C’è troppa gente che ha tutto l’interesse a farci salire sui tetti a dieci

per volta invece che permetterci di scendere in piazza a milioni.

 

 

alcuni  ricordi storici:

Nel 1920 la lotta e l’occupazione della Mazzonis di Pralafera  www.alpcub.com/valpellice/pralafera_eco_arghittu.pdf

Nel 1920 l’occupazione della Fiat. di Torino    www.alpcub.com/Filo_rosso/puntata7_filorosso.pdf

Nella Liberazione dal nazifascismo la difesa delle fabbriche torinesi da

parte degli operai e dei partigiani. http://www.alpcub.com/25a10.html

La lotta dei cotonifici del Val Susa nel 1960-61  http://www.alpcub.com/motturacvs.html

La nuova occupazione della Mazzonis di Pralafera nel 1965 per impedirne

la chiusura.  e  www.alpcub.com/valpellice/Pralafera_occupata_careglio.pdf

L’occupazione della Beloit a gennaio del 1965 per 10 giorni. http://www.alpcub.com/beloit_italia_tibaldo.htm

 L’occupazione per 2 mesi delle miniere nel 1966 e poi nel ‘67, alla Talco & Grafite. http://www.alpcub.com/lotta_dei_minatori_e_comitato_difesa_miniere.htm

Il blocco dei cancelli per 35 giorni alla Fiat di Torino nel 1980. http://www.alpcub.com/fiat80.html

 

 Il presidio per 6 mesi alla MVP (FIAT) di Villar Perosa nell’84 con l’ottenimento di nuove produzioni (nacque la Boge).

audio premessa sulla lotta MVP-Fiat anni 80- Lanza mp3

La lotta dei 21 giorni alla Fiat di Melfi nel 2004 ( la fabbrica moderna che non doveva scioperare)

http://www.alpcub.com/melfi-cronaca-op.htm

 

Il_lavoro_in_Italia.pdf 3,33 MB

Storia aziende del pinerolese - archivio da  ecomese (da aggiornare dal 2015)

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Che cosa resta del mito operaio - Gallino- repubblica 12-10.2007 :

(...) Tuttavia le mansioni che restano affidate a esseri umani sono altrettanto stressanti di quanto lo erano un tempo. In numerosi casi la fatica fisica e nervosa è anzi aumentata. Perché le fabbriche producono oggi "giusto in tempo", che significa alimentare un flusso ininterrotto di materiali e di operazioni lungo tutto il processo. Ed è sempre l’operatore umano che deve badare a che il flusso non si interrompa mai, che le eventuali disfunzioni vengano subito superate, e gli effetti di queste sui tempi come sulla qualità del prodotto prontamente eliminati. Ciò comporta ritmi di lavoro sempre più rapidi per tutti gli addetti alla produzione; drastica riduzione delle pause durante l’orario di lavoro; una tensione continua per evitare che qualcosa vada storto. Forse lo fa in modo diverso da un tempo, ma di sicuro continua a stancare, il lavoro in fabbrica. Così come gli incidenti che avvengono in essa, masse e arnesi grevi di metallo contro corpi umani, continuano a ferire seriamente ogni giorno migliaia di uomini e donne, e a uccidere, industria delle costruzioni a parte, 1200 volte l’anno. 

Invece come luogo di incontro, di solidarietà, di rapporti sindacali, di interessi comuni, di amicizia, la fabbrica è cambiata. Tutte le forme di relazioni sociali sono diventate più rade e più fragili. Le attività di gruppo che hanno sempre formato una parte intrinseca della socialità del lavoro risultano difficili. Si stenta perfino, talvolta, a mettere insieme una squadra sportiva. La causa non sono le persone, che avrebbero cambiato atteggiamento o abitudini. Sono piuttosto i contratti di lavoro di breve durata, e l’affidamento a imprese esterne, diverse dall’impresa che controlla la fabbrica, di segmenti sempre più ampi del processo produttivo interno. Ciò impedisce alle persone di imparare a conoscersi, vivendo e lavorando fianco a fianco per periodi abbastanza lunghi. (..)

  Gallino - il PIL- fine di un'illusione  htm

Gallino - Politica industriale pdf

Gallino- disuguaglianze pdf

Gallino- flessibilità 1 pdf 2007

Gallino- flessibilità 2 pdf

Gallino -  articoli  (2003-2008)

 

Nelle fabbriche fordiste era l'insieme delle intelligenze operaie che teneva in piedi insieme la produzione. L'insieme delle intelligenze dei lavoratori è diventata infinitamente più forte, perchè è la testa e la vita che si porta dentro il lavoro. E' ora il capitale sfrutta tutta la vita delle persone. Ma la vita è più forte e potente. Essa soffre ma è insopprimibile. E' per questo che aumenta la produttività di cui i padroni si appropriano, e diventano più cattivi e più ricchi. Oggi non si parla più solo di operai ma di tutta la realtà sociale, di un proletariato più diffuso.  Il comando padronale è uscito dalla fabbrica,si è avvolto col capitale finanziario, si è esteso ovunque, ma proprio per questo si è esteso il terreno della resistenza e delle lotte.

una posizione  partigiana Goldner (1998) :

<< (...)Immaginate ora che in un paese come la Corea o  non importa quale altro paese

industriale importante, dei lavoratori superino l’alternativa “occupazione di fabbrica” –

“sciopero generale” e si impongano come l’unico potere proclamando: “Al diavolo tutti questi

grassoni, molti fra essi sono socialmente inutili e certi sono decisamente nocivi. Rifiutiamo i

debiti esteri  e chiamiamo i lavoratori degli altri paesi a fare la stessa cosa. 

Rifiutiamo il dollaro come moneta internazionale e invitiamo i lavoratori del mondo intero a

unirsi a noi per abolirlo. Lo sostituiremo con un ‘Bretton Woods’ della classe operaia

mondiale che dovrà stabilire un programma globale di transizione per uscire il più

rapidamente possibile dal capitalismo.

(...) >>

 

 

 

 sciopero per la Graziano