crisi indesit 2012

 

eco del chisone 19dic2012

 

 

 


 

 31ott2012

 

24ott2012

 

17ott2012

 

 

 

Accordo Indesit  eco-pdf

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18 LIUGLIO 2012/LETTERE ECO

 

27 GIUGNO 2012

 

 

 

20 GIUGNO 2012


video http://www.comeedove.it/mediavideo.asp?filedm=http://www.youtube.com/embed/yxQtdvvq4C8

http://www.rassegna.it/articoli/2012/06/07/88485/indesit-chiude-la-fabbrica-di-none-fuori-in-360

 

12:25 08 GIU 2012

(AGI) - Torino, 8 giu - I lavoratori della Indesit di None hanno deciso, dopo l'annuncio dell'azienda della cassa integrazione straordinaria per cessata attivita', il blocco immediato dello stabilimento ad oltranza "almeno fino a quando non ci sara' la convocazione da parte del Governo". "Questa vicenda - sottolinea Federico Bellono, segretario della Fiom torinese - assume un valore emblematico ed e' un banco di prova per tutti, a partire dalla politica. Si vedra' cioe' - prosegue - la capacita' di passare dalle parole ai fatti, quando si dice che bisogna difendere le realta' industriali del nostro Paese".
"La Indesit - sottolinea ancora Bellono - e' un marchio del made in Italy. Ci aspettiamo che la regione, ma soprattutto il Governo si facciano sentire perche' altrimenti l'esempio della Indesit potrebbe essere seguito da molti". "Penso - conclude il segretario della Fiom torinese - che realisticamente l'unica strada sia che l'Azienda faccia un passo indietro rispetto alla decisione annunciata e perche' questo avvenga e' decisivo che si mettano in gioco le istituzioni piu' importanti, la regione, ma soprattutto il governo". (AGI) .


 

13 giugno 2012

 

 


Alla Indesit protesta dura
Gli operai bloccano i cancelli

Si inasprisce la lotta dei 400 lavoratori della fabbrica di None: l'azienda ha annunciato la chiusura, ma intanto chiede di aumentare la produzione. Le tute blu si rifiutano e vietano agli impiegati di entrare. Parlamentari piemontesi in campo

di STEFANO PAROLA-repubblica
La Indesit ha annunciato di voler chiudere la fabbrica di None, ora invece chiede ai 400 dipendenti di produrre lavastoviglie anche di venerdì, dopo due anni di cassa integrazione a rotazione che prevedeva di lavorare soltanto da lunedì a giovedì. Una provocazione, secondo le tute blu torinesi. Che hanno reagito inasprendo la lotta: nessuno lavorerà di venerdì, neppure i 60 impiegati. Una forma di protesta iniziata già oggi, con un blocco dei cancelli che ha risparmiato soltanto la direttrice dello stabilimento, unica ad essere riuscita a entrare in azienda, pur dopo alcuni momenti di tensione.

I lavoratori di None venivano da due settimane di blocco totale della merce in uscita. I manager dell'azienda lamentavano magazzini ormai troppo pieni di lavastoviglie e hanno minacciato di metter fine alla produzione se i cancelli non fossero stati liberati. I delegati sindacali hanno così deciso di lasciar uscire d'ora in poi tutta la produzione giornaliera. Ma di fronte alla richiesta della Indesit di lavorare anche al venerdì, per accumulare merce, la risposta delle tute blu è stata netta: da ora in poi di venerdì non lavora nessuno, neppure gli impiegati.

Insomma, la lotta prosegue. Anche perché il 13 luglio si avvicina: quel giorno scadrà l'accordo sulla cassa integrazione e dunque potrebbe scattare la mobilità per tutti. Il condizionale però è d'obbligo, perché a oggi non risulta che la famiglia Merloni, proprietaria della fabbrica, abbia avviato 

alcuna procedura ufficiale per andare avanti con i licenziamenti.

Intanto si attende che il ministero dello Sviluppo economico fissi l'incontro chiesto da sindacati e enti locali, che difficilmente avverrà prima di metà giugno. Spiega Dario Basso della Uilm-Uil che "a quel tavolo dobbiamo arrivare con delle proposte in mano, da misure per abbattere i costi fissi dell'azienda alle ultime novità varate dalla Regione con il bando "anti chiusura": dobbiamo buttare la palla nel campo della famiglia Merloni". E se dalla Indesit non dovessero arrivare risposte? "Temo - dice il sindacalista - che il livello di protesta si alzerà ulteriormente. La speranza è che la proprietà dimostri di avere l'attenzione alle problematiche sociali che ha avuto in altri casi".

Sul tema Indesit si sono mossi anche i parlamentari del Piemonte, che hanno portato avanti una richiesta bipartisan al ministro dello Sviluppo Corrado Passera affinché verifichi la situazione e metta in campo iniziative per evitare la chiusura della fabbrica di None.

(01 giugno 2012)

 

blocco- eco del chisone-pdf

Operai in sciopero, blocco davanti alla Indesit di None

Ven, 01/06/2012 - 12:43

Gli operai in sciopero alla Indesit di None hanno deciso questa mattina il blocco davanti ai cancelli dello stabilimento. All'origine della protesta la richiesta dell'azienda, considerata paradossale, di estendere le giornate lavorative anche al venerdì, nonostante la proprietà abbia già annunciato di voler spostare la produzione in Polonia. È un corso un vibrante braccio di ferro tra sindacati e proprietà.


 

 

eco del chisone pdf

16 maggio

 radio articolo 1-Giovanna Chessa-Rsu

 

 

Indesit Group conferma chiusura None

Gio, 10/05/2012 - 10:06eco del chisone.it

E finita nel peggiore dei modi possibili l' incontro di ieri a Torino, all'Unione industriale, tra i vertici Indesit e i rappresentanti sindacali. L'Indesit ha confermato fin da subito di voler chiudere lo stabilimento di None e spiegato di voler discutere solo di ammortizzatori sociali. I sindacati hanno ribadito la loro contrarietà assoluta alla chiusura del sito. A questo punto la rottura é stata inevitabile. mentre in strada saliva la protesta dei lavoratori che avevano marciato in corteo da Porta Nuova fino in Corso Stati uniti.


Al.M.

 

 

 

in bilico centinaia di posti di lavoro
"None, giù le mani dall'Indesit"
Foto: operai in corteo in centro

Al via la trattativa con l'azienda che intende chiudere
lo stabilimento per spostare la produzione in Polonia

marina cassi- la stampa

indesit-hg 01

Oltre trecento, per i sindacati, hanno sfilato da piazza Carlo Felice all'Unione Industriale

 

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/05/09/lindesit-vada-polonia/197020/

rassegna foto http://www.facebook.com/#!/photo.php?fbid=392899024084085&set=a.392891950751459.91895.100000919738528&type=1&theater

 


 

I lavoratori Indesit in corteo in centro

I dipendenti dello stabilimento di None, di cui è in discussione la delocalizzazione in Polonia, manifestano all'Unione Industriale- repubblica9.5.2012

Indossano quasi tutti la maglietta con lo slogan "Uniti nella lotta, l'Indesit non si tocca". Sono i lavoratori della Indesit di None, alle porte di Torino, che stanno sfilando nel centro della città, per giungere all'Unione Industriale, dove sta per iniziare la vertenza sindacale sullo stabilimento.

"Merloni, sei il nostro iceberg"

L'azienda ha infatti manifestato l'intenzione di delocalizzare la produzione di lavastoviglie a incasso da None in Polonia. In gioco ci sono circa 400 posti di lavoro.

A sfilare in corteo sono molte le donne. Tra loro anche una mamma con il pancione di 9 mesi, quasi prossima al parto. I lavoratori sono partiti dalla stazione di Porta Nuova, trasportando alla testa del corteo una nave fatta di cartone, ribattezzata "Costa Indesit', con slogan che recitano "Merloni sei il nostro iceberg, siamo i 400 naufraghi di None". Con fischietti e tamburi i lavoratori manifestano davanti alla sede dell'Unione Industriale.

"Ci aspettiamo soluzioni alternative alla chiusura, che non può essere una strada praticabile. Ci vuole un percorso condiviso. Nel dire no alla chiusura diciamo no ad una logica complessiva di de localizzazione all'estero" ha spiegato Alessandro Pagano, della Fiom nazionale. In italia l'Indesit ha altri due stabilimenti, a Fabriano e Caserta.

 

riforma

Sciopero indetto nel territorio di Pinerolo, con una manifestazione tra le più imponenti degli ultimi anni: "oltre 2.500 i lavoratori in corteo – sottolinea una nota della Cgil – con i quali hanno sfilato anche venticinque sindaci della zona, a sottolineare la gravità di una crisi che in questo territorio sta provocando conseguenze drammatiche sull'occupazione". "Emblematica la situazione dell'Indesit di None – prosegue la nota Cgil – con 400 posti di lavoro a rischio, dopo l'annuncio dell'azienda di voler trasferire la produzione di lavastoviglie in Polonia". Il corteo di Pinerolo, partito da corso Torino, è arrivato in piazza Facta dove hanno preso la parola alcuni delegati e poi, per l'interevento conclusivo, Pierino Crema, della segreteria Cgil Torino.

Ven, 20/04/2012 - 11:21-eco del chisone

La manifestazione pinerolese in difesa dell'occupazione si è conclusa da pochi minuti, con soddisfazione del segretario Cgil Mandarano per la grande partecipazione.

A chi gli chiedeva se vedere per la prima volta un senatore Pdl a una manifestazione della Cgil fosse un un segno dei tempi, Lucio Malan ha risposto: «Io non guardo le bandiere ma i problemi. E la situazione del Pinerolese è veramente drammatica». Tra gli altri, era anche presente il capogruppo di Sel al Comune di Torino Michele Curto. L'assessore al Lavoro di Pinerolo Franco Agliodo ha anticipato che, al termine della manifestazione, gli amministratori presenti al corteo si riuniranno per discutere i provvedimenti di emergenza da prendere nell'immediato.

Pinerolo: «Uniti per difendere l'occupazione»

Ven, 20/04/2012 - 10:48-eco del chisone

Ancora un aggiornamento dalla marcia in difesa dell'occupazione che si sta svolgendo questa mattina a Pinerolo. In piazza Facta, sono iniziati i discorsi dei rappresentanti sindacali e delle Amministrazioni. Il primo a intervenire è stato il segretario Cgil Mandarano: «Nel Pinerolese si sta vivendo una situazione senza precedenti - ha detto - e in questo momento è necessario più che mai che istituzioni e sindacati agiscano in maniera unitaria per difendere l'occupazione».E a proposito di unità, se da un lato spicca l'assenza di Cisl e Alp, dall'altro lato sono giunti in piazza Facta i parlamentari sia del centrodestra che del centrosinistra, ovvero Lucio Malan e Giorgio Merlo. Hanno iniziato a parlare i delegati delle fabbriche in crisi, in particolare Indesit di None e Trombini di Frossasco. In questo momento, ha preso la parola il sindaco di None Simeoni.

 

A Pinerolo la marcia in difesa del lavoro

Ven, 20/04/2012 - 09:41

Il corteo di protesta in difesa dell'occupazione e per lo sviluppo, organizzato a Pinerolo dalla Cgil, è partito questa mattina alle 9,30 e si è avviato verso il centro della città. In testa, una ventina di sindaci del territorio (tra i quali quelli di Torre Pellice, Piscina, Castagnole, Airasca e None) seguiti dagli striscioni del consiglio di fabrica della Indesit. Il corteo è composto da alcune centinaia di lavoratori: «Siamo soddisfatti della partecipazione - dichiara il segretario Cgil Pinerolo Mandarano -, questo significa che si possono ancora mobilitare i lavoratori e che la Cgil è vicina ai problemi dell'occupazione»

 

 

  

 

Indesit, l'azienda vuole chiudere stabilimento di None

VERTENZE- conquiste del lavoro.it

di Rocco Zagaria

Brutte notizie per i 361 lavoratori dello stabilimento Indesit di None.
Nell'incontro che si è svolto Roma, l'azienda ha ribadito ai sindacati la volontà di chiudere la fabbrica torinese e di trasferire la produzione di lavastoviglie in Polonia per saturare l'impianto di Radomsko. Secondo i vertici del Gruppo, lo stabilimento di None pur avendo buone performance, sotto il profilo delle qualità, un'efficienza che sfiora il 100%, e quote di assenteismo intorno al 3,5%, sarebbe in perdita da 4-5 anni. Colpa anche della crisi che ha ridotto le vendite e i prezzi.
Di colpo, si è ritornati indietro di tre anni, quando l'azienda annunciò la chiusura della fabbrica, ma fu costretta a fare marcia indietro per l'intervento del sindacato e delle istituzioni locali. Ci fu una pesante ristrutturazione, con un taglio di personale di circa 230 unità, ma l'impianto e la produzione vennero salvate.
Questa volta però l'impresa appare più difficile. L'azienda è intenzionata a lasciare a None solo il settore della ricerca, con una quarantina di tecnici specializzati, e il punto vendita, non la produzione. Il primo round della trattativa tra azienda e sindacati si giocherà all'Unione Industriale di Torino il prossimo 9 maggio quando al tavolo siederanno, oltre ai vertici aziendali, tutti i rappresentanti sindacali del coordinamento di gruppo Fim-Fiom-Uilm. Coordinamento che ha deciso di rispondere immediatamente alla decisione di Indesit proclamando 3 ore di sciopero a livello di gruppo.
"Indesit- ha dichiarato la segretaria nazionale della Fim Anna Trovò -, vuole concentrare la sua produzione nel nuovo stabilimento polacco di Radomsko, lasciando a casa 361 lavoratori. Noi riteniamo che in una fase così complessa per l'economia e il Paese, sia indispensabile salvaguardare il lavoro e le professionalità puntando su innovazione e tecnologia per aggredire anche la fascia alta di mercato e batter la concorrenza della Turchia. Non possiamo assistere passivi a questo stillicidio".
Trovò fa anche notare che Indesit rappresenta uno dei primi gruppi industriali del Paese ed è importante che resti in Italia. "Disperdere competenze, professionalità e lavoro - ha sottolineato la segretaria della Fim nazionale - sarebbe un danno irreparabile".
Anche per Enrico Tron, operatore della Fim torinese " ci sono ancora ampi margini di miglioramento rispetto al piano di riorganizzazione previsto dall'accordo del 7 luglio del 2009 e la chiusura di None non è certo la soluzione. Il pinerolese in questa fase di grande crisi è una delle zone più colpite e non può permettersi il lusso di perdere altri posti di lavoro. Indesit non può applicare a None il modello che ha attuato altrove: Refrondolo in Veneto e Brembate in Lombardia".
Intanto oggi si è tenuta l'assemblea con i lavoratori dello stabilimento dove è emersa una grande rabbia nei confronti del Gruppo ma anche la volontà di difendere coi denti lo stabilimento torinese.
"Domenica prossima - ha concluso Tron - un gruppo di lavoratori di None raggiungerà la Fiera di Milano a Rho dove è in svolgimento la rassegna EuroCucina- il Salone Internazionale dei Mobili per Cucina- in cui è presente con uno suo stand anche Indesit, per protestare contro l'ipotesi di chiusura di None, ma anche per invogliare i visitatori a comprare i marchi italiani, salvando così posti di lavoro".

(19 aprile 2012)

 


Indesit: sindacati, tre ore sciopero contro chiusura stabilimento None


Trovo' (Fim): E' inaccettabile. Si apra un confronto serio (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 18 apr - Il coordinamento unitario Fim, Fiom, Uilm del gruppo Indesit, riunitosi oggi ha deciso di rispondere alla decisione di Indesit di trasferire la produzione dello stabilimento di None in Polonia dichiarando 3 ore di sciopero. Lo si legge in una nota della Fim Cisl. "E'inaccettabile - dichiara la segretaria nazionale Fim Anna Trovo' - nonostante tutti gli indicatori certifichino nel corso degli ultimi tre anni risultati positivi, si scelga di chiudere uno stabilimento i cui indicatori produttivi sono tutti positivi. La realta' e' un'altra, Indesit vuole concentrare la sua produzione sul nuovo stabilimento polacco di Radomsko chiudendo la fabbrica di None e lasciano a casa 368 lavoratori e le loro famiglie concentrando la produzione in Polonia. Noi, invece, riteniamo che in una fase cosi' complessa per l'economia e il Paese - prosegue - sia indispensabile salvaguardare il lavoro e le professionalita' puntando su innovativita' e tecnologia, lavorando sull'efficientamento e su soluzioni inedite anche sul piano sindacale pur di preservare il lavoro". "Alla prossima riunione, prevista per il 9 maggio, chiederemo a Indesit di aprire un confronto serio sulle prospettive del gruppo e dello stabilimento di None, a nostro avviso ci sono ancora ampi margini di miglioramento rispetto al piano di riorganizzazione previsto dall'accordo del 7 luglio del 2009, la chiusura di None - conclude Trovo' - non e' certo la soluzione".

Com-Zam

(RADIOCOR) 18-04-12 19:35:08 (0495) 5 NNNN

 

 


 

http://rbe.it/news/2012/04/19/lannuncio-della-chiusura-dellindesit-di-none/

 

Indesit di None: Fiom, no alla delocalizzazione in Polonia

“Siamo assolutamente contrari ai licenziamenti e alla chiusura dello stabilimento Indesit di None e faremo di tutto, insieme ai lavoratori, per impedire che ciò si verifichi”. Sono parole di Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom Cgil di Torino, commentando l’ennesimo annuncio di delocalizzazione da parte di un’importante impresa del settore metalmeccanico. “Questa vicenda di possibile e ulteriore delocalizzazione – prosegue l’esponente Fiom – è particolarmente grave, perché non stiamo parlando di una multinazionale, ma di un’azienda italiana, e perché appena tre anni fa la questione era già stata affrontata con un faticoso accordo che prevedeva l’impegno da parte di tutti, in primis dell’azienda, per mantenere la produzione a None”. (leggi tutto)

http://www.rassegna.it/articoli/2012/04/04/85831/indesit-di-none-fiom-no-alla-delocalizzazione-in-polonia

vedi anche http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/economia/articolo/lstp/449125/


(ANSA) - TORINO, 18 APR - L'Indesit ha ribadito oggi ai sindacati nazionali, in un incontro che si e' svolto a Roma, l'intenzione di trasferire tutta la produzione di lavastoviglie da incasso in Polonia, a causa della crisi di mercato. In questo modo il futuro dello stabilimento di None, nel torinese, e' di nuovo, dopo tre anni, a rischio. La trattativa tra azienda e sindacati si aprira' il 9 maggio a Torino. Partecipera' tutto il coordinamento sindacale di gruppo. Domani ci saranno in fabbrica le assemblee con i segretari nazionali Fim, Fiom e Uilm. (ANSA).

 

  trasmissione rbe.it Indesit di None di nuovo a rischio: quali le possibilità?

Alla notizia i lavoratori dell'Indesit si sono riuniti in assemblea davanti allo stabilimento di None

L'azienda: lo stabilimento
è in perdita

marina cassi-la stampa 4.4.2012
torino

Come tre anni fa. Solo che questa volta sembra in po’ più difficile salvare la fabbrica e i suoi 400 lavoratori di cui 361 in produzione e gli altri nella ricerca e sviluppo. Ieri la Indesit, nel corso del Comitato aziendale europeo, ha spiegato ai sindacati arrivati da mezzo continente che intende trasferire tutta la produzione di lavastoviglie nello stabilimento polacco di Radomsko. Non l’ha detto esplicitamente, ma appare ovvio che là andranno anche le lavastoviglie a incasso - le built in - che erano state l’unica produzione affidata alla sede di None nel 2009.

Immediata la reazione dei lavoratori - circa la metà è in cassa a rotazione che terminerà il 12 luglio così come a metà funzionano le tre linee di montaggio - che hanno proclamato uno sciopero e tenuto una lunga assemblea ai cancelli. Oggi nuova assemblea per decidere le forme di lotta. Per intanto Fim, Fiom, Uilm respingono «l’eventualità di una messa in liquidazione del sito» e dichiarano lo stato di agitazione per l’intero gruppo.

Un nuovo Cae si terrà a fine aprile e prima di allora un incontro tra azienda e sindacato italiano per individuare soluzioni. Per intanto il sindaco di None, Maria Luisa Simeone, ha incontrato i responsabili dell’azienda e non ha buone notizie. Dice: «Mi hanno spiegato che il settore è in perdita. Qui rimarrebbe solo l’outlet e il settore ricerca».

Nell’incontro la Indesit ha spiegato che lo stabilimento è in perdita economica; ha perso volumi e valore della produzione. Il che significa che probabilmente ha prodotto meno e venduto a prezzi più bassi per stare sul mercato. Un mercato - viene sottolineato - che nell’Europa occidentale, a cui sono destinate le lavapiatti, subisce la crisi dei consumi.

Nel 2009 la Indesit aveva dichiarato di voler chiudere lo stabilimento che allora aveva 600 addetti. Dopo mesi di mobilitazioni di lavoratori, sindacato, enti locali si era arrivati all’accordo nel giugno: nessuno sarebbe stato licenziato, le uscite sarebbero state solo volontarie e incentivate. E così è stato: in 150 sono andati in mobilità verso la pensione, altri si sono dimessi per approdare a nuovi lavori. E nel sito è rimasta la produzioni delle built in che sono la parte più pregiata delle lavastoviglie. Allora l’idea era che ci fossero i presupposti per una crescita del mercato dell’Europa occidentale. Secondo l’azienda così non è stato.

I lavoratori - che nel 2009 avevano retto un lungo presidio permanente - sono delusi e preoccupati. La voce era nell’aria ma tutti hanno sperato in un cambio di rotta da parte della direzione centrale. Dice un’operaia, Giovanna Chessa: «Io lavoro qui da 35 anni e di punto in bianco mi ritroverò in mezzo ad una strada». E Pino Libertella, un altro operaio, aggiunge: «Molti di noi hanno solo questo reddito che entra in famiglia, poi ci sono genitori con bimbi piccoli e un mutuo da pagare».

Claudio Suppo e Vittorio de Martino della Fiom De Martino della Fiom: «Venivano prodotte tra le 17 e le 20 mila lavastoviglie al mese; non è vero che ci sia stato un calo drastico». E aggiungono: «Respingiamo ogni ipotesi di chiusura. Con le dichiarazioni di oggi l’azienda si rimangia l’accordo di tre anni fa. Non è accettabile questo comportamento». E Anna Trovò della Fim dice: «Ci opporremo all’eventualità di una messa in liquidazione del sito. Chiediamo l’apertura di una fase immediata di confronto con per trovare una soluzione che permetta di salvaguardare il futuro dei 400 lavoratori».