La legge D'Amato
DIALOGO Nuova trattativa sui contratti a termine
CARLA CASALINI -il manifesto 17/02/01

Il lancio d'agenzia arriva da Reggio Emilia, dove ieri Sergio Cofferati avrebbe affermato 'non andremo a discutere di contratti a termine con la Confindustria', nelle stesse ore in cui a Roma Cgil, Cisl, Uil erano invece a casa della Confindustria a discutere precisamente di tali contratti. Un equivoco?, o forse un segnale su come interpretare questo nuovo incontro, dopo le polemiche accese dalle accuse confindustriali alla Cgil di "porre veti" all'accordo, gli interventi di vari ministri, e quello conclusivo del presidente Ciampi - "poche chiacchiere, si deve decidere" - salutato con favore dal leader della Confindustria D'Amato, che si diceva poi "contento" di rivedere la Cgil alla trattativa.
E così è stato: l'incontro di ieri si è chiuso con un nuovo appuntamento per il 26 febbraio, con un testo finale steso dalla Confindustria. Se si raggiungesse l'accordo, sindacati e padroni sottoscriverebbero un "avviso comune" da presentare a governo e parlamento, cui spetta decidere come tradurre in forma italiana la direttiva europea '99/70 sui contratti a termine.
Finora, nella preintesa del 12 gennaio, seguita dal documento della Confindustria il 24, che la Cgil ha respinto dopo una vivace discussione interna, si prevedeva di cancellare gli articoli delle leggi nazionali che prescrivono causali precise e dettagliate per consentire di "porre fine alla durata di un contratto di lavoro", rinviando alla contrattazione eventuali deroghe con fissazioni dei "tetti" massimi nel numero di lavoratori assunti a termine in un'azienda. A tali norme minuziose, la preintesa proponeva invece di sostituire un'unico magrissimo articolo di legge che come "causali" indica "ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo, o sostitutivo". Tanto generiche, come si vede, da aprire ogni spazio alla discrezionalità delle imprese. In più, la legittimazione anche di un gran tempo a loro discrezione: contratti a termine, comprensivi di una proroga, lunghi fino a "36 mesi".
Le critiche su tutti e tre i punti da parte di strutture e categorie, fermavano la Cgil. Csil e Uil, invece, volevano solo "il rinvio alla contrattazione sui 'tetti'", per firmare, "anche senza la Cgil". Poi le polemiche, e ieri, terminato l'incontro - su cui è piovuto anche l'"invito all'accordo" del ministro Salvi - erano ancora i segretari di Cisl e Uil Bonanni e Canapa, a definire la discussione "decisamente scorrevole sulle causali", così come sui 36 mesi, mentre quanto alla "contrattazione sui tetti", i due sindacalisti sostenevano esservi la "disponibilità degli industriali a discutere", giacché non avevano "rotto la trattativa", ma accettato di scrivere un nuovo testo per il 26.
Abbottonatissimo, invece, il segretario della Cgil Casadio: "giudizio sospeso" per il momento, ma: "invece dei 36 mesi noi preferiremmo togliere ogni definizione temporale", e su "causali e tetti", ancora "tutto da chiarire".
Gli imprenditori hanno chiarito che "le parti congiuntamente confermano" come "loro obiettivo, mantenere la titolarità nella trasposizione delle direttive europee; e per parte loro che "l'impianto complessivo del 24 gennaio non si tocca". Si può discutere solo della "proroga dei contratti", e del "ruolo della contrattazione sui tetti".