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2007-07-14 13:17- ANSA
TFR: FONDI NEGOZIALI, SI' TUTE BLU AL 41%, BOOM PER ENEL
 (di Francesco Fabbri)

ROMA - Superata la boa del 30 giugno i fondi previdenziali di categoria fanno i conti e mentre per elettrici e chimici si registrano forti consensi, altri settori, ad iniziare dagli edili, restano indietro. Le adesioni esplicite ai Fondi chiusi mettono a segno un incremento delle iscrizioni variabile a seconda delle categorie lavorative. Nella maggior parte dei casi i conferimenti sono giunti per lo più a ridosso della scadenza.

La Covip ufficializzerà i risultati complessivi dell'adesione alla previdenza complementare solo a settembre, ma intanto i gestori hanno già computato i conferimenti espliciti al 30 giugno, data entro la quale i lavoratori dipendenti dovevano decidere se lasciare il proprio Tfr maturando in azienda o convogliarlo nella previdenza complementare.

Ecco in dettaglio i dati forniti all'ANSA da alcuni dei maggiori fondi chiusi. Cometa (metalmeccanici) ha raccolto 410 mila conferimenti su una platea di circa 1 milione di lavoratori. L'adesione tocca il 41% (nel 2006 era al 32%) grazie ai 100 mila iscritti nell'ultimo semestre. "Siamo soddisfatti" commenta il presidente del Fondo, Maurizio Agazzi, che precisa: "Il 50% dei metalmeccanici è impiegato in grandi aziende mentre l'altro 50% lavora in realtà più piccole: qui - conclude - i conferimenti espliciti sono stati di meno". Alifond (industria alimentare) annuncia 40 mila iscritti su 300 mila addetti del settore. L'indice di adesione tocca il 13% dell'intera platea lavorativa rispetto all'11% del 2006. In crescita anche Byblos (industria della carta, aziende grafiche ed editoriali), che conquista circa il 20% (37 mila) dei 181 mila lavoratori interessati: +6% sul 2006. Cresce Previmoda (moda-abbigliamento), che raccoglie 60 mila conferimenti su 450 mila addetti: il 17%, cresciuto rispetto al 9% dello scorso anno. Aumento per Prevedi (edile-industria), che sta ultimando i conteggi. Su 1 milione di lavoratori sono 35 mila le adesioni, stimate in 40 mila per la fine delle operazioni: il 4%.

 Simile il risultato per Fondapi (piccole e medie imprese) che raccoglie 36 mila adesioni su 500 mila lavoratori del settore: il 7%, meglio del 5% circa di fine 2006. Bene Priamo (Trasporto pubblico) che ha raccolto 52 mila adesioni su 110 mila occupati nel settore, circa il 48%. Alla fine del 2006 gli iscritti erano circa 40 mila. "Da giugno - fa sapere il Fondo - raccogliamo anche i conferimenti del settore marittimo: 28 mila lavoratori ma non ancora contabilizzati".

Si consolidano fondi storicamente forti come Fopen e Fonchim. Il primo (gruppo Enel), conta 47 mila dei 50 mila lavoratori: il 97%, era il 76% di fine 2006. Record anche per Fonchim (chimici) che sfonda il tetto del 76% con 153 mila adesioni su 200 mila lavoratori. Crescono anche Laborfonds ed Espero. Il primo (lavoratori del Trentino Alto-Adige) sfiora i 101 mila aderenti (41%) su una platea di 245 mila lavoratori. In 70 mila, però, sono impegnati nel settore pubblico e non coinvolti dalla scadenza. Buona performance e situazione simile per Espero (dipendenti pubblici della scuola): il tasso di adesione passa dal 3,9% al 7% (da 47 mila nel 2006 a circa 82 mila) su 1 milione 200mila addetti. Questi lavoratori non erano direttamente interessati alla scadenza e non hanno ancora la possibilità di utilizzare il Tfr per la previdenza integrativa. 

 

I guai del silenzio assenso- pdf : chi non ha scelto perde l'1% che dovrebbe versare l'azienda...

2 luglio 2007- il sole 24 ore

Otto miliardi del Tfr finiscono nei Fondi

di Chiara Bussi

 
Tfr in azienda, decisione rinviata
Poca attenzione per i più giovani
 

Quasi 8 miliardi di euro. A tanto ammonta il Tfr confluito nei fondi pensione secondo le stime del Sole-24 Ore del Lunedì sulla base del sondaggio effettuato da Ipr Marketing. In particolare, vale 6,2 miliardi la quota destinata esplicitamente alla previdenza complementare. Mentre i lavoratori che non hanno comunicato la scelta rappresentano l'8% del totale, con una dote di 1,5 miliardi che confluirà nei fondi negoziali, se previsti, o nel FondInps, il fondo complementare residuale dell'Istituto.
Restano invece in azienda (anche se in parte saranno dirottati al fondo di tesoreria costituito presso l'Inps), ben 11,2 miliardi, sul monte complessivo del Tfr annuale, che ammonta a 18,9 miliardi. Tra chi ha preferito questa strada il 55% è però pronto a ripensarci e resta alla finestra, in attesa di valutare l'effettivo rendimento dei fondi. La percentuale sale al 62% per i dipendenti con età compresa tra i 35 e i 54 anni.La maggioranza (69%) è costituita da uomini che lavorano in aziende con oltre 50 dipendenti (71%).

 Per il 40% il trattamento di fine rapporto in azienda è invece una scelta definitiva. Ne sono convinti soprattutto i lavoratori oltre i 55 anni.


 

 

 

il manifesto 23-06-07

TFR. I fondi non sfondano


"Ci aspettavamo di più, i fondi per ora non crescono come preventivato ma determinante sarà il mese di giugno".
Giovanni Pollastrini, consulente del ministero del Lavoro sul Tfr

Come è noto, fra gennaio e giugno 2007, le lavoratrici ed i lavoratori del settore privato sono stati posti di fronte alla scelta obbligata fra il lasciare il proprio TFR all'INPS o passare ad una forma pensionistica integrativa o a gestione padronale – sindacale (fondi chiusi) o a gestione solo padronale (fondi aperti).
È opportuno rilevare che vi è una campagna martellante da parte del governo, di CGIL-CISL-UIL, delle banche a favore del passaggio ai fondi pensioni, una campagna che rende visibile la struttura corporativa del potere reale.
Dai primi dati emerge un'adesione tutt'altro che trionfale anche se è probabile che, grazie al silenzio assenso e cioè ad un meccanismo truccato che colpirà i lavoratori e le lavoratrici meno informati, l'aumento delle adesioni (tacite in questo caso) sarà maggiore.
Può valere, oggi, la pena di esaminare i dati disponibili e di ragionare sul loro significato politico.
A due settimane dal 30 giugno, termine entro cui i lavoratori dovranno scegliere se lasciare il Tfr in azienda o conferirlo alla previdenza complementare, i principali fondi chiusi segnalano al 31 maggio aumenti delle iscrizioni variabili tra il 10 e il 30% un dato inferiore alle previsioni dell'esecutivo e degli stessi fondi.
In base ai dati forniti dai singoli gestori emerge un consolidamento delle adesioni nelle categorie storicamente abituate a questa scelta come i chimici e un incremento in categorie che, invece hanno sempre registrato una adesione percentualmente bassa.
Alla fine del 2006, secondo la Covip, gli iscritti ai fondi pensione avevano superato quota 3,2 milioni, con i fondi di categoria che registravano un aumento delle iscrizioni rispetto al dicembre 2005 del 4,3% e i fondi aperti al +8,2% mentre le polizze pensionistiche individuali contavano un +16,9%.
Il fondo Cometa (settore metalmeccanico) riguarda 1 milione di lavoratori e registra al 31 maggio un incremento di 45 mila iscritti fino a superare quota 350 mila, +10% sul 2006.
Per Espero (dipendenti della scuola): il tasso di adesione passa dal 3,9% al 7% (da 47mila nel 2006 a circa 80mila). Il balzo sul 2006 fin qui calcolato è del 70% ma bisogna tenere conto che i lavoratori del settore sono circa 1 milione 200mila.
Previmoda (tessile - abbigliamento - calzaturiero), passando dai 39 mila iscritti del 2006 ai 48 mila attuali (+25%), tocca circa il 12% dei 450 mila lavoratori del settore in totale.
Fondapi (piccole e medie imprese): su un bacino stimato di oltre mezzo milione di addetti, le adesioni al 31 maggio hanno toccato quota 28 mila (5% del totale), con un aumento di oltre 5 mila (+12% sul 2006).
Prevedi (edile - industria), che riguarda 1 milione di lavoratori: l'incremento segna +40% (da 25 mila iscritti del 2006 a 35 mila fin qui calcolati) ma la percentuale di adesione complessiva si attesta attorno al 3,5%.
Alifond (industria alimentare): gli aderenti passano dai 36 mila del 2006 ai 43 mila fin qui attestati. La crescita è di quasi il 20% su oltre 350 mila addetti.
Pressoché stabile l'adesione a Telemaco (telecomunicazioni), che già nel 2006 contava 56 mila 800 iscritti ora passati a circa 56 mila 900 su una platea di 120 mila lavoratori.
Fonchim (settore chimico e farmaceutico) è da sempre forte e consolida la tradizione. I 122 mila iscritti del 2006 (su circa 200 mila lavoratori totali) passano a 145 mila (+20% sul 2006), con un tasso di adesione di oltre il 70%.
Simile la situazione per Fopen (aziende del gruppo Enel): nel 2006 aderivano 42 mila dei 50 mila lavoratori del settore, che passano a circa 45 mila. Un balzo che porta al 90% un'adesione già alta, 76% alla fine del 2006.
Il fondo Priamo (autoferrotranvieri) può contare su 47 mila conferimenti al 30 aprile contro i 40 mila scarsi di fine 2006: un aumento del 17% per una categoria che impiega 110 mila lavoratori.
Buona prestazione, infine, per Laborfonds (aziende ed enti pubblici) che registra al 31 maggio 90 mila iscritti con una crescita del 9% rispetto al dicembre 2006: il 36% di una platea potenziale di 245 mila addetti.
Mi scuso con i lettori per la sovrabbondanza di dati ma la ritengo utile.
Proviamo a dare una prima sintetica interpretazione di questo quadro. Se si guardassero i dati prescindendo dalla campagna posta in essere dal blocco sociale interessato alla crescita dei fondi pensione, si potrebbe ritenere che questa stessa campagna ha avuto un discreto successo soprattutto se agli aderenti volontari si sommerà un discreto numero di aderenti per silenzio assenso.
Va, in primo luogo, però, rilevato il fatto che, mentre con massicci fondi pubblici, 34 milioni di euro, le imprese e si sindacati concertativi hanno fatto una campagna martellante, l'unica opposizione sul terreno sindacale è stata fatta dal sindacalismo di base che certo non ha risorse economiche comparabili e che, nonostante ciò, si è speso generosamente organizzando moltissime assemblee ed iniziative di critica della previdenza integrativa. Se, nonostante i suoi limiti quantitativi, il sindacalismo di base ha rilevato molto interesse e condivisione delle sue posizioni, una ragione vi sarà.
È, poi, interessante il fatto che la campagna ha funzionato meglio nelle categorie tradizionalmente abituate alla pensione integrativa mentre ha visto un consenso assai limitato proprio dove i suoi promotori puntavano ad entrare e cioè nelle categorie "vergini" e, soprattutto, nella massa di lavoratori con poca anzianità di servizio o, peggio, in condizione precaria, quelli più massacrati dalla riforma delle pensioni e, in apparenza, più "interessati", meglio sarebbe dire obbligati, alla pensione integrativa. Sarebbe, a questo proposito, opportuna un'analisi più puntuale della natura dei diversi fondi pensione, per un verso, e della composizione tecnica delle diverse categorie di lavoratori.
Detto ciò, credo vada evitata una lettura trionfalistica dei dati, i fondi pensione stentano a decollare, questo è un fatto, la critica alla privatizzazione della previdenza gode di un ampio consenso, questo è un altro fatto, ma è anche vero che ha giocato, da parte delle lavoratrici e dei lavoratori un'attitudine prudente nei confronti della proposta di giocare in borsa parte del proprio reddito, attitudine che i fautori dei fondi pensione avevano con ogni evidenza sottovalutato.
Detto ciò, la resistenza a cedere il proprio TFR è solo un primo passo, la vera partita è, ma questa non è una novità, quella che si gioca sul salario in tutte le sue determinazioni: salario diretto, salario indiretto e, nello specifico, salario differito.
In buona sostanza, si tratta di riprendere l'iniziativa per il diritto a pensioni sicure, di conseguenza, non legate all'andamento dei mercati azionari ed obbligazionari come parte dell'azione a difesa del salario.
Come è ovvio, una partita difficile e di medio periodo ma anche non evitabile se non ci si accontenta di una vittoria tattica.

Cosimo Scarinzi

 

MANCANO POCHI GIORNI ALLA SCADENZA

LETTURE ED ASCOLTI PER DECIDERE BENE

 

Avviso su scadenza "silenzio e assenso" : ASCOLTA
 
Una premessa:

UN CONTO SALATO

Il passaggio dalla previdenza pubblica ai fondi non favorisce i lavoratori ma li penalizza pesantemente. Ma più della metà non sa nemmeno cosa sta per succedere: molti lavoratori cadranno così nella trappola del silenzio-assenso che li porta a “decidere” “scegliendo” i fondi pensione senza neanche rendersene conto. E sarà  per sempre: questa “scelta” automatica infatti  non può essere revocata. E la liquidazione (il TFR in maturazione) chissà dove andrà a finire… sicuramente in speculazioni finanziarie che non arricchiranno certo i lavoratori.

 

GIOVANI: NOT IN MY NAME

Per i giovani l’inizio della fine parte da lontano: nel 1995 è stato deciso che la pensione sarebbe stata calcolata sui contributi versati durante tutta l’attività lavorativa. E il dilagare del precariato ha peggiorato le cose. Questo ulteriore passaggio in nome di una garanzia per i giovani è una vera beffa. Loro una pensione dignitosa in questo modo non l’avranno mai. 

 

Ricordiamo che IL FONDO LAVORATORI DIPENDENTI INPS E’ ATTIVO!  

 
1. che cos'è il Tfr : ASCOLTA
2.Storia della Riforma e del Fondo Pensione : ASCOLTA
3.Meccanismo dei Fondi Pensioni e la truffa finanziaria : ASCOLTA
4. Fallimento dei Fondi Pensione e Crack Finanziari : ASCOLTA
 

 

Riassumendo:

1)      Il TFR (Liquidazione) è una parte di salario che viene pagata al momento del licenziamento o dell'andata in pensione, con la possibilità di anticipazioni fino al 70% in caso di acquisto della prima casa o di spese mediche.

2)      Il TFR è garantito da un fondo presso l'INPS per cui il lavoratore lo incasserà anche in caso di fallimento dell'azienda.

3)      Il Governo, Confindustria, CgilCislUil vogliono continuare a tagliare le pensioni pubbliche e per questo hanno inventato i fondi integrativi utilizzando come finanziamento il nostro TFR, con la scusa che così si arrotonda la sempre più misera pensione pagata dalla Previdenza Pubblica.

4)      I Fondi pensione integrativi, essendo basati sul mercato azionario, non hanno nessun fondo di garanzia, per cui in caso di fallimento, si perde tutto o quasi (vedi Cirio, Parmalt, Enron, Bond Argentini ecc. ecc.)

5)      Nessuno regala niente quindi al momento dell'andata in pensione al lavoratore spetterà nulla di più della quota versata divisa per i mesi di aspettativa di vita, sempre che tutto sia filato liscio, ma nessuno è in grado di sapere con certezza quanto sarà la pensione integrativa.

6)      Lasciando il TFR come è oggi in azienda si prende la somma tutta in un colpo solo al momento dell'andata in pensione.  Dandolo ai fondi invece, a termine vita lavorativa, metà del TFR si potra ritirare e il resto sarà versato con una rendita.

6bis-   La finanziaria stabilisce che nelle aziende fino a 49 addetti il TFR se non versato ai fondi resterà in azienda

- Nelle aziende sopra i 49 addetti il TFR se non versato ai fondi, pur restando del lavoratore,  sarà trasferito all'INPS che si comporterà come facevano prima le aziende nei confronti del lavoratore.

7)      Non fatevi mettere fretta, non scegliete i fondi, tanto ci sarà sempre la possibilità di aderire in qualsiasi momento ai fondi integrativi, i vostri soldi continueranno a fare gola a tutti. Fin che non lo versate nei fondi integrativi siete sicuri che rimane vostro  .

8)       Togliere valore alla Previdenza Pubblica è' una scelta gravissima fatta da Governo, Confindustria, CgilCislUil,  perchè questa è basata su un principio di solidarietà generazionale facendo si che nessuno sia abbandonato a se stesso.

9)      Il passaggio successivo sarà inevitabilmente la Sanità Privata a pagamento e quindi solo per pochi, vedi l'esempio USA.

10)  i lavoratori entro il 30 giugno devono compilare i moduli per indicare all'azienda in cui lavorano cosa fare del  TFR e precisamente - se non dicono niente vale il SILenzio Assenso, si passa ai fondi pensione

I lavoratori invece devono dire per scritto se:

A) Lasciarlo in azienda (quindi a loro disposizione) sapendo che si rivaluta ogni anno dei ¾ dell'inflazione più 1,5% ( mediamente dal 3 al 4% ogni anno)

 B) Darlo ai fondi pensione integrativi rischiando le variazioni della Borsa.