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good times, bad times/ diario del 2010/ febbraio

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la colonna sonora del mese è una canzone di Dylan

archivio notizie sulle lotte in Italia: click

All'uomo non capita nulla che dalla natura non sia stato formato a sopportare.

Marco Aurelio

Abbiamo passato un 2009 terribile. In zona persa la Stabilus,90 licenziati alla Sachs, 63 esuberi alla Graziano, in forse la Newcocot ecc.

Il 2010 sarà peggio? Ricordiamo l'esempio della Innse: tenere le fabbriche, difendere i macchinari, non svendere i posti di lavoro...

Riponiamo tra le statuette del presepe, quella del duomo di Milano e ricordiamoci che i Berlusconi sono milioni: uno su due italiani.

Coraggio

intervista a Salvatore Ameduri- Cisl-2009


 

http://www.comune.torino.it/bandi/20090202_bandocantieri/

da indicare ai disoccupati i bandi per cantieri di lavoro

 

 

A febbraio (24 ?)a Stranamore alpcub organizza la proiezione del documentario:

'INNSE storia di una lotta' - 80'

 spezzone 2'

1 febbraio  notav

Eravamo intenti a scrivere le “bugie di Virano” visto che la fatidica data del 31 gennaio è arrivata, ma ahinoi, siamo a raccontarvi l’ennesimo attentato: ieri sera verso le 10.30 i “soliti ignoti” hanno incendiato e completamente distrutto il presidio di Bruzolo. Ci avevano provato già due volte: 3 settimane fa (incendio spento dai pompieri e struttura danneggiata) e poi questo sabato notte lasciando anche una bombola del gas aperta vicino al fuoco, ma anche allora non gli era andata bene. Ieri invece missione compiuta: il presidio non esiste più. Come se non bastasse giovedì sono stati imbrattati da scritte “sì tav” alcuni cippi di Caprie che ricordavano il sacrificio di partigiani valsusini caduti per mano fascista.

Gesti del genere rafforzano le nostre convinzioni: la verità delle cose che diciamo e portiamo avanti fa sempre più paura a loro, non di certo a noi che andremo avanti per la nostra strada più determinati che mai.

Oggi pomeriggio alle 18.00 assemblea al presidio di Susa per fare il punto dopo l’attentato.
Ma veniamo alle bugie del Sig. Virano. Tale personaggio a dicembre dell’anno scorso comunicava a giornali e tv che, nel nuovo anno, sarebbero partiti i carotaggi, che sarebbero stati svolti tutti alla luce del sole, che la popolazione sarebbe stata avvertita in anticipo e informata adeguatamente; inoltre, dichiarava che entro il 31 gennaio la maggior parte dei sondaggi sarebbe stata svolta per poter presentare il miglior progetto preliminare alla comunità europea, che l’osservatorio sarebbe andato avanti con i sindaci della Valsusa e che l’unione europea poteva stare tranquilla perché l’opposizione in Valle di Susa è orami residuale.

Bene:
- le trivelle sono arrivate nel cuore della notte scortate da centinaia e centinaia di uomini delle forze dell’ordine.

- Alla popolazione che doveva essere avvertita è stata invece nascosto fino all’ultimo secondo possibile l’arrivo della trivella

- Quanto all’informare siamo rimasti ai 30 minuti del 18 gennaio al mercato di Susa dove Saitta e Borioli non sono riusciti a convincere nessuno. Da allora il nulla.

- In Valle sono stati svolti 2 sondaggi e mezzo (quello di Condove non è stato finito per l’opposizione della popolazione) su 40 previsti. Allora, ci chiediamo da dove è uscito il progetto portato alla comunità europea? Senza sondaggi, dicevano, era impossibile farlo e invece come per magia… eccolo spuntate dal cilindro di Virano!

- Nell’osservatorio la stragrande maggioranza dei sindaci della Valle di Susa non hanno nominato nessun tecnico e non lo nomineranno fino a quando non si smetterà di parlare di progettazione. Centralità della comunità montana, opzione zero, utilità e costi/benefici sono i veri nodi da trattare.

- L’opposizione in Valle di Susa è esattamente uguale al 2005:le 40 mila persone in piazza il 23 gennaio su una popolazione di 60 mila lo dimostra ampiamente. Altro che Valle pacificata

Pertanto possiamo tranquillamente dire che il Sig. Virano, così osannato dai politici e dai media amici, oltre che essere un bugiardo patentato, ha anche  totalmente fallito la sua missione. E’ stato stipendiato per 4 anni con i  nostri soldi per fare un buco nell’acqua.

Noi intanto andiamo avanti sempre più forti. I presidi, nonostante gli attentati, si rafforzano sia nelle strutture che nella partecipazione.

Borgone è già stato ricostruito. Susa e S.Antonino hanno ormai strutture chiuse e consolidate, così come Villarbasse.

Ieri al presidio la “Trippa” di S.Antonino almeno 300 persone si sono ritrovate per danzare, magiare e stare insieme.

E presto anche quello di Bruzolo lo ricostruiremo.…non avete ancora capito con chi avete a che fare.

Sarà dura…ma sempre più per lorsignori.


Comitato no tav Spinta dal Bass – spazio sociale libertario Takuma            01/02/2010

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quando il tempio diventa santuario - pdf

I MANDARINI E LE OLIVE NON CADONO DAL CIELO
Pubblicato in:: Numero670-10
In data 31 gennaio 2010 ci siamo riuniti per costituire l´Assemblea dei lavoratori
Africani di Rosarno a Roma. 
Siamo i lavoratori che sono stati obbligati a lasciare Rosarno dopo aver rivendicato
i nostri diritti. Lavoravamo in condizioni disumane. 
Vivevamo in fabbriche abbandonate, senza acqua né elettricità. Il nostro lavoro era
sottopagato. 
Lasciavamo I luoghi dove dormivamo ogni mattina alle 6.00 per rientrarci solo la sera
alle 20.00 per 25 euro che non finivano nemmeno tutti nelle nostre tasche. 
A volte non riuscivamo nemmeno, dopo una giornata di duro lavoro, a farci pagare.
Ritornavamo con le mani vuote e il corpo piegato dalla fatica. 
Eravamo, da molti anni, oggetto di discriminazione, sfruttamento e minacce di tutti i
generi. 
Eravamo sfruttati di giorno e cacciati, di notte, dai figli dei nostri sfruttatori. 
Eravamo bastonati, minacciati, braccati come le bestie...prelevati, qualcuno è
sparito per sempre. 
Ci hanno sparato addosso, per gioco o per l´interesse di qualcuno. Abbiamo continuato
a lavorare. 
Con il tempo eravamo divenuti  facili bersagli. Non ne potevamo più. 
Coloro che non erano feriti da proiettili, erano feriti nella loro dignità umana, nel
loro orgoglio di esseri umani. 
Non potevamo più attendere un aiuto che non sarebbe mai arrivato perché siamo
invisibili, non esistiamo per le autorità di questo paese. 
Ci siamo fatti vedere, siamo scesi per strada per gridare la nostra esistenza. 
La gente non voleva vederci. Come può manifestare qualcuno che non esiste? 
Le autorità e le forze dell´ordine sono arrivate e ci hanno deportati dalla città
perché non eravamo più al sicuro. Gli abitanti di Rosarno si sono messi a darci la
caccia, a linciarci, questa volta organizzati in vere e proprie squadre di caccia
all´uomo. 
Siamo stati rinchiusi nei centri di detenzione per immigrati. Molti di noi ci sono
ancora, altri sono tornati in Africa, altri sono sparpagliati nelle città del Sud. 
Noi siamo a Roma. Oggi ci ritroviamo senza lavoro, senza un posto dove dormire, senza
I nostri bagagli e con i salari ancora  non pagati nelle mani dei nostri sfruttatori.
Noi diciamo di essere degli attori della vita economica di questo paese, le cui
autorità non vogliono né vederci né ascoltarci. I mandarini, le olive, le arance non
cadono dal cielo. Sono delle mani che li raccolgono. 
Eravamo riusciti a trovare un lavoro che abbiamo perduto semplicemente perché abbiamo
domandato di essere trattati come esseri umani. Non siamo venuti in Italia per fare i
turisti. Il nostro lavoro e il nostro sudore serve all´Italia come serve alle nostre
famiglie che hanno riposto in noi molte speranze. 
Domandiamo alle autorità di questo paese di incontrarci e di ascoltare le nostre
richieste:  domandiamo che il permesso di soggiorno concesso per motive umanitari
agli 11 africani feriti a Rosarno, sia accordato anche a tutti noi, vittime dello
sfruttamento e della nostra condizione irregolare che ci ha lasciato 
senza lavoro, abbandonati e dimenticati per strada. 
Vogliamo che il governo di questo paese si assuma le sue responsabilità e ci
garantisca la possibilità di lavorare con dignità. 

L´Assemblea dei Lavoratori Africani di Rosarno a Roma

2 febbraio

Care amiche e cari amici,

 
sono stato un mese in Birmania/Myanmar, precisamente a Mandalay, la ex capitale precoloniale.
Per un corso intensivo di italiano, come credo sappiate.
 
Secondo gli accordi ho portato alle due case per bambine e bambini orfani il frutto della raccolta cui avete partecipato: complessivamente 3.500 dollari USA. Le case stanno in due diversi paesi di campagna e il contributo consente loro di "andare avanti" per almeno sei mesi.
In entrambe l'atmosfera e' molto gioiosa, soprattutto in quella delle bambine. Tanto per dire, ad un certo punto tre di loro, tra i 5 e gli 8 anni, mi hanno "sequestrato" e mi hanno portato a fare un giro tra le famiglie del paese. Siamo stati a zonzo per quasi due ore allontanandoci non poco dalla "Casa" senza che nessuno si preoccupasse: l'integrazione tra le bambine, suore e abitanti del paese e' molto alta. Io ho cercato di sottrarmi il piu' possibile al ruolo del "benefattore", insistendo molto sul fatto che ero solo il corriere.
In allegato qualche foto in Power Point  che potete avviare una volta aperto.
 
Per quanto riguarda il corso di italiano, ho ritrovato il gruppo dello scorso anno con alcuni/e nuovi/e. La scuola si e' arricchita del corso di coreano che si aggiunge all'italiano e all'inglese. E' del tutto gratuita [in un paese dove si paga anche per attraversare un ponte] .
I miei tentativi, lo scorso anno all'ambasciata italiana di Yangon, quest'anno alla Societa' Dante Alighieri [istituzionalmente dedita -si fa per dire- all'insegnamento dell'italiano all'estero], di ottenere materiale didattico o qualche altra forma di sostegno, sono andati a vuoto. Pertanto, ancora piu' graditi i CD e DVD che mi avete procurato e che ho lasciato in dotazione.
La mia idea, che vorrei discutere con chi di voi fosse interessato, sarebbe quella di provvedere la scuola di una borsa di studio annuale che consentisse a qualcuno dei frequentanti di venire a Torino per due o tre mesi per perfezionare la lingua. Per loro una buona conoscenza dell'italiano e' un obiettivo molto concreto, gli consentirebbe di diventare "guide turistiche patentate" garantendosi un lavoro piu' che decente senza dover entrare in qualche business gestito dagli apparati governativi, cioe'militari. 
 
Naturalmente sono disponibile a incontrarmi con chi volesse aggiornamenti sulla situazione generale del paese o sul rapporto buddismo e società, nella forma che possiamo concordare.
 
Grazie,
claudio canal
333.7962720
011.531264

Newsletter sulla Birmania- Claudio Canal


3 febbraio

CICLO DI CONFERENZE FORMATIVE

5° APPUNTAMENTO

Venerdì 5 Febbraio 2010  h. 20,30

 

DALL’INCHIESTA

 OPERAIA DEI

 QUADERNI ROSSI

AI NUOVI CONFLITTI DEL LAVORO

 

PER UNA STORIA

DEL MOVIMENTO OPERAIO

 

Relatori:

Marco REVELLI

Sociologo - Università Piemonte or.

Marco SCAVINO

Storico - Università Torino

Vittorio RIESER

Collaboratore dei QUADERNI ROSSI

 

Moderatrice

Marilde PROVERA - Prc

 

Sala Centro Incontro

C.so Belgio, 91 – Torino

 

A cura del Circolo Centro-Crocetta Prc – Torino

Info: 3891647237 – elimberti@prctorino.it

stampatoinproprioviabrindisi18torinogen.2010

 
Con la collaborazione della Federazione torinese e del Comitato regionale del PRC

 


4 febbraio

FIAT: BRISCOLA GOVERNO, PADRONI E SINDACATI

Alcoa, i dirigenti cacciati dalla fabbrica

di da. ma.- l'unità

Il giorno della tensione. I lavoratori tornano in fabbrica, allontanano i dirigenti ma nella manifestazione di protesta davanti alla direzione scoppiano i tafferugli e restano contusi un sindacalista e un operaio. Sono passate le 16 quando nella fabbrica di Portovesme arrivano i lavoratori che per 24 ore hanno manifestato a Roma sperando che l’intervento del Governo riuscisse a far cambiare idea all’Alcoa, l’azienda che ha deciso di spegnere gli impianti e mandare i lavoratori in cassa integrazione. I lavoratori e i sindacalisti chiedono ai dirigenti rimasti in fabbrica di lasciare gli impianti. Una richiesta per rimarcare che, come spiegano i sindacati, «gli impianti possono lavorare anche senza l’Alcoa». Nel piazzale antistante la direzione, situata all’interno degli impianti, ci sono 500 persone. Battono i caschetti per terra e chiedono ai dirigenti di andare via. È questione di attimi e quella che sarebbe dovuta essere una manifestazione simbolica rischia di degenerare. Franco Bardi, segretario della Fiom Cgil, e un operaio vengono urtati dall’auto che cerca di fare manovra in mezzo alla folla. «L’idea era quella di far capire che noi vogliamo far funzionare la fabbrica anche senza Alcoa - racconta Franco Bardi -. Si è formato un cordone attorno all’auto dei dirigenti per evitare che la situazione degenerasse». Nel piazzale la tensione è alle stelle. «Io e un altro lavoratore siamo stati urtati dall’auto. Quando gli altri si sono accorti della nostra situazione è scoppiata la bagarre». Immediata la reazione dei sindacati. «Anche se ci sono momenti di drammatica preoccupazione, la violenza non è mai accettata - dice Roberto Puddu della Camera del Lavoro del Sulcis Iglesiente - sarebbe opportuno, comunque, che tutti, azienda, lavoratori e istituzioni avessero un comportamento più responsabile. La situazione è davvero preoccupante». Continua, intanto, la corsa contro il tempo dei rappresentanti delle istituzioni (dal Governo alla regione) per evitare il blocco degli impianti a partire dal 6 febbraio. Per domani mattina è previsto un nuovo vertice dei rappresentanti sindacali proprio all’Alcoa. Dall’impianto di Portovesme, dove restano i presidi dei lavoratori, partirà la delegazione che, domani mattina, aprirà il corteo dello sciopero generale della Sardegna in programma a partire dalle 9 a Cagliari. Lunedì il vertice finale a Roma tra Alcoa, Governo e sindacati.

04 febbraio 2010-  video
feb 04
- Alcoa: la cronaca della lunga giornata di attesa a Roma dell'incontro tra governo, sindacati e vertici dell'Alcoa. Di notte è arrivata la notizia che la multinazionale ha preso nuovamente tempo, e sembra intenzionata a non retrocedere dall'idea di chiudere gli stabilimenti in Italia
 
- Alcoa: il delegato CUB Stefano Lai, presente all'incontro al governo, fa un resoconto della difficile trattativa
 
- Novaceta: le voci degli operai dal presidio della fabbrica occupata nel magentino

 

Presidio - pdf

Indice

Licenziamenti di massa e il loro potenziale di conflitto sociale .............. 4

Officine di Bellinzona: un modello esemplare ........................................ 7

Borregaard-Attisholz presso Soletta: sconfitti senza lotta ..................... 16

INNSE Milano: l’esperimento autogestione ......................................... 24

IVECO Suzzara (I): il fuoco di paglia della rivolta ............................... 35

Holcim Torredonjimeno (E): Mobilitazione di massa o presidio di

fabbrica? ................................................................................................ 39

Conclusioni ........................................................................................... 49

Indicazioni delle fonti e documentazione .............................................. 55

 


5 febbraio

Il primo marzo 2010 accadrà in Italia qualcosa che non era mai avvenuto prima. “Una giornata senza di noi”, ovvero la prima mobilitazione degli stranieri in Italia, sostenuta da tutti quegli italiani stanchi delle molte forme di razzismo che si contano ogni giorno nella penisola.

logoNon un semplice sciopero, precisa ai nostri microfoni Daimarely Quintero, portavoce del Comitato nazionale, ma un’iniziativa contenitore di molte iniziative, nata in rete sulla scia dell’analoga mobilitazione che si terrà nello stesso giorno in Francia: La journée sans immigrés: 24h sans nou. Molti dunque gli appuntamenti del prossimo 1 marzo, su cui offriremo una copertura ampia.

Un’idea che vede coinvolti “stranieri” e “autoctoni” contro ogni forma di razzismo, con lo scopo di far cadere in primo luogo ogni distinzione relativa alla provenienza o allo status delle persone che vivono in Italia. Una mobilitazione nata prima dei fatti di Rosarno, ma che in essi vede facili profezie.

Per chi volesse avere un panorama completo della mobilitazione sono a disposizione:

Il blog dell’iniziativa | La pagina Facebook | Il canale di Peacereporter

testi e documenti  pdf dossier chiesa valdese

Paese di origine Immigrati-  % donne

Romania 796.477 53,1

Albania 441.396 45,2

Marocco 403.592 42,1

Cina 170.265 47,8

Ucraina 153.998 99,9

Filippine 113.686 58,1

Tunisia 100.112 35,9

Polonia 99.389 70,0

India 91.855 40,9

Moldavia 89.424 66,4

Macedonia 89.066 43,0

Ecuador 80.070 59,4

Perù 77.629 60,2

Egitto 74.599 30,3

Sri Lanka 68.738 44,5

Senegal 67.510 21,3

Bangladesh 65.592 33,3

Serbia 57.826 45,2

Pakistan 55.371 31,0

Nigeria 44.544 55,9

Ghana 42.327 43,3

Le prime 21 comunità immigrate in Italia, residenti al 31 dicembre 2008. Fonte: Istat

Ciafaloni-migranti  pdf


6 febbraio 

La Confederazione Unitaria di Base ritiene la decisione del Comune di Torino di non rinnovare il contratto di affitto dei locali siti nella palazzina di Via Cecchi a Radio Blackout molto grave e lesiva della libertà di espressione.

La decisione del sindaco Sergio Chiamparino rappresenta una ritorsione nei confronti di una radio scomoda e che molti vorrebbero vedere chiusa.

Una radio che ha sempre dato voce ai movimenti popolari, alle lotte dei lavoratori, degli immigrati, senza sconti denunciando quelli che sono i poteri forti e tutti coloro i quali vogliono mettere sempre di più “le mani sulla città”.

La Confederazione Unitaria di Base esprime, quindi la più sentita solidarietà a tutti i compagni della redazione di Radio Blackout e si impegna a sostenerli nella loro azione a difesa della libertà di espressione.

 Confederazione Unitaria di Base/Piemonte

 Torino, 6 febbraio 2010

dicono che Chiamparino si faccia di coca sulla tomba di Gianni Agnelli sognando la TAV


7 febbraio

Domenica è sempre domenica!

 Auchan

E così adesso tocca anche a noi

A partire da domenica 14 Febbraio, festa degli innamorati e degli ipermercati, anche in corso Romania 410 le domeniche verranno retribuite in ordinario e diventeranno obbligatorie.

Questo è l’effetto del contratto nazionale siglato da Cisl e Uil nel 2008 e firmato anche dalla Cgil nel 2009.

Sempre d’estate e sempre in silenzio. Il silenzio dei ladri (di reddito)…

Fino ad ora l’integrativo torinese Auchan ci aveva protetto da questa aberrazione, però il contratto integrativo è scaduto e, in assenza di un suo rinnovo, vengono applicati il CCNL e l’integrativo nazionale Auchan.

Risultato: le domeniche di apertura diventano giorni lavorativi come gli altri, con buona pace dei sacrifici individuali e familiari che siamo chiamati a fare per permettere all’azienda di far crescere il suo fatturato.

Noi crediamo che non si debba restare fermi e in silenzio ad accettare questo ulteriore sopruso. Per questo abbiamo proclamato un primo sciopero di avvertimento contro l’applicazione di questa norma.

 

Sabato 13 sciopereremo per tre ore su ogni turno:

 

-         dalle 5 alle 8 per chi entra al lavoro alle cinque

-         dalle 9 alle 12 per chi entra al lavoro alle ottobre

-         dalle 16 alle 19 per chi entra al lavoro alle quindici.

 

L’azienda sappia che questo è solo il primo avvertimento: se Auchan continuerà a voler obbligarci a svendere le nostre domeniche e il nostro tempo libero per un piatto di lenticchie, sappia che la prossima domenica in ordinario (e obbligatoria) se la dovranno fare i dirigenti perché proclameremo uno sciopero che impedirà loro di tenere aperto in quella data.

Azienda avvisata…

cub


8 febbraio

La sentenza finale è imminente dopo una lunga battaglia legale tra il gigante petrolifero Chevron e le coraggiose popolazioni indigene dell’Amazzonia ecuadoriana, che chiedono un risarcimento per le tonnellate di rifiuti tossici scaricate nella foresta pluviale.


Se Chevron sarà costretta a pagare miliardi come risarcimento danni, sarà un grande passo avanti per chiedere conto ai maggiori inquinatori del mondo. Messo alle strette di fronte all’imminente sconfitta, il gigante petrolifero ha lanciato un’aggressiva e disperata campagna di pressione politica nel tentativo di ribaltare la sentenza.

Ma il nuovo amministratore delegato e presidente della Chevron, John Watson, sa bene che il marchio e la reputazione della sua società sono sotto tiro – è il momento di far salire la tensione e creare un precedente storico che lancerà ripercussioni nelle sale di consiglio delle compagnie in tutto il mondo! Firma la petizione per chiedere a Watson ed alla Chevron di pagare per ripulire il loro disastro in Ecuador, ed i nostri partner la consegneranno direttamente a loro, ai loro azionisti ed ai media americani -- clicca in basso per agire adesso:

http://www.avaaz.org/it/chevron_toxic_legacy/?vl


9 febbraio

 

 

giù le mani dalla Innse

 video sulla lotta vincente della Innse

Stranamore 24 febbraio 2010 ore 21

 proiezione e punto della situazione con rappresentanze di Stabilus, Indesit, Graziano, PMT, NewCocot, 0mvp

 leggere il documento sui presidi di fabbrica

 Stranamore/Alpcub Pinerolo

0121 321729  


10 febbraio

PECHINO
- La Cina ha puntato il dito contro alcune diplomazie straniere, colpevoli di aver interferito nei suoi affari interni sul caso del processo al dissidente Liu Xiaobo. Dopo l'udienza di mercoledì durata appena due ore, il verdetto per il noto dissidente, che rischia 15 anni di carcere per sovversione, è atteso per il giorno di Natale.

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Jiang Yu, ha affermato che gli appelli di alcune ambasciate per il rilascio di Liu Xiaobo costituiscono «una grossolana ingerenza negli affari interni cinesi». Secondo le organizzazioni per i diritti umani, Pechino ha scelto di proposito il giorno di Natale per il verdetto così da far passare inosservata la sentenza.

Ieri il cognato dell'imputato, Liu Hui, ha detto che l’udienza è durata circa due ore e che il procuratore ha accusato Liu Xiaobo di crimini gravissimi, fra questi il principale «sovversione contro i poteri dello stato». Liu Xiaobo, 57 anni, è uno dei più importanti attivisti per i diritti umani in Cina; era stato fermato dalla polizia un anno fa, poi portato in un luogo sconosciuto e arrestato formalmente solo nel giugno scorso. La colpa di Liu sarebbe stata quella di aver diffuso su internet documenti e appelli contro il regime cinese, in particolare di aver diffuso la Carta 08, un documento firmato da 300 personalità in cui si chiede al governo cinese di rispettare i diritti umani, attuare riforme politiche e garantire l`indipendenza del potere giudiziario. Il documento è stato pubblicato in occasione dei 60 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti umani. Molti dei firmatari sono stati interrogati o costretti agli arresti domiciliari.

corriere

Il testo integrale di Carta 08, per i diritti umani in Cina
Riportiamo il documento temuto dal governo cinese e censurato, perché chiede maggiore democrazia e rispetto dei diritti. Cosa fare per aderire.


vedi su:

http://www.libreidee.org/2008/11/marco-revelli-gli-imprenditori-della-paura/

vedi video storia delle foibe

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=60

quaderno FASCISMO FOIBE ESODO pdf

10 febbraio: "giornata del ricordo”?

e noi RICORDIAMO:

  • Le 120.000 vittime civili libiche dell'esercito fascista nel 1930 durante la deportazione delle popolazioni cirenaiche.
  • Le 600 tonnellate di gas asfissianti (iprite e fosgene) lanciate dall'aviazione fascista sulla popolazione etiopica nel 1935/36, le migliaia di civili passate per le armi dopo l'attentato fallito a Graziani nel '37, i 310 monaci cristiani, ma di rito copto, trucidati a Debra Lianos col plauso dei cappellani militari e del Vaticano.
  • I bombardamenti della Croce Rossa in Etiopia, i 17.000 etiopi deportati e sterminati nel campo di sterminio di Danane (Somalia); i telegrammi di Mussolini a Graziani dove scriveva: "Autorizzo ancora una volta Vostra Eccellenza a condurre sistematicamente politica del terrore et dello sterminio".
  • L'annessione della Slovenia del '42 con la costituzione della provincia italiana di Lubiana e le direttive dei generali Robotti e Roatta: "Si ammazza troppo poco …Sgombero totalitario, dove passate levatevi dai piedi tutta la gente che può spararci alla schiena ... Distruggere i paesi e sgombrare le popolazioni".
  • I 150.000 deportati iugoslavi nei campi di sterminio di Arbe, Palmanova, Gonars, Renicci ed altri ancora, con più di 4000 morti di fame e di stenti.
  • Le vittime iugoslave del campo di concentramento fascista di Zlatin, gli abitanti maschi di Srbernovo spediti nei lager, le donne seviziate dall'esercito fascista e poi gettate nelle foibe. Ed inoltre la Risiera di S. Sabba, lager nazista di Trieste, dove furono sterminati comunisti, ebrei e rom con la complicità diretta degli sgherri di Mussolini.

 


 
  n+1 
 
Rivista sul "movimento reale che abolisce lo stato di cose presente"
 
Supplemento alla rivista n+1
Direttore responsabile: Diego Gabutti
Registrazione al tribunale di Torino n. 5401 del 14 giugno 2000
 
Conferenza pubblica a Venezia
 
Venerdì 12 febbraio, ore 21.00
Teatro dei Frari, San Polo civico 3072
 
CRISI, DISOCCUPAZIONE, PRECARIETA'
 
Diritto al lavoro o libertà dal lavoro salariato?
 
 
Nella storia dell'umanità niente è stato più insensato dell'odierno culto del lavoro: abbiamo finalmente a disposizione i mezzi per essere liberi dalla necessità e invece questi mezzi ci dominano, ci abbrutiscono di lavoro, ci offrono una produttività così alta che la stragrande maggioranza della popolazione è "in esubero" rispetto alle esigenze della produzione. E non lavora affatto.

Chiunque non sia intossicato dall'ideologia capitalistica capisce benissimo che la liberazione di lavoro umano operata dalle macchine, dalla scienza e dall'organizzazione potrebbe essere un vantaggio per tutta l'umanità, la quale non sarebbe certo schifata se potesse dedicarsi ad attività vitali o anche semplicemente belle e divertenti invece di essere schiavizzata dalla necessità di accumulare sempre più Capitale.

Sembra immensamente lontano il tempo in cui gli operai scendevano in piazza organizzando manifestazioni contro il lavoro, quando cioè pretendevano una forte riduzione dell'orario e un salario decente per i disoccupati; quando avevano il coraggio di sfidare l'avversario sul suo terreno, quello preparato dallo sviluppo generale della produttività. Lo sviluppo sociale e produttivo ci libera dal lavoro, e quindi la nostra parola d'ordine umana e non capitalista dovrebbe essere ancora la stessa: "La liberazione dal tempo di lavoro è tempo di vita guadagnato. Se il capitalismo sfrutta sempre di più un numero sempre minore di lavoratori, gettando gli altri nella disoccupazione, ebbene, liberiamoci del capitalismo".

Governanti, capitalisti e sindacalisti di ogni specie hanno un bel gridare a gran voce che il lavoro è sacro, che è un diritto sancito dalla Costituzione, che nobilita l'uomo. Quando il lavoro viene eliminato dal moderno sistema di produzione esso non è né sacro né maledetto, è semplicemente superfluo. Di fronte all'operaio che si chiude nel capannone fatiscente, o che si ammazza per dodici ore al giorno con salario tagliato per salvare la "sua" fabbrica dalla concorrenza, c'è un mondo di milioni di persone che non lavorano più.

Gli industriali vogliono che si lasci libera azione al mercato affinché riduca il prezzo della forza lavoro; i sindacati la vogliono a basso prezzo e a disponibilità illimitata per l'azione di decreti governativi concordati con le cosiddette parti sociali. Firmano senza battere ciglio decreti sullo sfruttamento intensivo ed estensivo del lavoro. Si sa, le esigenze dei mercati debbono essere soddisfatte.

Parlano e agiscono così solo a causa della tronfia sicurezza offerta loro da una classe proletaria che, pur se provvisoriamente corrotta con false sicurezze e ideologie del nulla, conserva intatto il suo potenziale di lotta.

Eccoli perciò organizzare processioni e innalzare preghiere al dio lavoro, facendosi preti di una religione che lo stesso capitalismo si incarica di distruggere nei fatti.

 11 febbraio  Saliamo sul tetto-- il manifesto

Berlusconi impone il voto di fiducia sul maxiemendamento che sancisce Berlusconi impone il voto di fiducia sul maxiemendamento che sancisce la fine del diritto soggettivo al contributo pubblico del quale finora hanno goduto il manifesto e un centinaio di testate no profit e di partito, tra cui L'Unità, Liberazione, Il Secolo d'Italia, la Padania, Avvenire, Europa e tanti altri. Il manifesto da trentanove anni (aprendo la via ad altri quotidiani) vive e combatte senza padroni e padrini alle spalle, con pochissima pubblicità e con la sola forza dei suoi lettori e abbonati. Questa è una condanna a morte, né più né meno. Non intendiamo mollare, protesteremo, combatteremo, andremo in piazza, saliremo sui tetti se necessario. Chiameremo i nostri compagni di sempre e i cittadini democratici a sostenere la nostra resistenza. Il pretesto dell'affossamento della libertà di stampa è che bisogna risparmiare, mentre si buttano soldi a man bassa in corruzione pubblica e privata. È un attacco mortale ai quotidiani no profit, alla libertà di stampa e alla democrazia del paese. Il capo di questo governo è padrone di una fetta enorme dell'informazione italiana e comanda su gran parte di quella pubblica e di quella privata di cui non è direttamente proprietario. Comincia dai piccoli e deboli per poi mettere in riga e addomesticare i forti. Per tutte queste ragioni, che riguardano la libertà del paese e non soltanto la vita del manifesto, chiediamo a tutti, a partire dal parlamento, dalle forze politiche e dagli altri quotidiani, anche nostri avversari, solidarietà, sostegno e iniziative comuni. Siamo furiosi, ma fiduciosi nella possibilità di una risposta forte a chi ci vuole giustiziare.

torino


Pubblichiamo un estratto di un articolo di Notarianni scritto per peacereporter. 

 Viviamo in un Paese dove la classe dirigente sghignazza tra le lenzuola pensando a donne, bambini, uomini, che vengono sepolti sotto le macerie di un terremoto che rade al suolo una città che loro ricostruiranno. Viviamo in un Paese dove la classe politica si dedica più a cercare fanciulle dai costumi facili che non ai troppi guai che i cittadini devono affrontare ogni giorno per sopravvivere. Viviamo in un Paese dove viene richiesto ai cittadini stranieri un esame per poter avere il permesso di calpestar la nostra terra. Un esame che prevede la conoscenza della Costituzione. Peccato che chi propone questa legge non sappia quanti siano gli articoli che la compongano. E nemmeno di cosa parlano, gli articoli della Costituzione. Viviamo in un Paese che spende più di 50 (cinquanta) milioni di euro al mese per fare una guerra di occupazione. Viviamo in un Paese che per portare aiuti spende 120 (centoventi) mila euro al giorno per mandare una portaerei prima a fare una passerella di marketing militare in Brasile, e solo poi a prestare soccorso ad un'altra popolazione sepolta da un terremoto. Viviamo in un Paese in cui la gente non solo ammira il peggio. Ma lo rende arbitro della sua vita. E non importa se si perde il lavoro. Non importa se si perde il diritto ad andare a scuola, ad essere curati, a vivere dignitosamente. Rimane l'ampio consenso alla banda di delinquenti politici, morali, costituzionali che siedono nelle poltrone rosse delle camere.


15 febbraio

la stampa

L'Istat: nel 2009 crollo del 20,7%
ROMA
Nel 2009, le esportazioni italiane sono crollate del 20,7% e le importazioni del 22%, rispetto al 2008. Lo comunica l’Istat, aggiungendo che si tratta dei peggiori dati sui flussi commerciali dal 1970, ovvero da quando esistono le serie storiche. Nel 2009 il saldo commerciale è stato quindi negativo per 4.109 milioni di euro, con una netta riduzione del passivo di 11.478 milioni di euro rilevato nel 2008. Considerando il mese di dicembre 2009 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, le esportazioni sono diminuite dell’1,9% e le importazioni del 3%.

Su base tendenziale il saldo commerciale è risultato così negativo per 123 milioni di euro, inferiore a quello pari a 415 milioni di euro dello stesso mese del 2008. Si tratta, fa notare l’Istat, di dati che segnano una «ripresa» a confronto con i precedenti. Rispetto a novembre, i dati destagionalizzati relativi all’interscambio complessivo presentano a dicembre 2009 un incremento sia per le esportazioni sia per le importazioni con tassi di crescita pari rispettivamente al 4,4% e dall’1,6%. Negli ultimi tre mesi, a confronto con il trimestre precedente, i dati destagionalizzati mostrano una flessione dello 0,2% per le esportazioni e una crescita del 2,4% per le importazioni.

Riguardo ai settori di attività economica, nel complesso nel 2009, rispetto all’anno precedente, per le esportazioni si registra una flessione in tutti i raggruppamenti, particolarmente rilevante per l’energia. Anche le importazioni segnano riduzioni generalizzate, significative soprattutto per energia, prodotti intermedi e beni strumentali. Per quanto concerne i minerali energetici, nel 2009 le importazione di petrolio greggio rappresentano l’8,2% del totale dei flussi in entrata (il 10,6% nel 2008), mentre l’importazione di gas naturale pesano per il 5,9% (il 6% nel 2008). Nel 2009 il saldo della bilancia commerciale al netto di petrolio greggio e gas naturale è positivo per 36,7% miliardi di euro, in diminuzione rispetto all’attivo di 49,9 miliardi di euro registrato nell’anno precedente
mar, 16 feb @ 13:08
ThyssenKrupp. Niente lavoro per gli operai “scomodi”
Pubblicato in:: Numero682-10
Dopo due anni di cassa integrazione nessun posto di lavoro (come sottoscritto in
un accordo dall’azienda) per i 25 lavoratori rimasti in cassa integrazione e
costituitisi parte civile nel processo contro la multinazionale dell’acciaio...
Un caso?
Dopo due anni trascorsi dalla strage del 6 dicembre 2007 in cui morirono 7 colleghi
di lavoro e dopo la chiusura di uno stabilimento in attivo solo per fini puramente
speculativi e di delocalizzazione delle produzioni nel sito ternano della
multinazionale, i lavoratori torinesi posti in cassa integrazione dall’azienda non
sono mai stati ricollocati.
Da evidenziare che i lavoratori in questione sono quasi tutti costituiti parte civile
nel procedimento apertosi al Palagiustizia contro l’azienda per i 7 morti del rogo
del 6 dicembre 2007.
Da questo punto di vista è palese che l’azienda ha operato una scelta precisa, ovvero
quella di non impegnarsi seriamente nella nostra ricollocazione in quanto “sgraditi”
e dando i nostri curriculum vitae ad agenzie di lavoro interinale torinesi che hanno
visto alcuni lavoratori non fare mai un colloquio di lavoro in oltre un anno e mezzo
di iscrizione, se non per lavoretti a tempo determinato di un paio di mesi e in
condizioni peggiorative rispetto alle mansioni ricoperte in precedenza.
L’azienda inoltre, per lavarsi le mani e fingere di rispettare l’accordo, che prevede
la ricollocazione o percorsi formativi di riqualificazione professionale, lo scorso
anno ci ha obbligatoriamente iscritti ad un corso di formazione professionale di
“addetto alla lavorazione su macchine utensili tradizionali (tornitore – fresatore) e
“aggiustatore meccanico con l’ausilio di macchine utensili”, senza minimamente
preoccuparsi di avviare un percorso formativo in accordo con i lavoratori, che hanno
espresso in maniera pacata e civilmente il loro dissenso a questi corsi, non
rifiutando la formazione in se, ma per il fatto che questa avveniva su macchine
dismesse negli anni ’70 e quindi di nessun aiuto per quanto riguarda una futura
ricollocazione nel settore metalmeccanico, ormai sempre più improntata allo sviluppo
tecnologico e comunque versante in un gravissimo periodo di crisi produttiva e
occupazionale. Anche in questo caso la TK ha dimostrato scarso riguardo nei confronti
dei lavoratori pensando di decidere al loro posto cosa sarà del loro futuro e ci ha
“posteggiato” in un corso non scelto e per giunta inutile.
Vita e lavoro dignitosi e in sicurezza sono nostri diritti che come tali devono
essere garantiti: chiediamo che del nostro futuro si facciano carico in primis la
ThyssenKrupp (responsabile di questa situazione) e poi le Istituzioni di questo
territorio (Comune, Provincia e Regione, responsabili della tutela dei cittadini) che
si costituiscono parte civile e sinora poco o nulla hanno fatto per trovare una
soluzione a questa situazione ormai divenuta insostenibile per tutti noi, quando
hanno risorse e mezzi per farlo!
Siamo stanchi di essere presi in giro! Questa situazione non l’abbiamo né creata né
voluta noi e non vogliamo pagarne le conseguenze! 
LAVORATORI IN CASSA THYSSENKRUPP - TORINO

 

 

 

 


Edizione del 17 febbraio 2010

In Val Chisone, insostenibili i costi dell'affitto
Sachs e New Co.Cot, si teme l'esodo in altri stabilimenti

Settamana decisamente negativa per il futuro industriale della Val Chisone. Minacciano di peggiorare, infatti, le situazioni della New Co.Cot di Perosa e della Sachs di Villar Perosa.

In entrambi i casi a peggiorare i problemi, già di per sé gravi, innescati dalla crisi dei mercati interviene pesantemente la sostenibilità economica dei siti dove operano. In poche parole l'affitto dei rispettivi stabilimenti, a detta dei responsabili delle due aziende, sono troppo onerosi; di conseguenza, se non ci saranno interventi di sostegno, potrebbe essere deciso lo spostamento in altra sede. Entrambe le questioni sono state al centro di incontri con sindacati e amministratori senza che si sia intravista alcuna schiarita, ma vediamo di cosa si tratta.

La scorsa settimana i dirigenti della Sachs, incontrando sindacati e amministratori della valle, hanno spiegato: «Ci attendevamo delle risposte dalla Regione sulla possibilità di ricevere un sostegno per l'affitto dello stabilimento, divenuto troppo oneroso dopo la chiusura della Stabilus che condivideva con noi parte del sito, ma purtroppo ancora nulla». Negli stessi giorni si è diffusa la voce, per ora non confermata, di un'ipotesi di trasferimento nei capannoni lasciati liberi dall'Indesit a None e che da tempo la Regione tenta di ricollocare. «Vero o non vero - afferma il consigliere regionale Gian Piero Clement, da sempre impegnato sui temi occupazionali della valle -, occorre che dall'assessore Bairati arrivino presto delle risposte».

NewCo.Cot. Lunedì pomeriggio presso la Regione Piemonte si è tenuto un incontro per esaminare la situazione occupazionale e produttiva dello stabilimento New Co.Cot di Perosa (ex-Manifattura di Legnano). Erano presenti l’assessore provinciale al Lavoro Carlo Diana, l’amministratore delegato della New Co.Cot Varasi, il sindaco di Perosa Renzo Furlan, i rappresentanti sindacali di Uil-Cisl-Alp e delle Rsu, e l’assessore al Lavoro della nuova Comunità montana Denis Donzina.

Anche in questo caso l'azienda, che ha rilevato macchinari e lavoro dopo il fallimento della Manifattura Legnano ma non l'immobile, dichiara che i 600.000 euro richiesti dal curatore fallimentare per l'affitto dello stabilimento non sono sostenibili. Da qui la richiesta di un sostegno da parte della Regione. La riunione però si è risolta con un nulla di fatto e nessun impegno sarebbe stato preso dall'assessore Bairati.

La New Co.Cot però non intende presentare il Piano di investimenti fino a quando non verrà trovata una soluzione sul problema dell'affitto, per intanto si è dichiarata disponibile a prolungare la cassa integrazione straordinaria fino al 31 dicembre.

r.L.   A.M.



liliana ellena

claudio canal

Sconfina/menti

incontri ispirati all’intelligenza ironica e indisciplinata

di Francesca Spano

 

Non c’è modo di lenire il dolore che la sua morte ci ha procurato.

Possiamo però continuare a disseminare idee e a perturbare le nostre tranquillità nel modo che abbiamo imparato da lei: tentando accostamenti improbabili che intrecciano il quotidiano e la politica, l'invisibile e  il materiale, il lontano e il vicino.

Conoscenze e discussioni da scambiare in una cornice sobria e accogliente.

 

venerdi' 26 FEBBRAIO, ore 21,00 

 

claudio canal

 

CARISMATICI, PENTECOSTALI, VISIONARI: IL FUTURO DEL CRISTIANESIMO? 

 

 

 

presso il

circolo FARENAIT

piazza cavour 1

torre pellice [to]

per prenotare la cena:

339 8941900   fare-nait@libero.it

 

Info: Liliana 333.7378558

         Claudio 333.7962720



17 febbraio

COMUNICATO STAMPA

Movimento NO TAV

E’ FINITO IL BLUFF DI VIRANO

Oggi 17 febbraio 2010 le forze della polizia del signor Virano sono venute nuovamente di notte per scortare una trivella per i sondaggi propedeutici alla nuove linea ad alta velocità/capacità Torino-Lyon in località Coldimosso di Susa.

Alla fine della giornata, che ha visto un numero sempre crescente di cittadini della Valle di Susa presidiare il sito della trivella, ci sono state numerose cariche delle cosiddette forze dell’ordine con questo bilancio tra i cittadini: due feriti ricoverati all’ospedale di Susa e un ragazzo portato in prognosi riservata alle Molinette di Torino con un grave trauma cranico.

TUTTI I FERITI SONO STATI COLPITI RIPETUTAMENTE ALLA SCHIENA E IN TESTA MENTRE ERANO PER TERRA.

E’ questa la democrazia e il coinvolgimento della popolazione che il faccendiere Virano sbandiera ai quattro venti, con l’appoggio della Bresso e di Cota, uniti nel voler distruggere quello che resta ancora di intatto nella valle di Susa!?

Ma questa volta ha sbagliato i calcoli: oggi è cominciata la visita di alcuni parlamentari europei invitati in valle dal movimento NOTAV, che si protrarrà per alcuni giorni. Oggi è stata la volta di Luigi de Magistris, presidente della commissione europea per i controllo del bilancio comunitario (e quindi interessata ad indagare sulla truffa TAV), nel fine settimana arriverà il parlamentare irlandese Joe Higgins, che terrà un’assemblea sabato sera a Bussoleno.

Queste persone sicuramente porteranno nel Parlamento Europeo foto e documentazione su come gli abitanti della valle di Susa e i loro amministratori si oppongono fermamente al TAV, contrariamente a quanto asserito dalle menzogne di Virano e dei suoi compari in affare.

NO TAV NO TRIVELLE

Susa, 17 febbraio 2010

Movimento NOTAV

Ufficio Stampa del Coordinamento dei Comitati NO TAV


18 febbraio

Reintegrata al lavoro grazie al giudice


Causa vinta in giudizio dalla lavoratrice con il supporto
delle Consigliere di Parità della provincia di Torino

Reintegrata sul posto di lavoro, senza trasferimenti di sede e con le medesime mansioni svolte prima del congedo per maternità. E’ il favorevole risultato previsto dall’ordinanza del Presidente della sezione lavoro del Tribunale di Torino, dott. Edoardo Denaro - in data 10 febbraio - a favore di una lavoratrice che, con il supporto della Consigliera di Parità provinciale, aveva presentato ricorso nei confronti dell’azienda in cui lavora.


Dal rientro alla maternità le era stato prospettato, senza legittime motivazioni, un trasferimento da Volpiano, sede in cui la lavoratrice aveva sempre operato, a Casale Monferrato con differenti mansioni che non riguardavano più i ruoli nell’ambito dell’ufficio commerciale ma “generiche mansioni di monitoraggio”.
Il tutto per indurre la lavoratrice a una risoluzione del rapporto di lavoro, strategia che nel 2007 era già stata adottata per un’altra lavoratrice madre tanto da far ritenere al giudice di trovarsi di fronte a una “…tendenza della convenuta di evitare di avere fra il proprio personale donne legittimate a fruire dei trattamenti dalla legge riservati alle madri”.


La lavoratrice si era rivolta nel mese di aprile 2009 alle Consigliere di Parità della Provincia di Torino, Laura Cima e Ivana Melli, che avevano contattato l’azienda per richiedere di porre rimedio alla discriminazione nei confronti della lavoratrice madre. Richiesta non accolta, che ha motivato la lavoratrice al ricorso contro l’azienda, supportato dalla Consigliera di Parità costituitasi in giudizio “ad adiuvandum”.

Oltre al reintegro della lavoratrice, l’azienda – un'azione di medie dimensioni – dovrà rifondere la ricorrente e le Consigliere di Parità delle spese di giudizio.


«Il caso di questa lavoratrice – spiegano le Consigliere di Parità - rientra nella tipologia più frequente di discriminazione che le donne segnalano al nostro ufficio. Demansionamenti, cambi di sede, mancato riconoscimento delle tutele fino ad arrivare a vero e proprio mobbing, per scoraggiare la lavoratrice al rientro dalla maternità rappresentano la metà circa dei casi trattati, segnale che la prassi è ancora molto diffusa e richiede molto impegno da parte di tutti. Per questo vogliamo pubblicizzare questa bella vittoria per far capire a molte donne che è possibile vedere riconosciuti i propri diritti e che c’è chi può aiutarle. L’importante è non arrendersi e subire l’ingiusto trattamento».

 

http://www.consiglieraparitatorino.it/


Ecco in breve cosa sta succedendo: il Comune di Perosa sta attuando un tentativo di smantellamento del NIDO Pubblico progettando di darlo nelle mani di una cooperativa privata.

La conseguenza più immediata di questo progetto sarebbe la mobilità del personale dell’asilo. Ma non si tratta solo di salvare qualche posto di lavoro: la privatizzazione dell’asilo coinvolgerebbe infatti la popolazione non solo di Perosa, ma di tutta la valle. Vediamo perché.

In poche parole è in piccolo ciò che stanno tentando di fare Marchionne per Termini Imerese o la New Cocot per la manifattura.

Con la differenza che qui è la pubblica amministrazione ad agire (non un privato!) e che al Nido di Perosa non manca per nulla il lavoro: tutti sanno che per mandare i propri figli all’asilo nido ci sono liste d’attesa, ed è così anche per il Nido di Perosa!

E' questo il futuro che vogliamo per il nostro Nido?

La giustificazione dell’amministrazione comunale è che il nido ha costi troppo elevati, e che affidandolo ad una cooperativa privata si ridurrebbero i costi di gestione. Ma a ben vedere non è così.

Si dice che l’affidamento ad una cooperativa privata sgraverebbe il Comune da questi costi.

Peccato che il privato si prenderebbe tutti i benefici, e al Comune resterebbero comunque costi SENZA PERO’ POTER GESTIRE IL SERVIZIO A BENEFICIO DI TUTTI!!

L’affidamento a privati significherebbe infatti:

1. La possibilità di MODIFICARE arbitrariamente le RETTE dell’asilo, a danno delle famiglie

2. I COSTI DI GESTIONE (riscaldamento, elettricità, etc…) rimarrebbero comunque a carico del Comune

3. Il Comune dovrebbe erogare comunque un contributo, altrimenti il nostro nido correrebbe il rischio di veder cambiare una girandola di gestori (a Buriasco più di 4 gestori si sono alternati in un solo anno per gestire il nido!).

Risultato:

+ COSTI PER LE FAMIGLIE

+ COSTI PER IL COMUNE

- BENEFICI PER IL PUBBLICO

Ma allora…. DOVE STA IL RISPARMIO ?!?

QUI STIAMO PARLANDO DI UN SERVIZIO PUBBLICO DI CUI BENEFICIANO CENTINAIA DI FAMIGLIE DELLA VALLE!!

Un servizio SICURO, che permette alla valle di restare viva, perché offre la possibilità alle famiglie di restare ad abitare in valle senza doversi trasferire laddove ci sono asili pubblici!!!

Privatizzare il Nido è un atto grave e pericoloso per le conseguenze future di Perosa e della valle. Cerchiamo democraticamente e coraggiosamente di aiutare gli Amministratori a non compiere un errore di cui potrebbero in futuro pentirsi.

oggi il comitato si incontra col Presidio newcocot

Siete invitati a partecipare all'incontro pubblico di Giovedi' 25 febbraio lo scopo e' quello di far sentire la nostra opinione in merito alla decisione presa dagli amministratori pubblici locali sulla riconversione del nido da pubblico a privato

presso sala centro anziani Perosa ore 21



19 febbraio

liberazione

LAVORO

Germania, Ig-Metall siglato il rinnovo contrattuale

 

Il posto di lavoro prima di tutto. Dopo l'accordo «esemplare» chiuso martedì alla Volkswagen, è la volta dei 3,4 milioni di lavoratori del settore metallurgico ed elettrotecnico.

Il sindacato di categoria IG-Metall ha siglato stamattina il rinnovo contrattuale per i 700mila lavoratori del Nordreno-Vestafalia. L'accordo prevede il mantenimento del livello occupazionale attuale per i prossimi dodici mesi, un aumento di stipendio e subito un bonus una tantum in busta paga di 320 euro (120 per gli apprendisti).

Per l'aumento, in verità, ci sarà da aspettare. Solo dal primo aprile del 2011, fra più di un anno dunque, i lavoratori del settore vedranno crescere il salario del 2,7% per i successivi 12 mesi.

Ma la cosa più importante è la garanzia sul mantenimento del posto di lavoro per tutti i dipendenti che ora sono in solidarietà, occupati a orario ridotto. L'accordo dà alle imprese la libertà di ridurre l'orario di lavoro fino a 28 ore settimanali, pagandone però 29,5 ai dipendenti.

Sull'accordo del Nordreno-Vestfalia saranno rinnovati, a breve, i contratti di categoria degli altri Länder (in Germania non ci sono contrattazioni uniche nazionali). Ci sono volute 14 ore di trattative per chiudere il “contratto pilota”. Mentre l'intesa sulla difesa dei posti di lavoro era stata trovata subito, le trattative si erano complicate al momento di discutere gli aumenti. Consapevole del momento di difficiltà del settore, l'IG-Metall puntava almeno sulla tenuta del potere d'acquisto, con un aumento pari all'inflazione programmata.

Mai, comunque, era stata trovata tanto in fretta un'intesa per l'industria metallurgica ed elettrotecnica, ha ricordato oggi l'IG-Metall.

Per il presidente dell'IG-Metall Berthold Huber l'intesa è un «buon risultato». Soddisfatta anche la Confindustria tedesca, che con il presidente Martin Kannegießer ha definito l'accordo «un segno importante della volontà comune di gestire la crisi».

Matteo Alviti

in data:18/02/2010


E’ aperto presso l’Agenzia Piemonte Lavoro, in via Belfiore 23/c a Torino, lo sportello per presentare le domande per ottenere il sussidio di 3.000 euro con il quale la Regione intende sostenere il reddito delle lavoratrici e dei lavoratori che dal 1° settembre 2008 al 31 dicembre 2009 hanno perso il lavoro e sono completamente privi di ammortizzatori sociali (cassa integrazione ordinaria, straordinaria o in deroga, indennità di mobilità o di disoccupazione ordinaria e in deroga).

I beneficiari del contributo, per il quale la Regione ha stanziato complessivamente 15 milioni di euro, devono essere residenti o domiciliati in Piemonte, provenire da imprese ubicate sul territorio regionale, avere un indicatore Isee ricalcolato pari o inferiore a 13.000 euro (il ricalcolo viene effettuato gratuitamente presso le sedi dei Caf convenzionati con l’Agenzia Piemonte Lavoro) ed appartenere ad una delle seguenti categorie: lavoratori a tempo determinato, compresi i contratti di somministrazione, con contratto giunto a scadenza naturale o interrotto prima della scadenza in seguito alla crisi, che complessivamente abbiano lavorato almeno 90 giorni (anche con più committenti) e per non più di 12 mesi; titolari di contratto di collaborazione a progetto o di collaborazione coordinata continuativa, che abbiano maturato un’anzianità lavorativa di almeno 90 giorni (anche con più committenti), giunto a scadenza naturale o interrotto prima della scadenza naturale dal committente in seguito a crisi aziendale; lavoratori a tempo indeterminato licenziati, che abbiano maturato un’anzianità lavorativa di almeno 90 giorni presso la stessa azienda. Non è ammesso chi è stato licenziato per giusta causa, per giustificato motivo soggettivo, per mancato superamento del periodo di prova, per superamento del periodo di comporto. Non può partecipare chi ha dato le dimissioni volontarie, non a causa di crisi aziendale.

I moduli per la domanda si possono ritirare anche nelle sedi dei Centri provinciali per l’impiego del Piemonte, negli uffici Urp della Regione o scaricare da www.agenziapiemontelavoro.net e andranno presentati all’Agenzia Piemonte Lavoro con una raccomandata con ricevuta di ritorno inviata entro il 29 gennaio o consegnati a mano entro il 28 gennaio 2010. Per informazioni è attivo il numero verde 800124345. Chi percepirà il contributo sarà inserito in azioni di politica attiva del lavoro (orientamento e formazione professionale) predisposte in collaborazione con i Centri per l’impiego.

“Abbiamo voluto affrontare con il massimo delle risorse possibili una situazione difficile per tante persone – ha affermato la presidente Mercedes Bresso durante la presentazione della misura, tenutasi il 26 ottobre – Mancano ancora all’appello i dati sulle partite Iva ed esiste il problema del lavoro nero, che nella grande galassia del terziario assorbe la maggior parte dei lavoratori ed è ancora più difficile da individuare. Questa misura è anche un modo per avere un quadro più chiaro sulla situazione occupazionale, per capire quanto la crisi ha effettivamente inciso sul lavoro e poter fare previsioni per il futuro, anche per formulare una proposta strutturata di riforma del welfare”. “Ancora una volta – ha dichiarato l’assessore al Lavoro e Welfare, Teresa Angela Migliasso – la Regione è in prima fila nell’aiutare le persone che a causa della crisi hanno perso il lavoro e con esso il reddito, le relazioni sociali, la certezza del presente e forse la speranza del futuro. Insieme agli altri numerosi investimenti messi in campo dalla Giunta regionale per lavoratori e imprese, questo aiuto materiale ha un doppio significato: il primo, molto concreto, di aiuto economico in un momento difficile; l’altro, simbolico, ma altrettanto importante, della vicinanza dell’istituzione regionale”.


La CUB ha organizzato una giornata di mobilitazione per collegare i lavoratori delle diverse fabbriche in lotta di milano e provincia. Una carovana che è partita dalla INNSE perché con la sua lotta vittoriosa ha mostrato che è necessario organizzarsi e resistere per non fare chiudere le fabbriche. Nel video, le storie dei lavoratori in presidio della Mangiarotti, Marcegallia, Lares, Metalli Preziosi, Alfra Romeo, Eutelia, Novaceta e Maflow (in questo ordine).

20 febbraio

SPECIALI

Scuola : per sapere che cosa sarà

 

Questo non è un articolo, ma è uno "strumento" per capire che cosa sarà la scuola superiore con la riforma Gelmini. Si tratta  di "noiosi" regolamenti su gli orari dei licei, le "confluenze" tra vecchio e nuovo, le materie.  Sono i regolamenti definitivi che dovrebbero attuare la "riforma" delle superiori. Sono relativi ai vari ordini di scuole e, per ognuno, precisano i nuovi indirizzi, le confluenze degli attuali indirizzi nei nuovi, i nuovi quadri orari, il profilo formativo dei vari indirizzi. Per chi è interessato al tema, come insegnante, genitore, studente, politico o studioso.

in data:20/02/2010

Lista Documenti


 

21 febbraio la stampa

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 Due settimane di cassa integrazione, da oggi, in tutti gli stabilimenti di Fiat
Auto. Il provvedimento, che era stato annunciato dall'azienda lo scorso 26 gennaio,
riguarda 30.000 operai dei siti di Mirafiori, Termini, Sevel, Melfi, Cassino e
Pomigliano. Si fermeranno fino al al 5 marzo..

Al solito i dirigenti sindacali al soldo dei padroni hanno accettato tranquillamente

Secondo i dati dell'Unrae, l'associazione dei costruttori esteri, la raccolta degli
ordini nel mercato italiano ha subito, a gennaio e nella prima decade di febbraio, un
calo di oltre il 50% rispetto al quarto trimestre del 2009, ultimo periodo nel quale
erano in vigore gli incentivi all'auto.

Se il calo della domanda di auto continuera' la FIAT passera' ai licenziamenti.

Se trentamila vi sembran pochi


 

 

Cronaca di Torino

(Del 22/2/2010 Sezione: Cronaca di Torino Pag. 55)

TERMINATO IL VOTO DELLE DUE MOZIONI
Cgil, solo la Fiom resiste a Epifani




Sono finiti i congressi della Cgil – per la prima volta su due mozioni contrapposte, quella del segretario Epifani e quella firmata a livello nazionale dai segretari della Fiom Rinaldini, della Finzione pubblica Podda e dei bancari Moccia. A Torino ha vinto Epifani con il 65,35 per cento, la mozione di minoranza ha raggiunto il 34,65. Plebiscitaria l’adesione al documento Rinaldini nella Fiom con il 92,04. E’ questa l’unica categoria dove c’è stata una vittoria di questa mozione che, a Torino, non era sostenuta dai segretari locali di funzione pubblica e
bancari. Categorie dove è finita 80 a 20 per la minoranza tra i pubblici e 62,6 a 37,4 tra i bancari. All’opposto c’è stato un plebiscito – 90 a 10 - per Epifani tra i pensionati che si sono mobilitati in massa per votare con una affluenza al voto quasi tre volte superiore al precedente congresso. Nell’insieme, secondo i dati diffusi dalla Camera del Lavoro, Epifani ha vinto con il 54,44% anche tra i lavoratori attivi cogliendo buoni risultati nelle, seppur ormai piccole, categorie dell’industria dove si è affermata 90 a 10 tra i chimici, con il 97 a 3 tra gli edili, con il 93 a 7 tra i tessili, con il 90 a 10 negli alimentaristi. Nel terziario il successo maggiore di Epifani è stato tra i dipendenti del commercio della Filcams con 86,4 a 13,5 e con l’83,5 a 16,5 tra i lavoratori dei trasporti. Più corposa la presenza della minoranza tra gli addetti alla conoscenza della Flc finita 66,6 a 33,5.
La Camera del Lavoro sottolinea che si sono tenute 2381 assemblee congressuali nei luoghi di lavoro e 105 tra i pensionati. Lo giudica «uno sforzo straordinario che non in tutte le categorie è stato premiato con un aumento del numero dei votanti». E conclude: «Questa partecipazione è la migliore risposta a chi continua a dipingere la Cgil come una organizzazione del passato e non rappresentativa di un mondo del lavoro in trasformazione». In Piemonte ci sono state 4952 assemblee con 107 mila partecipanti e la mozione Epifani ha ottenuto il 71,5%. Il segretario della Fiom commenta: «Si tratta di un grande risultato superiore alla media nazionale nella città più metalmeccanica e con la Fiom più importante in Italia. Tra gli attivi è finita praticamente testa a testa; il massiccio voto dei pensionati è stato determinante per la maggioranza. Forti di questo risultato non smobiliteremo e proseguiremo la nostra azione per evitare il declino della Cgil».


23 febbraio

documento pps

nucleare no grazie



 

leggere documento sui presidi di fabbrica -pdf

24 febbraio

25 presenze

 

La difesa delle fabbriche contro la loro chiusura o come momento di lotta contrattuale ha una lunga tradizione in Italia e nel territorio.

Ricordo:

 Nel 1919 la lotta e l’occupazione della Mazzonis di Pralafera in Val Pellice.

Nel 1920 l’occupazione della Fiat.

 Nella Liberazione dal nazifascismo la difesa delle fabbriche torinesi da pare degli operai e dei partigiani.

La lotta dei cotonifici del Val Susa nel 1960-61

 L’occupazione per 2  mesi delle miniere nel 1966 e ‘67 alla Talco& Grafite.

 L’occupazione della Beloit a gennaio del 1965 per 10 giorni.

 Il blocco dei cancelli per 35 giorni alla Fiat di Torino nel 1980.

 La lotta dei 21 giorni alla Fiat di Melfi nel 2004 ( la fabbrica moderna dove non si doveva scioperare.)

Casella di testo:  http://www.storiain.net/arret/num79/artic1.asp

 


Viviamo in una fase del capitalismo che vede una crisi profondissima con la classe operaia decimata e i giovani ridotti a lavori precari, senza diritti o alla disoccupazione.

Tutto questo in presenza della coscienza dei limiti dello sviluppo e della crisi ambientale.

 Nel 1969 si affiancarono varie ipotesi: la LIBERAZIONE DAL LAVORO SALARIATO (sinistra comunista),

la lotta NEL LAVORO ( dei gruppi operaisti con ricordi gramsciani),

LA LIBERAZIONE DEL LAVORO propria della tradizione socialista.

 

Io credo che oggi dobbiamo riprendere le parole di Marx e mettere i piedi per terra lasciando perdere molte illusioni del secolo scorso. Ricordo che 80 anni fa  un economista inglese , Keynes, proponeva poche ore di lavoro settimanale a testa per tutti nelle società più evolute. 

Il video che vedremo si conclude con l’invito a non abbandonare le fabbriche e organizzarsi a partire dai gruppi operai più coscienti per uscire dalla crisi a sinistra.

 Io concludo riassumendo in tre obiettivi:

 difesa delle fabbriche in modo assoluto

 riforma degli ammortizzatori sociali con estensione al pubblico impiego e salario ai disoccupati

 riduzione drastica dell’orario di lavoro

Piero Baral/alpcub  

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storia Innse - audio

  80'

INNSE: APPUNTI DI UNA LOTTA

il presidio di fabbrica: un'arma potente nella lotta sindacale - pdf

 

commenti al video Innse- audio

 46'

un ultimo intervento, non registrato, ricordava che la specificità produttiva della Innse non è più così marcata. Ci sono aziende che producono macchine utensili di grandi dimensioni e aziende come la Innse esistono altrove. Le differenze tra le fabbriche si vanno assottigliando e si può pensare a imitarne l'esempio .


 


repubblica

L'organizzazione si avvale del  pericolosissimo clan Arena, per avere collaborazione e protezione.
Amministratori e dirigenti della società capogruppo hanno commesso un grande numero di delitti

"Truffavano sull'Iva con la 'ndrangheta"
Così spuntano barche, Ferrari e gioiellerie

Silvio Scaglia
Un'associazione a delinquere che ha utilizzato due società quotate in Borsa, Telecom Italia e Fastweb, per creare un danno al Fisco di 370 milioni e, gestendo un flusso di denaro di oltre 2,2 miliardi di euro, ha creato fondi neri e ricchezze all'estero. In parte questi soldi, sarebbero finiti in mano alla 'ndrangheta, in particolare al clan Arena, che li avrebbe impiegati anche per organizzare l'elezione del senatore del Pdl, Nicola Paolo Di Girolamo. È questo lo schema che nelle 56 ordinanze di oltre 1600 pagine ha messo nero su bianco il giudice per le indagini preliminari, Aldo Morgigni, su richiesta dei pm Giovanni Bombardieri, Giovanni Di Leo e Francesca Passaniti. Ordinanze che hanno disposto la misura cautelare in carcere per 52 persone e gli arresti domiciliari per altre quattro.

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Dopo le truffe del G8, altri 56 arresti.

Una gigantesca rete di riciclaggio di denaro sporco con ramificazioni internazionali
per un ammontare complessivo di circa due miliardi di euro e 400 milioni di Iva
evasa.

E' questo il quadro dell'operazione Phunchard-Broker, i cui dettagli sono stati resi
noti dal procuratore della direzione distrettuale antimafia di Roma, Giancarlo
Capaldo, nel corso di una conferenza stampa insieme al procuratore nazionale
antimafia Piero Grasso. Quella emersa, stando alle parole usate dal gip
nell'ordinanza, è «una delle più colossali frodi poste in essere nella storia
nazionale». La vicenda chiama in causa in particolare Fastweb e Telecom Italia
Sparkle. Ma secondo il gip, le modalità operative di quest'ultima «pongono con solare
evidenza il problema delle responsabilità degli amministratori e dirigenti della
società capogruppo alla quale appartiene Tis, ossia Telecom Italia Spa».

La 'ndrangheta avrebbe messo il nome del senatore pdl Di Gerolamo sulle schede
bianche.

Abbiamo detto decine di volte che non esiste il capitalismo onesto e quello
disonesto.

Il capitalismo e' questo.

o.c.


25 febbraio

Grecia nel caos per lo sciopero generale di 24 ore dei lavoratori del settore
pubblico contro il progetto di riforma del sistema pensionistico avanzato dal governo
di centro-destra del premier Kostas Karamanlis. Fermi tutti i trasporti, dagli
autobus ai treni ai traghetti, chiusi anche banche, ministeri e ospedali, dove sono
garantiti solo gli interventi d'emergenza. Black out quasi totale per l'informazione:
allo sciopero aderisce infatti anche il sindacato della stampa ateniese. Tv, radio e
agenzie di stampa non trasmetteranno alcun notiziario fino a domani. La contestata
riforma mira non solo ad innalzare l'età pensionabile, ma anche ad aumentare
l'importo dei contributi pagati dai lavoratori e ad accorpare gli oltre 150 fondi
previdenziali esistenti nel Paese, riducendoli a cinque o al massimo a sette. Ad
Atene sono stati organizzati cortei di protesta lungo le principali vie cittadine che
si riuniranno davanti al Parlamento, presidiato da decine di agenti in tenuta anti
sommossa. (oc)


avviso Notav

La Storia siamo noi ... e adesso ve la raccontiamo

1989-2010 : 21 ANNI di OPPOSIZIONE POPOLARE E DEMOCRATICA AD UN'OPERA INUTILE
spettacolo
Data:
venerdì 26 febbraio 2010
Ora:
15.00 - 19.00
Luogo:
Centro Congressi del Municipio di Rivoli
Indirizzo:
Via Dora Riparia, 2 - INGRESSO LIBERO
Città/Paese:
Rivoli, Italy

La Città di Torino promuove quest’anno Cantieri di Lavoro rivolti a 350 cittadini disoccupati di lungo periodo, per interventi sul territorio attraverso semplici attività di pulizia o di incombenze amministrative in affiancamento a personale comunale.
L’avvio dei cantieri, subordinato all’approvazione dei progetti da parte della Provincia di Torino, è previsto per settembre 2010.
L'amministrazione si riserva, compatibilmente con le disponibilità finanziarie, la possibilità di avviare ulteriori cantieri nel corso del 2010 con inserimenti che prevedano l'avvio di disoccupati in possesso di laurea, diploma di scuola media superiore, qualifiche professionali e/o biennio di scuola media superiore.
In questo caso, i disoccupati da inserire nei cantieri saranno individuati tra le riserve delle graduatorie conseguenti al presente bando e previo colloquio di verifica dell'idoneità alle mansioni previste dai progetti, secondo criteri stabiliti da un idoneo provvedimento amministrativo.


Lambro, disastro incalcolabile. A rischio un quarto dell'intero territorio nazionale

 

La dichiarazione di stato d'emergenza per l'inquinamento del fiume Lambro sarà presentata dal ministro dell'Ambiente al Consiglio dei ministri lunedì prossimo. Ad annunciarlo è stata la stessa Stefania Prestigiacomo che questa mattina è andata sui luoghi del disastro per rendersi conto di persona dell'entità del danno. Nel fiume sono finiti tra i 400 e i 500mila litri di petrolio dopo il sabotaggio ad una raffineria che, secondo quanto spiegato dalla Prestigiacomo, «non rientra nella direttiva Seveso». Ora il rischio è che il petrolio possa arrivare, in poco meno di 3 giorni, nel mare Adriatico. Per questo motivo il ministero dell'Ambiente ha allertato anche la guardia costiera che è presente con navi davanti la foce del Po il 'servizio disinquinamento marino che dovrà continuare quando parte della chiazza arriverà.nell'Adriatico. Il ministro respinge le polemiche sulla.tempestività dei soccorsi: «Sono fatti dolosi non previsti e non programmabili. A livello locale è stato fatto il massimo per arginare i danni». La Prestigiacomo lancia anche un appello alla magistratura per accertare responsabilità per fatti che non possono essere tollerati. Sono - aggiunge - un fatto doloso gravissimo, un vero attentato all'ambiente e alla salute dei cittadini». Intanto, nel tratto piacentino del fiume Po, è in corso la realizzazione di due barriere - una sul ponte provvisorio a Piacenza e l'altra sul San Nazzaro - per tentare di bloccare l'avanzata della imponente massa oleosa, gasolio e idrocarburi proveniente dal Lambro. L'Agenzia regionale di protezione civile ha emanato l'allerta, con fase di preallarme, a tutti i Comuni rivieraschi, per il divieto di uso e prelievo delle acque. Da poco è iniziato un vertice in prefettura a Bologna con il responsabile nazionale della Protezione Civile, Guido Bertolaso, per affrontare l'emergenza. Nel pomeriggio è stata convocata nella sede della Protezione civile regionale bolognese la Commissione regionale per la previsione e la prevenzione di grandi rischi, che riunisce i massimi esperti in materia della comunità scientifica, per analizzare gli scenari del fenomeno in tutti i suoi aspetti. Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni si è impegnato a far tornare il fiume Lambro «balneabile e limpido come una volta entro il 2015». Ancora 70 ore, quindi, e le migliaia di metri cubi di idrocarburi fuoriusciti dall'ex raffineria della Brianza arriveranno al mare Adriatico. Una task force sta per entrare in azione per mettere in rete le imprese agricole presenti in modo capillare lungo il fiume Po con l'obiettivo di tenere sotto controllo lo stato dell'inquinamento, verificare il rispetto del divieto di utilizzare acqua, attuare interventi di prevenzione e segnalare le situazioni di rischio alle autorita' competenti. E' l'obiettivo della Coldiretti, che con questo strumento entra in azione per fronteggiare l'emergenza che si e' venuta a creare per colpa dallo sversamento nel fiume «Una emergenza che - sottolinea la Coldiretti - mette in pericolo un intero ecosistema di interesse agricolo, naturalistico, ambientale ed economico e solleva delicati problemi per quanto riguarda la perturbazione degli equilibri ambientali e idrografici dell'area padana, dove si coltiva ed alleva un terzo del Made in Italy alimentare.» Nel bacino del fiume Po vive una popolazione di circa 16 milioni di abitanti. Si tratta del bacino idrografico piu' grande d'Italia con una superficie che si estende per oltre 71.000 chilometri quadrati, un quarto dell'intero territorio nazionale, interessando 3.200 comuni, sei regioni: Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, e la Provincia Autonoma di Trento. In quest'area - precisa la Coldiretti - si forma il 40% del prodotto interno lordo, il 37% dell'industria nazionale, che sostiene il 46% dei posti di lavoro e il 35% della produzione agricola.
Al consiglio dei ministri di lunedì sarà proclamato lo stato d'emergenza per l'inquinamento del fiume Lambro.

in data:25/02/2010- liberazione


26 febbraio

incontro a Perosa con gli amministratori- 100 presenti

1h15' asilo nido

 

49'  newcocot e asilo nido

dopo la serata del 25 febbraio

Il sindaco di Perosa Furlan ha le sue ragioni, con gli altri comuni, nel dire che non si può andare avanti col passivo attuale del nido a carico prevalentemente di Perosa. Si poteva però chiedere che il passivo che eccedeva la quota a carico dei comuni per i propri bimbi fosse coperta dalla Comunità Montana. Se non ha soldi, si chiude il nido. Meglio che dare la gestione a cooperative che prestano un pessimo servizio, vanno e vengono, sottopagano i lavoratori. La situazione di sfascio della scuola italiana e l'allegra politica del governo è il risultato del voto di metà degli italiani. Pagano i lavoratori. I sindacati confederali che hanno firmato l'accordo sul nido che tutela le lavoratrici che saranno trasferite ha fatto un pessimo servizio ai genitori che non si accontentano del 'minor male'.

Per la Newcocot, è chiaro che la stima dell'immobile e l'affitto che si paga (ma ha pagato solo due mesi) al curatore fallimentare della Legnano sono eccessivi. Il ricatto con la Regione da parte della Newcocot non è un buon segno. La cinquantina di lavoratrici silenziose presenti alla riunione saranno uscite col morale a terra. Come dice Lanza tocca a loro prendere in mano la situazione e farsi sentire: se vogliono difendere la fabbrica è ora di iniziative forti...


 

http://www.poiein.it/autori/D_E/DiRuscio/DiRuscio.htm

http://www.officinae.net/eclettica/?module=displaystory&edition_id=12&story_id=1002&format=html

http://www.diruscio.it/diario.html

 



 

OGGI

 

NEWS DAL WEB

 
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Uno scritto di Roger Dangeville
Frazione Comunista Astensionista
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L'Islanda sfida il mondo
Shaanxi, perdita di gasolio
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Il manicomio dei mercati
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Sciopero alla Fiege di Brembio
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