Dagli amministratori pinerolesi nessuna reale volontà di tutelare l'azienda
L'Acea? L'hanno già abbandonata
Colpevole e sospetta assenza alle trattative con Torino per la gestione dell'acqua

Il dubbio ci tormentava già da parecchio tempo e lo avevamo più volte espresso su queste pagine, adesso abbiamo la certezza: gli amministratori pinerolesi del centrosinistra non hanno nessuna intenzione e nessun interesse non solo a difendere l'Acea Spa dal tentativo torinese di farsene un sol boccone, ma nemmeno di trattare una resa onorevole. La prova l'abbiamo avuta il 18 settembre. A Torino era stata indetta una riunione dell'Ato3, l'organismo provinciale che sovrintende alla gestione delle acque nella provincia di Torino. Una Commissione ristretta con all'ordine del giorno la solita questione, "la realizzazione del gestore unico" del ciclo dell'acqua in provincia di Torino. Il problema, come abbiamo già detto più volte, dal punto di vista tecnico-giuridico è piuttosto complesso e di non facile comprensione per i non addetti.

Quello che ci preme qui sottolineare, al di là del merito delle soluzioni che si potrebbero adottare, è il dato politico: ancora una volta ad una riunione importante per sostenere le ragioni del territorio i nostri amministratori non si son fatti vedere. Anzi uno c'era, forse perché il meno pinerolese di tutti: il sindaco di Volvera, Attilio Beltramino, che infatti si dice stupito di essersi trovato da solo a difendere gli interessi dell'Acea. Non c'erano invece gli altri rappresentanti del Pinerolese nell'Ato3, i tre presidenti delle Comunità montane del Pinerolese: Paolo Foietta (Pedemontana), Roberto Prinzio (Val Chisone) e Claudio Bertalot (Val Pellice). Un caso? Non ci crediamo. Anche se siamo sicuri che tutti e tre sapranno trovare delle ottime ragioni per giustificare la propria assenza. Ma giustificazioni non ci sono, l'importanza della riunione era nota, essendo stata preceduta da un incontro per concordare la posizione del Pinerolese. Peccato che poi si siano dimenticati di andarla a sostenere nelle sedi dovute, ed infatti al termine della riunione dell'Ato è di nuovo comparso un vecchio documento che esclude la soluzione (consorzio Smat-Acea) sostenuta a parole dal Pinerolese.

La volontà politica di Torino caldeggiata, in nome della legalità, dall'assessore di Rifondazione comunista Piras, è invece quella di creare una grande società (la Smat) in grado di affrontare il mercato. Legittima ambizione, ma se così è, allora la Smat si confronti con la concorrenza lealmente e si aggiudichi la gestione dell'acqua attraverso una gara qui in Piemonte, come ha fatto in Sicilia (trasgredendo le norme che glielo impedivano, ma in questo caso Piras non ha avuto nulla da dire). In realtà quello che la sinistra vuole è assicurarsi il mantenimento di un carrozzone politico (la Smat), nemmeno troppo efficiente, che permetta il controllo di poltrone, strategie e l'esercizio del potere. E i nostri amministratori (incluso qualcuno della destra con stretti rapporti con il direttore della Smat), che fanno? Invece di difendere l'Acea girano la testa per non vedere, timorosi di essere buttati giù dalla giostra politica. Provincia noi? No! Repubblica delle banane.


Alberto Maranetto