A Cuneo, la Polizia mineraria della Provincia mette le carte in tavola
Cavatore avvisato, mezzo salvato - Eco del Chisone 14/03/02
Durante un incontro promosso anche dall'Unione cavatori emergono i punti dolenti dell'attività: sicurezza e recupero ambientale - La Polizia: "Massima collaborazione senza fiscalismi nell'opera di prevenzione, ma non potremo chiudere tutti e due gli occhi"

CUNEO - Un anno fa la Regione Piemonte aveva trasferito alle province i compiti di Polizia mineraria, che interessano non solo le miniere vere e proprie, ma anche le cave, sia quelle di pianura dalle quali in genere si estraggono sabbia, ghiaia e affini, sia quelle di montagna, per lo più cave di pietra ornamentale, come è il caso specifico di Barge e Bagnolo.
Dopo un breve periodo di organizzazione dell'ufficio, gli addetti si erano messi al lavoro con ispezioni sul territorio, riscontrando una nutrita serie di inconvenienti, legati sia alla metodologia di coltivazione della cava sia alla sicurezza degli addetti: "Siamo stati inflessibili con gli abusivi - spiegano oggi l'ing. Cavallo ed il perito Branchier -, mentre negli altri casi si è trattato per lo più di visite informali e chiacchierate amichevoli con gli interessati".
"Chiacchierate" che però non avevano mancato di suscitare qualche preoccupazione nel settore; di qui l'iniziativa, promossa dalla stessa Provincia in collaborazione con Unione industriale, Confartigianato, Unione cavatori e autotrasportatori, di organizzare giovedì scorso a Cuneo un incontro fra le parti, per fare chiarezza sul problema "Norme di Polizia mineraria e relative applicazioni".
"Con la Polizia mineraria vorremmo instaurare un discorso di prevenzione - ha subito messo le mani avanti il geom. Verna, vice presidente dell'Unione industriale -: se possibile, non venite nelle cave come cani da guardia pronti a mordere, ma per prevenire, per consigliare. Prima di far intervenire la Procura della Repubblica, cerchiamo di collaborare, con pari dignità".
"Perfettamente d'accordo - è stata la risposta del presidente della Provincia Quaglia e dell'assessore Riu -, ma buona volontà e disponibilità devono essere reciproche, nostra e vostra".
Più favorevole a collaborare piuttosto che a sanzionare si è detto anche il perito Renato Brancher dell'Ufficio di Polizia mineraria, il quale, in una lunga relazione, ha messo in evidenza senza mezzi termini - così come voleva l'incontro - le manchevolezze riscontrate in questi mesi di "visite informali": "Ho visto tanti errori, tante cose che non vanno. Nelle cave di sabbia e ghiaia della pianura, ad esempio, il recupero ambientale è quasi sempre un optional, il progetto di coltivazione esiste, ma è per lo più disatteso, si lavora come fa più comodo al momento".
Ben più corpose le osservazioni ai cavatori di Bagnolo e Barge, presenti in sala in numero consistente (risultavano, però, assenti quasi tutti i "più grossi", "quelli che veramente contano", ha osservato qualcuno): "Qui l'attività è più complessa e gli errori risultano più numerosi e più gravi, specialmente per quanto riguarda il disgaggio delle pareti e la regimazione delle acque, punti fondamentali per la sicurezza".
Renato Brancher parte con la carota ("I cavatori bagnolesi sono professionisti seri che meritano tanto di cappello"), ma poi passa subito a "tirare le orecchie": "Ho visto impianti moderni, progettati e realizzati a regola d'arte, e altri dell'età del fil di ferro… Ho letto Dss (Documento di sicurezza e salute) ben fatti e concreti ed altri che andrebbero bene per un'industria di pomodori in scatola… Il direttore di cava che li firma, si renda conto delle sue responsabilità… Certi verbali delle riunioni obbligatorie per la sicurezza sono chiaramente fasulli… Ho visto perforatrici vecchie e senza cordino di sicurezza e perforazioni fatte male…".
Non sono mancate le bacchettate agli addetti alle mine: "Ho visto esplosivo usato male e minatori poco competenti; se vi servono consigli, chiamateci. Dal canto nostro, cercheremo di organizzare un apposito corso per il rilascio del patentino". E neppure a chi affida ai cinesi lavori pericolosi: "La legge stabilisce che i lavori comportanti rischi particolari devono essere affidati soltanto a personale competente: come fa un operaio cinese capitato lì da poche settimane e che non capisce neppure l'italiano ad essere competente e cosciente del rischio? Attenti, perché, se ci scappa l'incidente, non potremo chiudere gli occhi, ma saremo obbligati a controllare tutto, e, se troveremo irregolarità, le sanzioni saranno inevitabili".
Come a dire: "Cavatore avvisato, cavatore mezzo salvato. Collaborazione per la prevenzione sì, ma non fate i furbi".


Bartolomeo Falco