Articolo su Eco delle Valli

 

Ovunque dove c’è un rigagnolo di acqua, si è scatenata la febbre del suo sfruttamento ai fini idroelettrici. Se i progetti Idroval prevedono la derivazione di tutto il Chisone, non migliore è la condizione in Val Germanasca.Già oggi è disastrosa la situazione a valle di Perrero, gli attuali prelievi hanno ridotto il torrente a poco più dello scolo degli scarichi fognari;preoccupante è la situazione a monte per le concessioni di sfruttamento delle acque rilasciate all’ENEL per la costruzione di una mega-centrale a Trossieri e per la costruzione delle centrali Turati ed Energheia sul torrente di Prali. Tutto il Germanasca ed i suoi affluenti sono destinati ad essere derivati.

Nel torrente per parecchi mesi all’anno scorrerà il rilascio previsto per legge o deflusso minimo vitale , paragonabile alla situazione di magra che si verifica per 15 giorni nell’arco di due anni, una sorta di mantenimento in stato di coma del corpo idrico con ripercussioni pesanti sulla flora e fauna del torrente e del territorio che lo circonda. Evidente è la compromissione delle capacità di diluizione e depurative delle acque rispetto agli agenti inquinanti, che non sono solo gli scarichi dei liquami parzialmente trattati dai depuratori. Alla negatività rispetto all’impatto ambientale si cerca di contrapporre una generica valutazione positiva rispetto all’aspetto socio-economico. Di fatto i vantaggi sono per pochi , la ricaduta occupazionale nulla, le esternalità negative molte,anche a fronte della precaria situazione idrogeologica esistente. E’ da rilevare che l’utilizzo di energia idrica è oggi economicamente vantaggiosa per chi la produce perché sostenuta da contributi pubblici nella costruzione e nella gestione delle centrali. Il denaro che confluisce nelle casse dei comuni è poca cosa rispetto ai danni creati ed ai costi sociali che tali opere determineranno.Questi progetti contrastano con i propositi che gli Enti territoriali si sono posti per un possibile sviluppo turistico-culturale di questa Valle. Pochi esempi tra i problemi osservati sono dimostrativi: vecchi percorsi in molti tratti larghi un metro o poco più diventano con un ripristino piste di 3 metri e mezzo; zone considerate di particolare interesse didattico, storico e culturale individuate come meritorie di progetto di recupero turistico ambientale , diventano sito per realizzazione di centrale e prese; il ponte in legno sul torrente di Rodoretto, una struttura in acciaio e calcestruzzo; zone franose, particolarmente dissestate dopo l’alluvione del 2000, sono ritenute idonee per la posa di condutture. I problemi che saranno originati dalla centrale ENEL , un’opera in grado di utilizzare 10 metri cubi al secondo di acqua, sono in gran parte da valutare. Il Comitato per la salvaguardia del torrente Chisone e suoi affluenti propone una moratoria nella costruzione delle nuove centrali, in attesa degli atti attuativi del piano di bacino, normativa che fisserà le regole di utilizzo delle acque anche per i nostri torrenti. Intanto permangono le perplessità e le preoccupazioni, alle richieste di chiarimento non sono giunte risposte. Che l’intenzione sia quella di accelerare le procedure anticipando l’utilizzo delle acque alle regole a cui dovrebbero prossimamente adeguarsi?Rimane la speranza che la gente dei nostri monti reagisca alla rapina dell’ultima sua risorsa : l’acqua.

Mauro Meytre