LA MINIERA DEL BUON PAESE

Alessandra Barberis – il manifesto 10/02/02

Questa volta non c'è una città nevrotica o una provincia ricca e anonima a fare da sfon do. Questa volta la cronaca nera si è abbattu ta con tutto il suo bagaglio di angoscia su un posto speciale. Cogne Io è per la bellezza, per

il pratone di Sant'Orso il più grande prato dell' arco alpino, per le montagne cristalline che svettano fra 3.000 e 4.000 metri, il Gran Paradiso, la Grivola, l'Emilius, la Tersiva. Ma speciale è anche la memoria dei suoi abitanti, l'intreccio tra la piccola storia locale e la grande storia. Una specialità che ha attirato da sempre schiere di turisti non per caso. A Cogne sono stati in villeggiatura Togliatti, Nenni, Pajetta, Primo Levi, EEnrico Fermi. Basta frequentare un po' il paese per accorgersi che tra gli affezionati ci sono alcuni gruppi: quelli dell' ex Pci, i magistrati e i giuristi, intellettuali ebrei amanti della montagna, psicoanalisti e persone che si occupano di psichiatria.

Quegli stessi che sono inorriditi di fronte alla trasmissione di Vespa che affondava le mani nel torbido e a quella di Maurizio Costanzo, che indugiava sull'accostamento tra l'omicidio e i guasti della legge 180. Insomma, se

Cogne fosse negli Stati Uniti, forse ci andrebbe anche Woody Allen. Il Parco del Gran Paradiso riserva di cac

cia dei Savoia, poi donato allo Stato nel 1919, comincia proprio fuori dell'abitato. Chi cerca Io sci invernale techno potrebbe quindi restare deluso. Gli impianti di discesa, per altro moderni, si contano sulle dita di una mano.

In compenso si può sudare per ore con gli sci da fondo e in inverno si tiene una delle più importanti competizioni fondistiche, la Marcia Gran Paradiso. Anche il turista che non fa parte dei giri, spesso è uno che si avvicina alla montagna con rispetto e parecchio under- statement. che vuole insegnare ai propri bambini ad apprezzare la fatica che costa salire, senza funivia, fino a incontrare camosci e stambecchi. E più d'uno sono i cittadini chehanno scelto di lasciare il caos a valle e trasferirsi qui. Ma il Parco non basta a spiegare. Per capi-re l' anomalia bisogna forse partire dalla miniera. Sfruttata, sembra, fin dai tempi dei ro mani e chiusa nel 1979 per esaurimento, la miniera sulla montagna di Cogne è stata al centro di vicende politiche straordinarie per una comunità che non supera i 2.000 resi-

denti, ha dato al paese una tradizione di accoglienza e di scambio insolita per un piccolo centro di montagna. E gli ha conferito quella identità forte che probabilmente è una delle chiavi per comprendere il fascino esercitato daI luogo su un certo immaginario collettivo.. La proprietà della miniera è pubblica dalla metà del seicento, quando il comune la

strappò al potente vescovo e iniziò a concederla ai privati per lo sfruttamento. Già nel '700 arrivarono i bergamaschi in cerca di avventura. Ma nella prima metà dell'ottocento, intorno all' attività mineraria si realizzò un esperimento di gestione che sfiorò l'utopia. Una delle vie principali del paese è dedicata al dottor Grappein, il protagonista di questa

storia. Nato nel 1772, nipote del parroco, il giovane Grappein viene mandato a Torino a studiare in seminario. Torna in paese quasi trentenne, non sacerdote, ma medico e pieno di sogni. Diventa sindaco e negli anni tra il 1816 e il 1830 - mentre in Europa imperversa la Restaurazione dopo Napoleone imposta lo sfruttamento della miniera secondo i principi del socialisrno utopista. I proventi sono divisi equamente tra tutti i cittadini. L'esperienza dura fino al 1830, quando l'opposizione locale delle famiglie più ricche e del vescovo, insieme alle proteste degli industriali siderurgici del fondovalle-Grappein regolal'estrazione in base alle esigenze economiche della comunità, non in base alle richieste del mercato - riesce a isolare il sindaco. Che da allora fino alla sua morte, nel 1855, si infiammerà sempre di più di idee rivoluzionarie e continuerà a occuparsi dei minatori, visionario protosindacalista. Più avanti arriverà lo sfruttamento industriale con l'acquisizione da parte dell' Ansaldo, la prima guerra mondiale e la costruzione

di una ferrovia per il trasporto del minerale di ferro, con una galleria che sbuca tra Pila ed Aosta, inaugurata negli anni '20. Il paese, che dopo l'Unità d'Italia aveva visto molti giovani partire in cerca di lavoro, conoscerà una vera

e propria immigrazione, soprattutto di veneti e calabresi. E la miniera è ancora coinvolta nelle vicende della piccola repubblica partigiana che resistette a Cogne tra luglio e novembre del 1944. Franz Elter, direttore di miniera di origine lussemburghese, illuminato ed estroso, riesce per alcuni mesi a evitare un intervento dei nazifascisti di stanza ad Aosta. Il fatto di essere un sito minerario ha in qualche modo preservato la valle da uno sviluppo turistico di massa - non ce n'era troppo bisogno - e permesso contemporaneamente il radicarsi di una struttura urbanistica compatta e solida, un po' meno aggredibile. Una minuscola antica città, con una chiesa del 1200. Niente a che vedere con le cattedrali nel deserto che sviliscono altre località turistiche delle Alpi e soprattutto dell' Appennino, che non hanno conosciuto insediamenti degni di nota fino al dopoguerra. Non è facile dire fino a quando potrà dura-

re questo particolare equilibrio, fino a quando questo angolino di montagnafelix reggerà l'urto della realtà. Ora la prova è durissima e solo la verità e il tempo potranno far uscire Cogne dall' orribile incubo di questi giorni.

Ma anche in tempi sereni e di ordinaria amministrazione, la discussione suI futuro del paese non si è mai spenta. Qualche volta gli abitanti si sono divisi tra loro e spesso si è aperto un conflitto con la comunità dei villeggianti più assidui. Come quando è circolata l'idea di trasformare la galleria della miniera in un impianto per trasportare gli sciatori da Cogne e Pila, che è una colata di cemento, ma ha chilometri di skilifr e piste fantastiche.

E quando si è stati vicini a scavare un tunnel sotto il prato di Sant'Orso - sopra per fortuna non si può fare niente, è vincolato - per risolvere il problema delle automobili in centro. E poi si è ovviato con una circonvallazione e un

servizio di navette. In alcune zone il nuovo piano regolatore ha dato via libera e gli immobiliaristi si sono scatenati. Si era costruito molto anche suI costone dove l'alluvione dell'ottobre 2000 ha scavato la frana. Moderata

speculazione di case bruttarelle, che però secondo alcuni è già troppo. Intanto un gruppo di giovani del luogo

porta avanti l' ambizione di restare speciali. Nel 1990, intorno al Museo minerario, è nata un' associazione dei musei che si sta dando da fare, ha dato vita al Fondo Grappein e che presto aprirà anche un museo etnografico.

Chi sfoglia un programma degli appuntamenti estivi in Valle d' Aosta, troverà sagre a base di polenta e camoscio un po' dappertutto, buona musica a Gressoney. A Cogne invece accanto alla ricorrenza fblcloristica della veillà inventata degli anni '80 a uso e consumo dei turisti giù un bel ciclo di conferenze estive su grandi temi di politica e di cultura.

L'anomalia continua.