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good times, bad times/ diario del 2010/gennaio

 
Out of control
 
Il capitalismo corre fiducioso verso il proprio futuro.
Buon anno a tutti

 

  Giorgio Gaber- Io non mi sento italiano

 

archivio notizie sulle lotte in Italia: click

 

per approfondire

crisi economica - interviste il manifesto 2009-10


 

All'uomo non capita nulla che dalla natura non sia stato formato a sopportare.

Marco Aurelio

Abbiamo passato un 2009 terribile. In zona persa la Stabilus,90 licenziati alla Sachs, 63 esuberi alla Graziano, in forse la Newcocot ecc.

Il 2010 sarà peggio? Ricordiamo l'esempio della Innse: tenere le fabbriche, difendere i macchinari, non svendere i posti di lavoro...

Riponiamo tra le statuette del presepe, quella del duomo di Milano e ricordiamoci che i Berlusconi sono milioni: uno su due italiani.

Coraggio

http://www.comune.torino.it/bandi/20090202_bandocantieri/

da indicare ai disoccupati i bandi per cantieri di lavoro


A gennaio a Stranamore alpcub organizza la proiezione del documentario:

'INNSE storia di una lotta' - 80'

 spezzone 

Diritti senza confini. Suoni e parole con Moni Ovadia audio

durante il nazismo ebrei e 'zingari' vennero discriminati e sterminati, poi gli ebrei entrarono nel mondo dei vincitori e rimasero gli 'zingari' nel mondo dei perdenti...

   Moni Ovadia   UN ANNO DI RAZZISMO

 

 

 



 

Martedì 12 gennaio alle ore 21 all'angolo non ottuso di via Roma 11-none
 
ci vediamo
 
"Guido che sfidò le BR".
 
I
l film di Giuseppe Ferrara interpretato da Massimo Ghini è il ritratto di un operaio che andò incontro alla morte nel gennaio 1979 dopo aver denunciato a viso aperto un altro operaio che distribuiva volantini delle ...BR all'Italsider di Genova.
Rossa era un delegato della Fiom iscritto al Pci. La sua morte accentuò la crisi del partito armato e scavò un fossato incolmabile fra operai e terrorismo.
Per chi si ricorda, per chi non sa neanche, per chi ne vuole parlare, per chi si lascia disturbare.
 
Cominciamo puntuali.

SABATO 9 GENNAIO ore 15.30
Sala della Chiesa valdese - via dei Mille 1 - Pinerolo
 
il comitato "Io non respingo" ti invita a partecipare all'incontro sul tema "al mio paese nessuno è straniero" dedicato all'esame della legge del "pacchetto sicurezza" e alla sua applicazione nel pinerolese
 
intervengono:
Marco Bouchard, magistrato del Tribunale di Firenze
Giorgio Canal, assessore alle politiche sociali della Città di Pinerolo

Il comitato «Io non respingo», che organizza l’incontro, raggruppa:

Arci Pinerolo, ALP, Associazione per l'attuazione della Costituzione,Associazione Viottoli - Comunità di base, Caritas, CGIL Pinerolo, CISL

Pinerolo, UIL Pinerolo, Concistoro della Chiesa Valdese di Pinerolo, Circolo Arci Stranamore, Circolo Ambiente e Lavoro, Circolo Arci FareNait Torre

Pellice, Comunisti italiani, Emergency, Gruppo Arcobaleno, Gruppo valore laicità, Legambiente Pinerolo, Partito Democratico, Presidio di Libera,

Rifondazione Comunista, Sinistra Ecologia Libertà, Terre di Mezzo,Volontari Chiesa San Domenico

 


1 gennaio

il link che porta al commento della Direzione Provinciale del Lavoro inerente alla Finanziaria del 2010 che reca moltissime informazioni sul lavoro, sugli incentivi al lavoro e sugli ammortizzatori sociali.

http://www.dplmodena.it/massi/FINANZIARIA%202010.pdf


2 gennaio

Pensioni statali, sale l'età delle donne
per 3500 un anno in più al lavoro

Entrate in vigore le nuove norme che portano l'età pensionabile per le dipendenti della p.a. da 60 a 61 anni, fino ad arrivare nel 2018 a 65 anni/

4 gennaio

Dubai inaugura lunedì il grattacielo più alto del mondo: 818 metri, ma l'altezza ufficiale sarà rivelata solo al momento del taglio del nastro. Il Burj Dubai è di oltre 300 metri più alto del precedente edificio che deteneva il primato: il Tai-pei di Taiwan con 508 metri (Ali Haider/Epa)

Dubai inaugura lunedì il grattacielo più alto del mondo: 818 metri, ma l'altezza ufficiale sarà rivelata solo al momento del taglio del nastro. Il Burj Dubai è di oltre 300 metri più alto del precedente edificio che deteneva il primato: il Tai-pei di Taiwan con 508 metri (Ali Haider/Epa)   qua   


4 gennaio

Filosofiat

bisogna ridurre il numero degli impianti e aumentare il numero di vetture prodotte per unità lavorativa. «I cinque stabilimenti italiani producono 650.000 vetture l'anno e occupano quasi 22.000 persone; in Polonia un unico stabilimento produce circa gli stessi volumi con un terzo degli addetti; in Brasile, un solo impianto arriva a produrre 730.000 vetture con 9.400 persone»

E' evidente che la soluzione non si situa nell'ambito aziendale, ma comporta una politica industriale globale. Che non c'è, né a livello europeo né, tantomeno, sul piano nazionale. Sia a destra che a sinistra.

 

Inflazione
ai minimi
da 50 anni
Dicembre, i prezzi ricominciano a salire: +0,2% rispetto al mese precedente. Dati record per l'anno appena concluso: crescita dello 0,8%, è ai livelli del 1959. Nel 2008 +3,3%.

5 GENNAIO

Fuori dalla crisi?
 
La parola d'ordine è: ottimismo. Di fronte al collasso dell'economia mondiale vi è stato il più massiccio intervento delle maggiori nazioni, il più coordinato, il più veloce, il più costoso. E sembra aver avuto risultati, se non positivi, almeno in termini di blocco della catastrofe. Il problema è proprio questo: il blocco. La produzione industriale non ha recuperato ciò che ha perduto; la disoccupazione è al 9% nei paesi OCSE e al 10,5% negli Usa; il costo del denaro è praticamente a zero e facilita semplicemente l'effetto leva della speculazione. Tutti i parametri della produzione e della finanza sono al momento mediamente peggiori di quelli del 1929 (vedi link) e sarà veramente interessante vedere gli effetti dei tanto sbandierati futuri "investimenti produttivi" nel corso di una crisi che è già di sovrapproduzione.
 
2009: Una storia di due depressioni

 

6 gennaio

Bilancio, mancherebbero 400mila euro
Pochi soldi alle nuove Comunità montane

Quattrocentomila euro: è quanto mancherebbe alla nuova Comunità montana del Pinerolese per far quadrare i conti. Un'impresa improba riuscirci, visto che la legge regionale (salvo proroghe) impone di predisporre il bilancio entro il 20 gennaio.
L'ulteriore "taglio" contenuto nella Finanziaria - stimato in circa sei milioni di euro - aggrava una situazione economica già precaria. Ci si chiede davvero come le Comunità possano assolvere, con queste magre risorse, al compito di "Agenzie di sviluppo".

 


I FORNAI A MILANO BUTTANO VIA 180 QUINTALI DI PANE
Pubblicato in:: Numero655-10
I padroni dei forni di Milano buttano via ogni giorno 180 quintai di pane.

Il prezzo del pane a Milano e' uno dei piu' alti d'Italia. I padroni producono per i
loro profitti. Fanno ridere coloro che pensano a chi ha fame.

«Come ogni anno abbiamo condotto un’indagine insieme con Amsa, la società che
gestisce i rifiuti a Milano — racconta il presidente dell’associazione —. Abbiamo
analizzato il contenuto di un campione di sacchi della spazzatura raccolti in città.
Bene, ogni giorno a Milano si buttano tra i 130 e i 150 quintali di pane». Che poi
vuol dire 4.500 quintali al mese da aggiungere ai 750 di cui si liberano ogni sera le
panetterie. «Le stime sono realistiche. Anche se non è detto che il resto d’Italia
sprechi quanto a Milano», fa notare Sandro Castaldo dell’università Bocconi. «Detto
questo, il problema resta — aggiunge il professore —. E le soluzioni finora
sperimentate sono solo parziali ». L’unica arma in mano oggi alla distribuzione è
sviluppare sistemi di previsione della domanda talmente accurati da ridurre al minimo
gli sprechi. C’è anche chi utilizza semilavorati (baguette congelate, per esempio) da
infornare man mano che entrano i clienti. «Ma la vera soluzione sarebbe abbassare i
prezzi di vendita del pane dopo le sei del pomeriggio—conclude con una proposta Paolo
Martinello, presidente di Altroconsumo —. Così i negozi ridurrebbero l’invenduto. E
le famiglie avrebbero una strada per risparmiare».

Ai padroni dei forni non interessa l'inveduto, ma il pane che vendono e profitti che
intascano.

Se non viene eliminato il sistema di produzione capitalistico resta impossibile
risolvere questi problemi: da una parte la fame dall'altra i portafogli pieni
 
Tav, la Bresso sfida la piazza
"Adesso basta, si va avanti"
MAURIZIO TROPEANO- la stampa

 



8 gennaio- affari

Il 2010 si apre con una fondamentale acquisizione: Novartis, colosso farmaceutico svizzero, ha infatti rilevato da Nestlè il 52% delle azioni di Alcon, compagnia statunitense attiva soprattutto nella distribuzione dei prodotti oftalmici, per un totale di 28,1 miliardi di dollari. In un primo momento, la stessa Novartis aveva provveduto all’acquisizione di un quarto della società per una somma superiore ai 10 miliardi di dollari; secondo Daniel Vasella, presidente del cda dell’azienda elvetica, l’acquisizione potrà generare interessanti profitti e uno sviluppo dinamico del settore. Per il momento è stato precisato che l’acquisizione non comporterà alcuna riduzione dell’organico, anzi gli impieghi economizzati verranno compensati dalla creazione di nuovi posti di lavoro. L’offerta in questione prevede un premio del 12% sulle azioni; in questo modo, Nestlè sarà in grado di accrescere i mezzi liquidi a propria disposizione, incassando oltre 38,5 miliardi di dollari.

A Nestlè gli alimenti per bebè Gerber
Gli alimenti per neonati Gerber sono passati in mano all’elvetica Nestlé che ne ha acquistato in blocco il marchio e la relativa divisione dalla connazionale Novartis, multinazionale farmaceutica, per .,. miliardi di franchi svizzeri. Prospetta vantaggi in termini di sinergie tanto per Nestlé, che rafforza così ulteriormente il proprio comparto di alimenti per neonati, come per Gerber che entra a far parte di uno dei settori prioritari di una realtà leader dell’alimentazione a livello mondiale.

Tra le pretendenti per l’acquisizione di Cadbury si vociferava ci fosse anche Nestlè ma a quanto pare non è così visto che è stato proprio il colosso svizzero a porre fine a queste indiscrezioni negando un suo interessamento nei confronti del colosso britannico e assicurando di non avere alcuna intenzione di avanzare offerte per tentare una sua acquisizione.Il disinteresse di Nestlè verso Cadbury, che farà sicuramente piacere a Kraft Foods, è stato reso noto in occasione della comunicazione di un’altra notizia altrettanto importante, il colosso svizzero è infatti riuscito a raggiungere un accordo a seguito del quale acquisirà la divisione di Kraft che si occupa della produzione di pizze surgelate.
Un’operazione di grande rilievo dal momento che la divisione che Nestlè si prepara ad acquisire comprende marchi importantissimi negli Stati Uniti, ossia DiGiorno, Tombstone e California Pizza Kitchen, senza contare poi che quello delle pizze surgelate in America rappresenta una fetta importantissima del comparto surgelati, basti pensare che il giro di affari annuo si aggira intorno ai circa 37 miliardi di dollari.


http://www.youtube.com/watch?v=E4s2lBAZRfs  saviano    La rivolta di Rosarno è la quarta rivolta degli africani in Italia contro le mafie», per questo secondo quello che dice Roberto Saviano sono più coraggiosi di noi

 

8 gennaio- lotte

1500 operai pagati 25 euro al giorno per lavorare nelle campagne dalle 10 alle 14 ore al giorno. Operai costretti a vivere accampati in condizioni inumane in una vecchia fabbrica abbandonata. Lo sapevano tutti delle condizioni degli operai immigrati a Rosarno:dal presidente della Regione Calabria, i sindacati, polizia e carabinieri. Tutto era tollerato per favorire i padroni dei campi. A fare scoppiare la rivolta degli operai immigrati il ferimento di alcuni operai con colpi di fucile. La polizia e' intervenuta, ma non per cercare gli autori del ferimento. Gli operai immigrati sono stati caricati e manganellati. Gli operai non hanno nazione. Operai esprimiamo la nostra solidarietà agli operai immigrati di Rosarno.

lotte a Rosarno

IL DOLORE DEGLI UOMINI

 un video della BBC di un anno fa in cui veniva denunciata la condizione di vita degli operai agricoli immigrati http://www.youtube.com/watch?v=UDTbTih7zqs

Le arance sono pagate in media 27 centesimi al chilo nelle campagne, in calo rispetto allo scorso anno e al di sotto dei costi di produzione, ma il prezzo moltiplica fino a 1,55 euro al chilo sul banco dei consumatori con ricarichi del 474% dal campo alla tavola. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti, in occasione dei fatti di Rosarno, dalla quale si evidenzia peraltro che la situazione è ancora più grave per le arance destinate alla produzione di succo che vengono pagate appena 3-4 centesimi al chilo anche perché manca l'obbligo di indicare l'origine nel succo nelle bevande e viene «spacciato» come made in Italy quello importato dal Brasile o dalla Florida.
Con una produzione che quest'anno è stimata pari a 2,3 milioni di tonnellate, il compenso riconosciuto agli agricoltori è insostenibile - sottolinea la Coldiretti - a causa delle distorsioni e delle speculazioni lungo la filiera che hanno portato alla scomparsa in Italia di oltre il 42 per cento di terreno coltivato ad agrumi negli ultimi dieci anni con la chiusura delle imprese agricole, la perdita di opportunità lavoro e di sviluppo del territorio.
«Va garantita la legalità per combattere inquietanti fenomeni malavitosi che umiliano gli uomini e il proprio lavoro e gettano un'ombra su un settore che ha scelto con decisione la strada dell'attenzione alla sicurezza alimentare e ambientale, al servizio del bene comune» - ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini - nel sottolineare che «la situazione colpisce la componente più debole dei lavoratori agricoli come gli immigrati, ma anche le tante imprese oneste agricole che operano nella legaltà», costrette a lasciare il prodotto sulle piante per colpa delle pesanti distorsione nel passaggio dei prodotti dal campo alla tavola, con la perdita di opportunità che potrebbero contribuire a ridurre il disagio sociale».
Con circa il 10% di extracomunitari sul totale dei lavoratori agricoli nelle campagne la presenza di immigrati è una componente strutturale. Sono 98.155 i rapporti di lavoro regolari in agricoltura identificati come extracomunitari negli archivi Inps e appartengono a 155 diverse nazionalità anche se a trasferirsi in Italia per lavorare in agricoltura - sostiene la Coldiretti - sono principalmente gli albanesi (15%), i rumeni (12%) e gli indiani (10%) che trovano occupazione soprattutto negli allevamenti del nord per l'abilità e la cura che garantiscono alle mucche.
Numerosi i «distretti agricoli» dove i lavoratori immigrati sono diventati indispensabili come nel caso della raccolta delle fragole nel Veronese, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia-Romagna, dell'uva in Piemonte, del tabacco in Umbria e Toscana o del pomodoro in Puglia. Si tratta di un evidente dimostrazione che - conclude la Coldiretti - gli immigrati occupati regolarmente in agricoltura contribuiscono in modo strutturale e determinante all'economia agricola del Paese e rappresentano una componente indispensabili per garantire i primati del made in Italy alimentare nel mondo.

VIDEO

PARLANO GLI EXTRACOMUNITARI

 

dedicata al fascismo in arrivo questa scena di 'la recita' di Anghelopulos:

 http://www.youtube.com/watch?v=BW9vYmtzT6w video

Il film
Una compagnia itinerante di attori, fra il ´39 e il ´52, vaga in lungo e in largo negli abitati della Grecia, rappresentando Golfo la pastora, un dramma pastorale del secolo scorso basato sulla storia di Giulietta e Romeo. La storia politica greca e quella privata dei componenti la compagnia si intrecciano in modo inestricabile, seguendo, da un lato, gli ultimi giorni della dittatura di Metaxas, l´attacco italiano, l´invasione tedesca, la Liberazione, la "domenica di sangue" (3 dicembre 1944), l´arrivo degli inglesi del generale Scolby e l´accordo di Varkiza (12 febbraio 1945), la lunga guerra civile (1946-1949), la vittoria della destra appoggiata dagli Americani, l´elezione del maresciallo Papagos (16 novembre 1952); e, dall´altro lato, la vicenda familiare di Oreste, sua sorella, suo padre, sua madre e l´amante di quest´ultima, che rievocano il nodo centrale del mito degli Atridi: quello che vede Clitennestra, amante di Egisto, uccidere il marito Agamennone e venire più tardi uccisa, assieme all´amante, dal figlio Oreste istigato alla vendetta da Apollo e dalla sorella Elettra.

 

la rivolta degli schiavi - Gatti/Espresso

 ciao bale

 


9 gennaio

Visitando il blog di Franco Brunelli <http://voceribelle.ilcannocchiale.it
<http://voceribelle.ilcannocchiale.it> > è possibile scaricare gratuitamente 2 nuovi libri del ³Progetto la ragazza di Benin City²

 
Una storia per nove milioni di italiani

IO, CLIENTE DI PROSTITUTE

un libro sincero e provocatorio. In questo periodo nel quale tanti parlano a sproposito dei "clienti" il nostro libro si aggiunge agli altri che, nel tempo, abbiamo dedicato al problema, raccontando la nostra esperienza e dando voce ai nostri amici e collaboratori
 
* * * * *
IL NUOVISSIMO LIBRO DI ISOKE AIKPITANYI
ISOKE        NUOVISSIMO LIBRO DI ISOKE.pdf

 


Un anno di incontri e presentazioni in giro per l¹Italia Un anno di dichiarazioni, prese di posizione, appelli


10 gennaio

Tasse, Cgil boccia la riforma
"Aliquote squilibrate"

Epifani critico sul piano el governo: troppo ai ricchi, poco ai poveri: "Una mossa propagandistica".
11 gennaio

OPERAI MAFLOW

COMUNICATO

OGGI 10 GENNAIO 2010 ALLE ORE 18 E’ STATA INDETTA, IN VIA STRAORDINARIA, L’ASSEMBLEA
DEI LAVORATORI MAFLOW.L’URGENZA E’ STATA DETTATA DALLE ULTIME E GRAVI NOTIZIE
PERVENUTE DAL MINISTERO DELLE ATTIVITA’ PRODUTTIVE.DAL PRECEDENTE INCONTRO, AVVENUTO
A ROMA, I FUNZIONARI DEL MINISTERO AVEVANO ASSUNTO, ENTRO IL 15 GENNAIO, I SEGUENTI
IMPEGNI:· CONTATTARE LA DIRIGENZA FIAT AL FINE DI RECUPERARE COMMESSE PRODUTTIVE.·
AVVIARE LE PROCEDURE DI NOMINA DEL COMITATO DEI CREDITORI, INDISPENSABILE PER AVVIARE
LA PROCEDURA DI VENDITA DEL GRUPPO MAFLOW.AD OGGI SIAMO A CONOSCENZA DEL FATTO CHE I
SUDDETTI FUNZIONARI DEL MINISTERO NON HANNO DI FATTO MANTENUTO GLI ACCORDI PRESI CON
LA NOSTRA AZIENDA. GLI OPERAI DELLA MAFLOW ABBANDONATI DALLE ISTITUZIONI E DALLA BMW
HANNO DECISO DI RIUNIRSI IN ASSEMBLEA PERMANENTE A PARTIRE DA SUBITO
CONTESTUALMENTE CINQUE OPERAI DUE DONNE E TRE UOMINI PRESIDIANO IL TETTO IN MODO
PERMANENTE.
.R.S.U.

http://www.youtube.com/watch?v=eYnxHzjQ84w video

12 gennaio

Il tempo del bastone e della carota 12_01_10.pdf

Con l'eleganza di un branco di cinghiali il blocco di interessi che sostiene il TAV sta rilanciando

l'iniziativa per imporre la costruzione del treno ad alta voracità.

Questi signori si sentono oggi forti, governo nazionale e locale, grandi mezzi di comunicazione,

partiti di governo e di "opposizione" si schierano a favore di un progetto caratterizzato da un costo

spaventoso e da un altrettanto spaventoso impatto ambientale.


13 gennaio

Terremoto ad Haiti, migliaia di morti
Quattro fortissime scosse sismiche hanno colpito l'isola, uno dei Paesi più poveri del mondo. La capitale Port-au-Prince, due milioni di abitanti, si è trasformata in un cumulo di rovine. Il bilancio delle vittime è pesantissimo. Sono venuti giù come cartapesta ospedali, il palazzo presidenziale, vari ministeri, hotel di lusso, edifici per uomini d'affari, grandi magazzini. Anche il Quartier generale dell'Onu è stato quasi raso al suolo. Tra le vittime ci sarebbe anche il capo della missione. Morto l'arcivescovo. La Farnesina: "Al momento non risultano coinvolti italiani". Napolitano: "Sono profondamente rattristato"

PORT-AU-PRINCE - Il paese più povero dell'intero continente americano: è la caratteristica principale di Haiti, paese scosso ieri sera da un fortissimo terremoto, in particolare nella capitale Port-Au-Prince, dove vivono oltre 2,3 milioni di abitanti. Secondo il World Factbook della Cia, la Repubblica di Haiti ha 9.035.536 abitanti, dei quali solo il 3,4% ha speranza di superare i 64 anni di età. Il paese, con una superficie pari a circa 27 mila chilometri quadri, si trova a circa 80 km da Cuba. Oltre alla capitale, le altre città principali sono Cap-Haitien e Gonaives.

Il reddito annuale pro capite è di appena 1.300 dollari, dato che pone Haiti al 203/o posto tra i 229 paesi del mondo. Alle sue spalle tre stati asiatici (Burma, Nepal, Afghanistan), uno dell'Oceania (Tokelau) e 22 africani (con lo Zimbabwe ultimo, con appena 200 dollari di reddito annuo pro capite).

Haiti occupa la metà occidentale dell'isola di Hispaniola, dove Cristoforo Colombo attraccò al termine del suo primo viaggio, nel 1492. Il tasso di alfabetizzazione è del 45 per cento e l'aspettativa di vita, circa 50 anni. La popolazione totale è per il 95 per cento di neri e per il cinque per cento di mulatti e bianchi.

Il paese è spesso al centro del passaggio di uragani, che provocano morte e distruzione. Nel 2008, se ne sono abbattuti quattro (Fay, Gustav, Hanna e Ike), provocando 330 morti e molti dispersi in tutto il paese: il passaggio dei quattro uragani nel giro di un mese è stato considerato dalle autorità la principale catastrofe degli ultimi anni, prima del terremoto di ieri.

Nonostante le cospicue esportazioni di zucchero, caffè, banane e mango, Haiti rimane uno dei Paesi più poveri e arretrati del mondo. La disoccupazione colpisce oltre il 60% della popolazione. Fondata nel 1749 da coloni francesi piantatori di zucchero, la capitale, Port-au-Prince, si trova nella baia del golfo di La Gonave. Il paese, inizialmente possedimento spagnolo, divenne colonia francese nel 17/o secolo e nel 1804 è stato la prima repubblica 'nera' ad ottenere l'indipendenza. Gli haitiani sono cattolici per il 70 per cento e protestanti per il 23, ma molto praticato tra le classi popolari è anche il vudù, rituale magico semipagano.

LA STORIA CHE"LEGA" GLI USA A HAITI


14 gennaio

Alla FIAT di termini Imerese gli operai continuano a scioperare. Marchionne dichiara che la chiusura e' irreversibile. Gli operai producono troppe auto. Maroni non sa dove deportare gli operai. Scajola vuole il tavolo. I sindacalisti sono costretti a indire uno sciopero di 4 ore di tutto il gruppo FIAT per il 3 febbraio. Operai della Fiat tenteranno in tutti i modi di bloccare la vostra protesta. Operai non accettate nessun accordo che va contro i vostri interessi.

Marchionne in trincea  Loris Campetti (il manifesto

di Antonio Sciotto
FIAT
Termini paralizzata I lavoratori non cedono
Sciopero totale, mille operai a Palermo. «Intervenga il governo»
Gli operai di Termini Imerese sono decisi: si deve ribaltare la decisione di Sergio Marchionne - ormai definitiva, dal punto di vista della Fiat - ed evitare la chiusura dell'impianto siciliano. Così ieri a Palermo è stata una giornata di passione, con uno sciopero totale e almeno mille tute blu in piazza. I lavoratori, secondo quanto ha riferito la Fiom Cgil, hanno disertato del tutto la fabbrica, e molti pullman sono partiti dal paese alla volta del capoluogo. Lì si è svolta una manifestazione di fronte a Palazzo dei Normanni, sede dell'Assemblea regionale siciliana. Nel pomeriggio il parlamento della regione si è riunito in seduta straordinaria, mentre Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto alle istituzioni locali di fare il massimo per difendere lo stabilimento e l'occupazione.
Come gli operai della Fiat, si sono fermati anche quelli che lavorano per l'indotto, ancora più inguaiati, almeno in termini numerici: circa due terzi delle tute blu occupate direttamente dalla casa madre sarebbero infatti avviabili alla pensione, sempre che venisse concessa una mobilità lunga (ma i governi in genere la concedono sempre alla Fiat); al contrario, nelle aziende dell'ndotto l'età e l'anzianità medie sono basse, e dunque i dipendenti di imprese come Lear Corporation, Bienne Sud, ex Ergom sono ancora più preoccupati da un'eventuale chiusura.
Il «principe» della Fiat, l'amministratore delegato Marchionne aveva ribadito ancora lunedì, da Detroit, che la decisione su Termini è ormai presa: beninteso, la Fiat non parla mai di «chiusura», ma di fine della produzione di auto a partire dal 2012. Ma i dipendenti e le popolazioni locali fanno 2+2: la cosiddetta «riconversione», a maggior ragione se devono essere coinvolti soggetti come la Regione e il governo che finora hanno abbastanza «latitato», appare sempre più come una comoda ma inafferrabile chimera.
Oggi le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm faranno il punto sulla situazione e decideranno lo sciopero generale del gruppo: la proposta della Fiom è di bloccare tutti gli stabilimenti Fiat per 8 ore, la Uilm aveva proposto di farne soltanto 2. La Fim Cisl ieri si è detta d'accordo sulla necessità di coinvolgere tutti gli stabilimenti Fiat del Paese. «Con Fim e Uilm decideremo in modo unitario iniziative nazionali contro il piano industriale della Fiat e la chiusura di Termini Imerese - spiega Enzo Masini, responsabile auto Fiom sul vertice sindacale previsto oggi - Quella di Termini non è una vertenza locale perché la fine della fabbrica siciliana avrà gravi ripercussioni per gli impianti di Cassino, Pomigliano, Mirafiori e per chi produce i motori». «Il piano di Marchionne ha un impatto generale sul gruppo - aggiunge Masini - dunque l'interesse a difendere le diverse fabbriche, a cominciare da Termini Imerese, deve essere generale».
La Fiom siciliana chiede di bloccare gli incentivi alla Fiat, nel caso che l'ad Marchionne non cambi idea rispetto a Termini: «Per scongiurare una scelta drammatica per migliaia di lavoratori - dice la segretaria Giovanna Marano - oggi chiediamo alla politica siciliana di assumere una posizione di intransigenza con il governo nazionale perché venga bloccato il provvedimento per la rottamazione. Davanti all'assenza di soluzioni per Termini Imerese non si può concedere alcuna forma di incentivo statale».
All'unanimità, centrodestra e centrosinistra all'Assemblea regionale, hanno approvato un ordine del giorno che impegna il presidente Raffaele Lombardo a chiedere al consiglio dei ministri di affrontare la vicenda: alla presenza del governatore, come impone l'articolo 21 dello Statuto autonomistico quando si tratta di discutere materie che riguardano l'isola. «Porrò la questione al Cdm come mi è stato chiesto», ha detto Lombardo. Per il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, «il governo è chiamato a riprendere il filo della matassa in mano perché dobbiamo trovare una soluzione»; «molto pesanti» le parole di Marchionne.

video 'sciopero'- Russia 1925- Sergej M Ejzenstein

 

325 Mb

Russia 1912. Un operaio, accusato ingiustamente di furto da un caporeparto, s'impicca. Per protesta i suoi compagni scioperano. I padroni assoldano spie, accattoni, provocatori per incastrarli. La polizia li massacra, con le loro famiglie. Primo lungometraggio di S.M. Ejzenstejn. Basato su due principi (le masse come protagoniste; rinuncia alla tradizionale trama narrativa), è, visto oggi, un affascinante film sperimentale di laboratorio, un brogliaccio più che un'opera compiuta e organica, ricco di metafore ora folgoranti per forza plastica, ora intellettualistiche e persino ingenue. Ma attraverso la sua frammentarietà s'intravede una struttura - musicale più che narrativa - in 3 tempi. Anni dopo Ejzenstejn riconobbe - spontaneamente? - che l'opera era affetta dalla malattia infantile dell'estremismo.

 


15 Gennaio

Birmania

qui e’ abbastanza difficile connettersi, bisogna andare in un internet point, avviare la procedura che e’ molto, ma molto lenta e qualche volta non si sa bene perche’ si interrompe. Per accelerare un po’ i tempi io scrivo a casa, metto su chiavetta, vado all’I.p., inserisco chiavetta ecc. con tutto un andirivieni di virus. Poi qui c’e’ corrente solo 6 ore al giorno che non sono mai fisse, puoi averla in piena notte, al mattino…
Questa era la premessa informatica. Per il resto io faccio la mia vita monacale salvo le ore di lezione con il consistente gruppo di ragazzi e ragazze, 20/30 anni, acchiappatissimi e intelligenti. E’ chiaro che gli asiatici ci mangeranno vivi, con il loro dinamismo fisico e intellettuale. Per dirti, qui c’e’ una ragazza, 24 anni, che sa il cinese, il giapponese e il coreano oltre ad un inglese perfetto, che pero’ sanno tutti. Io sto molto bene con loro, che alla domenica mi rapiscono e mi portano in giro.
Sono in un ambiente cattolico tradizionale, ma aperto, molto motivato, alla messa cantano gloria e credo in latino, particolarmente preso dal rapporto con i buddisti e il buddismo.
A Yangon ho tentato di andare almeno a vedere dove abita una signora che non posso nominare, ma i militari mi hanno rispedito indietro. Sulla situazione politica ed economica preferirei parlare poi al mio ritorno. Per chi fosse interessato ho delle cose da dire.
Sabato vado al villaggio della casa dei bambini per cui ho raccolto i soldi. A proposito, quelli della fondaz. Orso non erano arrivati fino alla mia partenza, invece i tuoi si’.
Tentero’ ancora una cosa quasi impossibile, che gia’ l’altr’anno non mi era riuscita, cioe’ di andare nella nuova capitale, centro reale e simbolico del potere militare. Sto truschinando. Chissa’.

Claudio

Newsletter sulla Birmania- Claudio Canal


16 gennaio

Silvio, quanto ci costi- l’espresso 14.1.10

di Primo Di Nicola

Conti fuori controllo, 1.400 dipendenti di troppo, milioni buttati per gli show del Cavaliere, segretarie pagate come direttori. Ecco come Berlusconi ha trasformato la presidenza del Consiglio in una reggia  


Che cosa accadrebbe se i 4 milioni di immigrati presenti in Italia incrociassero le braccia per un giorno? Forse si capirà il primo marzo. Quando ci sarà il primo sciopero nazionale dei lavoratori stranieri' in Italia, organizzato su Facebook in concomitanza con quello dei Sans Papiers in Francia. Il gruppo Fb, intitolato 'Primo marzo 2010, 24 ore senza di noi', conta oltre 20mila iscritti e si propone di organizzare una ''grande manifestazione di protesta per far capire all'opinione pubblica italiana quanto sia determinante l'apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra socieà'. Siamo collegati e ci ispiriamo - si legge sulla descrizione del gruppo - a 'La journe'e sans immigre's : 24h sans nous', il movimento che da qualche mese, in Francia, sta camminando verso lo sciopero degli immigrati per il primo marzo 2010''. Anche in Francia la manifestazione e' stata lanciata su Facebook da una giornalista (Nadia Lamarkbi).

migranti e sindacati di base

anno zero http://www.youtube.com/watch?v=9mDBoTD2-Rs&feature=video_response video

augias  intervista  Gian Antonio Stella video

Durata: 00:22:35
Andato in onda il: 18/01/2010
In Europa sembra tirare un vento xenofobo. La paura e il disprezzo verso l’altro tornano al centro della discussione politica. Corrado Augias ne parla a Le Storie - Diario Italiano con Gian Antonio Stella

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pinerolo- eco 21.1.10

Da 35.491 a 35.938 abitanti grazie agli immigrati.

La città cresce malgrado… i pinerolesi

Da 35.491 a 35.938 abitanti grazie agli immigrati

La città cresce malgrado… i pinerolesi

Più morti che nati - È straniero il 7,2 per cento della popolazione

 Pinerolo cresce (35.938 abitanti al 31 dicembre 2009 contro i 35.491 dell'anno precedente) a dispetto dei… pinerolesi che non amano le famiglie numerose. La bassa natalità è un problema nazionale (i figli sono un lusso, con i salari che corrono), ma per la verità sotto il Monviso giochiamo al meno da decenni. 

Raccontiamo un film già visto: l'evidenza dei fatti conferma che gli immigrati (1.545, 737 maschi, 808 femmine) fanno la differenza compensando ampiamente il perdurante prevalere dei morti (416) sui nati (323) in ribasso rispetto ai 348 dell'anno precedente. 

Detratti i 1.005 che hanno cambiato indirizzo emerge un saldo attivo di più 447 superiore a quello del 2008 (348) ma inferiore al boom del 2007 (503), quando l'Anagrafe prese in carico 1.689 persone per quasi un terzo (538 tra "comunitari" e non) provenienti dall'estero.

Piaccia o no, è merito loro se la città invecchia meno, malgrado gli afflussi da oltre confine (233 arrivi nel 2009) risultino in calo anche raffrontandoli al 2008 (341); è presto per parlare di inversione di tendenza, ma giocherà pure un ruolo il clima pesante che si sta instaurando (altro che "accoglienza") nei confronti dei cosiddetti "extracomunitari". 

Tra i 2.601 domiciliati da 70 nazioni (nel 2008 erano 2.334) il 22,1 per cento ha meno di diciott'anni, mentre i minorenni complessivamente iscritti (5.392) non superano percentualmente il 15. Da che parte stiano i giovani è evidente: non a caso la leva "straniera" dei trentenni (82) è la più numerosa, mentre i 46 ultrasessantacinquenni esprimono un marginale 1,8 per cento neanche raffrontabile al 23,1, seppure in ribasso rispetto al precedente 24,5, che percentualizza il totale degli 8.318 over 65 che abitano in città. Pinerolo, insomma, si sta svecchiando grazie a forze fresche (il dato è importante, 7,2 per cento) che vengono da lontano.

Uno "svecchiamento" favorito in larga misura dai comunitari romeni che valgono ormai l'esatta metà dei 2.601 immigrati dall'estero. Sono passati da 1.155 a 1.301, in gran parte occupati nell'edilizia o, se donne, come colf o badanti. Seguono, a debita distanza, i marocchini (oggi 376, ieri 341) e gli albanesi, in leggero calo da 287 a 282.

Tra 35.938 pinerolesi espressi in 16.926 famiglie anagrafiche (anch'esse in aumento, erano 16.646) le 18.867 donne dominano la scena. Non solo: la forbice a favore del presunto sesso debole si allarga man mano che l'età cresce: la dice lunga il raffronto vedovi-vedove (502 contro 2.685) mentre su 2.244 ovver 80 i maschi sono appena 713 tra cui due ultracentenari delle classi 1907 e 1908. Manco a dirlo è donna anche la senior tra le senior, nata nel 1905.

 

 

Dai romeni al vietnamita

Rappresentano il 7,2 per cento della popolazione i 2.601 stranieri residenti a Pinerolo. La comunità più numerosa è quella romena.   

Romania 1.301 (692 femmine, 609 maschi); Marocco 376 (165-211); Albania 282 (136-146); Perù 79 (51-28); Cina 59 (28 -31); Moldavia 56 (33-23); Polonia 34 (21.13); Brasile 33 (23-10); Germania 28 (14-14); Francia 26 (12-14); Nigeria 23 (17-6);  Congo 20 (9-11); Gran Bretagna 18 (8-10); Cuba 18 (18-0); Argentina 16 (9-7); Ucraina 16 (15-1); Costa d'Avorio 14 (6-8); Spagna 14 (10-4); Tunisia 14 (5-9); Camerun 12 (6-6); Egitto 10 (4-6); Rep. Dominicana 10 (5-5); Russia 9 (8-1); Algeria 8 (3-5); Filippine 8 (4-4); Portogallo 8 (6-2); Ecuador 7 (6-1); Bulgaria 6 (4-2); Messico 6 (5-1); Olanda 6 (4-2); Stati Uniti 6 (1-5); Ungheria 6 (3-3); Bielorussia 5 (5-0); Colombia 5 (5-0); Ghana 5 (3-2); Slovacchia 5 (4-1); Bosnia 4 (2-2); Belgio 3 (0-3); Cile 3 (1-2); India 3 (2-1); Pakistan 3 (3-0); Senegal 3 (0-3); Svezia 3 (1-2); Thailandia 3 (3-0); Giappone 2 (2-0); Jugoslavia 2 (1-1); Afghanistan 1 (0-1); Austria 1 (1-0); Cambogia 1 (0-1); Canada 1 (1-0); Capo Verde 1 (1-0); Cechia 1 (1-0); Croazia 1 (1-0); Danimarca 1 (1-0); Estonia 1 (1-0); Gambia 1 (0-1); Guinea 1 (0-1); Indonesia 1 (1-0); Irlanda 1 (0-1); Lettonia 1 (1-0); Mali 1 (1-0); Mauritius 1 (1-0); Nicaragua 1 (0-1); Norvegia 1 (1-0); Salvador 1 (0-1); Sierra Leone 1 (0-1); Svizzera 1 (1-0); Uruguay 1 (0-1); Vietnam 1 (1-0).

 

Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione Via Gerdil 7 - 10152 Torino Telefax 011/4369158.

http://old.asgi.it/index.php?page=app.home&idint=cn06103002&mode=detail&imm=

Questa è un'Associazione di avvocati a difesa degli immigrati.

 


17 gennaio

Cronachette NOTAV

Gli appunti che seguono non pretendono di fare un’analisi del movimento NO TAV né della politica del governo e del padronato ma solo fornire alcuni elementi di conoscenza sullo stato della mobilitazione contro i carotaggi nell’area torinese. Una mobilitazione che andrà seguita e sostenuta nelle prossime settimane.

Torino 16 gennaio 2010 ore 10 – Mercato di Corso Brunelleschi

Volantinaggio NO TAV in previsione della manifestazione che si svolgerà il pomeriggio. La composizione sociale delle persone che frequentano il mercato è iperproletaria, la zona è una di quelle che verrà più massicciamente coinvolta dall’impatto dei lavori nell’area urbana, il mercato viene metodicamente volantinato da tempo.
Colpiscono diversi fatti, molti rifiutano i volantini, molti si dichiarano seccamente SI TAV e li rifiutano, altri, per fortuna non pochi, li prendono, alcuni si fermano a parlare.
Emerge, con ogni evidenza, il fatto che la pressione dei media, il vasto fronte istituzionale SI TAV, la presa di posizione persino della chiesa torinese (al mattino il Cardinale Paletto ha invitato i politici ad “andare avanti” nell’opera), lo schieramento del padronato, delle associazioni e dei sindacati istituzionali sul fronte tavista non mancano di orientare vasti settori popolari. Alcuni dei tavisti si dichiarano “compagni” facendo riferimento, con ogni evidenza, ad una tradizione PCI – CGIL. È evidente che guardano con simpatia al TAV sulla base di un’idea tradizionale di sviluppo: investimenti pubblici, crescita dell’economia, progresso, lavoro. Altri non sentono alcun bisogno di confronto, lanciano seccamente il loro segnale e se ne vanno corrucciati.
Una, limitata, esperienza come questa dice molto sulla difficoltà, e nel contempo sulla necessità, di portare l’esperienza del movimento NO TAV oltre i confini della Valle di Susa, non si tratta, infatti, di abbandonare la mobilitazione sui luoghi di maggior radicamento, tutt’altro, ma di operare con pazienza e determinazione per allargare il fronte.
Se, in Valle, anni di intervento, di discussione, di approfondimento hanno determinato la crescita ed il consolidamento del movimento, non si può pensare di “esportare” un modellino già pronto, non funzionano in questo modo le cose, ma di sperimentare un percorso analogo nella sua specificità sul territorio metropolitano.

Torino 16 gennaio 2010 ore 14,30 – Marcia sui luoghi dei lavori

La marcia è stata decisa nel corso di un’assemblea NO TAV tenutasi all’università mercoledì 13 gennaio nel momento in cui la mobilitazione contro i carotaggi sia in Valle (in particolare a Susa) sia in piana (basta pensare al presidio alla Stazione di Collegno) è in uno momento delicato.
Il clima, infatti, è assai pesante. Il fronte tavista, come ricordavamo, si sta compattando e va dalla maggioranza di centro sinistra di comune, provincia e regione a quella di centro destra nazionale passando per tutte le articolazioni della società civile che, non dimentichiamolo, nel lessico hegeliano è la società civile borghese.
Chi, come chi scrive, legge regolarmente, per triste necessità, “La Stampa” non può dimenticare, leggendo i versi a me carissimi di “Elle n’est pas morte” dedicati, appunto, al ruolo svolto dai giornalisti nei confronti della Comune:
Les journalistes policiers,
Marchands de calomnies,
Ont répandu sur nos charniers
Leurs flots d’ignominie.
Les Maxim’ Ducamp, les Dumas
Ont vomi leur eau-forte.
Tout ça n’empêche pas Nicolas
Qu’la Commune n’est pas morte.
Tout ça n’empêche pas Nicolas
Qu’la Commune n’est pas morte!
I “giornalisti poliziotti mercanti di calunnie” appunto delirano o, meglio, fingono di delirare, sulla mobilitazione NO TAV, alludendo a derive del movimento che non esistono quale l’uso di “scudi umani” costituiti da donne e bambini per porre in imbarazzo i ragazzi in blu, in nero ed in grigio che adornano la valle e la piana o l’abuso di alcolici in seno al movimento visto che il tipico no tavista aborigeno viene dipinto come un vecchio con un bicchiere di vin brulé in mano.
La manifestazione è, quindi, una scommessa forte per sostenere i presidi e per portare a Torino l’esperienza del movimento no tav. Parlando con differenti compagni, certo non “moderati” nei giorni precedenti avevo rilevato dubbi, perplessità, paure non infondati ma che, per fortuna ma nonché perché la scelta era giusta e lungimirante, si sono rivelati eccessivi.
Infatti, quando il corteo si dispiega, emerge che, se è buona, consistente e vivace, la presenza dei comitati NO TAV della Valle di Susa, anche da Torino sono scesi in piazza gruppi consistenti di cittadini, di lavoratori, di militanti.
È evidente l’assenza della sinistra parlamentare e dei sindacati istituzionali ma l’area dell’opposizione sociale con tutte le sue contraddzioni ed i suoi limiti c’è e, soprattutto, ci sono persone non organizzate nei vari raggruppamenti. Persone che possono essere una forza importante per rilanciare l’iniziativa e condurla oltre i limiti attuali.

A breve altre scadenze si daranno e sarà necessario dare il massimo contributo possibile.

Cosimo Scarinzi

http://rbe.it/caravan/2010/01/19/la-lunga-marcia-dei-no-tav/ audio da Susa Rbe 19.1

TAV: a Susa la carica dei 1500  19.1


18 gennaio ricordi di Craxi

La verità storica dimostra come i reati compiuti da Craxi e dai protagonisti della prima Repubblica furono gravissimi, perché incisero ed incidono sulla qualità della vita degli italiani e perché mostrarono la degradazione della politica a mero strumento di arricchimento e di potere personale.

vedi file vari

la modernizzazione reazionaria - liberazione / speciale



19 gennaio

regione  l'espresso i soldi agli amministratori

riforma

gli ultimi video della CUB:
 
- le ragioni del movimento NO TAV, raccolte alla manifestazione di sabato a Torino contro i carotaggi preliminari ai lavori
http://www.youtube.com/watch?v=OZkLBkb8k1I
 
- l'intervista all'Ing. Claudio Cancelli, docente in pensione di "Ingegneria dell'ambiente e del territorio" al Politecnico di Torino, che spiega perchè la TAV è una truffa e quali sono le implicazioni sull'ambiente e la salute (oltre a una riflessione sulla non libertà della ricerca scientifica)
http://www.youtube.com/watch?v=0E4b5ycw44s
 
- l'accordo alla Tenaris (multinazionale che produce tubi per il settore energetico), che prevede 741 esuberi. E uno sguardo sul mondo operaio nel bergamasco...
http://www.youtube.com/watch?v=EMBo4jSYyxI
 
- Il sapere operaio: l'eredità di Giulio A. Maccacaro e il lavoro di Medicina Democratica (primo capitolo di un documentario sui movimenti operai degli anni settanta e ottanta, le lotte per la "non delega" e  per la salute dentro e fuori la fabbrica. Seguiranno poi gli altri capitoli.)
http://www.youtube.com/watch?v=lwBd_67SatI
20 gennaio

APPRENDISTI A 15 ANNI

Negli anni passati i borghesi di sinistra avevano presentato l'innalzamento
dell'obbligo d'istruzione a 16 come una grande conquista.

Oggi la commissione lavoro ha fatto all'unanimita' un passo indietro.

La commissione Lavoro della Camera ha infatti approvato un emendamento del relatore,
Giuliano Cazzola, collegato alla Finanziaria, dove si legge che «l'obbligo di
istruzione (fino a 16 anni, n.d.r.) si assolve anche nei percorsi di apprendistato
per l'espletamento del diritto dovere di istruzione e formazione». Di fatto, dunque,
si potrà cominciare a lavorare come apprendisti già a 15 anni e questo varrà come se
si fosse stati in classe.

Piu' avanza la crisi, piu' aumenta la disoccupazione, piu' bambini a fare gli
operai.

I bambini ai padroni costano meno

21 gennaio
Forse mai nella storia italiana un'opera pubblica è stata inutile in modo palese
sin dall'inizio come la TAV in Val di Susa. Un'opera che costerà decine di miliardi
di euro a carico dei contribuenti, su un un tratto già servito dalla Ferrovie e
dall'autostrada, in previsioni di un incremento di trasporto merci che non ci sarà
mai, ma che anzi diminuisce.
 

video

Chi volesse approfondire può andare agli indirizzi 

http://www.youtube.com/watch?v=zSoeNOUA79A
http://www.youtube.com/watch?v=0E4b5ycw44s

cos'è la tav - pdf


http://www.youtube.com/watch?v=OZkLBkb8k1I e


21 gennaio

Auto di lusso e redditi
Qualcosa non quadra...

In Italia ci sono più supercar che stipendi pari al prezzo delle auto vendute: meno dell'1% degli Italiani dichiara più di 100 mila euro l'anno al fisco di VINCENZO BORGOMEO

Qualcosa non quadra: incrociando i dati di vendita delle vetture di lusso con le dichiarazioni dei redditi si scoprono dati incredibili. In un Paese dove lo scorso anno si sono vendute 620 Ferrari, 151 Lamborghini, 180 mila fra Mercedes, Bmw, Audi e un totale di 206 mila auto dal prezzo medio di 103 mila euro, solo 76 mila italiani (ossia, lo 0,18 per cento dei 41 milioni e 66.588 contribuenti, poco meno di due su mille) hanno dichiarato al fisco più di 200 mila euro lordi. Questo significherebbe che solo meno della metà di chi ha comprato una macchina di questa categoria  -  spendendo fra l'altro in un colpo solo tutti i soldi guadagnati in un anno  -  si sarebbe potuto permettere davvero una macchina del genere.

Il discorso non cambia allargando la fascia dei potenziali clienti ai contribuenti che hanno denunciato al fisco più di 100 mila euro, cioè a quelle persone che avrebbero dovuto impegnare due anni di guadagni in una macchina: sono stati solo 382.662, meno dell'uno per cento del totale. Di questi, 218.198 (cioè ben oltre la metà) erano lavoratori dipendenti.

Numeri impressionanti, che diventano ancora più incredibili se si vanno a fare i conti in tasca alle marche di lusso. E già perché l'Italia per questi produttori di sogni riveste un'importanza fondamentale: siamo il secondo mercato al mondo per vendite di Lamborghini e Ferrari, il terzo di esportazione per Mercedes e Bmw e il quarto per le Porsche. Siamo battuti (a seconda dei marchi e a volte di pochissimo...) solo da Paesi del calibro di Stati Uniti e Germania. Solo che la nostra ricchezza "ufficiale" non è minimamente paragonabile a quella di altri Paesi che comprano supercar a un ritmo di gran lunga inferiore al nostro.

Incrociando poi i dati di vendita con la produzione si ha un'altra  -  tragica  -  fotografia della nostra situazione: l'Italia è il secondo mercato europeo per acquisti di auto dopo la Germania. Da noi infatti si vendono più di due milioni di vetture l'anno ma se ne producono solo mezzo milione (nel 2008 erano state 659 mila e 910 mila nel 2007). Questo significa che oggi compriamo solo e non costruiamo quasi più: i nostri volumi di produzione sono inferiori di 7 volte ai 3,6 milioni della Germania, e la metà di quanto si produce in Francia e soprattutto in Spagna. Ma anche questo è strano: non si capisce che interesse ci possa essere in Italia a vendere tante macchine se  -  sempre secondo le dichiarazioni dei redditi denunciate dalle società concessionarie d'auto  -  il guadagno per ogni vettura venduta è di appena 50 centesimi...

repubblica



23 gennaio

Germania

La provocatoria reclame di Liaison Dangereuse, che associa il velo arabo alla sessualità, sbarca nei cinema

 

Italia

Napoli, condannati venti poliziotti
per gli abusi sui no global

21:09  CRONACHE«Sequestro di persona aggravato»: accolte le richieste dei pm per i fatti alla Caserma Raniero dopo il Global Forum del 2001. Sentenza di primo grado dopo 6 ore di camera di consiglio. Tra i condannati (2 anni e 8 mesi) i funzionari Ciccimarra e Solimene.

repubblica

Ore 16:25 – Susa, 20mila "NO" alla Tav
Le ultime cifre parlano di 20mila manifestanti . Il corteo sta arrivando nel centro di Susa, dove poi dovrebbe sciogliersi. A questo punto si apre un problema politico non indifferente: i numeri di questa manifestazione e soprattutto il fatto che hanno partecipato migliaia di persone della valle, segnalano una difficoltà di consenso da parte dei sostenitori della Torino-Lione proprio nell’area più interessata dai cantieri. Domenica si attende la risposta della contro-manifestazione a favore del supertreno che si terrà al Lingotto.

gli organizzatori dicono 40mila


 

cronaca
24/01/2010 -

Alta velocità, al Lingotto
incontro "Pro Tav"

TORINO-la stampa

Stamane al Lingotto si è tenuto l'incontro «Sì Tav» organizzata dal sindaco Chiamparino insieme con gli onorevoli Pd Stefano Esposito e Giorgio Merlo. Tra i promotori c’erano anche il Pdl Osvaldo Napoli e il sottosegretario Mino Giacchino i quali hanno poi preferito adeguarsi alle indicazioni del partito: «Non offriamo alibi al Pd». Il Pdl e la Lega diranno la loro in una conferenza stampa nel pomeriggio.

In una Sala Gialla gremita i promotori della giornata dei sì alla Tav hanno spiegato le loro ragioni il giorno dopo la grande manifestazione in Val di Susa contro il progetto Torino-Lione alla quale hanno partecipato ventimila persone. Fuori c’era solo un piccolo gruppo di antagonisti con la scritta "I 4 della No Tav". Tre di essi sono entrati e gli organizzatori hanno loro offerto la possibilità di parlare. «Non è una dimostrazione muscolare quella di oggi, tanto meno un braccio di ferro - ha detto Chiamparino - ma solo una grande occasione democratica per illustrare un’opera di cui l’Italia ha bisogno per stare sul mercato. Un’opera bipartisan come fu la metropolitana di Torino, che fu oggetto degli stessi timori anche da parte degli ambientalisti e di cui invece i torinesi possono ora godere».

«Manifestare è legittimo ma non compete agli abitanti della valle dire se un grande progetto europeo è utile oppure no», ha commentato la presidente della regione Piemonte, Mercedes Bresso riguardo alla manifestazione "No Tav" di ieri in Val Susa. «Gli amministratori locali - ha aggiunto - si devono invece preoccupare delle ricadute sui loro territori massimizzando quelle positive e dimezzando quelle negative». Confermando poi che a suo giudizio i contrari all’opera «sono la minoranza», Bresso ha detto che la mancanza del Pdl alla manifestazione "Si Tav" è «un segnale di paura elettorale. Non è un fatto di fantasia che Bossi sia molto più interessato agli investimenti sulla Lombardia che sul Piemonte e dato che le risorse sono scarse e hanno allocazioni alternative a lui intessa che si vada da Milano in là piuttosto che sulla tratta piemontese», ha concluso.


25 gennaio

Oggi i giovani sopravvivono restando in famiglia. Brunetta per favorire l'uscita di casa dei giovani vuole dare 500 euro al mese. Con 500 euro al mese si muore di fame. Ma Brunetta dove vuole prendere i 500 euro al mese ? Dalle pensioni di anzianità: Meno ai genitori piu' ai figli. Così moriranno di fame genitori e figli. Il guaio in Italia e' che una persona con queste idee venga nominato ministro. Noi speriamo che l'acqua alta a Venezia raggiunga i 140 cm e ci liberi da questo ministro.

 

L'Associazione culturale Pensieri in piazza, organizzatrice insieme all'assessorato alla Cultura di Pinerolo dell'omonima manifestazione in programma per maggio, si fa promotrice di tre incontri seminariali destinati agli assessori alla Cultura e alle Attività produttive del terriorio pinerolese, alle associazioni di categoria, alle imprese. Il primo è in programma - come da allegato - 

per sabato 6 febbraio, 

presso il Museo del Gusto di Frossasco.

 

Aldo Bonomi ed Egidio Dansero parleranno di La costituzione di “comunità di rete” a livello territoriale – Modelli di relazioni tra amministrazioni, associazioni culturali e imprese.

 



Primo marzo 2010 -   ASSEMBLEA PER INFORMARSI E DISCUTERE SU:

mobilitazione/sciopero generale dei lavoratori immigrati e italiani.

MILANO, 6 febbraio 2010 ore 15

Consiglio di Zona 3 – via Sansovino nr. 9 (metro verde Piola, bus 92)

Interverrà Moustapha WAGNE-segretario Coordinamento Migranti Verona

In Francia e il Italia il movimento dei lavoratori immigrati ha promosso per l'1 marzo 2010 una giornata di mobilitazione e di sciopero generale contro lo sfruttamento del lavoro e le condizioni di discriminazione che sopportano i lavoratori immigrati.  

Il sistema economico capitalista è sottoposto ad crisi economica è profonda e strutturale. che fa ricadere sui lavoratori, in particolare gli immigrati: privatizzazioni dei servizi pubblici, tagli allo stato sociale, lavoro precario e irregolare, cassa integrazione, licenziamenti.

In Italia, negli ultimi 15 anni, gli interventi di politica economica hanno trasferito 120miliardi di Euro dai salari ai profitti: 7mila euro medie all'anno sono state perse da ogni singolo lavoratore, in attività o in pensione, a favore dei padroni italiani.  

In più, il recente “decreto sicurezza” del governo Berlusconi sanziona l'immigrato indocumentato con il reato penale di “clandestinità”, che si aggiunge alla legge Bossi/Fini che colpisce il lavoratore immigrato che, quando perde il lavoro, dopo sei mesi perde anche il permesso di soggiorno: doppiamente discriminato e sfruttato.  

In Lombardia gli immigrati sono circa 850mila (su una popolazione di 9.700mila) e lavoratori immigrati sono circa 567mila: manodopera utilizzata e sfruttata nell'agricoltura (15mila), nell'industria (120mila), nell'edilizia (92mila), nel commercio (40mila), nei servizi (300mila).  

La reazione disperata degli immigrati che lavoravano a Rosarno, nel settore agro-industriale della Calabria, è stata causata dai gravi atti di violenza cui, da tempo, sono stati fatto oggetto, e dalla diffusa e permanente condizione di estremo ed assoluto sfruttamento cui è sottoposta la forza-lavoro agricola immigrata, attuato dalle imprese che operano in quel settore produttivo, che vogliono assicurarsi, con ogni mezzo lecito ed illecito, la massimizzazione dei loro profitti economici.  

Tale reazione è stata presa a pretesto dal Governo Berlusconi per riprendere ed intensificare la campagna discriminatoria contro i lavoratori immigrati (repressione, allontanamento e confinamento nei vari centri per immigrati).  

Lottiamo per la regolarizzazione di tutti i lavoratori immigrati indocumentati, per la cittadinanza, per l'estensione dei diritti  civili, sociali e politici agli immigrati, per la difesa dei posti di lavoro e contro i licenziamenti, per il diritto alla casa e all'istruzione.  

Lavoratori e lavoratrici, italiani e immigrati, uniti nella lotta comune per la difesa e la conquista dei diritti.  

NO al RAZZISMO, NO allo SFRUTTAMENTO!

CUB IMMIGRAZIONE-Sede nazionale viale Lombardia, 20 – Milano tel. 0270631804  

 


 27 gennaio    sussidi

http://www.agenziapiemontelavoro.net/documenti/APL_Interventi_Monetari_Sostegno_Reddito_2009-bis.pdf

SOPRA  IL LINK DOVE POTER SCARICARE IL BANDO CON I REQUISITI RICHIESTI E I MODULI DI DOMANDA PER OTTENERE I NUOVI SUSSIDI AL REDDITO.

Tra i destinatari anche i soggetti in cassa integrazione.

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giornata della memoria





http://www.olokaustos.org/

ebrei e palestinesi

MALINTESE memorie


28 gennaio

“Debellar tre mali estremi: tirannide, sofismi, ipocrisia”

Tommaso Campanella

Associazione Culturale PonSinMor Web: www.ponsinmor.info

NewsLetter del 28.01.2010

Sostieni il nostro lavoro di informazione: iscriviti, fai un sostegno o collabora all’Associazione. Per comunicazioni, commenti, collaborazione e contatti

scrivere a pon-sin-mor@libero.it

 

Compagni, amici

La nostra Associazione da tempo porta avanti un ambizioso progetto che intende mettere a disposizione del proletariato italiano alcuni indispensabili strumenti culturali e scientifici e di semplice informazione, senza dei quali è impossibile orientarsi nella innumerabile massa di dati, notizie, che pure esistono e circolano nel mondo mediatico, ma che, in assenza di un’organizzazione internazionale di classe, indipendente, autonoma, riconosciuta e autorevole, portano, nel loro insieme, alla ridondanza, alla deformazione, all’incertezza perma-nente, di cui solo le ideologie dominanti possono avvantaggiarsi. In ciò noi facciamo solo quel che riteniamo il minimo indispensabile, dove siamo ed operiamo, e sappiamo pure che sono in tanti in varie parti, non solo in Italia, a fare la loro parte.

Abbiamo cominciato questo lavoro in quattro gatti, in modo indipendente, con le nostre energie, svilup-pando un piano editoriale che ha visto pubblicare opere che nessun editore borghese avrebbe mai pubblicato: dalle testimonianze dirette a lavori anche teorici di operai su importanti momenti della lotta di classe in Italia, con biografie e documenti che in se sono lo spaccato di un’epoca. Abbiamo tradotto e soprattutto diffuso a li-vello di massa tra i lavoratori opere di storia del movimento operaio internazionale, di analisi economica, di scienza ed epistemologia altrimenti ignote persino alle avanguardie più coscienti che oggi sono alle prese con il problema della ricomposizione di una classe frammentata su scala mondiale in un momento di crisi inedita del capitalismo, che vede le sue avanguardie prive di un riferimento autorevole, e spesso disorientate.

Abbiamo anche dato voce all’espressione poetica e letteraria di lavoratori migranti, in lingua araba e italia-na, e svolto un lavoro critico di inchiesta sociale e politica internazionale anche attraverso opere letterarie.

Nella nostra newsletter cerchiamo di selezionare dati, tradurre e selezionare informazioni e ricostruzioni analitiche e teoriche dell’attuale momento storico internazionale. In questo difficile compito non smettiamo di chiedere contributi, traduzioni, segnalazioni e collaborazione, specie agli Amici e compagni che conoscono le lingue straniere.

Il programma prosegue ed è nutrito. Da un anno stiamo cercando di renderci autonomi, di pubblicare in proprio i nostri lavori e a tal fine abbiamo risolto con i nostri sforzi, ossia con l’autofinanziamento dei soci, l’intera filiera della stampa, che ormai facciamo in proprio. Resta il problema della legatura dei testi. E’ neces-sario disporre di una macchina brossuratrice, che, per le nostre ridotte esigenze, costa solo 2.500 euro.

A tal fine chiediamo agli Amici di PonSinMor, ai soci, ai simpatizzanti, a chi ci ha già fatto pervenire incorag-giamento e simpatia, di sottoscrivere per il nostro progetto. Lo si può fare chiedendo opere dal catalogo (www.ponsinmor.info), facendo sottoscrizioni anche a prescindere dalle pubblicazioni, oppure prenotando con sottoscrizione anticipata per le opere imminenti che qui elenchiamo:

1. Loren Goldner, Il «socialismo in un solo paese» prima di Stalin e le origini dell’«anti-imperialismo» rea-zionario. Il caso della Turchia (1917-1925). Postfazione di Dino Erba (Dal Komintern all’NKVD. La parabola della politica estera sovietica).

2. G.V. Plechanov, Il materialismo militante. Risposte al sig. Bogdanov. E altri scritti su Marx, Engels e il ma-terialismo. Nota editoriale (Dante Lepore: Una polemica tra teoria della conoscenza e pratica rivoluzionaria).

Entrambe le opere sono pressoché complete e in parte stampate. Occorre solo la legatura.

Le sottoscrizioni vanno segnalate a pon-sin-mor@libero.it

I versamenti vanno indirizzati ai numeri di conti correnti e relativi IBAN che trovate al sito www.ponsinmor.info 

A. TRAMITE POSTA  (BY POST):                                                   

1 - richiedendo la spedizione dei volumi contrassegno (ordering volumes cash on delivery - Only for Italian Countrie)
     Prezzo libro +€ 4,50 per spese contrassegno)                                                                                

2 - bonifico on line intestato a Lepore Dante, Codice IBAN: IT84B0760101000000012673281
     (FOR ALL COUNTRIES: BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX)
     Prezzo del libro senza ulteriori spese.

3 - bollettino postale intestato a Lepore Dante, su c.c.p. n. 12673281
     Prezzo del libro+ € 2,50

 

B. TRAMITE BONIFICO BANCARIO (BY BANK)

Intestato a Lepore Dante, IBAN: IT91N0306901027100000062220 (FOR ALL COUNTRIES: BIC: BCITITMM)
Prezzo del libro senza ulteriori spese (solo per l’Italia)

 

Fraterni saluti

p. Associazione Culturale PonSinMor

Dante Lepore

 


29 gennaio

asl To3

ecco un articolo inerente agli 800 milioni di euro stanziati DALLA provincia per alcuni lavoratori di serie A in CASSA INTEGRAZIONE.

http://www.provincia.torino.it/stampa/cronache/2010/num1.htm pg 5


30 gennaio

FIAT: Epifani, per Termini Imerese è necessario esplorare tutte le possibilità

Le lavoratrici della OMSA contro la chiusura dell'azienda

ALCOA: bloccato lo stabilimento in Veneto e l'aeroporto di Cagliari

lotte ad Haiti di Batay Ouvriye

*** Goldner. L'immensa sorpresa di ottobre - pdf - ottobre 2008

Newsletter 10 - pdf - giugno 2009

Continua lo sciopero di Pyeongtaek in Corea del Sud.

Newsletter 11 - pdf - Luglio 2009

Aggiornamenti sullo sciopero di Pyeongtaek in Corea del Sud.

Newsletter 12 - pdf - Novembre 2009

Lo sciopero della Ssangyong Motors in Corea del Sud termina nella sconfitta e nella pesante repressione.


31 gennaio

Fabrizia Ramondino 'L'isola dei bambini' - pdf


Senza lavoro, si era dato fuoco
morto l'operaio di Bergamo


BERGAMO - E' morto questa mattina, l'operaio che ieri si era dato fuoco per aver perso il  lavoro, due mesi fa. Subito dopo essere stato soccorso dai passanti che avevano spento le fiamme, S.M., 36 anni, di Bergamo, era stato portato agli Ospedali Riuniti di Bergamo, quindi trasferito nel reparto di Rianimazione dell'ospedale di Verona Borgo Trento, dove si trova un centro specializzato nella cura delle ustioni. Le bruciature però sono risultate troppo gravi, e l'uomo è deceduto.

La tragedia è avvenuta ieri mattina in una piazzola lungo la provinciale tra Brembate e Marne. L'uomo si è fermato con l'auto, è sceso, si è cosparso di benzina e poi ha appiccato le fiamme. Due artigiani di passaggio che hanno assistito alla scena sono intervenuti, cercando di spegnere le fiamme con giacche. Poi è arrivata una donna che ha spento il fuoco con l'estintore che aveva in auto. Un quarto automobilista ha praticato il massaggio cardiaco al ferito fino all'arrivo del 118.

L'operaio aveva lavorato fino allo scorso novembre in una ditta di Zingonia, che dopo due mesi di cassa integrazione era stata chiusa. Lasciandolo senza lavoro, e con un carico di disperazione che non è riuscito più a sopportare.

( 31 gennaio 2010 )- repubblica

 

 

 

 


 

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