disdetta contratto

Metalmeccanici, Film e Uilm firmano deroghe a contratto

Federmeccanica, Film e Uilm hanno raggiunto l'accordo sulle deroghe al contratto nazionale dei metalmeccanici. La possibilità di definire deroghe al contratto nazionale era prevista dal contratto firmato nell'ottobre 2009 e vale per il periodo 2010-2012. La Fiom non aveva siglato il contratto del 2009 e quindi non ha partecipato alla trattativa sulle deroghe stesse. Per Epifani la firma è una scelta sbagliata anche per Confindustria e Federmeccanica, per Landini della Fiom si è consumato “uno strappo democratico gravissimo”.

In caso di crisi aziendale o di sviluppo occupazionale le imprese metalmeccaniche e i sindacati potranno definire deroghe al contratto nazionale su tutte le materie, a esclusione dei minimi salariali e degli scatti di anzianità, oltre naturalmente ai diritti individuali derivanti da norme inderogabili di legge. Ecco in sintesi una scheda su cosa prevede l'accordo firmato oggi da Federmeccanica e Fim e Uilm sulla possibilità di definire «intese modificative» al contratto nazionale.

CONDIZIONI: le intese modificative saranno possibili solo per «favorire lo sviluppo economico ed occupazionale mediante la creazione di condizioni utili a nuovi investimenti, o all'avvio di nuove iniziative» o per «contenere gli effetti economici e occupazionali derivanti da situazioni di crisi aziendale». Si potrà trattare quindi solo in caso di crisi o di sviluppo.

MATERIE: non sono definite le materie sulle quali si può discutere ma solo quelle non derogabili, ovvero «i minimi tabellari, gli aumenti periodici d'anzianità e l'elemento perequativo, oltrechè i diritti individuali derivanti da norme inderogabili di legge».

CHI NEGOZIA: le intese sono definite a livello aziendale con l'assistenza delle associazioni industriali e delle strutture territoriali delle organizzazioni sindacali stipulanti.

OBIETTIVI: Le intese dovranno indicare gli obiettivi che si intendono conseguire, la durata (qualora di natura sperimentale o temporanea), i riferimenti puntuali agli articoli del contratto oggetto di modifica.

SILENZIO ASSENSO: le intese sottoscritte sono trasmesse per la loro validazione alle parti che hanno stipulato il contratto (Federmeccanica e Fim e Uilm nazionali, ndr) e, «in assenza di pronunciamento, trascorsi 20 giorni di calendario dal ricevimento, acquisiscono efficacia e modificano, per le materie e la durata definite, le relative clausole del Ccnl».

VERIFICA: Sei mesi prima della scadenza del contratto (fine 2012) «le parti si incontreranno per verificare funzionamento ed efficacia di quanto concordato e apportare eventuali integrazioni o correzioni qualora ritenuto necessario».

29 settembre 2010

 

 

 

 

8-9-2010

di Loris Campetti
RINALDINI
La Cgil di fronte al «bivio-Marchionne»
«I padroni vogliono tutto»
È impensabile un'intervista a Gianni Rinaldini che non abbia al centro la Fiom, e la Fiat. Non è sufficiente passare il testimone di segretario per cambiare l'agenda e le passioni. Ma anche a voler parlare, come si diceva una volta, di fase politica e nostri compiti, non si può eludere il conflitto scatenato dalla rivoluzione - o restaurazione? - delle relazioni sindacali imposta da Sergio Marchionne.
Nel difficile confronto che la Fiom sta sostenendo alla Fiat il rischio più grande è l'isolamento. Cosa pensi del silenzio, quando va bene, dell'opposizione politica su Pomigliano, Melfi, sulla cancellazione del contratto? Il Pd non sembra in grado di reggere la divisione sindacale.
È evidente che, a partire dal Pd, c'è un'incapacità a prendere posizione su qualsiasi cosa. Ed emerge una diffusa subalternità alla Fiat che arriva al punto di far digerire persino la cancellazione del contratto nazionale conquistato grazie alle lotte dei lavoratori. Una cancellazione che è il prodotto degli accordi seperati. Sta passando un nuovo sistema di regole, per aggiunta neutralizzabile con le deroghe, senza che quest'impianto venga sottoposto al voto delle persone interessate. Chi si oppone a Berlusconi trova difficoltoso pronunciarsi sul superamento del diritto del lavoro, e questo la dice lunga sulla crisi delle forze democratiche. Sapendo di mentire, dicevano che il ribaltamento della democrazia a Pomigliano, con il diktat Fiat «o il lavoro o i diritti» sarebbe rimasto un caso isolato. Oggi è difficile negare che la Fiat voglia estendere d'ufficio il modello Pomigliano a tutti gli stabilimenti e per questo, oltre alle deroghe contrattuali promesse da Federmeccanica con il sostegno e la disdetta del contratto unitario da parte di Fim e Uilm, Marchionne pretende anche deroghe specifiche per sé.
Ti sembra che la Cgil abbia un ruolo attivo e di sostegno nella partita che sta giocando la Fiom?
Il virulento assalto contro la Fiom è un aspetto del quadro generale in cui ci sono una Finanziaria che umilia la Cgil e l'atteso collegato sul lavoro di Sacconi con un avviso comune con Cisl e Uil. Mentre la Cgil auspicava un piano del lavoro si sono messi in tasca il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego e la strage dei precari, a partire dalla scuola. E la Fiat detta a tutti le sue regole: vuole affermare un rapporto diretto tra mercato e condizioni lavorative, con le imprese trasformate in macchine da guerra. Basta con il conflitto tra padroni e operai, l'unico conflitto è quello tra imprese senza più la mediazione sociale e dunque il ruolo contrattuale del sindacato. La pretesa abolizione del diritto di sciopero è la conseguenza del fatto che l'azienda deve poter decidere tutto unilateralmente, ritmi, cadenze, condizioni non negoziabili su cui pretende la firma dei sindacati trasformati in garanti nei confronti dei lavoratori. Il conflitto sociale è ridotto a fatto eversivo. Se è questo lo scenario, dalla Cgil mi aspetto un giudizio netto, sulla Confindustria e su Marchionne. Non è in gioco solo la Fiom con i metalmeccanici ma l'insieme delle relazioni sociali e delle regole democratiche.
Chiedi lo sciopero generale?
Ci sono tutte le condizioni per un'iniziativa forte, di lotta, della Cgil. Vedremo cosa uscirà dal direttivo della prossima settimana in cui si discuterà anche del meccanismo per l'elezione della persona che prenderà il posto di Guglielmo Epifani. Devo dire che stiamo assistendo, per la prima volta nella nostra storia, a un'elezione mediatica del nuovo, anzi della nuova segretaria. La Cgil deve prendere atto che la situazione è cambiata, anzi è precipitata dal Congresso, quindi anche le politiche vanno riviste. È in atto un'operazione che, insieme alla precarizzazione di massa, punta alla distruzione del ruolo storico della Cgil, e noi che diciamo? Sostenere il «patto sociale» o «di solidarietà» è parlar d'altro. Serve un sindacato che scelga di muoversi su un terreno rivendicativo, non concertativo e si batta per la definizione di regole e leggi realmente democratiche che consentano di certificare la rappresentanza dei sindacati e restituisca, finalmente, la parola ai lavoratori che devono poter decidere sugli accordi e i contratti che riguardano la loro vita e il loro lavoro. L'assenza di regole nel lavoro ha qualcosa a che fare con la torsione delle regole democratiche e l'assalto alla Costituzione. La Fiom sta facendo la sua parte, con la grande manifestazione del 16 ottobre che riguarda tutti. Anche la Cgil deve fare le sue scelte.
Il modello sociale di Marchionne rimanda all'esperienza Usa.
Siamo alla beffa: gli Usa sono capofila di questa crisi mondiale distruttiva. La crisi delle big three dell'auto, senza la tutela del contratto nazionale e senza welfare, è stata devastante per i lavoratori. Nelle 3 realtà in cui il sindacato è presente i lavoratori hanno sanità e previdenza, e sappiamo quali prezzi hanno pagato, per esempio alla Chrysler. In tutte le altre realtà non hanno nulla e nulla hanno salvato.

 

 

L'assalto di Federmeccanica, disdetta del contratto metalmeccanico

di Fabio Sebastiani

su Liberazione del 08/09/2010

Fiom: «Decisione gravissima, irresponsabile, illegittima». Oggi il sindacato di categoria della Cgil deciderà le iniziative

Federmeccanica a testa bassa contro il contratto dei metalmeccanici. Ieri il direttivo dell'associazione imprenditoriale ha deciso di recedere dagli impegni dell'accordo siglato nel 2008 e ancora vigente. Il recesso, ha spiegato il presidente, Pierluigi Ceccardi, avviene «per ragioni cautelative» e «per garantire la migliore tutela delle aziende». Cautele da chi e da cosa? Semplice, dall'azione legale e dall'iniziativa sindacale della Fiom che, non avendo firmato l'intesa del 15 ottobre 2009 che si rifà all'accordo quadro firmato solo da Cisl e Uil nel gennaio dello stesso anno, intende mantenere in vigore le regole della concertazione del 1993. Regole che rispetto al rinnovo del 2009 prevedono un regime normativo migliore almeno fino al 2012 quando, stando alla deliberazione di Federmeccanica, si passerà al nuovo modello.
Intanto, il presidente di Federmeccanica ha rimandato tutto alla riunione del 15 settembre a Roma, definita «ricognitiva e progettuale», solo con chi ha firmato l'accordo del 2009. Il merito di questa vicenda arriverà direttamente nelle aule di tribunale.
L'aspetto politico, invece, fa parte di una partita più complessa che si gioca su più tavoli e chiama in causa direttamente la Fiat. Proprio ieri il segretario Cisl Raffaele Bonanni ha sostenuto la necessità di generalizzare il modello di "Fabbrica Italia", che Sergio Marchionne vuole sperimentare a Pomigliano, praticamente in tutti i settori produttivi del Paese. Il presidente di Federmeccanica, invece, tiene a spiegare che «Fiat non ha spinto» per la disdetta, «ma si tratta di un'esigenza di tutto il settore metalmeccanico». Federmeccanica sa benissimo che con questo atto ha di fatto aperto un periodo di scontro duro nei luoghi di lavori. E ha accompagnato la disdetta unilaterale con la richiesta «urgente» di una regolamentazione «condivisa del sistema di rappresentanza, sulla cui necessità esiste generale consenso e disponibilità dichiarata dalle parti». Una strizzatine d'occhio alla Cgil e al Pd, che in questa fase, secondo l'impostazione di Federmeccanica, sono chiamati a fare da cuscinetto tra gli imprenditori e la Fiom. Quale sistema di rappresentanza potrà mai uscire da un alveo in cui l'attacco ai diritti dei lavoratori è stato portato avanti ad alzo zero? Gli imprenditori metalmeccanici temono che l'"atto dovuto" della disdetta (Fim e Uilm l'avevano già fatto lo scorso anno) porti non poche grane sotto il profilo della gestione della conflittualità quotidiana nei luoghi di lavoro. Duro il commento della Fiom: «Quella assunta da Federmeccanica è una decisione gravissima e irresponsabile, che lede i principi democratici del nostro Paese. Si decide, infatti, di cancellare il contratto nazionale di lavoro, in accordo con sindacati minoritari e impedendo alle lavoratrici e ai lavoratori di potersi esprimere sul loro contratto», afferma in una nota il segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini. «Si tratta di una violazione delle regole e della rottura dei principi democratici alla base degli equilibri sociali», aggiunge. Oggi stesso il Comitato centrale della Fiom «assumerà tutte le decisioni necessarie». La Fiom ha rivolto una semplice quanto imbarazzante domanda alle altre organizzazioni sindacali. «Chi ha dato il mandato di cancellare il contratto nazionale?».
La disdetta da parte di Federmeccanica del contratto dei metalmeccanici/versione 2008 non piace al Pd. «È stato un errore, non sono decisioni utili, ci stiamo mettendo su una strada che non porta alla soluzione dei problemi», ha commentato Pierluigi Bersani, a margine di un convegno del suo partito. «Siamo tutti d'accordo sul fatto che bisogna riconoscere relazioni sociali nuove, e prendere atto di dover ragionare in maniera aperta - ha aggiunto il segretario del Pd -, la chiave è chiedere una sponda nella normativa, una legislazione nuova, e dall'altro assicurare percorsi di partecipazione ai lavoratori. La partecipazione deve essere assicurata. Se poi non ci fosse accordo interfederale allora ci potrebbe essere la normativa».
Secondo il segretario del Prc Paolo Ferrero, la disdetta di Federmeccanica «è la dimostrazione che in questo paese sono le imprese a non voler rispettare gli accordi liberamente sottoscritti. La loro unica preoccupazione è quella di scaricare per intero i costi della crisi sui lavoratori dipendenti, con il miraggio di recuperare competitività tramite il congelamento dei salari e la cancellazione dei diritti conquistati in decenni di lotte». «Si tratta di un atto arrogante e irresponsabile, - prosegue Ferrero - in piena sintonia con le politiche del lavoro di un governo reazionario come quello Berlusconi». Il Prc rilancia il sostegno e invita alla partecipazione della manifestazione nazionale a Roma, indetta per il 16 ottobre dalla Fiom Cgil, «capace di bloccare questa distruzione continua del tessuto sociale. Il primo passo è quello di mandare immediatamente a casa questo governo e di affrontare quanto prima nuove elezioni, mettendo fine al berlusconismo sia sul piano politico che su quello sociale».

 

Il pugno di ferro degli industriali

di Luciano Gallino

su la Repubblica del 08/09/2010

 

Il contratto nazionale di lavoro dovrebbe svolgere due funzioni fondamentali: perseguire una distribuzione del Pil passabilmente equa tra il lavoro e le imprese, e stabilire quali sono i diritti e i doveri specifici dei lavoratori e dei datori. Diritti e doveri al di là di quelli sanciti in generale dalla legislazione in vigore. La disdetta dei contratto nazionale dei metalmeccanici da parte di Federmeccanica compromette ambedue le funzioni, a scapito soprattutto dei lavoratori. Caso mai ve ne fosse bisogno. I redditi da lavoro hanno infatti perso negli ultimi venticinque anni almeno 7-8 punti sul Pil a favore dei redditi da capitale (dati Ocse). Perdere 1 punto di PiI, va notato, significa che ogni anno 16 miliardi vanno ai secondi invece che ai primi. Questa redistribuzione del reddito dal basso verso l'alto ha impoverito i lavoratori, contribuito alla stagnazione della domanda interna, ed è uno dei maggiori fattori alla base della crisi economica in corso. Quanto al diritti, sono sotto attacco sin dal primi anni 90 e la loro erosione ha preso forma della proliferazione dei contratti atipici che sono per definizione al di fuori del contratto nazionale. Per cui lasciano ai datori di lavoro la possibilità di imporre a loro discrezione, a milioni di persone, quali debbano essere le retribuzioni, gli orari, l'intensità e le modalità della prestazione, e soprattutto la durata del contratto. Si potrebbe obbiettare che il contratto dei metalmeccanici riguarda solo un milione di persone, su diciassette milioni di lavoratori dipendenti. Ma non si può avere dubbi sul fatto che altrisettori dell'industria e dei servizi seguiranno presto l'esempio di Federmeccanica. Dietro la quale è sin troppo agevole scorgere non l'ombra, bensì il pugno di ferro che la Fiat sembra aver scelto a modello per le relazioni industriali. Le conseguenze? Ci si può seriamente chiedere come possa mai immaginarsi un imprenditore o un manager, e come possa sostenere in pubblico senza arrossire, di riuscire a competere con i costi del lavoro di India e Cina, Messico e Vietnam, Filippine e Indonesia, cercando di tenere fermi i salari dei lavoratori italiani mentre li si fa lavorare più in fretta, con meno pause e con un rispetto ossessivo dei metodi prescritti. Magari a mezzo di altoparlanti e Tv in reparto, come già avviene in aziende del gruppo Fiat. Allo scopo di competere con tali paesi bisognerebbe produrre beni e servizi che essi non sono capaci di produrre, o perché sono altamente innovativi, oppure perché sono destinati al nostro mercato interno. Ma per farlo occorrerebbe aumentare di due o tre volte gli investimenti in ricerca e sviluppo, che ora vedono l'Italia agli ultimi posti nella Ue. Affrontare una buona volta il problema dello sviluppo di distretti industriali funzionanti come fabbriche distribuite organicamente sul territorio, tipo i poli di competitività francesi o le reti di competenze tedesche. Accrescere gli stanziamenti per la formazione professionale, le medie superiori e l'università, invece di tagliarli con l'accetta come si sta facendo. A fronte di ci che sarebbe realmente necessario per competere efficacemente con i paesi emergenti, la guerra scatenata da Fiat e Federmeccanica al contratto nazionale di lavoro è un povero ripiego. Che farà salire la temperatura del conflitto sociale. Per di più impoverirà ulteriormente i lavoratori, che così acquisteranno meno merci e servizi, abbasseranno gli anni di istruzione dei figli e dovranno andare in pensione prima perché non possono reggere a un lavoro sempre più usurante. Fa un certo effetto vedere degli industriali che nel 2010, a capo di fabbriche super tecnologiche, si danno la zappa sui piedi.

"Federmeccanica ha violato la legge pronti alla denuncia"

di Paolo Griseri

su la Repubblica del 08/09/2010

Intervista a Maurizio Landini

PAOLO GRISERI

Al muro di Federmeccanica la Fiom risponderà «anche con la battaglia legale».


Maurizio Landini, perché finire in tribunale?

«Lo stiamo valutando in queste ore. Ma certo recedere, come dice Federmeccanica, dal contratto 2008 solo a partire dal 2012 significa riconoscere che il contratto 2008, firmato da tutti i sindacati, è valido fino al dicembre del 2011, la sua scadenza naturale».


Dunque?

«Se Federmeccanica riconosce che il contratto del 2008 è ancora valido, non poteva firmare quello separato del 2009. Facendolo, potrebbe aver violato la legge».

Qual è il vostro giudizio sulla mossa di Federmeccanica?

«E' il primo passo, grave, verso la fine del contratto nazionale».


Gli imprenditori pensano a un contratto per il solo settore auto. Non vi convince?

«Il contratto auto a cui pensano è quello di estendere a tutti le regole dell'accordo di Pomigliano. Mi pare azzardato definire quello di Pomigliano un contratto».


Il suo collega della Fim, Giuseppe Farina, dice che la disdetta di Federmeccanica non è una notizia. Come risponde?

«Parlando in questo modo Farina offende innanzitutto i lavoratori metalmeccanici italiani. Chi ha dato a Fim e Uilm il mandato per modificare il contratto lo scorso anno? Segnalo chel'accordo del 2008 era stato confermato dal voto di tutti i metalmeccanici italiani».


Dice che Fim, Uilm e Fismic hanno la maggioranza degli iscritti e che dunque possono trattare a nome di tutti...

«Il fatto è che i contratti non valgono solo per gli iscritti ma per tutti i lavoratori. Se sono così sicuri di avere la maggioranza, perché l'anno scorso non hanno voluto sottoporre il loro accordo separato al referendum?».


Federmeccanica chiede nuove regole per rendere più competitive le aziende. Non siete d'accordo?

«La Fiom ha firmato migliaia di accordi nelle aziende concedendo turni di lavoro in più, non possono accusarci di essere rigidi. Non possono chiederci per di abolire il diritto di malattia e quello di sciopero. L'idea che la concorrenza si batte abolendo i contratti collettivi è sbagliata. Negli Usa l'assenza di un contratto nazionale ha consentito ai giapponesi di produrre in quel paese con le regole stabilite a Tokyo. Così la Chrysler è fallita».


Marchionne dice che i sindacati americani sono molto meglio di voi...

«Per Marchionne i sindacati della Chrysler sono il principale azionista: vorrei vedere che li trattasse male».


Che cosa cambia ora per i metalmeccanici italiani?

«Possono cambiare molte cose per le migliaia di aziende in cui la Fiom è l'unica sigla presente in fabbrica. Sarà difficile peri titolari di quelle imprese decidere che il sindacato non esiste più. Credo che molti imprenditori rischieranno di subire le conseguenze di una mossa dettata dalla Fiat».


I rapporti con Fim e Uilm sono a pezzi. Come ricostruirli?

«Con una legge sulla rappresentanza che stabilisca le regole del gioco. E che obblighi i sindacati a sottoporre contratti e accordi a referendum, come vuole la democrazia».

Il retroscena  Marcegaglia dice sì a Marchionne
così la Fiat resterà in Confindustria  L'ad del Lingotto ha posto un ultimatum preciso: "Le nuove regole entro due mesi"  di ROBERTO MANIA


ROMA - Sono Emma Marcegaglia e Sergio Marchionne ad aver imposto la linea dello scontro alla Federmeccanica. È il compromesso tra il leader degli industriali e il capo della Fiat siglato a Roma il 28 luglio che ha portato alla decisione clamorosa di ieri: il "recesso" dal contratto nazionale dei metalmeccanici. Non da quello che si applica effettivamente nelle grandi blasonate multinazionali come nelle piccole officine del nord-est e del Mezzogiorno italiano, bensì da quello che solo la Fiom-Cgil considera ancora in vigore e che è anche l'ultimo contratto nazionale sottoscritto, nel 2008, da tutti i sindacati. Allora c'era il vicentino Massimo Calearo alla guida della Federmeccanica e soprattutto c'era Luca Cordero di Montezemolo al vertice di Viale dell'Astronomia. Un'altra epoca per le relazioni industriali, quella della rappacificazione dopo l'ondata di accordi separati, frutto del Patto per l'Italia del 2002 con la regia del governo Berlusconi II.

Poi, però, è venuta la riforma del modello contrattuale senza la firma della Cgil, la grande crisi che ha sconvolto il globo, e pure il caso-Pomigliano. Perché da lì, dal mancato plebiscito dei riottosi operai campani, sotto la spinta del no della Fiom, alla nuova organizzazione del lavoro nello stabilimento Fiat che dovrà produrre a ritmi polacchi la Panda, che nasce tutto. E che porta al patto estivo in extremis Marcegaglia-Marchionne. Un compromesso per salvare la Confindustria, proprio nell'anno del suo centenario, ma non il contratto nazionale e forse nemmeno la pace sociale. Anzi.

Sergio Marchionne era pronto a far uscire la Fiat dalla Confindustria quando si è accorto che al Giambattista Vico di Pomigliano d'Arco avrebbe avuto non pochi problemi ad applicare le nuove regole. Non tanto i 18 turni di lavoro, con meno pause e ritmi accelerati; quanto le 80 ore di straordinario comandato aggiuntive alle 40 già previste, il mancato pagamento dei primi tre giorni di malattia in coincidenza di un assenteismo anomalo, le sanzioni per chi non rispetta i patti. Insomma le materie che secondo la Fiom, ma non solo, incrociano le tutele previste dalle leggi e, forse, anche dalla stessa Costituzione, a cominciare dall'esercizio del diritto di sciopero, e che derogano - appunto - le norme fissate nel contratto del 2008. D'altra parte la Fiom l'aveva detto: passeremo alle vie legali. Una guerra giudiziaria lunga, sfibrante, dagli esiti assolutamente incerti. Basti vedere cosa sta accadendo a Melfi dopo il licenziamento dei tre delegati della Fiom. Una battaglia incompatibile con la cultura manageriale di Marchionne abituato a decidere in tempi rapidi per risolvere i problemi, allergico alla decantazione dei problemi.

Due mosse servivano per uscire dall'impasse a meno di lasciare ai polacchi di Tichy la produzione della Nuova Panda e tradire così l'accordo firmato con Raffaele Bonanni (Cisl) e Luigi Angeletti (Uil). Da una parte, dunque, la costituzione a Pomigliano d'Arco di una new company (cosa che è poi accaduta con Fabbrica Italia Pomigliano) e l'uscita dalla Federmeccanica per applicare non più il contratto nazionale bensì l'accordo per Pomigliano. Uno strappo, ma anche uno schiaffo alla Confindustria. Perché la tentazione di Marchionne di fare da sé, di cancellare le antiche liturgie dei grandi tavoli sindacali, avrebbe fatto senz'altro la Confindustria come prima vittima, non più uno strumento per tutelare meglio gli interessi delle imprese, bensì, più o meno, un ostacolo nella realizzazione dei piani aziendali. Ma una Confindustria senza la Fiat sarebbe stata un'altra cosa. Una piccola Confindustria.

Di fronte all'allarme di Viale dell'Astronomia, Marchionne ha chiesto una soluzione alternativa, purché rapida. Dalla Confindustria è arrivata la proposta: cambiamo le regole del gioco attraverso le deroghe previste dal contratto separato del 2009. Un pezzo del "modello tedesco" - perché anche lì ci sono le clausole d'uscita dal contratto - che però rischia di portare al conflitto anziché alla partecipazione. Marchionne ha accettato ponendo un ultimatum: "Tutto entro due mesi". La Marcegaglia ha salvato la sua Confindustria. E la Fiom si prepara alla sua lotta vecchio stile. 

lo scontro sul contratto dei metalmeccanici

Marcegaglia con Federmeccanica: la disdetta un atto di chiarezza. La Fiom annuncia sciopero di 4 ore--- il sole 24ore

di Loris Campetti
STRAPPO SUICIDA
Marchionne comanda, Ceccardi obbedisce. Il modello di relazioni sociali in Italia dev'essere quello imposto a Pomigliano d'Arco, senza scioperi e senza mensa, senza orari e senza diritti sindacali e chi si mette di traverso fuori dai piedi. O così o me ne vado da Federmeccanica, dal contratto, dall'Italia, aveva minacciato l'uomo forte del Lingotto. E Federmeccanica ha eseguito, tra gli applausi del governo e i brindisi dei sindacati complici, eccitati dall'esclusione della Fiom da ogni confronto.
Fatta la legge, trovato l'inganno. Traduzione della Federmeccanica: fatto il contratto, trovata la deroga. Tutto sta a scegliersi il contratto giusto, quello che già contenga in sé la possibilità di disattenderlo. Sulla base di questo presupposto, ieri l'organizzazione delle imprese metalmeccaniche ha decretato la morte del contratto nazionale di lavoro siglato unitariamente da tutti i sindacati di categoria e sottoscritto con un referendum dalla stragrande maggioranza dei lavoratori. E una volta cancellato unilateralmente il contratto legittimo, che per comune decisione di tutti i contraenti deve restare in vigore fino al 31 dicembre del 2011, Federmeccanica ha deciso di riconoscersi in quello separato del 2009 che la Fiom non ha firmato e la cui legittimità continua e continuerà a contestare, anche perché quel testo non è mai stato sottoposto al giudizio degli interessati.
La ragione della scelta è semplice: riconvocare i firmatari dell'accordo separato e decidere «insieme» le deroghe necessarie a neutralizzarlo. Con una fava si prendono due piccioni: si espelle la Fiom dalla trattativa e si obbedisce al diktat Fiat che pretende un contratto per sé, vale a dire per il solo settore auto. Di deroga in deroga, i contenuti del futuro contratto sono già scritti, ben prima della finta trattativa con i sindacati compiacenti già chiamati a corte e sono in tutto e per tutto eguali a quelli imposti con il famigerato referendum truccato agli operai di Pomigliano d'Arco. Per la precisione, siccome Marchionne voleva un contratto personalizzato mentre lo stato maggiore delle imprese di categoria voleva estendere le deroghe a tutti i settori, alla fine Federmeccanica ha fatto il più uno, deroghe per tutti e qualche supplemento per l'auto per consentire alla Fiat di estendere la vergogna di Pomigliano a tutti i suoi stabilimenti italiani.
Il presidente di Federmeccanica Pierluigi Ceccardi ha rasentato il comico, quando al termine del direttivo della sua organizzazione ha dichiarato ai giornalisti che «Fiat non ha spinto per niente». Infatti non ha spinto, Sergio Marchionne ha semplicemente ordinato a Federmeccanica di fare «in piena autonomia» tutto quel che ha fatto per evitare la fuoriuscita del socio principale dalla cricca padronale in tuta blu. I consigli ragionevoli di ex soci e dirigenti di Federmeccanica non sono stati minimamente presi in considerazione. Eppure dicevano che dividere i sindacati non conviene perché non aiuta a sconfiggerli (Cesare Romiti), e che la strada dei contratti separati senza la Fiom genera conflitto e dunque non va percorsa (Innocenzo Cipolletta). Sarà interessante vedere cosa succederà in quelle fabbriche, e sono tantissime, in cui l'unico sindacato presente è la Fiom e in quelle, e sono la maggioranza, in cui la Fiom è l'organizzazione che rappresenta la maggioranza assoluta dei dipendenti. Se cercano la rissa, la troveranno. In alcune regioni, a partire dall'Emilia e dalla Toscana, alla vigilia dell'annunciato «recesso» dal contratto 2008 da parte della Federmeccanica, alcuni imprenditori hanno già sottoscritto accordi con la Fiom che ne prevedono l'applicazione.
Contraddizioni in seno al padronato. Il cui vertice chiede ai metalmeccanici Cgil di «ravvedersi», e raccoglie con grossolana soddisfazione la capitolazione subalterna dei sindacati «complici» che ringraziano a ogni schiaffone che ricevono da Marchionne e dalla Federmeccanica. Il prossimo passo - assai probabile, visti gli andamenti delle ultime elezioni delle Rsu in molte fabbriche che premiano la Fiom e penalizzano in particolare la Fim - sarà il premio padronale agli operai che si iscriveranno al sindacato giusto. In qualche posto sta già capitando. Sarebbe interessante se chi sogna il dopo Berlusconi si interrogasse su quel che sta succendendo in Italia.