Biella, la strage continua
Renzo Triban è morto al Cto di Torino. E' la terza vittima dell'esplosione alla Pettinatura Italiana. E altri 3 operai sono in coma
ALFIO GATTO - BIELLA il manifesto 25/1/2001

Da Biella arrivano solo notizie che i lavoratori non vorrebbero avere. Ancora un morto, il terzo, ma soltanto silenzio dalla magistratura. Il rogo alla Pettinatura Italiana di Vigliano, a due passi dal capoluogo di provincia, continua a mietere vittime. Ieri notte, all'ospedale Cto di Torino è morto Renzo Triban, 45 anni, di Candelo. Il suo corpo era ustionato per il 70 per cento. In queste due settimane, i medici lo hanno sottoposto a un doppio intervento. Ma le cure non sono bastate a salvargli la vita.
Ormai il bollettino è quotidiano. Martedì la stessa sorte, a due settimane dall'incidente, era toccata a Graziano Roccato, 49 anni, di Valdengo (Biella). Due giorni dopo lo scoppio era già deceduto Carlo Coletta. E purtroppo, restano sempre gravissime le condizioni degli altri lavoratori feriti, Marco Debernardi e Mario Falla, ricoverati a Torino, e di Pasquale Carà, trasferito subito dopo lo scoppio a Cesena. I medici non possono sciogliere la prognosi, perché i lavoratori feriti sono ancora in coma farmacologico. Se si salveranno, hanno spiegato i chirurghi, nei prossimi otto anni la loro cute dovrà comunque essere sostituita con almeno cinque operazioni.
Fin qui il tragico bollettino. Per quanto riguarda le indagini, invece, ci si scontra soltanto con un muro di gomma. Lavoratori, sindacati e titolari dell'azienda non riescono a ricevere informazioni dalla magistratura. "Più trasparenza", hanno rivendicato ieri le confederazioni sindacali, Cgil, Cils e Uil. "Siamo sbigottiti - ha commetato Osvaldo Boglietti, segretario provinciale della Filta-Uil - di fronte a questa tragedia che nel Biellese non ha precedenti e all'incapacità di dare risposte da parte di chi porta avanti le inchieste". Tra le poche novità un fatto che non si poteva nascondere, e cioè il dissequestro deciso dalla magistratura di parte della fabbrica, che ha permesso ad alcuni operai addetti alla manutenzione di entrare nello stabilimento accompagnati dai vigili del fuoco.
"Fino a quando non si vede come è ridotta la fabbrica - ha aggiunto Boglietti - non si possono comprendere le dimensioni dello scoppio. Vorremmo avere qualche informazione in più sulle decine di perizie che sono state fatte in questi quindici giorni". Anche l'Unione industriale di Biella è piuttosto indispettita per la scarsità di notizie fornite dalle autorità giudiziarie.
Impossibile dire quando ripartirà la produzione. Questa mattina si riunirà il consiglio di fabbrica della Pettinatura. Medda, delegato sindacale della Fiom-Cgil, spera "che qualcuno ci venga a dire qualcosa". Boglietti invece invita le aziende e le amministrazioni a fare qualche riflessione sulla sicurezza, in fabbrica, ma soprattutto sul territorio. "Non basta impegnarsi all'interno delle industrie - ha spiegato - se poi il sistema territoriale è insicuro". E non a caso, fin dal giorno dell'esplosione alla Pettinatura era stata avanzata l'ipotesi che l'incidente potesse essere stato provocato da un fattore esterno: la condotta della Snam che portava il gas nella fabbrica della morte.
"La sicurezza dei lavoratori - è il punto di vista di Titti Di Salvo, segretaria della Cgil in Piemonte - è un punto fondamentale. La scelta dello sciopero generale, che abbiamo convocato per il 31 gennaio, non rappresenta una scelta casuale, in una provincia come quella di Biella dove gli incidenti sono in aumento, come dimostrano i dati dell'Inail. Se nel tessile, fino ad ora, non si erano verificati episodi mortali, questo non significa che si debba abbassare la guardia, in questa come in altre realtà". E la tragedia senza fine della Pettinatura non ammette rinvii.