crisi e lotte alla fiat   il voto rsu nel 2006

la Fiat è ripartita -htm

Il lancio della nuova500- link video Fiat

valorizziamo la lotta di Melfi

dossier fiat

LE LOTTE DEGLI OPERAI FIAT

Pratola Serra, Mirafiori, Rivalta, Cassino, Iveco Torino e Brescia, Pomigliano d’Arco, Termoli, New Holland Modena, Melfi. In ordine sparso, senza una strategia complessiva, senza capi, anzi spesso boicottati da coloro che dovrebbero organizzare una difesa complessiva contro la strategia Fiat, i lavoratori ha dimostrato che comunque la lotta in difesa del salario e delle condizioni di lavoro e di vita è insopprimibile.

Da novembre dello scorso anno a oggi, nei vari comparti sul territorio nazionale, gli operai Fiat hanno messo sulla bilancia diverse giornate di sciopero. Anziani alle soglie della pensione e giovani tute blu ventenni con contratti di formazione lavoro o "terziarizzati" TNT o giovani "interinali" con contratti d’affitto da parte di una miriade di agenzie del lavoro, hanno tutti comunque vissuto l’esperienza di questi mesi di lotta. I motivi vanno dall’integrativo ai turni ai ritmi. Le condizioni di lavoro sono diverse e non si è più nella condizione degli anni ’60 almeno nelle prospettive. Gli anziani non hanno più davanti a sé la realtà "mitica" della vecchia Fiat e, privi ormai del vecchio potere della fabbrica-città, contano gli anni o i mesi che li separano dalla pensione. I giovani, per lo più non sindacalizzati, con forte senso della precarietà addosso, del ricatto padronale, vedono la prospettiva di una permanenza transitoria in Fiat. Eppure, il fenomeno peculiare emerso dalle lotte di questi mesi, è la spontanea reazione e la più massiccia adesione quando entra in gioco la solidarietà con i compagni licenziati. A Pratola Serra raddoppiano le ore di astensione quando la direzione licenzia due delegati combattivi della UILM e le adesioni si fanno totali (100%) con cortei e manifestazioni. A Torino, gli scioperi partono spontanei per solidarietà con i 137 giovani interinali lasciati a casa e soprattutto vedono uniti delegati e operai combattivi di diversa appartenenza sindacale e contro le manovre divisorie dei funzionari sindacali. Dal canto suo, la direzione non ha lesinato colpi, licenziando, applicando la serrata, denunciando, come a Cassino, 216 operai per danni alla produzione (in realtà, gli operai lottavano contro l’aumento dei ritmi del 20%). Se da queste lotte si salverà questo barlume di coscienza della necessaria unità di classe, si dovrà capire prima o poi che alla strategia Fiat – General Motor gli operai dovranno contrapporre unità di intenti e di organizzazione. (dal 'bollettino nazionale delle lotte - n.1-giugno 2001)

inoltre vedi in questo sito

dossier fiat

fiatstory

LINK http://www.fondazionecipriani.it/Scritti/agnelli.html SPIONAGGIO FIAT

http://www.giuristidemocratici.it/what?news_id=20030620154256 ART.18 DELLO STATUTO

http://pdpace.interfree.it/s1_tanzarella-8.pdf#search=%22LO%20SPIONAGGIO%20FIAT%22

 

 

 

Storia della Fiat dal 1969 al 1989 -Lavorare in Fiat Marco Revelli

 la fine di mirafiori- Marc Revelli- 1993-htm

melfi.htmldi Operai Contro

e immaginate una fabbrica(da quinterna)

e TORINO DOPO LA FIAT Loris Campetti

e LA FABBRICA TERZIARIZZATA Mimmo Garetti Vittorio Rieser Luigi Sartirano

e sciopero spontaneo Fiat 2/02/01 de il manifesto

e lettera del S.inCobas a liberazione

e solidarietà con la lotta degli operai Fiat

e operai anziani in esubero 6/4/01

e il contratto 5/4/01

e comunicato slai-cobas

e dopo undici mesi di quasi silenzio

e Pratola Serra - da Operaicontro

e Fiat ottobre

trattativa Fiat in stallo 2 NOTIZIE VARIE: http://web.tiscalinet.it/operaicontro

e la Lezione di MIRAFIORI

e Dismissioni-gennaio 2002

e filiera -gennaio 2002

e Sida

 

contratto Fiat 5/04/01 S.inCobas
terziarizzazioniFiat5/4/01
comunicato slai-cobas sulla vertenza Fiat
TNT-SlaiCobas
MelfiSlaiCobas- file .pdf ------ Sentenza su elezioni RSU
Melfisentenza Cobas
Fiat ottobre

DUE INTERVENTI SULLA FIAT - e una visita di studenti medi

OPERAI DELLA FIAT

All’Fma di Pratola Serra abbiamo dato ad Agnelli un colpo secco. Uno sciopero al 100% non si era mai visto.

Lo sciopero segue quelli sulle linee a Mirafiori e a Rivalta ed è un segnale chiaro: alla FIAT qualcosa fra le nuove leve operaie sta cambiando ed è una forza incontrollabile. Per anni ricatti, repressioni, sindacati e sindacalisti consenzienti ci hanno piegato alla galera FIAT, ma il meccanismo si è inceppato. E si è inceppato su un semplice problema: come si può accettare che gli operai FIAT vengano divisi in operai di serie A e operai di serie B, con salari diversi, turni peggiori, pur facendo lo stesso lavoro nelle stesse, se non più pesanti, condizioni produttive.

Gli operai vogliono risalire, sono stanchi di scendere verso il basso, finalmente la strada è stata imboccata. Basta con i contratti di programma con cui sindacalisti venduti hanno sottoscritto condizioni salariali e normative peggiori di quelle applicate nelle stesse fabbriche del gruppo.

Tutti operai FIAT, per tutti le stesse condizioni!

Il padrone ha risposto allo sciopero della Fma vigliaccamente. Ha colpito quelli che ritiene i promotori della lotta. Vuol far fuori loro per costringere gli operai a piegare la testa. Ha sfruttato il contrasto tra gli operai stabili e gli interinali per colpire i delegati. Un esempio lampante di tattica padronale: frantumare gli operai, metterli gli uni contro gli altri per schiacciare gli uni e gli altri.

Colpa è anche del sindacato che ha sostenuto il lavoro in affitto, il lavoro a termine, i contratti di formazione.

Gli operai, se vogliono resistere alla FIAT, devono capirsi, sostenersi a vicenda. Agli operai della fabbrica tutta la solidarietà quando vogliono conquistare le stesse condizioni degli operai FIAT, agli operai interinali, il doppio di solidarietà quando vogliono superare la loro condizione precaria per diventare stabilmente operai FIAT. Doppia solidarietà perché per loro è molto difficile organizzarsi e far valere le loro ragioni.

Certo che chi col crumiraggio rompe questo patto paga le conseguenze di aver voluto frantumare la solidarietà operaia e rovinare i propri compagni di lavoro.

Bisogna assolutamente non cedere di un passo. Alla repressione dei delegati si risponde con scioperi compatti. Se la questione passa nelle mani della magistratura non rientreranno più in fabbrica. Agnelli è troppo potente fra i suoi giudici e fra le sue leggi. La lotta per superare le moderne gabbie salariali del gruppo FIAT non si può fermare. E’ necessario un segnale anche da Melfi, anche a Torino sono in atto fermate sulle linee. Il sindacato compromesso farà di tutto per fare rifluire il movimento, per mettere fine alle agitazioni, bisogna impedirgli di salvare ancora la FIAT. Gli operai FIAT sono in movimento, travolgeranno tutti i grandi e piccoli frenatori.

Associazione per la Liberazione degli Operai

Per contatti scrivere: Via Falck, 44 20099 Sesto San Giovanni (MI) ftp. 14/11/2000

http://web.tiscalinet.it/aslo_operaicontro http://web.tiscalinet.it/operaicontro

e-mail: pp10023@cybernet.itoperai.contro@tin.it

 

Buone notizie sulla Fiat: sciopero


Erano vent'anni che gli stabilimenti Fiat non si fermavano tutti insieme. E' successo ieri e l'adesione è stata plebiscitaria, in testa ai cortei i giovani. Festa grande a Mirafiori e Pratola Serra
LORIS CAMPETTI

Il primo sciopero generale del gruppo Fiat dal 1980 è riuscito e ha finalmente scacciato da Mirafiori il fantasma della sconfitta. Insieme allo sciopero sono ricomparsi i cortei interni alle officine e agli stabilimenti del nord e del sud, guidati dai giovani assunti. I ragazzi e le ragazze in contratto di formazione lavoro e quelli a tempo determinato, i più esposti ai ricatti aziendali e dei superiori, hanno trainato la riuscita della giornata di lotta. Così è andata a Mirafiori e a Rivalta, ma anche negli stabilimenti meridionali di Pratola Serra e di Melfi, dove le ore di sciopero da due sono diventate otto, e di Lecce. A Brescia i lavoratori sono usciti dalla fabbrica (Iveco) e in corteo hanno attraversato la città fino a piazza della Loggia, dove una loro delegazione è stata ricevuta dal sindaco. I bresciani hanno mostrato al primo cittadino le loro buste paga, il modo più diretto per spiegare le ragioni di un contratto integrativo che si fonda su una proposta economica tutt'altro che massimalista (2.200.000 lire all'anno, in due anni).
Dalla Avio all'Iveco, dalla Marelli alla Allis, fino alle società terziarizzate dalla multinazionale torinese e agli stabilimenti dell'Auto, la Fiat ha dovuto incassare la prima sconfitta da molti anni: l'ultimo grande sciopero risale al '94 contro le pensioni, e quella era stata l'unica parentesi positiva dopo la fine dei 35 giorni dell'80. Come sempre, è Mirafiori il punto di osservazione privilegiato, sia per l'azienda che per i sindacati, negli anni delle lotte come negli anni duri. E come sempre dopo uno sciopero importante, anche ieri è partita la guerra dei numeri. La Fiat, abituata a fornire percentuali di adesioni a una cifra, ieri si è sbilanciata con un 30%, un terzo rispetto ai dati forniti dal sindacato. Fatto sta che sia a Mirafiori che a Rivalta, come in tutti gli altri stabilimenti, la produzione di vetture è stata decimata dalla giornata di protesta. E oggi le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm si riuniscono per decidere un nuovo calendario di lotte.
Oltre alla conquista del contratto, a cui la Fiat si oppone con inedita prepotenza, tra gli obiettivi di questa stagione di lotta c'è il ritiro della minaccia di 1000 licenziamenti tra gli impiegati resi "esuberanti" dall'accordo con la General Motors. Per ora di licenziamenti la società del Lingotto ne ha fatti due ai danni di altrettanti delegati di Pratola Serra, colpevoli di guidare la lotta per conquistare negli stabilimenti meridionali del gruppo lo stesso trattamento di cui "godono" i lavoratori settentrionali.

 

 

Tutti in Fiat

"Le passo subito la signorina Cinzia". Attesa di otto secondi. "Deve comunicarmi data e luogo di nascita dei ragazzi e degli accompagnatori. Indichi poi tre giorni possibili per la visita e attenda la nostra risposta. Le telefonerò al più presto". Cortesia formale e freddina, efficienza, cura di particolari apparentemente irrilevanti (cosa gliene frega del luogo di nascita?). Insomma, azienda, azienda, azienda. Ho deciso di portare la classe quinta a visitare la Fiat. Dal fordismo al postfordismo, e poi new economy, e just in time, e finanziarizzazione e globalizzazione. Insomma, ho cercato di ripercorrere i luoghi canonici delle trasformazioni del lavoro, dell'impresa, del mercato. E credo che una visita a Mirafiori possa essere utile. C'è molta emozione. In me. E come andare in America dopo aver digerito decine di western. Immaginario e realtà. Dai libri con gli schemini del reparto presse, vogliamo tutto, Agnelli e Pirelli, pagine e pagine su cosa caspita pensano dicono e fanno gli operai a quella fabbrica che oggi, forse, neppure un operaio sa bene cosa sia. Ma comunque è lì, Mirafiori, la Fiat.

In pullman gli studenti sentono le cuffiette e si raccontano beatamente i fatti loro. Sembra che siano loro ad accompagnare me. Arriviamo dieci minuti prima delle 10.30 e aspettiamo 9 minuti e trenta secondi in corso Agnelli, piantati come piloni davanti all'ingresso degli impiegati. Riprendo un po' di storia, ma gli studenti sono già scomparsi nel bar dall'altra parte della strada. Inflessibile sull'anticipo credo che il ritardo, anche il nostro, non sarebbe perdonato dall'azienda, quindi richiamo gli studenti all'ordine. Finalmente si entra. Una graziosa signorina illustra con dati molto essenziali i caratteri della costruzione. Tutto molto destoricizzato. Non una data, un elemento di storia sociale o politica, sembra che la fabbrica sia venuta su da sola, così, e si sia messa a fare automobili. Si sale sul piccolo trenino elettrico e si percorre, due volte qualche corridoio della lastroferratura. Tutti con le cuffiette, ma i dati che arrivano sono ovvi e scarni e i ragazzi cominciano a distrarsi. Guardano i grandi convogliatori in alto, le scintille che sprizzano dai saldatori. Alcuni operaie e operai ci fanno cenni di saluto, sembrano rilassati. "Ehi pro, (neppure prof, gli studenti economizzano al massimo le energie) ma non c'è tanto casino" "Qui no -dico- ma in altri reparti il rumore e molto peggio. Guardate le dimensioni". Vedo moti giovani, pochi operai oltre i cinquanta, e mi piacerebbe fermarli, farli salire sul trenino, gente che magari è qui da trent'anni e farci raccontare qualcosa. Ci spostiamo di corridoio e Lucia, la gentile accompagnatrice, prosegue imperterrita a dire esattamente ciò che vediamo: qui si mettono i vetri, qui si sistema una parte dell'interno, il cruscotto, qui i sedili. Non si abbandona certo ad astrazioni, la signorina Lucia. Descrive ciò che vediamo. A me capita di camminare nel centro di Torino e fare invece gioco di astrazione dal qui e ora e pensarmi nella piccola capitale sabauda, come doveva essere via Roma prima del fascismo o la zona di Piazza Vittorio due secoli fa. Forse chi insegna storia finisce per vivere un po' troppo dentro questa distorsione di prospettiva, ha la testa rivolta più al passato che al futuro, "sente" le forme trascorse non come qualcosa che non è più ma come uno scenario di possibilità, alcune perse, altre in atto, altre ancora, forse, da tentare di riagguantare. Ogni prof vorrebbe che la stessa sensibilità appartenesse agli studenti e questo è un motivo perenne di attrito, lontani come sono i giovani dal gusto della storicizzazione, inevitabilmente proiettati nell'indefinitezza creativa dell'attesa di vita. Ora, annoiato dalla descrizione in tempo reale della signorina Lucia, mi lascio scivolare dentro la fantasia, la sovrapposizione tra le immagini di adesso e le letture o i racconti che amici e compagni mi hanno fatto. Cerco di pensare a questi corridoi che sto percorrendo nelle trasformazioni che li hanno segnati, penso alla Fiat vallettiana a cosa doveva essere qua dentro cinquant'anni fa, e poi a questi stessi corridoi "spazzati" da un corteo interno, il casino dei "tamburi di Mirafiori", i cancelli e la vita di idee, di lavoro, di cambiamento che bolliva qua attorno. "A destra vedete due addetti che montano il parabrezza anteriore, poco dopo altri addetti al montaggio delle componenti isolanti". Addetti. Faccio notare allo studente seduto vicino a me che la signorina Lucia non ha mai parlato di operai. Solo di addetti a qualcosa. Lui scuote la testa in segno di assenso. Chissà cosa frulla nella testa dei miei studenti. Per molti di loro la Fiat non è altro che la fabbrica da cui è uscita l'automobile dei genitori. Ma durante le ore trascorse in classe a riassumere un po' si storia della fabbrica sono stati particolarmente attenti. Hanno fatto domande pertinenti. Li ho lasciati parlare, raccontare, e sono venute fuori tante storie, vicende di fabbriche e di posti di lavoro, e poi si è discusso di stipendi (con l'immancabile battuta sulle 18 ore settimanali dei professori, che ormai incasso come segno di una raggiunta confidenza con le classi) e di quanto prende un calciatore e se ha senso un calmiere e il libero mercato ecc. ecc. Facevo da moderatore solo per smorzare i toni, ogni tanto decisamente accesi, e le troppe voci accavallate. Mi gustavo questo grezzo gomitolo di idee che si srotolava davanti a me, in modo caotico e casuale, contento di non insegnare matematica e di avere l'opportunità di osservare questi ragazzi nel loro confronto con la storia, che sia vicinissima o lontanissima, perché dopo un po' capiscono che gli uomini, in fondo hanno voluto, potuto e dovuto fare le stesse cose, dai Sumeri a oggi e solo l'hanno fatto in maniera un po' diversa. E proprio a questo pensavo mentre il nostro silenzioso trenino andava avanti, tra addetti di qui e addetti di là, dentro la pancia della Fiat, io coi i miei ricordi e le mie emozioni libresche, da ex studentello operaista, di una fabbrica che non c'è più, loro, chissà. Il giorno dopo in aula chiedo pareri, impressioni, cerco di forzare un commento. Bocche cucite. "Ma insomma, interessante no?" Assenso muto. Osservo Marco & Marco, vicini di banco, dopo tre anni di frequentazione dentro e fuori dalle aule, ormai in condizioni simbiotica, legati da quelle amicizie assolute che solo a quella età si possono avere. Abituati a commentare tutto con disegnini che poi circolano suscitando ilarità per la classe. Vedo che scarabocchiano e, come sempre lascio perdere, non indago. Prima di uscire chiedo se è possibile vedere il loro nuovo capolavoro. "Spero che diventiate almeno come Disegni e Caviglia" dico accondiscendente, mentre con sguardo complice mi danno il foglietto. Il consiglio di classe, più il Preside, è ritratto dietro una catena di montaggio ad avvitare teste di studenti (riconoscibili dai vistosi piercing) su busti di marionetta. Bravi ragazzi, questa è la scuola del futuro.