La «guerra del ferro» non rianima i mercati
Offerta record della compagnia Bhp per Rio Tinto: 147 miliardi. Giornate nera per le borse asiatiche
Maurizio Galvani- il manifesto 7.2.08

Una grande compagnia mineraria - l'anglo-australiana Bhp Billiton - ha lanciato un'offerta di 147 miliardi di dollari per aquisire la concorrente Rio Tinto, equivalente a 3,4 dollari per azione.
E' la contromossa della società per superare il «patto d'acciaio» stretto tra il gruppo cinese Chinalco e quello statunitense Alcoa, che l'altra settimana ha acquistato il 9% delle azioni della Rio Tinto per un totale di circa 14 miliardi di dollari. Le due società hanno chiaramente affermato l'intenzione di acquisire solo in parte la società Rio Tinto, mentre la Bhp Billiton si è mossa fin dall'inizio con il preciso intento di procedere a una fusione integrale. Se questo avvenisse, nel prossimo futuro la compagnia diventerebbe una società capace di controllare - a livello mondiale - più di un terzo del mercato del ferro. Attualmente la Bhp Billiton occupa già il primo posto delle classifiche internazionali sia per importanza che per grandezza.
A dicembre, già la società australiana aveva annunciato di essere disposta a sborsare 130 miliardi dollari. Dopo l'intervento del duo Alcoa-Chinalco, invece, è stata obbligata ad alzare la posta ed ha portato la proposta di offerta a 147 miliardi di dollari.
I timori rimangono comunque e sono tutti relativi al fatto che questo ipotetico gruppo assumerebbe una posizione dominante, quasi di monopolio, in grado comunque di «fare il prezzo» del ferro. Una merce già sottoposta a pesanti pressioni, in quest'ultimo periodo, contemporaneamente all'aumento dei costi petroliferi e di tutti gli altri metalli (a partire ovviamente dai «beni rifugio» come oro o platino, ma senza dimenticare i meno nobili rame, zinco, nichel, ecc).
Alcuni paesi sono già in allarme e il Giappone, ad esempio, ha dichiarato che «la compagnia Bhp Billiton arriverebbe a controllare il 60% del mercato locale». La Cina, invece, teme l'arresto della sua strategia di penetrazione nei mercati tramite i prodotti della siderurgia. Molte anticipazioni di diversa provenienza indicano che la fusione Bhp Billiton-Rio Tinto farebbe nascere una compagnia con una capitalizzazione di base dell'ordine di 350 miliardi dollari. Quanto Microsoft, per capirci.
Non tutto fila liscio, però, per la Bhp Billiton. Ieri il presidente della Rio Tinto, Paul Skinner, ha sostenuto che «nulla è ancora deciso, perchè manca una piano di riassetto organizzativo della nuova società». Viceversa, il capo della Bhp Billiton, Marius Kloppers, replicava che «c'è molto di buono in questa operazione». Peccato che la borsa australiana non la pensi nella stessa maniera: ha infatti mostrato scarso gradimento per questa operazione di fusione. In giornata, l'indice di Sidney ha chiuso le contrattazioni con un meno 3,2% e il titolo della Bhp Billiton ha ceduto fino al 6,4%. Le perdite della borsa australiana non erano così alte almeno da vent'anni.
Giornata nera per tutte le borse asiatiche che hanno seguito lo scivolone registrato la sera prima da Wall street. L'indice Nikkei, a Tokyo, ha ceduto un 4,7%; mentre a Hong Kong la seduta è terminata con -5,4%. Tutti si aspettavano almeno un parziale recupero della piazza di New York. Ma la paura della recessione ha gelato le timide speranze accese da un'imprevisto aumento delle richieste di nuovi mutui per la casa (più 3%), probabilmente lette come semplici rinegoziazione, più che come ritrovato amore per il mattone.
A un'ora dalla chiusura l'indice Dow Jones era fermo intorno allo zero, mentre il Nasdaq perdeva tre decimi di punto.