugno sciopero generale metalmeccanici
ROMA -  Per la Fiom è impossibile firmare l'accordo proposto dalla Fiat su Pomigliano d'Arco se la proposta non cambia. Lo ha affermato il segretario generale dei metalmeccanici Cgil Maurizio Landini, al termine del comitato centrale. "Se la Fiat - ha detto Landini - vuole mantenere la posizione del documento presentato l'altro giorno, il comitato centrale all'unanimità non considera possibile che quel testo venga firmato". Landini ha anche annunciato che i metalmeccanici della Fiom Cgil sciopereranno il 25 giugno, giorno dello sciopero generale già indetto dalla Cgil. "Se la Fiat dovesse proseguire sulla propria strada confermando l'ipotesi di accordo presentata ai sindacati con le deroghe al contratto nazionale, la Fiom indirà 8 ore di sciopero per il settore metalmeccanico il 25 giugno", ha detto il segretario. Per i metalmeccanici si tratterebbe, dunque, di altre 4 ore di sciopero a sostegno della vertenza sullo stabilimento di Pomigliano.

Profili di illegittimità. In merito all'accordo, la Fiom ritiene impossibile firmarlo perché "contiene profili di illegittimità", ha detto Landini che, su una convocazione del referendum, aggiunge che per la Fiom "è impossibile sottoporre al voto" accordi che violano i contratti e la Costituzione.

Per raggiungere obiettivi basterebbe applicare il Contratto nazionale. Per raggiungere gli obiettivi del piano di rilancio di Pomigliano d'Arco alla Fiat basterebbe applicare
il Contratto nazionale, senza deroghe alla legge. È questa la posizione del Comitato centrale della Fiom-Cgil, che propone al lingotto di "applicare il Contratto di lavoro, perché questo permette all'azienda di produrre le 280mila auto all'anno e le 1.045 al giorno che sono gli obiettivi del piano che Marchionne vuole fare". Se l'azienda applicherà semplicemente il Contratto nazionale, ha detto Landini, "la Fiom non metterà in campo nessuna opposizione". La Fiom, che chiede anche "di applicare le norme in materia di malattia e assenteismo" aggiunge: "Non comprendiamo il fatto che Fiat per fare investimenti voglia cancellare i contratti e le leggi del nostro Paese. In ogni caso - annuncia il segretario della Fiom - noi domani saremo al tavolo delle trattative anche se alla Fiom è arrivato solo un invito per conoscenza. Ci presenteremo al tavolo perché su queste basi è possibile un'intesa".

Lavoro e occupazione primo punto di responsabilità. Per la Cgil "il lavoro e l'occupazione sono il primo punto di responsabilità" per un giudizio sul futuro di Pomigliano. Lo afferma la segreteria dell'organizzazione, che dice "sì alla difesa dell'occupazione e alla necessità di rendere pienamente produttivo il futuro investimento". La Cgil sottolinea tuttavia il rischio che "la proposta di accordo possa violare leggi e Costituzione". Per la Cgil, comunque, "tocca alla categoria dei metalmeccanici promuovere la discussione, innanzitutto coinvolgendo gli iscritti".

Il
'no' di Fiom. ''Il comitato delle Rsu della Fiom e gli iscritti al sindacato propendono per il no all'accordo con la Fiat su Pomigliano'', aveva spiegato già stamattina il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Andrea Amendola, al termine di un attivo con le rappresentanze sindacali, gli iscritti ed i simpatizzanti dello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco (Napoli). ''Abbiamo delineato le cose da fare - ha detto Amendola - e adesso mi recherò a Roma per il comitato centrale per portare anche la posizione dei lavoratori iscritti al sindacato, che propendono per un no all'accordo con l'azienda. Naturalmente sarà poi il comitato centrale a prendere la decisione finale''.

Amendola ha annunciato che nei prossimi giorni il sindacato intraprenderà una serie di iniziative ''per far conoscere a tutti i lavoratori ed ai cittadini anche dei Comuni limitrofi le richieste avanzate dalla Fiat''. I lavoratori attendono la decisione finale per poter conoscere il proprio futuro occupazionale, temendo per la chiusura dello stabilimento che, molti ricordano, è stato aperto nel '72 come Alfasud, e poi venduto alla Fiat nella seconda metà degli anni Ottanta.

Fini: "I diritti non si toccano".
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, rivolge, a modo suo, un appello alla Cgil e alla Fiom affinché firmino l'accordo con la Fiat sullo stabilimento di Pomigliano d'Arco. Da Benevento la terza carica dello Stato ha riassunto la posizione dell'amministratore delegato Sergio Marchionne e ha aggiunto: "se fosse stato detto 'rinunciate ai propri diritti', io avrei detto no. I diritti acquisiti - ha aggiunto Fini - non si toccano. Ma non è stato così".  Fini ha poi proseguito affermando: "riecheggia quell'appello alla concordia tra capitale e lavoro che fa parte del pensiero politico del secolo scorso, della dottrina sociale della chiesta e delle dottrine politiche di un pensiero nazionale". Fini ha infatti ricordato che lo stabilimento alle porte di Napoli rappresenta "una delle pagine del mondo del lavoro e del mondo sindacale" che sarebbe messa a rischio da un no del sindacato di Epifani.

L'appello di Marcegaglia. La presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, durante l'assemblea annuale di Assolombarda, ha lanciato un appello alla Fiom. ''Auspico che la Fiom rifletta e cambi idea su Pomigliano D'Arco'', ha detto. ''Come si fa a bloccare un investimento di 700 milioni di euro per tutelare gli assenteisti, bisogna guardare avanti e non far finta di non vedere, bisogna guardare al futuro di 5 mila lavoratori più altri 10 mila dell'indotto''.

''Nessuno vuole cancellare i diritti dei lavoratori - ha proseguito la presidente di Confindustria - ma dobbiamo lavorare come parti sociali per aprire un tavolo sulla produttività e sui contrasti per poter pagare meglio anche i nostri dipendenti''. Una necessità che giunge proprio in un momento in cui ''dopo tanti anni durante i quali non si è mai trovata la forza di cambiare sostanzialmente le regole per aumentare la competitività e ora siamo con le spalle al muro''. Nel caso di Pomigliano d'Arco, poi, Marcegaglia ha sottolineato come ''per la prima volta avviene qualcosa in controtendenza e una grande azienda come la Fiat è disposta a spostare produzioni dalla Polonia per portarle in Italia; per questo auspichiamo che la Fiom rifletta per non bloccare un investimento da 700 milioni di Euro per tutelare falsi malati e assenteisti. Bisogna guardare avanti - ha proseguito - e non far finta di non vedere quello che succede, non è accettabile che si dica no e che ci si nasconda senza guardare al futuro di 5 mila lavoratori dell'impianto e di 10 mila lavoratori dell'indotto''.

Angeletti (Uil): "L'accordo uno spartiacque". ''L'accordo di Pomigliano costituisce una vicenda spartiacque nel sistema delle relazioni sindacali, destinato, qualunque sia l'epilogo, ad un cambiamento definitivo. L'era dell'antagonismo è finita''. E' quanto si legge in una nota del segretario della Uil, Luigi Angeletti, secondo il quale ''questo accordo dimostra che, in Italia e in Europa, può ancora vivere un forte apparato industriale: senza un sistema di relazioni sindacali antagoniste, la globalizzazione potrà non esser più sinonimo di deindustrializzazione''.

D'Antoni (Pd): "Una buona intesa". ''L'intesa su Pomigliano D'Arco siglata dal Lingotto con la grande maggioranza del mondo del lavoro va salutata con ottimismo e soddisfazione. La riduzione della presenza Fiat in Italia, e in particolare nelle aree deboli rappresenta un rischio da scongiurare ad ogni costo''. Lo afferma Sergio D'Antoni, deputato Pd e vicepresidente della commissione Finanze della Camera. ''Salvare Pomigliano significa pertanto non solo salvare una realtà industriale indispensabile al Mezzogiorno, ma dare una prospettiva a tutto il paese. Questa consapevolezza rappresenta un esempio per chi, come la Fiom, si attarda ancora su posizioni estremiste e inconcludenti, non comprendendo che le proprie azioni forniscono un alibi formidabile a chi, nel governo, non aspetta altro per giustificare la propria azione antisociale e antisindacale''.

L'Idv: "Un ricatto". Sulla vicenda l'Italia dei Valori ha diffuso una dura nota. ''I lavoratori della Fiat di Pomigliano sono sottoposti a un vero e proprio ricatto: o accettano di ridurre tutti i loro diritti, peggiorando le loro condizioni di libertà fino a non poter esercitare un diritto costituzionale quale lo sciopero oppure vengono licenziati. Subiscono una prepotenza inaccettabile da parte della Fiat. Il tutto si svolge con la totale e criminogena assenza del governo. Non è accettabile che gli operai vengano trasformati in schiavi''.

( 14 giugno 2010 ) 


Fare Nait- Torre Pellice

questa settimana

sabato 19 giugno

Fare Nait: (ore 19,30)

Serata Marocco a cura della locale comunità marocchina - Cena, incontro e musica
 

venerdì 25 giugno

Serata Madagascar a cura dell'associazione Ma.Mi. Torre Pellice

galleria civica d'Arte moderna "Scroppo ": (ore 17,30)

"Natura e biodiversità in Madagascar" incontro con lo zoologo Franco Andreone del Museo regionale di scienze naturali di Torino

Circolo Fare Nait: (ore 19,30)

cena malgascia

Piazza Muston: (ore 21,30)

Concerto dell'artista malgascio Berikely
 

sabato 24 luglio

Fare nait:

(ore 19,30) Cena africana

(ore 21,30) "Gli africani si raccontano" - Voci di migranti

 

domenica 25 luglio

Piazza Muston: . (dalle ore 15,30 alle ore 20)

"Nel mio paese nessuno è straniero"

Festa con stand, ritmi africani e piatti tipici

 

"per essere liberi non basta rompere  le catene, ma è necessario vivere in modo che si rispetti e si  accresca la libertà degli altri"



(Del 16/6/2010 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 68)

BENI SOTTO SEQUESTRO
Il resort di Pragelato rischia il fallimento




PRAGELATO

Il Recreaction Resort di Pragelato, che avrebbe dovuto essere il fiore all'occhiello nell'offerta alberghiera olimpica, oggi rischia il fallimento. Il complesso potrebbe essere travolto dai problemi economici che hanno già investito la Heuston Hospitality, società dichiarata fallita l'11 febbraio dal tribunale di Pinerolo. La società non soltanto aveva la gestione dei pacchetti turistici ma anche il funzionamento di questo centro vacanze. Il tribunale ha accolto in questi giorni la richiesta del curatore fallimentare Manuela Viotto e dell'avvocato Francesco Mazzi di mettere sotto sequestro i beni mobili e immobili del Resort. Da ieri non si potranno vendere i cottage del villaggio turistico già pubblicizzati da alcune agenzie. Il provvedimento di sequestro è stato iscritto nell'agenzia del territorio, l'ex conservatoria. Una vicenda complessa che non permette di esaminare le due attività imprenditoriali divise. Spiega l'avvocato Mazzi: «Analizzando i conti è emerso un collegamento fra la società fallita, che operava a Pragelato, e Recreaction Resort. Secondo noi era nata una società di fatto fra le due realtà mai regolarizzata, ecco perché noi vogliamo estendere le responsabilità anche a chi possiede beni mobili e immobili, che possono rientrare fra gli utili del fallimento». Aggiunge il curatore fallimentare: «L'azione che ha portato al fallimento della Heuston Hospitality era partita dai dipendenti, che per mesi non erano stati pagati, più di 40 sono schierati fra i creditori».
Prossima tappa giovedì 24, quando il tribunale esaminerà lo stato passivo della Heuston Hospitality, che si aggira al momento intorno a un milione e 300mila euro. Bisognerà invece aspettare fino al 13 luglio per sapere se il tribunale accoglierà anche l'istanza di fallimento presentata dalla curatela della Heuston Hospitality.

ANTONIO GIAIMO

dossier

Pomigliano, tre possibili scenari
dopo l'incognita della consultazione

Sergio Marchionne e John Elkann
 
la stampa
Il Lingotto si riserva di verificare
l'eventuale praticabilità dell'accordo
TEODORO CHIARELLI
TORINO
Il giorno decisivo sarà martedì, 22 giugno, San Paolino da Nola. E potrebbe «portare buono», visto che il venerato in fondo è un compaesano. I 5 mila lavoratori Fiat dello stabilimento Giovan Battista Vico di Pomigliano d’Arco chiamati a votare l’intesa sul futuro dello stabilimento avranno di fronte tre possibili scenari.
1) Un plebiscito per il sì all’accordo. Dovrebbe consentire alla Fiat la nuova gestione dello stabilimento anche in presenza una piccola minoranza che si oppone. Investimento confermato
2) Accordo bocciato. Allora vale la dichiarazione di Marchionne a Venezia: «Se gli operai non vogliono la Panda, andremo a farla da un’altra parte».
3) Maggioranza per il sì risicata o non molto ampia. Rimarrebbe una situazione di incertezza.

Fiat dovrebbe verificare la praticabilità dell’intesa. Di fronte all’intransigenza della Fiom potrebbe rinunciare a Pomigliano. Ora c’è una settimana di tempo per discutere e approfondire l’accordo sottoscritto da Fim, Uilm, Fismic e Ugl e bocciato clamorosamente dalla Fiom. Nuove regole più stringenti in cambio di un investimento di 700 milioni di euro per produrre dal 2012 circa 260 mila Panda l’anno. Una vettura che oggi viene realizzata in Polonia e che Sergio Marchionne vorrebbe riportare in Italia. Per farlo, però, occorre che il costo delle vetture costruite in Campania si avvicini il più possibile a quello delle macchine degli stabilimenti in Polonia, Serbia o Turchia. Lo impone la globalizzazione di un settore, quello automobilistico, che ha una sovraccapacità produttiva pari al 40%, dove la concorrenza è feroce fra le case automobilistiche, fra Paese e Paese e fra stabilimenti di una stessa azienda.

Non è il migliore dei mondi possibili, ma è quello in cui viviamo. Pomigliano “vale” 5 mila posti diretti che diventano 15 mila con l’indotto in un’area dove non è che le attività industriali abbondino: è chiaro che al di là delle posizioni oltranziste alla fine è interesse di tutti che pravalga la necessità di “portare a casa il risultato”, ossia la salvaguardia dello stabilimento campano. Magari facendo sfoggio di un po’ di pragmatica realpolitik a fronte di qualche irrisolto elemento di problematicità. Fiat vuole tutelarsi sul fronte degli scioperi e dell’assenteismo. Il Lingotto istituisce una “clausola di responsabilità” che prevede in sostanza la decadenza dei diritti previsti dal contratto collettivo nel caso di scioperi o proteste che rendano “inesigibili le condizioni concordate”, qualificando come illegittimo anche il comportamento dei singoli lavoratori che aderiscano allo sciopero proclamato in violazione al patto di tregua.

La Fiom su questo fronte non ci sente. Così come non accetta che la Fiat preveda il non pagamento della retribuzione nel caso in cui si verifichino tassi anomali di assenza dal lavoro in occasione di particolari eventi non riconducibili a forme epidemiologiche. Ad esempio il ricorso a certificati medici durante gli scioperi per non perdere la giornata. Secondo il giuslavorista Pietro Ichino, senatore del Pd, l’accordo sottoscritto dall’azienda e dai quattro sindacati, ma bocciato dalla Fiom, non viola nessuna legge. Altri manifestano qualche dubbio. Certamente Marchionne prima di avviare l’investimento a Pomigliano vuole avere garanzie che «tutto funzioni come un orologio svizzero» e che non spuntino sgradite sorprese.

Martedì, dopo tanto parlare, saranno i numeri a dare il polso del vero umore dei lavoratori. Anche se, a dirla tutta, la Fiom contesta l’effettuazione stessa del referendum. Non è escluso, quindi, che si possano avere problemi su quel fronte, magari con un boicottaggio. Appaiono però difficili forme di lotta che impediscano, a chi vuole, di esprimersi sull’accordo.

L'Itt di Barge aumenta turni e dipendenti

L’Itt di Barge da sabato scorso sta inserendo 50 lavoratori con contratto di somministrazione (interinali). L’azienda che sviluppa, produce e vende pastiglie freno e materiali d’attrito ha inoltre aumentato i turni lavorativi: si passa da 15 a 17. Una proposta approvata il 7 giugno dalle organizzazioni sindacali, pressoché all’unanimità. È l'effetto, spiegano i responsabili italiani della multinazionale americana, delle nuove commesse ottenute in particolare dalla Bmw e dalla Opel.


Alberto Maranetto

"Kirghizistan, un milione di profughi"
L'Onu lancia un appello per gli aiuti

L'emissario di Obama dopo le violenze che hanno causato 191 morti. Bilancio delle vittime "dieci volte superiore" secondo la presidente ad interim Otunbayeva in visita nella città di Osh. Ban Ki-moon: "Servono 71 milioni di dollari"


 

 

 

 

25 giugno sciopero generale contro la manovra

OGGI

 
NEWS DAL WEB

La violenza degli avvenimenti attuali
Chiudendo "la questione italiana"
Utopismo e comunità dell'avvenire
Istat: se stavi male, ora stai peggio
Cgil, sciopero generale entro giugno
Italia 2009, occupazione giù...
Atene, la Grecia e il denaro fantasma
Corteggiamento all'europea
Grecia: un momento critico
Grecia: TV studios invasion
Grecia: terrorismo economico
Lo sciopero generale in Grecia
Via Diaz: condanna di un regime
La tegola dei derivati
"La crisi è appena cominciata"
La nuova mappa dell'Europa
I guasti della leva finanziaria
Lavoratori marciano su Wall Street
Pentagono attiva il Cyber Command
La crisi bussa alla porta inglese
Secessione: la capitale a Londra
Privatizzazione assassina
La malattia mentale negli Usa
La crisi continua: rischiano tutti
L'Europa della crisi
Lavoro: Roma precaria
Vietato corteo rom a Milano
Scontri dopo il derby Lazio-Roma
Il sangue di Mariarca
Dolore e rabbia per Mariarca
Berlusconi impone all'Italia l'ottimismo
La famiglia comincia a scricchiolare
Venezia: l'ostinazione dei lavoratori
Comunicato riunione del 23 maggio
Vaticano: riciclaggio di denaro
Il Sindacato padrone
Bangkok War Zone
Libia, sms dall'inferno
La crisi economica in Azerbaigian
Afghanistan, la battaglia censurata
Afghanistan. E la chiamano pace
Campagna d'Afghanistan
Afghanistan, una guerra in dubbio
Duri scontri in Kirghizistan
I siriani sono un po' più poveri
Marea nera. Ci siamo dimenticati l'aria
Marea nera nella Corrente del Golfo
Oil Spill Disaster 2010
Nostro figlio picchiato dalla Polizia
La querela degli agenti condannati
Italia, la nuova videosorveglianza
Ondata di suicidi alla fabbrica Foxconn
A Cinesi e turchi il petrolio di Maysan
Lo stato predatore del drago e della tigre
Cina: la marcia delle compagnie petrolifere
Crisi dell'euro minaccia esportazioni cinesi