Vorremmo offrire, come contributo al nascente dibattito su questo forum, alcune impressioni da parte di due nuovi arrivati nell’associazione .

Due cose colpiscono chi si avvicina ad Alp per la prima volta. Una è il suo radicamento sul territorio, l’altra la struttura "aperta ", senza rigide strutture gerarchiche, che dà la possibilità di "fare militanza di classe " senza necessariamente doversi adeguare a prassi o teorie date.

Questi due aspetti ci consentono di fare alcune brevissime riflessioni.

L’aspetto "territoriale" non deve essere letto come chiusura sul territorio circoscritto ma al contrario come apertura agli interessi generali dei lavoratori, antidoto necessario al sindacato di categoria.

A questo riguardo vorremmo proporre, se reputato interessante, nel prosieguo del dibattito l’attenzione alle forme di conflitto antecedenti la formazione dei grandi sindacati e alla funzione di controllo dello stesso svolto da questi ultimi.

Aggiungiamo che una presenza sul territorio ci sembra quantomai auspicabile in questo momento in cui l’attacco da parte di stato e padronato colpisce la totalità del lavoro dipendente (Art.18, stato sociale, ecc.).

Per quanto riguarda invece il tipo di organizzazione dell’Alp ci sembra che la definizione di struttura in divenire data da Piero Baral sia azzeccata e densa di suggestioni. Finché un sindacato di base si pone anche come esperimento di organizzazione, senza pretendere di aver trovato la ricetta per risolvere i problemi di democrazia e di partecipazione che inevitabilmente ogni struttura organizzativa pone ma allo stesso tempo senza mai prescindere da essi possiamo legittimamente pensare che esso fornirà esperienza e formazione preziose, due cose che tutto sommato giustificano da sole l’esistenza del sindacato di base.

Invitiamo chi scrive nel forum ad essere più semplice.

Ciao Dario Claudia