cronologia Fiat dal 1998-2003

http://www.cendoclotta.altervista.org/archivio/archivio.htm

 

1998

18 marzo

MELFI

La sicurezza alla Fiat di Melfi (che si chiama SATA) è diventata un nodo dolente, tanto da indurre la Fiom a scioperare senza le altre due sigle. Lo sciopero di sabato e' stato indetto nell'area di montaggio porte, nella quale le stesse sono piu' volte precipitate da un'altezza di 3 metri mettendo a rischio l'incolumita' dei lavoratori. Lo sciopero e' pienamente riuscito. Per la Fim, contraria a qualsiasi sciopero alla SATA, Melfi e' "una sorta di laboratorio che non deve essere messo in crisi. Con la Fiat si ottiene di piu' discutendo che opponendosi", ecc. Ossia, non disturbare il padrone, anche se ti fa cadere in testa le porte!

 

17 maggio

FIAT TERMOLI: MOBILITAZIONE CONTRO I LICENZIAMENTI

Contro il licenziamento di due operai - Nicolino Zara e Antonio Daniele - fanno quadrato sia i sindacati confederali che quelli autorganizzati. Fino ad oggi ci saranno assemblee nello stabilimento e da domani presidi davanti alla Fiat di Termoli.
Anche in questo caso a far registrare le punte piu' alte di "analisi" politica anticapitalista c'e' un vescovo: "Non sono d'accordo con il modo... bisogna guardare all'uomo che vale molto piu' delle regole. Ritengo che al primo posto ci sia l'uomo e poi il profitto".

 

19 maggio

POMIGLIANO: CONTRO GLI STRAORDINARI

Solidarieta' ai lavoratori dello Slai cobas di Pomigliano

CONTRO LA VIOLENZA POLIZIESCA E LA REPRESSIONE DEL GOVERNO PRODI

RILANCIAMO LA LOTTA E L'UNITA' DI CLASSE

3 licenziamenti per scarsa produttività: la fiat cerca di zittire, emarginare ed espellere i soggetti che non si piegano, chi non subisce passivamente i carichi di lavoro sempre più pesanti, i livelli di sfruttamento sempre piu' intensi. Lo scopo e' anche il terrorismo

psicologico volto a sottomettere e "spremere" ulteriormente i lavoratori, sotto il ricatto del licenziamento.

8 SABATI DI STRAORDINARIO: e' la soluzione che l'azienda, insieme con CGIL-CISL -UIL, trova per far fronte agli aumenti di produttivita'. Nuovi posti di lavoro, riduzione d'orario a parita' di salario sono solo belle chiacchiere e governo, padroni e sindacati utilizzano per mascherare le loro politiche antiproletarie.

I lavoratori decidono di non subire, di opporsi, di non tacere: i picchetti del primo sabato di straordinario registrano la compattezza e la solidarietà operaia.

LE MACCHINE SONO FERME, LA PRODUZIONE E' BLOCCATA.

16 maggio, secondo sabato di straordinario.

LA FABBRICA E' MILITARIZZATA Un imponente schieramento di celere circonda l'intero perimetro della fabbrica fin dalle 3 del mattino. Malgrado cio', i lavoratori organizzano i picchetti.

La polizia non tarda a caricare: la prima volta alle 4, la seconda verso le 5 del mattino. Durante gli incidenti due operai, Gennaro Sapio e Mara Malavenda sono portati in ospedale a seguito delle ferite riportate.

QUESTA E' LA POLITICA DEL GOVERNO PRODI: FINANZIAMENTI E AGEVOLAZIONI PER I PADRONI, TASSE, LICENZIAMENTI E MANGANELLI PER I LAVORATORI.

LA POLITICA DEI SINDACATI CONFEDERALI E' ANCORA PIU' VERGOGNOSA: dopo aver cercato di ostacolare la mobilitazione, in un comunicato congiunto condannano queste "azioni che puntano a disorientare l'opinione pubblica e i lavoratori che facendo i loro sacrifici, stanno dando il loro contributo al raggiungimento degli obiettivi del nostro stabilimento".

PEGGIO DELLA CONFINDUSTRIA !!!

AI LAVORATORI, AI DISOCCUPATI, AI PRECARI, SPETTA ORA IL COMPITO DI DARE L'ADEGUATA RISPOSTA A QUESTA VERGOGNOSA CAMPAGNA DI REPRESSIONE E CRIMINALIZZAZIONE, RILANCIANDO IN AVANTI LA LOTTA

**************NEMMENO UN SABATO DI STRAORDINARIO*************

centro sociale OFFICINA 99 - laboratorio occupato SKA

 

FIAT IN TURCHIA- 9 ottobre

Mentre l'Italia mira a adeguarsi liberalizzando completamente il rapporto di lavoro a favore dei padroni introducendo liberta' di licenziare e riducendo i diritti dei lavoratori, le industrie che si collocano nel mercato globale riescono a "godere" gia' di simili liberta', grazie a governi dittatoriali, feroci e sanguinari.
Come in Turchia.
Il presidente e il segretario del sindacato turco Birlesik Metal-is raccontano la situazione.
Nel corso di una trattativa con l'associazione industriale Mess, in cui i sindacati rivendicavano "sicurezza del posto di lavoro", aumenti salariali, revisione dei regimi d'orario e straordinario, questo sindacato scopre che altri 2 sindacati hanno firmato, solo per la parte salariale, tagliando fuori la questione dei diritti. Il Birlesik Metal-is rifiuta di firmare in attesa di consultare gli iscritti.
Nel frattempo, 20mila lavoratori abbandonano i sindacati firmatari dell'accordo bidone e si rivolgono al Birlesik. Questo e' successo anche alla Fiat: 20 giorni fa quasi 2000 dei 3637 lavoratori sindacalizzati della Fiat si sono dimessi dal Turk Metal. Pochi giorni dopo hanno iniziato ad iscriversi al Birlesik Metal-is e la Fiat ha cominciato le pressioni, con la minaccia di licenziarli. E finora ne sono stati licenziati gia' 200.
Inoltre per licenziare viene seguto questo metodo: "il capo del personale chiama 30 lavoratori ogni mattina e chiede loro di scegliere se vogliono l'applicazione dell'art. 13 o dell'art. 17 della legge sul lavoro (entrambi riguardanti il licenziamento). Se scelgono l'art. 13 ricevono una indennita' di anzianita' ma a condizione che si riscrivano al Turk Metal. Se il lavoratore rifiuta viene licenziato in base all'art. 17"
Questo evidenzia una collaborazione tra sindacati "gialli" o di regime, il governo e il padronato, in questo caso multinazionale.
La Fiat torinese dice che c'e' una divisione al 50% dei compiti con la Cok, omologa degli Agnelli, che si occupa della direzione del personale (ovviamente!), per cui dall'Italia negano ogni responsabilita'.
I sindacati italiani si mobiliteranno? Da un parte molti dubbi si levano, visti i silenzi sulle vicende italiane legate ai processi ristrutturativi che distruggono posti di lavoro senza adeguate risposte; dall'altra, sembra piu' "facile" mobilitarsi per vicende "lontane", pulendosi in qualche modo la coscienza. Dovrebbe invece essere attivata una rete di lotte contro la Fiat in Italia, che induca Agnelli a rivedere la sua situazione, a non ritenere piu' "conveniente" la situazione turca.
Questo sarebbe internazionalismo proletario e operaio.

 

 

CASSAINTEGRAZIONE FIAT

Infatti, finita la festa della rottamazione, degli incentivi pubblici, dell'odiato stato assistenzialista, ecco che subito si ricorre a quest'ultimo per non ridurre la quota di profitto.
Il quale, come ormai ben sappiamo, e' cosa "privata", mentre i costi sono "sociali".
I piu' colpiti saranno i dipendenti di Arese costretti a tre settimane di cassa per la crisi di vendita dello Spider e della GTV. 2 settimane toccano agli addetti a modelli importanti come Bravo e Brava (Cassino), Punto (Termini Imerese e Mirafiori) e le altre Alfa (Pomigliano). Una settimana per la Marea (Mirafiori) e la Delta (Rivalta).

 

FIAT DI MELFI- 10 novembre

La fabbrica piu' moderna del gruppo Fiat chiudera' i cancelli per 23 giorni, a causa, dicono, della crisi dell'auto e in particolre della "Punto". Anche i salari piu' bassi, e la conflittualita' tenuta a freno non hanno impedito la rivalsa padronale sui lavoratori quando i profitti vengono meno. Sono 35mila i lavoratori interessati tra il 21 e il 27 dicembre e tra il 4 e il 10 gennaio. 12mila rimarranno fermi anche nella settimana 28/12 e il 3/1.

 

FIAT ALFA AVIO

La Fiat, che ha rilevato l'azienda due anni fa, sta facendo le prove per il contratto metalmeccanico. L'azienda richiede flessibilità per essere competitiva. La produttività e' aumentata già del 30% a Pomigliano e Acerra; ora vengono richiesti 18 turni settimanali, senza alcun aumento occupazionale o salariale. Ha imposto unilateralmente il lavoro al sabato a partire dal 2 novembre e perfino la notte del 1 gennaio '99. Le Rsu hanno deciso il blocco del lavoro il sabato. I lavoratori dell'Alfa Avio non capiscono come sia possibile concedere tanta discrezionale flessibilità alla Fiat mentre e' in corso una trattativa sul contratto nazionale. Un interrogativo che apre molti dubbi sulle reali intenzioni di una parte del sindacato sulle sorti del contratto nazionale.

"20 novembre 1998"

 

FIAT

La Fiat ha perso il 4,1% del mercato italiano mentre era in vigore la rottamazione: l'amministratore delegato Fiat, Testore, aveva dichiarato nei giorni scorsi che la Fiat "esce dagli incentivi con una riduzione consistente delle sue quote di mercato, passando dal 43,6% al 39%".
Il problema, come rileva un dossier della Quinta Lega di Mirafiori, starebbe nella flessione del segmento C del mercato (Bravo, Brava, 145 e 146) che e' prodotto in Italia; l'aumento della fascia A (6 e 5 cento) non influirebbe sulla produzione italiana perché questi veicoli vengono prodotti all'estero. In sostanza, la Fiat sta "importando" auto sul mercato italiano.
Evidenti le preoccupazioni di natura occupazionale, già anticipate dalla richiesta di 35mila cassaintegrati per il prossimo mese a Melfi. Cosa che tra l'altro smentisce sia la validità degli incentivi al padronato a scopi occupazionali, sia le teorie liberiste sulla flessibilità del salario, le gabbie salariali e il salario legato alla produttività aziendale: Melfi e' la perla di tutto ciò, ma proprio lì si attua la CI.
I conti presentati dalla Fiom torinese fanno presagire 3 mesi di CI per Rivalta, Pomigliano, Arese, Cassino, Mirafiori e Termini. E' ovvio che queste preoccupanti valutazioni tengono anche conto del carico da 11 che ci metterà la Fiat, cercando di approfittare ulteriormente di una congiuntura "critica".
Negli stabilimenti torinesi, terminata la CI di novembre, e' iniziata una serie di scioperi contro i carichi di lavoro. I delegati di fabbrica hanno protestato contro la tendenza dell'azienda ad alternare CI e improvvisi aumenti produttivi senza adeguamento degli organici.

 

marzo1999

SCIOPERI E CORTEI

Il 17 scioperano i metalmeccanici delle fabbriche della zona Torino Ovest.
Ci saranno cortei a Alpignano, Rivoli, e Grugliasco: qui la manifestazione si concluderà davanti alla Pininfarina.
In queste settimane gli scioperi contro la Federmeccanica hanno coinvolto oltre 150 fabbriche dell'area Torinese.
Il 16 hanno scioperato i lavoratori della FIAT-AVIO: un corteo ha percorso via Nizza e ha coinvolto anche i lavoratori della Microtecnica.
Lo stato della vertenza per il contratto metalmeccanico si caratterizza ora per la volgare richiesta padronale di aumentare la flessibilità dell'orario, rendendo "medio" quello di 40 ore fissato per legge. Sembra semplice dire "oggi si lavora 32 ore e domani 48: la fatica si accumula e non la si toglie recuperando posticipatamente. I lavoratori sanno bene che ogni minuto di piu' passato in fabbrica snerva terribilmente e a nulla serve sapere che poi la settimana o il mese dopo (l'alternarsi puo' essere anche di sei mesi in sei mesi!) lavoro di meno.
I padroni sanno bene che devono organizzare diversamente la produzione, ma e' piu' semplice modificare l'utilizzo di quella forza lavoro acquistata, e farla lavorare a proprio piacimento, piuttosto che modificare il proprio profitto e il proprio dominio di classe. E' questo, infatti, il senso del capitalismo e non e' mascherabile in alcun modo, nonostante gli sforzi che fanno gli apologeti del "capitalismo dal volto umano".

 

20 marzo 1999"

 

TORINO: SCIOPERI

Nuova ondata di scioperi e' in arrivo dopo la rottura delle trattative sul contratto dei metalmeccanici a Roma. L'adesione agli scioperi delle scorse settimane ha toccato punte dell'80% di adesioni.
Ieri hanno scioperato i lavoratori del Sangone e del commerciale FIAT-Auto. Giovedi' hanno scioperato gli enti centrali. In questa occasione un corteo interno ha "spazzolato" le officine e la palazzina di corso agnelli a Mirafiori.

"2 aprile 1999"

 

IVECO

La Fiat vende 287 operai con il reparto presse dell'Iveco, ma la trattativa ha permesso che i lavoratori mantenessero inalterati i diritti e le garanzie occupazionali.
Per ottenere questo sono stati necessari 20 ore di sciopero e il blocco delle merci.
La cessione del ramo aziendale sara' verso il gruppo Magnetto di Torino: sara' solo il primo passo di una serie di esternalizzazioni. E' gia' prevista, entro l'anno, la cessione del reparto plastica, con 500 lavoratori. I lavoratori "ceduti" restano nel contratto metalmeccanico.
La cessione non significa il trasferimento fisico del reparto e dei lavoratori: essi resteranno all'interno dello stabilimento ma il loro padrone sara' diverso. Questa differenziazione tra lavoratori impegnati gomito a gomito in questo caso specifico e' stata "limitata" dalla lotta. Anche a livello di diritti sindacali e' stato stabilito che i lavoratori costituiranno una loro rappresentanza sindacale in collegamento con quelle dello stabilimento.
All'Iveco si sono dunque ottenute condizioni migliori rispetto ad altre terziarizzazioni: segno che la lotta paga, e che deve essere estesa, e allora potra' impedire che gli uomini e le donne che arricchiscono i padroni vengano trattati come merci.

giugno

CONTRATTO METALMECCANICI: UNA INTESA DA BOCCIARE

Dopo otto mesi di trattative, caratterizzati peraltro dall'arroganza dei padroni di Federmeccanica che irridevano alle mobilitazioni dei lavoratori e delle lavoratrici, si e' giunti ora ad un accordo che non solo non rappresenta una tenuta sostanziale rispetto alla piattaforma (come il passaggio contrattuale per riprendersi il controllo degli orari) ma sostanzia un cedimento pesante e pericoloso proprio in materia di flessibilita' e controllo della prestazione. L'accordo firmato tra Federmeccanica e Fim-Fiom-Uilm introduce di fatto un aumento della
flessibilità stagionale (64 ore) e l'incremento del monte ore straordinario individuale a disposizione discrezionale delle aziende. Tutto cio' aggravato da un risultato salariale irrisorio (non recupera il potere d'acquisto e non ridistribuisce la produttivita' di settore) che inevitabilmente spingera' i lavoratori a chiedere la monetizzazione degli straordinari e non il
riposo compensativo previsto con l'introduzione della ''banca ore''. Le nuove norme
sulla flessibilita' (legate alla stagionalita' ed alla possibilita' per le aziende di calendarizzare la prestazione su un orario annuo o plurisettimanale) indeboliscono le gia' deboli tutele contrattuali in materia di controllo della prestazione lavorativa ed aprono la strada ad un maggiore assoggettamento dei bisogni sociali e materiali dei lavoratori e delle lavoratrici alle esigenze del mercato e dell'impresa. Viene affossata qualsiasi ipotesi di riduzione d'orario (prevista solo per i turni notturni e festivi, esclusa la siderurgia, a partire dal 2002) e si apre la strada alla completa liberalizzazione e flessibilizzazione della prestazione.
Come delegati RSU riteniamo necessario organizzare l'opposizione a questa conclusione contrattuale, in considerazione del peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro, della riduzione delle tutele che questo rappresenta. Siamo per organizzare un percorso di mobilitazione che faccia pesare il nostro dissenso a la nostra contrarieta' all'accettazione da
parte di CGIL-CISL-UIL e di Fim-Fiom-Uilm di questa conclusione contrattuale anche
perche' occorre mandare un messaggio forte ad un sindacato che ora con il CCNL metalmeccanico, ieri con il ''Patto Sociale'' (che ha sancito maggiori compatibilita' e limitazioni alla contrattazione salariale) e con gli accordi sull'orario annuo e sugli straordinari, domani con gli accordi interconfederali sulle flessibilita' della prestazione e dell'occupazione, sembra aver deciso che la parola e gli interessi concreti e materiali della classe lavoratrice debbano essere marginali e subalterni all'interesse del mercato e dell'impresa. In questo contesto e' urgente fare chiarezza anche sulle linee con cui il sindacato andra' alle consultazioni sulla prossima
finanziaria che gia' preannuncia un ulteriore attacco alle pensioni ed allo stato sociale.
Ora Fim-Fiom-Uilm vogliono chiudere velocemente questa vicenda contrattuale
facendo esprimere prima solo i lavoratori iscritti. L'impegno al referendum tra tutti i lavoratori e' infatti previsto solo dopo la firma del contratto riducendo cosi' la consultazione ad una semplice verifica formale che rischia di non aver peso nelle decisioni della categoria. Il mandato a
firmare il contratto deve essere dato da un referendum tra tutti i lavoratori della categoria e va fatto subito, prima della firma del contratto. Come delegati RSU siamo quindi perche' la consultazione sul CCNL metalmeccanico sia una vera discussione sui contenuti dell'accordo e
sulla linea e strategia sindacale in materia di salario, occupazione e prestazione. Per questo proponiamo a tutti i delegati RSU di organizzarci e di costituirci in COMITATO PER IL NO ALL'CCORDO CONTRATTUALE

Alma Rossi - email - alma@pmp.it indirizzo email del coordinamento RSU -
coord.naz.rsu@ecn.org indirizzo internet del Coordinamento RSU -
http://www.ecn.org/coord.rsu/

 

 

 

"23 luglio 1999"

ALLA FIAT TRATTORI DI JESI: NO AD ALTRI SABATI IN FABBRICA

Non faremo altri sabati lavorativi oltre a quelli già obbligati dal contratto nazionale metalmeccanici. Il rifiuto è arrivato dalle Marche, dagli operai della Fiat Trattori di Jesi, la New Holland, una delle industrie più grandi della provincia di Ancona. Ed è stato non solo un no all'azienda, ma soprattutto alla rappresentanza sindacale interna che con l'azienda aveva trattato.
Bocciata con 287 no contro 237 sì la proposta della Rsu di altri 4 sabati lavorativi (la Fiat ne aveva chiesti 5) entro l'anno per addetto, che dovevano andare ad aggiungersi ai 3 previsti per contratto, essendone già stato consumato uno nei primi mesi dell'anno. Secondo la New Holland - che dopo la fusione con la multinazionale americana Case è diventato il secondo gruppo mondiale per scavatrici e trattori - dopo le difficoltà di mercato del primo semestre '99, è ora necessario un ciclo continuo di produzione per la ripresa delle vendite e per il lancio di modelli agricoli più sofisticati. Nella trattativa, però, la dirigenza aziendale ha mantenuto un atteggiamento rigidissimo - questa l'accusa dei sindacati confederali che sono stati i primi, comunque, a pagare per quel tentativo di accordo. Rigida l'azienda su una richiesta di busta paga più pesante per giustificare le 28 ore in più per operaio: la trattativa si è fermata a 55.000 lire in più e in totale per i 4 sabati, più l'indennità di straordinario. Troppo poco, in particolare per i turnisti per i quali l'accordo significherebbe lavorare ogni sabato da qui a fine anno. Così come taccagna è apparsa l'offerta di incremento occupazionale dello stabilimento jesino, il più grande in Italia della New Holland e che da 3 anni non fa assunzioni: a fronte di un aumento della produzione e dei ritmi alle linee, solo 10 nuovi addetti e 30 interinali.
Polemizza da Torino la Fiat: l'accordo è stato bocciato perché è stato impedito agli impiegati di votare, un'ottantina su 780 lavoratori. Replicano i confederali, pur scossi dalla bocciatura: gli impiegati non hanno mai votato una cosa che non li riguarda né li riguarderà, in compenso hanno votato tutti i capi. L'Rsu non si è dimessa e ha rinviato confronto e problemi a ottobre, quando termineranno i sabati contrattualmente a disposizione dell'azienda. Solo una tregua estiva apparente. Nel frattempo il Cobas interno rivendica la vittoria dei no: avevamo ragione a rifiutare l'intesa.

 

"8 Settembre 1999"


GLI OPERAI DELLA FIAT HANNO MOLTI PADRONI

Di chi sono gli stabilimenti di Mirafiori e Rivalta? Della Fiat, naturalmente. La risposta e' solo parzialmente esatta. Diciamo che sono del gruppo Fiat al 90% e della Fiat auto al 75%. Per il 15% appartengono a societa' del gruppo diverse da Fiat auto e per il 10% sono di proprieta' di
altre societa' che con il gruppo Fiat non hanno nulla a che spartire. Gradualmente, entro il recinto delle due fabbriche va costruendosi un patchwork di societa' che detengono la proprieta' di un singolo pezzo del processo produttivo. In alcuni casi, come alle presse di Rivalta che tra qualche tempo finiranno al gruppo Stola, bastera' tracciare una riga sul
pavimento per stabilire che cosa e' dell'Avvocato e cosa appartiene ad altri proprietari. Nel senso che tutto cio' che si trova oltre la riga, uomini e macchine, appartiene al nuovo proprietario.
E' difficile sapere fino a che punto la lottizzazione degli stabilimenti potra' spingersi. In via del tutto ipotetica si puo' immaginare che tra qualche anno le fabbriche del gruppo siano completamente cedute a decine di proprietari diversi e che alla Fiat restino solo le attivita' di
progettazione e la proprieta' dei marchi. La Fiat incasserebbe solo le royalties su ogni auto prodotta con i suoi marchi. Governare terziarizzazioni ed esternalizzazioni dal punto di vista
contrattuale non e' semplice. Si rischia, in prospettiva, di avere di fronte decine di controparti diverse unite solo dal lungo muro di cinta che circonda gli stabilimenti. Per il momento il pericolo e' limitato dal fatto che molti proprietari appartengono comunque al gruppo Fiat. Ma con il passare dei mesi non sara' piu' cosi'. E sara' sempre piu' difficile tener fermo
il principio che ha retto finora: quello in base al quale tutti i dipendenti che lavorano nello stesso sito produttivo devono avere le medesime condizioni contrattuali.
La mappa dei proprietari di Mirafiori e Rivalta e' gia' oggi variegata. Nei due stabilimenti Fiat auto ha 22-23 mila dipendenti su circa 30 mila. Altri 2.000 sono i manutentori di Comau service e 400 dipendono dal Comau, settore preparazione stampi. I carrellisti e gli addetti alla logistica sono 2.000 e dipendono da Tnt. Gli addetti alle centrali termiche sono 400 e dipendono dalla societa' Fenice. 240 sono i sorveglianti occupati dalla Sirio e 70 i dipendenti della Gesco, la societa' che gestisce la fatturazione. Infine ci sono 400 dipendenti della Marelli sospensioni. Otto societa' in tutto delle quali solo una, la Tnt, non e' del gruppo Fiat. Ma entro l'anno la situazione cambiera'. 200 dipendenti delle sellerie passeranno alla Lear, 400 dipendenti delle presse di Rivalta finiranno al gruppo Stola e altri 400 addetti alla preparazione delle plance finiranno probabilmente al gruppo Marelli. Alla Marelli sospensioni verranno ceduti 400 dipendenti di Mirafiori mentre i 200 addetti alla verniciatura dei paraurti potrebbero essere ceduti alla statunitense Bread. Cosi', a fine anno, i proprietari di Mirafiori e Rivalta saranno undici e di questi quattro (Lear, Stola, Bread, Tnt) non appartengono al gruppo dell'Avvocato. Su 30.000, in conclusione, i dipendenti di aziende diverse da Fiat auto saranno 7.100 e i dipendenti da aziende che non fanno parte del gruppo saranno 2.800. A questi vanno aggiunti i 500 lavoratori "interinali", avanguardie della forma piu' clamorosa di terziarizzazione, quella della forza lavoro che dipende dalle agenzie del lavoro in affitto.

 

"7 ottobre 1999"

LA FIAT DISDICE IL CONTRATTO INTEGRATIVO

La Fiat ha chiesto ai sindacati di non rinnovare il contratto integrativo di gruppo. Tradotto in soldoni, l'intenzione della Fiat è quella di abolire, a partire dal primo gennaio prossimo, la parte di salario derivante dall'ultimo accordo integrativo di quattro anni fa.
Il calendario della vertenza integrativa Fiat prevede, entro fine ottobre, la presentazione della piattaforma da parte dei sindacati. Da novembre dovrebbero iniziare gli incontri tra le parti che, in questa occasione, si svolgerebbero con la spada di Damocle del taglio dei salari nel caso in cui non si giungesse ad un accordo entro fine anno. Claudio Stacchini, segretario della lega di Mirafiori e Rivalta, ha aggiunto la richiesta di "rivedere l'attuale premio di produzione che ha dato ai lavoratori meno di quanto promesso dalla stessa Fiat e che ha il limite di basarsi su indicatori poco verificabili dai dipendenti". Dal '93 al '98 la produttività degli addetti al settore auto è salita del 45,4% e non si può certo dire altrettanto per i salari.

 

14 Gennaio 2000

LE FABBRICHE IN SCIOPERO

Non appena la Confindustria ha preso posizione pubblica e politica per i referendum radical padronali sono scattate le prese di posizione e soprattutto le mobilitazioni nelle fabbriche: ci sono stati scioperi e fermate a Milano, Bergamo, Brescia, altri sono indetti per oggi e i giorni prossimi, mentre si costituiscono i comitati per il No: a Torino l'han già costituito Fim, Fiom, Uilm.
Chiarisce bene come la mossa di Giorgio Fossa, leader dei padroni, abbia surriscaldato il clima, la Rsu di Infostrada di Ivrea con un pizzico di ironia: "Chi avesse ancora avuto dei dubbi sul carattere antisociale dei referendum radicali, dal 12 gennaio con la scelta di Confindustria ne ha la certezza". Ma a leggere le parole di molti comunicati non sfugge che gli attacchi ai padroni, la reazione ai referendum, parlano anche ad altri: il passato che si vorrebbe imporre come futuro, "questa è la 'modernità'", l'azione di donne e uomini di decenni che ha portato "la "libertà e i diritti che oggi si vogliono cancellare", "le generazioni passate che hanno lottato per conquistarli", dicono i delegati torinesi, non sembrano avere molto a che vedere né con le parole di Veltroni ("un lavoro flessibile per i giovani è meglio di nessun lavoro") nè del ministro Cesare Salvi che ricorda alla Confindustria: "le incentivazioni al part time, il lavoro interinale, l'apertura del collocamento anche ai privati sono stati realizzati in questi anni dai governi di centrosinistra". Eppure anche Veltroni e Salvi oggi si dicono contrari ai "referendum sociali": solo un problema di forma? non per referendum ma sì per legge, e per concerto?
A Fim, Fiom, Uilm, e alle confederazioni Cgil, Cisl, Uil, i messaggi dalle fabbriche del nord chiedono in tutte le articolazioni possibili "iniziative", "mobilitazioni dei lavoratori le più ampie", "a livello provinciale, nazionale e generale", e intanto hanno incominciato ad agire delegati e dirigenti sindacali provinciali e regionali.
A Brescia 10mila metalmeccanici si sono fermati ieri e scioperano oggi: all'Alfa acciai, Beretta, Iveco mezzi speciali, Palazzoli, Fonderia S. Zeno, Marzoli, Mollificio Sidegarda, Estral, Sk Wellman, per nominare solo alcune delle fabbriche coinvolte in un occasione in cui vi si scorge la vita e attività di quelli che ci lavorano dentro, mentre spesso ormai le aziende compaiono per nome grazie alla Borsa, o alle ristrutturazioni e "quelli che ci sono dentro" come "esuberi". La Om Iveco sciopera lunedì con un'ora e mezza di assemblea, programma analogo alla Ocean. La Fiom di Brescia, contenta del buon inizio delle mobilitazioni, si augura "un impegno crescente di tutti per fermare il disegno eversivo di Confindustria".
In tutta la provincia di Bergamo già ieri si sono fermati all'unisono, mezz'ora, nelle fabbriche meccaniche come Vamatex, Corali, Somaschini; un'ora di sciopero con assemblea è stata riservata al presidente della Federmeccanica di Bergamo nella sua fabbrica, la Frattini; un'ora di sciopero anche alla Bonney, alla Merate, assemblea di un'ora alla Meccanotecnica di Torre de Roveri. Documento alla Mazzucconi, Zanussi, Somet, sciopero già indetto per domani alla Brmbo di Curno.

 

02 Febbraio 2000

FIAT 700 POSTI IN PERICOLO

Le meccaniche di Mirafiori un tempo rappresentavano il cuore della fabbrica, il motore era considerato il pezzo più pregiato del ciclo dell'auto, quello che determinava il maggiore valore aggiunto. E, conseguentemente, anche i lavoratori delle meccaniche erano ritenuti - per l'impresa - più importanti dei loro compagni delle carrozzerie. Oggi non è più così: "I motori sono semplici componenti, come tutti gli altri pezzi che formano l'auto - afferma l'amministratore dlegato di Fiat-auto, Roberto Testore - e noi li acquistiamo da chi ce li fornisce alle condizioni migliori". Fredda logica industriale, che allude al futuro dell'auto, a una fabbrica modulare (in cui tutte le operazioni esecutive vengono progressivamente date in appalto) governata da un'azienda che punta tutto su progettazione, gestione del marchio e servizi finanziari; perché da lì trae più profitti che dall'intero ciclo produttivo. I settecento esuberi annunciati dalla Fiat per le meccaniche di Mirafiori (su 2.900 addetti) si inseriscono in questa logica, la stessa che porta alla vendita delle presse di Rivalta, alla consegna dei carrellisti alla Tnt e che presto determinerà la vendita di altri pezzi di fabbrica - operai inclusi - ad altrettanti "produttori specializzati". Alla fine la fabbrica sarà un grande puzzle di sigle, con a fianco una lunga serie di satelliti per la componentistica e i servizi, tutti a suonare lo spartito scritto da Fiat-auto. La ristrutturazione che provoca gli "esuberi" è quella riguardante il motore diesel e quello per la Panda ormai vecchi, da sostituire con produzioni che, però, verranno da altri stabilimenti (dalla Turchia e dal Brasile) verso i quali si indirizzano gli investimenti del gruppo torinese, perché lì il costo del lavoro è più basso. Anche cassa integrazione (1.400 la prima settimana di marzo, altri 1.000 la seconda, sempre alle meccaniche) sulle linee del motore "Torque", l'unico che la Fiat intende mantenere a Mirafiori e che, paradossalmente, la casa torinese dice di voler rilanciare proponendo i 18 turni settimanali in cambio del riassorbimento parziale di una parte degli esuberi annunciati (400). In più entra in gioco l'ormai certa vendita di una parte di Fiat-auto alla Daimler-Chrysler e di un contratto integrativo che la Fiat non vuole assolutamente fare. Una vertenza sindacale che il gruppo dirigente del Lingotto rifiuta per principio (le relazioni sindacali non sono mai state il suo punto di forza).

 

FIAT POMIGLIANO D'ARCO Licenziato un delegato, bloccata la fabbrica

250 lavoratori della Fiat di Pomigliano D'Arco assieme ad un folto gruppo di disoccupati e dirigenti del gruppo dei Cobas hanno bloccato per due ore la linea della Circumvesuviana. Alle 9.30 le prime manifestazioni all'interno dello stabilimento della Fiat per protestare contro il licenziamento di un delegato Rsu, Lorenzo Napoletano. Gli operai si sono riuniti in assemblea ed hanno fatto un corteo all'interno dello stabilimento. Ma il licenziamento dell'operaio che lavorava come dipendente della Logint (una società che si occupa della movimentazione di componenti meccaniche all'interno dello stabilimento), è stato solo un "casus belli" perché - come recita il comunicato stampa dei Cobas - la tensione tra i lavoratori è alle stelle per i ritmi allucinanti di lavoro e per i numerosi infortuni che si verificano all'interno degli stabilimenti.
I manifestanti sono stati identificati dalla Digos. Bocche cucite da parte del gruppo Fiat, ed in particolare del capo del personale che non ha voluto dare spiegazioni sul licenziamento di Napoletano. I Cobas dal canto loro, ritengono che il licenziamento sia una ritorsione nei confronti della lotta portata avanti da alcuni mesi a questa parte negli stabilimenti della Fiat di Pomigliano. Contro il licenziamento del delegato Rsu si preannunciano nuove mobilitazioni per la settimana prossima.

 

aprile

TORINO Un'inchiesta della Cgil rivela che la flessibilità fa male alla salute

Sono più o meno liberi, stanno meglio o peggio, i lavoratori dipendenti nell'era della flessibilità? Le risposte sono quasi sempre ideologicamente ottimistiche, coerentemente con i dettami della cultura dominante. Una ricerca della Cgil di Torino rovescia queste impostazioni, fotografando la condizione dei lavoratori attraverso il filtro del rapporto tra salute e lavoro.
I 1.600 questionari raccolti rispecchiano la composizione dell'industria manifatturiera torinese (che occupa il 30 della forza lavoro), con una prevalenza di metalmeccanici, mentre è ancora sfocata la fotografia dei servizi. Per quanto riguarda l'inquadramento contrattuale, prevalgono i lavoratori a tempo indeterminato e gli operai, mentre sono pochissimi gli "atipici" (che il sindacato fatica a incontrare).
Ma nonostante queste parzialità l'inchiesta appare ben piantata con i piedi per terra e rivela molte cose. La prima è una netta contraddizione tra la stabilità del rapporto di lavoro e la grande mobilità interna ai luoghi di produzione: a fronte di oltre 1.500 risposte di occupati a tempo indeterminato, si registrano oltre 1.100 passaggi da una condizione all'altra e il 44,9 afferma di ruotare su postazioni o luoghi di lavoro diversi. In altre parole alle garanzie giuridiche del rapporto di lavoro non corrisponde alcuna staticità, ma si rimbalza da un posto all'altro. Corollario di questa mobilità è la scarsissima autonomia nel lavoro (solo il 12 nega che siano altri a decidere cosa vada fatto e come), che conferma un quadro di grande subordinazione; eppure ai lavoratori viene chiesta un'alta adattabilità nelle prestazioni, cioè di arrangiarsi su come rendere concreti quegli ordini. Nonostante quest'arte di arrangiarsi, la noia regna sovrana, conseguenza della ripetitività (denunciata dal 70 dei casi).
Tutto ciò precipita sulla salute. Il 51 di chi ha compilato il questionario ha fatto più di una settimana di assenza per malattia nell'ultimo anno (il 41 da una settimana a un mese) e il 55 afferma che la sua salute è peggiorata da quando ha iniziato a lavorare (il 22 ritiene di aver contratto una malattia per colpa del lavoro). Tra le patologie più frequenti ci sono i dolori alla schiena (695 casi), i dolori alle articolazioni (528), il mal di testa (462), i disturbi alla vista (355). Il 16 delle donne segnala irregolarità mestruali. Quanto alle cause della malattia, i principali imputati "materiali" sono le polveri (68 delle risposte), fumi, vapori o gas (53), il rumore (52). Rilevanti anche le cause legate all'organizzazione produttiva: il 49 accusa la monotonia del lavoro e il 43 i ritmi eccessivi, tutte cause che provocano uno stress, legato anche all'ampia diffusione del lavoro straordinario (l'orario di fatto, supera spesso le 50 ore settimanali). La condizione complessiva aggrava i rischi di infortunio (il 42 afferma di aver avuto almeno un incidente), tra cui prevalgono le contusioni, i tagli, le distorsioni. Infine, l'inchiesta torinese rivela come siano in crescita gli episodi di violenza sul posto di lavoro: nell'88 dei casi si tratta di violenza psicologica (perlopiù a opera dei superiori), ma c'è anche un 5 di violenze fisiche e quasi un 10 di molestie sessuali. Se questo è il quadro la risposta alle domande iniziali è molto semplice: i dipendenti della flessibilità stanno peggio di quelli "fordisti" e sono sempre meno liberi.

 

3 giugno 2000

 

NEI GRANDI GRUPPI METALMECCANICI I CONTRATTI AZIENDALI SONO BLOCCATI

Scioperi in vista di fronte al blocco delle contrattazioni aziendali. Prese di posizione contro la politica delle mani libere perseguita da Confindustria nonostante lo schiaffo referendario. C'è tutto questo nell'assemblea nazionale dei delegati Fiom dei grandi gruppi metalmeccanici. Ma ci sono anche le parole dei lavoratori. Francesco Ottembrini dell'Alenia di Torino, Ciro Spartano dell'Ilva di Taranto, Walter Zuccolà della Zanussi di Pordenone. Voci e racconti di contrattazioni ferme da dodici anni, di una sicurezza sul lavoro sempre più abbandonata a se stessa, di meccanismi di assunzione come il "job on call" che portano a forme definite "di sciacallaggio sociale". E se pure qualche oasi rimane - alla Perini di Lucca l'accordo è pronto per l'approvazione - nel complesso prevale il pessimismo. Tanto da far dire al concertativo Riccardo Nencini che "ci sono le condizioni per il conflitto".
"E' dal 1988 che noi non facciamo più contrattazione aziendale - spiega Francesco Ottembrini - perché l'azienda non doveva più esistere. Solo che oggi ci lavorano 1800 addetti, e l'azienda non riesce neanche unilateralmene a gestire l'organizzazione del lavoro. In questa situazione, abbiamo deciso di fare la piattaforma. Il nostro obiettivo è quello di dare più diritti e tutele a chi entra con contratti atipici, perché alla fine riescano ad avere quello a tempo indeterminato"
Da Torino a Taranto. "Il gruppo Riva - racconta Ciro Spartano -ha portato innovazioni tecnologiche. Ma anche ad una 'massimizzazione' degli impianti con la 'minimizzazione' degli addetti. Ora il mercato tira, i profitti ci sono. Così abbiamo chiesto di avere un organico compatibile agli standard di produzione, e un orario di lavoro che ci permetta un minimo di vita sociale fuori dalla fabbrica". Poi Spartano parla di sicurezza: "Il 25 maggio scorso è morto in fabbrica un giovane in formazione lavoro. E' anche a loro che dobbiamo pensare con la contrattazione integrativa, perché tragedie del genere non accadano più". Dalla Zanussi, Walter Zuccolà avverte: "La nostra trattativa per l'integrativo non lascia presagire niente di buono. Eppure il gruppo esce da una ristrutturazione che lo ha portato ad essere competitivo, conquistando nuove fette di mercato. Ma l'azienda ci chiede di istituire un contratto che è di completo 'sventramento' delle vecchie regole. Si chiama 'job on call', ed è utlizzato solo in Olanda, dove però ci sono ben diversi ammortizzatori sociali. E' un contratto a chiamata, stabile ma con una previsione di 300 ore lavorative ogni anno. L'azienda vorrebbe farne lo strumento principe per gli accordi all'interno del gruppo, ma nei fatti porterebbe solo ad una sorta di sciacallaggio sociale".
Dalla Fiat di Melfi arriva Giorgia Calamida, che racconta di come nel gruppo ci siano due piattaforme diverse: una per loro, e l'altra per le restanti aziende. "E' andata a finire che dopo sei mesi siamo sempre a discutere". Il riassunto è presto fatto: le piattaforme magari ci sono, ma di accordi se ne vedono ben pochi. E anche quando arrivano, come nel caso del gruppo elvetico-svedese "Abb", poi viene chiuso a sorpresa lo stabilimento di Pomezia, con 195 lavoratori che si trovani in mobilità da un giorno all'altro. "E' prevedibile che dovremo ricorrere allo sciopero se bloccano le contrattazioni aziendali -conclude Claudio Sabattini - e al momento queste sono praticamente bloccate dalla pregiudiziale della moratoria sull'anno 2000".

 

04 Giugno 2000

 

MIRAFIORI: 500 GIOVANI IN AFFITTO DOVRANNO LASCIARE LA FIAT

"Lavora tanto e bene, fai il bravo e vedrai che, alla fine, ti assumiamo": i 500 operai in affitto di cui la Fiat si libererà a partire dal 23 giugno, si sono sentiti ripetere spesso questa frase. Che oggi sembra una burla, perché a Mirafiori e Rivalta non c'è più spazio per questi giovani ingaggiati attraverso tre agenzie di lavoro interinale (Adecco, Ali, Quandoccorre), ora che la Fiat denuncia un esubero di personale. Gli affitti cadono e per quei ragazzi l'annuncio è sembrato una beffa rispetto alle promesse fatte, è stato una grande delusione rispetto alle aspettative. Sì, perché nonostante quanto dica la vulgata corrente, un "lavoro fisso" è ancora l'aspirazione dei più e per quanto affermi la propaganda ufficiale le mansioni operaie sono quelle più richieste nel mondo dell'interinale (lo conferma la stessa Adecco: il 69% delle richieste sono per operai generici, il 27,6% per operai specializzati, alla faccia delle "nuove professionalità" promesse dalla legge che ha istituito l'affitto delle persone).
Niente di anomalo. Come è formalmente normale che una persona venga affittata per quattro volte di seguito dalla stessa impresa, lasciata per qualche giorno a casa per poi riprendere la sequela degli affitti. Per la legge è ineccepibile: ma è giusto? Ha senso affermare che l'interinale usato così corrisponda alla logica del far fronte ai picchi produttivi o non sia piuttosto un modo per sostituire lavoratori che non ci sono, per affrontare una carenza di personale di tipo strutturale?

Come hanno reagito all'espulsione questi giovani? La Fiom di fabbrica e il sindacato Nidil hanno convocato le assemblee degli interinali per raccogliere le loro impressioni e per invitarli a non accettare la logica dell'inevitabilità. Ma il clima generale era un misto di rassegnazione e disperazione. "Ci rottamano", "siamo carne da macello" erano le frasi ricorrenti, e più di qualcuno piangeva, un po' per la delusione, un po' per l'umiliazione. A questi ragazzi hanno insegnato a essere disponibili a tutto, a lasciar perdere qualunque concetto di diritto, promettendo un generico futuro migliore. C'è chi andava al lavoro con la febbre, pur di "costruirsi" una riconferma. Ma la delusione di fronte alla realtà è poi fortissima. Il pericolo più grande è quello della rassegnazione che si accompagna alla dispersione.

Ora l'obiettivo di Nidil e della Fiat è rendere visibile ciò che è offuscato dall'ideologia delle occasioni della flessibilità. E' un modo per ribaltare la logica corrente - anche a sinistra - dell'individualizzazione del rapporto di lavoro. E poi chiederanno alla Fiat, insieme al sindacato di fabbrica, di stilare una "lista di priorità" che raccolga i 500 espulsi e diventi il bacino da cui cogliere i prossimi ingaggi. Perché la Fiat ha usato questi lavoratori per sopperire alla carenza di personale e quindi questi ragazzi devono essere in qualche modo considerati dei "dipendenti Fiat".

Queste però sono solo palliativi di chi - i sindacati - pretendono in qualche modo di gestire ciò che hanno voluto - o dovuto - accettare senza lottare: la precarietà del lavoro è una condizione che il sindacato non ha respinto con forza, e oggi si ritrova a mettere delle toppe.

 

15 Giugno 2000

 

DALLA OPEL ALLA FIAT

2000 operai dell'Opel di Bochum hanno scioperato contro l'accordo Gm-Fiat, che mette a rischio numerosi posti di lavoro nello stabilimento tedesco. A Torino si terrà una manifestazione di protesta di fronte al Lingotto, contro l'uso che la multinazionale dell'auto sta facendo dei lavoratori in affitto. L'iniziativa è promossa dalla Fiom, dal Nidil-Cgil e dalla Camera del lavoro di Torino: a fine mese inizieranno le espulsioni di 500 giovani lavoratori in affitto, impropriamente ingaggiati per rimpiazzare vuoti d'organico. I sindacati vogliono tenere aperta la vicenda - un programma di reinserimento in fabbrica degli espulsi - e denunciare il carattere sempre più precario del lavoro in affitto.

Lo sciopero delle tute blu tedesche alla Opel segnala la preoccupazione di chi teme di diventare la vittima sacrificale dell'accordo tra la casamadre americana (Gm) e la multinazionale italiana. Checché se ne dica, la flessibilità in Italia è maggiore che in Germania, dove i lavoratori si sentono più tutelati sia da un punto di vista salariale che normativo. Gli operai della Opel, in particolare, sanno che alcuni impianti italiani delle meccaniche lavorano giorno e notte su tre turni (Termoli e Pratola Serra) e i rimanenti potrebbero fare la stessa cosa. In Germania non se ne parla, con il risultato che produrre motori in Italia - con una maggiore saturazione degli impianti - potrebbe essere più competitivo. Perché l'operaio del vicino è sempre più flessibile e risparmioso, vale per gli italiani rispetto ai croati o ai rumeni, vale per i tedeschi rispetto agli italiani.
Questa preoccupazione dei lavoratori tedeschi non va vista in chiave neo-corporativa, perché non sono privilegi ma diritti quelli che gli iscritti alla Ig-Metal cercano di difendere.
Secondo il segretario della Fiom piemontese, Giorgio Cremaschi, "il problema non è tanto il dumping sociale quanto la paura per l'occupazione, messa a rischio da un accordo basato sul risparmio e la riduzione dei costi". Insomma, il problema riguarda le sinergie, e il modo per realizzarle. Al di là del fatto che il lavoro costi più in Germania o in Italia, "l'occupazione dev'essere garantita per tutti".
Ma i motori, alla fine, si costruiranno in Germania, in Italia, o in tutti e due i paesi? Sia Gm che Fiat promettono che gli operai cambieranno colore della tuta, ma alla fine il numero delle tute non diminuirà. Saranno 10 mila gli operai delle meccaniche Fiat a cambiare casacca, e sono quelli impiegati negli stabilimenti di Torino, Termoli, Arese, Verrone, Pratola Serra, più i lavoratori della progettazione (Torino e Arese). Finiranno in un nuovo ramo d'azienda ("Direzione Meccaniche") che sarà mangiato da una delle due joint-venture previste dall'accordo. Sono 500 invece i dipendenti Fiat che subiranno lo stesso slalom per confluire nella seconda joint-venture, quella relativa agli acquisti (componenti e subcomponenti acquistati in grandi numeri, sempre per ridurre i costi generali). A un percorso analogo saranno sottoposti i lavoratori tedeschi della Opel.

 

INTERINALI FIAT

"Siamo gente usa e getta": scrivono la loro "piena solidarietà", ma meglio si potrebbe dire che esprimono la condivisione di una condizione comune, i lavoratori interinali di Torino verso gli oltre 500 ragazzi e ragazze messi al lavoro in affitto dalla Fiat auto, che ora ha deciso di buttarli fuori.

Davanti al Salone dell'auto al Lingotto c'è la manifestazione promossa dalla Fiom, dalla Camera del lavoro di Torino, e dal Nidil-Cgil contro la decisione di non rinnovare i contratti a termine dei ragazzi interinali Fiat.
Una decisione che ha smosso i lavoratori di Mirafiori, portato a assemblee e discussioni. "Prima - racconta Claudio Stacchini, segretario della V Lega - l'atteggiamento verso questi ragazzi era duplice: c'era magari il delegato o il lavoratore anziano che gli parlava perché, poverini, erano spremuti come limoni; e c'erano altri che si chiedevano con rabbia 'ma perché abbassano la testa di fronte a ogni abuso?'". Quando si è saputo che "li mettevano fuori", è scattata la reazione. Molti ragazzi sono rimasti in fabbrica una decina di mesi e più, fianco a fianco con gli altri operai, sicchè "improvvisamente, molti si vedono portar via il compagno di lavoro, e non gli va giù". Da qui sono nate le assemblee e l'embrione di un sentire comune, nonché le critiche al sindacato per una condizione che si sta facendo sempre più pesante e incerta per tutti.
Ma c'è anche l'improvviso annuncio dato dalla dirigenza Fiat durante la trattativa con i sindacati, mercoledì: "sarà prolungata la cassa integrazione alle meccaniche". La notizia è arrivata veloce in fabbrica, nel pomeriggio, ed è iniziato lo sciopero, battistrada 300 lavoratori, sfociato in un corteo interno per tutte le meccaniche.
Dopo sei assemblee con i lavoratori interinali, racconta Ornella Banti, dirigente del Nidil-Cgil di Torino: "ci siamo trovati di fronte alla loro angoscia e insieme alla rassegnazione con cui si proiettavano in un eterno presente di 'gente usa e getta'".

Secondo il sindacato si deve aprire una trattative con le agenzie, per una flessibilità 'regolata', ancora il gioco di arretramento rispetto ai diritti e poi il tentativo di difendere la posizione più arretrata in cui si è scivolati!

 

24 Giugno 2000

 

LA GM ANNUNCIA ESUBERI ALLA FIAT E ALLA OPEL

Questa volta, mister Richard Wagoner non ha usato mezze parole: "Non ci sarà una riduzione drammatica del numero dei dipendenti, né alla Fiat né alla Opel". Dal punto di vista del numero uno della General Motors, intervistato dal quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung, questa affermazione dovrebbe essere rassicurante per i lavoratori italiani e tedeschi oggetto dell'accordo Fiat-Gm. Al contrario, per la prima volta dalla festa di fidanzamento, i massimi livelli di responsabilità cominciano ad ammettere che un effetto dell'accordo sarà la riduzione dell'organico. Joint-venture (sono due quelle previste e che saranno rese pubbliche ufficialmente a metà luglio) vuol dire sinergie, sinergie uguale risparmi. E dove volete che pensino di risparmiare, General Motors e Fiat? Solo sulle spese, grazie agli acquisti in comune di componenti? O sulla produzione di scala di motori e cambi? O anche sulla forza lavoro? Wagoner sembra determinato, con le dichiarazioni, a tagliare da tutte le parti. Naturalmente, in modo "non drammatico".
Il secondo aspetto "preoccupante" delle dichiarazioni di Wagoner riguarda proprio i motori: "I volumi dei motori diesel sono molto più bassi di quelli a benzina, e l'eventuale aumento della produzione dei primi non compenserà certamente la riduzione della produzione di motori a benzina. Sicuramente a breve termine sentiremo parlare di esuberi, a meno di chissà quale, altamente improbabile, boom del mercato dell'auto".
Come risponde la direzione Fiat, dopo aver sostenuto fin dal primo giorno che l'accordo non avrebbe sortito effetti negativi sull'occupazione? "Confermiamo, l'accordo non determina riduzioni dell'organico. L'obiettivo è aumentare le vendite e dunque la produzione. Per dirlo in termini matematici, vorremmo che 2+2 facesse 4,5, e non 3,5. E attenzione alle traduzioni", dall'inglese al tedesco e dal tedesco all'italiano delle parole di Wagoner, suggeriscono ai piani alti del Lingotto. E dei motori, cosa dice la Fiat? Che nulla è ancora determinato, che "non è detto che a fare i motori a benzina saranno solo i tedeschi, così come è difficile che i tedeschi si faranno portar via la produzione dei diesel".
Morale, i prossimi mesi faranno pulizia di ogni interpretazione. Certo è che le parole del numero uno della General Motors pesano come piombo.

 

MELFI

In un rapporto basato su interviste a 26 operai della Sata (Fiat di Melfi) viene fuori che il modello della fabbrica integrata, col suo supposto coinvolgimento dei lavoratori, è in piena crisi. C'è uno scarto netto tra quanto teorizzato dalla Fiat e quanto realizzato. Si potrebbero citare molti dati, a partire dai livelli gerarchici aumentati invece di diminuire. Oppure dal grado di sopportazione dei carichi di lavoro, a partire dai turni stressanti: l'aumento di coloro che lasciano spontaneamente il lavoro in Sata (1.200 dall'inizio della produzione), è più che indicativo. Così come è indicativo il tasso di assenteismo.
Altra nota da rimarcare nel rapporto, e che si differenzia dalle risposte del 1998 quando non c'era ancora questo disincanto, è che oggi c'è una propensione dei lavoratori verso il sindacato, oltre ad avere ben chiare le differenze tra la politica della Fiom e quella della Fim.

 

luglio

IVECO DI BRESCIA

All'Iveco di Brescia i lavoratori hanno bocciato con una maggioranza del 55,7% l'ipotesi di piattaforma elaborata dalle segreterie nazionali - che altrove è invece stata approvata. Il risultato è coerente con quanto era già stato espresso nelle assemblee, dalle quali erano emersi con chiarezza alcuni dati: un basso livello di presenze; una forte critica alla piattaforma, con particolare riferimento al salario che propone un aumento aggiuntivo di 2.200mila lire di cui 1.100mila sulla "redditività" -che, già negli ultimi 3 anni non ha prodotto alcun risultao economico. Critiche anche alle ipotesi di tutela dei lavoratori precari, giudicate aleatorie. Inoltre forte era il disagio espresso dai lavoratori intervenuti per non poter minimamente modificare le proposte loro presentate.
Sul salario i lavoratori Fiat non possono ricevere lo stesso trattamento e lo stesso inganno del 1996, quando FIAT promise, a conclusione della vertenza aziendale, un premio di risultato che i lavoratori non hanno mai riscosso.

 

23 Luglio 2000

 

FIAT

Un milione subito e un altro milione e 200 mila lire di aumento in busta paga entro il 2003. Domani i sindacati dei metalmeccanici presenteranno alla direzione della Fiat la piattaforma per il rinnovo del contratto integrativo, approvata dall'85% dei lavoratori del gruppo con un referendum che si è svolto nei giorni scorsi. Con questa piattaforma, Fim, Fiom, Uilm e Fismic tentano di mettere un argine al processo di terziarizzazione e all'uso incontrollato della flessibilità. I contratti atipici, chiedono infatti i sindacati, dovranno essere limitati a situazioni particolari e definite. Attualmente la maggior parte delle assunzioni effettuate dalla Fiat vanno sotto le voci "contratti a termine" e "lavoratori interinali". La costituzione dei comitati di sito è una delle novità: dovrebbero farne parte le aziende che operano nella stessa fabbrica, le rispettive Rsu e i sindacati, con impegni negoziali comuni. E in caso di aziende prive di Rsu, i lavoratori dovrebbero essere tutelati dai delegati delle altre aziende. La piattaforma sarà presentata in tutte le aziende del gruppo Fiat, ma anche nelle società terziarizzate. Infine, l'accordo dovrà essere sottoposto all'approvazione dei lavoratori mediante referendum. Non sarà una trattativa facile, la Fiat ha già pianto miseria rispetto ai contenuti economici della piattaforma, oltre a ribadire il suo attacco ai due livelli contrattuali. "L'esito del referendum alla Zanussi ci incoraggia e dovrebbe convincere la Fiat ad avviare un confronto serio con noi", dice Claudio Stacchini, segretario della Quinta lega Fiom.

 

24 agosto ’00

 

NELLA GRANDE INDUSTRIA 19.000 POSTI DI MENO

La grande industria - imprese con almeno 500 dipendenti - continua a perdere colpi sul fronte dell' occupazione. Dai dati Istat di maggio risulta che, rispetto al mese precedente, ha bruciato un altro 0,2 per cento, mentre sull'anno la perdita secca è del 2,3. In termini assoluti appunto 19.000 posti in meno (a marzo erano 16 mila).
Le cose sono andate particolarmente male nel settore dell' energia elettrica, gas e acqua per via della ristrutturazione in corso (il calo rispetto al maggio ' 99 è stato del 7,3 per cento), nell'editoria che ha visto scendere l'occupazione del 7,9 a causa dei numerosi prepensionamenti e nelle grandi industrie alimentari, delle bevande e del tabacco (meno 6,2 per cento). Meno peggio è andato il settore manifatturiero (che ha ceduto l'1,6 per cento), mentre nei servizi vanno bene alberghi e ristoranti e commercio (dove i posti di lavoro in un anno sono aumentati del 10 e del 6 per cento).
Nonostante questa tendenza, i fabbisogni delle nuove dimensioni occupazionali vengono ancora ignorati e gran parte delle politiche, degli interventi e dei servizi al sistema rimangono tarati sul modello fordista della grande industria".
Secondo uno studio di Bankitalia dal quale risulta che negli anni '90 il tasso di crescita dell'economia italiana è stato il più basso del dopoguerra ed ha toccato le sue punte minime nel Meridione. La ricerca non tiene conto dei dati degli ultimi mesi e delle previsioni di crescita di oltre il 3 per cento per il Pil del 2000, facendo invece il punto sugli ultimi dieci anni e rilevando che in quel periodo il tasso di sviluppo medio del prodotto interno lordo nelle regioni del Sud si è ridotto di 1 punto e mezzo rispetto al decennio precedente (passando dal 2,4 per cento del 1980-'89 allo 0,9 del 1990-'99). Nel centro- Nord, invece, il calo è stato di 0,9 punti.

 

FIAT

Mirafiori e tutte le fabbriche della Fiat hanno riaperto i battenti dopo la pausa estiva. Si ricomincia il lavoro dopo l'accordo con l'americana General Motors, che dovrebbe fondere Fiat e Opel . La multinazionale torinese ha costituito due joint venture: l'assemblea straordinaria degli azionisti ha deliberato per la scissione del ramo d'azienda motori e cambi e la sua confluenza nella Power train e l'aumento di capitale sociale fino a un massimo di 2 miliardi di euro, interamente sottoscritti dalla Fiat Auto Holdings B.V., la società olandese all'80% Fiat e al 20% Gm). Attività e dipendenti nel settore dei motori e cambi e in quello degli acquisti sono dunque formalmente trasferiti nelle due joint venture; quando anche l'Opel avrà terminato la stessa procedura (si diceva entro dicembre, ma si ventila uno slittamento), si procederà alla fusione. Naturalmente nel rispetto del principio alla base dell'accordo: alleati nei risparmi, concorrenti nei mercati. Ma in fin dei conti, quel che gli operai italiani della Fiat e quelli tedeschi della Opel-Gm si chiedono, è chi sarà a costruire motori e cambi. Per ora un piano industriale non esiste.
L'11 settembre la direzione aziendale si incontrerà con i rappresentanti di Fim, Fiom, Uilm e Fismic, per iniziare il confronto sulla piattaforma sindacale per il contratto integrativo del gruppo. Una piattaforma che ha già raccolto il consenso della stragrande maggioranza dei lavoratori Fiat, consultati per via referendaria, così come l'eventuale testo dell'accordo con l'azienda sarà sottoposto a referendum. Paolo Cantarella ha mandato a dire che è ora di finirla con i due livelli contrattuali, mentre il giovane Pinifarina (Andrea) sostiene che l'unica trattativa possibile è sul premio di risultato. Si tratta di un approccio che non può non preoccupare i lavoratori.

 

16 Settembre 2000

Pininfarina blocca i contratti aziendali

Gli industriali metalmeccanici chiedono la sospensione della contrattazione aziendale e anticipano che non intendono pagare l'inflazione "importata". Il presidente degli imprenditori meccanici, Pininfarina, riproporrà così lo schema politico che ha guidato tutta la gestione della contrattazione e che rappresenta la stella polare della Confindustria: due livelli sono troppi gli aumenti salariali del contratto nazionale non possono recuperare tutta l'inflazione, vanno depurati dall'incremento dei prezzi prodotti dalla bolletta petrolifera (che poi rappresenta una bella fetta dell'inflazione). Uno schema cui Pininfarina aveva dovuto rinunciare nell'ultimo contratto nazionale - ingoiato a fatica - che viene riproposto costantemente attraverso la pratica dell'obiettivo, senza mettere in discussione la politica dei redditi della infame intesa del 23 luglio '93. La richiesta di bloccare la contrattazione aziendale in coincidenza con l'avvio del secondo biennio del contratto nazionale fa di fatto saltare tutto il meccanismo contrattuale, soprattutto perché le vertenze dei grandi gruppi (dalla Fiat alla Zanussi alla Fincatieri) sono ancora tutte aperte e difficilmente potranno essere risolte entro la fine dell'anno, quando si aprirà il secondo biennio del contratto nazionale. Ugualmente grave è l'annuncio di non voler pagare l'inflazione importata, cosa che ridurrebbe l'adeguamento dei salari a una pura formalità: i salari reali - già da un anno al di sotto della curva dei prezzi - ne uscirebbero ulteriormente penalizzati. Si delinea così un quadro di scontro pesante con cui gli operai dovranno misurarsi, perché è tutto il quadro contrattuale a essere messo in discussione. Nei primi due trimestri del 2000 la redditività delle aziende meccaniche italiane è cresciuta dello 0,6% e del 2,9%, mentre i volumi produttivi sono saliti del 6,4%. Secondo Federmeccanica ciò è determinato "da una costante perdita di competitività dei prodotti italiani sui mercati internazionali". La Fiat si è affrettata a sostenere questa analisi: nei primi sei mesi del 2000 il fatturato del gruppo torinese è aumentato del 26.4%, l'utile è quasi raddoppiato, ma si sottolineano i "rischi derivanti dall'aumento del prezzo del greggio e dalla perdita di competitività del paese". La solita storia: il lavoro costa troppo, poco importano la caduta del salario reale e l'estrema flessibilità del mercato del lavoro. Da qui la conclusione: salari ancora più bassi e completamente legati alla redditività d'impresa, maggiori margini di flessibilità.

 

5 ottobre 2000

 

FIAT DI MELFI

Prosegue - per il terzo giorno consecutivo - il blocco degli autotrasportatori dello stabilimento Fiat di Melfi. Decine di autoarticolati impediscono l'entrata delle merci nello stabilimento, dov'è stata sospesa la produzione. Neanche a dirlo, sono finiti in cassa integrazione 6.400 lavoratori, ai quali vanno aggiunti quelli dell'indotto. La Fiat ha chiesto al tribunale di Melfi un provvedimento d'urgenza per poter riprendere la produzione e il prefetto ha ordinato lo sblocco degli accessi. Un provvedimento non semplice da realizzare in tempi brevi.
La protesta di "Assotutela trasporti meridionali", l'associazione degli autotrasportatori a cui aderiscono Anita, Fita, Confartigianato e Cai, nasce dal processo di razionalizzazione attuato dalla Fiat, anche se nei documenti non mancano richiami all'alto costo del carburante. In pratica, la Fiat che un tempo gestiva tutto o quasi direttamente, anche nel trasporto ha realizzato un processo di outsourcing affidandosi a "operatori logistici" esterni che debbono provvedere in tempi brevi (imposti dal just in time che garantisce riduzioni dei costi rispetto agli stoccaggi tradizionali) tutti i flussi in entrata e uscita delle merci.
Il coordinamento della logistica, però, non è cosa semplice, soprattutto se l'interlocutore è rappresentato da una massa di padroncini dell'autotrasporto che possono garantire prezzi competitivi, ma non una programmazione tempestiva dei flussi. Così, da un po' di tempo il gruppo torinese ha stretto accordi con grandi operatori della logistica (a Torino con il gigante Tnt e per lo stabilimento di Melfi con il gruppo Arcese) che sostituiscono la Fiat nell'opera di coordinamento della moltitudine di autotrasportatori. Questo preoccupa gli autotrasportatori, che temono di perdere spazi di autonomia e quindi economici e pertanto rivendicano maggiori garanzie dalla Fiat.

 

10 ottobre

METALMECCANICI

Sono passati all'iniziativa gli operai della Pininfarina di Grugliasco, il più grande dei tre stabilimenti del presidente della Federmeccanica piemontese. Il 90% dei circa 1200 dipendenti hanno aderito a uno sciopero spontaneo in risposta alle proposte dell'azienda per il contratto integrativo: poco più di 400.000 lire completamente variabili per i prossimi tre anni. I sindacati avevano indetto una giornata di "mobilitazione e informazione" per giovedì 12 a sostegno della vertenza. I lavoratori hanno invece messo sul piatto una determinazione che ha sorpreso più di qualcuno.
Ma che qualcosa non vada più si coglie anche dalle dichiarazioni rilasciate dal segretario nazionale della Fiom, Claudio Sabattini, che presenta come abbastanza probabile l'ipotesi che si arrivi a una sorta di nuovo "autunno caldo" intorno al rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Il punto nodale della vertenza nazionale è come sempre nella vertenza in Fiat. "C'è il rischio di uno scontro molto duro e di una rottura degli accordi generali", aveva detto Cofferati. E la conferma è venuta da Sabattini, che spera "si arrivi a una conclusione positiva del contratto nazionale; ma può anche succedere che si apra un conflitto molto forte alla Fiat, con tutto quello che questo implica".
Pesa sul confronto anche il fatto che Federmeccanica, in Piemonte, è guidata da Pininfarina, molto legato al business Fiat ma anche molto determinato a battere in breccia le resistenze dei lavoratori.

 

25 ottobre 2000

CONTRATTO FIAT

La Fiat ha detto No alla piattaforma sindacale per il rinnovo del contratto aziendale. Dopo aver respinto le richieste su occupazione, orario e diritti, il gruppo torinese ha respinto anche la parte salariale. Fim, Fiom e Uilm hanno ufficializzato un giudizio totalmente negativo sullo stato del confronto e hanno proclamato il blocco degli straordinari a partire dal 27 ottobre(giorno seguente lo scadere della moratoria prevista dalle regole contrattuali) e un primo sciopero di due ore in tutte le fabbriche del gruppo per il 20 novembre. Nessun nuovo appuntamento tra azienda e sindacati è stato fissato. La Fiat ieri ha celebrato - in maniera definitiva - il suo funerale degli accordi del 23 luglio del '93, sostenendo che le richieste sindacali di aumenti salariali legate a produttività, redditività e qualità (2.200.000lire, un milione già al primo anno) "sono inaccettabili"; i dirigenti del gruppo torinese sostengono, infatti, che l'unico parametro di riferimento deve essere la redditività d'impresa e in base a tale ragionamento hanno anche annunciato che l'ultima tranche degli aumenti già previsti dal precedente contratto aziendale potrebbero essere non corrisposti se l'indice di redditività del capitale investito non aumenterà ulteriormente. Una minaccia che, per quanto aleatoria, fa capire che la Fiat ha scelto la linea dello scontro frontale col sindacato: se si afferma che "non ci sono soldi" - e con ciò si rispolvera l'antica pratica del blocco salariale - si fa saltare tutto il quadro contrattuale e, attraverso esso, ci si prepara a uno scontro generale. In questo modo la Fiat si propone di riconquistare la leadership del fronte padronale, proprio come fece vent'anni fa - nell'autunno'80, con le espulsioni di massa considerate unico strumento per il recupero della competitività. Il no sulle richieste salariali completa il gran rifiuto posto a tutte le rivendicazioni sindacali (il controllo e la limitazione del ricorso al lavoro precario, in affitto e a tempo determinato, le riduzioni d'orario per i turnisti, i diritti d'informazione e quelli per le Rsu). Uno sciopero aziendale su questioni contrattuali non veniva proclamato da molti anni - almeno dall'88 - e ora i sindacati dovranno dimostrare di saperlo reggere; soprattutto di essere preparati a uno scontro che va ben al di là degli orizzonti Fiat, con implicazioni su tutto l'assetto delle relazioni industriali e anche sul quadro politico. Appare infatti evidente la portata generale dell'impostazione che la Fiat sta dando alla vertenza: il più importante gruppo industriale italiano afferma che la contrattazione non esiste più, che il salario è una semplice variabile dei bilanci aziendali, che di aumenti in busta paga si può parlare solo se "avanza qualcosa" e che quel "qualcosa" lo decide solo ed esclusivamente l'impresa. Si apre uno scontro che va ben la di là dei confini degli stabilimenti Fiat e che si incrocerà - per i metalmeccanici - con quello che si prepara sul contratto nazionale di categoria.

 

novembre

SCIOPERO ALLA FIAT DI PRATOLA SERRA


E' una giornata da non dimenticare quella di venerdì 3 novembre, per i lavoratori e per la stessa Fiat, stordita dal successo dello sciopero di 8 ore proclamato dalle Rsu della Fma (fabbrica motori automatizzati) di Pratola Serra, dove si produce il 70% dei motori del gruppo per il segmento medio-alto. Il 95% dei 1.800 lavoratori di questa fabbrica integrata, gemella di Melfi, ha bloccato la produzione nei tre turni.
La vertenza riguarda la richiesta dello stesso salario degli altri lavoratori del gruppo (attualmente alla Fma si percepiscono circa 280.000 lire in meno al mese, rispetto ai loro colleghi Fiat) e i turni massacranti, a partire da quello notturno (la "doppia ribattuta" nel gergo sindacale, cioe' le due settimane consecutive di lavoro di notte). La rottura e' avvenuta nell'incontro romano del 27 ottobre tra la Fiat e i rappresentanti sindacali della Fma. L'azienda "ha opposto la consueta arroganza" e, nonostante riconoscesse agli operai Fma grande professionalità e produttività, ha ricordato che di aumenti salariali non se ne parla. La riunione e' stata aggiornata al 13 novembre, ma i lavoratori non ci stanno. "Consapevoli che la tattica della Fiat - dice Fausto Roberto, della Rsu di fabbrica - e' di far slittare il confronto a fine dicembre, quando la contrattazione aziendale finirebbe per cedere il passo al contratto collettivo nazionale, abbiamo saltato le direttive del sindacato nazionale di due ore di sciopero a fine novembre. Come Rsu abbiamo proclamato le assemblee in fabbrica che hanno avuto un'adesione incredibile. Lì abbiamo toccato con mano che i lavoratori sono stanchi di essere sottopagati e sfruttati con ritmi non più disponibili".
Indescrivibile era la gioia dei lavoratori già al turno notturno di giovedì, quando e' iniziato lo sciopero. Lì si e' capito che era avvenuto qualcosa di totalmente nuovo in una fabbrica che non ha mai brillato per combattività e anzi e' stata fin troppo "responsabile" verso la Fiat.

 

FIAT CONTRO GLI OPERAI A PRATOLA

Lo sciopero aveva per la prima volta bloccato la fabbrica, col 95% dei lavoratori in lotta su indicazione unitaria di tutta la Rsu locale. Per questo l'azienda ha sospeso due dei delegati sindacali che avevano partecipato allo sciopero. C'è qualcosa di paradigmatico, in questo contrapporsi di "prime volte". E' come se tutte le chiacchiere che si sentono sul "nuovo" tornassero improvvisamente, come meritano, nel dimenticatoio. Contro la decisione della Fiat, che prelude in pratica al licenziamento, l'attivo dei delegati Fiom-Fim-Uilm della Campania ha indetto per stamattina mezz'ora di sciopero in tutte le aziende del gruppo Fiat e in quelle terziarizzate. Si tratta solo di una "prima risposta - dicono le strutture sindacali territoriali - alla provocazione portata avanti dalla Fiat". Le stesse strutture invitano i lavoratori a partecipare "allo sciopero degli straordinari e allo sciopero di due ore di lunedì 20 a sostegno della piattaforma integrativa".
Giorgio Cremaschi ha reso noto che la Fiat sta distribuendo tra i lavoratori delle "una tantum" unilaterali di 450.000 lire o di 350 lire l'ora. Il che significa, ha fatto notare, che "non è vero che la Fiat non ha soldi da dare, ma vuole darli in maniera discriminatoria. A maggior ragione questo richiede la piena riuscita degli scioperi previsti per i prossimi giorni".

Cosa che è puntualmente avvenuta. Lo sciopero di due ore proclamato dalle organizzazioni sindacali e dalle Rsu in risposta alla sospensione di due delegati, dopo il grande successo dello sciopero della settimana scorsa, ha ricevuto l'appoggio massiccio dei lavoratori: il 95%. La manifestazione di solidarietà che si è svolta di fronte allo stabilimento poco prima del turno delle 14 ha accolto centinaia di operai, molti provenienti dagli altri stabilimenti del gruppo Fiat della provincia (Marelli, Iveco, Limasud, Stampi 3) che, insieme alle altre fabbriche Fiat della regione, hanno scioperato per mezz'ora. Scioperi di solidarietà nel gruppo Fiat si segnalano anche a livello nazionale, a Bologna, Cassino, Milano.
I due delegati della Uilm, Antonio Di Capua e Donato Ciccarelli sono incredibilmente accusati di aggressione ad altri lavoratori e a un poliziotto. La notizia ha fatto salire la tensione alle stelle, in fabbrica. Antonio Di Capua, presidente delle Rsu aziendali, uno dei più attivi nel preparare le assemblee, è sconcertato e ributta tutte le accuse: "Io sono tranquillo, incidenti sinceramente non ce ne sono stati, e la dimostrazione viene anche oggi dagli operai che hanno scioperato in massa. Non ho dato né schiaffi a operai né aggredito un poliziotto. E' evidente che con qualcuno c'è stato qualche spintone, ma nulla di più. Quando gli operai hanno saputo della cosa erano increduli: ma come, proprio tu? Sono cose che non stanno né in cielo né in terra. Per me è evidente che la Fiat ha voluto dare un segnale: in una fabbrica dove in passato scioperavano poche persone, ora si trova con questo colpo duro sulla testa. E il successo dello sciopero di solidarietà di oggi è un colpo ancora più forte perché dimostra che la nostra lotta non ha valore effimero". "La verità - dice un altro sindacalista - è che lo sfruttamento dei lavoratori, e parliamo di operai che hanno dato tutto a questa azienda, ha raggiunto il limite. Il 'prato verde' viene a conoscere cos'è lo sfruttamento e dà una risposta per noi estremamente positiva".

 

10 novembre

SCIOPERO ALLA FIAT MIRAFIORI

Il 9 i lavoratori della Fiat Mirafiori hanno scioperato per mezz'ora (dalle 7.30 alle 8.00) per protestare contro l'aggravamento dei carichi di lavoro e l'indisponibilità della Fiat a rispettare gli accordi sui tempi e sul mix produttivo. Secondo i sindacati confederali l'adesione ha raggiunto l'80% degli operai della linea di montaggio della Marea. Il S.In.Cobas sottolinea "la necessità di una nuova lotta per un rinnovo contrattuale sostanzioso che ridia dignità alle buste paga, oltre a un netto no a ogni forma di flessibilità sull'orario di lavoro". La giornata di sciopero nazionale in tutto il gruppo Fiat è prevista per il prossimo 20 novembre.

 

11 novembre

LA FIAT LICENZIA I "FEDELI" IMPIEGATI

L'annuncio della Fiat è calato sulla testa dei lavoratori come un fulmine, in un cielo già pieno di minacciose nubi. 1.000 impiegati, soprattutto a Torino e per la precisione a Mirafiori, sono "esuberanti". La colpa di questa "sofferta" considerazione, secondo la multinazionale del Lingotto, sarebbe della "reingegnerizzazione", in parole povere della ristrutturazione del lavoro impiegatizio attraverso l'utilizzo di internet e di tutte le tecnologie che renderebbero superfluo il lavoro umano. Per di più, una consistente fetta dei quasi 5 mila impiegati italiani del settore auto è in età vicina alla pensione, e quindi tutto si potrebbe risolvere senza traumi attraverso l'utilizzo della mobilità breve (fino a tre anni), un traghetto semi-indolore verso la pensione.
La Fiat ha comunicato la sua intenzione di trovare una soluzione condivisa per raggiungere l'obiettivo entro l'anno, precisando che in caso di mancato accordo "avrebbe deciso autonomamente". Insomma, o i sindacati sottoscrivono i 1000 licenziamenti oppure la decisione sarà unilaterale dell'azienda.
Nonostante una sua buona presenza sui mercati italiano, europei e latinoamericani (le quote dei marchi della casa torinese sono in crescita), la redditività procede in direzione opposta. Insomma, la Fiat non fa soldi, anzi. La concorrenza è spietata e per vendere si fa di tutto. E questo bilancio, oltre a preoccupare la direzione aziendale non deve far piacere alla sorella maggiore americana, la General Motors che grazie all'accordo di qualche mese fa è diventata proprietaria del 20% della Fiat Auto, cioè di una società che perde soldi e in cambio ha ceduto ai suoi soci italiani il 5% della società americana, che invece i soldi li fa. E qual è il modo più semplice per abbassare i costi, se non licenziare i lavoratori "esuberanti"?
E' significativo che in seguito al processo di riorganizzazione della Fiat, avviato con l'accordo con Detroit, i lavoratori dichiarati esuberanti (cioè zavorra) siano proprio quelli tagliati fuori dalle due joint venture tra le due multinazionali, una sui motori e l'altra sugli acquisti. I mille che potrebbero usufruire della mobilità breve verso la pensione lavorano in grandissima parte a Mirafiori e nell'area torinese, ma la direzione Fiat ha precisato che il provvedimento potrebbe interessare anche un nucleo di impiegati di Pomigliano d'Arco dove si produce per il marchio Alfa Romeo.

 

14 novembre ’00

 

FIAT

Dopo che la Fiat ha annunciato la sua intenzione di liberarsi di mille impiegati degli Enti centrali (a Mirafiori e in piccola parte a Pomigliano), si sono tenute le prime assemblee in fabbrica a cui hanno partecipato un migliaio di lavoratori, operai e impiegati insieme. I lavoratori degli Enti centrali hanno respinto l'attacco dell'azienda che punta con un'unica mossa a liberarsi dei presunti esuberi - gli impiegati che non sono interessati dalle due joint venture tra Fiat e General Motors - e ad accantonare l'integrativo. Le trattative per il rinnovo del contratto aziendale non sono mai decollate per l'intransigenza della multinazionale torinese. Le Rsu decidono le forme di lotta da mettere in campo e non è escluso un aumento delle ore di sciopero (due) già programmate per lunedì prossimo per il contratto. Le ore di sciopero saranno invece otto a Pratola Serra e a Melfi, decisione presa ieri dopo il rifiuto della Fiat di ritirare i due licenziamenti per rappresaglia antisindacale nello stabilimento avellinese.

 

FIAT: SCIOPERO CONTRO I LICENZIAMENTI


Quello che tutti si aspettavano è accaduto. I due delegati sindacali della Fma, Antonio Di Capua e Donato Ciccarelli, già sospesi dalla Fiat dopo lo sciopero del 3 novembre, sono stati licenziati. Lunedì notte, al turno delle 22, ai due delegati sono state consegnate ai cancelli le lettere di licenziamento per "comportamento di tale gravità da integrare la giusta causa di recesso e da non consentire più la prosecuzione, neppure a titolo provvisorio, del rapporto di lavoro". Antonio Di Capua, accusato di aver "minacciato e aggredito un suo collega di lavoro" e "aggredito un rappresentante delle forze dell'ordine colpendolo con schiaffi", ha rigettato ogni accusa e si prepara allo sciopero nazionale per il contratto di lunedì. Uno sciopero che alla Fma e alle fabbriche del gruppo Fiat operanti in Irpinia, come Iveco e Marelli, e alla Sata di Melfi sarà di otto ore, contro le due programmate in campo nazionale.
Lo sciopero alla fabbrica motori di Pratola Serra sarà accompagnato da una manifestazione ad Avellino. Un appuntamento che lavoratori e sindacati stanno preparando con cura, cercando di coinvolgere un ampio fronte di lotta. Due giorni fa, l'incontro tra l'azienda e i rappresentanti sindacali della Fma e della Sata nella sede degli industriali di Napoli. I sindacati hanno chiesto il ritiro delle sospensioni dei due delegati per proseguire l'incontro e la vertenza per l'equiparazione salariale a tutto il gruppo Fiat e la messa in discussione dell'attuale turnistica notturna. Ma la Fiat ha opposto un deciso no al reintegro dei due lavoratori e l'incontro è saltato. Angelo Petrillo, Rsu di Fma, racconta: "Il clima di condizionamento e intimidazione è incredibile, quando siamo giunti all'incontro ci attendevano due camioncini di poliziotti sotto la sede e due membri della digos in sala. E' dovuto intervenire il nostro rappresentante sindacale nazionale per far accomodare fuori i due poliziotti". Andrea Preziosi, segretario provinciale Uilm, il sindacato dei due licenziati, dice: "Sull'attacco alla libertà di sciopero non faremo un passo indietro né sconti alla Fiat. L'azienda deve sapere che non accetteremo per i nostri compagni soluzioni diverse dal rientro in fabbrica".
Andrea Amendola, segretario Fiom, è polemico verso i suoi colleghi di Torino: "Oggi più che mai abbiamo bisogno dell'aiuto dei lavoratori del Nord. Torino non ha fatto un'ora di sciopero di solidarietà, a differenza di altre città. Eppure è dal sindacato torinese che sono partite le bordate più forti contro l'accordo di Melfi e Pratola del 1993. Stiamo preparando una grande manifestazione, in cui vogliamo coinvolgere tutta la città perché è in gioco non solo la natura stessa del sindacato, ma anche diritti di civiltà che interessano tutti i democratici. Da soli, però, non andremo da nessuna parte". Alla Sata di Melfi si lavora anche per la solidarietà con i cugini irpini.

 

SCIOPERI ALLA FIAT

La settimana di scioperi alla Fiat si è aperta in anticipo con le fermate di ieri alle meccaniche di Mirafiori e le assemblee alle carrozzerie e alla palazzina impiegati, alla porta 5. Lunedì le proteste - due ore di sciopero, in qualche caso aumentate - riguarderanno tutti gli stabilimenti italiani e avranno al centro tre obiettivi: il rinnovo del contratto integrativo a cui l'azienda si oppone con prepotenza, il ritiro del licenziamento di due delegati a Pratola Serra e delle mille minacce di licenziamento tra gli impiegati "esclusi" dalle due joint venture tra Fiat e General Motors.
Da Torino a Pratola Serra. "Immediata e concreta apertura della trattativa per arrivare in tempi brevissimi a un accordo; richiesta al governo di una mediazione per la ripresa e la conclusione della trattativa in tempi rapidi (in particolare per Fma e SaTa di Melfi); ritiro dei licenziamenti". Sono questi i tre punti emersi dalle assemblee di fabbrica in preparazione dello sciopero dei metalmeccanici di lunedì alla Fma (Fabbrica motori automatizzata) di Pratola Serra.
Uno sciopero che qui sarà di otto ore (come a Melfi), a dimostrazione della durezza dello scontro che si è aperto al Sud tra i lavoratori e la Fiat. Pesa, come dimostra la rabbia dei lavoratori esplosa anche nelle assemblee di preparazione dello sciopero, il licenziamento dei due delegati di fabbrica di alcuni giorni fa. Ancor più pesa, probabilmente, nell'animo dei lavoratori, una sorta di amarezza e delusione per aver regalato all'azienda in questi anni una fiducia e una pace sociale che hanno prodotto profitti altissimi, ma non una straccio di normali relazioni sindacali.
Le otto ore di sciopero si terranno anche a Melfi, dove si sta sviluppando un duro scontro soprattutto contro le terziarizzazioni. Ma Giorgia Calamita, delegata della Sata, vuole dare un suggerimento agli amici e cugini di Pratola: "Oltre alla lotta per essere equiparati agli altri lavoratori Fiat, dobbiamo agire anche in senso generale, senza più sentirci diversi dagli altri lavoratori del gruppo. Perciò dobbiamo evitare di ghettizzarci e capire che sul contratto la partita è decisiva per tutti".

 

21 novembre ’00

 

FIAT: TUTTI SCIOPERANO

Il primo sciopero generale del gruppo Fiat dal 1980 è riuscito e ha finalmente scacciato da Mirafiori il fantasma della sconfitta. I cortei interni alle officine e agli stabilimenti del nord e del sud sono stati guidati dai giovani assunti, i ragazzi e le ragazze in contratto di formazione lavoro e quelli a tempo determinato, i più esposti ai ricatti aziendali e dei superiori. Così è andata a Mirafiori e a Rivalta, ma anche negli stabilimenti meridionali di Pratola Serra e di Melfi, dove le ore di sciopero da due sono diventate otto, e di Lecce. A Brescia i lavoratori sono usciti dalla fabbrica (Iveco) e in corteo hanno attraversato la città fino a piazza della Loggia. I bresciani hanno mostrato al primo cittadino le loro buste paga, il modo più diretto per spiegare le ragioni di un contratto integrativo (2.200.000 lire all'anno, in due anni).
Dalla Avio all'Iveco, dalla Marelli alla Allis, fino alle società terziarizzate dalla multinazionale torinese e agli stabilimenti dell'Auto, la Fiat ha dovuto incassare la prima sconfitta da molti anni: l'ultimo grande sciopero risale al '94 contro le pensioni, e quella era stata l'unica parentesi positiva dopo la fine dei 35 giorni dell'80. Come sempre, è Mirafiori il punto di osservazione privilegiato, sia per l'azienda che per i sindacati, negli anni delle lotte come negli anni duri. A Mirafiori come a Rivalta, come in tutti gli altri stabilimenti, la produzione di vetture è stata decimata dalla giornata di protesta.
Oltre alla conquista del contratto, a cui la Fiat si oppone con inedita prepotenza, tra gli obiettivi di questa stagione di lotta c'è il ritiro della minaccia di 1000 licenziamenti tra gli impiegati resi "esuberanti" dall'accordo con la General Motors. Per ora di licenziamenti la società del Lingotto ne ha fatti due ai danni di altrettanti delegati di Pratola Serra, colpevoli di guidare la lotta per conquistare negli stabilimenti meridionali del gruppo lo stesso trattamento di cui "godono" i lavoratori settentrionali

I cortei interni? E chi se li ricordava più? Funzionano così (lo scriviamo per i lettori più giovani e per gli smemorati, per i precari, gli interinali, quelli a tempo determinato, in nero, emersi e sommersi): quando scocca l'ora X - l'inizio dello sciopero - il delegato dà un fischio, gli operai incrociano le braccia e poco dopo anche le linee di montaggio si fermano scricchiolando. A questo punto gli operai convergono al centro dell'officina e alla bell'e meglio si incolonnano, cominciano a sfilare dietro uno striscione ritmando slogan e invogliando con tamburi e campanacci anche gli operai più dubbiosi ad aderire allo sciopero e ad entrare nel corteo che incrocia altri gruppi operai provenienti dalle officine vicine. Il corteo interno cresce lungo la sua marcia e si trasforma in un serpentone dipinto di blu, blu come il colore delle tute operaie. A Mirafiori e a Rivalta ieri è tornata la primavera. Alle Carrozzerie e alle Presse dei due stabilimenti torinesi gli operai hanno aderito in massa allo sciopero di due ore indetto da Fim, Fiom, Uilm e Fismic per il contratto e contro i licenziamenti minacciati di 1000 impiegati degli Enti centrali a Torino e a Pomigliano e i due licenziamenti di delegati effettuati dall'azienda a Pratola Serra. E i cortei interni hanno attraversato (una volta si sarebbe detto "spazzato") persino gli Enti centrali di Mirafiori, dove gruppi ancora minoritari ma significativi di impiegati hanno aderito alla giornata di protesta: è già un buon risultato, dato il crollo della cultura aziendalista tra i colletti bianchi che non credono più alla Fiat, non la vedono più come la Grande Mamma e all'idea di andarsene qualche anno prima in pensione con quattro soldi non ci sputano sopra. Non è facile, in questo quadro, organizzare una lotta contro le espulsioni dalla fabbrica di mille impiegati.

8 ORE A PRATOLA SERRA: DI SCIOPERO

90% alla Fma di Pratola Serra e in modo soddisfacente alla Sata di Melfi, con adesioni superiori al 50%. Sono le due fabbriche del gruppo Fiat dove si è scioperato per otto ore invece delle due nazionali. E' anche il sintomo evidente di come lo scontro, già duro in tutto il gruppo, sia qui al Sud ancora più forte. Mentre a Melfi ci sono stati i presidi davanti alla fabbrica, i lavoratori della Fma hanno sfilato per le strade di Avellino.
Dice Filippo Cristallo, del direttivo Fiom,: "Oggi si sciopera anche contro se stessi, perché se siamo giunti a tanto è anche perché il sindacato ha dormito. Il frutto di questi giorni di lotta l'ha ottenuto la base. Ora il sindacato deve farne tesoro mettendo in discussione patti territoriali e simili, oltre ai turni massacranti". Antonia, operaia all'Fma, è entusiasta: "E' solo l'inizio, siamo consapevoli che non otterremo granché se ci limitiamo a questo sciopero. La cosa veramente nuova è che si è creata nei lavoratori una coscienza dei propri diritti impensabile fino a poco tempo fa. In tutti questi anni in fabbrica c'è stata davvero paura di reagire". E un'altra operaia aggiunge: "C'è un'assoluta mancanza di rispetto nei nostri confronti. Questa è stata la delusione più grande che ho vissuto in prima persona, ma anche vedendo i comportamenti dei capi verso gli altri. Molti pensavano fino a poco tempo fa di poter dialogare con la Fiat. Il nostro amico Di Capua, oggi licenziato, è stato quello più disponibile al dialogo con l'azienda. Ma la nostra disponibilità non è stata mai ripagata. E' un disastro, tutta la gestione è subdola e senza rispetto".
E' dunque chiaro che se c'è del merito non per i sindacati istituzionali, che tutt'al più cercano di cavalcare la tigre: l'aspetto positivo sta nella riscossa - nel senso proprio di darsi una scrollata - operaia, che però non può basarsi poi sull'organizzazione sindacale confederale, proprio perchè già si è sperimentato come questa riesca a imbrigliare anche le lotte più forti e più giuste.

 

MIRAFIORI

"No agli esuberi, sì alla vertenza". Un grande striscione è stato appeso alla cancellata della porta 5 di Mirafiori, da dove entra la maggior parte degli impiegati della Fiat Auto. Contemporaneamente, dalle 13 alle 15, 200 impiegati e militanti sindacali hanno tenuto un presidio a cui hanno partecipato parlamentari, consiglieri regionali, provinciali e comunali dei Ds, di Rifondazione comunista e del Pdci. Dei 1000 esuberi denunciati dalla Fiat tra gli impiegati tagliati fuori dall'accordo con la General Motors, i sindacati non vogliono neppure discutere con l'azienda, la stessa che rifiuta di aprire un tavolo di trattativa sulla piattaforma per il contratto integrativo. "E' paradossale che mentre Confindustria chiede di allungare l'età pensionabile, le gerarchie aziendali cerchino di conquistare il consenso degli impiegati - denuncia la Fiom - ai tagli del personale, promettendo agevolazioni al pensionamento anticipato tramite l'utilizzo della mobilità". Proprio ieri la Fiat ha fatto circolare tra gli impiegati una tabella che tenta di convincere gli impiegati sui vantaggi che riceverebbero con la mobilità fino a tre anni come accompagnamento alla pensione.

 

29 novembre '00

 

FIAT: 4 ORE DI SCIOPERO IL 15

La classe operaia, data per morta e scomparsa, da segnale di vitalità. La buona riuscita dello sciopero del 20 novembre, non sufficiente però a dare una scossa alle trattative con l'azienda, ha convinto i sindacati (anche quelli un po' meno entusiasti dell'idea) a proseguire nello stato di agitazione. Oltre a richiedere un incontro con il ministro del lavoro (per informarlo sul pessimo stato delle relazioni sindacali dopo i licenziamenti di delegati e l'annuncio di "esuberi" tra gli impiegati), è stato infatti indetto uno sciopero nazionale di quattro ore per tutti i lavoratori del gruppo Fiat, con manifestazioni a livello territoriale. Altre due ore di sciopero verranno effettuate da qui al 14 dicembre, con modalità e date differenti a seconda degli impianti.

 

CONTRATTO METALMECCANICO: DIVISIONI E SALARI IN CALO

I sindacati metalmeccanici italiani non riescono ancora a trovare un accordo tra loro per presentare una piattaforma unitaria sugli aumenti di salari nel rinnovo del secondo biennio economico del contratto nazionale di lavoro.
E' una situazione piuttosto deprimente per quel milione e mezzo di donne e uomini che da questo contratto vedono dipendere la possibilità di recuperare un po' di "potere d'acquisto" sull'inflazione. Tanto più che, poi, i sindacati dovranno trattare con la Federmeccanica, e l'accordo lì sarà problematico giacché il punto di vista degli industriali - rafforzato dalle posizioni del presidente della Confindustria D'Amato - è che di soldi loro semmai ne vorrebbero indietro, che il lavoro dovrebbe pagare di nuovo e ancora per un capitale in difficoltà nelle scorrerie della competizione globale.
In realtà la difficoltà sindacale appare incomprensibile al solo leggere i dati ufficiali che puntualmente ci informano della discesa di salari e stipendi: da ultimo l'Istat segnala che "le retribuzioni contrattuali continuano a perdere terreno rispetto all'inflazione", attestate nel mese di ottobre su una crescita dell'1,8% rispetto a un'inflazione pari nello stesso mese al 2,6%, che i dati successivi di ieri già facevano salire al 2,7%.
Invece si va avanti con i parametri dell'inflazione programmata fissati dal governo: cifre fittizie rispetto invece all'inflazione effettivamente attesa, che perciò programmano già in partenza una perdita dei salari, e però costringono i sindacati a una faticosa contrattazione che per definizione non può mai conseguire l'"adeguamento del potere d'acquisto". E', questa, la nota gabbia costruita nel 23 luglio del '92 che i sindacati non osano rimettere in discussione.
La Uilm ribadisce che va bene un aumento del 4,2% (122mila lire lorde in capo a 2 anni) per difendere "il salario reale di tutti", e 30mila lire in più "per quel 50% di addetti che non ha fatto la contrattazione aziendale". In realtà per questa via l'esito immediato è lo scardinamento del contratto nazionale, ridotto a pura fissazione di "salari minimi", e indirettamente della stessa contrattazione aziendale, costretta al recupero di una quota in più, e distolta dall'occuparsi delle condizioni di lavoro.Fim, Fiom, Uilm una settimana fa avevano prodotto un avvicinamento, si era avviata una discussione tra Fim e Fiom in particolare, su come andare "oltre l'inflazione". Ora la Uilm "rompe", e nell'attuale situazione dei salari non si capisce il perché di questo tentativo di riacquistare visibilità e ruolo in un gioco al ribasso.

 

5 dicembre ’00

 

SCIOPERO ALLA FIAT

Gli operai della Fiat accentuano le iniziative di lotta sulla vertenza contrattuale. Il 5 si fermano per due ore gli stabilimenti della Marelli a Collegno. Il 6 tocca alle carrozzerie di Mirafiori, dalle 9 alle 11; dalle 16 alle 18 si fermano invece Meccanica, Presse e Enti centrali. Il 7 la fermata riguarda le aziende terziarizzate e Rivalta. Dopo ancora scenderanno in sciopero teksid e Comau; l'11, infine, tocca all'Iveco. Il momento saliente di questa raffica di iniziative articolate si avrà il 15, con uno sciopero in tutto il gruppo di "almeno 4 ore", con manifestazione davanti ai cancelli della porta 5 di Mirafiori. Nel convegno della Fiom che si terrà oggi a Torino sarà consegnato un attestato ai consigli di fabbrica e ai delegati della lotta dei 35 giorni, nel 1980. Al centro della discussione anche il fututo del gruppo Fiata, dopo l'accordo con General Motors.

 

7 dicembre '00

 

FIAT DI MELFI E PRATOLA SERRA

Mentre si avvicina il 15 dicembre, data dello sciopero nazionale di 6 ore dei lavoratori del gruppo Fiat, le trattative tra l'azienda, i sindacati e le Rsu della Sata di Melfi e della Fma di Pratola Serra sono ancora in alto mare. Lo scontro con la Fiat continua, così come le differenze di valutazione tra sindacato e sindacato e tra delegati delle Rsu e dirigenti sindacali. Dall'incontro a Napoli nella notte scorsa tra le parti è emersa una posizione Fiat oscillante tra chiusura netta e cautissime aperture.
I punti qualificanti in cui si sta svolgendo un duro braccio di ferro tra Fiat e lavoratori dei due ex "prati verdi" del Sud sono: l'equiparazione del salario a quello di tutti i lavoratori del gruppo e la messa in discussione della "doppia battuta", cioè le due settimane continue di lavoro notturno. In più, da oltre un mese i lavoratori chiedono il reintegro di due avanguardie sindacali licenziate alla Fma dopo gli scioperi del 2 e 3 novembre. La Fiat ha opposto, a quest'ultima richiesta, un arrogante diniego, riducendo la questione a questione giudiziaria: tutto è demandato, in pratica, alla magistratura. Sul salario, l'azienda è disposta a concedere briciole (23.000 lire lorde sul notturno, ad esempio), mentre sulla turnistica notturna ha proposto un gruppo di lavoro con l'impegno a superare la "doppia battuta" per il 2002. La giornata di lotta del 15 sarà probabilmente anticipata alla Fma di Pratola Serra (per ragioni puramente tecniche) al 12 dicembre e sarà uno sciopero di otto ore.
In ogni caso il problema è di fondo ed è politico. L'incontro decisivo con la Fiat è fissato per il 19 dicembre a Melfi. Allora, dopo gli scioperi, tutto dovrebbe essere più chiaro. E molte ambiguità, della Fiat e di parte del sindacato, si dovrebbero sciogliere.

 

13 dicembre

SCIOPERO ALLA FIAT DI PRATOLA

Grande successo dello sciopero di 8 ore alla Fma: più del 90% dei lavoratori; alla Comau Service si è raggiunto quasi il 100%. Ulteriore batosta per la Fiat, che le ha provate tutte per piegare la lotta dei lavoratori che invece va avanti, qui alla Fma, da ormai più di un mese. L'azienda, due giorni prima dello sciopero, ha lanciato l'osso: 30 assunzioni interinali. Sperava di bloccare la protesta e dividere i sindacati. La divisione è riuscita, ma ha avuto l'effetto di far imbufalire ancor di più i lavoratori. Grande umiliazione, di conseguenza, per i sindacati "crumiri" (Fim, Fismic e Ugl - l'ex Cisnal) che sono andate contro la volontà delle Rsu. La giornata di sciopero alla Fma è parte di quella nazionale del gruppo Fiat, proclamata per il 15 dicembre. Qui è stata anticipata al 12 per ragioni tecniche (i 'riposi' non permettevano un giusto equilibrio tra lavoratori che hanno al loro attivo, in poco più di un mese, già 26 ore di sciopero). Davanti ai cancelli della fabbrica c'è un clima di festa, ma anche la consapevolezza di giocare una partita decisiva. Sul tavolo della piattaforma, oltre ai punti generali, vi sono l'equiparazione del salario a quello dei lavoratori di tutto il gruppo Fiat e la messa in discussione della turnistica notturna delle due settimane consecutive di lavoro, considerate ormai insopportabili. L'altro punto è la richiesta di reintegro dei due sindacalisti licenziati per rappresaglia dopo gli scioperi del 2 e 3 novembre scorso. La lotta di oggi, che premia innanzitutto la tenacia della base operaia ma anche, rafforza i lavoratori al tavolo dell'incontro decisivo tra la Fiat e le rappresentanze sindacali della Fma e della Sata del 19 dicembre prossimo a Melfi.

 

16 dicembre ’00

 

SCIOPERO FIAT


Per la terza volta in un mese la risposta c'è stata. Lo sciopero del gruppo Fiat è riuscito con i suoi cortei di lavoratori, moltissimi i giovani, interni alle officine a Mirafiori, i presidi alle portinerie all'Iveco di Brescia e i blocchi ai cancelli a Pomigliano d'Arco. Uno sciopero difficile tanto più che il cielo sopra i lavoratori Fiat è plumbeo; l'azienda non solo non accenna a riaprire il tavolo sull'integrativo, ma si ipotizzano esuberi a pioggia - oltre ai mille già annunciati tra gli impiegati -, dopo che da Detroit il "partner strategico" General Motors ha presentato la cifra di 14 mila licenziamenti negli Usa e in Europa. Insomma, i 5 mila miliardi di risparmi previsti dall'accordo Fiat-Gm, teme il sindacato, l'azienda vorrà farli soprattutto con chiusure e licenziamenti.
Nonostante il non troppo velato ricatto occupazionale, lo sciopero di quattro ore è andato bene: si parla di una media dell'80% di astensioni a Mirafiori, il 90% a Rivalta, oltre il 90% alla Comau di Grugliasco. Di certo, la produzione di vetture è stata decimata. "I cortei di lavoratori, partiti da ogni stabilimento - racconta la Fiom in un comunicato - hanno cominciato a raggiungere la porta 5 di Mirafiori già dalle nove del mattino e sono proseguiti fino alle undici. In totale, una manifestazione che ha raccolto 8 mila lavoratori".
A Brescia i lavoratori di Fiat Iveco avevano iniziato già giovedì con due ore e mezza di sciopero, che si era trasformato in un presidio davanti ai cancelli; utilizzando i vari reparti, si era garantito il blocco delle merci per tutta la giornata. E ieri altre due ore e mezza, questa volta di corteo, sfilato per le vie del centro.
I circa 9 mila lavoratori di Pomigliano d'Arco - più della metà dipendenti Fiat - hanno invece raccolto in una sola giornata tutte le ore di sciopero previste in questa tornata: hanno fermato la produzione per otto ore, con presidi in ogni ingresso. E nonostante i capi avessero chiamato a raccolta i precari - in tutto 900, soprattutto giovani -, anche tra di essi l'astensione è stata alta.

 

19 dicembre

16 dicembre ’00

 

SCIOPERO FIAT


Per la terza volta in un mese la risposta c'è stata. Lo sciopero del gruppo Fiat è riuscito con i suoi cortei di lavoratori, moltissimi i giovani, interni alle officine a Mirafiori, i presidi alle portinerie all'Iveco di Brescia e i blocchi ai cancelli a Pomigliano d'Arco. Uno sciopero difficile tanto più che il cielo sopra i lavoratori Fiat è plumbeo; l'azienda non solo non accenna a riaprire il tavolo sull'integrativo, ma si ipotizzano esuberi a pioggia - oltre ai mille già annunciati tra gli impiegati -, dopo che da Detroit il "partner strategico" General Motors ha presentato la cifra di 14 mila licenziamenti negli Usa e in Europa. Insomma, i 5 mila miliardi di risparmi previsti dall'accordo Fiat-Gm, teme il sindacato, l'azienda vorrà farli soprattutto con chiusure e licenziamenti.
Nonostante il non troppo velato ricatto occupazionale, lo sciopero di quattro ore è andato bene: si parla di una media dell'80% di astensioni a Mirafiori, il 90% a Rivalta, oltre il 90% alla Comau di Grugliasco. Di certo, la produzione di vetture è stata decimata. "I cortei di lavoratori, partiti da ogni stabilimento - racconta la Fiom in un comunicato - hanno cominciato a raggiungere la porta 5 di Mirafiori già dalle nove del mattino e sono proseguiti fino alle undici. In totale, una manifestazione che ha raccolto 8 mila lavoratori".
A Brescia i lavoratori di Fiat Iveco avevano iniziato già giovedì con due ore e mezza di sciopero, che si era trasformato in un presidio davanti ai cancelli; utilizzando i vari reparti, si era garantito il blocco delle merci per tutta la giornata. E ieri altre due ore e mezza, questa volta di corteo, sfilato per le vie del centro.
I circa 9 mila lavoratori di Pomigliano d'Arco - più della metà dipendenti Fiat - hanno invece raccolto in una sola giornata tutte le ore di sciopero previste in questa tornata: hanno fermato la produzione per otto ore, con presidi in ogni ingresso. E nonostante i capi avessero chiamato a raccolta i precari - in tutto 900, soprattutto giovani -, anche tra di essi l'astensione è stata alta.

 

24 dicembre '00

 

FIAT: SCIOPERO A MELFI

Sciopero alla Fiat di Melfi: la Fiom Cgil ha proclamato 32 ore di astensione dal lavoro per tutti i turni dal 27 al 30 dicembre, anche per le aziende terziarizzate. Lo scontro è tra sindacato e azienda, ma anche tra una componente sindacale e le altre. Prendendo a pretesto il recente incendio alle linee della verniciatura, che aveva bloccato la produzione per tre giorni, la Fiat, con l'accordo di Fim, Uilm e Fismic, ha ottenuto l'annullamento di un breve periodo di ferie, una sorta di lungo ponte tra il 27 e il 30 dicembre, già previsto dall'accordo nazionale del 23 novembre scorso. La Fiom aveva già espresso un giudizio negativo dopo l'incontro del 19 dicembre scorso tra azienda e rappresentanze sindacali delle due fabbriche gemelle Fma e Sata. Occasione in cui la Fiat aveva di nuovo risposto picche sul contratto integrativo, che prevede due punti forti di scontro: l'adeguamento del salario a quello dei lavoratori di tutto il gruppo e il superamento della doppia battuta, cioè delle due settimane consecutive di lavoro notturno. La Fiat, con il consenso di alcuni sindacati locali, mira a una riorganizzazione del processo produttivo attraverso le terziarizzazioni, che abbassano diritti e libertà dei lavoratori, i quali, in questi anni hanno prodotto oltre due milioni di vetture.

 

17 gennaio 2001

SCIOPERO NELLA FABBRICA INTEGRATA

Con i tre giorni di sciopero (giovedì, venerdì e lunedì) proclamati dalle Rsu di fabbrica, riprende il lungo braccio di ferro tra i lavoratori della Fma, il settore motori del segmento medio alto della produzione automobilistica e la direzione Fiat. Un braccio di ferro, nella fabbrica di Pratola Serra gemella di quella di Melfi, che ha preso di contropiede l'azienda abituata a un eccesso di collaborazione in passato e oggi invece spiazzata da una volontà di lottare che qui non ha precedenti.
Le tre giornate di sciopero sono state confermate dalle assemblee dei lavoratori molto combattive. Gli operai non si sono fatti intimidire né dalle richieste di moderazione che vengono non solo da parte confindustriale, né dall'arroganza della direzione Fiat che si è presentata con le solite chiusure all'incontro di Roma del 9 gennaio scorso. E così, rimarcando i punti principali della piattaforma (equiparazione del salario agli altri lavoratori del gruppo, messa in discussione dei massacranti turni notturni, revoca dei licenziamenti per rappresaglia di due avanguardie sindacali), gli operai Fma continuano questa partita consapevoli del ruolo che la loro lotta sta assumendo ben al di là delle mura della loro fabbrica.
La scelta della data del 19 ha anche valore simbolico: è infatti il primo giorno di udienza in tribunale per la causa di licenziamento delle due avanguardie di fabbrica Antonio Di Capua e Donato Ceccarelli.

 

18 gennaio

SUCCESSO DELLO SCIOPERO A PRATOLA

Grande successo dei lavoratori Fiat della Fma: l'adesione allo sciopero, prima delle tre giornate di lotta degli operai Fiat irpini, ha fatto registrare adesioni tra l'80 e il 90% di adesioni. E, di conseguenza, va messo in rilievo un nuovo, secco smacco per la direzione aziendale della Fiat che si ostina nel suo braccio di ferro con i lavoratori. I cancelli erano presidiati da una imponente e spropositata presenza di forze dell'ordine.

CGIL-CISL-UIL SI ACCORDANO CON CONFINDUSTRIA

Il testo "non c'è", è la risposta della Cgil nazionale a chi chiede di conoscere l'ipotesi d'intesa raggiunta tra le confederazioni sindacali e la Confindustria sul lavoro a termine. Strutture territoriali e categorie hanno ricevuto al suo posto due note informative da corso Italia, dove però sono riportate frasi tra virgolette, segno che il famoso testo esiste. E la prima cosa che se ne evince è che i contratti a termine, che finora vedono stabilite per legge (l. 230) le cause precise e circostanziate caso per caso, che consentono di "porre un termine al contratto di lavoro", riceverebbero nell'ipotesi di intesa tra Cgil, Cisl, Uil e associazioni padronali, una possibilità di estensione ad libitum.
Sarebbe infatti soppresso l'articolo che contiene il lungo elenco di "causali" consentite dalla legge, e sostituito dal seguente: "E' consentita l'apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato quando questo sia determinato da ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo, o sostitutivo". Come si vede, la dizione è sufficientemente generica per poter contenere qualunque pretesa padronale. Dopo la sconfitta nel referendum radicale che chiedeva di liberalizzare i licenziamenti individuali, i padroni troverebbero qui un'autostrada per aggirare lo Statuto dei lavoratori, e poter licenziare liberamente, e legittimamente.
Pare intanto che la confezione ulteriore dell'accordo sia stata affidata alla Confindustria: saranno i padroni a scrivere il testo finale e lo consegneranno ai sindacati in un appuntamento già fissato: mercoledì prossimo.
Il giorno prima, soltanto, il 23, c'è la riunione nazionale del dipartimento Mercato del lavoro della Cgil per discutere di una materia tanto bruciante, in tempi di flessibilità spinta e di smantellamento dei diritti nel lavoro, della quale i vertici nazionali non hanno ritenuto di dover trattare prima con strutture e categorie. Hanno trattato direttamente e semplicemente con la Confindustria, e ora dentro il sindacato si dovrebbe discutere a cose quasi fatte. Quasi. Perché già dalle note informative la pericolosità di questa ipotesi di intesa è risultata chiara a più d'uno. Ci sono richieste perché alla riunione di Roma partecipino i segretari generali. E due giorni fa il leader della Fiom, Claudio Sabattini, ha dichiarato che i segretari metalmeccanici ritengono che i contratti a termine sono già stati sufficientemente contrattati, e che Fim, Fiom, Uilm non accetteranno alcuna "ipotesi peggiorativa".
Ma c'è chi, come la segreteria della Camera del lavoro di Brescia, ha messo nero su bianco, in una nota ufficiale a Sergio Cofferati, e al segretario regionale lombardo Mario Agostinelli, le critiche circostanziate sui punti illustrati nelle "note" inviate da corso Italia, concludendo con un avvertimento. "Apprendiamo che si sarebbe nell'imminenza della sigla di un'intesa: una discussione che avvenissre a posteriori e a 'commento' di un accordo sostanzialmente già raggiunto, sarebbe del tutto superflua". Perciò Brescia chiede che "si sospenda il confronto" con la Confindustria, e si apra "un'approfondita discussione in Cgil a ogni livello e a partire dal prossimo direttivo nazionale".

SCIOPERO A MIRAFIORI E RIVALTA

Scioperano per 4 ore i lavoratori di Mirafiori e Rivalta nel quadro delle 6 ore di sciopero articolato decise dal coordinamento sindacale Fiat, da realizzare entro la fine del mese. Nelle altre fabbriche del gruppo gli scioperi seguiranno, sempre entro il 31 gennaio. Oggi sarà il "turno" anche per i lavoratori della Teksid di Carmagnola e dell'Avio. Al centro dello sciopero, la questione del negoziato sull'integrativo, interrotto dall'azienda, e di cui Fim, Fiom, Uilm e Fismic chiedono la riapertura. Tanto più che, nel solo Piemonte, stima la Fiom, sono già stati realizzati 343 accordi aziendali, che riguardano sia l'aumento del premio di risultato, sia temi normativi e le condizioni di lavoro. In tutto, oltre 55 mila metalmeccanici hanno potuto ottenere l'accordo aziendale, anche in imprese importanti come Pininfarina e Alenia. Ma, da sola, la Fiat dà lavoro a 65 mila metalmeccanici in Piemonte; il suo "no" all'integrativo, quindi, pesa, e molto, sulla situazione sociale della regione. Per la Fiom, tale attitudine vuol dire due cose, "rifiuto di discutere del futuro degli stabilimenti e dell'occupazione nel gruppo dopo l'accordo con la Gm, e rifiuto di concedere ai lavoratori Fiat quell'integrazione salariale, senza la quale le loro paghe subirebbero un colpo durissimo". Lo Slai Cobas degli impianti Fiat di Termoli, intanto, ha indetto uno sciopero ad oltranza dalle 20.00 alle 22.00 di ogni sabato a partire da domani. Sull'onda dello slogan "riprendiamoci il sabato", contestano il regime di orario di lavoro in vigore a Termoli, frutto dell'accordo tra Confederali e azienda del 1994.

 

20 gennaio ’01

 

SCIOPERI A MIRAFIORI E RIVALTA

Allo sciopero di quattro ore per ottenere la ripresa del negoziato sul contratto integrativo per il gruppo Fiat, la partecipazione è stata, come in dicembre, massiccia. A Mirafiori e Rivalta hanno aderito mediamente il 70%-80% dei lavoratori di Fiat auto e Tnt e delle altre aziende terziarizzate.
Alla carrozzeria di Mirafiori l'adesione è stato dell'80% e la Fiat ha dovuto aprire tutti i cancelli per consentire l'uscita, dopo aver tentato, in un primo momento, di far defluire i lavoratori solo dalle uscite pedonali. Alle carrozzerie di Mirafiori il grande successo dello sciopero è legato anche alla scadenza, il 31 gennaio, di oltre 150 contratti a termine, per i quali è stata chiesta la conferma in pianta stabile. Alle presse, lo sciopero ha fermato la produzione e l'adesione è stata, dice il sindacato, tra il 70% e l'80%. Anche alle officine meccaniche di Mirafiori ha incrociato le braccia oltre il 70% degli operai, nonostante il "ricatto della Cig" -questa settimana 1500 lavoratori sono in cassa integrazione. Bene anche a Rivalta dove le percentuali si tengono attorno al 70-80%. Il lavoro è stato sospeso anche nelle aziende terziarizzate che operano nel comprensorio di Mirafiori e Rivalta: Marelli, Comau e Tnt.

 

23 gennaio '01

 

ANCORA SCIOPERO ALLA FIAT DI PRATOLA

Alla terza e ultima giornata di sciopero alla FMA di Pratola Serra più dell'80% degli operai ha messo di nuovo in ginocchio la produzione dei motori Fiat, rimasta a circa il 10%, poco meno di 200 motori (in gran parte inutilizzabili perché prodotti da lavoratori interinali inesperti) contro i 2.100 abituali. Dopo tre mesi di mobilitazione e 50 ore di sciopero il sindacato si prepara a febbraio a mettere in cantiere altre forme di mobilitazione e di lotta.Si va probabilmente verso la manifestazione nazionale, come aveva già fatto intendere Claudio Sabattini, che nell'incontro serale con i lavoratori sul suo libro sulla lotta e la sconfitta alla Fiat di Torino nel 1980, aveva messo in guardia su un comportamento brutale della Fiat che ha radici nella storia della formazione del capitalismo italiano. I punti discriminanti della vertenza alla FMA prevedono l'equiparazione del salario a quello di tutto il gruppo Fiat e la messa in discussione della cosiddetta 'doppia battuta', cioè delle due settimane consecutive di lavoro notturno. Da registrare, in una lotta che è partita dalla base e che ha visto finora un'unità sindacale 'imposta' dalla determinazione delle Rsu, l'ambiguità del comportamento della Fim, che aveva rotto l'unità un mese fa e poi era stata costretta dai lavoratori a ritornare sui suoi passi. In prima fila davanti ai cancelli della FMA, ieri, anche le due avanguardie sindacali, Donato Ceccarelli e Antonio Di Capua, licenziati per rappresaglia dalla Fiat: il processo a loro carico riprenderà il prossimo 5 febbraio.

CHRYSLER LICENZIA

La Daimler-Chrysler ha annunciato che entro febbraio procederà al licenziamento di 20.000 lavoratori degli stabilimenti statunitensi. Seimila saranno colletti bianchi, mentre quindicimila posti di lavoro saranno sottratti alla produzione. In tutto, sei dei ventuno impianti del paese saranno chiusi. La notizia è stata confermata dal responsabile esecutivo della società, Dieter Zetsche, che ha aggiunto che il taglio avverrà in tre anni, riducendo progressivamente gli investimenti. Intanto, dall'economia Usa arrivano segnali sempre più concreti che il paese potrebbe incorrere nella recessione. Ieri, sono stati pubblicati i dati riferiti all'indice del Conference board (principale indicatore dell'economia), che è sceso per la seconda volta. Alla terza flessione di questo indice, è abitudine parlare di recessione, non di rallentamento.

 

GENERAL MOTORS: 40MILA IN SCIOPERO

Migliaia di lavoratori dell'auto europei hanno aderito alla giornata di agitazione contro la General Motors, promettendone altre contro la decisione della casa americana, proprietaria del marchio Opel, di eliminare 5.000 posti di lavoro in Europa, per effetto di una grande piano di ristrutturazione. Circa 15 mila operai hanno manifestato per un'ora fuori dai cancelli di quattro fabbriche Opel in Germania, mentre 8.500 lavoratori britannici di altri quattro impianti GM dell'isola hanno scioperato, anche loro, per un'ora - con il pensiero rivolto ai programmati 2 mila licenziamenti alla Vauxhall di Luton.
Brevi astensioni dal lavoro anche alla Opel di Saragozza (Spagna) e alla fabbrica di Anversa (Belgio), con una protesta davanti ai cancelli che ha coinvolto circa 5 mila operai. In tutto si sono mobilitati, in varie parti della giornata, circa 40 mila dei 90 mila dipendenti della GM in Europa, ha detto Günter Lorenz, portavoce dell'Ig Metall; una grande manifestazione di solidarietà verso gli operai bersaglio della "ristrutturazione".

 

31 gennaio '01

 

SCIOPERO ALLA MAGNETI MARELLI

Dopo mesi di mormorii sulla possibile vendita da parte della multinazionale torinese della neoacquisita Magneti Marelli, i 26.500 dipendenti del gigante italiano della componentistica sparsi in tutto il mondo hanno potuto leggere che effettivamente sono stati messi sul mercato. E ieri mattina, a mercato aperto (delle fabbriche e della forza lavoro), la Fiat ha comunicato anche ai diretti interessati e ai sindacalisti la decisione di vendere l'intera Magneti Marelli, attraverso la lettura del cominicato diffuso alla stampa il giorno prima. La comunicazione non è piaciuta ai mille addetti della divisione illuminazione di Venaria, che si sono fermati in massa per protestare contro il metodo e il merito della decisione. E c'è da prevedere che a questo sciopero nell'area torinese, nei prossimi giorni ne seguiranno altri (la società è presente in sette regioni italiane e in Sudamerica, Asia, Turchia, Polonia).
Quello che la Fiat vuole vendere è in realtà solo ciò che resta della Magneti Marelli: negli ultimi mesi erano già stati alienati pezzi importanti e che in passato la Fiat definiva strategici, come la climatizzazione, che davano lavoro a 7-8 mila dipendenti.
Chi potrebbe essere interessato a tanto ben di dio? Naturalmente le società leader mondiali della componentistica, a partire dalla Visteon, maggior fornitore di Ford, che aveva già puntato gli occhi su una parte consistente di Magneti Marelli, si vocifera con un'offerta intorno ai seimila miliardi di lire. Poi c'è Delphai, la società da poco alienata da General Motors per cui continua a lavorare, senza trascurare i giganti europei Valeo e Bosh. Ma c'è un problema: la Valeo, solo per fare un esempio, è azienda leader nei fari e se acquisisse l'intera Magneti Marelli compreso il settore illuminazione si porrebbe un problema di antitrust.

 

... MENO SCIOPERI

Si sono ridotte nel 2000 le ore non lavorate per conflitti di lavoro. Complessivamente si sono registrate 5,9 milioni di ore non lavorate con una riduzione del 7,6% rispetto all'anno precedente. Nel rilevarlo l'Istat sottolinea che anche il numero di ore non lavorate per conflitti estranei al rapporto di lavoro si è molto ridotto scendendo a circa 76 mila ore.

febbraio

FIAT E ALPITOUR

A Torino la Fiom protesta per il fatto che la Fiat (Ifil) ha deciso di investire 200 miliardi nell'acquisto della nota agenzia di viaggi, proprio mentre rende pubblica la messa in vendita dell'intera Magneti Marelli (26.500 lavoratori produttivi), poco dopo essersi liberata della Ferroviaria e, temono, poco prima che anche il Comau subisca la stessa sorte. Alpitour sembra così rientrare nel core business decantato dalla multinazionale dei trasporti: con Alpitour si vola e dunque i trasporti c'entrano. Una vecchia pubblicità della Fiat recitava più o meno così: "in cielo, in mare, in terra". Senza dimenticare che la globalizzazione impone grandi spostamenti, e qualcuno che prenoti i viaggi aerei è pur necessario.

 

MIRAFIORI SI FERMA CONTRO 147 LICENZIAMENTI

Quando la direzione della Fiat manda i capi officina a consegnare a 147 ragazzi in contratto di formazione-lavoro la lettera di benservito, del tipo: "non intendiamo più avvalerci della vostra prestazione", Mirafiori si ferma. Prima la Lastratura: spontaneamente un corteo di 500 tute blu ha attraversato le officine. Alle 12 si ferma Verniciatura, e poi tutti i settori, Montaggio compreso. Poco prima delle 14 sono entrati in fabbrica gli operai del secondo turno, hanno indossato la tuta e sono andati a ingrossare il corteo interno che ha raggiunto dimensioni inedite, almeno negli ultimi decenni. Prima due, poi tremila operai sono infine usciti dalla porta 3 di Mirafiori e hanno bloccato il traffico in corso Agnelli dove si è tenuta una grande assemblea.
Alle 16,30 l'assemblea davanti ai cancelli è finita, il serpentone operaio ha ripreso forma e gli operai del secondo turno sono rientrati in fabbrica. Avrebbero dovuto votare per il referendum sulla piattaforma contrattuale di Fim, Fiom e Uilm, ma il voto è stato spostato a lunedì: "Ora discutiamo di come proseguire la lotta: scioperiamo fino alle 22, oppure decidiamo le fermate per la prossima settimana?" La risposta all'assemblea al Montaggio è stata unanime: "Sciopero fino a fine turno, e lunedì si ricomincia". Ed è ripartito il corteo interno.
Non è la prima volta che la Fiat butta fuori in blocco tutti i ragazzi alla scadenza del contratto, nonostante le garanzie ripetutamente date al sindacato e ai lavoratori sulla loro assunzione a tempo indeterminato. Si sono comportati come l'estate scorsa, tutti a casa. Ma in quel caso si trattava di interinali, operai in affitto.
Il blocco produttivo di ieri ha provocato massicce mandate a casa, per esempio alla Lear dove si fanno i sedili per le auto assemblate a Mirafiori. E anche alla Lear cresce la protesta, i lavoratori non hanno gradito la politica feroce (o solo di mercato) della Fiat. A Mirafiori i lavoratori non sono sufficienti, perché alla produzione di Panda, Multipla e Punto hanno aggiunto quella della Marea, trasferita da Cassino dove si sta allestendo la nuova Brava.

 

6 febbraio ’01

 

LA FIAT IN SCIOPERO CONTINUO

La protesta spontanea dei lavoratori Fiat contro 147 licenziamenti di giovani in contratto a termine ha paralizzato di nuovo la produzione. Alle Carrozzerie hanno incrociato le braccia in massa, si è formato un corteo che ha attraversato i reparti e infine il serpentone di tremila tute blu è uscito dalla fabbrica. Alla porta 3, ad attenderlo c'erano i 147 ragazzi che la Fiat ha deciso di punire per dare una lezione a tutti. Bloccato corso Agnelli, il corteo è arrivato alla porta 5, quella dei 35 giorni dell'80 e qui vecchi e giovani lavoratori hanno tenuto un'assemblea insieme ai sindacalisti. Un'assemblea contro i licenziamenti, e una riflessione collettiva sugli strumenti necessari a difendersi da una pratica selvaggia della flessibilità, in una fabbrica dove i vecchi operai Fiat lavorano fianco a fianco con operai di ditte "terze" e con giovani precari assunti per 6 o 12 mesi, o affittati da un'agenzia, o in formazione-lavoro. Una frantumazione che divide, ma che può ricomporsi in una scelta di lotta comune.
La protesta continuerà nei prossimi giorni, e così il presidio che durerà finché la Fiat non accetterà di "incontrare le rsu e ritornare sui suoi passi". Scioperi di solidarietà anche alle Meccaniche e alle Presse di Mirafiori, alla Comau, Marelli e Tnt.9

 

7 febbraio ’01

 

MIRAFIORI: LOTTE E SOLIDARIETA'

147 è il nome dell'ultimo modello Alfa Romeo che tira le vendite della casa del Biscione, ma 147 sono anche i ragazzi e le ragazze di cui la multinazionale dell'auto ha deciso di liberarsi. Sono tutti di fronte alla porta 2 di Mirafiori Uno striscione appeso ai cancelli spiega il senso della manifestazione: "Vogliamo la conferma di tutti i neoassunti".
Giovani operai e anziani delegati si intendono perfettamente nonostante culture e linguaggi tanto diversi. Ma linguaggi e chiacchere stanno a zero: 147 operai e operaie a cui scadeva il contratto a termine sono stati cancellati con un colpo di spugna. Oggi solo un presidio alla porta 2, in attesa che la multinazionale italo-americana risponda alla richiesta di incontro avanzata dalle rsu della Carrozzeria. Ma alle 15, poco dopo che gli operai del secondo turno hanno finito di sciamare dal tunnel nel piazzale delle Carrozzerie e quelli del secondo hanno timbrato da un'ora il cartellino, squillano i telefonini e dalle officine i delegati annunciano ai sindacalisti e ai ragazzi: "Abbiamo ricominciato in Lastratura e stiamo attraversando le officine in corteo". Non c'è tregua, non c'è differenza tra la rabbia di quelli fuori e l'incazzatura di quelli dentro. Dentro fino a quando? Per volere "di Agnelli o del signor General Motors"?
"Tu mi vedi? Eppure sono invisibile, gli altri giornali e le tv non mi vedono. Gli operai sono diventati trasparenti e siccome non si vedono non fanno notizia. Anzi, c'è né solo uno visibile, la sua faccia è nei manifesti appesi ai muri. E' uno che dice di essere 'Un presidente operaio'". Scherza ma è incazzato nero, il giovane cancellato che se la prende con il silenzio stampa sulla prima grande protesta spontanea a Mirafiori da vent'anni, anzi da ventuno. "Nella linea dov'ero io chiedono gli straordinari, segno che di lavoro ce n'è. E di operai giovani hanno bisogno. Vuoi una prova? Ho incontrato personalmente sia venerdì che lunedì altri ragazzi alla porta 7 con in mano una lettera per il colloquio e la visita. Vogliono buttar fuori noi per prenderne altri". Chi sono questi 147 ragazzi arrabbiati, pronti a tutto pur di tornare a fare "un lavoro di merda, pesante, ripetitivo, stressante. Ma era il mio lavoro". "Io lavoravo all'Euromercato, mi sono licenziata da un posto fisso perché tutti mi dicevano che una volta entrata alla Fiat, se non scioperi durante il contratto a termine non esci più. Alla faccia. Certo il lavoro alla pinzatura è più duro di quello che facevo prima, ma io ho stretto i denti lo facevo bene, subivo ricatti e dovevo fare gli straordinari per un milione e seicento mila lire al mese. Mi hanno buttato fuori lo stesso. Ma fuori non ci voglio restare, voglio tornare in officina con i compagni e le compagne vecchie e giovani con cui mi sono trovata benissimo". "Un lavoro di merda, e con questo licenziamento immotivato mi hanno umiliata. Io non ci torno lì dentro - la interrompe una sua collega, vent'anni o poco più - neppure se vinceremo questa battaglia". "Io si che ci torno - interviene un altra - e il giorno dopo l'assunzione mi metto in mutua". Le ragazze sono le più determinate, un po' più defilati i ragazzi. Ma qualcuno di loro parla, racconta di quando faceva chi "l'operaio in una fabbrichetta dell'indotto auto", chi "l'artigiano, ero fisso e mi sono fregato da solo con la storia di mamma Fiat".
Dei vecchi operai dicono: "Stupendi, una solidarietà straordinaria, ci trattano come figli e si incazzano come se qualcuno, il padrone, avesse fatto un torto ai loro figli". "A me un vecchio mi ha detto: 'Perché non mandano a casa me che non ce la faccio più a sputare sangue in questa galera?". Raccontano le rassicurazioni dei capi: "Preparate la torta che è fatta, mi ha detto il repo un giorno prima. Poi mi ha consegnato la lettera. Eccolo, guardalo là quel bastardo, sta entrando adesso. E' venuto a vedere se c'eravamo al presidio. Ci siamo e ci resteremo, bastardo". I vecchi sindacalisti e i delegati sopravvissuti dall'80 ascoltano a bocca aperta queste ragazze determinate, qualcuno a bassa voce aggiunge: "Non li possiamo abbandonare, non sarebbe giusto. Ma sarà dura riportarli dentro". Sarà duro perché la Fiat è sorda.
E se non fanno notizia 147 ragazzi, a chi volete che interessino i 142 operai e impiegati degli Enti Centrali di Mirafiori, messi in mobilità proprio ieri?

 

08 febbraio ’01

 

MELFI: LA FIAT TERZIARIZZA

In una lettera aperta la Fiom Cgil denuncia la riorganizzazione delle scelte strategiche della Fiat rispetto allo stabilimento lucano. "La riorganizzazione del modello della fabbrica integrata attraverso le terziarizzazioni", con cessione di pezzi del processo produttivo e relativi lavoratori a micro-aziende appositamente costituite; le nuove assunzioni, da due anni a questa parte, avvengono unicamente con contratti a termine di 5 mesi; viene negato il rinnovo del contratto aziendale, costringendo i lavoratori a un gap salariale rispetto agli altri dipendenti del gruppo e a un orario lavorativo (sui turni) ampiamente penalizzante.
Una strategia che non dovrebbe avere motivazioni valide, visto che gli indici di produttività sono superiori a quelli che si registrano in altri stabilimenti. E' evidente, conclude la Fiom locale, che si punta a fare di Melfi un semplice terminale produttivo, impoverendone le funzioni.

 

ANCORA LOTTA A MIRAFIORI

"Senti che freddo, siamo congelate. Ma da qui non ci muoviamo, ci puoi scommettere". La maggior parte dei 147 giovani spediti a casa dalla Fiat dopo 15 mesi di onorato lavoro, sta scoprendo il sindacato e la politica. Ogni giorno, dalle 13 presidiano la porta 2 di Mirafiori e mantengono aperto il confronto con gli operai del secondo turno che entrano e quelli del primo che escono, che hanno scioperato per tre giorni di seguito e sono pronti a ricominciare. I 147 sono fiduciosi, combattivi, non hanno esperienze di lotta ma neppure antiche ferite da leccarsi. Se ne rendono conto i vecchi operai, i delegati e i sindacalisti, capiscono la potenzialità di questi "nuovi quadri" e sentono pesare su di sé la responsabilità, quasi il dovere, di strappare un risultato positivo.
La prossima settimana, in assenza di risposte positive della Fiat, riprenderanno gli scioperi. Già oggi non è escluso che un gruppo di lavoratori dei Cobas decidano di anticipare la protesta con quattro ore di sciopero: se riuscirà, il giudizio sull'iniziativa sarà positivo, altrimenti rischierà di rompere una mobilitazione unitaria senza precedenti recenti a Mirafiori.

Osservazioni sulla lotta alla Fiat da parte del SinCobas
(lettera a Liberazione)
Caro Curzi, ti scriviamo in qualità di Rsu e di lavoratori iscritti al S. In. Cobas della Fiat di Mirafiori, appartenenti ai vari circoli di Rifondazione comunista. In questi giorni, come tu saprai e come abbiamo potuto leggere sul nostro giornale "Liberazione", alla Fiat sono ripresi gli scioperi spontanei contro la flessibilità, contro "i licenziamenti" dei 136 lavoratori con contratto a termine. Ora, mentre le organizzazioni sindacali confederali davanti ai cancelli della Fiat pensano solo a curare la propria immagine non dando seguito alla spontaneità delle lotte e nello stesso tempo le loro Rsu firmano con la Fiat l’accordo sugli straordinari (che tra l’altro prevede per quanto riguarda i 136 lavoratori il seguente passaggio: "… si è convenuto che in caso di necessità di inserimento di personale dall’esterno presso il Sito stesso saranno presi in considerazione in via prioritaria, a parità di mansioni, i lavoratori che già vi hanno operato con l’apporto di lavoro a tempo determinato e il cui contratto di lavoro sia scaduto nel corso dei 12 mesi precedenti), il solo S. In. Cobas assieme ad alcune (4) Rsu confederali organizzano all’interno la lotta. Sempre il S. In. Cobas assieme alle 4 Rsu confederali hanno guidato i cortei all’occupazione di corso Traiano lunedì 5 e di corso Orbassano martedì 6. Sfogliando il nostro giornale ci accorgiamo con un certo stupore misto a malumore che, pur trattando la notizia in prima pagina e in più pagine interne, non c’è una sola riga sulle occupazioni delle vie della città e sul lavoro svolto dai compagni del S. In. Cobas. Anzi a malincuore scopriamo che tutte le pagine sono occupate dalle "battaglie" dei confederali, in particolare dei compagni della Fiom (gli stessi che hanno firmato l’accordo sopra citato). Eppure questo è il terzo comunicato stampa che inviamo a "Liberazione", e nei precedenti c’erano tutte le azioni sopra riportate, nel dettaglio. Non vogliamo credere che il nostro giornale voglia mettere il bavaglio ai comunicati del S. In. Cobas per favorire la "sinistra Cgil". In ogni caso ti diciamo sin d’ora che non ci sentiamo affatto comunisti di serie B solo per il fatto di appartenere a un sindacato alternativo come il S. In. Cobas e di non fare parte della "grande" Cgil, e come comunisti di serie B non vorremo essere trattati.

 

FIAT: SCIOPERA CASSINO

Un'ora di sciopero nella mattinata e un'altra nel pomeriggio. Ieri alla Fiat di Cassino è tornato lo sciopero, sia contro la nuova organizzazione e il conseguente aumento dei carichi di lavoro, sia contro le intimidazioni e il comportamento antisindacale dell'azienda. Gli scioperi di ieri sono stati infatti decisi dopo le intimidazioni nei confronti dei lavoratori. I sindacati dei metalmeccanici Fim, Fiom, Uilm e Fismic, insieme alle Rsu avevano chiesto ai lavoratori di protestare contro alcuni episodi che si sono verificati nei giorni scorsi. Dopo lo sciopero contro i carichi di lavoro e il mancato voto per la scelta dei cosiddetti "Team-Leader", la Fiat ha messo in atto delle vere e proprie intimidazioni.
Nel momento in cui i rappresentanti dei lavoratori in permesso sindacale stavano invitando gli operai dello stabilimento di Cassino a entrare in sciopero, sono intervenuti i cosiddetti "Repo", i rappresentanti dell'ufficio personale di officina che hanno "avvertito" tutti, lavoratori e sindacalisti. Guardate - hanno detto - che si sta "disturbando l'attività lavorativa". Ma le intimidazioni non spaventano.
"Ci conforta - si legge in un volantino sindacale distribuito a Cassino - oltre la positiva risposta dei lavoratori, anche la sensazione che siano scoppiate le contraddizioni nette tra officina e personale a proposito dell'impostazione unilaterale che la direzione del personale si è data".

13 febbraio ’01

 

FIAT: A TORINO E A CASSINO CONTINUANO LE LOTTE


Alla porta 2 di Mirafiori continua il presidio per il reintegro dei 147 giovani licenziati e nello stabilimento di Cassino riprendono gli scioperi contro il peggioramento delle condizioni lavorative. Fiom e Fim ritengono che per costringere la Fiat al tavolo di trattativa per l'integrativo non ci si possa limitare a mantenere un generico "stato di agitazione": bisogna riprendere gli scioperi, già dalla prossima settimana. Su questo non concordano Uilm e Fismic, che si accontenterebbero di un nuovo incontro "formale" con la direzione della multinazionale, come se non fosse ancora chiaro il rifiuto a tutto campo espresso dalla Fiat sull'intero impianto della piattaforma sindacale.
A Cassino, gli scioperi contro la modifica unilaterale del sistema delle pause e dell'organizzazione del lavoro non si fermano e la Fiat risponde con gli strumenti classici della repressione: ieri, dopo tre "battute" di mezz'ora, la direzione ha mandato a casa tutti gli operai dello stabilimento e la stessa decisione è stata presa dalle aziende terziarizzate che operano nello stesso sito produttivo. A Torino manifestano davanti al palazzo della Regione i 147 giovani licenziati, insieme agli operai delle Meccaniche di Mirafiori in cassa integrazione, il cui futuro è nelle mani della joint venture Fiat-General Motors.

MENSE FIAT: IL GESTORE ANNUNCIA NOVANTA "ESUBERI"

I problemi, alla Fiat, non sono soltanto nelle linee di produzione, tra gli operai. Sempre più precario, ormai, è anche il lavoro nelle mense aziendali. Composto soprattutto da donne, con contratti di 8, 7 e 6 ore, ma sempre più spesso anche di 4 o 3. Sulla loro testa pesa la spada dei licenziamenti. Mirafiori, Rivalta, la Iveco, possono significare dolori, insomma, anche per chi lavora in cucina.
Dietro i piatti che gli operai mangiano in fretta, nella pausa di mezz'ora, ci sono storie di fatica simili alle loro. Nelle mense dei tre stabilimenti torinesi lavorano circa 600 persone. Magazzinieri, cuochi, addetti alla distribuzione. Non sono dipendenti Fiat, ma del gruppo che ha in appalto il servizio ristorazione, la multinazionale Onama, con sede a Milano, fondata nel 1967 dai fratelli Paolo e Mario Bianchi.
Un gruppo molto solido, che prevede di fatturare 1000 miliardi di lire nel 2001: fornisce 70 milioni di pasti al giorno in oltre 500 impianti, e da lavoro a 8.800 persone. E' esteso anche in Germania, e in Brasile serve i 20.000 operai Fiat locali. I conti, però, quando si chiudono i bilanci, devono sempre tornare: i 600 operatori del torinese subiranno un taglio al personale del 15%, avendo annunciato l'Onama ben 90 esuberi.
I dolori sono cominciati quando la Fiat ha messo mano alla "ristrutturazione" e perciò ai tagli di personale. I metalmeccanici, poi, hanno chiesto il passaggio dal pasto surgelato al fresco: nuovi metodi di preparazione, nuovi ritmi di lavoro nella catena di montaggio dei vassoi.
"La mole di lavoro - dice una lavoratrice - è notevolmente aumentata. Prima bastava riscaldare i pasti surgelati. Oggi bisogna servire ogni portata, e poi lavare i piatti e le posate. Chi ha contratti a tre ore, deve fare tutto più in fretta, e questo può danneggiare servizio e igiene. Con gli esuberi annunciati, tutto peggiorerà ulteriormente".
Nel settore mense ormai dilaga l'uso del part time a 15-20 ore settimanali, e i servizi peggiorano.

 

FIAT CASSINO: SCIOPERO CONTRO I CARICHI DI LAVORO

Un altro sciopero alla Fiat di Cassino contro l'aumento dei carichi di lavoro nello stabilimento da riorganizzare. Lo sciopero dell'officina del montaggio è durato un'ora, ma nel pomeriggio ci sono stati vari contatti tra la direzione aziendale e i rappresentanti sindacali che promettevano altre agitazioni.
In particolare il contrasto più grosso c'è stato tra la Fiom e la direzione perché la Fiom chiede un aumento degli organici considerati insufficienti in presenza di un vistoso peggioramento dei carichi di lavoro. La prossima settimana i dipendenti Fiat saranno in cassa integrazione. Dal 26 rientreranno in fabbrica con il nuovo sistema organizzativo che non è stato concordato con i sindacati. Nella lotta di Cassino ci sono stati anche contrasti interni ai sindacati rispetto alla richiesta di integrazione dell'organico. E' probabile che il conflitto riprenderà dopo il 26.
Intanto si sciopera anche a Pomigliano. In questo caso si tratta degli impiegati dello stabilimento Fiat di Pomigliano che hanno effettuato un'ora e mezza di sciopero per protestare contro i licenziamenti annunciati dall'azienda. Si parla infatti di 56 licenziamenti, con la messa in mobilità dell'intero settore tecnologie montaggio. I lavoratori, informa la Fiom, hanno bloccato l'ingresso delle merci ai cancelli. L'adesione allo sciopero tra gli impiegati è stata pressocchè totale.

15 febbraio ’01

 

FIAT RESPINGE LA RIASSUNZIONE

E' terminato in fretta l'incontro che per dieci giorni i lavoratori avevano atteso, nella speranza che gli scioperi, i cortei interni e i presìdi avessero aperto una breccia nel muro Fiat. La notizia del rifiuto aziendale si è diffusa in fretta nei reparti, e la risposta non si è fatta attendere: al montaggio gli operai si sono fermati improvvisando uno sciopero spontaneo e a centinaia hanno attraversato lo stabilimento in corteo. Ancora una volta la protesta si estenderà agli altri settori, prima la lastratura e poi la verniciatura. Non si fermeranno le meccaniche, per la semplice ragione che i dipendenti della joint venture (motori e cambi) con General Motors sono in cassa integrazione. Già circolano voci di trasferimenti massicci da Mirafiori a Verrone (Biella), dove la Fiat chiede il lavoro su tre turni, e cioè anche il notturno.
Dal nord al sud, da Mirafiori a Cassino. Proprio nel giorno della presentazione della nuova vettura Fiat di fascia C, la Stilo, nello stabilimento laziale in cui sarà prodotta gli scioperi contro la modifica unilaterale dell'organizzazione del lavoro e delle pause mensa non si fermano, né si ferma la rappresaglia dell'azienda. Appena un settore della fabbrica viene bloccato da mezz'ora di sciopero, la Fiat decreta la mandata a casa di tutti i dipendenti dello stabilimento e delle aziende terziarizzate del sito. Per protesta contro una decisione "illegale in quanto antisindacale" i lavoratori sono andati a manifestare sotto la palazzina uffici. Nel pomeriggio due ore di sciopero (contro i carichi e le nuove rigidità che l'azienda vuole imporre) in tutta la fabbrica di Cassino, e nessuna mandata a casa. Oggi la fermata generale sarà di mezz'ora e domani di due ore con corteo esterno alla fabbrica lungo la strada statale.

 

17 febbraio

FIAT CASSINO: SCIOPERO

Uno sciopero di due ore si è trasformato, per entrambi i turni in un corteo che ha interrotto a lungo la viabilità sulla statale Casilina. Il turno del pomeriggio, in particolare, ha dato vita a un serpentone umano di oltre un chilometro. Allo sciopero e al corteo hanno partecipato anche i lavoratori delle aziende terziarizzate che operano all'interno dello stabilimento. Un segnale importante di unità tra i lavoratori, indipendentemente da quale sia la "ragione sociale" della ditta di appartenenza. Si tratta soltanto della prima di una serie di iniziative di lotta, che saranno discusse nella prossima settimana.
A Cassino la Fiat ha sperimentato il just in time, creando spaventosi "colli di bottiglia" che alla fine rendevano meno remunerativo tanto sforzo ingegneristico.
La protesta è partita contro "gli eccessivi carichi" di lavoro e il nuovo modello organizzativo introdotto dall'azienda senza neppure provare a discuterlo con i sindacati e i lavoratori.

LA FIAT DEVE ASSUMERE A MELFI

La Fiom Cgil ha chiesto che i lavoratori interinali assunti a Melfi - dalla Fiat - vengano riconfermati. Il sindacato accusa, inoltre, che la Fiat non rispetta le regole contrattuali riguardo a questi 350 lavoratori interinali ed altrettanti con contratto a termine. Nello stabilimento Fiat della Basilicata, questi operai lavorano alla linea della "Punto" e della "Lancia Y". Il sindacato ha anche chiesto un intervento del ministro del lavoro Cesare Salvi, qualora la direzione Fiat non voglia confrontarsi con i lavoratori ed il sindacato.

25 febbraio ’01

 

FIAT CASSINO: SI CERCA DI IMPORRE UN NUOVO CONTATEMPI

Nello stabilimento di Cassino la Fiat sta conducendo un esperimento cruciale: riuscire a imporre una nuova organizzazione del lavoro, un nuovo modo di calcolare i tempi, senza alcun accordo preliminare con il sindacato. Si chiama Tmc2, inizialmente applicato - con accordo sindacale - a Melfi e Pratola Serra. Anche a Termoli è stato più di recente introdotto con identica formula "concertativa". A Cassino, invece, prendendo anche al volo l'occasione del mancato rinnovo del contratto integrativo, si vuol andare alla prova di forza. Lunedì, ha annunciato ufficialmente l'azienda, parte il nuovo sistema; e la produzione di ogni turno dovrebbe passare da 370 a 400 auto. Il Tmc2, è stato calcolato, riduce i tempi di lavorazione per ogni singola fase del 18-20%. Come funziona? Il vecchio Mtm era fondato sul concetto di "tempo medio" e sulle misurazioni empiriche effettuate dai cronometristi. Il nuovo sistema, invece, è un'elaborazione al computer. I gesti reali dell'operaio vengono simulati e "razionalizzati". Ora c'è solo il problema di far diventare "pratico" questo guadagno "virtuale".
Lunedì, per tutta risposta, gli scioperi interni allo stabilimento dovrebbero aumentare a un'ora per turno, invece della mezz'ora fin qui effettuata (anche l'altro ieri). I delegati sindacali hanno comunicato ufficialmente alla Fiat di considerarla inadempiente sia per quanto riguarda l'accordo del '71 - proprio sui tempi di lavoro - sia sull'applicazione della 626 (con la ristrutturazione delle pause, attualmente 700 lavoratori hanno a disposizione 4-5 bagni e 20 minuti di tempo per la "pausa collettiva").
Tra le "inadempienze della Fita, da ricordare sono i due licenziamenti politici di Pratola, la vicenda dei 147 ragazzi "a tempo determinato" di Mirafiori, le questioni di Cassino (organizzazione e carichi di lavoro).

28 febbraio '01

 

FIAT: RADDOPPIANO GLI UTILI, AUMENTA LA LOTTA

Vanno a gonfie vele i bilanci della Fiat. E per farli andare ancora meglio pensa di tagliare costi (e posti). La ricetta è vecchia; di nuovo c'è solo che l'azienda torinese, ha da tempo scelto di non contrattare più nulla col sindacato e procede a colpi di fatti compiuti.

Ma in fondo che bisogno ha di contrattare con un sindacato che sta solo a guardare?

La relazione annuale sul bilancio si sovrappone alla ripresa di scioperi, cortei interni agli stabilimenti, blocchi stradali intorno a Mirafiori: quando le cose vanno bene per il padrone, vanno malissimo per gli operai.
Nel 2000, nonostante i molti sforzi finanziari, i ricavi sono cresciuti del 19,6%, toccando quota 57.555 milioni di euro (oltre 100.000 miliardi di lire). L'utile generale è salito del 14%, e il solo settore auto ha riguadagnato un margine operativo lordo positivo (44 milioni d euro). Il risultato netto del gruppo Fiat è raddoppiato, passando da 353 a 664 milioni di euro. Di conseguenza l'utile per azione è salito da 0,616 a 1,186 euro.
Roberto Testore, amministratore delegato di Fiat Auto parla del 2001 come di "un anno di decollo", caratterizzato dal "lancio di cinque importanti modelli sul mercato" e da una riduzione di costi pari a 200 milioni di euro.
L'altra faccia della medaglia è il lavoro. Per il secondo giorno consecutivo, gli operai della Comau Stampi hanno effettuato uno sciopero di due ore. Oggi useranno altre due ore di sciopero per andare a presidiare la palazzina Fiat del Lingotto, in via Nizza 250. Venerdì, invece, un altro sciopero si trasformerà in manifestazione davanti all'Unione industriali di Torino, in via Vela; lì dentro, a partire dalle 9 di mattina, ci sarà l'incontro tra azienda e sindacato sulla cassa integrazione alla Comau. I lavoratori pretendono l'annullamento della cig a zero e per 13 settimane per 170 di loro (su 500).
La notizia del licenziamento di 750 lavoratori dello stabilimento Fiat di Bielsko Biara, in Polonia, ha suscitato una reazione di solidarietà, accogliendo la richiesta del sindacato polacco di aprire una campagna internazionale contro i licenziamenti. La Fiom ha immediatamente raccolto l'invito, legando i fatti polacchi con la ristrutturazione generale del gruppo Fiat e i 147 ragazzi "a termine" di Mirafiori, la cassa integrazione alla Comau e l'analogo provvedimento in Tnt.

2 marzo ’01

 

750 OPERAI LICENZIATI IN POLONIA DALLA FIAT

A Bielsko Biala, nel cuore della Slesia e a due passi da Auschwitz, c'è lo stabilimento "storico" della Fiat in Polonia. Talmente storico che sta diventando obsoleto: con l'apertura della nuova fabbrica di Tychy, Bielsko Biala ha perduto tutta la produzione "competitiva" destinata ai ricchi mercati occidentali (la Seicento), nonché gran parte dei modelli della world car, che viene fabbricata con fortune alterne dall'America latina all'Asia, dall'Africa all'est europeo.
La Fiat ha annunciato il licenziamento di 750 dipendenti, proprio nello stabilimento di Bielsko Biala. In Polonia non esiste la cassa integrazione. I sindacati polacchi sostengono che i licenziamenti sono inaccettabili in quanto non giustificati da alcuna crisi economica o finanziaria. Gli stessi sindacati polacchi chiedono il sostegno solidale dei sindacati e dei lavoratori di tutti gli stabilimenti Fiat nel mondo. E' in preparazione un'iniziativa che ha già coinvolto militanti sindacali brasiliani (a Belo Horizonte, nel Minas Gerais, c'è la più grande fabbrica non italiana di automobili della Fiat) e italiani.

3 marzo ’01

 

MELFI: FIAT LICENZIA 300 GIOVANI "IN AFFITTO"

La multinazionale italo-americana ha abbattuto la mannaia su Melfi: a 300 ragazze e ragazzi che lavorano da 15 mesi sulle linee di montaggio della Punto e della Lancia Y è stato annunciato che il contratto è scaduto e che da domani dovranno togliere l'incomodo. E' questo il bello della flessibilità: quando ci sono i picchi della domanda si compra o si affitta forza lavoro, quando il mercato si deprime si rimandano a casa i ragazzi. Lo dice la legge che si può fare, e se i contratti si chiamano a termine ci sarà pure una ragione. E però, a Melfi come alle carrozzerie di Mirafiori - dove ancora ieri i 147 giovani contrattisti "scaduti" presidiavano la porta 2 e volantinavano sotto la neve agli operai in entrata e in uscita - la Fiat vuole mandare un messaggio chiaro e forte ai lavoratori, al sindacato, al governo: qui comando io, la concertazione è roba che andava bene un secolo fa, di contrattazione non se ne parla, di contratto integrativo ancor meno. Tutti parlano di flessibilità, la Fiat la impone, la pretende. I tempi si fanno duri, le prospettive non sono rosee e la General Motors chiede conti positivi, costi quel che costi. Del resto, la GM dà il buon esempio svuotando le sue fabbriche dai lavoratori, perché la sua dependance italiana non dovrebbe fare la stessa cosa?
La dinamica della tempesta che si è abbattuta su Melfi, fiore all'occhiello della Fiat nel Mezzogiorno, è quella ormai classica: improvvisamente, dopo le promesse dei mesi scorsi ai contrattisti e ai sindacati sul futuro praticamente certo in azienda, ecco la comunicazione del licenziamento per fine contratto. L'azienda ha preso dallo stato 3 mila miliardi per costruire questa fabbrica, impegnandosi a dare lavoro a 7 mila persone. Ce ne sono 6 mila, di cui 570 scaricati al Comau, alla Marelli, alla Fenice.
Ma c'è una differenza tra i 147 ragazzi di Mirafiori e i 300 di Melfi: i primi erano assunti dalla Fiat con contratti a termine, i secondi sono "interinali". Mentre per quelli di Mirafiori non è più possibile un rinnovo del contratto a termine e quindi andrebbero assunti a tempo indeterminato, i 300 giovani affittati a Melfi possono rimanere con un semplice rinnovo del contratto d'affitto. Appena la notizia dei 300 licenziamenti è arrivata in fabbrica, la Fiom ha chiamato a uno sciopero di un'ora a cui non hanno aderito le altre organizzazioni, Fim, Uilm e Fismic-Sida.

 

04 marzo ’01

 

FIAT MELFI: 300 LICENZIAMENTI

300 giovani interinali assunti 15 mesi fa sono liquidati. La spiegazione data è laconica: siccome il picco è calato, non rinnoviamo l'affitto dei 300 operai. Forse saranno riassunti in seguito, si vedrà. Invece, ciò che già si vede è l'angoscia di giovani a cui erano state fatte promesse, che avevano dato l'anima (oltre al resto) all'azienda e messo in cantiere progetti di vita attorno a questo lavoro.
Un giovane operaio interinale, dopo l'annuncio del licenziamento, si è sentito male ed è stato trasportato in ospedale. Un'altra ragazza è scoppiata in un pianto dirotto: "Ci hanno sfruttato per 15 mesi e adesso non ci spiegano neanche perché ci mandano a casa. Non è vero che l'azienda abbassa la produzione e vorremmo sapere come fa a mantenere il numero di vetture prodotte senza noi 300". "Siamo stati impiegati in ogni Ute, nelle postazioni più dure. Con una disponibilità ai limiti del sopportabile. E non c'è stato giorno in cui i capi non ci hanno ammonito: fate i bravi perché certamente sarete premiati. Molti di noi avevano già organizzato la propria vita confidando su questo lavoro".
La Fiom ha organizzato un corteo interno nel turno di notte di venerdì: per due ore, i delegati e una sessantina di operai hanno attraversato le unità di montaggio per sensibilizzare gli operai. Poi, un'ora di sciopero nei turni di sabato, con tentativi di mobilitazione davanti alla Sata. Ma sia lo sciopero che la manifestazione non sono andati bene. Scarsa l'adesione degli operai "ordinari" e solo pochi interinali sono andati a sfogare la loro amarezza. Per gli altri pesa un clima di ricatto e di promesse di riassunzione.

Per Fim, Uilm e Fismic, l'atteggiamento Fiat è naturale e non c'è nulla da chiedere, anzi ben 300 giovani hanno avuto per 15 mesi un'opportunità di lavoro.

FIAT, ANCORA SCIOPERO

"Come fanno a non vergognarsi? Chiudono i bilanci con un aumento del fatturato e il raddoppio degli utili e dei dividenti agli azionisti, mentre con noi si comportano come i morti di fame, piangono miseria". Sono parole tanto semplici quanto chiare, quelle pronunciate da un operaio delle carrozzerie di Mirafiori durante una delle assemblee svoltasi in preparazione dello sciopero generale del gruppo Fiat di domani.

Parole semplici, che però racchiudono anche l'arretramento ideologico di questi anni: era ormai patrimonio comune della classe operaia che i padroni sfruttano ogni situazione per aumentare i profitti e che l'aumento di questi non porta automaticamente al miglioramento delle condizioni dei lavoratori. Oggi si deve recuperare anche questo arretramento, ma ciò verrà spontaneo visto il peggiorare dei rapporti di classe in modo più evidente per tutti, benchè i rapporti di classe siano sempre stati cattivi, come è naturale all'interno di una società capitalistica.

Alla Fiat, i motivi di preoccupazione sono moltissimi: i mancati rinnovi dei contratti a 147 giovani a Mirafiori e a 300 giovani interinali a Melfi, la cassa integrazione a zero ore per 170 dipendenti della Comau Stampi, le settimane sempre più numerose passate a casa degli operai delle meccaniche di Mirafiori, il pugno di ferro sull'organizzazione del lavoro a Cassino, la pretesa di portare da 18 a 19 i turni settimanali a Melfi e Pratola Serra, i licenziamenti di sindacalisti ad Avellino e di impiegati a Torino e a Pomigliano. Un quadro sconcertante e aggravato dalla progressiva vendita delle aziende terziarizzate dell'indotto, la Magneti Marelli e presto anche il Comau. La Ferroviaria era già passata in mani francesi alcuni mesi fa.
Le assemblee di questi giorni sono affollatissime, attente, in tutte le fabbriche in cui si sono potute fare.

09 marzo ’01

 

LA FIAT CHIEDE I DANNI PER LO SCIOPERO

La Fiat ha sporto denuncia nei confronti di 216 lavoratori del reparto montaggio dello stabilimento di Cassino. Vuole essere risarcita dei danni derivanti dagli scioperi articolati (mezz'ora al giorno, da una decina di giorni): la Fiat vuole proprio recuperare i "mancati profitti"! Giacché c'era, ha anche chiesto al pretore del lavoro di intimare al sindacato la sospensione immediata di ogni agitazione all'interno dello stabilimento. Una prima risposta l'ha avuta subito: il pretore ha rispedito al mittente la pretesa di abolire il diritto di sciopero su richiesta "datoriale". Per i danni, invece, se ne discuterà in una udienza al tribunale di Cassino, il 16 di questo mese.
Una seconda risposta l'azienda l'ha avuta dai lavoratori: invece della solita mezz'ora, i turni della mattina e del pomeriggio si son fermati per un'ora e mezza. La vertenza in corso a Cassino ha un punto particolare rispetto alla vertenza generale sul contratto. La Fiat, qui, vuole far passare una nuova organizzazione del lavoro e delle pause senza neppure contrattarla con i lavoratori. E così era iniziata la serie degli scioperi quotidiani, per costringere l'azienda ad accettare la trattativa.
La consapevolezza della posta in gioco, e dell'atteggiamento Fiat, ha fatto sì che lo sciopero nazionale di quattro ore di ieri vedesse un'ampia partecipazione in tutti gli stabilimenti. A Pomigliano d'Arco, dove tra l'altro sono stati licenziati 56 impiegati degli Enti centrali, si è comunque fermato il 60% dei lavoratori. Un corteo ha prima attraversato i reparti dell'ex Alfa per poi riversarsi nelle strade circostanti, fino alla stazione della Circumvesuviana. A Pratola Serra (Avellino) lo sciopero si terrà in un'altra data. A Brescia, invece, i lavoratori dell'Iveco hanno dato vita a un corteo di 1500 persone che ha attraversato la città.

16 marzo ’01

 

FIAT CASSINO: ACCORDO SEPARATO

A Cassino, Fim, Uilm, Fismic-Sida e azienda hanno firmato un accordo che accetta, con lievi modifiche, lo stravolgimento dell'organizzazione del lavoro e dei tempi preteso dal gruppo torinese e contro cui hanno scioperato per alcune settimane, tutti i giorni, i lavoratori di Cassino.
L'incontro richiesto da settimane alla direzione dai sindacati, proprio per discutere una modifica dell'organizzazione del lavoro da tutti contestata, è stato voluto dall'azienda il giorno prima dello sciopero di 4 ore previsto per il 16. E solo dopo la clamorosa decisione di denunciare alla magistratura 216 lavoratori e delegati, rei di aver provocato danni all'azienda con i loro scioperi di mezz'ora. La Fiat ha convocato i segretari di Fim, Uilm e Fismic-Sida e ha ottenuto la loro firma su un testo che prevede alcune novità rispetto alle modifiche iniziali dell'organizzazione del lavoro e delle pause contro cui erano stati indetti gli scioperi. Un testo che la Fiom aveva dichiarato di non poter firmare al buio, senza verificare la consistenza e l'effetto delle annunciate modifiche. La Fiat ha voluto questo accordo separato per cambiare l'organizzazione del lavoro e appesantire i ritmi di produzione.

Dal Lingotto confermano che contestualmente all'accordo, i firmatati hanno deciso di ritirare le denuncie, la Fiat quella contro i lavoratori, Fim, Uilm e Fismic-Sida quella contro l'azienda per antisindacalità. Altro aspetto dell'accordo, l'azienda risarcirà i lavoratori mandati a casa come ritorsione degli scioperi di mezz'ora, ma facendo ricorso alla cassa integrazione.
Brutti segnali, dunque, mentre si continua a scioperare per l'integrativo e contro le modifiche unilaterali dell'organizzazione del lavoro (ieri alla Teksid di Carmagnola e alla Magneti Marelli di Venaria). Inoltre due giorni fa, come risposta all'articolo 28 per antisindacalità fatto dalla Fiom alla Iveco di Torino sugli straordinari, la Fiat ha risposto citando come testi a sua difesa i delegati di Fim, Uilm e Fismic-Sida. E a Melfi, a organizzare gli scioperi è rimasta la Fiom da sola. Oggi non ci sarà lo sciopero a Cassino, ma la Fiom si riunirà alla presenza di Sabattini per decidere come andare avanti.

17 marzo ’01

 

FIAT: LO SCIOPERO CONTINUA

In fabbrica, dopo l'accordo separato tra il padrone e FIM-UILM-FISMIC, parte lo sciopero di due ore alla fine del primo turno. Lo ha dichiarato la sola Fiom. In contemporanea - stessa ora, stesse modalità, ma senza alcuna convocazione comune - ha indetto lo sciopero anche lo Slai-Cobas. Riesce. La partecipazione è "molto buona", dicono i delegati che arrivano trafelati dallo stabilimento. Specie al montaggio e alla verniciatura, i più toccati dall'introduzione della nuova "metrica" voluta dalla Fiat e dalla conseguente riorganizzazione del lavoro. E' un buon segnale, e i delegati sospendono la riunione per andare a fare un presidio davanti ai cancelli.
Il giorno dopo è quello della rabbia per il "tradimento" di Fim e Uilm, dopo 50 giorni di scioperi articolati, cortei interni e per le vie della città. Eppure bisogna ragionare. La "trattativa" è stata per loro una vera "truffa": un intero pomeriggio e una notte di colloqui sprecati davanti a un muro di gomma.
La situazione è seria. La Fiom ha il problema di non aggravare le dimensioni di una frattura sindacale localmente devastante. C'è in piedi la trattativa sia sul contratto nazionale che sull'integrativo Fiat. E c'è un'azienda che non vuole più trattare nulla, che immagina relazioni industriali fondate su un modello diverso di "concertazione": la Fiat mette sul tavolo le sue imprescindibili esigenze e firma accordi solo con i "sindacati che ci stanno". Proprio come aveva detto Cantarella la scorsa settimana. Nonostante questo atteggiamento, gli scioperi sono continuati come prima, segno di un conflitto fondato su bisogni reali.

Il nuovo sistema di misurazione dei tempi si chiama Tmc2, ma non è una tv di Cecchi Gori. E' la "metrica" con cui la Fiat misura i tempi di lavoro necessari per eseguire i movimenti fondamentali del lavoro. La sua introduzione è alla base, tra l'altro, dei 50 giorni di agitazione a Cassino. Secondo l'accordo del '71, la metrica su cui si fonda la contrattazione sui tempi è l'Mtm, elaborata e certificata da un consorzio internazionale; nata dagli Usa, si era poi diffusa in Europa nel dopoguerra. In pratica: i cronometristi prendevano il tempo su operazioni "reali", ne estrapolavano un "tempo medio" moltiplicandolo per un "coefficiente di correzione", su cui si stabiliva - contrattualmente - la quantità "normale" di lavoro, il valore del cottimo, ecc. Discutibile, certamente, ma comunque un metodo con una base scientifica accettata.
Ora la Fiat si è letteralmente "inventata" il Tmc2 (ma non è neppure sicuro che la metrica introdotta a Cassino sia davvero una variante del Tmc, a sua volta modificazione dell'Mtm). Le operazioni fondamentali sono di meno; la situazione concreta di lavoro è ricostruita al computer. All'operaio si chiede perciò di tener testa, come velocità, al suo doppio "virtuale". La base scientifica, paradossalmente, è scomparsa. Nel manuale del Tmc2 si continua a dire che deriva dall'Mtm Usa, ma la parte che "traduceva" quella metrica nella nuova è stata abolita. Su quale base scientifica la Fiat ha adottato la metrica inventata dall'ing. Besusso? E chi lo sa. L'importante, per la Fiat, è che in tal modo ognuno produca dal 10 al 20% in più nella stessa unità di tempo.
Ci sono comunque anche altri problemi: la Fiat, tramite l'Isvor, vende su questa base "formazione" alle aziende. Ma non si tratta più della metrica "doc". Cosa vende, allora? E perché? Probabilmente - suggeriscono gli addetti ai lavori - non passa più per il consorzio internazionale.

FIAT DI CASSINO


"Vi siete venduti i nostri 45 giorni di lotta". Questo gridano gli operai ai segretari nazionali della Fim e della Uilm, che non riescono neppure a parlare, spiegare perchè hanno firmato un accordo redatto dalla Fiat, in cui si sancisce una modifica peggiorativa dell'organizzazione del lavoro in fabbrica, la riduzione delle pause e l'aumento della produttività (e quindi dello sfruttamento) fino al 20%. Qualche tessera sindacale Fim e Uilm viene strappata e gettata in faccia a Di Maulo (Uilm) e Regazzi (Fim). Ci sono momenti di tesione, il clima è esasperato. Solo un rappresentante della Fiom riesce prendere la parola per quindici minuti e spiega le ragioni per cui in calce a quell'accordo manca la firma della sua organizzazione.
Sul fatto che quell'accordo non andava firmato nessuno ha dubbi, soprattutto dopo la spiegazione tecnica della nuova "metrica" fatta da Cesare Cosi, un dirigente della Fiom che da decenni si occupa di organizzazione del lavoro. Stesso copione alle presse e alla Verniciatura: il rappresentante della Fiom spiega le ragioni del no, chiede di firmare per il referendum e raccoglie i consensi dei presenti.
Alle assemblee del secondo turno si è ripetuta la stessa scena, con le medesime tensioni: grande consenso sulla posizione della Fiom, sia alla verniciatura che alle presse, mentre al montaggio ai rappresentanti di Fim, Uilm, Fismic-Sida "titolari dell'assemblea" è stata riservata la solita bordata di fischi: "Avete venduto la nostra lotta".

22 marzo

 

FIAT CONTINUA LA RISTRUTTURAZIONE

Mentre tutto resta fermo sul terreno contrattuale, sul versante della ristrutturazione interna del gruppo Fiat i movimenti sono quanto mai frenetici. Continua lo streeptease della Magneti Marelli, il colosso della componentistica Fiat messo in vendita dal Lingotto. Come previsto, non sarà un unico acquirente ad aggiudicarsi l'intera parte di torta rimasta in mano Fiat (si era parlato dell'americana Visteon che lavora per Ford o della società della General Motors): la strada è quella dello "spezzatino", e ieri è stata annunciata la vendita della Mmss (Sospensioni e ammortizzatori di Magneti Marelli) alla Thyssenkrupp Automotive. La Thyssenkrupp ha 40 mila dipendenti nel mondo, distribuiti in 120 impianti e un fatturato di 12 mila miliardi di lire, mentre la Mmss è presente in Italia, in Polonia, negli Stati uniti e in Brasile con 15 stabilimenti e 5.500 dipendenti, di cui 2.800 in Italia (1.000 a Torino, 900 a Sulmona e i restanti sparpagliati in altri stabilimenti). Il fatturato della Mmss previsto nel 2001 è di circa 3.000 miliardi di lire. I dipendenti Magneti Marelli "venduti" provengono in larga parte dalla Fiat Auto e sono il prodotto di una terziarizzazione fatta, dicevano all'ora al Lingotto, per allungare "la catena del valore", definendo questo settore addirittura il core business dell'automobile.

05 aprile ’01

 

FIAT: LAVORATORI DI TROPPO A MIRAFIORI

La Fiat ha deciso di avviare le procedure di mobilità per 454 lavoratori della Powertrain (la società in joint venture tra Fiat e General Motors che ha rilevato la produzione di motori alle meccaniche di Mirafiori). Si tratta di 4 quadri intermedi, 40 impiegati e 410 operai, su un totale di 2417 operai, 6 intermedi e 318 tra quadri e impiegati.
La Fiat minimizza, parlando di una "storia vecchia" che va avanti dal '99, quando venne posto il problema degli "esuberi alle meccaniche". Poi, tra la disdetta del contratto integrativo e l'accordo di marzo 2000 con la Gm, era finita nel dimenticatoio, sostituita da frequnti periodi di cassa integrazione, in media da una a tre settimane. La notizia della mobilità è stata data dall'agenzia Reuters e dal tg piemontese ben prima che le Rsu di fabbrica venissero convocate. In fabbrica la notizia è arrivata tardi, ma le previsioni fatte in V Lega parlavano comunque di uno sciopero già in serata, dopo la pausa per la mensa, e per il giorno dopo. Anche se le iniziative vere cominceranno solo lunedì, perchè in questo momento ci sono 1300 (su 2.800) lavoratori in cassa integrazione (gli addetti alla costruzione dei motori); al lavoro vanno solo quelli del reparto "cambi".
La Fiat nega che ci siano problemi di divisione dei compiti tra Fiat e Gm. Sul piano sociale, secondo la Fiat, la mobilità alla Powertrain non provocherebbe "nessun problema, perché l'età media alle meccaniche è più vicina ai 60 che ai 50 anni".
A Mirafiori come a Cassino, a Pratola Serra come a Melfi, non c'è più ombra di contrattazione. L'azienda dirama le sue scelte e quelle restano. Ai sindacati viene lasciato il compito di dividersi tra chi è disposto a "comprenderne" le ragioni (il Fismic, ossia l'ex Sida, in prima fila; ma anche Uil e Cisl, sempre più spesso) e chi le contesta sul campo.

8 aprile ’01

 

SCIOPERO A MELFI

La Fiat cerca sempre di "scucire" lavoro in più dai suoi operai. Ma la lotta non si ferma. A Melfi, dovendo ridurre la produzione, l'azienda ha tolto al montaggio due persone per ogni "Ute" (unità tecnologica elementare). Quando invece doveva aumentare la produzione nell'identica misura ne aggiungeva uno soltanto. La Fiom-Cgil si è mossa, mentre gli altri (Cisl, Uil, l'ex Sida ora Fismic e l'ex Cisnal ora Ugl) sono disposti a riunirsi nelle commissioni dove accettano i diktat della Fiat. Si è fermata per un'ora una sola "Ute", 17 operai su 20. Ma nei prossimi giorni l'iniziativa dovrebbe contagiare a turno un po' tutte le altre "ute". Dalla lastroferratura, intanto, arriva la notizia di pericolose fughe di fumi tossici. Un lavoratore del reparto, pochi giorni fa, è stato ricoverato in ospedale dopo un malore. A Melfi alcuni mesi fa il ministro dell'ambiente Bordon, nel corso di una visita, aveva rilevato carenze nelle misure di sicurezza a tutela della salure dei lavoratori. Ma nulla, nel frattempo, sembra essere cambiato.

11 aprile ’01

 

REINTEGRATI I LICENZIATI FIAT

I due delegati Rsu Uilm, Antonio Di Capua e Donato Ceccarelli, licenziati per rappresaglia antisindacale nel novembre scorso dopo i primi scioperi vincenti organizzati alla Fma, sono stati reintegrati al loro posto di lavoro dall'ordinanza emessa dalla sezione lavoro del tribunale di Avellino. Ai due lavoratori, tra i più attivi nella vertenza alla Fma, era stata consegnata la lettera di licenziamento nel turno delle 22 dell'11 novembre scorso per "comportamento di tale gravità da integrare la giusta causa di recesso e da non consentire più la prosecuzione, neppure a titolo provvisorio, del rapporto di lavoro". L'azienda era avvelenata per gli scioperi dei giorni precedenti che avevano rotto l'incanto (per la Fiat) della fabbrica più partecipativa e generosa del Sud dove non si scioperava mai o quasi mai. Quella lettera fece capire a tutti i lavoratori che la Fiat aveva deciso di giocare in modo duro. Era anche il segnale, però, che non bisognava abbassare la guardia. Così è stato. E in questi mesi, nonostante la ambiguità di parte del sindacato come la Fim, gli scioperi, sempre portati avanti con successo, per i due punti decisivi della vertenza (l'equiparazione salariale a tutto il gruppo Fiat e la messa in discussione della massacrante turnistica notturna) sono sempre stati accompagnati dalla richiesta del reintegro nel posto di lavoro dei due delegati.

19 aprile

MIRAFIORI: SCIOPERO CONTRO 454 LICENZIAMENTI

Fiat non ha mostrato alcuna disponibilità a discutere il piano industriale e il futuro occupazionale della joint venture con Gm, la Powertrain che assorbe l'organico della meccanica di Mirafiori e ne decreta gli esuberi. La Fiat è interessata solo a strappare ai sindacati una firma sulla richiesta di mobilità (prepensionamenti) per 454 lavoratori "eccedenti", concentrati alle linee di montaggio dei motori. Ecco la ragione dello sciopero unitario di due ore, ecco la ragione della sua riuscita in un contesto veramente pesante per i lavoratori di Mirafiori: esuberi e cassa integrazione a raffica, niente prospettive future, niente contratto integrativo per il rifiuto dell'azienda a trattare. E infine, niente rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici.
Alle 9,45 del 19 le meccaniche di Mirafiori si sono fermate. L'adesione ha superato il 70%, e questo è un risultato importante tenuto conto del fatto che i lavoratori colpiti dai provvedimenti della Fiat sono quelli dei motori, e non (ancora) quelli dei cambi, che pure hanno partecipato allo sciopero. Un corteo di 500 operai ha attraversato le officine e infine è uscito dalla porta 20 in via Settembrini, per raggiungere in corteo corso Orbassano dove si è tenuta un'assemblea. La partecipazione allo sciopero dei lavoratori del secondo turno, nel pomeriggio, è stata ancora più alta e ha toccato l'80%. Si è ripetuto il copione del mattino, dal corteo interno (almeno in 800 hanno sfilato), fino al blocco stradale in corso Orbassano con annessa assemblea.
Sono ormai quasi 2.000 gli esuberi denunciati solo nell'auto a Torino (730 agli Enti centrali, 500 alla Tnt e 454 alle meccaniche). A questi tagli si aggiungono i 147 operai a tempo determinato a cui la Fiat non ha rinnovato il contratto. Sono invece 300 i giovani interinali rispediti a casa a Melfi, mentre a Cassino è iniziata una massiccia cassa integrazione, motivata con l'esigenza di attrezzare le linee per la produzione del nuovo modello di fascia C che sostituirà Bravo e Brava. Se i lavoratori di Cassino si comporteranno bene, saranno assunti (chissà come, e per quanto tempo) 800 giovani operai. Se invece seguiranno la Fiom sulla strada del referendum per bocciare l'accordo separato firmato da Fim, Uilm e Fismic-Sida che peggiora le condizioni di lavoro, chissà. Il ricatto del lavoro, per sé e per i figli, potrebbe funzionare.

8 maggio ’01

 

FIAT CASSINO

La Fiom di Cassino non non condivide l'accordo siglato dalle organizzazioni sindacali perché non condivide l'intesa sulla "metrica" che si applicherà a Cassino per la produzione della "Stilo", e ha deciso di ricorrere all'articolo 28. "Tutti hanno riconosciuto - si legge in un comunicato Fiom - che ci sarà un peggioramento delle attuali condizioni di lavoro, ma le considerazioni politiche sono state tali da farli addivenire all'accordo". Così la Fiom di Cassino ha deciso di presentare alla magistratura il ricorso (articolo 28) contro la Fiat "per costringerla a consegnare gli elenchi dei dipendenti alla commissione elettorale per le opportune verifiche al fine di indire il referendum abrogativo non appena terminerà lo stillicidio della cassa integrazione".

19 maggio ’01

 

SCIOPERO METALMECCANICO

Adesioni altissime allo sciopero nazionale dei metalmeccanici. Da anni, almeno dai tagli alle pensioni del '94, a Torino non si vedeva una manifestazione di lavoratori così imponente. Ieri oltre trentamila sono scesi in piazza per difendere il loro contratto che non c'è più da sei mesi. Per difendere il loro diritto ad avere un lavoro sicuro. Due lunghi cortei hanno sfilato attraverso le vie della città. Da nord e da ovest le fabbriche di Collegno, Grugliasco, della Val di Susa, di Biella, di Vercelli e della Valsesia. Da sud tutta la Fiat, i lavoratori di Moncalieri, Rivalta, Settimo. Cresce la partecipazione. Non solo a Torino, dove le ragioni dello sciopero erano doppie (il contratto integrativo della Fiat è bloccato da quasi due anni), ma anche nel resto del Piemonte. In diecimila si sono astenuti dal lavoro ad Asti, Alessandria e Verbania, dove sono stati organizzati comizi di fronte alle sedi delle Unioni industriali, a Novara, ad Alba e a Cuneo con volantinaggi e presidi di fronte agli stabilimenti.
Cresce soprattutto la partecipazione dei giovani operai. A Torino, come già avvenuto nella zona ovest la scorsa settimana di fronte alla Pinifarina del presidente di Federmeccanica, tanti under 30. Un gruppo delle meccaniche di Mirafiori ieri ha chiesto alla Fiom un camion per far notare una presenza amplificata. Per la prima volta c'erano i ragazzi dei call center, con i loro contratti a termine, atipici, figli di fusioni societarie continue che portano riorganizzazioni, razionalizzazioni e tagli. La maggior parte di questi ragazzi era al primo sciopero. Hanno sfidato pressioni neanche troppo velate. Adesione tra il 70 e l'80% nelle fabbriche, con punte massime alle meccaniche e alle carrozzerie di Mirafiori.
Sono almeno sei le categorie con il contratto scaduto che non riescono a chiudere le trattative. Stipendi ed emolumenti diversi, ma che sono il sintomo della stessa condizione di precarietà. Lo scontro sta assumendo dimensioni generali che vanno ben al di là delle richieste, senza risposte, sull'adeguamento dei salari all'inflazione reale.
La manifestazione dei metalmeccanici di Brescia e provincia ha avuto alte adesioni e al corteo hanno partecipato circa 10.000 operai, tra cui moltissimi i giovani.

Molto alta l'adesione allo sciopero dei metalmeccanici a Napoli in tutti i tipi di aziende e molto alta la partecipazione alla manifestazione e al comizio finale. Sempre in evidenza la partecipazione di molti giovani assunti da poco in vari gruppi, a partire da Omnitel, Infostrada, Ergom (la ex Fiat). Alla Fiat di Pomigliano è stato organizzato un picchettaggio per convincere anche gli incerti.

E'stata dell'85%, con punte del 100% in alcune aziende delle istallazioni telefoniche l'adesione allo sciopero dei metalmeccanici in Calabria.

Sono stati almeno 1500 gli operai metalmeccanici umbri che hanno partecipato alla manifestazione organizzata dai sindacati a Perugia. Lo sciopero in Umbria è stato di otto ore ed era dedicato al contratto e alla sicurezza sul lavoro dato che la regione vanta un record di incidenti.

Anche la partecipazione alla manifestazione di Bari è stata molto positiva, circa 3000 operai hanno partecipato alla manifestazione di piazza e l'adesione allo sciopero è stata pressoché totale. In piazza si sono visti operai e operaie di Magneti Marelli, Bosh, Diesel System, Isotta Fraschini, Sirti e Getrag.

Adesione quasi totale nelle aziende Appalto Arsenale e nelle piccole e medie imprese. Buona anche la partecipazione nell'Appalto Ilva, dove ha scioperato anche lo Slai cobas. Protagonisti in questo caso i giovani metalmeccanici e i cassintegrati slai/cobas che hanno bloccato la direzione Ilva.

Anche a Roma lo sciopero di 8 ore ha ottenuto un grosso successo. L'adesione è stata molto alta e un migliaio di lavoratori ha presidiato per tutta la mattinata la sede dell'Unione Industriali di Roma. Particolarmente visibile la partecipazione dei lavoratori delle aziende del settore informatico, delle istallazioni, delle telecomunicazioni e di varie aziende della zona di Pomezia.

 

 

 

 

08 giugno ’01

 

CONTRATTO METALMECCANICO

"La proposta di Federmeccanica non corrisponde alle richieste avanzate unitariamente dai metalmeccanici. Non garantisce il potere d'acquisto dei salari e altera i rapporti tra la politica dei redditi e la politica contrattuale. Non è condivisibile". Questo è quanto dice Sergio Cofferati. La proposta prevede 85 mila lire di recupero dell'inflazione programmata, 18 mila di anticipo (prestito) sul differenziale tra inflazione programmata e reale che comunque entrerebbe in tasca ai lavoratori con il Dpef e 12.000 lire di pregresso. Totale, 115.000 di cui una parte truccata, contro le 135.000 richieste.
Fim e Uilm ritengono la proposta di Federmeccanica un terreno utile per arrivare alla firma del contratto entro il mese di giugno. La Fiom, invece, non nasconde la sua contrarietà a un'ipotesi inconsistente dal punto di vista salariale e inaccettabile perché nega l'impianto stesso della piattaforma (del recupero salariale legato alla produttività neanche a parlarne).L'uscita di Cofferati è stata accolta dalla Cisl "con irritazione". Nessun comunicato ufficiale, solo impressioni a caldo: per l'organizzazione di Savino Pezzotta, la presa di posizione rischia di "svuotare di significato il momento di chiarimento di lunedì". Prima di lunedì si incontreranno i vertici di Cisl e Fim. Le parole di Cofferati sarebbero "un veto alla ripresa della trattativa". Prodigo in dichiarazioni, invece, il senatore Gianni Agnelli: quella di Cofferati non è una rottura ma "una posizione negoziale" e si sa che "tutte le posizioni negoziali trovano sempre una concordia alla fine. Tutti i litigi sindacali si sono messi a posto da che mondo è mondo e anche questo pur di continuare a trattare si metterà a posto". E se lo dice Agnelli, il rischio per i lavoratori è grande!

FIAT MELFI: ELEZIONI RSU SENZA LO SLAI

Le elezioni per le Rsu alla Fiat di Melfi si faranno il 19, 20, 21 e 22 giugno; le liste sindacali ammesse al voto dalla commissione elettorale sono le stesse che avevano passato l'esame alla prima tornata: Fim, Fiom, Uilm, Fismic (l'ex Sida, di obbedienza aziendale) e l'Ugl (la ex fascista Cisnal). L'ordinanza del giudice di Melfi - che, su ricorso dello Slai-Cobas, aveva imposto il rinvio delle elezioni e ordinato alla Fiat di consegnare alla commissione i tabulati con i dati necessari - non ha dunque sortito effetto. Lo Slai-Cobas, nel presentare i suoi candidati, aveva allegato 500 firme: nome e cognome. La Fiat aveva consegnato alla commissione elettorale soltanto una lista di numeri di matricola (quelli sul badge di ogni lavoratore); l'esclusione della lista era stata motivata - dalla commissione - con l'impossibilità di verificare se dietro ogni nome e cognome ci fosse davvero un dipendente della Fiat-Sata di Melfi. Una decisione che lo Slai-Cobas ovviamente contestava, rivolgendosi alla magistratura. L'ordinanza del giudice sembrava aver rimesso le cose a posto. Ma la Fiat, ricevuta la richiesta di ulteriori dati da parte della commissione elettorale, rispondeva sostanzialmente di aver "già dato" quanto poteva, trincerandosi dietro la normativa sulla privacy. La scusa è al limite dell'incredibile, tenendo conto che il "dato sensibile" sarebbe in questo caso costituito dal legame tra nome e numero di matricola (come tra i militari, no?).
La commissione ne ha tratto una conseguenza tanto formale quanto foriera di nuove polemiche e rotture: la lista Slai-Cobas resta fuori. Dal fronte Cobas parte subito l'aperta accusa di combine tra azienda e sindacati confederali (più Fismic e Ugl), che compongono sia la commissione elettorale che quella detta "dei garanti". Denunciano le pressioni esercitate da capi-squadra e capi-reparto sui firmatari della loro lista, con "minacce sul loro futuro lavorativo", estese a "parenti vicini e lontani". Dalla Fiom regionale confermano la volontà di andare al voto comunque entro i tempi previsti e senza lo Slai-Cobas. Su cui viene di fatto rigettata la responsabilità di aver fatto un po' di confusione al momento della presentazione delle liste.

15 giugno ’01

 

METALMECCANICI: ROTTURA

I fax che arrivano a Roma dalle regioni padane e dall'Emilia contengono tutti lo stesso concetto: la piattaforma unitaria di Fim, Fiom e Uilm per il rinnovo del contratto nazionale va bene così com'è, le richieste economiche sono compatibili con gli utili dei padroni metalmeccanici, anzi sono decisamente moderate. Per difendere l'integrità della loro piattaforma, i firmatari dei fax sono pronti a sacrificare altro salario, e cioè a riprendere subito gli scioperi. I firmatari sono Rsu di importanti fabbriche del nord, in alcune delle quali gli scioperi sono già ripresi spontaneamente, appena si è capito che Fim e Uilm sono disponibili a trattare sulla base riduttiva e un po' imbroglionesca della nuova proposta di Federmeccanica. In quelle Rsu ci sono rappresentanti di tutte le organizzazioni dei metalmeccanici, a testimonianza del fatto che la Fiom sarà pure isolata al tavolo di trattativa con Federmeccanica, come l'incontro "informale" di ieri ha confermato, ma lo è decisamente meno nei posti di lavoro.
"Le Rsu e i lavoratori delle Ind. Pininfarina Spa, venuti a conoscienza dai giornali delle differenti posizioni in merito alla trattativa sul rinnovo del biennio economico del C.C.N.L. dei metalmeccanici, ribadiscono la volontà di continuare a lottare anche con ulteriori scioperi per sostenere e ottenere, nella sua integrità quantitativa e qualitativa, la piattaforma unitaria approvata dalle lavoratrici e dai lavoratori nelle assemblee e con il referendum". Questo è un esempio tra tanti (nell'area torinese, Comau Robotica, Util di Pianezza, Federal Mogul, Filtrauto, Ibs, Sandretto, Fatallumin e Fergat; a Bologna, Bonfiglioli, Minarelli, Sabiem, Bredamenarinibus, Acma, Galletti, Beghelli, Caterpillar Mec-Track; altre Rsu in Toscana e in Lombardia).
Nella riunione ristretta in cui Federmeccanica ha ribadito la sua proposta, chiedendo chi era disponibile ad assumerla come base di trattativa. Fim e Uilm hanno risposto sì, la Fiom ha risposto no.

COMAU CONDANNATA PER ATTIVITA' ANTISINDACALE

La Comau Stampi di Mirafiori, un'azienda del gruppo Fiat con 600 addetti, è stata condannata dal giudice Rocchetti del Tribunale di Torino per attività antisindacale. Lo annuncia la 5 Lega Fiom-Cgil, che aveva presentato un ricorso contro la società del gruppo Fiat. Il sindacato ha denunciato le discriminazioni subite da un gruppo di lavoratori che, dopo aver aderito allo sciopero proclamato dalle Rsu, erano stati minacciati e quindi messi in cassa integrazione per ritorsione. A monte della protesta c'è la decisione unilaterale della Comau di istituire - a fianco dei normali turni dal lunedì al venerdì - un nuovo turno di lavoro di cinque giorni dal martedì al sabato. La sentenza di condanna parla di comportamenti che violano il diritto di sciopero, lesivi quindi della dignità dei lavoratori e del sindacato.

METALMECCANICI: SCIOPERA LA FIOM

La Fiom va avanti, anche a costo di ritrovarsi da sola. Di fronte alle chiusure di Federmeccanica e all'indisponibilità di Fim e Uilm di consultare i lavoratori con un referendum sulla piattaforma contrattuale, l'organizzazione dei metalmeccanici della Cgil ha deciso ieri di proclamare uno sciopero nazionale di otto ore della categoria: a 5.000 delegati Fiom che si riuniranno a Bologna il prossimo 27 giugno spetterà la decisione di confermare la giornata di lotta che la segreteria dell'organizzazione propone per il 6 luglio.
La rottura con Fim e Uilm era da tempo nell'aria; almeno da quando queste due ultime organizzazioni avevano dimostrato la loro disponibilità ad avviare una trattativa conclusiva con Federmeccanica sulla base della proposta padronale che "offre" 115.000 lire - a fronte delle 135.000 richieste dalla piattaforma unitaria votata dai lavoratori - con all'interno una quota di 18.000 lire come anticipo dell'inflazione del 2003 (una cifra che sarebbe perciò detratta dal prossimo rinnovo contrattuale). In sostanza Federmeccanica propone un aumento di 97.000 lire, una cifra ben sotto il recupero dell'inflazione; inoltre conferma la pregiudiziale contro qualunque richiesta di aumenti salariali legati al buon andamento del settore, cioè alla produttività, cioè al lavoro dei meccanici. Fim e Uilm sembrano invece disponibili ad andare a stringere sulla base dell'ipotesi di Federmeccanica. Per questo, dopo aver rifiutato la proposta del referendum di verifica, hanno avviato una serie di assemblee degli iscritti (solo degli iscritti) per prepararsi a uno scontro che ha precedenti nei lontani anni Sessanta. Nel comunicato della sua segreteria che annuncia lo sciopero del 6 luglio, la Fiom sottolinea che tale decisione scaturisce dalle pregiudiziali di Federmeccanica e dalla scelta di Fim e Uilm di accettarle. Visto che ormai "non esiste un'unità d'intenti tra le tre sigle sindacali - prosegue il documento della Fiom - appare impossibile dichiarare uno sciopero nazionale unitario, poiché le posizioni sono divergenti" e, quindi, di fronte allo stallo contrattuale i metalmeccanici della Cgil hanno deciso di indire una giornata di lotta da soli.
In gioco è il contratto nazionale: se debba essere ridotto a un fatto notarile - la cui consistenza sarà sempre in balia delle esigenze degli imprenditori - o essere l'istituto su cui si verifica il potere contrattuale dei metalmeccanici in relazione alle loro condizioni di vita e di lavoro. Al di là degli interessi specifici della categoria, chi sciopererà il 6 luglio lo farà per tutti.

METALMECCANICI IN LOTTA

Le assemblee sono riuscite alla Fiat anche grazie a "due errori". I capi Fiat, che insieme ai delegati di Fim, Uilm e Fismic hanno pensato bene (male) di invitare la gente a non andare all'assemblea, e naturalmente hanno suscitato un effetto opposto. Così come l'idea dei sindacati che hanno firmato l'accordo separato sul contratto nazionale con la Federmeccanica, di far trovare ai lavoratori arrivati in assemblea un volantino su ogni sedia, con stampato il testo di quell'accordo: ma senza dir niente che dentro le 130mila lire ce ne sono 18mila di 'anticipo' sul futuro biennio.
Un operaio riassume così: "è come se il capo vi dice: non avrete lo stipendio di luglio, ma tranquilli, vi anticipiamo quello di agosto"; un altro commenta "i messaggi sulle sedie, non hanno neppure il coraggio di venire a parlarci". Poi c'è chi si produce in conti, con ironia: senza le 18mila, restano 112mila lire per questo contratto, "e ne mancano comunque ottomila, cioè ci vogliono obbligare col contratto separato a fare una sottoscrizione forzosa ai padroni di 8mila lire al mese per tutta la vita". Scorci di assemblee che ne suggeriscono la discussione e l'attenzione che le ha animate, e, fuori, tentativi, non nuovi alla Fiat, "di ostacolare lo sciopero nazionale" che la Fiom-Cgil ha indetto per domani contro l'accordo separato che la Federmeccanica ha firmato con Fim e Uilm, strappando la piattaforma unitaria del contratto, che i lavoratori metalmeccanici avevano approvato con un voto.
Tentativi alle meccaniche: tre giorni fa, Fim, Uilm, Fismic hanno fatto un accordo separato con la Fiat per lo scorrimento dei turni notturni, onde tenere impegnate squadre di operai fino a sabato; e ancora, la Fiat ha scelto, e gli altri sindacati hanno convenuto, di fissare come giorno in cui devono andare a firmare i lavoratori in mobilità, proprio il venerdì dello sciopero...
Ai montaggi a Mirafiori, uno ha spiegato il suo consenso: "non sono Fiom, io sono oltre, ma questa è l'occasione di farci sentire, di riprenderci, un'occasione 'per tutti'".
Ritorna lo sciopero anche a Torino ovest, l'accordo separato, il veto al referendum, non piacciono, e così partecipano anche gli iscritti a Fim e Uilm, e vi sono loro delegati che invitano a partecipare alla giornata nazionale di lotta. Alla Fergat, come il giorno prima, sono i delegati della Rsu a dichiarare unitariamente l'astensione, e agli scioperi della vigilia, seguono quelli alla pininfarina di Grugliasco, alla Ge Power, alla Lear che replica anche oggi.
Scioperi spontanei nelle Marche: al molo sud di Ancona (cantieri navali Morini, Crn, Tommasi), alla Lazzarini e altre fabbriche della Vallesina; a Pesaro alla Morbidelli e alla Fema. A Reggio Emilia: scioperi alla Comer Group, il cui padrone, Storchi, è vicepresidente dell'Assindustria, alla Landini, Emak, Tecnogas, Fiat Om, Puntomecc e in molte altre; a Bologna scioperi alla Ducati, Arcotronics, Marposs, Acma Gd. In Toscana, alla Piaggio e Galileo; alle Ansaldo, alla Breda energia di Milano. Alla Zanussi di Porcia e di Mel.

7 luglio ’01 

SCIOPERO GENERALE DEI METALMECCANICI

Sono tornati in piazza, non solo fisicamente, ma anche politicamente. La riuscita dello sciopero di ieri dichiarato dalla Fiom contro la Federmeccanica e l'accordo separato di Fim e Uilm va al di là dei numeri, che - pure - pesano. Quel che più conta è che attorno ai metalmeccanici si è focalizzata l'attenzione della società come testimoniano le presenze di associazioni (prima fra tutte, il Genoa social forum), intellettuali, disoccupati nelle piazze di ieri. Per arrivare a questo i metalmeccanici sono ripartiti dalle loro fabbriche (dalla condizione di lavoro) e lì hanno accolto un'adesione superiore alle aspettative: a trascinare gli scioperi e i cortei di ieri sono stati i giovani, una nuova generazione operaia che dalle officine si è estesa agli uffici dei call center. La spinta è venuta dal non rispetto della piattaforma contrattuale, dall'accordo separato ma - forse soprattutto - dal bisogno di libertà e dalla richiesta di rispetto dei diritti delle persone che le imprese schiacciano ogni giorno di più. Solo così si spiegano 300.000 persone in piazza e uno sciopero riuscito al 75%, sfondando anche nei luoghi più difficili, come alla Fiat Mirafiori, dove l'adesione alla giornata di lotta è stata attorno al 65%. Cifre che Fim e Uilm non possono accettare, arrivando a battere Federmeccanica nella gara al ribasso (la Uilm parla di un'adesione al 15%, l'organizzazione padronale la fa "salire" al 26%). Fim, Uilm, Sida e Ugl, parlano tutti la stessa lingua, quella del padrone: "Lo sciopero è fallito".
Ora si attende il referendum per ridare la parola ai lavoratori che sono i soli titolari del mandato sindacale. Ma ormai la strada è aperta, è iniziata una nuova fase e se la situazione non si sbloccherà, si parla già di andare fino a Roma, e non da soli ma con i lavoratori e le lavoratrici di tutte le categorie per difendere il contratto nazionale e migliorare le condizioni di vita e di lavoro. Lo sciopero di ieri è stato fatto per tutti, quello che si annuncia sarà di tutti.

11 luglio ’01
METALMECCANICI

Per Fim e Uilm è il miglior contratto del decennio, per la Fiom è già stato disdettato dallo sciopero del 6 luglio. Lo scontro sull'accordo separato dei metalmeccanici continua: le due parti sindacali polemizzano tra loro e scelgono strade diverse per la verifica tra i lavoratori. Fim e Uilm hanno iniziato la consultazione dei loro iscritti con assemblee che talvolta raggiungono un risultato opposto a quello sperato, come è avvenuto all'Alenia di Torino (un assemblea segnata da fortissime tensioni) e in alcune piccole fabbriche del bresciano (in una di queste gli 8 - otto - iscritti Fim presenti hanno votato no). la Fiom, invece, continua a chiedere un referendum che permetta un voto di tutti i lavoratori (evitando pasticciati e non verificabili verbali d'assemblea) e oggi riunirà il suo comitato centrale per decidere le modalità di Raccolta delle firme necessarie (circa 250.000) per indire il referendum.

 

14 luglio ’01

 

METALMECCANICI: REFERENDUM VIETATO

Sullo scontro in corso per il contratto nazionale dei metalmeccanici arriva la notizia che il pretore di Cassino ha respinto il ricorso della Fiom per ottenere dalla Fiat l'elenco dei lavoratori di quello stabilimento per raccogliere le firme per indire un referendum contro un accordo aziendale separato sull'aumento dei ritmi di lavoro, firmato dalla multinazionale dell'auto con Fim e Uilm. Secondo il magistrato ci sarebbero problemi di privacy (risibile argomento visto che i tabulati in questione contengono nome, cognome e numero di matricola), ma in sostanza il pretore sostiene che un referendum si può fare solo se a richiederlo sono tutti e tre i sindacati "maggiormente rappresentativi". Questa logica plebiscitaria decreta un potere di veto, lo stesso che impedisce ai metalmeccanici di tutta Italia di votare sul contratto nazionale separato firmato da Fim, Uilm e Federmeccanica. La vicenda di Cassino, per quanto locale, diventa un nuovo paradigma dello stato della democrazia sottratta cui sono sottoposti i lavoratori metalmeccanici. "Perché - ha ricordato Sabattini - sono i lavoratori i soggetti protagonisti del contratto, mentre i sindacati ne sono gli strumenti. Invece ora si rovesciano i termini e una piccola minoranza, gli iscritti a Fim e Uilm (meno del 25% del totale degli interessati al contratto), viene delegata a decidere per tutti gli altri". Il riferimento è alla consultazione degli iscritti avviata dalle organizzazioni firmatarie dell'accordo separato e al rifiuto di Fim e Uilm di sottoporre l'intesa contestata al vaglio di tutti i metalmeccanici.

FIAT e AMMA SEGUONO ZANUSSI

Dopo la Zanussi, le diffide della Fiat e una lettera dell'Amma (Federmeccanica) ai sindacalisti piemontesi contro la raccolta delle firme nelle fabbriche organizzata dalla Fiom-Cgil per il referendum sul contratto nazionale e "per la democrazia nei luoghi di lavoro". Alla Fiat Avio e all'Iveco le direzioni aziendali hanno vietato ai delegati e alle commissioni elettorali di raccogliere le firme all'entrata della sala mensa.Le firme, certificate da autorità pubbliche, in Piemonte, in 3 giorni, sono già più 10.740, e si stanno raccogliendo in tutt'Italia perché sia il voto dei lavoratori a decidere sul loro contratto nazionale, dopo l'accordo separato della Federmeccanica con Fim, Uilm, Fismic il 3 luglio - in violazione della piattaforma sindacale unitaria - e il rifiuto degli altri sindacati del referendum nelle fabbriche.Con la nuova inflazione, il salario fissato nell'accordo separato s'abbassa ancora. "L'aumento reale per i metalmeccanici finisce sotto le 100mila lire".Oltre alle aziende specifiche c'è l'anatema per lettera dell'Amma: la Fiom piemontese sappia che l'associazione degli industriali non riconosce le firme perché "il referendum non è previsto da leggi e contratti" e perché "le aziende non debbono essere coinvolte".Intanto, contro la Fiat si è scioperato anche ieri, con cortei interni e blocco delle merci a Melfi: l'azienda vuol mettere 2600 dipendenti in cassa integrazione, e cacciarne 700 "a termine" e in affitto. Contro la Fiat oggi sembrano uniti i sindacati, e ne ha parlato ieri anche il segretario Fim Spagnolo nell'assemblea a Mirafiori: dove invece, sull'accordo separato sul contratto nazionale è stato contestato da molte voci che gridavano "referendum!".

LA Fiat LICENZIA ALLA COMAU  

Niente accordo alla Fiat-Comau. Il leader mondiale nella progettazione delle fabbriche per automobili, 100% di proprietà Fiat, taglia corto: i 135 lavoratori degli stampi, la cui procedura di mobilità era stata avviata il 23 maggio scorso, saranno licenziati.
Le lettere di licenziamento non sono state ancora inviate, e il sindacato si sta battendo perché la procedura venga per il momento sospesa e si torni a trattare. L'accordo sui 135 si è arenato per la presenza di un'altra procedura di mobilità che, sempre alla Comau, riguarda altri 315 dipendenti. Avviata l'1 agosto scorso, questa seconda tranche porta a 450 i dipendenti attualmente in bilico. Si pensi che nella sola costruzione stampi, fino a 5 anni fa, i lavoratori erano 1400. Oggi, tolti i 135, si riducono a meno di 400.
La Fiat ha confermato il trasferimento, dopo la decisione di chiudere lo stabilimento auto di Rivalta, di 370 lavoratori dal Comau System (progettazione e produzione macchine per la costruzione di automobili, attività più tradizionale di Comau), al Comau Service (manutenzione e assemblaggio, legato quindi più direttamente alla produzione). Trasferimento che non ha impedito, subito dopo, di dichiarare degli esuberi nello stesso Comau Service. Duecentocinquanta dei 315 in mobilità dall'1 agosto, infatti, sono proprio dipendenti del Comau Service.
"Negli ultimi anni - aggiunge La Mendola - il Comau a Torino ha perso oltre 1500 posti di lavoro qualificato e professionalizzato. Eppure, con l'acquisizione all'estero di Pyco, Renault Automation e Sciacky, è diventato il primo produttore al mondo di beni strumentali. Lo stesso Comau Service non è altro che la terziarizzazione delle manutenzioni di Fiat Auto".
 

FIAT: SI TORNA AL LAVORO E ALLA LOTTA

Le fabbriche maggiori hanno riaperto solo ieri mattina, ma già oggi si terrà un'assemblea straordinaria davanti alla porta 15 di corso Settembrini, a Mirafiori. Lo promuove la V Lega della Fiom-Cgil a sostegno della vertenza dei lavoratori della Comau, colpiti dai 135 licenziamenti decisi dalla Fiat, cui si è aggiunto l'annuncio di altri 315 "esuberi" tra i manutentori di Mirafiori e Rivalta. Il 7 agosto, infatti, la Comau procedeva al licenziamento unilaterale di 135 addetti al reparto Stampi. Un decisione neppure discussa con il sindacato, che intendeva arrivare a un accordo che consentisse la tutela di questi lavoratori. Non solo. Ha contemporaneamente aperto le procedure di mobilità per altri 315 operai qualificati nel comprensorio di Rivalta e Mirafiori (250 alla Comau Service e 65 agli Stampi).
E' non è davvero l'unica preoccupazione che i dipendenti Fiat debbono affrontare in questa ripresa del lavoro. 5.400 addetti delle carrozzerie sono in cassa integrazione per tutta questa settimana; altri 4.700 vi andranno dal 3 al 7 settembre, 700 dal 10 al 14 e 7.200 dal 24 al 28. Per un totale, a fine mese, di 18mila vetture in meno, a causa della contrazione della domanda. E la Fiom, intanto, riprende la raccolta delle firme contro il "contratto" firmato con un accordo separato da FimCisl e Uilm. Sono già 33.000 i lavoratori del gruppo che hanno sottoscritto la richiesta di un referendum di verifica della validità di questo "accordo".
Ma è chiaro che la brusca accelerazione al conflitto data dalla Fiat corrisponde a precise scelte, sia di politica industriale che di politica in senso stretto. "E' da quando la Fiat ha siglato la joint venture con General Motors che non si riesce più a fare un accordo vero", dice il segretario della Fiom Piemonte, Giorgio Cremaschi. Le "sinergie" rese possibili dalla semi-fusione tra i due gruppi automobilistici consentirebbero alla Fiat di giocare molto più spregiudicatamente sulla possibile distribuzione delle lavorazioni, anche prescindendo - perciò - da accordi con il sindacato all'interno degli stabilimenti.
Ma c'è anche un dato politico: l'obiettivo della Confindustria di arrivare all'abolizione dell'art. 18 dello Statuto dei lavoratori (che vieta alle aziende di procedere a licenziamenti "senza giusta causa", demandando al pretore del lavoro la possibilità di reintegrare il lavoratore al suo posto) ha ricevuto nei giorni scorsi la benedizione ufficiale da parte di casa Agnelli. L'uscita di Umberto, che non è davvero passata inosservata, ha per Cremaschi confermato - oltretutto - "che la Fiat ha intenzione di licenziare; e che tutte le piccole schermaglie su Comau ecc. non sono state altro che la preparazione di questo attacco".

29 agosto '01

COMAU APRE L'AUTUNNO

Se c'era qualche timore - alla ripresa del lavoro può accadere che la "tensione" dei lavoratori sia minore che al momento dell'andata in ferie - questo è stato fugato subito. La prima assemblea-comizio della Fiom è andata molto bene. Davanti ai cancelli della porta 15 di Mirafiori, tra le 13 e le 15 di ieri, c'è stata la verifica che la rassegnazione - tra i dipendenti della Comau - non ha fatto strada.
Interventi rapidi, come si conviene a un'"incursione" a cavallo del cambio turno, tra operai che escono e altri che entrano. La Fiat vuole imporre una logica che ripercorre pedissequamente il "copione Zanussi": per rendersi disponibile a discutere sulle forme di tutela per i 135 esuberi già dichiarati, la Fiat vorrebbe che i sindacati accettassero preliminarmente l'avvio delle procedure di licenziamento per altri 315 lavoratori. La nuova ondata di espulsioni dal lavoro investirebbe 250 manutentori della Comau Service e altri 65 operai qualificati degli Stampi.
L'insieme delle mosse sembra confermare l'impressione da tempo circolante, e che cioè la Comau stia forzando i tempi del trasferimento delle lavorazioni da Rivalta a Mirafiori. A questo punto la Fiom "propone a tutti i consigli di fabbrica Comau e a Fim, Uilm e Fismic di indire fermate e assemblee per la prossima settimana". Nel caso, però, la discussione tra i sindacati non dovesse portare a una decisione positiva, "la Fiom andrà avanti anche da sola".

 

FIAT CASSINO IN SCIOPERO

A Cassino la catena della Stylo - il nuovo modello su cui la Fiat punta molto per rilanciare il suo marchio in Europa - aveva appena preso a funzionare che subito è partito uno sciopero. Mezz'ora a fine turno, dalle 17 alle 17,30 di ieri, contro i ritmi insostenibili.
La causa è il nuovo metodo di lavoro e di rilevazione dei tempi (il Tmc2) fortemente voluto dall'azienda e accettato - con un accordo separato che ha segnato l'inizio della rottura tra i sindacati metalmeccanici - da Fim, Uilm e Fismic. Contestata allora radicalmente dagli operai con ben 45 giorni di scioperi, la nuova "metrica" ha immediatamente dimostrato di essere anche peggiore di quanto temuto.
Il Tmc2 nasce dallo studio dei movimenti fondamentali del lavoro e del tempo "necessario" a eseguirli. Il metro di misura non è però un operaio in carne e ossa, ma una ricostruzione al computer. Le operazioni fondamentali, magicamente, diminuiscono; e l'operaio reale si ritrova perciò obbligato a seguire una tempistica "virtuale", decisamente irrealistica e faticosa. Il sistema precedente, che è ancora lo standard internazionale riconosciuto, si basava invece sulle operazioni concrete.
Alla fermata sulla linea 11 ha preso parte il 95% degli operai in quel momento al lavoro. Ma il problema della nuova "metrica" supera ormai ampiamente i confini di Cassino.

5 settembre ’01

LA "RIVOLUZIONE" ANTIOPERAIA DELLA FIAT A CASSINO

Si chiama "Rivoluzione" la nuova ristrutturazione tecnologica dello stabilimento di Cassino, finalizzata alla produzione della generazione di automobili del terzo millennio. La prima ristrutturazione della fabbrica laziale era stata governata da una ideologia pantecnologica che aveva concentrato il massimo di innovazione in uno stabilimento solo, e l'operazione non aveva dato buoni frutti: non tutta l'innovazione è necessaria e utile, a volte produce strozzature produttive. Montare le ruote della vettura con i robot è complicatissimo, diminuisce la fatica fisica dell'operaio ma non fa risparmiare tempo, dunque denaro. Con la produzione del nuovo modello Stilo si riparte, capitalizzando - si presume - gli errori del passato. Nuova organizzazione del lavoro, più flessibile e capace di garantire un balzo in avanti della produttività. I lavoratori attraverso iniziative di protesta hanno cercato invece di mettere in rilievo che le condizioni di lavoro (presto sarà su tre turni, notte compresa) vengono peggiorate, e ogni residuo di controllo sindacale rischia di andare a farsi benedire. Alla fine, la Fiat è riuscita a strappare il consenso, ma non di tutti i sindacati: la Fiom non c'è stata, e non ci sta, e l'accordo raggiunto resta un accordo separato contro cui i metalmeccanici della Cgil hanno raccolto le firme dei lavoratori. La vertenza non è conclusa.

8 settembre ’01

CASSINO

Ieri circa duemila lavoratori su due turni, oltre la metà dei presenti in fabbrica, hanno partecipato alle assemblee indette dalla sola Fiom e hanno votato contro l'accordo separato siglato con l'azienda da Fim, Uilm e Fismic e contro la nuova organizzazione e i tempi di lavoro. Per la precisione, dei duemila presenti solo uno, all'assemblea del secondo turno, ha votato in disaccordo con le posizioni esposte dal gruppo dirigente della Fiom (presente anche il segretario generale, Claudio Sabattini). "Ci hanno impedito di svolgere un referendum sull'accordo separato - dicono i delegati Fiom - ma non possono impedire ai lavoratori di esprimere il proprio dissenso".
La Fiat, dicevano i lavoratori intervenuti alle assemblee, si gioca molte delle sue carte sulla scommessa Stilo, per sfondare in un settore di mercato dov'è debole, la fascia C. Ma "noi lavoratori ci giochiamo i nostri diritti, e i diritti sindacali in generale". L'azienda, dice la Fiom, ha lavorato per spaccare i sindacati e a dividere i lavoratori. L'accordo separato brucia ancora, e soprattutto non ha interrotto gli scioperi: due giorni fa è stata la volta della verniciatura, contro l'aumento dei carichi di lavoro. L'accettazione delle nuove condizioni di lavoro imposte dalla Fiat sono motivate da Fim e Uilm con la promessa di 800 nuove assunzioni, usate dall'azienda in modo ricattatorio, dicono però in casa Fiom: se vi bevete questa minestra altri 800 giovani entreranno in fabbrica, se non mollate sulla nuova metrica andremo a fare la Stilo in un altro stabilimento, più flessibile. Fatto sta che ancora non si sa che tipo di contratti di lavoro legherà gli 800 giovani alla Fiat, e in molti temono che saranno atipici.
Gli accordi separati non finiscono mai. Sempre a Cassino, il 30 luglio Fim e Uilm ne hanno firmato uno, ancora con la Fiat, per la precisione con la direzione Comau, dove sono stati introdotti i 20 turni settimanali contro la volontà, e la firma, della Fiom, i cui delegati stanno ora raccogliendo le firme per il referendum abrogativo e quelle per le dimissioni delle Rsu Comau, che hanno siglato un accordo senza la delega dei lavoratori.
Anche a Cassino l'autunno sarà caldo, e questo non farà piacere a chi ha fatto del tutto perché si scaldasse.

E' GUERRA: FIAT AVIO TIRA UN RESPIRO DI SOLLIEVO

C'è aereo e aereo. Quelli civili volano bassissimi per le conseguenze delle vicende nordamericana. Altri velivoli, invece, sembrerebbero avere un futuro radioso lassù tra le nuvole. Sono quelli militari, naturalmente. Il pregio della Fiat Avio è di essere specializzata in produzioni particolari, capaci di soddisfare tanto l'aeronautica civile quanto quella militare. Per esempio le pale delle eliche, o la scatola di ingranaggio degli elicotteri che fa andare le pale. Poi, alla Fiat Avio importa poco se quell'elicottero servirà a spegnere gli incendi, o a lanciare lacrimogeni sui manifestanti, o a bombardare i villaggi kurdi e palestinesi. O se il Fla - aereo di trasporti di mezzi e truppe - verrà utilizzato per portare in salvo i civili nei casi di calamità naturali, o per sbarcare i marines nelle montagne afgane. Fatto sta che, vinca l'economia di guerra o quella di pace, Fiat Avio cade sempre in piedi.
Da qualche mese, ciclicamente si parla di grandi alleanze internazionali in cui sarebbe coinvolta la Fiat Avio - la società del gruppo torinese con i margini migliori, il 13%, grazie a una produzione ad alto valore aggiunto - e le ultime voci la darebbero addirittura sul punto di acquistare la Mtu, società aerospaziale di cui la DaimlerChrysler vorrebbe liberarsi. Va rilevato che la Mtu ha un fatturato maggiore della Avio (2,1 contro 1,5 miliardi di euro), ma grazie al contributo della produzione di motori diesel che è già passata di mano all'interno della stessa DaimlerChrysler.
Avio e Mtu hanno già costituito una piccola società comune per la produzione di parti di motoristica del Fla, un aereo per il trasporto di mezzi e truppe militari, un progetto a cui lavora anche la società pubblica francese (in via di privatizzazione) Snecma. Con General Elettric, invece, la Avio produce componenti del boeing 777. Una delle produzioni classiche dell'Avio è poi il motore di un altro aereo militare, il G90. Senza dimenticare il consorzio europeo per la il programma Efa, un cacciabombardiere per le Forze armate tedesche, spagnole, inglesi e italiane: al programma, per l'Italia partecipa l'Alenia e nel motore c'è lo zampino della Fiat Avio.

28 settembre 2001

FIAT TERRORISTA: CIG PER 2 LAVORATORI SU TRE

La direzione della Fiat l'aveva preannunciato qualche settimana fa, nell'incontro istituzionale con il sindacato sui programmi produttivi: se le conseguenze dell'attacco alle Twin Towers ricadranno sul mercato dell'auto, anche l'occupazione potrebbe risentirne. Detto fatto: ieri la multinazionale torinese ha comunicato (per telefono!) ai sindacati la decisione di mettere in cassa integrazione 20 mila lavoratori nella settimana tra il 22 e il 26 ottobre e 14.500 in quella successiva. L'obiettivo della Fiat è di ridurre la produzione di 30.000 vetture. Si prevede che l'unico stabilimento italiano che non sarà interessato alla sospensione forzata è quello di Cassino, dove si produce la Stilo. Gli stabilimenti più colpiti sono quelli torinesi e napoletani.
Questa decisione sarebbe la conseguenza della caduta della domanda, valutata nel mese di settembre tra il 5 e l'8%, secondo l'amministratore delegato di Fiat Auto, Roberto Testore. Stime non lontane da quelle che circolano in Giappone e negli Stati uniti. 20 mila lavoratori sono più della metà dei dipendenti italiani di Fiat Auto: 34.000 oggi, nell'80 erano 148.000, falcidiati da ristrutturazioni, aumento della produttività e terziarizzazioni. Ai 20 mila cassintegrati diretti se ne aggiungeranno altre decine di migliaia nella componentistica, da Tnt a Comau, alla costellazione di aziende che una volta rientravano sotto la voce Marelli.

29 settembre 2001

METALMECCANICI: SCIOPERO IL 9 NOVEMBRE

Per un contratto equo, contro la guerra. L'assemblea nazionale dei delegati Fiom (oltre 6.000 presenti al palasport di Verona) ha indetto uno sciopero generale di categoria per 9 novembre, con una manifestazione a Roma che probabilmente raccoglierà l'adesione di altre categorie e di tutti coloro che si oppongono ai venti di guerra. L'organizzazione dei metalmeccanici della Cgil non si è lasciata bloccare dall'escalation militare e chiama i lavoratori a scendere in piazza per ottenere il rispetto della piattaforma contrattuale che intende salvaguardare il potere d'acquisto e i diritti dei metalmeccanici.

Sul conflitto internazionale in corso, la Fiom, condannando il terrorismo, sottolinea di opporsi a qualunque "tentazione di guerra": così la manifestazione del 9 novembre assume un carattere ancor più generale

4 ottobre 2001
FIAT SATA DI MELFI

Già si preannunciavano difficili, queste elezioni per le Rsu (rappresentanze sindacali unitarie) alla Fiat di Melfi: l'episodio di selvaggia violenza su un delegato della Fiom ad opera di un capo aziendale le ha ulteriormente surriscaldate. Nel primo turno di martedì tre delegati sindacali della Fiom, che svolgevano la loro normale attività di controllo elettorale, si sono imbattuti, nel reparto montaggio, in una ennesima e pericolosa imposizione del movimento delle vetture alla fine del ciclo. Ai lavoratori veniva imposto di movimentare le vetture con il motore acceso in un'area dove è proibito per regole contrattuali e dalla legge 626 sulla tutela della salute.
Il delegato Fiom Rosario Palandra, che ha cercato di protestare per l'accaduto, è stato investito da una vettura guidata dal gestore operativo (è praticamente il capo di sette capi Ute e controlla 280 lavoratori) Stefano Matera. Soccorso e portato in ospedale, a Rosario è stato diagnosticato un trauma al ginocchio e un periodo di dieci giorni di riposo. Ora è a casa sua, ad Accadia (Foggia), a 44 chilometri dallo stabilimento di Melfi.
"Eravamo in giro - racconta Rosario - per una perlustrazione nei seggi elettorali quando siamo passati per la Ute 16 dove arrivano le vetture già finite. Le auto dovrebbero essere trasportate da un gancio a motore spento per evitare ai lavoratori di essere intossicati. Invece ne avevano già trasportate una decina a motore acceso e continuavano con le altre. Ho fatto notare al gestore operativo che non potevano fare quel tipo di lavoro. Per tutta risposta mi ha affrontato con un arrogante e perentorio 'dovete sparire ché qui dobbiamo fare macchine'. E hanno continuato, con l'unica furba accortezza di spegnere i motori, appena arrivavano al nostro cospetto, e spingere le vetture a mano, pratica anch'essa proibita dal contratto e dalla legge. Una di queste macchine, dove vi era il Matera alla guida, mi ha investito storcendomi la gamba e buttandomi per terra".
Rosario, che ha 33 ani e lavora da 8 in Fiat, è amareggiato, ma non è tipo da resa facile: "Sindacati di comodo - prosegue - portano acqua alle solite armi che usa la Fiat in queste zone: il contentino da una parte e le minacce dall'altra. E' stato davvero stomachevole vedere, in questi giorni di elezioni, rappresentanti di alcuni sindacati sempre ligi alle richieste Fiat, portare con mano i lavoratori a votare nei seggi mentre l'azienda faceva i suoi porci comodi altrove. Tutto il mondo Fiat è sfruttamento ma qui si esagera, si sentono autorizzati persino alla violenza. Hanno però fatto male i loro conti: ho lavorato in Germania dall'età di 16 anni, sono abituato a battermi per i diritti dei lavoratori e anche adesso andrò avanti sino alla fine. E' una questione di dignità umana".
Ma è anche una questione forte per la Fiom che ha diramato un duro comunicato di protesta in cui, come prima richiesta alla Fiat, c'è la rimozione del capo responsabile dell'accaduto dalle sue funzioni. La Fiom inquadra l'episodio di violenza nel clima generale in cui sono state preparate e si stanno svolgendo le elezioni per le Rsu a Melfi. Già bloccate dalla magistratura a giugno per un ricorso dei Cobas, le elezioni vedono la partecipazioni di 7 liste (Fim, Fiom, Uilm, Fismic,Ugl, Cobas, Cisal).

FIAT DI ARESE: HA I GIORNI CONTATI

Le due ultime settimane di ottobre 20 mila dei 34 mila addetti della Fiat auto le passeranno in cassa integrazione. Effetto della crisi mondiale dopo gli attentati dell'11 settembre, ha detto il Lingotto. Per l'Alfa di Arese, la cenerentola dove le cose vanno sempre peggio che altrove, la razione di cassa integrazione è doppia. E se le Torri gemelle fossero ancora in piedi, si sarebbe fatta ugualmente. Il ricorso alla Cig, infatti, è la norma in uno stabilimento che la Fiat da un pezzo ha deciso di chiudere. Quattro le settimane di cig per i 700 lavoratori delle carrozzerie dove si assembla il Vamia (le uniche vetture che, con una media di 15 al giorno, escono da Arese). Tre settimane di Cig per 400 colletti blu delle meccaniche, dove si produce il motore 6 cilindri. Il dentro-fuori continuerà fino alla fine dell'anno.
I lavoratori di Arese sciopereranno per due ore. E' uno sciopero unitario nella sostanza, anche se indetto separatamente dalla Fiom e dalle organizzazioni di base, Slai Cobas e Flmu. Fim e Uilm, ormai ridotte al lumicino, sono rimaste in silenzio.
La Fiat ha venduto per 400 miliardi tutta l'area di Arese - compresi i capannoni che sta ancora usando - al bresciano Riccardo Conti, rappresentante della misteriosa immobiliare Belfiore. Il mistero si è in parte chiarito in seguito, quando Belfiore ha fatto una joint venture con il colosso statunitense Aig-Lincoln. La grana e il know how per il polo logistico ce la metterebbe quest'ultimo. C'è un piccolo problema: tutti gli accordi di programma, sottoscritti dalla Fiat con ministeri, Regione ed enti locali, vincolano l'area di Arese a uso industriale. Un polo logistico non è industria e la Fiat sta usando i suoi poteri di convincimento per rimuovere l'ostacolo. Una volta ottenuto dalle istituzioni l'ok al polo logistico, tirerà giù la saracinesca ad Arese.
Cosa pensano Fiom e Slai di questa soluzione? "L'esperienza delle aziende che dovevano installarsi nell'area già dismessa è stata fallimentare. La Rottamfer ha appena licenziato 50 ex lavoratori Alfa", dice la Fiom. E lo Slai aggiunge: "Il presidente del Consorzio per la reindustrializzazione ci ha detto che in un polo logistico il massimo d'industria sarà attaccare i bottoni alle giacche e le cerniere ai pantaloni. Non ci interessa, noi vogliamo continuare a fare automobili".

5 ottobre 2001

FIAT MIRAFIORI: LACRIME E SANGUE

L'Avvocato Gianni Agnelli in persona ha annunciato lacrime e sangue: per effetto della crisi provocata dagli attentati terroristici "ridurremo la produzione di macchine di 100 mila unità entro la fine dell'anno e questo avrà conseguenze economiche". E comporterà "una nuova cassa integrazione". "Non c'è dubbio - ha detto il presidente onorario della Fiat - che le ultime 3-4 settimane abbiamo registrato un notevole calo degli ordini".
La direzione Fiat, dal Lingotto, butta acqua sul fuoco. Alla domanda sul perché nell'arco di pochi giorni la contrazione della produzione sia passata da 30 a 100 mila vetture, rispondono: avevamo detto 30 mila auto in meno a ottobre, dopo ottobre arriva novembre e dopo novembre dicembre. I dati sul crollo degli ordinativi dopo gli attentati in Usa - -35% - sono noti ed eloquenti. Per la Fiom la crisi della Fiat viene da più lontano, e si teme che l'azienda usi la crisi internazionale per coprire le sue difficoltà strutturali. Se a novembre e dicembre la ricetta del Lingotto sarà la stessa di quella decisa a ottobre, altri 35 mila lavoratori finiranno in cassa integrazione (20 mila per una settimana, 15 per un'altra). Se invece la riduzione di 100 mila auto non fosse limitata all'ultimo trimestre del 2001, il colpo sull'occupazione sarebbe pesantissimo, soprattutto a Torino dove si producono 450 mila vetture l'anno, proprio quelle più colpite dai tagli (si salverebbero solo la Stilo prodotta a Cassino e l'Alfa 147 prodotta a Pomigliano). In questa seconda ipotesi, il 25% della forza lavoro sabauda sarebbe a rischio. A tutto ciò va aggiunto che per ogni lavoratore Fiat che si ferma ce ne sono altri 3-4 ricacciati a casa nella componentistica e nelle aziende terziarizzate. Alla Pininfarina l'ex presidente di Federmeccanica ha annunciato 500 esuberi prima dell'11 settembre, e oggi precisa che gli effetti della crisi dell'auto e della Fiat potrebbero aggravare la situazione. E ancora, nessuna speranza per centinaia di giovani operai assunti con forme atipiche, a termine, di veder rinnovato il contratto. Infine, delle 800 nuove assunzioni a Cassino, promesse a Fim e Uilm perché firmassero un accordo separato, non se n'è più saputo nulla.

9 ottobre 2001

ELEZIONI RSU ALLA FIAT DI MELFI

E' stato un successo per la Fiom alle elezioni per il rinnovo delle Rsu alla Fiat Sata di Melfi. La Fiom è stato il più votato - ed è la prima volta che avviene a Melfi - con 1103 voti (23,3%), davanti alla Fim che con 1095 voti (23,1%) perde il primato e flette del 4,5%. Poi c'è la Uilm, che con 916 voti (19,4%) aumenta di 3 punti. Il Fismic, con i suoi 679 voti, registra una sonora sconfitta e lascia sul campo il 6,8% dei consensi. L'Ugl ha 406 voti (8,6%), diminuendo dello 0,9%, mentre il Failms Cisal, per la prima volta presente, ha 181 voti (3,8%). Da segnalare il successo dello Slai Cobas, anch'esso presente per la prima volta, che ha avuto 351 voti (7,4%). Complessivamente, in Fiat Sata e nelle aziende terziarizzate della Comau, della Fenice e di Magneti Marelli (ma poco meno di 500 lavoratori devono ancora votare alla Arvil), le rappresentanze sono così ripartite: 19 delegati alla Fiom (più 3 in rapporto al 1998), 16 alla Fim (meno 3), 13 alla Uilm (meno 1), 8 al Fismic (meno 5), 3 ai Cobas e 2 alla Cisal.
La Fiom sta preparando a Melfi, per i prossimi giorni, un incontro nazionale per fare il punto sulla strategia di lotta contro la precarizzazione.

10 ottobre 2001 

METALMECCANICI TRA FIAT E GUERRA

I delegati della Automotive Lighting, ex Magneti Marelli, con le altre rsu di fabbrica di Torino ovest, avevano intrecciato la lotta alla guerra a quella per la democrazia e i diritti. E sulla democrazia la risposta l'hanno avuta, immediata, dalla Fiat. Come rsu intendevano riunire un'assemblea per discutere della vertenza integrativa, sepolta in lungo silenzio, sulla quale la Fiom-Cgil ha indetto uno sciopero in tutti gli stabilimenti del gruppo il 12, venerdì. La Fiat ha risposto picche: la Rsu non le pare soggetto sufficientemente legittimo per convocare un'assemblea, e dunque, poiché "mancano le firme delle altre organizzazioni" in calce alla lettera, niente assemblea.
La Fiom sta pensando di fare causa, ma intanto 'è stata subito una mezz'ora di sciopero, allungatasi a un'ora su richiesta dei lavoratori. Lo sciopero di venerdì resta uno sciopero duro, difficile, in Fiat, dopo sei mesi di silenzio sulla vertenza. Assemblee affollate in varie officine, segnate da "grande attenzione" per la "novità" della Fiom che va anche allo sciopero da sola per riaprire una vertenza, sperando di ricostruire una unità dei sindacati, a partire dalla risposta dei lavoratori, contro il procedere unilaterale della Fiat, le minacce di espulsione di lavoratori.
Sulla guerra, il segretario della Fiom emiliana Gian Guido Naldi, dice, "l'avevamo detto anche come Cgil che la guerra non era una risposta al terrorismo, e questa è sicuramente un'azione di guerra, quindi bisogna cominciare a contrastarla".

SCIOPERO ALLA FIAT RIUSCITO

I lavoratori hanno rotto il silenzio che durava da sei mesi e sono tornati protagonisti sulla vertenza integrativa e contro gli accordi separati, questo il primo giudizio della Fiom, dopo che tre cortei sono sfilati alle Carrozzerie, in lastratura, verniciatura, alle linee di Montaggio. E al pomeriggio, le carrozzerie sono state percorse da altri 600 operai nello sciopero del 2 turno. Al mattino alla Powertrain (ex Meccanica), decimata dalla cassa integrazione, la maggioranza degli operai superstiti presenti in fabbrica ha attraversato le Officine fin fuori dei cancelli, dove li aspettavano quelli in cig, e si è fatta l'assemblea. Stessa scena alle Presse - che la Fiat intende terziarizzare nei prossimi mesi. E ovunque nei cortei operai iscritti anche a Fim e Uilm nonostante diversi delegati "delle altre organizzazioni", che normalmente lavorano fuori-linea, per lo sciopero si fossero trasferiti sulle postazioni del montaggio per garantire un po' di produzione. Con loro parecchi capi della Fiat, le cui "minacce sono state particolarmente dure in questa occasione".
Buona riuscita, la sera, anche a Rivalta, in particolare montaggio e Tnt, dove sono usciti in sciopero con noi anche due delegati della Uilm.
Buone percentuali anche alla Fiat Hitachi e alla Fiat Avio - sul 60%, come alle Teksid di Carmagnola e Crescentino, mentre la Teksid di Borgaretto supera il 90%. Sciopera metà fabbrica alla ex Lancia di Verrone Biella, si sale fra l'80 e il 90% al Comau plastiche e Dtg.
Non c'è stata grande riuscita, invece, a Pomigliano. A Cassino sono invece soddisfatti: al primo turno era fuori il 30% della fabbrica, oltre il 50% degli addetti alle linee; e si continua con gli scioperi articolati quando i carichi di lavoro superano ogni sopportabilità. Linee tutte ferme alla Fiat di Jesi con la partecipazione anche parecchi iscritti a Fim e Uilm

14 ottobre 2001

LICENZIATI 200 LAVORATORI A TERMINE A MELFI

S i è conclusa con lo sciopero, ieri sera a Melfi, la lunga giornata di angoscia dei 200 giovani cui scadeva il contratto a termine, di fronte al licenziamento, con beffa, della Fiat. Un'ora e un quarto di fermata a fine turno, nelle Ute del montaggio dove lavorava la maggioranza dei ragazzi. Qualche capo l'ha spiegata così a un delegato: abbiamo già pronte 200 lettere di conferma, e 200 di smentita, a seconda di quel che ci diranno da Torino daremo la busta A o la busta B.
Questi 200 ragazzi lavoravano in Fiat, e nelle postazioni più pesanti, da un anno, fianco a fianco di altri lavoratori stabili, perciò ieri il licenziamento ha prodotto in fabbrica angustie e lacrime. Il pomeriggio, alcuni giovani del 2 turno, saputo del licenziamento, sono entrati, poi hanno ritimbrato e sono usciti: "ce ne andiamo noi, è una questione di dignità".

FIAT: LICENZIAMENTI DI LAVORATORI A TERMINE IN VISTA

La Fiat di fronte alla crisi dei mercati reagisce pigiando sul pedale della giungla contrattuale esistente ormai all'interno delle sue fabbriche. Ieri si è riunito al Lingotto l'Osservatorio del gruppo Fiat, convocato per analizzare l'evoluzione dello scenario economico. Ed è uscito furi chiaro l'influsso pesantemente negativo dell'11 settembre e del clima di guerra che si respira nel mondo. I mercati, già col fiato corto, hanno subito dato segnali di forte riduzione della domanda di automobili in tutti i paesi dove la Fiat opera. Altri settori del gruppo (come Teksid, Comau, Avio, Magneti Marelli, eecc) presentano invece dinamiche differenziate, e verranno discussi in modo differente. Inevitabile, dunque, per la Fiat metter pesantemente mano agli organici.
La novità, rispetto al passato, è che la Fiat ritiene di non dover ricorrere a tagli dell'occupazione "stabile", ormai fortemente ridotta. Gli interventi riguarderanno perciò fondamentalmente i contratti a termine e il lavoro interinale; ma non mancheranno le "fermate produttive", ossia la cassa integrazione per il "non licenziabili". Si vede qui chiaramente come le garanzie ancora offerte dallo Statuto dei lavoratori tornino a vantaggio dei dipendenti, specie - ma non solo - nei momenti di crisi. E si vede chiaramente anche come, per l'azienda, l'obiettivo di avere "mano libera" - fino al limite dei "contratti individuali" - significhi disporre della forza-lavoro come di una merce qualsiasi.

FIAT: SCIOPERO A BRESCIA

Scioperi per la vertenza Fiat, indetti dalla Fiom-Cgil, a Brescia, mentre l'azienda annuncia nuova cassa integrazione a novembre: due settimane, dal 19 novembre al 2 dicembre per Mirafiori Carrozzeria (per la produzione Marea), mentre si ferma per la prima settimana anche Rivalta (linee Alfa 166 e Lybra), e per la seconda settimana, dal 26 novembre al 2 dicembre, Pomigliano (la 156) e Termini Imerese (la Punto). Sospesi in tutto quasi 11mila lavoratori. Agnelli ammonisce che "in questi momenti in cui non si capisce che tipo di cose stiano succedendo, ci si rivolge ai valori", e tra questi c'è "l'appartenenza alla Fiat": così si è rivolto agli ex allievi della scuola di formazione Fiat, premiati nell'occasione, che ha definito "le truppe scelte della Fiat", ricordando come molti avessero partecipato alla "marcia dei 40mila".
Agli operai, evidentemente bassa truppa, niente premi, ma cassa integrazione. Da Brescia, la Fiom e i delegati della Om Iveco rispondono comunicando la riduzione di produzione di parte operaia: ferme tutte le linee e i reparti, il 75% dei lavoratori, nello sciopero di due ore con assemblee. E' la puntata bresciana della lotta indetta negli stabilimenti del gruppo dalla Fiom nazionale per riaprire la vertenza integrativa bloccata da mesi. E a Brescia sottolineano che si sciopera "non solo per dire basta alla Fiat che nega i diritti più elementari delle persone, ma anche per discutere con i lavoratori le modifiche da apportare alla piattaforma unitaria varata nel luglio 2000".

21 ottobre 2001

 

FIAT: MELFI IN SCIOPERO


Hanno scioperato anche i ragazzi precari, è la prima volta che succede a Melfi. Lo sciopero è riuscito, un'astensione del 25% reale, ben più degli iscritti Fiom. L'apice nel turno serale, una delle due linee di produzione immobile per mancanza di persone. Nessuna possibilità per la Fiat di mascherare il black out, come aveva tentato in giornata, facendo fermare e ripartire le linee a singhiozzo, scontando l'uscita di pezzi incompleti pur di non ammettere la botta dello sciopero.
Importante l'adesione dei giovani con contratto a termine. Ce ne sono ancora 125 in fabbrica, in scadenza i primi di dicembre. Sono gli ultimi rimasti, dopo la decimazione fatta dalla Fiat che ha buttato fuori a marzo 300 ragazzi interinali, e il 13 ottobre altri 200 a termine.
Non è un caso. Le speranze di "salvarsi dal licenziamento" affidandosi all'azienda, alimentate le altre due volte dal comportamento ambiguo della Fiat, e dalle promesse improvvide di qualche sindacato - il Fismic, per farsi votare nelle elezioni delle Rsu aveva millantato un proprio potere di intervento sui licenziamenti - sono risultate del tutto mal riposte.
Così, "non ci incanta la Fiat, non ci fidiamo più", hanno spiegato i precari che hanno scioperato, e ai cancelli sono arrivati anche parte dei 200 ragazzi già sbattuti fuori questo mese, per dare alla Fiom la propria adesione alle iniziative future che intende intraprendere.
A Melfi nella Fiat e indotto ci sono 10.000 giovani a rischio.
La Fiom sta preparando lo sciopero nazionale del 16 novembre, ma l'intera vicenda chiama in causa la stessa Cgil, e la scuola, il pubblico impiego, alle prese col contratto: solo che finora da questi dirigenti sono venute dichiarazioni di fuoco ma ben pochi fatti.

FIAT: FABBRICHE CHIUSE, MOBILITA', CIG

Il settore della componentistica per automobili è quello che risente maggiormente le ripercussioni della contrazione del mercato: tre fabbriche metalmeccaniche della zona ovest di Torino, tutte dell'indotto Fiat, sono state travolte dalla mobilità e dal licenziamento della gran parte dei lavoratori. Si tratta della W.E.Co.M. 70 dipendenti, della Emarc 80 dipendenti e della Ficomirrors (specchietti retrovisori) 211 dipendenti. La W.E.Co.M. ha già dichiarato fallimento facendo trovare l'altra mattina i cancelli chiusi ai dipendenti, che per il momento hanno deciso di occupare lo stabilimento.
La W.E.Co.M. non è la sola a licenziare, anche la Emarc di Casellette ha imboccato lo stesso "sentiero" e a rischio vi sono 70 posti di lavoro. La prima risposta è stata un presidio davanti ai cancelli.
La Ficomirrors, ex Magneti Marelli ha comunicato la messa in mobilità di 211 lavoratori sui 300 occupati nello stabilimento di Venaria Reale. Alla Ficomirrors la direzione dice che il costo del lavoro troppo alto a causa degli accordi aziendali, della mensa e dei trasporti. E' chiaro che si vogliono intaccare i diritti fondamentali e i lavoratori stanno rispondendo con presidi ai cancelli e scioperi a singhiozzo.
A Torino la crisi sta facendo sentire pesantemente i suoi effetti negativi: le ore di Cig sono già in questo momento ai livelli del '92-93 e nulla di buono si intravede all'orizzonte. Intanto l'occupazione continua a calare.
Molte aziende stanno praticando ciò che il ministro Maroni propone con il suo 'libro bianco': dichiarano gli esuberi senza prima aver tentato di fronteggiare la crisi con i normali strumenti usati in queste occasioni.

 

(novembre mancante)

dicembre

CONTRO I LICENZIAMENTI: 2 ORE DI SCIOPERO CGIL CISL UIL

"E' solo un inizio, vogliamo di più": tra i metalmeccanici soprattutto, ma non solo, è il leit motiv delle assemblee che hanno preceduto lo sciopero nazionale di due ore indetto da Cgil, Cisl, Uil contro la liberalizzazione dei licenziamenti illegittimi, ossia la modifica dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, e, come insiste la Cgil, contro il Libro bianco e tutta la delega governativa sul lavoro e sul welfare. Lo sciopero è articolato nei giorni dal 5 al 7 dicembre e per regioni, territori, fino ai singoli luoghi di lavoro.
Il clima di parte aziendale, che ben illumina la lotta di potere dietro l'art.18, ci viene da un episodio marchigiano. Nelle Marche venerdì si concentra l'iniziativa al Cantiere navale e tutte le aziende del molo: si va a manifestare sotto la sede della Rai di Ancona. Domani si presidia la Fiat di Jesi, nello sciopero che coinvolge tutte le aziende della zona, tra cui la Hydropro del gruppo Caterpillar. E' questa multinazionale, che cura il suo capitale umano, ad aver diffuso un vero e proprio Decalogo per la pedagogia del dipendente. E' interessante segnalare, tra gli altri, il comandamento che recita: "i dipendenti non devono sentire l'esigenza di iscriversi al sindacato".
In Lombardia, come altrove, in attesa dello "sciopero generale", ciascuno articola come può: alcune rsu allargano il tempo dello sciopero, si fanno presidi, come a Mantova, e in altri territori; a Brescia tre i tipi di iniziative: oltre alle assemblee, presidi in una parte delle fabbriche; in altre, come alla Marzoli, si esce all'esterno, per volantinare "alla cittadinanza".
Nel Lazio i metalmeccanici hanno fatto il pieno nelle assemblee già iniziate - "alla Abb-Sace, per esempio, c'erano proprio tutti: si parla anche del Libro bianco, oltre che dell'art.18, lo chiedono i lavoratori"; e Domenico De Santis, segretario Fiom, racconta dell'intreccio con lo sciopero di ieri alla Fiat di Cassino contro l'insopportabilità dei carichi di lavoro: "è il frutto dell'accordo separato firmato dagli altri sindacati, che sta andando a regime in questi giorni".
Anche altrove, gli scioperi si intrecciano. Alla Marconi tlc, che ha confermato ieri 500 "esuberi" di cui 250 a Marcianise (Caserta) e gli altri a Genova, unitaria è la decisione di Fim, Fiom, Uilm: tutti in sciopero con assemblee, con la prospettiva di "un'intera giornata di mobilitazione, con manifestazione nazionale".
In Toscana si sceglie l'articolazione, usando le "due ore" sui tre giorni, ma con alcuni appuntamenti metalmeccanici, come quelli di oggi - la mattina assemblea alla Breda, il pomeriggio nella zona industriale a Livorno. E si articola in Umbria: alla Perugina-Nestlè le rsu hanno anche diramato un ordine del giorno e comunicano una manifestazione davanti alla fabbrica venerdì. Articolatissima, con presidi e manifestazioni l'Emilia Romagna, dove a Reggio Cgil, Cisl, Uil hanno deciso 4 ore per venerdì.Chi può, allarga: fanno 4 ore i chimici della provincia di Alessandria. Quattro ore di sciopero hanno indetto per venerdì, Fim, Fiom, Uilm a Taranto. 
Appuntamenti mirati a Venezia, da parte di Cgil, Cisl, Uil: domani tre iniziative, una al Petrolchimico, una al centro storico con gli edili, e l'altra a Mestre. Per i metalmeccanici, domani è la volta della "2 zona industriale", mentre venerdì Fim, Fiom, Uilm preparano una uscita dalle fabbriche della "1 zona", Fincantieri. Scioperano anche gli addetti veneziani del commercio davanti ai centri e ipermercati.
La Confederazione Cobas ha proclamato lo sciopero generale nazionale il 14 con manifestazione a Roma, lo Slai a Milano il 15. Nel corso dei prossimi 10 giorni si articoleranno una lunga serie di iniziative. Scioperi, assemblee, manifestazioni, nelle scuole e negli uffici, nelle industrie, in piazza. Piero Bernocchi, della Confederazione Cobas, spiega che il 14 dicembre ci sarà una manifestazione nazionale a Roma (piazza della Repubblica, ore 10.00), "a cui parteciperanno non soltanto i lavoratori della scuola e del pubblico impiego, ma anche quelli di ospedali, Telecom, Enel, enti locali, trasporti e industrie". Uno sciopero per l'intera giornata, soprattutto contro "la finanziaria di guerra che taglia i fondi all'istruzione pubblica, portando alla soppressione di 35-40 mila cattedre e fino a 6 ore settimanali di lavoro in più per gli insegnanti. Gli aumenti del rinnovo sono ridicoli: l'1,6% in più da gennaio, contro un'inflazione del 2,8%. Inoltre, c'è l'assurda delega per la cancellazione degli organi collegiali e un forte aumento del precariato".
Lo sciopero dei Cobas sarà preparato da assemblee in tutta Italia, che si terranno da oggi a venerdì. "Stiamo coinvolgendo anche gli studenti - continua Bernocchi - in questo periodo molto combattivi. Alla manifestazione del 14, ci saranno anche molti lavoratori della sanità, che l'attuale governo sta ugualmente stravolgendo. La tutela del lavoro non passa soltanto attraverso la difesa dell'articolo 18, che oggi esclude moltissimi precari, dai Cococo alle partite Iva, al mondo del sommerso. Bisogna opporsi al libro bianco di Maroni, alla precarizzazione già avviata dai governi di centrosinistra. Inoltre, ribadiremo il nostro no a tutte le guerre, in Afghanistan come in Palestina".
Lo Slai Cobas, invece, ha organizzato la propria manifestazione nazionale per il 15 dicembre, a Milano (ore 14.00, Piazza Cairoli). "Sfileremo insieme ai Cub e ai centri sociali milanesi - spiega Renzo Canavesi, Slai Cobas - soprattutto per dire no alla modifica dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, già bocciata da un referendum, e per opporci a tutto l'impianto del libro bianco. Se fosse annullato l'articolo 18, non solo i sindacati confederali perderebbero il loro ruolo, ma noi autonomi, che non abbiamo ancora parità di rappresentanza, scivoleremmo addirittura nella clandestinità".

OPERAI FIAT: E ORA SCIOPERO GENERALE

Un successo superiore a ogni previsione. Lo "scioperino" di due ore indetto dai sindacati contro la modifica dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori ha registrato ieri alla Fiat di Torino un'adesione pressoché totale. La produzione è stata totalmente bloccata, l'adesione dei lavoratori nei vari reparti è stata tra il 90 e il 95%. Cortei interni di migliaia di persone hanno percorso le fabbriche per poi uscire, tra gli applausi. Pressante la richiesta di un'estensione della mobilitazione al di là del ristretto calendario degli scioperi indetti dopo l'accordo tra Cgil, Cisl e Uil. "E adesso, sciopero generale" è la richiesta forte che viene da quanti hanno scioperato ieri a Torino per la difesa dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e contro ogni ipotesi di arbitrato e monetizzazione in luogo del reintegro in caso di licenziamento senza "giusta causa".
"Sciopero generale". E' stato questo lo slogan più urlato in questi tre giorni di manifestazioni, assemblee, cortei spontanei (come quello di ieri ai Cantieri navali di Palermo), comizi di piazza. Oggi si chiudono i tre giorni decisi da Cgil, Cisl, Uil per le prime due ore di sciopero di tutte le categorie contro la legge delega sul lavoro, la modifica dell'articolo 18 e i blitz in agguato sulle pensioni. Gli scioperi hanno avuto una grande rispondenza in tutti i settori e in tutti i luoghi di lavoro. In varie città e zone industriali le due ore sono state stiracchiate fino a 3 o anche 4 ore.

FIAT LICENZIA E RISTRUTTURA

La Fiat licenzia Testore, l'amministratore delegato dell'auto, il comparto più importante della multinazionale e che pesa per la metà del fatturato del gruppo. la sua fine accompagna processi pesanti di ristrutturazione, a margine della crisi finanziaria che ha toccato livelli preoccupanti: un indebitamento che supera i 15.000 miliardi di lire, il doppio secondo la stima di Mediobanca che non conteggia i crediti ma soltanto la cassa. General motors, al momento dell'accordo, chiese garanzie proprio sulla riduzione del debito, tanto che la Fiat ha messo in vendita a pezzi la Magneti Marelli, ma nessuno se l'è comprata. E il debito è aumentato anche per la caduta di redditività legata agli sconti sulle vetture per mantenere le quote di mercato. Quote che invece sono diminuite.

Alla Fiat è crisi, dunque. Chi la pagherà? Ci vuole poca fantasia a immaginarlo: pagheranno i lavoratori per i disastri dei padroni, 18 stabilimenti saranno chiusi in tutto il mondo e seimila dipendenti sono stati dichiarati "in esubero". Seimila per adesso. Alcune chiusure erano già state annunciate, come quella di Rivalta la cui produzione viene trasferita a Mirafiori e, ancora in Italia, la Avio perderà uno stabilimento. "Razionalizzazioni" alla Iveco (due stabilimenti chiusi in Argentina, con relativo trasferimento della produzione nello stabilimento brasiliano) e alla Cnh (via tre fabbriche, due negli Usa).

Il consiglio di amministrazione ha anche deciso la secca ristrutturazione della Fiat Auto, scorporata in "quattro unità di business": Fiat-Lancia, Alfa Romeo, Sviluppi internazionali e Servizi per tentare di risalire la china del mercato, sul quale il gruppo non va bene, soprattutto in Europa.

Ma le cose vanno male per la Fiat anche negli altri paesi: l'Argentina è messa come è messa, il Brasile ha già esaurito la sua breve spinta propulsiva, la Russia non decolla e la Cina ha i tempi cinesi, in Turchia l'economia è al disastro e non basterà l'iniezione di soldi del Fmi a rilanciare in breve il mercato dell'auto. E la Polonia non è certo messa meglio. In Polonia e in Turchia si costruiscono modelli anche per i mercati ricchi d'Europa: il futuro produttivo di questi stabilimenti potrebbe procedere a discapito di quelli italiani.

SCIOPERI IN FIAT

La Fiat ha deciso turni di lavoro straordinari a Mirafiori e Termini Imerese, sia il 22 che sabato 29 dicembre. A Mirafiori sono "comandati" lavoratori e lavoratrici del 1 turno alle carrozzeria e alle presse (per le linee Punto e Panda), e a Termini Imerese è comandato il 1 turno sulla Panda. I sindacati hanno risposto con gli scioperi: Fim, Fiom, Uilm a Termini hanno proclamato otto ore di fermata per oggi e per sabato prossimo; uguale copione a Mirafiori - 8 ore oggi e il 29 - ma qui a indire lo sciopero è la sola Fiom.
A Melfi la Fiat, "per recuperare le mancate produzioni" causate dalle scorse "nevicate", comanda due turni straordinari il 24 e il 31 dicembre (dalle ore 22 del 23 e del 30 fino alle 14 del giorno successivo). Fim, Uilm e Fismic rispondono in una nota: "i lavoratori restino tranquilli a casa il 24 e il 31, perché è valido l'accordo con l'azienda del 6 dicembre che prevede la chiusura dello stabilimento in quei giorni". Il segretario della Fiom di Basilicata, Giuseppe Cillis, per parte sua dichiara che i lavoratori "devono stare a casa" il 24 e il 31: "perché la Fiat non ha disdettato l'accordo, e dopo che, oltretutto, hanno già lavorato nella festività dell'8 dicembre, per un accordo dell'azienda con Fim, Uilm, Fismic".
Ultimo annuncio Fiat: tre settimane di cassa integrazione alle carrozzerie di Mirafiori dal 21 gennaio al 10 febbrario per la linea Marea e la Multipla - 6500 auto in meno.

MELFI: NO ALLO STRAORDINARIO

Se la neve impedisce agli operai pendolari di raggiungere la piana di San Nicola, dove sorge la fabbrica di Melfi, è ovvio che il lavoro perduto deve essere recuperato. Quando? In due giorni scelti a caso: la vigilia di Natale e il 31 dicembre. Il ragionamento dalla logica padronale non è però piaciuto agli operai dello stabilimento lucano. Non sono disposti a spalare la neve per un padrone che si rifiuta di discutere il contratto integrativo e che guida la linea dura della Federmeccanica e quella antisindacale di Confindustria contro l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Così la vigilia di Natale, in una fabbrica che non spicca per conflittualità e che recentemente ha visto pesanti divisioni tra la Fiom e le altre organizzazioni, oltre la metà dei dipendenti non si è presentata al lavoro, raccogliendo l'invito unitario dei sindacati.
Dal Wall Street Journal si apprende che Jack Welch, ex numero uno della General Electric, è diventato consulente della Fiat per la gestione delle risorse umane. Di lui ha parlato bene l'ex numero due della General Electric, Paolo Fresco, attuale presidente della multinazionale torinese: "Jack ha passato oltre il 50% del suo tempo nelle risorse umane e può aiutare la Fiat a migliorare le proprie politiche del personale". Ma chi è davvero "Jack"? E' l'uomo che grazie alla sua feroce spietatezza è stato soprannominato "il tagliatore di teste". Il segretario della Fiom piemontese, Cremaschi, ricorda come risolse il problema delle eccedenze nella General Electric, inviando una letterina ai dipendenti sparsi in tutto il mondo ("anche a quelli della Nuovo Pignone, a Firenze"): "Scriveva a ciascuno che era iniziata una gara, tutti dovevano migliorarsi e soltanto i più bravi sarebbero rimasti, senza pietà per gli ultimi". La chiusura dello stabilimento di Rivalta è un altro passo verso la esternalizzazione, con produzione spostate all'estero. Nel 2003 cesserà la produzione della Panda, costruita a Torino da 1.500 lavoratori, e la nuova vettura che la sostituirà, la Small, volerà in Polonia. Nel 2003 cesserà anche un'altra produzione torinese (1.800 addetti), la Marea, che sarà trasferita in Turchia.

 

gennaio 2002

Dismissioni. La logica della Fiat
OSVALDO SQUASSINA * Segretario generale della Fiom di Brescia

La Fiat, nei giorni scorsi, ha presentato il suo piano di ristrutturazione e riorganizzazione.
Ora, anche se gli annunci "ufficiali" parlano di ricadute occupazionali limitate per gli stabilimenti italiani, in realtà molti sono i segnali preoccupanti per i lavoratori sui quali è bene fermarsi a riflettere, sia per quanto riguarda la tenuta dell'occupazione, sia per le conseguenze sulle condizioni di lavoro in fabbrica.
E' evidente che siamo in presenza di una crisi che la Fiat pensa di fronteggiare mediante:
chiusura di 18 stabilimenti nel mondo, di cui 2 in Italia; espulsione dalle fabbriche di circa 6.000 lavoratori; riorganizzazione dell'attività produttiva, mediante trasferimento di produzioni e flessibilizzazione totale dell'utilizzo del personale e degli impianti. [...]
Oggi la scelta immediata è quella di tagliare tutto ciò che viene considerato un costo per la Fiat e contemporaneamente, per reperire risorse economiche, viene varato un piano di cessioni che passa anche dalla vendita di intere società. La scelta di cessare l'attività in due importanti stabilimenti a Torino è esemplare per due ragioni: la prima perché corrisponde all'esigenza di reperire risorse mediante la vendita delle aree; la seconda, ancora più importante, perché queste chiusure si collocano nel processo di progressivo abbandono degli stabilimenti collocati al nord, per concentrare progressivamente le attività produttive al sud d'Italia, dove le condizioni del mercato del lavoro rendono più ricattabili i lavoratori, dove il livello d'utilizzo degli impianti è maggiormente soggetto al potere discrezionale dell'azienda e dove i salari medi sono più bassi. Tutto questo in un ambiente dove la presenza del sindacato è più debole.[...] Dopo il sud d'Italia, ci sarà sempre un altro sud nel mondo [...] Sulla base di questa logica, non solo cambia l'organizzazione della fabbrica e del modo di produrre, ma la stessa localizzazione delle attività si modifica. Infatti, la scelta Fiat di esternalizzare parti del processo produttivo e dei servizi si muove nella stessa logica, quello che oggi viene fatto dentro gli stabilimenti, da società distinte dalla Fiat, domani potrebbe essere prodotto in altri paesi. [...]
Una strategia come quella delineata dalla Fiat significa meno prodotti di qualità, abbattimento dei costi a spese dell'occupazione e delle condizioni di lavoro, riduzione dei diritti e delle libertà individuali e collettive, perdita delle fasce di mercato.
[...]E' necessario valorizzare il lavoro degli operai e delle operaie assicurando loro una formazione professionale permanente, e nello stesso tempo i salari dei lavoratori dipendenti devono essere rivalutati e aumentati. Bisogna riprendere con forza la strategia della riduzione degli orari di lavoro, affinché una parte dei benefici derivanti dall'innovazione tecnologica e dalla maggiore produttività vadano a migliorare la qualità della vita di chi lavora e, nello stesso tempo, a difesa dei posti di lavoro. [...] vorrei invitare tutti a riflettere sul fatto che in questi ultimi anni la Volkswagen, praticandola, ha guadagnato in competitività e in quote di mercato, mentre la Fiat scegliendo la strada opposta le ha perse. Il piano della Fiat, per essere seriamente respinto, necessita di una riflessione che coinvolga tutto il sindacato per costruire una piattaforma rivendicativa e avviare seriamente una lotta unitaria al fine di mettere insieme i lavoratori degli stabilimenti Fiat del Sud d'Italia - per migliorare le loro condizioni di vita e di lavoro - con i lavoratori del Nord d'Italia per respingere la chiusura delle aziende e la cancellazione di migliaia di posti di lavoro.

FORD TAGLIA 35.000 POSTI

Dagli Usa l'amministratore delegato William Clay Ford Jr. ha fatto sapere che i licenziamenti, fino a qualche giorno fa a quota 20 mila, saliranno invece fino a 35 mila, 22 mila dei quali soltanto in Nord America. A chiudere saranno in tutto 5 impianti di produzione. Il taglio è una conseguenza del bilancio in rosso (il primo dal 1992) registrato nel 2001: 2,5 miliardi di dollari di perdite. La produzione annua registrerà un taglio altrettanto traumatico, da 5,7 milioni di veicoli a 4,8 milioni. Il piano di ristrutturazione ha il costo di 4,1 miliardi di dollari nel quarto trimestre del 2001, mentre sono stati tagliati anche i dividendi trimestrali, scesi del 10%, da 30 cents per azione a 15 cents.

FIAT: CRISI ARGENTINA

Dodici mila vetture nel 2002, meno della metà di quelle prodotte nel 2001. Un'inezia rispetto alla capacità produttiva dello stabilimento argentino della Fiat, a Cordoba, costruito per sfornare 400 mila automobili l'anno. Questi numeri sono lo specchio della crisi che ha piegato l'Argentina e, insieme, i sogni dei produttori occidentali incantati dal miracolo liberista e dal cambio fisso peso-dollaro. La fabbrica è ferma da mesi e i 1.000 operai sopravvissuti al repulisti della Fiat hanno accettato di restare per sei mesi con uno stipendio dimezzato. Il valore irrealisticamente alto del peso ha ridotto a zero la capacità esportativa dell'Argentina, soprattutto verso il Brasile dove la Fiat ha il suo insediamento principale, dopo quello italiano. Nonostante la ripresa del mercato brasiliano dell'auto e la conquista della poll position da parte della Fiat - che per la prima volta ha scavalcato la Volkswagen - i dipendenti a Betim, nel Minas Gerais, sono scesi da 24 mila a meno di 10 mila.

FIAT DIVERSIFICA GLI INTERESSI 

Non arrivano ai padroni Fiat le notizie sulla situazione in cui versa Ford e le scelte di tornare al "core business"? La Fiat ha perduto quote di mercato non solo in Europa (in pochissimi anni la multinazionale torinese è scesa dal 2 al 6 posto), ma anche in Italia. Perdere quote di mercato, vendere meno vetture, subire gli effetti delle crisi che hanno colpito paesi in cui la Fiat è presente con importanti insediamenti industriali (Argentina, Turchia, India, Polonia), ecco i titoli dell'indebitamento che ha spinto il Lingotto all'intervento draconiano annunciato in dicembre: rastrellamento di danaro fresco sul mercato azionario, outsourcing attraverso la vendita a terzi di pezzi importanti, sempre più vicini a quello che una volta si chiamava core business e chiusura di (18) stabilimenti con annessi (6.000) licenziamenti. Ma a tutti questi titoli se ne devono aggiungere almeno altri due: 1) la politica degli sconti, dei benefit, degli optional gratis per difendere le proprie quote di mercato ha contribuito a far crollare la redditività; 2) il ritardo strutturale con cui la Fiat si presenta sul mercato delle vetture di fascia C, conseguenza della scelta di continuare a competere sulle fasce più basse - A e B - su cui si sono lanciate tutte le case automobilistiche, ha fatto il resto, soprattutto nei ricchi mercati europei. Cantarella difende l'accordo con General motor e torna a negare che la Fiat intenda esercitare il put per cedere l'intero settore automobilistico agli americani. Una rassicurazione, questa, che non convince i sindacati, così come quella secondo cui non sarebbe a rischio l'occupazione in Italia ma soltanto all'estero. Tanto per cominciare, nell'area torinese è stata decisa la chiusura di un altro stabilimento, quello di Rivalta, per concentrare tutta la produzione automobilistica a Mirafiori. Nessuno crede che l'operazione possa avvenire a costo zero. Tanto per dirne un'altra, la vendita di interi scomparti nella componentistica auto si sta già trasformando in licenziamenti di massa: è quel che rischia di accadere alla Ficomirrors, ceduta dalla Fiat a una società spagnola determinata a disfarsene. Cantarella non nega lo spostamento del centro di gravità della Fiat dall'auto ai settori finanziari, ai servizi, all'energia, alla telefonia, alle assicurazioni. Settori a più alta redditività, in cui la quantità di lavoro necessaria è sempre più bassa. E' questo insieme di fatti che rende poco credibile il futuro italiano e automobilistico della Fiat. 

FIAT: MUORE UN OPERAIO INTERINALE

All'Iris-Bus (ex Iveco) della Valle dell'Ufita un incidente domenica scorsa ha ucciso Giovanni Roberto, trentottenne, operaio con contratto interinale, sposato con due figli. Dicono gli operai che "è' una vergogna che nel 2002 in una fabbrica moderna si possa morire sul lavoro".
Giovanni Roberto, a fine turno, intorno alle 21 di sabato scorso, stava lavorando nella buca di controllo delle sospensioni del pullman. Il suo collega che stava lavorando al di sopra della buca ha sentito un rumore e ha visto Giovanni riverso a terra e sanguinante. Subito è iniziata la corsa all'ospedale, dove, dopo una notte in coma, Giovanni Roberto non c'è l'ha fatta.
La magistratura ha aperto l'inchiesta e già i risultati dell'autopsia sembrano escludere la caduta e lo scivolamento, ipotesi che l'azienda, in un primo momento, tentava di accreditare. Invece, quel che è risultato è che Giovanni ha avuto il cranio massacrato in più punti, il che fa immaginare che non di una semplice caduta si sia trattato, ma di uno schiacciamento, dovuto forse alla caduta di qualche pezzo a cui il giovane stava lavorando. Quest'ultima ipotesi aprirebbe inquietanti interrogativi sulla qualità del lavoro e della sicurezza nello stabilimento campano della Fiat-Iveco.
Il lungo braccio di ferro tra le parti, dopo l'incidente e il successo dello sciopero di un'ora proclamato per la morte del giovane, si sta acutizzando. I sindacati confederali provinciali e il consiglio di fabbrica dello stabilimento di Flumeri, il più grande del gruppo Iris-Bus con i suoi 1300 addetti (di cui 108 interinali), stanno preparando le prossime iniziative.
I sindacati confederali provinciali hanno deciso di mettere in cantiere lotte più dure sugli omicidi bianchi che si espandono a macchia d'olio, e non solo sui cantieri (è di oggi la notizia della morte di un operaio che lavorava a Cervinara alla copertura metallica di alcuni capannoni): il prossimo sciopero generale nazionale di 4 ore di martedì 29 gennaio, in Irpinia sarà raddoppiato a 8 ore.

 

febbraio

ASSUNZIONI INTERINALI A MELFI

Sono iniziate alla Fiat di Melfi, da lunedì 4 febbraio, le assunzioni di 350 lavoratori interinali per un contratto che li impegna fino al 30 marzo prossimo. Così la Fiat-Sata di S. Nicola di Melfi raggiunge il massimo (8%)previsto dalla legge per contratti di questo tipo. La dirigenza aziendale ha giustificato le assunzioni interinali con la previsione di una salita produttiva nei prossimi mesi (circa 140 vetture al giorno) dovuta, tra l'altro, anche ai nuovi modelli messi in campo. Non è riuscita però a giustificare, negli incontri con le Rsu, la mancata assunzione in pianta stabile di molti lavoratori interinali liquidati nei mesi scorsi. "E' la dimostrazione che la Fiat sta bene e aumenta i suoi profitti - scrivono i metalmeccanici lucani della Cgil in un comunicato -. La Fiom della Basilicata invita tutto il sindacato ad unirsi affinché all'interno dello stabilimento si apra una fase caratterizzata dall'impegno di tutti che porti al rinnovo del contratto integrativo aziendale (scaduto da due anni), che riconosca a tutti i lavoratori gli aumenti salariali richiesti, un nuovo sistema di orari che superi la doppia battuta, e che realizzi la stabilizzazione dell'occupazione così come previsto dall'accordo di programma".

MELFI: USO ILLIMITATO DEL LAVORO PRECARIO

Alla Fiat di Melfi prosegue la precarizzazione del lavoro (ultimi 350 interinali con un contratto di due mesi). Pasquale, 22 anni, dopo 16 mesi di interinale si è visto sbattuto fuori (insieme ad altri 150 giovani). "E' una tattica che la Fiat usa da tanto tempo, dice, assume con brevi contratti centinaia di giovani, poi rimanda tutti a casa con l'accortezza di chiamare per il turno successivo una parte di `vecchi', scelti tra chi è stato più ligio al lavoro, cercando di assumerne in pianta stabile il meno possibile. E temo che, con l'appoggio anche del governo, la Fiat non farà più contratti a tempo indeterminato. D'altra parte questi contratti per la Fiat sono una manna. Tutti cercano di lavorare il più possibile nella speranza di essere `promossi', qualsiasi sindacalizzazione è inimmaginabile, si lavora anche malati".

Per Giuseppe Cillis, segretario lucano FIOM "la storia di chiamare 600 interinali e poi licenziarne 450 deve finire. Nell'indotto fa anche di peggio: in alcune fabbriche si sono assunti lavoratori addirittura per 2 o 3 giorni". L'assemblea FIOM Lucana si è conclusa con la richiesta di salari uguali a quelli dei lavoratori di tutto il gruppo, superamento del massacrante lavoro notturno, di due settimane consecutive e lotta alla precarizzazione.

 

PEUGEOT TAGLIA POSTI DI LAVORO

Faurecia, società di equipaggiamento automobilistico del gruppo Psa (Peugeot-Citroen) ha annunciato un piano di ristrutturazione che prevede la chiusura di cinque fabbriche in Europa enegli Usa e il taglio di 1800 posti di lavoro entro il 2003. Il gruppo ha chiuso il 2001 con una perdita netta di 52 milioni di euro, un po' meglio del 2000 quando le perdite raggiunsero i 62 milioni di euro.

 

SCIOPERO ALLA TNT

Lo sciopero di un'ora dei lavoratori della Tnt di Mirafiori e Rivalta è stato un successo: l'adesione è stata del 60%, con punte del 90%. La maggioranza dei lavoratori, molti interinali, ha aderito all'agitazione contro l'azienda che non intende rispettare l'accordo firmato nel giugno del 2001 con Fim-Fiom-Uilm-Fismic. Un patto che prevedeva la assunzione di 80 lavoratori a tempo indeterminato tra i lavoratori attualmente con contratto interinale. Lo sciopero ha costretto la Fiat a fermare le linee di produzione della Marea e della Multipla per la mancanza di componenti e particolari. Al montaggio della carrozzeria i giovani assunti con contratto interinale, che non se la sono sentita di partecipare allo sciopero anche per le minacce esercitate dall'azienda, hanno lavorato coprendosi la bocca per protesta con una sciarpa.

16 febbraio 2002

SCIOPERO GENERALE AUTORGANIZZATO

100 mila a Roma raccolgono l'appello del sindacalismo di base. Sono lavoratori sindacalizzati, che non hanno mai voluto concertare. Chiedono il potere operaio, la lotta dura, l'inflessibilità sui diritti. Gente che non ha mai militato nella Cisl e nella Uil e che ha rotto da anni anche con la Cgil ("Firmate i contratti sulla nostra pelle" recita lo slogan). E con la stessa bandiera rossa manifesta insieme agli studenti, ai disubbidienti, agli immigrati, ai centri sociali. Uno sciopero generale "autorganizzato", di base, di movimento. In difesa dell'articolo 18, contro i ministri Maroni e Moratti, rappresentando quella parte d'Italia che non rispetta i tempi della politica (a maggior ragione, quelli dell'Ulivo...) per opporsi al governo Berlusconi. Operai, impiegati, insegnanti, studenti, gente viva che rumoreggia con fantasia: batte coperchi di pentole all'argentina, usa pattini in linea ("Inseguo le risorse" spiega il cartello) o insegna ai figli "Berlusconi asino".

Quando si solleva lo striscione è davvero sciopero generale. Alle spalle, la gente si moltiplica e le bandiere fanno più impressione con il vento che aiuta a movimentare il corteo. I Cobas alzano la voce, perchè la testa non l'hanno mai abbassata. Stesso lavoro, stesso salario. Ma subito dopo un gigantesco "Fermiamo la guerra" accompagnato dall'enorme bandiera della Palestina al grido di "Intifada, intifada".

Scatterà il blitz in un'agenzia dell'Addeco. Protagonista in piazza ancora il movimento anti-Moratti: i precari sfilano con una sorta di timbro ("Insegnante annullato"), le maestre della Rodari suonano la carica come il 105 circolo di Roma, i Cobas di Genova cedono il passo agli studenti di Taranto. Sono arrivati da Bologna, Palermo, Firenze, Milano. Non hanno bandiere, si agitano meno, ma quelli della Cgil scuola ci sono e ci stanno bene in questo corteo. Arrivano le tute blu: gli striscioni di Cassino e Mirafiori aprono lo spezzone del sindacalismo di base in fabbrica. "Pagherete caro, pagherete tutto" riecheggia ancora con lo spezzone della Campania dove campeggia uno straordinario "Mo' ratti, po' sorci verdi"...

Una Ka rossa modello telefono cellulare ricorda che in Tim i diritti vanno sempre fatti squillare. Risponde chi manifesta dietro lo striscione giallo "L'unica lotta persa è quella abbandonata".

Le rappresentanze di base dei vigili del fuoco escono dal corteo. Mirano al Viminale, perchè vuol ribadire che il corpo non va militarizzato e i "discontinui" vanno assunti. Ma c'è la celere che li fronteggia. Alla fine, però, riusciranno a manifestare anche sotto le finestre del ministro Scajola.

 

marzo

SCIOPERI A TORINO

Anche da Torino, giungono notizie di nuovi scioperi per lo stralcio dell'articolo 18 dalle trattative, per lo sciopero generale e contro le deleghe del governo. La Fiom torinese fa sapere di astensioni unitarie con cortei interni, alla Embraco Riva di Chieri, all'Alessio Tubi, alla Flexider, all'Ilva Microtecnica, alla Acciai Speciali Terni di Torino e oggi all'Alenia e all'Iveco. L'8 marzo l'agitazione toccherà la Vlm di Buccinasco (Mi) le cui Rsu Cgil, Cisl e Uil hanno annunciato pieno sostegno alle posizioni della Cgil. Anche gli stabilimenti Fiat di Rivalta si sono fermati per 2 ore. Uno sciopero indetto unitariamente da tutte le Rsu - Fim, Fiom, Uilm, Fismic - che ha avuto successo con adesioni altissime nei diversi reparti: 80% Fiat auto, 90% Turinauto (ex Presse), 90% Marelli, e 80-90% anche alla Tnt e al Comau service. Alle tre del pomeriggio, fabbriche ferme e un corteo di oltre 500 persone ha raccolto quelli che uscivano sulla statale fino a Rivalta, per poi riunirsi in assemblea nel piazzale di fronte alla porta 7.

FIAT: A POMIGLIANO IL LAVORO INTERINALE UCCIDE ANCHE INDIRETTAMENTE

Alla Fiat di Pomigliano d'Arco ci sono in azione un po' tutte le forme contrattuali che solo fino a qualche mese fa venivano chiamate "atipiche", ma che il governo attuale vorrebbe tanto far diventare "normali". Interinali, a termine, in formazione-lavoro. Ma anche la fabbrica non è più terreno operativo di un'unica società. La Fiat ha "terziarizzato" un sacco di segmenti produttivi, affidandoli a società formalmente autonome. Il caos societario e contrattuale - come anche il meno brillante dei marcatempi poteva prevedere - si va traducendo in caos organizzativo e ragazzi che corrono avanti e indietro come forsennati. Ieri mattina, alle 6 e 20, in mezzo a tanto correre, c'è alla fine scappato il morto. Un ragazzo poco più che ventenne, assunto in "formazione-lavoro" come carrellista dalla Logint - la società "terza" che fornisce la movimentazione di materiali e la logistica all'interno dello stabilimento - ha investito con il suo pesante mezzo Antonio D'Amico, operaio di 57 anni, padre di tre figli, residente nelle provincia di Napoli. L'uomo è stato spinto a vari metri di distanza, ed è rimnmasto colpito alla testa. I soccorsi sono stati immediati, e l'operaio è stato caricato su un'ambulanza che è corsa in direzione dell'ospedale San Giovanni Bosco di Napoli. 
L'incidente mortale è avvenuto all'interno dell'area dello stabilimento dove opera la Stola Sud, altra azienda terziarizzata che produce parti mobili in lastroferratura (cofani, portiere, ecc). E qui si può vedere chiaramente cos'è diventata la fabbrica automobilistica nel corso di questi anni: parti fondamentali del prodotto finale - e non solo gli specchietti retrovisori della Ficomirrors - non sono più "roba Fiat", ma sono subappaltate a mini-imprese nate per gemmazione dalla casa-madre. In queste imprese, dice la Fiom r gli altri sindacati, i contratti "atipici" sono la regola, il potere contrattuale dei lavoratori è bassissimo e l'ordine quotidiano è "correre!". Alla faccia della qualità e della sicurezza. Nel comunicato emesso dalle Rsu aziendali si dice che "il principale colpevole è il contesto in cui si svolge l'attività lavorativa, le condizioni e i ritmi di lavoro degli addetti, che sembrano tutti impegnati in una corsa ad ostacoli contro il tempo".
La risposta della fabbrica è stata un'ora di sciopero su ogni turno, sia nel "ramo Fiat" dello stabilimento che in tutte le altre aziende collegate. Un corteo interno, cui hanno partecipato anche i giovani - qualli che più soffrono la condizione precaria e i rischi ad essa connessa - ha attraversato l'impianto. Le Rsu hanno anche chiesto un incontro urgente con la direzione Fiat, che sulle prime ha provato a trincerarsi dietro una sorta di "che c'entriamo noi?", come se l'organizzazione del lavoro e la sicurezza dello stabilimento non dipendessero dalla casa-madre, ma dalle singole società "terze".

ALFA

Per la prima volta all'Alfa di Arese hanno scioperato anche i giovani del call center Fiat. Quattro ore di sciopero, proclamate da tutte le sigle sindacali (Fim, Fiom, Uilm, Slai Cobas e Flmu), perché "Arese viva". Duemila lavoratori hanno bloccato dalle 7 alle 11 le quattro portinerie, compresa quella del centro direzionale dove ha sede il call center. Molti dei 500 giovani che ci lavorano -i precari della nuova catena di montaggio - sono rimasti fuori mescolandosi con le tute blu delle carrozzerie e delle meccaniche che alternano una settimana di lavoro a una di cassa integrazione.

16 marzo 2002

SCIOPERI CONTRO LA DELEGA SUL MERCATO DEL LAVORO

Moltissime fabbriche ieri si sono fermate spontaneamente contro la decisione dell'esecutivo di procedere con la delega per la sospensione dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Scioperi, fermate, blocchi degli straordinari convocazioni permanenti delle Rsu. A cominciare dal Mezzogiorno (negli stabilimenti Fiat, alla Marelli, alla Alenia, alla Ansaldo). A Milano migliaia di metalmeccanici hanno aderito allo sciopero di 4 ore proclamato dalla Fiom. A Genova si sono fermate le aziende di riparazioni navali. A Torino si sono uniti anche i dipendenti del pubblico impiego. In Toscana oltre alle aziende metalmeccaniche si sono fermate quelle chimiche. Ovunque è stata forte la richiesta a Cgil, Cisl e Uil di procedere unitariamente verso lo sciopero generale.
Il fronte sindacale procede ora verso l'unità. Questo produrrà senz'altro un appiattimento su contenuti deboli, mentre già viene spostato lo sciopero generale del 5 aprile per compiacere quei sindacati che fino ad ora stavano a guardare.
Nell'area napoletana all'Ansaldo gli operai hanno presidiato la fabbrica bloccando gli straordinari, e vanno avanti anche oggi; a Caivano sciopero alla Magneti Marelli, e alla Mecfond con manifestazione ai cancelli; alla Fiat auto di Pomigliano e in tutte le aziende collegate hanno bloccato subito gli straordinari, e le rsu hanno stilato già il programma per lunedì: due ore di sciopero per ogni turno. Alla Fiat Avio di Acerra fermata immediata di un'ora e mezza; alla Alenia di Casoria, su invito della Fiom, un'ora per turno.
Si sono fermati a sera a Melfi (su invito dei delegati Fiom) si è scioperato a Cassino, sui due turni, per iniziativa di Fim, Fiom, Sincobas e Ugl.
A Milano due grandi cortei metalmeccanici hanno occupato le 4 ore di sciopero indette dalla Fiom per raggiungere, l'uno la sede della Rai di corso Sempione, l'altro la sede Mediaset a Cologno Monzese, chiedendo che le loro parole e pratiche di scioperi e assemblee non vengano oscurate dai media. Oggi pomeriggio a Milano nella sala Cgil, Cisl, Uil di Sesto S. Giovanni è convocata anche un'assemblea sul referendum sullo Statuto, indetta dal "Comitato per le libertà e i diritti sociali ". A Solaro Brianza hanno scioperato gli operai della Zanussi, assieme agli altri del gruppo Electrolux che si sono fermati a Treviso, nello stabilimento di Susegana, e alla Zanussi di Porcia a Pordenone, nella giornata dello sciopero di 4 ore del Friuli Venezia Giulia indetto dalla Fim.
Gli scioperi metalmeccanici si sono diffusi anche nel fiorentino, dalla Nuovo Pignone alla Galileo Avionica, chiamati da Cgil, Cisl, Uil. Ma anche quelli dei chimici, nelle aziende farmaceutiche, del vetro, della ceramicadalla Syrom alla Richard Ginori. A Genova hanno scioperato per 8 ore nelle oltre 100 aziende della navalmeccanica. Scioperi a Bergamo, presidio di metalmeccanici e dipendenti pubblici a Torino.

POMIGLIANO SCIOPERA

Sciopero e assemblea generale alla Fiat di Pomigliano d'Arco deciso unitariamente dai metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil. La protesta è stata decisa dopo che l'azienda ha messo in libertà gli operai e gli impiegati Valeo Cablauto che avevano preso parte alla manifestazione di martedì dei lavoratori. In particolare la Fiat accusa i 100 lavoratori della Valeo-Cablauto di avere impedito l'attività lavorativa. In una nota diffusa dai tre sindacati e dalla Fismic viene accusata la Fiat di «atto ignobile e volgare» e denunciano la latitanza dell'impresa che non interviene presso la francese Valeo per fare sospendere i licenziamenti e avviare un tavolo delle trattative.

12 APRILE 2002

COLLOCAMENTO PER CHIAMATA DIRETTA

Il governo ha varato il decreto che riforma il collocamento pubblico.
Ecco cosa prevede il nuovo provvedimento:

ADDIO ALLE LISTE: il decreto "sopprime" le liste di collocamento ordinarie e speciali ad esclusione della gente di mare, di quella dello spettacolo e degli elenchi dei disabili. Per chi è senza lavoro o ha intenzione di cambiarlo C'è un elenco anagrafico per contenere i dati del lavoratore senza che abbia però importanza la data di iscrizione come accadeva per la lista di collocamento. Rimane in vita anche la lista dei lavoratori in mobilità perché per questa è più opportuno intervenire con la delega di riforma degli ammortizzatori sociali.
CHIAMATA DIRETTA PER TUTTI: si estende il principio della assunzione diretta. Non C'è bisogno di rivolgersi al collocamento per trovare la persona. La chiamata è nominativa, basterà una comunicazione per dare notizia dell'avvenuta assunzione.
STATO DI DISOCCUPAZIONE: è la condizione di una persona priva di lavoro che sia «immediatamente disponibile allo svolgimento o alla ricerca di una attività lavorativa». Sono considerati disoccupati di lunga durata i soggetti alla ricerca di un'occupazione da più di 12 mesi. Le Regioni stabiliscono i modi di accertamento e di verifica periodica dello stato di disoccupazione.
SCHEDA PROFESSIONALE: con un nuovo decreto del ministero sarà definito il formato di trasmissione e il sistema di classificazione dei dati contenuti nella scheda professionale del lavoratore (che sostituisce il vecchio libretto di lavoro). I dati della scheda saranno la base per la costituzione del Sistema informativo lavoro (Sil).
COLLOQUI DI ORIENTAMENTO: i servizi per l'impiego per favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro sottoporranno le persone senza lavoro a interviste periodiche e ad altre misure di politica attiva. In particolare è previsto un colloquio di orientamento entro tre mesi dall'inizio dello stato di disoccupazione e una proposta di adesione a iniziative formative entro sei mesi.
LAVORO TEMPORANEO: si perde lo stato di disoccupazione in caso di rifiuto delle iniziative formative o di una congrua offerta di lavoro a tempo pieno e indeterminato o di un lavoro a termine di durata superiore a otto mesi (quattro per i giovani) nell'ambito del territorio regionale. In caso di accettazione di un contratto di durata inferiore lo stato di disoccupazione viene sospeso.
ATTIVITA' CON REDDITO BASSO: si conserva lo stato di disoccupazione anche in caso di svolgimento di attività lavorativa che assicura un reddito annuale non superiore al reddito minimo personale escluso da imposizione.
ASSUNZIONI: i datori di lavoro devono dare comunicazione contestuale dell'instaurazione di un rapporto di lavoro subordinato ma anche di una collaborazione coordinata e continuativa e di un contratto per i soci lavoratori di cooperativa. Entro dieci giorni invece vanno comunicate le variazioni del rapporto di lavoro. Vengono semplificati gli adempimenti riducendo assunzione e cessazione a una unica comunicazione che varrà per tutti gli enti interessatI.
LICENZIAMENTI COLLETTIVI: il diritto alla precedenza nella riassunzione presso la medesima azienda in caso di licenziamento collettivo viene limitato a sei mesi.

Per il ministro del welfare, Roberto Maroni, si tratta di un passo importante verso la razionalizzazione del mercato del lavoro ed è stata una decisione del governo per onorare la memoria di Marco Biagi che aveva lavorato al testo. In realtà il decreto somiglia molto anche al testo che aveva presentato Cesare Salvi al tempo del centro sinistra. La fine del collocamento si potrebbe però oggi sposare alla modifica dello Statuto dei lavoratori e alla precarizzazione di tutti i rapporti di lavoro che viene riproposta nelle deleghe al senato.
Con la riforma del collocamento il governo Berlusconi cerca quindi di mettere a segno un colpo. In attesa di far passare le misure che premono di più alla Confindustria (l'articolo 18, la limitazione dei diritti sindacali, il superamento dei contratti nazionali, ecc.) si cerca di colmare degli evidenti vuoti nel mercato del lavoro, lasciato pressocché alla deriva.
I risultati servono dato che la famosa emersione dal sommerso inventata dal ministro Tremonti, tanto per fare un esempio noto, è per ora un vero e proprio flop: su una previsione di emersione di almeno 900.000 lavoratori al nero ne sono emersi finora 400 (quattrocento).
I ministri sono quindi ora alla invenzione continua dei mezzi diversi per arrivare al fine che interessa la coalizione di palazzo Chigi (e di viale Astronomia): la totale liberalizzazione del mercato, il superamento delle norme del diritto che per definizione dovrebbe garantire soprattutto i più deboli, il tentativo di lasciare mano libera alle aziende perché così finalmente aumenterà l'occupazione.
La riforma di ieri era stata pensata e scritta anche dagli uomini del centro sinistra. Il testo è infatti quasi identito a quello che giaceva nei cassetti parlamentari da parecchi mesi e che proprio il governo di cui Salvi era ministro del lavoro non fece in tempo a portare in porto. Con l'avvento del governo Berlusconi i problemi del collocamento pubblico sono stati messi in cantina.

LO SCIOPERO GENERALE ALLA FIAT SATA DI MELFI

Tra l'80 e il 90% di adesioni alla Fiat Sata, verso il 100% nelle industrie dell'indotto. Questi sono i dati della partecipazione allo sciopero generale nell'area industriale di San Nicola di Melfi. E' stato sicuramente lo sciopero più riuscito nella storia ormai decennale della Fiat in Basilicata. Nonostante i successi delle assemblee dove la componente Fiom è riuscita a trascinare gli altri sindacati, Melfi resta una realtà industriale difficile anche se ormai da tempo sono finite le illusioni legate al mito del prato verde e della fabbrica integrata. La gioia si legge negli occhi degli operai e dei delegati che hanno poi partecipato al lungo corteo per le strade di Potenza, con i comizi conclusivi nella piazza stracolma (circa 20mila persone, una cosa che non si vedeva da anni). Tra gli operai entrati in fabbrica molti sono interinali o a contratto di formazione, a dimostrazione del precario e ricattatorio equilibrio su cui si regge l'impianto Fiat. Gli autobus di linea che trasportano al lavoro gli operai dai paesi lucani e da quelli delle regioni vicine giungono davanti ai cancelli vuoti o semivuoti. In compenso si riempiono quelli messi a disposizione dai sindacati che portano a Potenza i manifestanti provenienti dai paesi del Vulture, del Lagonegrese, del Materano, della Val d'Agri.
In tutti i partecipanti al corteo c'é la consapevolezza della grande sfida messa in moto. Dice un operaio della Sata: «La battaglia non termina con questo sciopero. Forse sarà più lunga e complessa del previsto, ma indietro non si può tornare. Sicuramente non potrà farlo la Cgil». Un altro esprime il suo disagio e la sua rabbia: «Ho coltivato, non lo nego, l'illusione di esser parte di un grande stabilimento. Ma mi è bastato poco per capire che si tratta di una realtà di merda. La Sata non è la fabbrica più innovativa d'Europa, è semmai la fogna d'Europa».
Ora la lotta a Melfi si fa più interessante. Del resto i delegati Fiom della Fiat e dell'indotto erano stati, nei giorni scorsi, molto chiari. In due attivi avevano ribadito: 1) il rigetto complessivo di tutta l'impostazione del Governo, che non può essere considerata base per alcuna trattativa; 2) la lotta contro qualsiasi proposta di differenziare le condizioni dei cittadini del sud da quelli del nord sotto ogni profilo, sociale, civile ed economico.

19 aprile 2002

CASSA INTEGRAZIONE ALLA FIAT

La Fiat ha annunciato altre due settimane di cassa integrazione a Mirafiori, dopo le tre settimane che, a partire dal 15 aprile, coinvolgono tutti gli addetti alle produzioni di Marea, Multipla, Lybra e Alfa 166: 6.000 lavoratori. In nuovo provvedimento di Cig fermerà la produzione di Marea, Lybra e Multipla a Mirafiori dal 20 maggio al 2 giugno ed interesserà 5.000 addetti: 3.200 in Carrozzeria, 550 a Rivalta e 250 alle Presse tra i diretti e circa 1.000 suddivisi tra gli indiretti come Tnt e Comau. In pratica, dal 15 aprile al 2 giugno su sette settimane lavorative ben cinque saranno di cassa integrazione. Alla crisi ormai conclamata del mercato dell'auto in Italia e in Europa si aggiungono i problemi specifici della Fiat che riesce a perdere, nonostante il lancio della Stylo, molto di più dei suoi concorrenti, passando in Europa dal 9,8% del 2001, come quota di mercato, all'8% del 2002.
Dopo la chiusura di Rivalta e l'intenzione di lasciare a Torino la produzione di una unica piattaforma, spostando il resto al sud - già 100.000 vetture su 200.000 sono state tolte a Mirafiori - e non rimpiazzando la produzione della Panda, visto che la "nuova Panda" verrà realizzata in Polonia, il futuro di Mirafiori con la produzione di modelli residuali rischia di essere compromesso.

19 maggio 2002

FIAT: A RISCHIO 10.000 POSTI DI LAVORO

Dovrebbe tenersi lunedì o martedì l'incontro tra governo e sindacati sulla crisi Fiat. I sindcati contestano le cifre sugli esuberi fornite dall' azienda, mentre il governo, attraverso il vicepremier Fini, sottolinea che "non ci sono motivi per essere catastrofici". I posti a rischio sono superiori ai 10.000 indicati dall'azienda.

FIAT: IN VISTA LO SCIOPERO NAZIONALE

I licenziamenti prodotti dalla crisi della Fiat rischiano di essere dodicimila in tempi non lunghi nella sola area torinese, dove si concentra una quota importante della produzione automobilistica italiana. Il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini dice che "La situazione è drammatica" e il tentativo per presentare la crisi Fiat come "ciclica è inutile. La questione del settore auto è una questione nazionale e richiede sia scelte da parte della Fiat per lo sviluppo, con ingenti risorse, sia da parte del governo per quanto riguarda scelte di politica industriale che favoriscano quel settore". Dietro questa analisi si cela però il rischio corporativo e persino nazionalistico, e comunque si vuole chiamare all'unità nazionale a difesa dei profitti Fiat e "come conseguenza" dei diritti dei lavoratori. Da una impostazione del genere può derivare anche una messa in secondo piano, o uno scambio sulle deleghe: il governo interverrà sulla FIat, salvando capra e cavoli, se i sindacati accetteranno qualcosa dall'altra parte.
Insieme alle quattro ore di sciopero proclamate due giorni fa, i sindacati chiedono l'apertura immediata di due tavoli di trattativa, con la Fiat e con il governo. Fim, Fiom, Uilm e Fismic denunciano le scelte sbagliate dell'azienda.
Il segretario della Fiom di Mirafiori, Claudio Stacchini, denuncia "l'estraneità della politica e il rischio che una crisi così drammatica finisca esclusivamente nelle mani degli azionisti e delle banche, che hanno una sola cosa in testa: l'abbandono della produzione di automobili, con le conseguenze che questa scelta sciagurata avrebbe sul lavoro e sulla vita di decine di migliaia di dipendenti della Fiat e dell'indotto." E' esattamente la politica perseguita non solo dai padroni privati ma anche da quelli statali, che smantellano, privatizzano e decentrano.

LE PROPRIETA' E GLI INTERESSI FIAT
ALENIA

Parte del gruppo Finmeccanica, si divide in tronconi diversi: Alenia Aeronautica, a Pomigliano d'Arco, dove vengono prodotti velivoli civili e militari (in avviamento); Alenia Inc., con sede a Washington, una delle branche finanziariedel gruppo; Alenia Marconi Systems, basata a Roma, che produce radar, sistemi navali e terrestri, missili e controllo del traffico aereo; Alenia Marconi Systems Finance s.a.r.l., altra finanziaria con sede a Lussemburgo; Alenia Marconi Systems Gmbh, basata a Monaco di Baviera, dove vengono fabbricati radar, sistemi navali e terrestri, missili e controllo del traffico aereo; Alenia Marconi Systems Inc., basata a Westlake Village, negli Stati uniti, che produce anch'essa radar, sistemi navali e terrestri, missili e controllo del traffico aereo.

FIAT AVIO

Ha cinque stabilimenti di produzione: a Torino (2.308 dipendenti), dove produce parti di motori aeronautici; a Pomigliano d'Arco (Napoli, 1.113 dipendenti) dove progetta, revisiona e monta aerei civili e militari; a Brindisi (811 dipendenti) dove assembla e revisiona motori; a Colleferro (Roma, 541 dipendenti), da cui escono prodotti aerospaziali; ad Acerra (Napoli, 294 dipendenti) dove vengono prodotte parti di motori aeronautici civili.

30 maggio 2002

FIAT E LOCKHEED

Mentre il governo si appresta a lanciare alla Fiat il salvagente degli incentivi per tirarla fuori dalla crisi in cui sta affondando, la stessa azienda si prepara a decollare con il Joint Strike Fighter, il caccia statunitense costruito dalla Lockheed Martin. Fiat Avio parteciperà come azienda principale, insieme ad Alenia Aeronautica e ad altre 27 aziende italiane, alle fasi di sviluppo e produzione del Joint Strike Fighter, per la cui realizzazione la Lockheed Martin riceverà dal Pentagono (che ne acquisterà 3mila) oltre 200 miliardi di dollari. Per partecipare al programma, però, il gruppo di aziende italiane non sarà pagato, ma dovrà pagare: si prevede un investimento di un miliardo di dollari, che dovrebbe essere recuperato tra il 2012 e il 2025.
Come si concilia la partecipazione italiana (concordata a livello governativo) al programma statunitense del Joint Strike Fighter, chiaramente concorrenziale rispetto a quello europeo dell'Eurofighter Typhoon, il caccia che l'Italia sta costruendo (tramite l'Alenia) insieme a Gran Bretagna, Germania e Francia?
La Lockheed Martin pensa di guadagnare altri 200 miliardi di dollari con prevendite a paesi alleati e contratti di manutenzione. Da parte sua, il consorzio Eurofighter International ha in mente di conquistare, con il suo caccia, il 50% del mercato mondiale di aerei da combattimento. L'impegno italiano consiste non solo nel realizzare l'Eurofighter Typhoon, ma nell'acquistarne 120 per un costo previsto nel 2000 (e quindi soggetto ad aumento) di circa 16mila miliardi di lire, cui si aggiungeranno i costi operativi. Questa infatti è la regola: il paese che partecipa alla costruzione di un sistema d'arma deve essere il primo ad acquistarlo.
Problema risolto: basta che l'Italia, oltre ai 120 Eurofighter, acquisti (sempre con i nostri soldi) altrettanti Joint Strike Fighter. Così ha fatto appunto la Gran Bretagna, che ha preceduto l'Italia firmando nel gennaio 2001 un accordo con il dipartimento della difesa Usa con cui si impegna non solo a realizzare ma ad acquistare, in aggiunta agli Eurofighter, i Joint Strike Fighter.
Chi si illude che la partecipazione italiana al programma del Joint Strike Fighter porterà un sostanziale aumento di posti di lavoro, resterà deluso. In un settore ad alta tecnologia, come quello aerospaziale, l'occupazione è molto limitata. Per di più il caccia viene costruito negli Stati uniti. Resteranno delusi, quindi, anche quei metalmeccanici che, di fronte alla crisi Fiat, ritengono che la strada da percorrere è quella del settore aerospaziale. Dimenticano di porsi una semplice domanda: chi paga i prodotti dell'industria bellica aerospaziale, che sono i più costosi? Sempre i lavoratori, direttamente con le tasse e indirettamente con i tagli alle spese sociali, necessari a sostenere l'aumento della spesa militare.

 

 

FIAT DI MELFI: SCIOPERO CONTRO LICENZIAMENTO

Sul fronte dei lavoratori fioccano gli scioperi. Non solo quelli spontanei per la difesa dell'art. 18, ma anche quelli - come ieri a Melfi - in difesa di un lavoratore licenziato «senza giusta causa». Praticamente un esempio di quel che sarebbe la fabbrica e il lavoro senza l'art. 18. Più passano i giorni e più i lavoratori toccano con mano l'importanza della difesa dell'articolo 18. Più passano i giorni e più il padronato si incattivisce.
Era stato da poco messo alla porta dalla direzione Fiat della Fma di Pratola Serra, sorella minore della Sata di Melfi, un lavoratore interinale che aveva osato difendere in assemblea il diritto degli operai a non essere usati e gettati come una merce qualsiasi. La scure dell'azienda si è abbattuta su uno dei delegati sindacali storici dell'ex «prato verde» lucano. Pepino Doino (con una sola «p»), 36 anni, due figli piccolissimi, è stato licenziato dalla direzione della Sata di Melfi. Con il solito linguaggio burocratico del solito telegramma, la Fiat lo ha messo mette alla porta, richiamandosi all'articolo 25 del contratto nazionale e contestandogli quindi un'assenza dal posto di lavoro per più di 4 giorni senza giustificazione alcuna. Naturalmente le cose non stanno così e il successo dell'ora di sciopero, in solidarietà dell'operaio licenziato, proclamata dalla Fiom-Cgil alla fine dei turni di lavoro sta lì a dimostrarlo. La direzione aziendale contesta al lavoratore un periodo di assenza "ingiustificato" dal 23 aprile all'8 maggio 2002, durante il quale Doino era assente per un infortunio avvenuto il 12 aprile. Infortunio regolarmente denunciato sia all'Inail che alla Fiat. Con un piccolo disguido formale, che la direzione aziendale ha subito trasformato in occasione di sanzione, nonostante il capo della Ute 4 (unità di montaggio) dove lavora Pepino abbia più volte ammesso le telefonate tra lui e il lavoratore, in cui si metteva in chiaro che tutto era a posto.
"La verità - dice Pepino - è che temo abbiano voluto farmi pagare gli impegni che come delegato Fiom ho avuto in Sata per più di sette anni. Ora capisco meglio non solo i continui provvedimenti disciplinari che in passato ho ricevuto dopo le mie denunce sullo sfruttamento, ma anche i martellamenti degli ultimi mesi in cui non sono più delegato. E' come se avessero colto la palla al balzo». La difesa di Doino ha già chiesto il reintegro del lavoratore sul posto di lavoro per infondatezza sostanziale del licenziamento. La Fiom si prepara a ulteriori azioni di lotta in difesa del lavoratore e, in un duro comunicato, invita la Fiat a «ritirare il licenziamento e a riconoscere al delegato lo stato di assenza dovuta all'infortunio».

FIAT E INTERINALI, DETTO DA UNO CHE SE NE INTENDE (MATTINA)

"Se Cantarella avesse badato più all'automobile e meno al businnes del lavoro interinale, forse sarebbe ancora al suo posto e la Fiat non sarebbe in crisi". Ezio Mattina è presidente di Confinterim (Confederazione delle imprese fornitri di lavoro temporaneo). La Fiat, oltre a essere l'unica casa automobilista al mondo che opera nel settore del lavoro interinale, "per farsi largo adotta strategie antieconomiche". Worknet e Kronos, le agenzie interinali della Fiat, praticano tariffe stracciate che non garantiscono né la giusta remunerazione ai lavoratori affittati, né la qualità del servizio alle imprese che li utilizzano. Pur d'aumentare il fatturato, insomma, lavorano sottocosto (dumping).
Mattina si dimentica che ciò che è antieconomico per i lavoratori e remunerativo per i padroni... ma Mattina è parte in causa, è concorrente sul piano dello sfruttamento di manodopera in affitto!
Mattina aggiunge che altre società - "il caso più eclatante è Metis" - non versano i contributi all'ente bilaterale del settore. C'è poi "qualche furbone venuto da lontano" (Manpower?) che, frammentando i periodi di impiego a due settimane per volta, "alleggerisce le buste paga dei lavoratori interinali".
E cosa fa invece Italia Lavora, di cui Mattina è fondatore?

FIAT CASSINO: SCIOPERO

Articolo 18, crisi Fiat o la partita della Nazionale contro il Messico? Non sarà serio porre certe priorità di fronte ai primi due problemi, di tutto rispetto, ma certamente oggi il cuore degli operai Fiat di Cassino sarà diviso tra diverse ragioni, a causa soprattutto dei contrasti tra i sindacati. La Fiom ha deciso che due delle 6 ore di sciopero generale indette dalla Cgil per l'articolo 18 si faranno durante la partita della Nazionale (dalle 12 alle 14 per il turno di mattina, dalle 14 alle 16 per il turno pomeridiano; l'incontro con il Messico inizia alle 13.30), Fim e Uilm, dall'altro lato, invitano i lavoratori a prendere un permesso individuale per godersi in santa pace la meritata partita. Da qui il rimpallo di accuse tra le segreterie. Fim e Uilm dicono che la Fiom ha organizzato lo sciopero proprio nel momento in cui tutto il paese si ferma, per poter innalzare artificiosamente l'adesione alla protesta. Opinione appoggiata in pieno dal ministro del Welfare Maroni, che ieri affermava ironicamente che la decisione della Fiom "favorirà la coesione sociale della tifoseria italiana e alzerà sicuramente l'indice di adesione alla protesta". Dal canto suo, la Fiom nega l'uso strumentale della partita: Antonio Luciano, della Rsu, dice che "Fim e Uilm vogliono boicottare lo sciopero, che era comunque previsto nel pacchetto delle 6 ore decise dalla Cgil". E aggiunge: "Le altre 4 le faremo in luglio, ma intanto, dato che in una situazione di crisi molto pesante chiedevamo agli operai di rinunciare, per l'astensione dal lavoro, a due ore di retribuzione, abbiamo pensato di farlo venendo comunque incontro alle loro esigenze. Ci hanno detto: noi comunque sciopereremmo, facciamolo almeno durante la partita".
A Cassino la situazione occupazionale ha raggiunto livelli di emergenza: 100 gli esuberi annunciati, e cassa integrazione per tutti dal 17 al 30 giugno. Ma la crisi si vede anche quando le catene di produzione sono attive: invece delle 1700 Stilo previste, se ne producono 1050 al giorno, e non è detto che tutte saranno vendute. In più, delle 800 assunzioni annunciate, se ne sono viste solo 300, e con contratti di cfl. E 130 interinali, da dicembre al lavoro, da domani saranno fuori.

FIATAVIO E FINCATIERI: ACCORDO MILITARE

L'accordo con Fincantieri e la Dnc è stato siglato: FiatAvio fornirà turbine a gas e i relativi impianti ausiliari e di controllo per le nuove fregate Classe Orizzonte della Marina Militare italiana e francese. L'importo per la fornitura completa è di poco inferiore ai 100 mln di euro. Per la Fiat con l'accordo che si aggiunge a quello destinato a motorizzare la Andrea Doria, la nuova portaerei della Marina Italiana, salgono a 12 gli ordini per moduli propulsivi acquisiti negli ultimi mesi.

CASSA INTEGRAZIONE ALLA FIAT

Ancora cassa integrazione alla Fiat per ridurre la produzione. E' l'effetto immediato della doppia crisi dei mercati europeo e italiano e della multinazionale torinese che continua a perdere quote importanti di mercato. A luglio, dal 15 al 21 6.400 lavoratori saranno lasciati a casa, mentre nell'ultima settimana toccherà ad altri 11.000, per produrre complessivamente 16.000 vetture in meno. Gli stabilimenti coinvolti: Mirafiori carrozzeria, Termini e Cassino.

19 giugno 2002

ART. 18: FIRME SEPARATE

L'incontro sul Dpef, il documento di programmazione economica e finanziaria, si è trasformato in un'accelerazione dei tavoli di trattativa tra governo e parti sociali. Cisl e Uil hanno accettato l'invito di Berlusconi a stringere con le riforme sul mercato del lavoro per arrivare preparati al vertici di Siviglia e del G8 in Canada. Cisl e Uil confermano di essere pronte al compromesso sull'articolo 18. Pezzotta e Angeletti non hanno neppure smentito la possibilità che si arrivi già domani a un primo accordo separato (ovvero senza la Cgil) sulle modifiche da apportare allo Statuto dei lavoratori. Il compromesso che tutti i sindacati, meno la Cgil, si stanno apprestando a firmare riguarda la sospensione dell'art. 18 per una sola fattispecie rispetto alle tre inizialmente previste dalla legge delega sul mercato del lavoro, cioè la non applicabilità a quelle aziende che decidano di crescere oltre i 15 dipendenti. Ovvero i nuovi assunti che faranno scattare la soglia non potranno più beneficiare dell'art. 18 in caso di licenziamento senza giusta causa. Sarebbe l'introduzione di un doppio regime di diritti, quello dei lavoratori già assunti, e quello dei nuovi assunti.
Il segretario della Cgil ha dichiarato che il suo sindacato non accetterà mai alcuna modifica dell'articolo 18 dello Statuto e che se altre organizzazioni sindacali dovessero firmare un accordo in tal senso la Cgil metterebbe in campo tutte le sue forze per respingere l'applicazione delle modifiche dell'art. 18.

FIAT: ALTRI 550 IN MOBILITA'

La direzione del Lingotto vuole subito la controfirma dei sindacati metalmeccanici - anche senza Fiom - sulla pratica per avviare le procedure con cui sbattere fuori i primi 2.887 lavoratori con la mobilità. Ma siccome la firma di Fim, Fiom, Uilm e Fismic subito non arriva, la direzione del Lingotto si vendica, alza il tiro e anticipa a oggi quel che avrebbe voluto fare domani: per altri 550 lavoratori dipendenti della Powertrain - le eccaniche di Mirafiori - è stata avviata la procedura di mobilità. Solo nella serata di ieri, a mo' di rappresaglia per il mancato accordo sulla prima tornata di licenziamenti, la Fiat ha comunicato telefonicamente alle organizzazioni sindacali l'avvio della seconda ondata di licenziamenti. Dal poco che si è riuscito a capire, gli stabilimenti più colpiti sono quelli di Mirafiori a Torino (tanto per cambiare, e sarebbero almeno 150) e Termoli in Molise (altri 150), a cui si aggiungono Verrone in Piemonte e Arese. La prossima raffica di espulsioni sterminerà i pochi lavoratori sopravvissuti nello stabilimento di Arese (a rischio sono 1.500-2.000 tra diretti e terziarizzati. Ai tempi dell'acquisto dell'Alfa da parte della multinazionale torinese erano più di 15.000).

03 luglio 2002

GOVERNO E SINDACATI VANNO A TRATTARE

Si parte oggi con la no-stop, la trattativa a oltranza per arrivare a un accordo complessivo sul Dpef, il mercato del lavoro, il fisco, il mezzogiorno. La proposta di andare a una stretta è stata avanzata dal sottosegretario Enrico Letta, mentre Uil e Cisl hanno chiesto tempo al governo perché, come ha detto Luigi Angeletti, segretario della Uil, ci sono ancora "punti di distanza" tra sindacati e governo. La risposta del governo di Silvio Berlusconi è chiara: chiudere. E si vuole chiudere con i sindacati costretti a firmare un documento che prevede modifiche sostanziali all'attuale assetto del mercato del lavoro e alla struttura fiscale (e quindi redistributiva italiana), senza avere in cambio alcuna certezza sui tassi di sviluppo e quindi sulla reale possibile crescita dell'occupazione, né dati certi su quella che per Cisl e Uil era il caposaldo della nuova intesa: la riforma degli ammortizzatori sociali. Su questo punto sembra che ieri siano stati fatti alcuni passi indietro rispetto all'ultimo incontro tra governo e sindacati, dato che allora si era parlato della cifra di 700 milioni di euro, mentre ieri il portavoce del ministro Tremonti, ha detto che la cifra esatta per la riforma degli ammortizzatori sociali non sarebbe stata ancora definita.
Tremonti, d'altra parte, non ha ancora definito una delle cifre più importanti del documento di programmazione economica e finanziaria, ovvero le previsioni di crescita del prodotto interno lordo per il 2003. Sono state date invece altre cifre relative all'inflazione, al rapporto tra deficit e Pil, e relative alle stime di crescita dell'occupazione da qui al 2006. Per quanto riguarda i parametri il governo ha dato la cifra dello 0,8-0,9% del rapporto tra deficit e Pil, mentre si parla di una diminuzione progressiva della disoccupazione che dovrebbe attestarsi, al 2006, al 6%. La percentuale di inflazione programmata per il 2003 varierà invece tra l'1,8% e l'1,9%.
Nonostante questo quadro indefinito, il governo cercherà di stringere in tutti i modi, anche perché sono ormai troppe le questioni che si sono aperte e che non si riescono a chiudere. L'esecutivo di Berlusconi ha anche il problema di non aprire un altro fronte critico con la Confindustria che mostra un atteggiamento paziente e attendista, ma che aspetta al varco il governo sulla realizzazione delle riforme che rendano ancora più flessibile il mercato del lavoro italiano. Il presidente della Confindustria, Antonio D'Amato, lo ha ribadito fino alla nausea: per la sua organizzazione le riforme fanno parte di un pacchetto unico. Ci dovrà essere quindi anche l'articolo 18, seppure in forma ridotta rispetto alle proposte iniziali del ministro Maroni e dei suoi collaboratori. La Cgil starà oggi al tavolo, ma ieri il segretario Cofferati ha sostenuto che "Non ci sarà la nostra firma se quell'accordo conterrà modifiche al sistema dei diritti, che difendiamo e che continuiamo a difendere".
Già, ma cosa firmerà invece Cofferati? Cosa cederà in cambio dell'art. 18?

FIAT: 2500 A RISCHI NELL'INDOTTO

Oltre 2.500 lavoratori delle piccole e medie imprese dell'indotto di Fiat Auto rischiano il posto di lavoro. E' quanto emerge da una indagine condotta dalla Confapi ed illustrata nel corso di una audizione presso le commissioni Attività Produttive della Camera ed Industria del Senato. Le imprese dell'indotto giudicano a rischio il 13% dei posti di lavoro. Se proiettato sull'intera filiera torinese, stimata in 73.000 addetti, il 13% di occupazione a rischio varrebbe circa 9.000 posti di lavoro; limitando più propriamente la proiezione ai 20.000 addetti delle Pmi fino a 100 dipendenti, si evidenzia una emergenza occupazionale per oltre 2.500 lavoratori.

FIAT: PREMIO DI RISULTATO?

La Fiat ha deciso di corrispondere ai lavoratori un "premio di risultato" per il 2002, equivalente in realtà a una mancia assai poco generosa. Fim, Uilm, Fismic e Ugl hanno deciso di firmare la "ricevuta", come è loro costume da sempre; non invece la Fiom che considera questa accettazione una sorta di liberatoria che consentirà all'azienda in futuro di rifiutare ogni richiesta integrativa relativa al 2002. Non è infatti un caso che dall'autunno del 1999, da quando è stato disdetto l'accordo integrativo, la Fiat abbia rispedito al mittente ogni richiesta di rinnovo, preferendo distribuire mance di anno in anno. Il "premio" di quest'anno, di 1.300 euro lordi, è inferiore di circa 200 euro a quanto promesso nel '99. Gli altri sindacati hanno motivato la loro accettazione dell'offerta dell'azienda con l'argomentazione che altrimenti i lavoratori non avrebbero ricevuto nulla, mancando per l'appunto un accordo prestabilito.

CASSAINTEGRAZIONE FIAT

Il gruppo Fiat ha annunciato ai sindacati quattro nuove settimane di cassa integrazione per i lavoratori di Fiat Auto, dal 19 agosto al 22 settembre, che provocheranno una diminuzione di produzione pari a 40 mila veicoli.
Nella prima settimana, staranno a casa 5.100 lavoratori degli stabilimenti di Cassino e Termini Imerese; nella seconda 21.700 dipendenti di Mirafiori, Rivalta Carrozzeria, Cassino, Melfi, Termini Imerese e Arese. Nella terza settimana il provvedimento riguarderà 740 lavoratori di Arese, e dal 16 al 22 settembre saranno in cassa integrazione 9.600 dipendenti di Mirafiori e Rivalta Carrozzeria, Cassino e Arese.

13 luglio 2002

SCIOPERI A MELFI, POMIGLIANO E TORINO

Linee deserte e cancelli chiusi alla Fiat. A Melfi è stato raggiunto l'obiettivo di tenere bloccate entrambe le linee per qualche ora, nonostante le intimidazioni e le pressioni di ogni genere esercitate dai capi. A Pomigliano, poi, la stessa azienda dà un'adesione alla mobilitazione del 75%.
Il "piano" di ristrutturazione della Fiat, in realtà, è solo una lunga lista di lavoratori che finirà in mobilità. A giorni il governo ci metterà la sua firma.
E intanto il ministro Antonio Marzano cerca di "rasserenare" il clima continuando a ripetere che la Fiat "rimarrà in Italia".
Ieri a protestare a palazzo Chigi sono andati i lavoratori dello Slai-Cobas dell'Alfa di Arese.
I lavoratori non sono rassicurati e non hanno nessuna intenzione di "archiviare" questa vicenda e partirsene per le ferie. Ieri, nonostante i 35 gradi all'ombra sono scesi in piazza a Torino. In diecimila hanno sfilato dalla porta 5 di Mirafiori alla palazzina del Lingotto, quartier generale della Fiat. La manifestazione che si è articolata in provincia di Torino con 4 ore di sciopero di tutti i lavoratori metalmeccanici (in Piemonte hanno scioperato per 2 ore) è stata trasformata dalla Cgil piemontese nello sciopero generale contro il ''patto per l'Italia''. Negli stabilimenti della Comau di Beinasco, Brugliasco e Borgaretto l'adesione è stata secondo la Fiom tra l'80 e il 90%.

FIAT DI ARESE: SCIOPERO

Oltre ottocento lavoratori dello stabilimento Alfa Romeo di Arese hanno partecipato, ieri mattina, alla manifestazione che ha bloccato per un'ora la Statale Varesina a Garbagnate Milanese. Una risposta forte, quella data dagli operai che hanno aderito in massa allo sciopero di quattro ore indetto dalla Fiom e che ha interessato anche le altre aziende del gruppo Fiat di Milano. Una protesta indetta contro l'ipotesi di chiusura dello stabilimento, ventilata dai vertici della casa automobilistica torinese.
Alla manifestazione di ieri erano presenti numerosi delegati sindacali delle altre aziende metalmeccaniche milanesi.
All'Unione Industriale si è svolto l'incontro tra i rappresentanti di Fiat-Gm Powertrain e i sindacalisti di Fim-Fiom-Uilm-Fismic, nell'ambito della procedura di licenziamento per 550 lavoratori aperta dall'azienda.

agosto

FIAT INTERINALE

Worknet, società di lavoro interinale del gruppo Fiat, chiude in crescita il primo semestre 2002. L'aumento dei volumi sullo stesso periodo 2001 è del 100%. I lavoratori utilizzati sono stati 25mila per 45mila missioni. A fine anno si prevede un fatturato di 200 mln di euro. Recente il cambio ai vertici di Worknet: Carlo Gatto è presidente, Andrea Casalgrandi ad, Walter Ghilardi resta direttore generale.

 

settembre

FIAT MIRAFIORI

E'ripreso ieri il lavoro allo stabilimento Fiat di Mirafiori, dopo un'interruzione di quaranta giorni, tra ferie e cassa intertgrazione. Ma siccome il fondo del tunnel non è ancora in vista, e la crisi dell'auto in Italia non si arresta, il 16 settembre inizierà un'altra settimana di riposo forzato, tutti in cassa integrazione per ridurre la produzione di vetture. La prima vittima già designata sarà Arese, la fabbrica che avrebbe dovuto sviluppare ricerca e produzione di vetture ecologiche di nuova generazione. Nei mesi scorsi si è vericata l'ennesima rottura che ha visto schierate da una parte Fiat, Fim, Uilm e Fismic e dall'altra la Fiom e che si è conclusa con la firma di un accordo separato, senza la Fiom, con cui vengono messi fuori tremila lavoratori. Un altro accordo separato è in vista per prepensionarne altri 550 alla Powertrain, la joint-venture tra la Fiat e la General Motors. In attesa di un vero piano industriale che non arriva, la Fiom ha proclamato uno sciopero generale dell'intero gruppo del Lingotto, le cui modalità saranno decise giovedì a Roma dal coordinamento nazionale dei delegati Fiat.

FIAT

Un altro attacco ai diritti dei lavoratori: la decisione presa dalla Fiat contribuisce a fare chiarezza sulle intenzioni padronali. La Fiat Auto, la Tnt e la Comau Service hanno respinto la richiesta della Fiom di effettuare un'ora di assemblea retribuita negli stabilimenti di carrozzeria, presse ed enti centrali di Mirafiori. Il tutto a pochi giorni dallo sciopero di tre ore che riguarderà i lavoratori torinesi del gruppo del Lingotto.
La giustificazione addotta dalla Fiat è che Fim e Uilm avrebbero "prenotato" con una lettera le ore di assemblea rimanenti per l'anno in corso per una data futura non meglio precisata. Questa situazione, mai verificatasi in passato, pone un problema di democrazia sindacale perchè da tempo si chiede da parte FIOM la verifica, tramite il voto dei lavoratori, delle decisioni prese dalle organizzazioni (quali? solo FIM e UILM o anche FIOM? Perchè, a ben guardare ce ne sono a iosa di occasioni in cui FIOM e CGIL si sono ben guardate dal fare verifiche). Per far questo occorre fare assemblee ma oggi questa opportunità viene negata.
Un gioco a rimpiattino vede protagonisti la Fiat e le due organizzazioni sindacali a essa attualmente meno ostili: Fim e Uilm. Posta in palio, i diritti dei lavoratori.
La Fiom ha annunciato una serie di iniziative per contrastare questa deriva. Si è di fronte a un vero e proprio "sequestro" di fatto delle ore di assemblea ancora inutilizzate. Lo sciopero di venerdì prossimo si arricchisce di ulteriori significati.

FIAT MIRAFIORI: 5 SABATI LAVORATIVI

L'asse creatosi negli ultimi mesi tra la Fiat e Fim-Uilm-Fismic ha trovato un'ulteriore conferma. La multinazionale del Lingotto, dopo aver incassato il via libera a licenziare 3.500 lavoratori, ha chiesto e ottenuto dai sindacati firmatari degli ultimi accordi separati la disponibilità a effettuare cinque sabati di straordinario a Mirafiori per i lavoratori di Powertrain, la joint-venture tra Fiat e Gm per la produzione di motori e cambi. Le Rsu di Fim-Uilm-Fismic della Powertrain hanno sottoscritto, in sostanza, la richiesta aziendale di comandare cinque sabati di straordinario a partire dal prossimo 14 settembre, e cinque turni di notte anticipati alla domenica sera, a partire dalla mezzanotte. Un atteggiamento che ha del clamoroso, se si pensa che è passata solo una settimana dalla messa in mobilità di 180 lavoratori. Così facendo, Powertrain comanda 150 lavoratori allo straordinario e rende evidente l'assoluta inadeguatezza delle intese separate già sottoscritte e la strategia assunta dal gruppo Fiat, che punta a ridurre i costi licenziando gli anziani e peggiorando le condizioni di lavoro di chi rimane negli stabilimenti con l'aumento dei turni, degli straordinari e delle flessibilità.

FIAT

Una "liquidazione" di quasi 20 milioni di euro, più di 37 miliardi di vecchie lire. Questo "il premio di risultato" che l'ex amministratore delegato Paolo Cantarella incasserà dalla Fiat per avere condotto a un passo dal fallimento la più grande industria italiana. Ai circa 3500 operai messi recentemente in mobilità, proprio a causa degli errori di Cantarella, non resta che "consolarsi" con una liquidazione di circa due milioni di lire per ogni anno di lavoro svolto, essendo questo lo stipendio medio di una tuta blu di quarto livello.
Ma i lavoratori della Fiat sono stufi di pagare per colpe non loro e sono pronti a scioperare in massa contro un piano industriale che non guarda al futuro, essendo unicamente basato su licenziamenti e dismissioni. La lotta parte oggi da Torino e a condurla è la Fiom Cgil, che non ha firmato - questa volta - gli accordi separati per la gestione degli esuberi.

CRISI AUTO, INVESTIMENTI E SALARI
(intervento di Carlo Pariani Flmu-Cub, Alfa Romeo Arese)

La crisi Fiat viene da lontano, i sintomi erano visibili già nel decennio scorso e sono da imputare ad errori strategici ed a una crisi di prodotto, specie sul marchio Fiat e Lancia. Invece di perseguire innovazione sul prodotto, affrontando le tematiche dell'inquinamento e quindi delle energie alternative sull'auto e presidiare i segmenti alti, la Fiat ha puntato tutto sull'abbattimento dei costi, affidando a terzi pezzi sempre maggiori del processo produttivo, spostando le produzioni nei paesi dove il lavoro costa poco. Il baricentro si è spostato e frammentato e con esso i saperi, i mestieri, le competenze.
[...] E' stata stravolta la struttura produttiva attraverso terziarizzazioni ed esternalizzazioni.
La Fiat, dopo aver preteso ed ottenuto il monopolio dell'auto in Italia, non è stata in grado di gestire e valorizzare né i marchi né le qualità dei dipendenti acquisiti. L'Alfa Romeo, è stata acquisita per eliminare un potenziale concorrente, è stata massacrata dal punto di vista occupazionale ed omologata alla Fiat provocandone il lento declino.
[...] Intanto il costo del personale (salari, oneri Tfr, ecc.) è sempre più basso.
Nel 2001 è stato di 8.169 milioni di lire e la sua incidenza sul fatturato è stata del 14,1% contro il 15,1% dell'anno precedente. Il costo delle materie prime e delle merci, nonostante l'inflazione è diminuito dello 0.2% pari a 116 milioni di lire, è passato cioè dal 54,1% sul fatturato nel 2000 al 53,9% nel 2001. Sono esplosi i costi dei servizi, + 1.3% pari a 754 milioni. Si è passato cioè dal 15,7% del 2000 al 17% nel 2001. Ciò significa in sostanza che tutte le terziarizzazioni fatte portano nei fatti a enormi sprechi pagati con i risparmi fatti sugli stipendi dei lavoratori. Ai quali si vogliono far pagare gli errori del gruppo dirigente: nell'insieme del settore auto si licenziano, tra diretti e indotto, circa 12.000 lavoratori. Per Fiat si tratta di 3.462 lavoratori di cui 2.442 Fiat Auto, 445 Gesco più Sepin, 550 Powertrain e 25 Acquisti. Di questi 253 sono ad Arese.
I licenziamenti non servono perché aggravano i problemi sociali sia per gli effetti immediati su quanti perdono il posto di lavoro sia su quanti avrebbero in futuro potuto averlo; è necessario mantenere e difendere l'occupazione esistente mettendo in campo tutte le iniziative atte a distribuire il lavoro. Non risolvono i problemi finanziari: l'incidenza del risparmio sul debito dovuto ai licenziamenti (64 milioni di lire contro 35.440 milioni di lire) è pari a 0.0018%, cioè un nulla. Non risolvono i problemi strategici: in assenza di un piano industriale credibile di ricerca, progettazione e produzione di nuovi modelli[...]. Per questo è necessario partire dal concetto che in Fiat non ci sono più esuberi per affrontare alla radice il problema industriale.
Nei momenti difficili, e questo per il settore auto lo è, occorre investire sul prodotto e sui nuovi modelli. [...] Per quanto riguarda le auto a basso impatto ambientale non è previsto lo sviluppo delle attuali vetture a metano e Gpl, delle vetture elettriche di seconda generazione, delle vetture ibride e delle vetture con motore a fuel-cell. [...] Arese è stata una miniera d'oro. Prima l'acquisto a prezzi stracciati, poi il finanziamento di 238 miliardi di lire per l'auto elettrica, poi i soldi del CRAA che è fallito, infine la vendita delle aree con un affare di circa 1000 miliardi di Lire. I modelli Alfa sono stati spostati in altri stabilimenti (la 166 prima a Rivalta poi a Mirafiori, lo spyder e coupè da Pininfarina) ed è stata sciolta la piattaforma Vamia.
Oggi ad Arese ci sono solo 2500 lavoratori (rispetto ai 15mila del 1987). [...]

ottobre

FIAT MIRAFIORI: SCIOPERO CONTRO LA RISTRUTTURAZIONE

Per i vecchi operai è la memoria dell'80, per i giovani è il suo spettro che si aggira nelle officine di Mirafiori. Quando si torna a parlare di mobilità lunga e soprattutto di cassa integrazione a zero ore - perché tutti i prepensionabili sono già stati prepensionati, tutti i contratti a termine sono terminati e gli interinali sono tornati nelle liste d'attesa delle agenzie di compravendita di forza lavoro - quel che scatta nella testa di ognuno non può che essere: licenziamenti. Se si esce di qui, hanno subito capito gli operai non si rientra più. E Mirafiori, insieme a Termini Imerese, Arese, e probabilmente Termoli, è un obiettivo centrale nel mirino del Lingotto. Nell'arco di pochi mesi, nello stabilimento simbolo dell'auto italiana, di cinque linee produttive ne resteranno solamente due. L'amministratore delegato dell'auto Giancarlo Boschetti ha detto che in Fiat c'è un surplus di capacità produttiva del 20-30%. Per la multinazionale torinese 7 mila lavoratori sono di troppo. Un'idea potrebbe essere la cassa integrazione a zero ore, con tanto di dichiarazione di stato di crisi e un anno di congelamento dei licenziamenti e delle chiusure di stabilimenti per buttare fumo negli occhi. Un'idea che gli operai del montaggio di Mirafiori hanno commentato con uno sciopero spontaneo, pressoché totale.

9 ottobre 2002

CRISI FIAT: ARESE E TERMINI IMERESE

Ad Arese la chiusura dell'Alfa, preparata da tempo, è già stata metabolizzata. "Non ci faremo chiudere", garantisce lo Slai Cobas, staremo incessantemente nelle piazze per rivendicare il lavoro e il rilancio dell'Alfa Romeo. Venerdì scorso lo sciopero proclamato a botta calda da Cobas e Flmu aveva fermato la fabbrica. E, qualche giorno prima, a scioperare era stata la Fiom. Sulla disponibilità a lottare degli alfisti non ci piove. Il problema è "per cosa" lottare. Tutti dicono che la fabbrica non va chiusa e richiamano la Fiat al dovere di rispettare i patti. Ma la Fiat ha usato i patti a modo suo: ha incassato i finanziamenti pubblici e ha diluito nel tempo la chiusura di Arese. Adesso la fabbrica è arrivata al capolinea e le crude cifre parlano da sole. In due anni sono state fatte 50 settimane di cassa integrazione, il taglio "strutturale" dei 700 addetti alle carrozzerie che assemblano 100 multiple al giorno è dato per certo e presto anche gli operai delle meccaniche resteranno senza lavoro. Così i 1.150 operai di Arese saranno tutti "esuberi strutturali", cioè senza ritorno. E allora la lotta degli alfisti può avere realisticamente solo un obiettivo: mantenere il posto di lavoro sotto un padrone diverso che non costruisce automobili. La Fiat taglia e chiude non per rilanciarsi ma per rendersi "vendibile" alla Gene ral Motors, una volta fatto il lavoro sporco. Il polo logistico che la multinazionale Aig Lincoln vuole costruire nell'area dismessa di Arese dovrebbe reimpiegare 545 lavoratori dell'Alfa ma Aig Lincoln e sindacati non si sono mai incontrati, nonostante la Fiat abbia già venduto anche i capannoni ancora in produzione. Sempre più disperata la protesta dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese, tremila lavoratori, fra dipendenti ed indotto, che rischiano il posto di lavoro per i tagli strutturali decisi dalla Fiat. A singhiozzo per l'intera giornata di ieri le tute blu hanno bloccato l'autostrada Palermo - Catania, e la linea ferroviaria Palermo - Messina. La Fiat di Termini Imerese cominciò la produzione nel 1970. Molti artigiani e braccianti lasciarono le loro occupazioni per il posto in fabbrica, ritenuto più "sicuro". A metà degli anni ottanta lo stabilimento aveva tre turni di lavoro e quasi 3200 dipendenti. Negli anni 90 iniziò la fase discendente con i primi operai in cassa integrazione e la diminuzione della produzione. Nell'ultimo periodo 220 contratti a termine non sono stati rinnovati e 320 operai sono finiti in mobilità.

10 OTTOBRE 2002

FIAT DI CASSINO

Con una disoccupazione del 15%, la notizia di 1200 operai in cassa integrazione da dicembre ha il valore di una botta in testa per Cassino. Qui un'azienda su due lavora per la Fiat e se negli anni il numero dei dipendenti diretti del gruppo torinese si è assottigliato - ora sono 4.500 - il totale delle persone che dipendono dalla sorte dello stabilimento si è allargato: 2.500 in fabbrica per le imprese che sono nate con la terziarizzazione della produzione dell'auto (cioè ex lavoratori Fiat), più di 14.000 sono addetti di piccole e medie aziende legate a filo doppio alla sorte della Stilo, l'ultimo modello Fiat che doveva rappresentare la salvezza di Cassino e che ora giace in gran numero nei piazzali attorno allo stabilimento. In totale fa più di 20.000 persone. L'annuncio della cassa integrazione è arriva in serata. Ma già dalla mattina "radio fabbrica" ha cominciato a suonare il tam-tam. I più stupiti erano gli iscritti e i delegati di Fim e Uilm che fino a pochi giorni fa accusavano di catastrofismo quelli della Fiom. Ma nemmeno questi ultimi credevano che la batosta arrivasse così presto e con queste dimensioni. A Cassino sono abituati da tempo alle ristrutturazioni. Questa è stata la fabbrica del fallimento del sogno tecnologico, delle linee di montaggio fatte di solo robot, senza il fastidio della presenza umana: peccato che le "Tipo" prodotte dall'automazione fossero dei catorci pieni di difetti, perchè la macchina non ha la duttilità umana. Così la Fiat ha fatto retromarcia, ha smantellato quasi tutto e rifatto gli impianti in chiave di flessibilità. La conseguenza è stata l'aumento dei ritmi del Tmc2 (20% di tempi tagliati), il via vai dei precari che venivano assunti e cacciati a seconda delle esigenze del mercato, l'esternalizzazione e la terziarizzazione del lavoro (operai venduti a ditte terze assieme alle loro mansioni). La Fiat - con l'appoggio di Fim e Uilm - aveva diffuso fiducia a piene mani. La fiducia nel nuovo modello che avrebbe salvato Cassino; anche a scapito degli altri stabilimenti. "I più colpiti saranno i lavoratori delle mansioni terziarizzate - prevede Antonio Cordelli del Sin.Cobas - quelli dei servizi interni, della logistica, che pagano così il cambio di "marchio" cui sono stati costretti". Tra i lavoratori inizialmente c'era una gran fame di notizie. Poi è subentrata la rabbia. Cosi verso le 21 si sono fermati quasi tutti, per uno sciopero, sottoscritto anche da Fim e Uilm.

SCIOPERO ALL'ALFA DI ARESE

Due ore di sciopero oggi all'Alfa di Arese, proclamate a botta calda da Slai Cobas e Flmu contro lo smantellamento della fabbrica e il licenziamento di migliaia di lavoratori nel gruppo Fiat. I sindacati di base chiedono che la famiglia Agnelli esca dalla Fiat e rinnovano le critiche a governi e sindacati confederali "che hanno sistematicamente avallato le scelte della Fiat". La Fiom sciopererà la prossima settimana dopo il rientro dalla cig di alcune centinaia di lavoratori.

FIAT: 8.100 LAVORATORI FUORI

Verso le 19, al termine dell'incontro tra la direzione Fiat e i sindacati - che avrebbe dovuto essere il primo e invece è stato l'ultimo, dopo quelli con il governo e con gli enti locali - la multinazionale dell'automobile ha distribuito le sue sei cartelline dattiloscritte con i numeri degli operai di cui intende liberarsi. Dopo i 3.500 lavoratori a cui è stata sfilata di forza la tuta blu tra luglio e settembre, con la complicità di Fim, Uilm e Fismic (ex Sida) che hanno condiviso i licenziamenti senza contropartite e senza prospettive industriali, altri 8.100 "esuberanti" saranno buttati fuori dalle fabbriche. Se si parte dagli occupati totali in Fiat Auto, 35 mila a luglio, ciò vuol dire che un terzo della forza lavoro sarà spazzata via. Questo numero impressionante, che supera le 11 mila unità, è solo il punto di partenza. L'effetto di questo colpo di mannaia sulle aziende Fiat terziarizzate e sull'indotto automobilistico italiano sarà epocale: i posti di lavoro bruciati saranno non meno di 50 mila (cinquantamila!) in tutta la penisola e in Sicilia. "Al fine di ridurre una parte significativa dei costi verrà avanzata la richiesta di stato di crisi - si legge sul comunicato aziendale - per la Fiat Auto e per alcuni stabilimenti di Comau e di Magneti Marelli" che "comporterà la collocazione in cassa integrazione straordinaria a zero ore per un anno, a partire dal mese di dicembre 2002, di circa 5.000 lavoratori di Fiat Auto e di 600 della componentistica. Altri 2.000 lavoratori circa saranno collocati in cassa integrazione guadagni straordinaria dal mese di luglio 2003 in relazione alla cessazione della produzione della Panda. Per altre società del gruppo, inoltre, si farà ricorso alla mobilità per i lavoratori che nel periodo potranno accedere al trattamento pensionistico. Tale provvedimento interesserà 300 addetti della componentistica e 200 delle società dei servizi e di Capogruppo, per un totale di 500 lavoratori, di cui 300 nell'area torinese". Totale: 8.100 lavoratori. 1.350 subito a Mirafiori e nell'area torinese e altri 2.000 a luglio. La scelta è evidente: si vogliono chiudere gli stabilimenti di Termini e Arese e si prepara lo svuotamento di Mirafiori, si fanno le grandi pulizie per consegnare le chiavi alla General Motors. I sindacati dei metalmeccanici annunciano che non faranno altri incontri con la Fiat, la prossima sede di discussione sarà governativa.

FIAT

Quanti saranno davvero i posti perduti alla Fiat non lo sapremo mai, comunque si risolva la crisi più grave della ultrasecolare multinazionale italiana dell'automobile. Figuriamoci se sapremo il numero dei licenziati in tutte le aziende terziarizzate dal Lingotto, o nell'indotto del settore, che rappresenta una delle reti industriali più ramificate e diffuse in Italia. Negli 8.100 licenziamenti (più o meno mascherati) non sono compresi i ragazzi e le ragazze che oggi lavorano negli stabilimenti degli Agnelli con un contratto a termine. Non sono decine ma centinaia, forse addirittura migliaia. Dalle migliaia di imprese grandi, medie, piccole e artigianali che lavorano per la Fiat arrivano i primi segnali preoccupanti. Le richieste di cassa integrazione si moltiplicano, là dove il sindacato non c'è si passa ai metodi più spicci e cioè ai licenziamenti. Nelle scorse settimane si sono verificati persino casi di aziende che dalla sera alla mattina hanno svuotato fabbriche e capannoni dalle macchine e al mattino gli operai hanno trovato il lucchetto ai cancelli. E cosa sta avvenendo negli stabilimenti automobilistici Fiat fuori dall'Italia, disseminati in quattro continenti? Informazioni di questo tipo sono merce preziosa, quasi inaccessibile. Si sa che in Argentina lo stabilimento Fiat di Cordova inaugurato meno di dieci anni fa è stato letteralmente prosciugato e migliaia di ex dipendenti si sono trasformati in disoccupati. In Brasile l'impegno della multinazionale torinese resta, ma l'occupazione è crollata da 24 mila a 8-9 mila dipendenti. Ridimensionamenti e licenziamenti ci sono stati in India, in Polonia, in Turchia dove la fabbrica di Bursa è sempre più utilizzata in sostituzione di quelle italiane per produrre modelli venduti nei mercati occidentali. Produrre a Bursa o a Tychy costa meno che a Mirafiori o a Termini imerese. Degli insediamenti più piccoli, in Nordafrica, in Cina, in Vietnam, in Equador, si sa poco o nulla. Conoscere la filiera globale dell'automobile italiana è sempre più difficile. Dunque, ai sindacati italiani non resta che fare i conti con i numeri, parzialissimi, forniti dalla direzione aziendale: 8.100 "esuberi", uomini e donne da espellere dal ciclo produttivo con gli strumenti della cassa integrazione straordinaria a zero ore e con la mobilità breve. Secondo la Fiom la Fiat un piano ce l'avrebbe e questo piano sarebbe già stato approvato dagli americani della General Motors. Un piano per vendere a Detroit quel che resterebbe delle fabbriche, dell'organico, del know-how, dopo la cura: oltre 11 mila lavoratori diretti messi fuori (compresi quelli di luglio e settembre), 50 mila posti di lavoro perduti in tutto il comparto auto. Alcuni, dal sindaco di Torino ai Ds, sognano la fusione di Fiat e Opel (Gm) con la costituzione di una società al 35% Fiat, al 35% Opel e al 30% delle banche.

15 ottobre 2002

LOTTA ALLA FIAT: SOLIDARIETA' DAGLI OPERAI FERRARI

Le Rsu Ferrari-Scaglietti & Maserati valutano la situazione di crisi del gruppo Fiat Auto estremamente grave e purtroppo di difficile soluzione. La politica industriale del settore è stata fortemente compromessa negli scorsi anni, non essendo state intraprese iniziative di sviluppo dell'auto sia dal punto di vista tecnologico che organizzativo [...]. Noi pensiamo che le responsabilità riguardino anche i governi spesso troppo accomodanti nei confronti della Fiat, un'azienda totalmente concentrata solo nella realizzazione del massimo profitto e poco propensa a guardare al futuro. [...]. E' per noi di fondamentale importanza migliorare la professionalità dei lavoratori, diminuire le gerarchie nelle fabbriche con una maggiore partecipazione reale ed effettiva delle maestranze, più qualificazioni nei salari ed incentivazione al lavoro e non l'autodistruttiva politica della Fiat. Sull'organizzazione del lavoro nelle situazioni precarie e di crisi vogliamo l'applicazione scientifica del metodo a partecipazione pubblica come successe con la Wolksvagen e con la Peugeot-Citroen, ricorrendo anche alla riduzione dell'orario di lavoro. [...] le Rsu Ferrari-Scaglietti & Maserari propongono alle segreterie nazionali Fiom , Fim e Uilm un'iniziativa nazionale di lotta del mondo metalmeccanico con alla base dei contenuti per il futuro dei lavoratori. [...]
Le Rsu Ferrari-Scaglietti & Maserati

LO SCIOPERO ALLA FIAT

A Torino i lavoratori hanno ricominciato a chiamare la loro azienda con l'aggettivo usato negli anni Cinquanta dai compagni della Fiom licenziati da Valletta su ordine dell'ambasciatrice americana Claire Boothe Luce: la feroce. Gli occhi dei funzionari e delegati della Fiom ieri erano lucidi, non riuscivano a nascondere la commozione. Ma sarà poi vero che in Fiat è tanto difficile scioperare di questi tempi? Proviamo a fare qualche esempio. Il primo riguarda l'op eraia X.Y. della carrozzeria di Mirafiori, verniciatura paraurti, in tasca la tessera Fiom-Cgil. Il giorno prima dello sciopero il capo la chiama e le dice, testualmente: "Lo sciopero è legittimo, è un diritto riconosciuto. Io però non voglio rompiscatole nella mia squadra. Decidi tu". Potrebbe essere una delle tante, tradizionali provocazioni prima dello sciopero, il solito ricatto del capetto addestrato a dovere dai superiori o magari più realista del re, dove il re nel microcosmo della fabbrica è il capo del personale. Questa volta è più grave, se si prende in considerazione un secondo fatto: qualche giorno fa, sempre a Mirafiori carrozzeria, una quindicina di operai sono stati spostati dalla linea di montaggio della Panda a quella della Marea e viceversa. Attenzione, la Marea è il modello che sarà deportato in Turchia e chi ci lavora dal 2 dicembre finirà in cassa integrazione a zero ore (ammesso e non concesso che il piano di dismissioni della Fiat non venga rimandato al mittente). Tutti invalidi e militanti della Fiom. Il terzo esempio riguarda la Val di Sangro (la Sevel, joint-venture Fiat-Peugeot-Citroen). Il capo del personale di questo stabilimento viene convocato a Torino dall'amministratore delegato della Fiat Auto Giancarlo Boschetti (che ha chiamato a raccolta i capi del personale di tutte le fabbriche italiane) e al suo ritorno fa il seguente discorsetto ai rappresentanti sindacali: nessuno stabilimento è al sicuro con questa crisi e alla fine della fiera si salveranno le fabbriche con il più basso tasso di conflittualità. "Capita l'antifona?", dice rivolto al rappresentante della Fiom. Finito lo sciopero della Cgil alla Fiat si lavora per preparare quello unitario dei metalmeccanici che dovrebbe tenersi entro il 10 novembre. Una data che, secondo il segretario della Fiom Giorgio Airaudo, dovrebbe essere anticipata a ottobre: "Se lo si fa a metà novembre si rischia di essere in ritardo e noi non possiamo lasciare da soli Termini, Arese e Mirafiori. Lo sciopero deve pesare sia sulla discussione del governo che sulle decisioni delle banche che hanno molti conti correnti anche dei lavoratori". Intanto anche il sottosegretario Miccichè fa sapere di stare con i lavoratori, soprattutto se siciliani. Ha un'idea originale in testa: le gabbie salariali per a bbassare il costo del lavoro a Termini Imerese.

25 ottobre 2002

FIAT

In 3000 hanno sfilato per le strade di Palermo contro la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese. Lavoratori con le loro famiglie, e in più gruppi di studenti, che hanno accompagnato la delegazione di sindacalisti fin sotto al palazzo d'Orleans, sede della Regione siciliana. Tra le richieste: il cambiamento del piano industriale del Lingotto, il mantenimento dell'attività industriale anche dopo il 1 dicembre (data fissata dall'azienda per l'inizio della cassa integrazione a zero ore per tutti i 1900 dipendenti).

MELFI: ACCORDO BOCCIATO

Nel referendum svoltosi ieri alla Lear di Melfi il 70% dei lavoratori ha respinto l'accordo con l'azienda firmato da Cisl e Uil, separatamente dalla Fiom-Cgil. L'accordo prevedeva la cig straordinaria a zero per 50 lavoratori per 12 mesi, lo spostamento di produzioni da Melfi al nord, la dequalificazione professionale, la chiusura dello stabilimento. Ora, chiede la Fiom, l'azienda accetti un confronto sindacale vero.

PROTESTA AD ARESE

Uno sciopero di due ore ha bloccato ieri il lavoro nello stabilimento di Aere. Gli operai sono usciti dalla fabbrica e hanno occupato per una mezz'ora la stazione di Garbagnate.

29 ottobre 2002

FIAT: SCIOPERO A TERMINI IMERESE

Con uno sciopero spontaneo di quattro ore e blocchi a singhiozzo gli operai Fiat hanno paralizzato autostrada e ferrovie. Dalle 7,20 quando hanno cominciato la mobilitazione, proseguita lungo l'autostrada Palermo-Catania, alla stazione ferroviaria di Fiumetorto. Gruppi di tute blu hanno alzato blocchi lungo la statale 113 nei pressi dello svincolo di Buonfornello e sull'autostrada che collega Palermo a Catania.
Confederali e metalmeccanici hanno quindi confermato lo sciopero generale nella provincia di Palermo proclamato per l'8 novembre e che coinvolgerà i lavoratori di fabbriche, uffici, negozi, aziende pubbliche, ferrovie e scuole, chiamati a sostenere gli operai della Fiat, 2.800 lavoratori fra diretti e indotto, che da quattro settimane si battono contro il piano industriale che per Termini prevede cassa integrazione a zero ore per 1.800 operai e la chiusura della fabbrica per un anno. L'8 novembre incroceranno le braccia anche i metalmeccanici, che sette giorni dopo torneranno in piazza per lo sciopero nazionale di categoria di Fiom, Fim e Uilm.
Mentre era in corso la riunione alla Camera del lavoro sono arrivate le dichiarazioni del vice-ministro all'economia Mario Baldassarri, secondo cui gli operai in esubero della Fiat potrebbero essere utilizzati per occupare i posti di infermieri negli ospedali. Baldassarri non sa né cosa fa un metalmeccanico, né cosa fa un infermiere!

 

(novembre mancante)

01 dicembre 2002

FIAT

Avevano promesso che avrebbero inasprito la protesta dopo i deludenti esiti degli incontri con l'azienda. E così sarà. Il consiglio di fabbrica degli operai della Fiat di Termini Imerese ha organizzato per lunedì pomeriggio una trasferta a Melfi, in Basilicata, dove si trova la fabbrica modello della Fiat, per bloccare la produzione. "La nostra intenzione - spiega il leader degli operai Mastrosimone - è assestare un duro colpo contro il piano industriale e opporci a un modello di flessibilità che giudichiamo eccessivamente spinta". 

ALFA ROMEO

Quelli dell'Alfa Romeo ieri hanno inaugurato la "strategia delle azioni simultanee". Il grosso degli aresini ha fatto i soliti due blocchi dell'autolaghi, uno al mattino e l'altro al pomeriggio, sempre sotto la pioggia. In contemporanea, a Milano, un agile drappello dell'Flmu inseguiva il ministro del welfare Maroni. L'hanno intercettato all'inaugurazione di un job caffè della Provincia e Carlo Pariani si è fatto sotto con due domande. Perché il governo non dice una parola che è una sull'Alfa di Arese? Perché i sindacati di base (Slai Cobas e Flmu), pur avendo un notevole seguito ad Arese, non sono invitati a tavoli delle trattative? Maroni non ha accettato il confronto e il gruppetto di alfisti, qualche ora più tardi, è ricomparso in via Gonzaga, alla sede del ministero del welfare. Questa volta, con vistosi nastri adesivi neri sulla bocca. "Perché la Fiat e Maroni ci vorrebbero muti", spiega Pariani. Il ministro ha di nuovo evitato l'incontro. Quel che aveva da dire l'ha detto "a titolo personale" ai cronisti. Nel piano del Lingotto mancano le risorse da destinare ai luoghi in cui la Fiat intende "disimpegnarsi" dalla produzione industriale. Il ministro non contesta il disimpegno (cioè le chiusure), si limita a sperare che la Fiat abbia più coraggio, inserisca nel piano "risorse per la resposanbilità sociale che possiede il larga misura".
"Una soluzione che salvaguardi tutti e divida il lavoro tra i vari gli stabilimenti», dice Parini, «questo è l'obiettivo su cui non si deve arretrare di un millimetro".  

FIAT DI MELFI SOTTO ASSEDIO

Alle 9 di mattina per la seconda volta la ronda siciliana arrivata da Termini Imerese che gira attorno all'enorme stabilimento melfitano pizzica un gruppetto di operai che cerca di entrare in azienda passando attraverso il fossato fangoso che circonda l'area industriale. Era già successo alle 8 meno 20 con altri sei operai e ancora prima nelle discussioni partite alle 5.45 di ieri mattina, cioè da quando cinquecento operai di Termini Imerese, insieme a Fiom, Slai Cobas e Failms di Melfi, hanno circondato il nodo industriale impedendo al turno delle 6.00 e poi ai camion e alle guardie giurate di entrare nello stabilimento. Per bloccare le attività di quello che si appresta a diventare il fulcro delle produzioni Fiat post dismissione sono partiti in 500, lunedì pomeriggio, dall'azienda siciliana. Non sono tutti: davanti a Termini Imerese sono rimasti la maggior parte dei colleghi e l'irriducibile comitato per la lotta delle donne per proseguire ad oltranza il presidio dell'azienda. Ma sono comunque un numero sufficiente per assediare non solo le entrate della Sata ma pure l'intero complesso industriale di san Nicola di Melfi, che comprende in tutto più di 15 aziende e impiega 15.000 dipendenti (dei quali 6.500 nella Sata).
La Fiat lucana è stata costruita nella più pura logica del just in time: le produzioni secondarie sono esterne all'azienda madre e vengono attivate secondo le necessità di quest'ultima, che è poi la proprietaria dell'intero gruppo. Il risultato, oltre a condizioni di lavoro precarie e poco garantite, sia per i dipendenti della casa madre che per quelli dell'indotto forzato, è una enorme cattedrale nel deserto di cui si fatica a comprendere l'estensione. Per bloccarla, però basta presidiare gli svincoli di tutte le strade di accesso e di tanto in tanto controllare che qualche collega poco solidale non abbia preso la via dei campi.
Queste giornate potrebbero essere per Melfi l'occasione di togliersi un po' di sfruttamento dalle spalle, per mettere in discussione le condizioni di lavoro, i salari così bassi, i turni con la doppia o la tripla battuta (due o tre settimane consecutive per turno), i sindacati che hanno accettato quelle condizioni, e invece per paura o per ignoranza la maggior parte di loro è rimasta a casa. A San Nicola il paese più vicino è lontano 15 chilometri e l'unica fonte di approvvigionamento diventa la provvidenziale cucina da campo messa in piedi dalla Fiom di Bologna.  

MIRAFIORI BLOCCA TORINO

  La migliore risposta alle parole del presidente della Gm, Rick Wagoner, secondo cui il piano presentato dalla Fiat è altamente positivo, è arrivata ieri sulla massicciata della stazione ferroviaria del Lingotto di Torino. Mentre oltre un migliaio di operai usciti dalle carrozzerie di Mirafiori stavano occupando i binari, bloccando il passaggio dei treni per tutta la mattinata, un rappresentante della tedesca IG-Metal ha voluto esprimere la solidarietà dei lavoratori Opel, presenti con una delegazione, ai colleghi della Fiat in sciopero. "La vostra lotta è giusta ed è la nostra lotta. In Germania vi sono 4 stabilimenti Opel che occupano oltre 37 mila persone: adesso la Gm dichiara che vuole ridurli a sole 20 mila unità. Non lo permetteremo, siamo con voi". Una dichiarazione accolta con un lungo e caloroso applauso dalle tute blu Fiat. Oltre al presidio presso la stazione Lingotto, cortei e blocchi alla circolazione sono avvenuti sulla tangenziale, in città e davanti alle sedi centrali delle banche S. Paolo e Crt, alla Rai e alla Prefettura.
Proprio su Mirafiori sembrano doversi abbattere i tagli più vistosi. Un dramma vissuto direttamente da donne come Rosa Carlino, Tina Murru e Caterina Gurzì, delegate Fiom, che da settimane guidano gli scioperi e le agitazioni sulle linee di produzione.
Mentre gli operai delle carrozzerie bloccavano la ferrovia, un altro migliaio di lavoratori fuoriuscivano dalle presse e dalle meccaniche per fermare il traffico sulla tangenziale, all'altezza dello svincolo Orbassano-Stupinigi. Il blocco è durato per circa un'ora in mattinata, e si è ripetuto nel pomeriggio quando hanno scioperato oltre tremila operai del secondo turno. Altri tre i blocchi stradali effettuati: il primo nei pressi dell'imbocco dell'autostrada Torino-Milano al fondo di corso Giulio Cesare, protagonisti un gruppo di lavoratori dell'Iveco; il secondo ha visto impegnati gli operai della Magneti Marelli di Venaria che hanno bloccato per alcune ore la direttissima per le Valli di Lanzo; gli scioperanti dell'indotto hanno presidiato infine una rotonda nei pressi del centro commerciale "Le Fornaci" di Beinasco.
Nel centro di Torino hanno avuto successo i presidi effettuati davanti alla Prefettura, circa trecento i lavoratori accorsi in piazza Castello, ed alla Rai di via Verdi, dove il traffico è stato bloccato. Alcune centinaia di operai hanno poi manifestato la propria rabbia davanti agli ingressi degli istituti di credito S.Paolo, in piazza San Carlo, e Crt, in via XX Settembre.

6 dicembre 2002

FIAT: NESSUN ACCORDO, ARRIVA LA CASSA INTEGRAZIONE

Per gli operai di Termini Imerese è stata la notte più lunga degli ultimi due mesi di lotta. Chi in ritorno da Melfi, chi davanti lo stabilimento della Fiat, chi a Roma, tutti hanno contato i minuti che li separano dall'incontro di oggi pomeriggio. Si ritroveranno davanti alla fabbrica, e insieme decideranno cosa fare, dopo l'incontro-bluff di Palazzo Chigi che ha svelato le carte e ha dimostrato che le distanze fra governo e Fiat non c'erano. Oggi a Termini Imerese lo scontro assumerà toni più duri. "La lotta va avanti, la posizione assunta dal governo e dall'azienda è inaccettabile - dice Mastrosimone, all'uscita di Palazzo Chigi - Parleremo con i lavoratori, vedremo cosa pensano Fim e Uilm. Credo che l'unica strada sia l'occupazione dello stabilimento". Nessuna mezza misura dunque, davanti c'è solo il piano fumoso della Fiat. E nulla più. Da lunedì la fabbrica di Termini Imerese sarà chiusa, con i 1.800 lavoratori in cassa integrazione straordinaria a zero ore. Con loro l'azienda manda a casa anche gli operai dell'indotto. Altre mille tute blu. Sono quelli della Lear Corporation, della Bienne Sud, dell'Automotive System, della Sist, della Imam. Nel suo piano la Fiat prevede un'apertura provvisoria tra il mese di gennaio e quello di marzo del 2003. Cinque settimane in tutto per consentire lo smaltimento dell'attuale produzione della Punto. La fabbrica, poi, riaprirà a settembre del 2003. Intanto manderà alcuni lavoratori in formazione. I cancelli saranno riaperti però solo per circa 900 operai, la manodopera necessaria a produrre 300 Punto restyling al giorno, con una capacità produttiva inferiore rispetto a quella attuale, che è di 540 auto. e Gli altri 900? Per la Fiat rientreranno solo a una condizione: che si firmi un accordo per esportare a Termini Imerese il modello Melfi: flessibilità salariale e riorganizzazione del lavoro per far aumentare la produttività, abbassando i costi.
Chi ha sofferto l'ansia dell'attesa sono state soprattutto le donne di Termini Imerese. Mogli, amiche e compagne degli operai, ieri hanno assediato l'ingresso di Palazzo Chigi, provando a sfondare il cordone di polizia, non appena sono giunte le prime notizie negative dal tavolo negoziale. In coro hanno urlato "buffoni, buffoni, vergogna, vergogna" verso il Palazzo dove il governo Berlusconi e gli uomini Fiat consegnavano il testamento di morte del gruppo automobilistico alla delegazione sindacale.
Per tutta la notte gli operai in ritorno da Melfi hanno discusso delle iniziative da assumere. Un viaggio lungo, ritmato dal rumore dei pullman e dalla voglia di continuare a lottare per difendere il posto di lavoro. Arriveranno a Termini Imerese in mattinata. Giusto il tempo di riposarsi, poi nel pomeriggio torneranno davanti alla fabbrica. "Bisogna organizzare il movimento - dicono - Dobbiamo continuare, non possiamo arrenderci, abbiamo perso una battaglia, ma non è ancora finita".  

MELFI VIGILATA DAGLI OPERAI DI TERMINI IMERESE

  Dopo che la decisione per la partenza sembrava già presa, un' assemblea itinerante durata quasi tutta la notte fra mercoledì e giovedì ha convinto la maggior parte degli assedianti a continuare il blocco degli impianti Fiat di san Nicola di Melfi fino all'inizio delle trattative conclusive di Roma, iniziate attorno alle 15.00 di ieri. "Siamo partiti per tre giorni e tre giorni dobbiamo stare. Bisogna dimostrare sia alla Fiat che ai nostri familiari di Termini Imerese che non siamo dei quaquaraqua e che abbiamo fatto fino in fondo quello per cui eravamo partiti", spiegavano ieri mattina gli irriducibili del "blocco del cavalcavia", cioè quello che fra i tre picchietti principali ha registrato la più alta presenza di manifestanti provenienti dalla Fiat siciliana. Anche dall'altro lato del mega stabilimento melfitano le ragioni della "linea dura" hanno avuto la meglio, soprattutto fra i rappresentati del Failms e dello Slai Cobas di Melfi che insieme a quelli di Pomigliano d'Arco, hanno contribuito fin dalla mattina a rimpinguare le schiere degli assedianti. Fra cambi e arrivi quasi inaspettati, come quello degli studenti delle scuole di Melfi e Vasto, l'ultima mattinata è servita soprattutto a salutare i lavoratori di Termini Imerese che in vari scaglioni sono tornati tutti alla base rinunciando anche a protestare davanti a palazzo Chigi: qualcuno di loro fremeva per andare a dar manforte ai 18 ragazzi licenziati che dalla sera di mercoledì sono sulla torre dello stabilimento di Termini insieme al parroco, padre Anfuso, per chiedere alla Fiat di essere riassunti.

7 dicembre 2002

FIAT: LA RISPOSTA ALLA CASSAINTEGRAZIONE

Sciopera la Ferrari La Fiom ha indetto otto ore di sciopero, lunedì, alla Ferrari di Maranello. Si stanno intanto studiando forme di boicottaggio a tutte le società, come le banche, la Toro assicurazioni, e tutte le società finanziarie in qualche modo legate alla Fiat. Presidio al Motor show Fim, Fiom e Uilm hanno indetto per lunedì uno sciopero di otto ore dei lavoratori del Gruppo Fiat e dell'indotto, con una manifestazione davanti al Motor show di Bologna. Dalle 13.30 i lavoratori delle fabbriche dell'Emilia-Romagna terranno iniziative di informazione e sensibilizzazione dei visitatori e degli operatori. Produzione bloccata a Pomigliano d'Arco Gli operai non sono usciti dalla fabbrica come nei giorni scorsi ma la produzione è stata comunque impedita dalle iniziative interne (assemblee, cortei, ecc) sorte spontaneamente dopo la rottura tra azienda e governo da un lato e sindacati dall'altro. Fim e Uilm si accodano alle iniziative di Fiom e SlaiCobas. Un ulteriore motivo di conflitto è venuto dallo sciopero di otto ore dei lavoratori della mensa interna alla fabbrica, che - con una esternalizzazione - sono ora dipendenti della ristorazione Pellegrini (l'ex presidente dell'Inter) e non più dipendenti Alfa-Fiat. La protesta era per il rinnovo del contratto di settore del commercio e turismo... e ha provocato l'immediata solidarietà di tutta la fabbrica, nonostante l'improvvisa privazione del previsto pasto caldo. Il tentativo di «bypassare» la protesta ricorrendo ai cestini già pronti nel magazzino della Pellegrini è miseramente fallito: blocco dei ristoratori e rifiuto della sostituzione da parte degli operai. E fabbrica tutta ferma. Cassino La macchina organizzativa ormai era oliata. E' bastato ascoltare i termini della rottura delle trattative tra governo, Fiat e sindacati per decidere in un attimo di bloccare nuovamente tutto, a Cassino. Lo sciopero è partito spontaneo già alle 20 dell'altra sera, mentre ancora il governo cercava di occupare tutti i telegiornali per garantire che "era stato fatto il massimo". Così, per la quarta volta in poche settimane i picchetti operai si sono impadroniti già nella notte delle strade e dei viottoli che portano allo stabilimento di Piedimonte San Germano. Ma nessuno stavolta, neppure i più ostinati tra i crumiri, ha provato ad avvicinarsi al perimetro della fabbrica. Vinta la scommessa tra le maestranze, i picchetti si sono rapidamente trasformati in blocchi stradali e ferroviari, con fuochi di copertoni e megafonaggi. Ancora una volta la circolazione sulla statale Casilina è diventata impossibile, così l'ingresso e l'uscita dal casello dell'autostrada del Sole. La stazione di Cassino è stata invasa dalle tute blu, che hanno impedito anche il passaggio dei treni. Anche nelle precedenti occasioni i lavoratori avevano occupato le stesse postazioni, ma si erano fermati dvanti allo scorrere di auto e camion sull'A1. Ieri mattina questo tabù è saltato una prima volta, per mezz'ora, tra le nove e trenta e le dieci. Saltato lo sbarramento di polizia e carabinieri le corsie sono state occupate dagli operai di Cassino e lunghe file di auto si sono formate su entrambi i lati della carreggiata. Fermato anche il secondo turno, gli operai si sono nuovamente riversati sull'A1 per restarci stavolta un'ora. Automobilisti nervosi e capannelli per spiegare le ragioni della portesta. Del resto, con 1204 lettere di cassa integrazione a zero ore che stanno già arrivando nelle case della zona, non c'è margine per esitazioni. Mirafiori Corteo da Mirafiori ai binari di Porta Nuova. Lunedì mattina tutti i lavoratori in CI si presenteranno alla porta 2 della fabbrica più falcidiata dall'accordo Fresco-Fini. Con loro ci saranno i lavoratori (per ora) risparmiati. Non mancheranno i "disobbedienti" che con le tute blu di Mirafiori hanno stabilito un vero rapporto, dal giorno dell'occupazione della Pinacoteca Gianni e Marella Agnelli. E' una giornata che comincia con una notizia che piega le gambe anche a chi per contratto è costretto a tenere alto lo spirito dei suoi rappresentati, operai e operaie, impiegati e impiegati. La notizia è che ai 1000 esuberi immediati di Mirafiori, ai 350 di Comau e Marelli e alle 360 procedure di mobilità breve, a Torino se ne aggiungono altri mille non previsti nel bidone confezionato dalla Fiat e dal governo Berlusconi. Ieri la Tnt, società olandese diventata proprietaria dei carrellisti e dei magazzinieri del Lingotto, ha annunciato la richiesta di cassa integrazione a zero ore per 665 dipendenti. Ma siccome non è possibile ottenere questo ammortizzatore sociale in presenza di lavoratori atipici, i 300 giovani interinali che lavorano alla Tnt saranno licenziati in tronco, senza alcun sostegno al reddito. I posti di lavoro diretti persi a Torino tra lunedì e il prossimo giugno sono più dei seimila previsti. A questi seimila se ne aggiungerà un numero triplo nell'indotto dell'auto. Tra le aziende che denunciano lo stato di crisi ce ne sono di piccole e piccolissime che risolvono il problema licenziando. Poi ci sono aziende medie e grandi che lavorano nell'auto per la Fiat, dalla Lear a Pininfarina. Lunedì ci sarà un nuovo sciopero ma non dovranno essere soltanto i dipendenti della Fiat a scioperare: i tre segretari di categoria chiedono a Cgil, Cisl e Uil di indire uno sciopero generale.

FIAT DI TERMINI IMERESE E INDOTTO

La lettera di cassa integrazione straordinaria sarà più o meno uguale a quella che gli operai di Termini Imerese hanno appeso all'albero di Natale allestito davanti alla fabbrica. Come per i lavoratori Fiat anche per i loro compagni dell'indotto si apre un periodo grigio, con pesanti incertezze per il futuro lavorativo. Oltre ai 1.800 operai di Fiat, Comau e Magneti Marelli, gli ammortizzatori sociali sono scattati e scatteranno anche per i terzializzati, in totale 300 lavoratori di aziende che fanno sempre parte del gruppo Fiat. Si tratta delle ditte Fenice (44 dipendenti), Ingest (11), Its (9), Gesco (9), Setin (13) e Arvil (220), che operano nello stabilimento di Termini Imerese. Millecinquecento sono invece gli operai dell'indotto che appenderanno la tuta al chiodo. Venti in totale le aziende coinvolte, la maggior parte dislocate nell'agglomerato industriale di Termini Imerese; altre hanno impianti e stabilimenti a Carini, Vicari, Lercara Friddi e Castelvetrano. In alcune di queste aziende già all'inizio dell'anno, in concomitanza con il calo produttivo dello stabilimento Fiat, sono scattati i primi provvedimenti, che fra mobilità e non riconferma di contratti a tempo determinato, hanno prodotto la fuoriuscita di circa 200 lavoratori. Gli ammortizzatori riguarderanno i 195 dipendenti della Lear Corporation (dove si producono sedili), gli 87 operai della Bienne Sud (verniciatura di parafanghi e paraurti, prodotti da un'altra ditta, la Automotive System di Carini, dove sono occupate 97 persone). Coinvolti nella crisi anche la Iposas di Vicari, dove lavorano 45 operai specializzati in cavi elettrici e impiantistica, e tre aziende che si occupano della produzione di pezzi di fiancata della Punto, la Universalpa (30 dipendenti), la Icm (27 lavoratori) e la Nuova Cmt (25 unità). Sempre a Termini Imerese operano la Cip Sud e la Valdostana Isolamenti, aziende specializzate nell'imbottitutra dei sedili, che impiegano 42 operai in totale. Ottanta sono invece i lavoratori della Cable Sud di Castelvetrano, azienda di impianti elettrici, mentre altre 60 persone lavorano alla Sist di Carini, dove si producono materie plastiche. La chiusura dello stabilimento Fiat coinvolge anche altre tre aziende che si occupano dei servizi di pulizia degli impianti, la PuliSud, la Pulitecnica e la Sicilnova, in totale circa 90 dipendenti. Cigs in arrivo pure per i 25 lavoratori della Compass, l'azienda che si occupa della mensa aziendale. La crisi si ripercuoterà anche sui dipendenti delle 48 concessionarie Fiat presenti in Sicilia, dove lavorano altre 150 persone circa.

15 dicembre 2002

PROTESTA A TERMINI IMERESE

"Questo magazzino è di Agnelli: prende i vostri soldi e chiude la Fiat". Con questa scritta più di 250 operai di Termini Imerese, si sono dati il cambio per l'intera giornata, per accogliere la gente che si presentava per lo shopping natalizio. Il "salotto" di Palermo, nella centrale via Ruggero Settimo, riproduzione in miniatura della più sofisticata e chic via Monteleone, è stato preso d'assalto dalle tute blu che hanno scelto la Rinascente per riprendere la lotta contro l'accordo fra la Fiat e il governo che ha chiuso la fabbrica mandandoli in cassa integrazione. Gli operai hanno raggiunto l'edificio di quattro piani dell'azienda controllata dall'Ifil, la cassaforte finanziaria della famiglia Agnelli, intorno alle 9. Si sono piazzati davanti alle entrate sbarrando l'ingresso ai clienti e costringendo i dipendenti a barricarsi dentro. "Questo è il segnale della ripresa delle nostre iniziative di lotta - dice Roberto Mastrosimone, delegato della Fiom nel consiglio di fabbrica - Dopo qualche momento di smarrimento ci siamo riorganizzati. Stiamo rimettendo in sesto l'informazione tra i lavoratori e organizzeremo unitariamente le proteste". Con le tute blu anche i figli e i nipoti degli operai, per testimoniare che la lotta coinvolge le famiglie di Termini Imerese. Alle urla di una donna che voleva a tutti i costi entrare nel negozio, ha risposto un operaio che è salito su una pedana e parlando al megafono si è rivolto a chi osservava con diffidenza: "Ci dispiace crearvi problemi, non vogliamo essere cattivi e non siamo incivili come dice Berlusconi. Oggi non comprate alla Rinascente, siate solidali con la nostra protesta". Fra mugugni e qualche parola di troppo, non sono mancate le testimonianze di solidarietà. "Io sto con loro - dice Teresa Salamone, con in braccio il figlioletto di un anno - E' incredibile quello che sta succedendo. Al governo si dovrebbero tutti vergognare". Marco Tarantino è uno studente di Giurisprudenza: "Fanno bene a protestare - osserva - se fossi al posto loro alzerei il livello dello scontro. Spero che gli elettori si ricorderanno di tutto ciò quando andranno a votare". Il blocco è proseguito per tutta la giornata, dentro la Rinascente solo i dipendenti. Dal magazzino fanno sapere che non si è incassato praticamente nulla. Perdite per centinaia di milioni di euro, il prezzo minimo che gli Agnelli hanno pagato nel giorno della ripresa della lotta operaia. "Ci dispiace per i lavoratori del magazzino e li possiamo capire - sottolinea Mastrosimone - Ma noi abbiamo la necessità di far sentire la nostra voce a chi continua a manovrare sulla nostra pelle". Alle 21, quando gli ultimi dipendenti rimasti abbassano le saracinesche, gli operai stanno tornando nelle loro case. MELFI Sciopero di otto ore, indetto dalla Fiom, alla Fiat di Melfi e nell'indotto. Il segretario Gianni Rinaldini ha chiesto all'azienda un incontro sulla imminente produzione della Lancia Y: "Porterà altri vincoli e sfruttamento dei lavoratori"

FIAT: SCIOPERO EUROPEO

Due ore di sciopero, domani, in tutti gli stabilimenti Fiat d'Europa e nelle fabbriche dell'indotto. La protesta è stata indetta dalla Federazione europea metalmeccanici (Fem) contro il piano industriale del Lingotto

 

17 dicembre 2002

FIAT: SCIOPERO EUROPEO

La mobilitazione dei lavoratori Fiat non si ferma: da Mirafiori a Pomigliano d'Arco, da Termini Imerese ad Arese. In più, sempre ieri, c'è stata il ''Fiat European Action Day'', la giornata dello sciopero europeo del Gruppo Fiat. Iniziativa, molto simbolica, che ha visto la partecipazione della Fem, la Federazione europea dei sindacati metalmeccanici. Reinhard Kuhlmann, segretario generale della Fem, è andato a parlare agli operai davanti ai cancelli di Mirafiori (Porta 2). Secondo Kuhlmann, la Fiat deve smettere di diversificare i suoi investimenti e deve puntare con maggiore impegno sul settore dell'auto.

A Torino, la fermata di due ore ha visto l'adesione del 70%. Dallo stabilimento è uscito un corteo di circa duemila lavoratori che ha assistito al comizio del segretario della Fem. Grande successo dello sciopero anche in Campania. Secondo la Fiom, l'astensione è stata pressocché totale alla Fiat Auto e alla Fiat Avio di Pomigliano d'Arco (Na) e del 95% alla Elasis sempre di Pomigliano, alla Fiat Avio di Acerra e alla Ergom e del 90% alla Lear di Caivano. In provincia di Avellino l'astensione è stata dell'80% alla Iveco di Grottaminarda, mentre alla Fma di Pratola Serra ha raggiunto solo il 20-25% per una decisione (definita "vergognosa" dalla Fiom) delle Rsu della Fim-Uim e Fismic di revocare lo sciopero all'ultimo momento. Interessata dalla protesta anche la Rinanscente di Napoli dove si è materializzato un presidio di lavoratori e di no-global (al quale ha partecipato anche Francesco Caruso). La manifestazione è durata poco più di un'ora e i manifestanti hanno bloccato l'ingresso della Rinascente rivolgendo a tutti i napoletani che stavano per entrare nei locali del grande magazzino l'invito "a non dare soldi agli Agnelli".

Tensione molto alta a Termini Imerese dove i lavoratori sono tornati a bloccare la stazione ferroviaria. Da oggi cambieranno tattica di lotta andando a visitare anche i paesi dell'entroterra.

In Europa la modalità di mobilitazione privilegiata è stata quella delle assemblee con presidi in fabbrica e, in alcuni casi, incontri stampa. In Spagna si sono svolte assemblee informative nei dieci stabilimenti Iveco, Teksid e Comau della Catalogna. Assemblee ci sono state anche alla New Holland Tractors di Anversa, in Belgio, all'Iveco e nelle aziende di componentistica dell'Austria, nella fabbrica francese dell'Iveco, e in Gran Bretagna, Germania e Portogallo. Nello stabilimento di Fiat Auto della Polonia si è svolta un'assemblea nel corso della quale i rappresentanti della Fem hanno preannunciato che si intensificheranno le iniziative di lotta se la vicenda italiana non troverà una soluzione.

GLI OPERAI DI POMIGLIANO DICONO NO AL POLO DEL LUSSO

 

Fim, Uilm e Fismic di Pratola Serra - a dispetto della mobilitazione europea, dei blocchi di Cassino, della protesta di Termini Imerese - hanno deciso di revocare l'adesione allo sciopero campano di 8 ore. Il pretesto, tirato fuori all'ultimo minuto, sarebbe un accordo con l'azienda che ha promesso lo stop retribuito alla vigilia di Natale e Capodanno. Così, per la Fiom di Avellino lasciata da sola, il 25% delle adesioni tra i lavoratori è una magra consolazione. Ma quando alle prime luci del mattino la notizia si diffonde tra gli operai di Pomigliano d'Arco intenti a preparare i picchetti per i crumiri del primo turno, il commento è unanime: "Venduti". Una guerra tra poveri, tanto più che i contratti sono a tempo determinato per alcune settimane. Uno smacco che all'Alfa Romeo, comunque, non raccolgono. Le difficoltà e il futuro dello stabilimento destano preoccupazioni: lo sciopero è unitario (anche se la Uilm non si è fatta viva). Le voci sulle proposte di creare un polo del lusso, dove produrre le Alfa insieme a modelli targati Maserati e Ferrari, a Pomigliano infatti, non piacciono e non convincono. Sarebbero prodotti di nicchia, non in grado di mantenere l'intera forza lavoro: 9.000 addetti. Agli operai che fanno capannello per discutere questi dati è tutto molto chiaro, ma il tempo stringe e bisogna andare alle entrate per non lasciare passare una mosca: "Così glielo facciamo vedere ai padroni cosa vogliamo dalla fabbrica - incalza Carlo - I meccanici tedeschi sono scesi in piazza e hanno ottenuto un aumento salariale del 4%. Noi qui, invece, sempre sul filo del rasoio, in lotta per il posto di lavoro".

Una lotta che almeno a Pomigliano, però, dà i suoi frutti: alle 8 lo stabilimento è deserto, il 90% degli addetti al primo turno non si sono presentati. A dare manforte sono arrivati anche i disobbedienti napoletani con Francesco Caruso che hanno presidiato le porte dell'Elasis, il centro ricerca. Perché se quello è l'anello debole - verso le 7, da un entrata laterale e arrugginita, sono sgattaiolate dentro una cinquantina di persone - i disobbedienti hanno fatto muro tenendosi per mano, e obbligando i crumiri almeno ad ascoltare che "lo sciopero serve a tutti per ottenere forza di contrattazione nella gestione della crisi". E serve anche ai ragazzi del corso di formazione regionale per manutentori aeronautici, che, istigati dal responsabile di turno, hanno tentato di entrare a ogni costo. Forse non sanno che la Fiat Avio sarà la prossima vittima della crisi? A ricordarglielo, in prima fila, gli operai che hanno bloccato la produzione (95% delle adesioni alla Avio), mentre i disobbedienti hanno chiarito che se crolla il Lingotto, dopo il corso si troveranno per strada. In un'unione di forze e intenti che sarà riconfermata nel pomeriggio, occupando la Rinascente.

Verso le cinque, i no global insieme alle tute blu hanno bloccato pacificamente le entrate del mega store di via Toledo stendendo fianco a fianco gli striscioni della disobbedienza sociale a quelli della Fiom Alfa Romeo. Dai megafoni sono stati spiegati i motivi dell'iniziativa: "Non comprate dagli Agnelli, perché se gli operai scioperando subiscono un danno, anche i padroni devono perdere i loro guadagni". Il popolo dello shopping natalizio, sebbene in un primo momento sia stato colto alla sprovvista, alla fine ha solidarizzato con i manifestanti. Come la signora Lina che, arrivata più che decisa nel comprare un regalo alla figlia, dopo quattro chiacchiere "tra operai", per una bella cinta si è rivolta alle bancarelle.

CASSINO

Sciopero in modalità doppia, ieri a Cassino, nello stabilimento di Piedimonte San Germano. Con il primo turno è partita l'astensione dal lavoro di 8 ore proclamato dal Sin-Cobas; sono stati fatti presidi davanti alla fabbrica, ma questa volta non sono state bloccate le strade. Per evitare i presidi qualche crumiro aveva preferito entrare in fabbrica durante la notte o addirittura - come alcuni "capi" - non uscirne a fine turno la sera prima. Cgil, Cisl e Uil hanno invece indetto due ore di sciopero per turno in concomitanza con la protesta in tutte le fabbriche in Europa.

TERMINI IMERESE

Per circa tre ore la linea ferroviaria Palermo-Messina à stata bloccata dagli operai dello stabilimento Fiat e dell'indotto che hanno manifestato nella stazione di Termini Imerese. I convogli sono stati bloccati a Fiumetorto, Cefalù e Trabia. Il traffico ferroviario è ripreso soltanto nel primo pomeriggio.

 

gennaio 2003

FIAT: FIM E UILM AVALLANO LE ESPULSIONI

In un documento dei tre sindacati metalmeccanici, tra l'altro, si chiedeva di affrontare la crisi Fiat con la cassa integrazione a rotazione e i contratti di solidarietà, e non con la cig a zero ore e la mobilità, e non con la chiusura di interi stabilimenti. Ora quell'unità è saltata e il documento unitario è stato stracciato, in quanto Fim e Uilm hanno deciso di firmare l'accordo con la Fiat per mettere fuori dalle fabbriche 500 lavoratori, come previsto dal piano rifiutato, con lo strumento della mobilità - leggi prepensionamenti. Ieri a Torino si sono firmati i primi protocolli separati alla Magneti Marelli. Lunedì altre centinaia di espulsioni saranno avallate da Fim e Uilm. La Uilm, che ieri ha riunito il suo coordinamento nazionale Fiat, lo dice a chiare lettere: bisogna firmare gli accordi con l'azienda, anche se altro non sono che la gestione del piano che la stessa Uilm aveva rifiutato. La Fim si nasconde dietro la volontà dei delegati nelle singole realtà produttive, ai quali però l'organizzazione chiede di firmare e i delegati firmano. Dal coordinamento nazionale Fiom del gruppo Fiat, invece, è uscita una decisione opposta, e cioè la conferma delle posizioni unitarie che rifiutano il piano Fiat-governo, in particolare la cassa integrazione a zero ore e la mobilità, lunga o breve che sia.
Il coordinamento Fiom ha deciso di presentare la sua posizione in tutte le sedi, dal ministero del welfare agli stabilimenti interessati, in cui sarà avanzata la richiesta di applicazione del piano: cassa integrazione a rotazione, nessuna chiusura degli stabilimenti, contratti di solidarietà. Per sostenere questa battaglia i metalmeccanici della Cgil hanno indetto 8 ore di sciopero in tutto il gruppo Fiat. Saranno scioperi molto articolati, in più giorni, per ottenere il massimo risultato con il minor sforzo possibile da parte dei lavoratori, il cui salario è già falcidiato dall'inflazione e dal ritardo nel rinnovo del contratto. Colpire soprattutto là dove fa più male, e cioè dove si fabbricano i modelli che tirano o su cui si punta, dalla Punto, alla Multiwagon della Stilo, ai veicoli commerciali. L'obiettivo è la riapertura del negoziato con l'azienda, in un momento in cui sindacato e lavoratori sono completamente esclusi dalle manovre e dalle battaglie tra aspiranti liquidatori dell'automobile. Chiunque vinca, deve sapere che dovrà fare i conti non solo con gli americani della Gm e con le banche creditrici, ma anche con i lavoratori.

ALFA ROMEO DI ARESE: SCIOPERO UNITARIO

All'Alfa Romeo di Arese la lotta contro il piano Fiat, più precisamente contro l'accordo di programma tra la multinazionale torinese e il governo Berlusconi siglato il 5 dicembre a Roma con l'opposizione dei sindacati, riprenderà mercoledì con il blocco di tutte le portinerie (call center compreso). Le Rsu stanno avvisando telefonicamente i mille cassintegrati perché si presentino a dar man forte ai lavoratori che quel giorno sciopereranno. Uno sciopero unitario di confederali e sindacati di base, come unitaria è l'assemblea generale convocata per lunedì. Lì si vedrà se la spaccatura a livello nazionale tra la Fiom da una parte e la Fim e la Uilm dall'altra sulla gestione della mobilità avrà ripercussioni anche ad Arese. Le voci su cordate e contropiani per "salvare" la Fiat lasciano tiepidi gli aresini.

FIAT AVIO: SCIOPERO

Fiat Avio, uno dei gioielli di famiglia del Lingotto, entra in crisi. Nella giornata di ieri, infatti, i lavoratori che costruiscono per Agnelli componenti di aeroplani ed elicotteri hanno scioperato un'ora prima di ogni inizio turno, raccogliendo le forze necessarie anche per organizzare un corteo all'interno dello stabilimento di via Nizza. Alta, oltre al 90%, l'adesione allo sciopero. La protesta è stata decisa al termine dell'assemblea con i lavoratori promossa unitariamente da Fim, Fiom e Uilm contro l'indisponibilità dell'azienda a mettere in cassa integrazione a rotazione i lavoratori durante il periodo di trasferimento delle linee da Torino a Rivalta. Una soluzione, quest'ultima, decisa da tempo in ossequio alle trasformazioni urbanistiche che il capoluogo piemontese subirà in questi anni per poter ospitare le Olimpiadi invernali del 2006. Nell'area in questione vedrà la luce un nuovo palaghiaccio. Fiat Avio a Torino conta quasi 2.000 addetti, che adesso vedono messo a rischio il proprio futuro occupazionale. L'azienda ha annunciato ai sindacati un calo del 27% della produzione nel 2003, cercando di fornire delle rassicurazioni sulle prospettive del gruppo. Non è credibile però che, dopo aver fatto numerosi sabati di straordinario, dalla Fiom né condivisi né sottoscritti, ora Fiat Avio rifiuti di gestire il calo dei volumi produttivi con strumenti ordinari. Il rischio è che diventi consuetudine utilizzare meccanismi che prevedono, alla fine del percorso, solo la mobilità.
Il rifiuto ad attuare la rotazione dei lavoratori nasconde problemi ben più gravi. La deduzione più logica è che anche all'Avio si preparano licenziamenti. Bene hanno fatto i lavoratori a rispondere subito con lo sciopero e i cortei interni.

FIAT

E'stato siglato l'accordo tra Fiat Auto e sindacati che prevede il passaggio temporaneo alla Pininfarina di 150 lavoratori delle Carrozzerie di Mirafiori, attualmente in cassa integrazione straordinaria, mediante l'istituto del comando-distacco. Il periodo va dal 15 gennaio sino al 31 luglio, con possibile proroga fino al 3 ottobre. Il personale interessato sarà individuato con i criteri della volontarietà in base alle esigenze tecnico-organizzative della Pininfarina.

FIAT AVIO: SIGLATA L'INTESA

E'stato siglato ieri l'accordo tra Fiat Avio e sindacati metalmeccanici per il trasferimento degli impianti e dei lavoratori da Torino (via Nizza) a Rivalta. L'intesa, che è stata firmata anche dalla Fiom, prevede il ricorso a un anno di cassa integrazione straordinaria per riorganizzazione che sarà in media di due mesi per ogni lavoratore (e non più di quattro), con meccanismi di rotazione. Ci saranno 25.000 ore di formazione. L'azienda ha assicurato i sindacati che le prospettive sono buone dal 2005, ma il calo produttivo fra il 25 e il 30% previsto nella fase precedente sarà gestito con strumenti ordinari.

MAGNETI MARELLI

Accordi per salvare il lavoro sì, come i due su descritti, ma la Fiom-Cgil ribadisce la sua indisponibilità a siglare accordi sulla mobilità per i lavoratori del gruppo Fiat e conferma l'intenzione di effettuare otto ore di sciopero per la Fiat e per l'indotto entro il mese di gennaio. Dopo il no all'accordo per la mobilità alla Magneti Marelli quindi si profila una nuova intesa separata anche per la riunione prevista per lunedì al ministero del welfare su altre aziende del gruppo. "La Fiom - dice una nota diffusa dopo il coordinamento di ieri - considera grave e sbagliata la decisione assunta dalle altre organizzazioni sindacali di firmare la mobilità per 400 lavoratori che rappresenta soltanto la prima tranche di una mobilità prevista nel piano per circa 3.000 lavoratori, con le prevedibili analoghe conseguenze sull'indotto. E' necessario sviluppare le iniziative di lotta più efficaci finalizzate ad incidere sui modelli e sull'attività produttiva della Fiat".

FIAT: FIOM SCIOPERA GLI ALTRI SI ADEGUANO AL PIANO DI DISMISSIONE

Come da copione. Fim, Uilm e Fismic hanno firmato ieri un accordo separato con la Fiat al ministero del welfare, per mandare a casa un centinaio di dipendenti di aziende di servizio che lavorano per il Lingotto. Dall'altra parte, la Fiom ha ribadito il suo rifiuto a cogestire con l'azienda un accordo che solo un mese fa era stato respinto da tutti i sindacati dei metalmeccanici. A sostegno della sua posizione, la Fiom ha chiamato i lavoratori del gruppo a effettuare otto ore di sciopero, in modo articolato, per produrre il massimo dei danni con il minimo costo per chi da mesi vede il suo stipendio decurtato dalle trattenute per scioperi (oltre che dall'inflazione reale e dal mancato rinnovo del contratto nazionale).
L'unità confederale non gode di miglior salute a livello centrale, se si pensa che sempre ieri è stato proclamato uno sciopero generale dell'industria e dell'artigianato dalla sola Cgil. Le 101 espulsioni varate ieri a Roma fanno parte di un pacchetto di 500 esuberi, per liberarsi dei quali il piano Fiat-governo prevede l'utilizzo della mobilità breve. Per altri 7.600 è stato invece utilizzato un diverso ammortizzatore sociale: la cassa integrazione straordinaria a zero ore. Altri gruppi di operai sono stati mandati a casa la scorsa settimana alla Magneti Marelli, sempre con accordi separati siglati da Fim, Uilm e Fismic, ma, in questo caso, le organizzazioni firmatarie si nascondono dietro l'orientamento positivo delle Rsu. I 101 di ieri, invece, non essendo sindacalmente organizzati in Rsu, sono stati liquidati direttamente dai sindacati dei metalmeccanici, Fiom esclusa.

FIAT DI TERMINI IMERESE

I dirigenti locali della Fiat, che ieri dopo tre mesi hanno incontrato i delegati di fabbrica nella sede degli industriali di Palermo, hanno sconfessato punto per punto tutto ciò che era stato detto in occasione del vertice alla Regione fra Alessandro Barberis, amministratore delegato di Fiat auto, il governatore Totò Cuffaro e il vice ministro Gianfranco Miccichè. L'azienda ha smentito sia l'aumento produttivo, pari a 150 vetture in più, quando lo stabilimento tornerà a funzionare a regime, sia le 200 mobilità in meno rispetto alle 400 che dovrebbe coinvolgere le tute blu di Termini Imerese. Impegni garantiti da Cuffaro e Miccichè, ma che l'azienda ha attribuito a pure fantasie giornalistiche. In attesa della proclamazione dello sciopero generale dell'industria da parte di Cgil, Cisl e Uil siciliane, l'unica certezza è lo sciopero di sei ore, già proclamato dal Consiglio di fabbrica. Gli operai incroceranno le braccia fra il 10 e il 16 febbraio, vale a dire nella prima delle cinque settimane di apertura momentanea, che ieri l'azienda ha calendarizzato ufficialmente.
I primi a rientrare allo stabilimento Fiat di Termini Imerese non saranno i dipendenti dell'azienda, ma le tute blu di Comau e Fenice, due aziende terzializzate del gruppo. Le maestranze eseguiranno lavori di manutenzione negli impianti in vista della ripresa produttiva. Per questi operai, la fabbrica riaprirà i cancelli il 27 gennaio. Con loro torneranno al lavoro anche alcuni impiegati che raggiungeranno una decina di colleghi rientrati già da qualche giorno. Sarà formato da 150 unità, invece, il primo gruppo di dipendenti Fiat, fra operai e impiegati, che rimetterà piede in fabbrica il 3 febbraio. Altri 50 varcheranno i cancelli nei giorni seguenti per preparare le strutture e gli impianti alla produzione che riprenderà, per due settimane consecutive, dal 10 fino al 23 febbraio. A conclusione di questo periodo, lo stabilimento chiuderà nuovamente per 21 giorni.

FIAT: SCIOPERI AD ARESE

Lo Slai Cobas, che ad Arese pesa tanto come la Fiom e forse un po' di più, non ha avuto problemi di primogeniture e ha scioperato. Non hanno scioperato Fim e Uilm, e questa è una conseguenza dell'accordo separato a livello nazionale sulla gestione della mobilità. E non ha scioperato neppure l'Flmu. Forse la ragione vera della scelta dell'Flmu è quella di non volersi "aggiungere" agli scioperi degli altri (la tradizione è quella della Fim di Piergiorgio Tiboni e la storia non è acqua). Divisi nello sciopero in fabbrica, uniti però nelle stesse ore a manifestare (almeno per quanto riguarda i cassintegrati) sotto il Pirellone e a bloccare, per un'oretta, i binari della stazione centrale. "Ci dispiace per i viaggiatori", ha spiegato al megafono Renzo Canavesi dello Slai Cobas, "iniziative come queste sono dure e forse impopolari. Ma dopo molte promesse siamo stati dimenticati. Questo ci obbliga ad inasprire la nostra protesta".

23 gennaio 2003

FIAT: A MIRAFIORI SI SCIOPERA

A Mirafiori si torna a respirare aria di sciopero. Circa il 50% degli addetti alla produzione negli stabilimenti di Fiat Auto e della Powertrain ha aderito alla mobilitazione per protestare contro il piano di dismissioni delle attività produttive imposto dall'azienda. Uno sciopero di due ore, parte del pacchetto di otto ore indetto a livello nazionale dalla Fiom, che si è articolato sia sul primo turno, dalle 9 alle 11, sia sul secondo, dalle 16 alle 18. Sono stati organizzati cortei interni che hanno bloccato le produzioni. I risultati più efficaci, in tal senso, si sono ottenuti alla Powertrain dove si sono impegnati anche gli operai, circa 300, addetti alla produzione del motore Torque, che dal prossimo 10 febbraio finiranno in cassa integrazione senza rotazione. Lo sciopero è servito a riproporre la drammaticità di una situazione occupazionale destinata a peggiorare, mentre l'attenzione dei mass media in questi giorni si è concentrata solo sui problemi societari e finanziari. Le prossime due ore di sciopero articolato sono previste domani o, al più tardi, lunedì prossimo.

28 gennaio 2003

FIAT DI TERMINI

A Termini Imerese la Fiat riapre dopo 48 giorni di chiusura. All'8 dicembre, ultimo giorno di lavoro, gli operai avevano alle spalle quasi due mesi di sciopero. Ben 1.620operai in Cassa Integrazione che per rientrare nello stabilimento devono però aspettare ancora una settimana. Ieri è stato il turno dei compagni di Comau e Fenice, che si sono occupati dei robot, delle linee di montaggio e del sistema di energia elettrica. Per gli operai Fiat i cancelli si riapriranno il 3 febbraio: l'ingresso è previsto per 150 unità, altri 50 rientreranno nei giorni successivi. Da Torino, dove si trovano per le trattative legate a un'azienda dell'indotto, la Bienne Sud, le Rsu non nascondono tuttavia preoccupazione per il futuro. Neppure il primo giorno di lavoro è stato dei migliori. Venticinque di loro dovranno partire per Termoli, dove lo stabilimento della Fiat ha subito danni a causa del maltempo. Davanti a Palazzo d'Orleans, sede della presidenza della Regione, continua però la protesta. Da oltre due mesi gli operai si alternano nella tendopoli sistemata fra due alberi nella villa davanti al palazzo. Il vento fa sventolare le tute blu appese a un filo per ricordare che la vertenza è tutt'altro che chiusa. I lavoratori attendono, fra l'altro, i contributi promessi da Regione e Comune di Palermo, che non sono mai arrivati. Circa 500 euro per ogni lavoratore, soldi rimasti incagliati fra le maglie della burocrazia. In base all'accordo di programma siglato da Fiat e governo, lo stabilimento tornerà a produrre, a intermittenza, per 5 settimane: le prime due dal 10 al 23 febbraio. Dopo questo periodo la fabbrica chiuderà per altri 21 giorni. Riaprirà il 17 marzo, per altre tre settimane, fino al 6 aprile. Dal 7 aprile lo stabilimento chiuderà nuovamente fino a settembre, quando è prevista la riapertura definitiva, ma su una linea e un turno, rispetto agli attuali due turni di lavoro. Il che fa capire che non ci sarà lavoro per tutti.

TORINO: L’INDOTTO AUTO IN CRISI

Da giovedì scorso la TLT di Leinì - indotto auto - è presidiata dai lavoratori contro la chiusura dello stabilimento. Ditta fornitrice della Magneti Marelli, la TLT si aggiunge alla lista delle aziende che da un anno a questa parte chiudono coinvolte dalla crisi della Fiat auto. La TLT occupa circa 60 dipendenti e produce tubi per il silenziamento. La fabbrica è stata occupata al termine dell'incontro avvenuto alla Regione, quando la proprietà ha confermato il licenziamento di 45 dipendenti a partire dal 31 gennaio e di andare progressivamente alla messa in liquidazione dell'attività. Durante l'ultimo anno la TLT ha subito due variazioni degli assetti societari. Dopo che per anni la proprietà era stata del gruppo Imam e del Tubificio Temi, a marzo 2002 hanno venduto al gruppo Sotea, la cui gestione, però, è durata solo alcuni mesi: a partire dal settembre scorso subentra una nuova proprietà. Nelle ultime settimane la Marelli ha commissionato alla TLT la campionatura per l'avvio di nuovi prodotti legati al restyling della Punto e alla nuova Lancia Y. Un fatto che rende evidente la possibilità dell'azienda di continuare l'attività produttiva, sempre che esista ancora una volontà della proprietà in tal senso. Domani mattina davanti allo stabilimento si terrà una manifestazione pubblica di sostegno agli operai in assemblea permanente. Non si arrestano le chiusure delle piccole e medie aziende dell'ndotto Fiat. Sono oltre una decina le fabbriche che, nell'ultimo anno, hanno chiuso o rischiato la chiusura. In queste ore anche la Sat di Beinasco, azienda di stampaggio del gruppo Stola e frutto della terziarizzazione Fiat, è stata messa in liquidazione: altri 200 lavoratori rischiano.

INTESA FIAT-PSA

Due nuove gamme di veicoli commerciali leggeri saranno commercializzati, a partire dal 2006, nell'ambito della collaborazione tra la Fiat Auto e il gruppo Psa che nel febbraio dello scorso anno è stata prorogata fino al 2017. L'intesa risale al 1978, anno dal quale sono stati prodotti 2,5 milioni di Ducato, Boxer e Jumper nello stabilimento di Val di Sangro e circa 600 mila veicoli - tra Scudo, Expert e Jumpy - a Valenciennes. Nell'ambito della nuova fase di collaborazione i due gruppi hanno deciso di investire circa 1,7 miliardi di euro, dei quali più di un miliardo sarà destinato all'impianto italiano, dove la produzione annua sarà di 260 mila unità. La fabbrica di Valenciennes, invece, produrrà 130 mila unità l'anno. L'accordo per Sevel - Società europea veicoli leggeri - ha una parità finanziaria tra i due gruppi, con quote paritetiche per Fiat e Psa; e una parità a livello decisionale, nel senso che ogni società ha un consiglio di amministrazione paritario; i francesi gestiscono Sevelnord di Valenciennes e gli italiani gestiscono la fabbrica di Sevel in Val di Sangro, che presto potrebbe essere toccata dalla protesta degli operai Fiat contro i licenziamenti. Nella fabbrica di Val di Sangro, la capacità produttiva è stata portata dai 350 veicoli al giorno del 1981 al 940 del 2001. Nel 2006, l'obiettivo di Fiat e Psa è di portare la produzione a 1000 unità al giorno.

FIAT DI ARESE

Iniziato ieri all'alba va avanti fino a questa sera il blocco dell'area dismessa dell'Alfa di Arese (il Craa). Lo fanno i cassintegrati con la collaborazione degli alfisti rimasti in produzione che scioperano a turno per un'ora e mezza. Uno degli obiettivi del blocco è stato raggiunto in corso d'opera: l'11 febbraio le Rsu incontreranno finalmente al Pirellone Aig/Lincoln ed Estate sei (che fa capo a Hopa di Emilio Gnutti), proprietari dell'area ex Fiat. Altro obiettivo: diritti sindacali e contrattuali per chi lavora nelle poche imprese del Craa. Due - ammette la Regione - si sono installate in modo clandestino.

12 febbraio 2003

MELFI: LICENZIATO DELEGATO

La Fiom di Melfi proporrà all'assemblea dei delegati - in programma il 14 febbraio a Bologna - un'ora di sciopero nel gruppo Fiat e una manifestazione davanti lo stabilimento potentino, il 15 marzo, in difesa dei diritti e delle libertà nei luoghi di lavoro e contro il licenziamento di Tonino Innocenti, delegato Fiom a Melfi. Un grave attacco alla libertà e alla dignità di tutti i lavoratori.

13 febbraio 2003

ARESE

Lavoratori e cassintegrati dell'Alfa di Arese ieri sono tornati a farsi vivi nel solito posto, l'autostrada dei laghi bloccando il traffico per circa un'ora. Prima di spostarsi sull'autolaghi, in un'assemblea di fronte alla portineria centrale sindacalisti e delegati hanno fatto il punto sull'incontro dell'altro ieri in Regione con Aig Lincoln ed Estate sei, proprietarie dell'area Alfa, sia della parte dismessa che di quella produttiva. Il contratto d'affitto per i capannoni e gli immobili ancora usati dalla Fiat scade nel 2005. Il Lingotto ha comunicato che non intende rinnovarlo salvo che per il "fabbricato 10", quello del "centro stile". Significa che da Arese al massimo usciranno disegni, non automobili e neppure motori (l'unica cosa che da dicembre produce lo storico stabilimento del biscione). Sindacati e Rsu sono contrari alla modifica e ieri l'hanno ribadito ai Comuni della zona che dovrebbero approvarla.

27 febbraio 2003

FIAT: A TERMINI IMERESE DI NUOVO SCIOPERO

Riparte la protesta nello stabilimento Fiat di Termini Imerese che appena lunedì scorso ha riaperto i cancelli. Mercoledì prossimo i lavoratori dell'azienda e di tutto l'indotto sciopereranno per due ore. La fermata dell'impianto sarà dedicata non solo alla protesta contro il piano industriale torinese, ma anche alla solidarietà con il movimento pacifista. Durante la fermata degli impianti, infatti, i lavoratori organizzeranno davanti ai cancelli dell'azienda una funzione religiosa celebrata dal parroco della città, don Anfuso, dedicata proprio al tema della pace. La proposta è stata approvata dall'assemblea del turno B di ieri mattina e in questi giorni farà il giro degli stabilimenti dell'indotto. Ieri pomeriggio l'ha approvata il turno A della Fiat e l'azienda Bn, ottanta dipendenti addetti alla verniciatura dei parafanghi delle automobili Punto prodotte a pochi metri di distanza. Oggi sarà la volta della Lear, l'azienda più grande dell'indotto con 200 dipendenti, e della Imam, 40 dipendenti.

28 febbraio 2003

FIOM: ART. 28 PER LA FIAT

Un ricorso contro la Fiat davanti al giudice del lavoro per impugnare la cassa integrazione avviata dall'azienda a dicembre, in base alle norme che regolano la cig straordinaria. La Fiom denuncerà la Fiat per comportamento antisindacale - violazione dell'articolo 28 dello Statuto - in quanto l'azienda non ha comunicato i criteri con i quali sono stati scelti i lavoratori da mettere in cig e quindi il provvedimento è da considerarsi illegittimo. Se le sospensioni del lavoro risulteranno illegittime e il tribunale darà ragione al sindacato l'azienda dovrà ripartire da capo. La Fiom chiederà che ai singoli lavoratori sia risarcita una somma pari alla differenza tra la retribuzione normale e quanto ricevuto nel periodo di cigs.

FIAT DI CASSINO

Mentre i vertici del Lingotto si rinnovano e i giochi di successione si completano, è nelle fabbriche che si decide il destino del regno Fiat Auto, dove vengono a galla tutte le menzogne del piano finanziario. Così, nello stabilimento di Cassino si delinea la condanna al progressivo declino dell'industria automobilistica italiana, con il beneplacito di Fim, Uilm e Fismic. La società mercoledì ha incontrato le organizzazioni dei lavoratori nella sede degli industriali di Frosinone per discutere le ipotesi di rientro nello stabilimento delle 1204 tute blu in cassa integrazione straordinaria dal 9 dicembre scorso. E la Fiat si è presentata al tavolo sindacale con la proposta di accordo già in tasca: mettere in mobilità 200 lavoratori e assumere a tempo indeterminato 330 giovani che avevano il contratto di formazione in scadenza a settembre prossimo. Sul rientro, invece, la decisione di far tornare in fabbrica una parte dei lavoratori lunedì prossimo, mentre 900 dipendenti dovrebbero riprendere a lavorare non prima del 31 marzo. Fiom e Sin.Cobas non hanno firmato quello che considerano una specie di ricatto annunciato. Inanzittutto perché i 330 giovani che verranno inseriti nelle catene di montaggio per la produzione della Stilo, in realtà dovevano essere 800. Inoltre i 200 sbattuti fuori, secondo la Fiom, non saranno affatto "volontari e incentivatI", ma semplicemente scelti in base ai requisiti e "liquidati".

marzo

FIAT: 1800 FUORI

La Fiat accelera il piano delle dismissioni. E già che c'è "dismette", con molta meno cortesia e per molti meno soldi, anche 1.800 lavoratori. La notizia non è certo imprevedibile. La Fiat conferma il piano respinto dal sindacato a luglio e peggiora il quadro per Mirafiori. Nelle stesse ore è riunito a Roma, il Comitato centrale Fiom decide di dare l'avvio definitivo alle casse di resistenza, per sostenere i lavoratori impegnati in iniziative di lotte gravose e prolungate nel tempo a grandi lotte di rilevanza nazionale, quale la vertenza per il rinnovo del contratto. I lavoratori della Fiat di Mirafiori che al termine della cassa integrazione straordinaria non faranno rientro in fabbrica saranno 1.800. Per loro, pertanto, verranno attivati gli strumenti previsti dall'accordo siglato lo scorso dicembre da azienda e governo, tra cui la mobilità lunga. Attualmente i lavoratori di Mirafiori in cigs sono 739 contro i 990 interessati dal provvedimento lo scorso 9 dicembre. A questi a giugno si aggiungeranno i 1.700 addetti della linea Panda. Dei 2.400, quindi, solo 600 al termine della cigs faranno ritorno nello stabilimento.

ASSEMBLEA ALLA TNT

La storia dell'officina 81 della Tnt è emblematica del dramma che migliaia di lavoratori stanno vivendo in questi giorni. Una vicenda che ha radici lontane nel tempo, un'odissea iniziata per alcuni nell'ottobre del 1980 e rimasta aperta fino ad oggi. I contratti a cui sono sottoposti i lavoratori sono diversi a seconda dello stabilimento. La discussione ha evidenziato che la Tnt, in tutti gli stabilimenti, si caratterizza per una gestione degli organici che punta all'espulsione di manodopera a tempo indeterminato per sostituirla massicciamente con contratti a termine e interinali. Negli stabilimenti della Fiat Auto di Mirafiori - dove i dipendenti della Tnt PL sono circa 1600 - dal 2 di gennaio interviene la cigs a zero ore per 665 dipendenti. Di questi, 450 erano addetti proprio all'officina 81 - nata nel 1998 con il compito di confezionare ricambi - la cui intera produzione oggi è stata trasferita alla Ilmed di None, dove sono presenti le cooperative che hanno assorbito la lavorazione. Negli stabilimenti di Volvera e None la Tnt, su un organico di circa 900 unità, utilizza massicciamente contratti atipici, di cui 78 a termine e 103 interinali. Contemporaneamente alla cig, la Tnt ha fatto un uso smodato di straordinari, ricorrendo anche al turno di notte.

02 aprile 2003

MIRAFIORI

Nella giornata di oggi, si svolgerà presso il Tribunale di Torino, di fronte al giudice Gian Andrea Morbelli, la terza udienza per la causa - basata sulla violazione dell'articolo 28 dello statuto dei lavoratori - promossa dalla Fiom sulla illegittimità della cig straordinaria a Mirafiori. La sentenza potrebbe arrivare entro la metà di aprile. Nelle prime due udienze la Fiat ha dichiarato, sotto sollecitazione del giudice, che l'accordo sindacale separato del 18 marzo scorso avrebbe "sanato" qualsiasi eventuale irregolarità contenuta nelle procedure svolte in precedenza. L'altro aspetto interessante che emerge è la non contestazione, se non in alcune parti riguardanti i lavoratori inabili e invalidi, da parte della Fiat, dei fatti come sono stati presentati dalla controparte. In breve, la Fiom ritiene che la procedura seguita da Fiat Auto per individuare i soggetti da porre in cig violi le leggi vigenti e quindi debba essere eventualmente riproposta. Nel frattempo, i lavoratori sospesi devono rientrare in fabbrica. La Fiat, in pratica, ha confermato che non vi è una rotazione certa e definita per tutti i lavoratori attualmente in cassa integrazione e per coloro che vi verranno posti da giugno: i circa 1700 che saranno coinvolti con la soppressione della linea della Panda. Per gli impiegati, inoltre, non è prevista alcuna rotazione, e per loro la Fiat si è impegnata a "favorire" e non a garantire il rientro. Tutta la rotazione, tanto sbandierata, prevista nell'accordo separato coinvolge circa 150 operai che rientreranno, presumibilmente ad aprile, e saranno sostituiti prioritariamente - quindi non esclusivamente - da altri 150 operai che andranno in cigs su criteri di accesso alla pensione attraverso la mobilità. Il tutto mentre le procedure di mobilità non sono ancora neppure state avviate e, per la mobilità lunga, neppure acquisite.

05 aprile 2003

CASSINO: AGGREDITI LAVORATORI IN LOTTA

I lavoratori della Wess, società che ha in appalto la pulizia delle cabine di verniciatura alla Fiat di Cassino, sono stati aggrediti giovedì sera intorno alle 23 davanti ai cancelli della fabbrica. Gli aggressori, che si sono presentati con mazze da baseball, sarebbero dipendenti di un'altra società d'appalto (la Iscot di Torino) alla quale la Fiat avvrebbe affidato il servizio. Gli aggressori si sono scagliati contro i lavoratori della Wess che - essendo stati licenziati - avevano organizzato scioperi e presidi. L'aggressione è avvenuta dopo la serrata messa in atto dalla Fiat di Cassino per tentare di neutralizzaree lo sciopero dei lavoratori licenziati della Wess. Avuta notizia dell'aggressione i lavoratori della Fiat hanno subito proclamato due ore di sciopero sia al primo che al secondo turno. Gli aggressori sono arrivati a bordo di automobili da cui sono scesi già armati di mazze. Ora sono stati identificati e denunciati. La Fiom fa sapere che ci sarà una denuncia per aggressione e minacce e un ricorso contro l'azienda per comportamento antisindacale in base allo Statuto dei lavoratori.

11 aprile 2003

ALFA ARESE

I cassintegrati dell'Alfa di Arese hanno manifestato ieri alla Stazione centrale di Milano. Gli altoparlanti delle Fs hanno diffuso più volte il comunicato dei cassintegrati che spiegava le ragioni della protesta. La richiesta più pressante è che venga integrato il magro assegno della cig (meno di 600 euro). Richiesta girata da Formigoni al ministero del Welfare e non ancora soddisfatta. La Fiat, intanto, sta smontando le linee delle carrozzerie e gli armadietti dei lavoratori in cig sono già stati scardinati.

19 aprile

ALFA DI ARESE: BLOCCATA L'AUTOSTRADA

Circa trecento dipendenti dell'Alfa di Arese hanno bloccato ieri improvvisamente l'autostrada dei Laghi, per protestare contro i ritardi con i quali viene applicato l'accordo concluso con la regione Lombardia (non sottoscritto dal Lingotto) sulla destinazione dell'area industriale e contro le risposte negative in merito al sostegno al reddito dei lavoratori in cassa integrazione speciale. Il blocco dell'autostrada ha riguardato entrambe le carreggiate; è iniziato poco prima delle dieci della mattina ed è stato mantenuto per circa due ore. L'assemblea dei lavoratori si è tenuto subito dopo la fine della celebrazione del 25 aprile, avvenuta in fabbrica con la più ampia partecipazione di quasi tutti i dipendenti. La commemorazione del 25 aprile era stata indetta per ricordare tutti gli operai dello stabilimento caduti nella lotta contro il regime fascista.

FIAT DI POMIGLIANO

Ci sono volute oltre quattordici ore di trattative tra Fiat e Fiom, Fim, Uilm e Fismic, nonché un'intera notte trascorsa nella sede dell'Unione degli industriali napoletani di piazza dei Martiri. Quindi, poco dopo le sei di giovedì mattina, sono state apposte le firme che hanno consacrato un patto tra le parti destinato a provocare l'ennesima frattura Nord-Sud. Questi i numeri di Pomigliano: cinquecento milioni di euro l'anno dal 2003 al 2007 per finanziare ricerca e sviluppo, mille i lavoratori assunti stabilmente e 500 quelli da impiegare nelle attività terziarizzate. In questa maniera viene sancito l'avvio della dismissione di Arese e la perdita di ogni prospettiva per gli 800 operai delle carrozzerie oggi in cassa integrazione a zero ore. Ma c'è di più: un'ipoteca è stata posta anche su Mirafiori, dove pure si produce l'Alfa 166, per la quale lavorano - tra diretti e indiretti - circa mille persone. Una storia per molti versi già vista e che conferma la politica del Lingotto nel gestire la crisi: mettere gli operai gli uni contro gli altri. Certo l'accordo non ha tolto nulla allo stabilimento di Arese in termini di progettazione e sperimentazione - nella zona vesuviana venivano già sfornate il 94% delle automobili targate Alfa Romeo -, ma conferma le intenzioni dell'azienda sullo smantellamento degli stabilimenti settentrionali. Inoltre, non sarà che i napoletani diventeranno i nuovi maquiladores di casa nostra? Questo il punto più delicato di tutta la trattativa con i padroni: l'accordo, almeno per la Fiom, dovrà essere sottoposto a referendum visto che se da un lato prevede una crescita strutturale dell'occupazione, comporta anche un peggioramento delle condizione lavorative degli addetti nell'impianto.

01 maggio 2003

METALMECCANICI

I lavoratori di numerose aziende metalmeccaniche torinesi hanno scioperato, ieri mattina, per protesta contro l'ipotesi di rinnovo del contratto formulata dalla Federmeccanica. In alcuni casi gli scioperi sono stati decisi dalle Rsu, in altri sono avvenuti in modo spontaneo. L'astensione dal lavoro è durata un'ora e ha interessato, tra le altre aziende, Sandretto, Valeo, Lear, Fergat, Emarc. I lavoratori sono scesi in sciopero contro la scelta di Federmeccanica di imporre un accordo separato che toglie i diritti applicando le deleghe del Patto per l'Italia, peggiora gli orari di lavoro e tiene i salari al di sotto della difesa del potere d'acquisto.

METALMECCANICI: FIM E UILM FIRMANO L'INTESA

Dalle 16,30 di ieri 1.300.000 metalmeccanici italiani non hanno più un contratto nazionale collettivo di lavoro; o, meglio, hanno un testo concordato tra Federmeccanica, Fim e Uilm che per i suoi contenuti è un manifesto di subordinazione del lavoro alle leggi d'impresa (flessibilità e salari variabili dei bilanci aziendali) e il cui senso sta nella fine dell'autonomia contrattuale rispetto al potere legislativo (recepimento delle direttrici imposte dal Patto per l'Italia). Su questa svolta - che va ben al di là del divorzio sindacale - più che le parole parlano le facce: quella del presidente di Federmeccanica, Alberto Bombassei, era raggiante, lontana mille miglia dal grugno incupito del suo predecessore, Andrea Pininfarina, che cinque anni fa tentò senza riuscirci di vincolare il contratto alle misure legislative sulla flessibilità e sottraendo il potere di rappresentanza e di contrattazione alle Rsu. Fim e Uil hanno firmato un accordo perfettamente "coerente con i loro obiettivi" (parole di Giorgio Caprioli, leader della Fim) e con la filosofia di sindacati che intendono accompagnare le imprese nella loro pratica di una competitività basata sul contenimento dei costi e sulle flessibilità del lavoro. Fim e Uilm portano a casa integrazioni salariali che stentano a tenere il passo dell'inflazione, istituzionalizzano l'escamotage dell'anticipo sul prossimo biennio per cercare di rendere decente la cifra complessiva degli aumenti (alla fine 90 euro lordi al V° livello, 75 al III°) e aprono la strada della gestione normativa attraverso commissioni ed enti bilaterali. Il sottosegretario al lavoro Maurizio Passoni ha definito "storica" l'intesa: questo contratto è indiscutibile: come a dire che né gli scioperi, né un referendum (che solo la Fiom chiede) potranno cambiare le cose. Dichiarazioni che confermano il significato politico generale dell'intesa. La Fiom boccia l'intesa nel suo complesso.

25 luglio '03

FIAT RIAPRE TERMINI IMERESE

Lo stabilimento Fiat di Termini Imerese riaprirà il prossimo 25 agosto anziché a settembre. Altra novità: gli operai rientreranno su due turni invece che su uno. Quindi non è prevista, al momento, cassa integrazione. Sugli investimenti pari a 150 milioni di euro annunciati e sulla nuova vettura da costruire dopo il 2005 a Termini Imerese, la Fiat ha rimandato il confronto a settembre, quando presenterà il piano industriale. Resta da sciogliere il nodo dell'applicazione del Tmc2, la nuova metrica del lavoro che dovrebbe essere vigente sin dal riavvio della catena di montaggio. Ma i sindacati non ci stanno: "Ci opporremo come stanno facendo i nostri colleghi negli altri stabilimenti" perché si traduce in un peggioramento delle condizioni dei lavoratori". Il Tmc2 comporterà un'accelerazione dei ritmi di lavoro pari al 20%, mentre l'azienda parla di un incremento non superiore al 4%.

27 luglio '03

ARESE: FIAT CONDANNATA A RIAPRIRE

Il tribunale di Milano ha condannato la Fiat per "comportamento antisindacale" in occasione della chiusura dello stabilimento di Arese (a causa della mancata informazione, prevista dalle norme contrattuali), dando così ragione a Fiom-Cgil e SlaiCobas. Il giudice Attanasio ha disposto anche la ripresa della produzione del Vamia e delle costruzioni sperimentali. Il legale della Fiat, nel sostenere che la ripresa produttiva "è comunque abbastanza difficile", ha però anticipato come "possibile" il pagamento degli stipendi interi ai 950 lavoratori che erano finiti in cassa integrazione, ma solo fino all'esaurimento delle procedure di cassa (circa 30 giorni).

31 luglio 2003

METALMECCANICI: PRE CONTRATTI FIOM

Entro il prossimo settembre il contratto separato firmato da Fim, Uilm e Federmeccanica potrebbe implodere, sfondato dall'ariete dei pre-contratti Fiom. Fino a oggi ne sono stati firmati ben 96 - l'ultimo quello siglato alla Lamborghini di Bologna, gruppo Volkswagen - al di là delle stesse previsioni del sindacato metalmeccanici Cgil, che pensava di raggiungere quota 100 soltanto in ottobre. E invece sono già 14 mila gli operai che hanno ottenuto una media di 115 euro in più, la conferma del contratto del `99 e un totale rigetto della flessibilità che l'accordo separato ha introdotto aprendo tutte le dighe alla legge Biagi e alle nuove "riforme" governative su orari e contratti a termine. L'avanzata dei "pre-contratti" sta innervosendo le associazioni degli industriali, che fanno di tutto per frenare le firme. Tanto per fare qualche esempio, la Europa Metalli di Alessandria è finita in tribunale per il suo atteggiamento contro gli scioperi articolati, la Kone ascensori di Milano ha avviato una serie di provvedimenti disciplinari senza precedenti e ha licenziato un delegato Fiom, la Piaggio di Pontedera sta attuando una forte repressione anti-Cgil. 
Per capire i punti principali dei pre-contratti, diamo uno sguardo a quello firmato una settimana fa alla Lamborghini automobili, 650 dipendenti. Lo schema vale per tutti i 96 accordi, dato che parte da una medesima "griglia" approntata dalla Fiom. L'aumento è di 115 euro, cifra che in altri contratti è arrivata anche a 125 euro. I lavoratori a termine e interinali hanno diritto di precedenza per le assunzioni a tempo indeterminato; assunzione che scatta obbligatoriamente dopo 10 mesi di contratto continuativo o se raggiungono una somma di 18 mesi in più contratti nell'arco di 3 anni. Le parti si incontrano tre mesi prima della scadenza dei contratti di formazione lavoro, apprendistato e inserimento, mentre l'azienda deve fornire informazioni su tutti i co.co.co. attivati. Sull'orario di lavoro, viene confermato quanto previsto dal contratto del '99.

FIAT ANTISINDACALE

Dopo la vittoria milanese, la Fiom incassa un altro risultato importante a Torino, dove il giudice del tribunale del lavoro Vincenzo Ciocchetti ha reso pubbliche le ragioni che l'hanno indotto a condannare la multinazionale torinese. Il giudice torinese, motivati in maniera ancora più puntigliosa tutti i comportamenti antisindacali della Fiat, conclude però senza sanzionarli, ritenendo troppo complicato entrare nel merito tecnico di un'organizzazione del lavoro che nel frattempo è stata ampiamente modificata. Ma la Fiat deve "porre rimedio al dolo", cioè rivedere le azioni messe in atto con comportamenti antisindacali. Il giudice torinese ha dato ragione alla Fiom - e nei prossimi giorni dovrebbero essere depositate le motivazioni di una sentenza dello stesso tenore, in relazione a un ricorso analogo avanzato dal SinCobas - per le seguenti ragioni: 1) in seguito all'accordo del dicembre scorso a Palazzo Chigi tra Fiat e governo, contrarie tutte le organizzazioni sindacali, l'azienda ha proceduto a formulare le liste con cui 8.100 lavoratori sono stati espulsi dalle fabbriche in tutt'Italia. Ma i criteri con cui sono state selezionate le vittime sacrificali da mettere in cassa integrazione a zero ore, contesta la Fiom torinese e conferma il giudice, non sono stati oggetto di informazione e confronto con il sindacato più rappresentativo, la Fiom appunto. 2) La Fiat non ha comunicato le ragioni per cui non è stato scelto il criterio della cassa integrazione a rotazione che avrebbe evitato le espulsioni. 3) L'accordo separato firmato il 18 marzo dalla Fiat con Fim, Uilm e Fismic non ha valore sindacale, in quanto non è stata seguita la prassi che prevede il diritto delle Rsu di fabbrica di riunirsi e votare l'ipotesi di accordo.

09 settembre 2003

IVECO: FUORI 440

Nella giornata di ieri Fim, Uilm e Fismic hanno raggiunto un'intesa con l'Iveco sulla procedura di mobilità per 441 lavoratori, come previsto dall'ultimo piano di ristrutturazione. Unica voce fuori dal coro la Fiom, che si è rifiutata di firmare. I lavoratori interessati dalla procedura, aperta a luglio, sono tutti residenti a Torino. Siamo di fronte ai primi licenziamenti previsti dal piano Morchio fuori dal comparto auto. La trattativa era giunta ieri in Regione dopo che il 25 luglio scorso era scaduto il primo periodo di negoziazione. Fino ad allora tutte le sigle sindacali avevano tenuto un atteggiamento unitario, ma giunti al passo successivo la Fiom si è ritrovata sola. Degli esuberi previsti ben 400 sono impiegati e tecnici degli enti centrali. Altre 35 persone fanno riferimento all'Iribus, ossia il settore Iveco specializzato nella realizzazione di autobus. Sei impiegati fanno parte degli uffici finanziari.

17 settembre 2003

FIAT DI MELFI

Leonardo come ogni mattina ha preso il pullman che da Forenza lo porta alla piana di San Nicola, all'ingresso dello stabilimento Fiat di Melfi. A differenza dagli altri giorni, però, Lorenzo non è riuscito a entrare in fabbrica: i vigilanti l'hanno fermato al cancello comunicandogli che per ordini superiori non sarebbe potuto entrare per ben tre giorni consecutivi. Senza spiegare la ragione del divieto. Leonardo è un delegato della Fiom, l'organizzazione che da quattro giorni blocca la fabbrica lucana del Lingotto contro l'aumento dei carchi di lavoro, con scioperi a macchia di leopardo - due ore una Ute (Unità tecnologica elementare) e due ore un'altra, non ci vuole molto a fare uno più uno. A questo punto la Fiom ha chiamato il prefetto, è arrivata la polizia ai cancelli e ha registrato la denuncia di violazione dei diritti di Leonardo e dei suoi compagni della Fiom. Si tratta di una rappresaglia della Fiat, a fronte degli scioperi in atto nello stabilimento per rivendicare un miglioramento delle condizioni lavorative e, in particolare, il superamento della cosiddetta ribattuta, che vuol dire 12 turni di notte consecutivi. La direzione aziendale respinge le accuse sostenendo che il delegato doveva scontare una precedente sospensione di tre giorni. Da mesi l'azienda sta procedendo a colpi di provvedimenti disciplinari, in particolare contro i militanti della Fiom. Per quanto riguarda la sospensione, il delegato e la sua organizzazione precisano che la data non era stata comunicata formalmente, secondo i criteri previsti in questi casi: al termine di due ore di sciopero due capi si erano precipitati da Leonardo gridando e minacciando. Lui aveva chiesto di non essere disturbato durante il lavoro perché non intendeva commettere errori. Se avevano qualcosa da comunicargli, aveva risposto, avrebbero dovuto farlo nelle misure previste. Per posta. Il caso del delegato fermato ai cancelli della fabbrica segnala il nervosismo dell'azienda per la riuscita degli scioperi a scacchiera nello stabilimento fiore all'occhiello della Fiat, uno di quelli, non molti e tutti meridionali, che farebbero gola persino alla General motors nel caso in cui la vendita agli americani dovesse andare in porto. Una fabbrica interessante grazie al basso costo del lavoro, alla flessibilità operaia e, fino a ieri, a un basso tasso di conflittualità.

23 settembre 2003

FIAT DI ARESE: SCIOPERO

Cinque ore di sciopero proclamate dallo Slai Cobas dell'Alfa di Arese: riprende l'offensiva dei lavoratori contro la cassa integrazione nello stabilimento alle porte di Milano e i possibili 850 licenziamenti che potrebbero scattare dopo l'incontro di oggi tra Lingotto, Fim e Uilm al ministero del lavoro. La protesta coinvolgerà il 24 lo stabilimento dove si producono i motori a 6 cilindri e si sviluppano nuovi prototipi di auto col marchio Alfa; si terrà in occasione del turno dalle 6 alle 11 di mattina, con presidio delle portinerie per impedire lo svolgimento delle attività produttive.

(Novembre mancante)

22 dicembre 2003

TNT-PL DI RIVALTA E MIRAFIORI: SCIOPERO (http://www.ecodelchisone.it/articoli/)

Sono 1.024 gli operai e 95 gli impiegati che dal 3 gennaio saranno interessati a rotazione dalla cassa integrazione a zero ore fino al 31 dicembre 2005. Natale denso di preoccupazione per 1.148 famiglie pinerolesi e della cintura che nei prossimi mesi avranno un loro componente in cassa integrazione decisa dalla direzione della Tnt-Pl (Production logistics) con sede a None e stabilimenti a Rivalta, Mirafiori (Fiat Gm Powertrain) e Verrone. La Tnt-Pl è strettamente collegata alla produzione della Fiat Auto. Se nel corso dei prossimi due anni il Lingotto venderà un maggior numero di auto Fiat, Lancia, Alfa Romeo è probabile che il periodo di cassa possa abbreviarsi e coinvolgere un numero più ristretto di dipendenti. Se Fiat Auto non uscirà dal tunnel della crisi la cassa integrazione sarà veramente pesante. La crisi Fiat, come sempre, coinvolge nella sua notte anche gran parte dell'indotto che non ha diversificato la produzione o ha iniziato a lavorare per altre case automobilistiche straniere. I dipendenti della Tnt-Pl sono complessivamente 1.338 e una parte di loro rischia al termine dei due anni di cassa di perdere il posto di lavoro. I sindacati confederali e le RdB hanno indetto uno sciopero sui tre turni di due ore (9-11, 14-16, 22-24 a Mirafiori e a Rivalta) con ritrovo alla Porta 10 per un'assemblea sindacale per fare il punto della situazione. La Tnt-Pl è una società specializzata nel campo della logistica industriale e le sue attività più importanti consistono nella progettazione e gestione dei flussi industriali all'interno delle aziende, nonché nella gestione delle attività di trasporto tra stabilimenti e dai fornitori allo stabilimento.

23 dicembre 2003

OPERAI ALFA IN MARCIA (http://www.corriere.it/edicola/)

Giornata fitta di appuntamenti per i lavoratori dell’Alfa di Arese. Impegnati oggi in Regione, piazza Duomo, a Milano, e prefettura. Alle 10 i sindacati confederali e di base insieme con le aziende del polo logistico sono convocati al Pirellone per un aggiornamento sullo sviluppo del "Polo per la mobilità sostenibile", il piano di reindustrializzazione dell’area promosso dal governatore Roberto Formigoni. Nove le imprese che sembrano pronte a insediarsi nell’area industriale ceduta da Fiat ad Aig Lincoln: nella lista ci sarebbe anche l’industria automobilistica britannica Tvr, intenzionata ad assemblare vetture sportive britanniche (150 le persone che sarebbero impiegate). Manifestazione dalle 10 alle 13 in piazza Duomo poi contro la chiusura della fabbrica di Arese e il recente accordo sulla cassa integrazione. L’appuntamento dal prefetto è invece per le 15, per discutere la bozza di accordo raggiunta dallo Slai Cobas e da Aig Lincoln, per la riassunzione di 35 lavoratori ex Alfa.