Dal 7 aprile ferma per sciopero la miniera Ekati, a 200 km dal circolo polare artico
Canada, rivolta per i diritti
nel giacimento di diamanti
Graziarosa Villani
Probabilmente è la vertenza sindacale più a Nord del pianeta quella che contrappone, 200 chilometri a Sud del Circolo Polare Artico, qualche centinaio di minatori, molti dei quali dell’etnia indigena Dogrib, ed il colosso dei diamanti, la Bhp Billiton, multinazionale con sede a Melbourne che vanta, per il 2005, proventi di sette miliardi e mezzo di dollari. Teatro della vicenda è la miniera di diamanti Ekati, uno dei giacimenti più ricchi al mondo, il 6 per cento della produzione planetaria.

La sua scoperta nel 1991 fece parlare di un nuovo Eldorado. Non metallo giallo, questa volta, ma lucenti diamanti. Le cronache ne parlarono come un nuovo inferno dantesco: un cono rovesciato, profondo 300 metri, dal quale ogni giorno si estraggono tonnellate di kimberlite, il materiale vulcanico ricco di diamanti. La miniera, aperta ufficialmente il 14 ottobre del 1998, si trova in piena tundra, in prossimità de Lac de Gras, in un’area raggiungibile solo in aereo o percorrendo i sentieri su ghiaccio, a 300 chilometri a Nord Ovest di Yellowknife, nei Territori del Nord Ovest canadesi.

A queste latitudini dal 7 aprile scorso è in atto uno sciopero dei minatori. In 150 si sono rifiutati di salire sull’aereo aziendale che dall’aerostazione della Bhp Billiton li avrebbe portati a lavoro nella miniera. Il gesto ha dato inizio ad uno sciopero che non si è ancora concluso e che il 12 aprile scorso ha visto unirsi alla battaglia anche le squadre che avrebbero dovuto entrare in servizio a quella data. L’agitazione è stata proclamata all’indomani del fallimento delle trattative, che si trascinavano da circa un anno, tra le rappresentanze dei minatori e la Bhp Billiton che si sono svolte in un hotel di Edmonton. Con la loro protesta, in sostanza, i lavoratori chiedono un primo contratto collettivo che incrementi i salari, definisca nuove ferie retribuite, ponga fine alla disparità di trattamento tra lavoratori e regoli il pensionamento.

A guidare la vertenza Todd Parsons, presidente dell’Union of Northen Workers che fa capo alla Pubblic Service Alliance of Canada (Psca). “No deal, no diamonds” la parola d’ordine. “Nessun accordo, niente diamanti”. Parsons è stato chiaro: «La soluzione della vertenza è semplice: negoziare con noi un primo buon contratto collettivo», ha detto. Ma la multinazionale non cede ed anzi ha scelto la linea dura. Una portavoce della Bhp Billiton in una dichiarazione ha affermato di ritenere opportuno di informare i lavoratori che se lo sciopero dovesse continuare la multinazionale farà funzionare la miniera impiegando gli operai del rimontaggio.

Dichiarazioni che hanno riportato alla ribalta i fatti avvenuti nel 1992 nella miniera d’oro di Giant di Yellowknife dove al culmine di una agitazione sindacale un’esplosione nelle gallerie causò la morte di nove operai che erano in sostituzione degli scioperanti. Il braccio di ferro tra i minatori della Ekati Diamond e la Bhp Billiton in atto preoccupa non poco anche le istituzioni locali. La Yellowknife Chamber of Commerce, organizzazione no profit che si dedica alla “prosperità della comunità” in una nota ufficiale tenta una mediazione facendo appello ad entrambe le parti in causa. «La Camera - sottolinea - riconosce il diritto allo sciopero come pure il diritto al lavoro in un ambiente sano. The Yellowknife Chamber of Commerce - sottolinea ancora la nota - non approva l’uso di intimidazioni, minacce (implicite o dirette) da entrambe le parti. Ci auguriamo - aggiunge - che entrambe le parti si comportino in maniera rispettabile».

Le rappresentanze sindacali, con in prima fila la Diamond Workers Local, non accettano il tentativo della multinazionale di introdurre un programma di pensione a due stadi. «Ciò significherebbe - commentano - che alcuni lavoratori otterrebbero un beneficio definito mentre altri dovrebbero contribuire alla loro pensione futura con le loro proprie tasche». Ed ancora: «La loro ultima offerta contiene un aumento leggero di stipendio. Se il vostro Capo squadra lo gradisce otterrete il 3 per cento (in media) in più, con un aumento dell’uno per cento garantito annualmente per tutti». Ed ironizzano: «Potrai uscire e comprare un nuovo paio di lacci da scarpa». Il motto dello scioperò è: “Uniti si vince, divisi elemosiniamo”.

E l’agitazione, caratterizzata anche da episodi di picchetti, cortei ed altre forme di protesta, non sembra voler scemare, se non con il raggiungimento degli obiettivi proposti. Tutta l’area a nord del Great Slave Lake è coinvolta, comprese alcune delle località dove vivono le popolazioni Dogrib di Edzo e Rae. Ieri i lavoratori, le loro famiglie ed i sostenitori si sono visti per un meeting a Yellowknife, concluso con un pranzo a base di chili, per discutere degli sviluppi dello sciopero e per un resoconto della settimana passata. E il Psac ha dato appuntamento per un nuovo incontro per domani a Nova Court, 476 Range Lake Road per riparlare dello sciopero e per spiegare, a chi evidentemente ne è all’oscuro, “cos’è un contratto collettivo”.