Gli esuberi targati Fiat-Gm
Mirafiori taglia ancora: a casa altri 454 operai anziani


LORIS CAMPETTI - INVIATO A TORINO 6/04/01

Quattrocentocinquantaquattro anziani operai di Mirafiori hanno una grande opportunità: andare in pensione in anticipo con l'avvio della procedura di mobilità che consente una copertura salariale e previdenziale fino al fatidico ultimo giorno di lavoro. Insomma, un prepensionamento. Sono fortunati questi anziani operai, certo molto di più dei 750 loro compagni polacchi di Bielsko Biala, in Polonia, dove non esistono ammortizzatori sociali e dunque all'azienda non resta che il licenziamento in tronco. Di cosa si lamentano i sindacati, per la precisione la Fiom? Preferirebbero forse il metodo polacco per eliminare gli esuberi? All'annuncio dell'accordo con General motors la Fiat aveva detto: non ci saranno effetti sull'occupazione, anzi se la fusione andrà per il meglio si creeranno nuove opportunità di lavoro. E a chi denunciava il rischio che la scure delle sinergie si abbattesse sulle meccaniche di Mirafiori, il Lingotto rispondeva che erano tutte chiacchiere, puro disfattismo, come disfattista è chi invece di Fiat scrive "multinazionale italo-americana". Come la mettiamo adesso con i 454 esuberi, proprio alle meccaniche di Mirafiori che nel frattempo hanno cambiato il loro antico nome con il poco torinese Powertrain? La mettiamo così: gli esuberi non c'entrano con l'accordo Fiat-Gm, risponde la direzione, il fatto è che lì l'età media dei lavoratori è altissima, tra i 50 e i 60 anni. E per chi l'avesse dimenticato, è il quarto sindacato aziendale (il Fismic-Sida) a ricordare che due anni fa Fim, Fiom e Uilm avevano rifiutato un maggior utilizzo degli impianti, 18 turni settimanali a ciclo continuo su sei giorni settimanali in cambio di un bel pacchetto di miliardi di investimenti per garantire sorti magnifiche e progressive all'occupazione. Della serie: non si può avere tutto nella vita, chi non si (genu)flette abbastanza fa la fine che fa e i motori volano dove chi li fa è pronto a tutto, giorno e notte.
La notizia degli esuberi è stata battuta dalle agenzie di stampa tre giorni dopo l'interruzione del confronto tra Fiat e sindacati sul contratto di gruppo, un'interruzione decisa per una volta dai sindacati a cui veniva chiesto di rimangiarsi la piattaforma unitaria e rinunciare a ogni richiesta sul salario, l'organizzazione del lavoro e i diritti. Due ore dopo la diffusione della notizia la Fiat si peritava di informare "persino" le rsu della sua decisione. In serata è scattato lo sciopero tra i 6-700 operai del secondo turno presenti in fabbrica e un corteo ha attraversato le officine motori. E' sugli addetti alla produzione di motori, infatti, che si concentra la decimazione, in un settore della fabbrica-simbolo dove sono stati concentrati molti militanti sindacalizzati, parecchi della Fiom, insieme ad anziani e inidonei: una preselezione prima del colpo di grazia. In questi giorni, ma in realtà da mesi, 1300 dei 2800 lavoratori Powertrain sono in cassa integrazione. Torneranno al lavoro, per un po', la prossima settimana ed è dunque ovvio che la Fiom intenda organizzare gli scioperi a partire da martedì. Possibilmente unitari, e non è detto che sia possibile: "In ogni caso - dice Claudio Stacchini, segretario della 5 lega Fiom - non resteremo con le mani in mano".
I motori ancora in produzione, e destinati alla sostituzione, sono i torque (più un residuo di 899 per le Panda). Ora si apprende che il successore del torque, se ci sarà, verrà prodotto altrove e dunque si teme lo smantellamento totale della motoristica di Mirafiori, dove in meccanica resterebbe la produzione dei soli cambi. I sindacati pongono come condizione per accettare l'avvio della procedura di mobilità per i 454 lavoratori anziani la certezza per tutti gli altri, insomma un futuro per le meccaniche. Alla Fiom non bastano le promesse: "Se non vogliamo arrivare alla gestione dell'eutanasia dobbiamo strappare garanzie formali nel rilancio della produzione motoristica. Se verificassimo che la Fiat ha in mente solo la riduzione dei costi e lo smantellamento, non potremmo che mettere in campo le forme di lotta adeguate". Claudio Stacchini precisa: "Se è solo un problema di abbassare l'età media dello stabilimento, nulla vieta che l'azienda firmi un impegno a mettere in atto un turnover completo, per ogni anziano messo in mobilità un giovane assunto. Solo a queste condizioni i lavoratori non ancora dichiarati in esubero potrebbero ritenersi garantiti".
Alla richiesta della Fiom di riunire d'urgenza le segreterie sindacali, Fim Uilm e Fismic hanno tergiversato. Il passo successivo è stato la convocazione a norma di regolamento ("art.5") delle rappresentanze sindacali unitarie, lunedì prossimo alle 12,30 "per discutere l'atto unilaterale della Fiat e prendere le iniziative necessarie". Che faranno gli altri sindacati, parteciperanno alla riunione unitaria o riproporranno a Mirafiori il "metodo Cassino" degli accordi separati? Sarebbe una novità, per Mirafiori e per Torino, di cui nessuno sente la necessità. Certo, non è facile accogliere l'invito alla fiducia rivolto un giorno sì e l'altro anche dalla Fiat. Dal giorno dell'accordo con Gm sono state vendute la Ferroviaria e la Magneti Marelli (lo spezzatino della componentistica è in corso), il Comau è stato prosciugato, centinaia di impiegati e quadri messi in mobilità con un accordo sindacale, a 147 giovani carrozzieri di Mirafiori non è stato rinnovato il contratto a tempo determinato e 300 interinali di Melfi hanno subito la stessa sorte, per non parlare dei licenziamenti ritenuti antisindacali in molti stabilimenti, a partire da Pratola Serra. E per non parlare di Polonia, Argentina, Turchia. C'è poco da essere fiduciosi, alla Fiat.