Sabato 9 marzo, assemblea pubblica a Villar Perosa
Sachs, 100 esuberi e molte tensioni- Eco del Chisone 14/03/02
I sindacati chiedono di ridiscutere il piano di ristrutturazione e maggiori investimenti - Il sindaco Roberto Prinzio: "Dobbiamo stanare l'azienda" - Tra i dipendenti molta paura per il futuro dello stabilimento

VILLAR PEROSA - Un piano di ristrutturazione che non convince, una situazione di crisi perdurante, preoccupazioni forti per la sopravvivenza stessa dello stabilimento. È quanto emerso, a grandi linee, nell'assemblea pubblica indetta sabato scorso, 9 marzo, dai rappresentanti sindacali della Fim Cisl, Uil, Cgil e Alp nei locali del nuovo centro polivalente "Finestra sulle valli".
All'ordine del giorno, la Sachs Ag che dà lavoro a 300 dipendenti ed oggi è di proprietà del Gruppo Zf: un colosso da 40mila addetti, leader mondiale degli ingranaggi di trasmissione destinati ad aerei, sottomarini o mezzi di movimento terra.
Quattro cambi di proprietà in due anni, un amministratore delegato che se ne va (Rinaldi) per lasciare il posto ad un direttore di stabilimento (Siegel), che gestisce risorse tecniche e umane ma non il portafoglio (e, non per sembrare venali, è quello che conta), un carosello di incontri ufficiali fissati e poi disdetti (il prossimo è previsto all'Unione industriale per il 18 marzo), comunicati aziendali che annunciano allettanti accordi (vedi i 900mila pezzi per la Wolkswagen) non si sa quanto ratificati.
"Ci manca - hanno ribadito tutti - un interlocutore autorevole". Per (ri)discutere, tra l'altro, il piano di ristrutturazione presentato nel settembre 2001.
"Un piano che prevede più flessibilità (dagli attuali 15 ai previsti 21 turni) per utilizzare gli impianti al pieno regime, 100 esuberi (oltre ai 50 contratti a termine non più rinnovati), riduzione dello straordinario e abbattimento del magazzino": è quanto sintetizzato in apertura da Enrico Tron (Fim Cisl). Che, insieme a Colina (Cgil) e Pascali (Uil), punta il dito su un altro aspetto a dir poco inquietante: gli esigui investimenti previsti. "Tre milioni e 600mila euro in sei anni sono davvero troppo pochi". Roba che neanche risistemi un qualunque ufficio.
Troppo pochi sicuramente per chiedere la cassa integrazione per ristrutturazione, che la legge concede solo se l'azienda si impegna ad investire il 10% del fatturato annuo (l'ultimo si aggirava sugli 80 miliardi di lire).
"Chiediamo che la direzione riveda i reparti di verniciatura e cromatura: un investimento strutturale che darebbe la misura delle buone intenzioni della Zf sul territorio. Altrimenti si corre il rischio che si sbaracchi tutto e si lascino a casa 300 persone".
Nell'affollata assemblea di sabato, in molti hanno preso la parola: delegati e operai per sfogare il proprio disagio, denunciare sprechi e stigmatizzare le innumerevoli difficoltà quotidiane, che dipingono un quadro poco rassicurante. Il quadro di un'azienda allo sbaraglio, tormentata da difficoltà organizzative, afflitta da molti "buchi" tecnologici, con maestranze preoccupate e confuse.
Poi è toccato alle autorità: un coro a difesa dell'occupazione e delle aziende locali, insostituibile patrimonio di valle. Un coro di solidarietà ("gli amministratori pubblici sono con voi"), con alcune proposte. Renato Ribet, assessore al Lavoro della Comunità montana ha invocato "un Tavolo di concertazione regionale", un appello finora caduto nel vuoto.
Roberto Prinzio, sindaco di Villar e presidente della Cm, ha ammonito: "Se ci dividiamo oggi saremo perdenti domani". Un invito all'unità che anche Breuza (Rsu dell'Skf in rappresentanza di Alp) ha lanciato con forza. Sempre Prinzio: "Appena la Regione accoglierà la richiesta di un Tavolo di trattative, ci aspettiamo di stanare l'azienda: il management oggi è inesistente, manca una guida, mancano obiettivi". Ma per Prinzio, "la valle non sta morendo: non lo penso, perché non ho la sindrome del perdente. Si sta trasformando"
D'altro avviso, il senatore Elvio Fassone: "I problemi sono due: Sachs e valle che muore. Occorre saldarli insime, al più presto. Il Pinerolese ha risorse umane e territoriali, e un'importante tradizione industriale che dovrebbero renderlo appetibile. Bisogna che passi l'idea che Pinerolo "conviene": occorre offrire servizi qualificati e una formazione confacente alla domanda". Di fatto così non è e Fassone l'ha detto: "C'è qualcosa che non quaglia".
Per Fassone occorre puntare sugli anziani e, almeno in alta valle, sul turismo. Poi ci vuole "un'interfaccia unitario per trattatare in modo agguerrito". E conclude: "Il 1 maggio potrebbe essere l'occasione per una giornata di valle. Una manifestazione di progettualità".


Lucia Sorbino