dibattito sul futuro dell'auto

 

 

Il futuro dell’auto ***

La Fiat considera la sua l’unica strada possibile per il futuro dell’auto. Oggi c’è la crisi economica della finanza, quella manifatturiera, quella ambientale, quella dei consumi.

Siamo dentro un cambiamento epocale, è impossibile tornare all’epoca in cui l’industria dell’auto era quella trainante. Oggi la lotta per la difesa del reddito e dell’occupazione si salda con quella sul cambiamento del modello di sviluppo. 

La crisi: la produzione dell’auto è scesa del 33,9% in Italia, del 16% nel mondo.C’è una sovra capacità produttiva del 30%, localizzata per un terzo in Europa con duemilioni di addetti (1 in Italia). Unica zona in crescita l’Asia.

Crisi di un modello industriale e di crescita: con l’auto è nato il fordismo con le sue regole di produzione e di consumo, facendo nascere la classe dei manager e un nuovo tipo di sindacato, il consumo di massa.. Il sindacato tradizionale ha legato passivamente l’aumento della produttività all’aumento del reddito. L’aumento progressivo dei consumi ha provocato l’esaurimento delle risorse a buon mercato. Le guerre per il controllo del petrolio si susseguono – oggi anche l’Afghanistan si rivela di questo tipo.

Crisi sanitaria per incidenti stradali: in Italia 60 auto ogni 100 abitanti, 4700 persone morti, 310mila lesioni, 170mila ricoveri, oltre 600mila al pronto soccorso,20 mila invalidi l'anno.

Ambiente: la produzione e la circolazione delle auto provoca l’emissione di 133 milioni di tonnellate di CO2. L’inquinamento atmosferico delle aree urbane provoca 100mila morti l’anno in Europa. Inoltre ci sono le polveri sottili.

La mobilità: l’83% degli spostamento è fatto con l’auto, il 76% delle merci si spostano su gomma. Il 90% del carburante utilizzato serve solo per spostare la macchina. L’impatto dell’auto sul territorio: 1 miliardo di m2 occupati. L’auto è usata mediamente solo 2 ore al giorno. Il 60% del petrolio è usato dai trasporti.

Il costo annuale di un’auto media è di 4500 euro, (20% della spesa annua delle famiglie).Il costo complessivo è di 161 miliardi annue.

Lo stato incassa 46 miliardi di euro dalle tasse, e altri 20 dai carburanti.

 Il nuovo piano promette di nuovo quote di produzione che come al solito non saranno raggiunte. L’Alfa Romeo fu regalata alla Fiat nel 1987 e ottenne condizioni speciali dal sindacato. Poi nel 1990 ci fu Melfi, con accordo sindacale che modificava le normative e con un salario minore del 30%. Oggi vuole fare 6 milioni di auto nel mondo, chiede ai lavoratori l’intensificazione dello sfruttamento.

 La CUB ritiene che vada cambiato il modello produttivo, con un intervento diretto dello Stato nella produzione dei veicoli e nel cambiamento del piano dei trasporti e della mobilità, in alternativa alla deindustrializzazione e devastazione ambientale, perdistribuire il lavoro a parità di salario. Lo stato ha finanziato finora la Fiat con 500miliardi ( è il vero azionista)

** sintesi relazione Convegno di Napoli 12 giugno 2010 della CUB

 


dibattito

L'analisi mi sembra corretta .La proposta, che potrebbe valere per molti altri settori dell'economia e dello stato lo è di meno. Infatti i rapporti di forza e la decomposizione imprenditoriale e politica non fanno vedere come possibile uno sbocco a breve termine di questo tipo. Insegnare ai padroni il loro mestiere non porta da nessuna parte e lo stato sta mollando molti settori in cui interviene.Lo smarcamento della CUB dal produttivismo imperante è quindi lodevole ma velleitario.L'idea dominante nella classe è che ci devono pensare i padroni e banchieri a dirci come e cosa consumare e produrre,e siamo in piena ritirata...Questo è il mio pensiero - non da oggi

come la pensate voi?                     Piero

 

Di fronte alla proposta  … CUBista  sono disarmato, l’unica cosa che si può e si deve dire è che già negli anni ’80 era evidente che questo modello centrato su’auto-petrolio eccl, era sostenuto dallo stato, non solo italiano ma dal massimo stato di questo “modello”, quello americano.  Condivido il tuo pensiero (da Cassandra!).

Facciamo così: a questi del Cub non si dà retta finché non si siano letto, ma uno per uno, il libro di Goldner, Capitale fittizio…, ma anche il saggio scaricabile gratis, L’immensa sorpresa di ottobre.

Il libro parla di come nasce questo modello auto-petrolio-acciaio e indebitamento dello Stato.

Non è il caso di pretendere che lo abbiano almeno letto per  venire a proporci ora un modello “alternativo”, per di più promosso dallo Stato? Lo Stato non siamo mica noi!

Ciao

Dante


 

Credo che ottenere il riconoscimento di "grande azionista" da parte dello Stato Italiano rispetto alla Fiat sia fondamentale non tanto per partecipare alla gestione ma quanto per assolvere a tutti quegli obblighi e privilegi tipici dei grandi azionisti tra cui quello di sapere quanti sono e dove andranno iinsestiti gli utili, anche i termini di servizi, intervenire nelle politiche non solo di sviluppo o di contenimento ma anche di indirizzo generale ecc. Peccato che per fare questo servirebbe avere uno Stato e non un'orda famelica
Marta


 

Non vedo cosa commentare se Piero fin dall'inizio ci spiega di avere scoperto non da oggi che l'ideologia dominante è quella della classe dominante. Se la partita è chiusa, dovremo limitarci a parlare male dei governi e degli imprenditori in attesa che i lavoratori capiscano? Io invece penso che bisogna proporre soluzioni anche parziali purchè nella direzione giusta. Se non ci proviamo perchè il capitale sa riassorbire tutto, smettiamo di cercare leggi, contratti, riforme. E' una storia vecchia.... Mario

Non volevo spegnere il dibattito, ma precisare i confini possibili di azione. La CUB è tuttora un sindacato e come tale si muove all'interno del sistema. Se alza il tiro ambisce a un ruolo politico e deve fare i conti con le regole del capitale e della sua ideologia, vecchia ma ben piantata nelle nostre teste.

E' quindi un invito il mio a fare dei passi come dice Mario, in senso progressivo, ma senza l'illusione di poter migliorare un sistema, quello sì, che ha fatto il suo tempo.

E' quindi resistenza e andare controcorrente quel che mi sembra possibile. Cambiare il proprio modo di viaggiare, organizzare iniziative di consumo intelligente e di contrasto. Questo vuol dire lavorare su di sè e sugli altri, dal basso più che verso l'alto. Per essere preparati e non andare a rimorchio o remare contro quando sarà possibile cambiare davvero a livello di sistema.

Piero


I governi fanno quello che i padroni dicono, spesso anzi rappresentano gli stessi interessi. Quindi cambiamento dall'alto un corno.
Se la politica fosse autonoma bisognerebbe che facesse una bella campagna per spiegare che la maggior parte degli incidenti è causata non dalla canna che ti sei fatto tre giorni prima ma dalle auto stesse, troppo veloci. La pubblicità inoltre inneggia subdolamente all'uso criminale della macchina (potenza, controllo, ecc.). Le auto sono prodotte per il nostro tempo, dove la velocità e il taglio dei tempi la fanno da padroni, e questo condiziona anche chi generalmente ha senso critico.
Oltre alla contro-pubblicità, ci vorrebbe un potenziamento dei mezzi pubblici con disincentivo all'uso inutile della macchina (es. abbonamenti a basso costo).
In mancanza di una volontà dall'alto (che ricordiamo per es. aver cancellato il fumo dai locali pubblici, cosa inimmaginabile fino al giorno prima della legge), sono d'accordo con Piero, ci vuole un cambiamento dal basso.
Io, quando posso, vado a lavorare in bici anche se faccio i turni. Lavoro a 16 km da casa e mi prendono per pazzo. Ci vorrebbero più ciclabili, degli accessori per girare anche in mezza stagione e magari con la pioggerella...
Ci vorrebbe magari un incentivo dalle aziende, che potrebbero gloriarsi di lungimiranza ecosostenibile, dato che ormai non sanno più in cosa superarsi tra di loro se non nel taglio dei posti!

Enzo