LA LUZENAC VAL CHISONE TIENE AL MARCHIO MA NON AI SUOI MINATORI :

E’ L’INTERA VALLE CHE DEVE INTERROGARSI SULLA QUALITA’ DEL SUO FUTURO E STRINGERSI INTORNO A LORO.

1. Premessa

Il sindacato ALP/CUB, presente alla Luzenac dal ‘95 quasi solo in miniera, ha sempre tenuto conto della volontà dei minatori, non ritenendo di potere o volere dare indicazioni che non fossero condivise da questi. I tempi della ricostruzione di una forza nazionale ed internazionale dei lavoratori sono lunghi e non crediamo si debba scavalcarli mandandoli allo sbaraglio isolati e anzitempo non tenendo conto dei rapporti di forza. ALP/CUB è in aperto disaccordo con molte delle scelte nazionali del sindacato confederale ma riconosce che CGIL e CISL di categoria, alla miniera si affidano da qualche anno ai voleri della maggioranza. Ma i margini per i minatori si fanno stretti.

2. No al regalo di Natale della Luzenac.

In questo momento di fronte alla volontà della direzione di attuare l’appalto della coltivazione del talco al Crosetto, siamo uniti nel condannare la terziarizzazione selvaggia, nel rivendicare il diritto al lavoro per i minatori Luzenac contro un prevedibile futuro di allargamento dell’appalto, nella difesa dei diritti e della tutela acquisiti.

Abbiamo presenti i problemi:

-Riconosciamo che non abbiamo fatto passi in avanti nell’estensione alla ditta edile in appalto - che in questi anni ha fatto lavori in roccia e l’inizio della coltivazione a Rodoretto- delle tutele e dei diritti dei minatori. L’appalto diventa perciò sempre più conveniente e non solo per motivi contingenti - vedi la mancanza della voce salariale lavoro in sottosuolo e della legata anticipazione del pensionamento, vedi condizioni di odioso sfruttamento del personale, vedi possibilità di licenziamento. Tutto legale.

I minatori sono convinti che la Luzenac Val Chisone non rispetta le regole che i suoi stessi dirigenti a livello di multinazionale si sono dati nella carta ‘etica’ ( dove si afferma che le ‘regole’ valgono anche per gli appalti).

-Inoltre la direzione locale non ha dimostrato di essere interessata al turn-over e all’addestramento di nuovo personale, incentivando più volte le dimissioni e rendendo meno interessante il lavoro in Luzenac ai pochi nuovi assunti con contratti a termine ( ma i minatori non si improvvisano). A Roma si sta trattando il contratto nazionale allargando il lavoro a termine e regolando apprendistato e lavoro interinale ...No comment.

-Allo stesso modo l’etica di "impreditore" ci sembra smentita nel caso dei macchinari in cui si notano due politiche: una per lo stabilimento - di mantenimento dell’efficenza- ed una per la miniera. Si vuole creare una situazione in cui proporre l’appalto per la manutenzione dei mezzi meccanici anche in miniera, come da tempo si fa ai mulini di Malanaggio?

Avere 7 mezzi in avaria su 8 ed ordinare con grande ritardo pezzi di ricambio è responsabilità della direzione, mentre questa dice che sono i minatori a guastare i mezzi.!

Da quanto detto è evidente che la direzione approfitta di questa situazione per poter dire che non ha alternative all’appalto della coltivazione, che risolverebbe i problemi di mancanza di manodopera e di macchine da scavo. Ha fatto i suoi conti, solo che questa volta i suoi interessi sono ben lontani dai nostri.

Finora non è servito a molto ribattere che semmai la direzione può assumere i lavoratori della ditta Negroni - invece di appaltarle la miniera - ed affittare i macchinari, se pensa che in futuro non ne avrà più bisogno. La multinazionale vuole fare a meno del lavoro della valle per la miniera o almeno arrivare a non gestirlo più in proprio.

3.Esiste una via di uscita non dolorosa?

Per evitare l’appalto il sindacato confederale ha proposto da tempo un nuovo regime di orari per il pieno utilizzo degli impianti. Mette in discussione tempi di lavoro e di vita e non è per niente migliorativo per gli operai.

Su questo punto non abbiamo potuto offrire come riflessione ai minatori che l’esempio di altre aziende della zona dove esperimenti vari sono attuati (SKF,Boge, Manifattura) e dove sono stati solo soluzioni provvisorie in un percorso di progressivo peggioramento.

Sappiamo però che queste flessibilità procedono da lungo tempo a livello mondiale,ed in Italia è lo stesso sindacato confederale che sovente si fa avanti nel tentativo di sbloccare situazioni di crisi finendo alla lunga con aiutare più padroni e governi che i lavoratori.

Non si riesce oggi a fermare a livello locale questo peggioramento complessivo delle condizioni dei lavoratori - salvo attuare coraggiose e durissime lotte con esito positivo solo in casi limitati - occorre riprendere forza e ricostruire l’unità dei lavoratori oggi divisi e precarizzati in modo crescente.

In miniera abbiamo quindi avuto un ruolo critico, ma il referendum ha dato una maggioranza limitata che approva la proposta sindacale sull’orario.

La direzione dell’azienda da parte sua, anche se l’ha accettata nelle trattative, non ha concluso sulla parte salariale, ma sopratutto ha minato le possibilità di applicazione come già detto lasciando i minatori senza mezzi di produzione e attuando una selezione rigidissima del personale da assumere per cui praticamente il nuovo orario non sarebbe molto facile da applicare. (Difesa della salute, prevenzione , "626" oggi si ritorcono contro il lavoro regolare ma l’azienda si guarda bene da far pesare questi "costi" e diritti per l’appalto.)

Il sindacato confederale, pur cosciente di tutte le difficoltà , si prende la responsabilità di rilanciare questa via di uscita per la direzione e le chiede di non ricorrere all’appalto, appoggiato dalle Amministrazioni locali.

Alp è d’accordo di coinvolgere la Regione nella trattativa, se l’azienda vuole ancora discutere, ma ha messo le mani avanti proponendo di allargare il fronte di resistenza a tutta la valle e preparare uno sciopero generale.

I minatori sapranno decidere le forme di lotta opportune per difendere il diritto al lavoro.

L’azienda da parte sua mette in campo le forze dell’ordine per garantirsi di attuare l’appalto dopo Natale.

 

 

Alp/Cub 12/12/00 cicl.via Bignone 89, Pinerolo- tel. 0121 321729