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EDITORIALE
La storia volta gabbana
NORMA RANGERI il manifesto 17/07


Come un Brancaleone alle crociate, il presidente Antonio Baldassarre combatte la sua, sventolando la bandiera del revisionismo storico. Tra gli applausi dei maggiorenti di Alleanza nazionale, riuniti a convegno per resuscitare la cultura della destra, il presidente della Rai ha lanciato il suo programma rivoluzionario: rileggere la storia con le categorie della destra che, a suo dire, è avvantaggiata perché, rispetto alla sinistra, sarebbe legata "a una concezione dello stato che ha radici più lontane nel tempo". Come già ebbe a dire un illustre esponente della cultura italiana, Francesco Storace, bisogna riscrivere la storia a partire dai libri di testo, ma se la scuola ha tempi lunghi, in tv l'operazione si può fare piuttosto rapidamente. E dunque primo obiettivo su cui puntare per cancellare "le storielle" e leggere la Storia è Rai-educational (ora è svelato il mistero del ripescaggio di Minoli). Poi toccherà alla fiction, chiodo fisso del ministro Maurizio Gasparri, organizzatore del convegno e fan scatenato del nuovo corso del servizio pubblico. Che, nella grande spartizione, la Rai sarebbe diventata un feudo di Alleanza nazionale, avendo Berlusconi le sue reti private, era stato chiaro fin dall'inizio. Come pure che le prime attenzioni si sarebbero appuntate su Rai-educational alla cui poltrona, nel totonomine, era a lungo stato abbinato il nome di Marcello Veneziani (Minoli saprà fare tutto e di più). Ma che la causa di Fini venisse sposata in modi così spicci, addirittura da una tribuna di An, dal presidente della Rai è un altro strappo, grave e preoccupante, seppure grottesco nei toni. Nonostate il prestigioso curriculum, il professor Baldassarre sembra colpito da una banale, ma acuta sindrome berlusconiana: quello fa il presidente operaio contro il sindacato e questo il rivoluzionario contro la democrazia repubblicana in nome di quella repubblichina.

Qualche giorno addietro, con la bacchetta in mano, nel bel mezzo di un convegno sulla Rai, Baldassarre aveva annunciato che non si sarebbe privato delle voci discordanti dalla maggioranza (alludeva a Biagi e a Santoro). Naturalmente intendeva maggioranza di governo, come dire che tutta la Rai aveva voltato gabbana (Baldassarre docet) o sarebbe stata indotta a farlo, tranne alcune, rare eccezioni e a loro rischio e pericolo. Ora eccolo promettere di concimare le radici della destra fascista, spalmandone gli umori revanscisti nei palinsesti del servizio pubblico, ovvero nelle vene della più grande azienda culturale italiana. E addirittura gonfia il petto dichiarandosi pronto a resistere agli evocati scioperi di chi ci lavora promettendo di rispondere a "con la forza delle nostre idee". Nostre di chi? Forse chi parla tutti i giorni di concordia e di rispetto delle istituzioni, forse chi vigila dal colle più alto, dovrebbe chiederlo al professor Baldassarre.



 

 

 

16.07.2002

Baldassarre, la storia la riscrivo io e ve la insegno sulla Rai

di Federica Fantozzi – l’unità 17/07

Sarà guerra alla storia "faziosa e ideologizzata", anzi alle "storielle" dei testi scolastici. Il presidente della Rai Antonio Baldassarre annuncia la sua rivoluzione "revisionista" in uno scenario per niente casuale: il convegno degli intellettuali di Alleanza Nazionale. Suscitando commenti entusiasti: "È musica per le nostre orecchie", dice il senatore Michele Bonatesta.

Il progetto è affidato a Rai Educational e al suo nuovo direttore Giovanni Minoli. Che risponde con qualche imbarazzo: "Bella avventura, ma per ora abbiamo spazi e budget ridotti". Ma attorno alle frasi del presidente della Rai si scatena un vero e proprio caso politico.

Prendono le distanze i consiglieri in quota all’opposizione Carmine Donzelli e Luigi Zanda: "Siamo certi che i presidenti di Senato e Camera vorranno considerare le dichiarazioni che ha reso in un crescendo di protagonismo, e valutare quanto si discostino dalla pacatezza e dall' equilibrio che sarebbe chiamato a garantire". Auspicano poi maggiore riservatezza da parte sua. "Non rappresenta il complesso di professionalità e di cultura della Rai e di chi vi lavora. Mai in passato vi è stato da parte di un presidente tanto disprezzo per la storia dell’azienda".

La "battaglia" di Baldassarre è estesa alla Rai "romanocentrica" che fa piangere l’auditel e ai sindacati interni. Comincerà in autunno la campagna per riportare la tv di Stato alla "normalità democratica" e al "pluralismo".

Tre i filoni di azione. A Rai Educational spetterà la missione culturale. Ambiziosa: riscrivere la storia d’Italia finora raccontata in modo "fazioso, unilaterale e ideologico", per colpa di libri di scuola che propinano "storielle". Segue il programma operativo: è possibile che la riforma provochi nei sindacati reazioni che potrebbero sfociare in scioperi, ma questo non fermerà il nuovo CdA. Avverte Baldassarre: "Temo reazioni da parte di quei sindacati che finora hanno gestito la Rai e costruito dei privilegi. Immagino che alcuni di loro temano di perderli...". Infine il filone della riorganizzazione aziendale: basta perdere audience al Nord e perpetuare l’"irrazionalità economica" della precedente gestione. Per tracciare questo percorso, Baldassarre sceglie la platea del convegno di An, che lo ricompensa per bocca di Bonatesta: "Musica per le nostre orecchie".

Giovanna Melandri intende convocare il presidente della Rai in Vigilanza: "È certo che il compito affidatogli dalla legge sia di correggere "storielle"?". Il vicepresidente della Camera Mussi: "Usare la Rai per revisionismo storico e dichiarare guerra ai sindacati è un anuncio squadristico. Ma non è lui il proprietario del servizio pubblico". Vincenzo Vita: "Affermazioni inaudite"

Da parte sua il presidente Rai sottolinea che la tv passata "garantiva solo una cultura e non altre" e che il nuovo CdA "ha posto fine a qualcosa che non può esistere in un Paese democratico". Attacca i testi non tanto universitari ma "soprattutto di liceo" che "spesso forniscono interpretazioni di parte dei fatti storici, distorcendoli e non raccontandoli come invece sono accaduti". Indica come obiettivi la riforma del servizio pubblico per liberarlo "da tutti i vincoli" e "la valorizzazione delle professionalità interne". Preconizza la fine delle divisioni sostituite da un coordinamento "orizzontale che farà capo direttamente ai vertici". Polemizza con il sindaco di Roma Veltroni secondo cui "la Rai ha trovato nella capitale il suo sviluppo perché qui si fa cinema e fiction. Roma è il bacino naturale della produzione culturale". Replica di Baldassarre: il servizio pubblico "è un’impresa nazionale e deve riflettere le differenze culturali del Paese. Al Nord perde quote di mercato con Mediaset perché il suo messaggio è troppo romano". Esempio pratico: "Un colonnello che faceva le previsioni del tempo con accento romanesco".

Poi la requisitoria su eventuali scioperi che potrebbero essere decisi dai sindacati e sui loro "privilegi". Immediate le reazioni di Usigrai e Fnsi. Durissimo Roberto Natale: "Baldassarre è un irresponsabile, un incompetente e un ipocrita". D’accordo Serventi Longhi: "Il presidente Rai è un incosciente, incredibile quanto sta accadendo". In una successiva dichiarazione Baldassarre farà marcia indietro: che i sindacati possano reagire scioperando "è solo un’ipotesi.... certamente irrealistica" perché "sono convinto del loro senso di responsabilità. Ironizza il diessino Giulietti: "Ormai fa come Berlusconi: dichiarazioni con rettifica incorporata".