IL COTONIFICIO DI PEROSA

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Gli impianti per la lavorazione della seta abbandonati dai Bolmida vennero acquistati nel 1883 da una famiglia svizzera, i Jenny, in società con il torinese Ganzoni ed utilizzati per il tempo necessario alla costruzione di una nuova filatura nell' area immediatamente di fronte alla vecchia filanda. Quest' ultima fu dapprima utilizzata come magazzino, quindi adattata ad abitazione.

Lo stabilimento, pochi anni dopo la costruzione, dispose di ventimila fusi con 265 operai e nella produttività non si distanziò dai più attrezzati opifici dell'Europa occidentale. Il numero medio di filato - 68 - si collocava tra i più elevati titoli prodotti a livello nazionale. I dipendenti continuarono a crescere fino al conflitto mondiale quando, come negli altri impianti della zona, si verificò una crisi occupazionale derivante dalla penuria di materia prima e dalla migrazione della manodopera verso industrie che dalla guerra traevano vantaggi.

Negli anni successivi al primo conflitto mondiale, l' azienda si risollevò in breve tempo, grazie all'ottima qualità del prodotto e nel 1920 entrò a far parte della società "Jenny e Ganzoni" Augusto Abegg e con esso il Cotonifico Valle Susa di Abegg & c.

Quella degli Abegg è una famiglia di facoltosi finanzieri svizzeri di antica tradizione, che ha avuto un ruolo importante nella costituzione di potenze multinazionali quali il Credito Svizzero e la Nestlé. A fine '800, come molti altri connazionali, scelsero l'Italia nord-occidentale come fertile terreno nel quale investire il capitale con imprese produttive legate al settore tessile. Della stirpe Abegg scese in Lombardia Carlo, che si dedicò alla lavorazione della seta ed in Piemonte Augusto, che optò per il settore cotoniero. Augusto Abegg si associò con Emilio Wild, tecnico esperto in filatura e diede il via ad un gruppo che, nel corso degli anni, assunse proporzioni gigantesche, con stabilimenti a Borgone di Susa, Torino, S. Antonino di Susa, Bussoleno, Pianezza, Susa (in ordine di apertura, dal 1880 al 1914). Nel frattempo Wild abbandonò l'impresa e Augusto costituì una società col fratello Carlo, il "Cotonifico Valle di Susa di Abegg & C." Pur con oltre 200.000 fusi a disposizione, Abegg non deteneva una grande produzione di titoli fini ed è per questo che si interessò all'azienda di Perosa. Nel 1939 la "Società Anonima Cotonifico Valle di Susa" incorporò il Cotonificio di Perosa, che perse la sua autonomia e divenne un tassello del grande mosaico C.V.S.

Il periodo dal 1943 al '45 fu drammatico anche per il Cotonifico di Perosa in quanto, specializzato com'era in titoli fini, non poteva essere riconvertito. Con la Liberazione la situazione si normalizzò rapidamente e il percorso di crescita riprese con vigore. La buona fama dello stabilimento perosino si andò rafforzando, tanto che veniva considerato "l'università" del gruppo e tutti i futuri tecnici e dirigenti trascorrevano a Perosa lunghi periodi di apprendistato.

Improvvisamente, sul finire del ‘47, gli Abegg decisero di disfarsi dell’ azienda, ed il Cotonifico Valle Susa s.p.a. venne così ceduto a Giulio Riva.

Questi, uomo di umili origini ma di grande ambizione, grazie alla propria spregiudicatezza e ad un matrimonio fortunato, era riuscito ad emergere all'interno dell' Associazione Cotoniera Nazionale, che riuniva i grandi imprenditori del settore, prima come amministratore delegato dell' Unione Manifatture, poi acquisendo i gruppi Olcese e Dell'Acqua e finendo per creare un impero tessile a cui aggiunse via via altri tasselli, come il "Valle Susa".

A Perosa si passò perciò da un 'imprenditoria di tipo familiare ad una conduzione manageriale nella quale l'elemento speculativo superava quello imprenditoriale.

Alla morte di Giulio (1959) subentrò il figlio Felice il quale, impreparato al compito per limiti propri, portò al fallimento l'intera società nel breve volgere di cinque anni. Il governo, considerato che circa ottomila lavoratori erano coinvolti (a Perosa un migliaio) riuscì a costruire un consorzio, l’E.T.I., che avviò la gestione nel marzo 1966. In seguito la società passò alla Montefibre, ma lo stabilimento di Perosa venne presto ceduto alla Manifattura di Legnano del gruppo Roncoroni e assunse la denominazione che tuttora permane: "Manifattura di Perosa".

GLI IMPIANTI

Nel cotonifico di Perosa troviamo entrambe le tipologie costruttive tipiche del periodo: la tipologia a caserma è riscontrabile nell'edificio originario, un ampio quadrilatero di 60 metri di lato e di tre piani fuori terra, con un cortile a corte; l'altra, a capannone, nella costruzione che si espanderà (1915) verso il torrente Chisone e verso ovest, con un corpo di fabbrica che, congiungendosi con il precedente, si svilupperà su un solo piano fuori terra, ma su due livelli diversi, data la pendenza del terreno.

Nel secondo dopoguerra si ha un altro ampliamento, assimilabile al precedente, mentre negli ultimi anni (soprattutto dopo il fallimento del '65) le scelte sono andate verso una maggiore razionalizzazione degli spazi esistenti e la cessione di parti considerate obsolete, con ampliamenti poco significativi.

Rispetto al problema energia, il Cotonifico di Perosa è sempre stato all'avanguardia: "...di luce elettrica usufruivano nel 1886 pochi opifici, come la manifattura Jenny & Ganzoni a Perosa...". Nel 1920 si costruì una nuova centrale con particolari tecnici non comuni, mentre nel secondo dopoguerra venne messo in opera un impianto più moderno, mantenuto in vita ed automatizzato dall'ultima gestione.

LE OPERE SOCIALI

I Jenny prima e gli Abegg poi si allinenano agli altri imprenditori, sebbene non in misura così grande come i Gutermann, ristrutturando o costruendo ex-novo abitazioni e strutture per i lavoratori. Il primo edificio ad essere riconvertito è l'ex filanda dei Bolmida, ristrutturata agli inizi del secolo per la residenza di impiegati ed operai. L'edificio è composto da due corpi attigui di tre piani più seminterrato: la Filanda nuova, destinato all'abitazione degli impiegati,e la Filanda vecchia, destinato alla residenza degli operai..

Le costruzioni edificate ex novo in località Gravere, formano un nucleo a sè stante tipologicamente concepito come porzione di città giardino secondo i dettami dei primi piani regolatori londinesi. Alle Gravere troviamo infatti gli elementi tipici delle idee di Orwel: vicinanza al posto di lavoro, distribuzione razionale della superficie destinata ad orti, gestione comune del giardino.

Gli edifici ad uso collettivo comprendevano: il convitto Abegg, ampio edifico che ospitava le giovani operaie reclutate fuori Perosa; il Cral (circolo ricreativo autonomo lavoratori), che aveva la sua sede in un edificio adiacente allo stabilimento; lo spaccio, situato al piano terra della Filanda vecchia, che permetteva alle maestranze l'acquisto a prezzi concorrenziali di prodotti del gruppo tessile e di generi alimentari.

Nella travagliata storia del cotonificio di Perosa varie strutture, anche direttamente coinvolte nella produzione, sono state in varie epoche dismesse dalla proprietà e destinate a fini di pubblica utilità. In particolare il magazzino cotone sodo, dopo una radicale ristrutturazione, è ora sede degli ambulatori della locale U.S.S.L.; il parco, acquistato dall' Amministrazione comunale, è a disposizione della popolazione. Le case operaie, al fallimento del Valle Susa, sono state messe all'asta e ricomprate dagli stessi operai/locatari. L'unica struttura non riutilizzata è il Convitto che, dopo aver ospitato per qualche anno gli allievi della scuola media, è abbandonato a se stesso, in uno stato di progressivo degrado.

 (nota alpcub) Il Cotone

IL cotone che si usa in Manifattura è di fibra lunga ( il 5% della produzione mondiale) proveniente da tutto il mondo - due raccolti l'anno. Questo per il articolare

tipo di filato fine del cotonificio.