Alcuni appunti.

Nella Luzenac finora abbiamo scelto di non rompere il fronte dei lavoratori nei confronti della multinazionale ma di praticare dal basso coi minatori il controllo sull’operato sindacale – chi decideva era sempre l’assemblea. Questa scelta ha pagato anche se non in termini di iscritti.

Partendo da quest’esperienza rifletto su ALP/CUB sui suoi pregi e su alcuni limiti. Non vivo quest’appartenenza in modo ‘religioso’ e ritengo ALP un utile strumento di organizzazione in divenire. Il disagio provato nel sindacato confederale mi ha spinto a aderire ad ALP ma non è scomparso del tutto.

Alp è riuscita a mantenere vivaci molte situazioni di lavoro in questi lunghi anni di ‘tregua’ con informazione costante anche se talora insufficiente , frutto dell’inchiesta interna dei collettivi, e praticando una democrazia decisionale con direttivi mensili intercategoriali. Per anni siamo stati gli unici a far circolare in questa zona scritti e proposte e ad organizzare resistenza e lotte. Ora anche il sindacato confederale ha finalmente dopo 20 anni chiamato alla lotta le masse, con lo sciopero generale del 16 aprile…senza però mettere in discussione il suo operato precedente.

Il cammino breve di ALP dalla sua nascita nel 1995 ha visto prevalere lo sforzo per la legittimazione e l’accesso alle RSU, frustrato a lungo da una rabbiosa resistenza sindacale e padronale. Ora abbiamo una quarantina di RSU ma restiamo penalizzati e parzialmente riconosciuti dalle aziende. Si auspica che una legge ci aiuti, ma è prevedibile aspettarci che questa situazione continui. Occorre imparare a fare sindacato in modo ‘semiclandestino’ in alcune situazioni, nella attesa di tempi migliori e di una ripresa del conflitto a livello generale, senza bruciare i compagni.

ALP ha fatto e fa vertenze legali (Skf,Boge, Beloit ecc.) e assistenza fiscale. Questo è dovuto al numero di iscritti , e al relativo autofinanziamento, ma soprattutto alle capacità interne adeguate a una minima azione sindacale di tutela sulle prime necessità. Non tutti i collettivi hanno raggiunto una buona autonomia e riescono a valorizzare le RSU e a fare adeguatamente ‘sindacato’. Alp è stata anche presente nelle lotte legate alla ristrutturazione delle aziende, vedi Cascami Seta, Beloit, Sachs ed è riuscita a far crescere il dibattito fra i lavoratori innanzi tutto nella SKF (dove sta il nucleo più forte di iscritti) poi in aziende minori, alle Poste, nella Scuola, Sanità .

ALP ha tentato un collegamento coi disoccupati locali ,dopo aver partecipato alla marcia europea, e ha provato insieme al PRC locale e ad altri ad organizzare un’assemblea dei disoccupati. Si sono proposti obiettivi, si è verificato il livello di dibattito, si è provato a coordinarsi col movimento reale dei disoccupati in Italia. Questa esperienza in parte è confluita nel lavoro coi giovani del Pinerolo Social Forum.

Invece il settore del mutuo soccorso non decolla. Lo statuto di Alp fissa una forte quota annuale da dedicare a questo scopo. Salvo alcuni casi, il mutuo soccorso reale è il sostegno all’ufficio vertenze.

Un limite ben conosciuto al nostro interno è la carenza di analisi e di studio organizzati, per ora poco praticati dai militanti e dagli iscritti .Questa non è solo una responsabilità individuale: dopo sette anni finalmente realizzeremo in autunno un corso di formazione. Le stesse decisioni interne sono sovente un po’ affrettate quando alcuni problemi ci colgono impreparati.

Prevale inoltre la delega. In parte chi ha aderito al sindacato di base non intendeva compiere una scelta militante , voleva semmai esprimere una protesta nei confronti dei confederali e seguire in ALP le avanguardie riconosciute di fabbrica. Questo limite è importante e ci fa riflettere. Un altro limite è la difesa ad oltranza della propria maglietta sindacale, comportamento che sovente pregiudica un rapporto unitario con i compagni di lavoro. Penso occorra saper costruire nel lungo periodo il terreno per un’unità di lotta coi lavoratori pur nella critica ai sindacati maggioritari che proseguono nella parabola di istituzionalizzazione (processo mondiale).

Ma può esistere un sindacato che faccia VERAMENTE gli interessi dei lavoratori perché gestito da loro stessi? E’ un’idea che attraversa molto sindacalismo di base ma mi sembra infondata. Qualsiasi sindacato nel lungo periodo deve sottostare alle leggi di mercato, alle fluttuazioni dell’accumulazione di capitale (l’unica vera variabile indipendente) pena l’essere messo fuori gioco dai lavoratori stessi. Deve costruire conflitto ma sa che a un certo punto c’è la mediazione. Inoltre è possibile leggere una parabola nel corso di duecento anni di organizzazione operaia : le classi dominanti hanno progressivamente recuperato e anestetizzato i grandi sindacati. Questo è avvenuto al di là della condiscendenza di questo o quel dirigente. A maggior ragione non credo che si debba favorire l’illusione che il sindacato, per quanto sia combattivo, sia l’arma risolutiva per l’emancipazione dei lavoratori dal capitale - qualcuno purtroppo lo pensa .

Buona parte del sindacalismo di base ritiene che si possa rifare cgilcisluil della fine degli anni sessanta - dei consigli di fabbrica e delle grandi mobilitazioni- . In realtà vari sindacati alternativi propongono rivendicazioni che sono molto lontane da quelle di quei tempi, e sono solo lievemente alla sinistra del sindacato ufficiale di oggi. Spesso, quando il programma è invece impegnativo, resta sulla carta per lo scarso radicamento di massa e le divisioni, e la situazione generale della classe operaia. La costruzione di un sindacato alternativo maggioritario sembra così un’operazione impossibile, visto lo stato presente dei lavoratori italiani. E’ ostacolata dal peso della tradizione stalinista, che si cerca di smaltire spostandosi a destra e dalla frammentazione estrema dei lavoratori produttivi.

Inoltre si è aggiunta la questione del ‘Nord’. Al posto di scegliere un fronte unico di tutti i venditori della forza lavoro contro la classe padronale, molti lavoratori del Nord si sono accodati in buona misura alla parte peggiore di tale nemico, ossia ad una feroce piccola borghesia contro quelli del sud, i disoccupati, gli immigrati, i pensionati ecc.

I sindacati di base di vario tipo sono frammentati e poco inclini a unificarsi e non è in vista una crescita di lotte generali e con una forte autonomia della classe operaia. Penso sia prevedibile che i sindacati di base resteranno a lungo minoranze, anche se riuniti sotto una sola sigla . Il processo di aggregazione in atto è lento e contraddittorio: ALP sta facendo i primi passi nel collegamento con altri sindacati di base della Scuola come i Cobas, alle Poste con la nascita del Coordinamento Poste, alla Sanità con la lista RdiB/CUB, a esperienze con Slai Cobas , S.inCobas .

Questo percorso non è facile e rischia conflitti per l’egemonia e scivoloni burocratici. Il sindacato di base deve saper scegliere i responsabili ai vari livelli, non con la cooptazione ma sotto il controllo della base. Non sempre chi ha capacità ed è rispettato sul posto di lavoro è disponibile a assumersi responsabilità. Così si fanno talvolta scelte poco brillanti. A lungo andare, nel rapporto con i lavoratori, le scorciatoie si pagano…

Arrivederci, Piero Baral.