Edizione del 22 luglio 2009- eco del chisone


Quanto conta l'uomo nell'organizzazione aziendale


La crisi economica che il mondo sta vivendo ha provocato un grande stravolgimento nel settore dei fabbricanti di auto, che stanno riprogettando il loro futuro fatto di nuove alleanze, fusioni, concentramento di produzioni e, purtroppo, di riduzione degli organici. Ma le novità nel campo automobilistico stanno altresì provocando una piccola rivoluzione in ambito sindacale.

Nel 2001 il Consiglio dell'Unione europea ha approvato una direttiva per la creazione della società per azioni europea e sulla partecipazione dei lavoratori nella gestione delle imprese. Tale direttiva lascia da un lato alla libera contrattazione delle parti la negoziazione sui diritti di informazione, consultazione e cogestione dei lavoratori nella futura società europea, dall'altro in caso di mancato accordo fissa dei criteri per l'accesso dei rappresentanti dei lavoratori alle informazioni relative alle strategie aziendali. Gli Stati membri dell'Unione hanno recepito tale direttiva nelle rispettive legislazioni nazionali in modi molto diversificati.

In alcuni casi le norme valgono solo per le imprese pubbliche, in altri anche per le private; il numero dei rappresentanti è molto variabile e la loro nomina spetta talvolta ai lavoratori, talaltra alle organizzazioni sindacali e così via. Forse la regolamentazione più avanzata rimane ancora la "Mitbestimmung" - cogestione -, introdotta nel 1976 in Germania, che prevede l'istituzione di un Consiglio di sorveglianza i cui membri sono eletti per metà dai lavoratori mentre gli azionisti votano l'altra metà più il presidente. A questo Consiglio sono affidate particolari funzioni e alcuni controlli sull'operato dell'organo esecutivo. In Italia la materia è lasciata agli accordi sindacali che, nei singoli contratti di categoria, stabiliscono alcune norme relative all'informazione sugli investimenti, sull'occupazione ed in genere sulle strategie aziendali.

La rivoluzione è arrivata con la crisi dell'auto. Credo che la soluzione Chrisler costituisca un caso forse unico, e farà storia. Il sindacato dell'auto, sia pure indirettamente, è entrato nel capitale della società con una partecipazione di maggioranza: il 55 per cento. Avrà quindi il diritto di nominare alcuni consiglieri di amministrazione, non la maggioranza che è stata riservata ad altri, Fiat compresa, che avranno la responsabilità della gestione. Quegli stessi amministratori nomineranno i dirigenti centrali che dovranno, tra l'altro, negoziare con il sindacato salari, premi e gestire le eventuali controversie. L'esempio è stato seguito negli Stati Uniti dal sindacato per la General Motors, ma anche in Germania dal forte sindacato tedesco per l'Opel. Sono casi emblematici, provocati da situazioni particolari, ma che provocheranno modifiche sostanziali nei rapporti sindacali anche a livello europeo.

La componente umana dell'organizzazione aziendale è costituita da due categorie: i lavoratori che prestano la loro opera e gli azionisti, o proprietari, che rischiano il loro capitale. Le due categorie hanno un interesse comune: lo sviluppo ed il progresso dell'azienda in modo che essa generi la maggiore ricchezza possibile. Esiste però anche un conflitto di interessi: la ripartizione del valore aggiunto, cioè di quel maggior valore che si produce rispetto ai materiali che si consumano ed ai servizi esterni che si utilizzano. Questo conflitto di interessi si chiama salario, ma anche partecipazione agli utili ed insieme con le condizioni dell'ambiente di lavoro, la sicurezza, gli orari, ecc., rientra tra gli argomenti delle discussioni sindacali.

Le conseguenze in Italia stanno diventando evidenti. Il libro bianco del ministro Sacconi, il disegno di legge Ichino che torna in discussione in Parlamento con l'appoggio di maggioranza e opposizione, la discussione aperta sia nelle organizzazioni sindacali sia in Confindustria sono la dimostrazione che l'argomento è di vivo interesse. Il segretario generale di un grande sindacato in un'intervista su "Il Sole" ha parlato di «azionariato collettivo e possibilità di esprimere rappresentanti dei lavoratori nei Consigli di sorveglianza. I lavoratori sono responsabili ma chiedono di contare di più». Il tempo ci dirà se la crisi ha anche prodotto innovazioni positive.



Dario Debernardi