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 GLI ANNI ‘90: LA GESTIONE LUZENAC

Con la vendita della Talco & Grafite alla multinazionale francese Talc de Luzenac iniziò un nuovo periodo di ristrutturazioni, con profonde modifiche produttive e periodiche riduzioni di personale, con mobilità, prepensionamenti e incentivi ai dimissionari.  Gli addetti dell’azienda erano 292 così divisi: miniera 163, stabilimenti 78, centrali elettriche 11, sede 30.

Ci fu un salto di qualità nell’organizzazione del lavoro della miniera tale da modificare sostanzialmente il principio organizzativo dell’estrazione del talco e mettere in discussione la centralità della figura del "minatore di mestiere". Questa ristrutturazione ha agito in profondità perchè ha operato contemporaneamente su tutti i versanti che caratterizzano il lavoro in miniera:

- sul talco: non viene più estratto tutto (di qui il vecchio termine ‘coltivazione’) ma solo quello che si presenta in filoni così consistenti da poter essere estratto rapidamente e con l’ausilio di mezzi meccanici (e quindi con grandi risparmi ma spreco del giacimento –fino a giungere a metodi sperimentali i di estrazione per caduta con fornelli sostanzialmente a ‘rapina’.)

- sui macchinari : gli strumenti utilizzati che tendono a trasformare sempre più la miniera in una cava

-         sull’organizzazione del lavoro: dopo aver spezzato l’unificazione delle mansioni che era rappresentata dalla coppia vengono redistribuite responsabilità e compiti frammentandoli tra diverse figure)

 (i minatori addetti all’ estrazione, quelli addetti alla ripiena, ecc.), ponendo la professionalità operaia in una posizione assai più marginale dentro il ciclo produttivo..

Finiti gli scioperi orari, fin dai primi anni novanta si ripresero gli scioperi per l’intera giornata. Gli obiettivi perseguiti erano in parte generali ( per esempio gli scioperi contro la riforma delle pensioni ed in parte aziendali.

 

 

 

 

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OBBIETTIVI DELLA LOTTA AZIENDALE NELL’ULTIMO DECENNIO

LUZENAC VAL CHISONE - ORARI

Nel 1991 si fa un accordo per nuovi orari, eliminazione del Sabato , sette ore e mezza di lavoro con pausa mensa a fine turno; durerà per alcuni anni poi si tornerà alle 8 ore ( in realtà 7.30 di lavoro e 11 giornate di recupero in parte pagate in parte godute)..

 

 

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LUZENAC VAL CHISONE- AMBIENTE DI LAVORO E INFORTUNI   

Uno dei primi problemi posti dalla gestione Luzenac nasce in miniera con la sperimentazione delle pale diesel, di cui si denuncia la nocività. L’azienda poi si concentra sugli infortuni tradizionali, inviando anche lettere di ammonimento E PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI, ma sono i minatori e non lei a far rilevare le lesioni all’udito che finora non erano state preventivate. L’Inail apre un contenzioso per il passato.

 Nel 1993 la direzione fa il bilancio della sua campagna contro gli infortuni in miniera. l’indice (numero degli incidenti per 200.000 ore di lavoro) è passato da 45 nel 1990 a 7,8 a ottobre ‘93.

 Intanto si usa dare permessi retribuito a chi subisce infortuni lievi per risparmiare sui contributi INAIL. Proseguono i controlli interni sulla polverosità, il rumore e l’inquinamento dei mezzi diesel (dal 1996 con macchinette portatili personali).

Nello stesso anno comincia il corso per tutti i dipendenti sulla sicurezza ambientale, in parziale applicazione della legge 626. Nel 2000 si registrano 5 infortuni e poi caleranno ancora .

 I minatori intanto devono lavorare bardati di tutto punto (tuta, casco, cuffie, occhiali  ,maschera per la polvere, guanti, stivali, borsa respiratore d’emergenza).

Ricordiamo alcuni infortuni .

*Sempre nel 1991, il 17 dicembre, il grave infortunio a Dino Bertalmio, meccanico che lavorava all’esterno ad una tubatura dell’aria compressa. Sta a lungo in coma alle Molinette, poi sarà tentata una riabilitazione ma resterà invalido e non riprenderà il lavoro.

*Il 26 ottobre 1994 muore, all’imbocco della galleria Paola, Marco Brugiafreddo, tecnico della miniera, di 23 anni. Usciva su un locomotore e urtando contro le tramogge della ghiaia muore sul colpo. La miniera si ferma. I compagni di lavoro partecipano in massa ai funerali a Pinerolo . Non verrà fatta nessuna contestazione nè dal sindacato nè dalla famiglia, ma seguirà un procedimento giudiziario. Si comincia a pensare anche ai rischi passivi della miniera.

 Nel 1995 un mezzo gommato resta sotto una frana : il minatore si toglie all’ultimo momento... Capita altre volte.

1996 Si continua ad avere infortuni ad una media di uno al mese. Ad aprile grave infortunio al capo dell’esterno che ha lesioni di varia gravità a tre dita della mano destra.

Viene istitituito su proposta della direzione un premio-infortuni ( monte di 300.000 lire annue riducibili secondo gli infortuni, ma che confluisce se non pagato in una cassa di mutuo soccorso gestita dai lavoratori).

Nel 1998 fra gli altri un infortunio a un minatore prossimo alla pensione che si rompe una gamba. In aprile un altro serio infortunio a un minatore travolto da una caduta di talco. La sera prima aveva chiesto che fosse rinforzato l’armamento del cantiere ( dopo la convalescenza verrà trasferito al mulino).. A maggio grave infortunio a un operaio della Negroni, che appalta i lavori nella nuova galleria di Rodoretto. Rimarrà paralizzato alle gambe. Il lavoro in appalto si svolge con orari intensivi, infatti si applica il contratto edile. Non si rispettano le norme sui fumi dei diesel e delle volate. Nessuna forma di sindacalizzazione è presente all’interno dell’appalto.

 La Luzenac prosegue nella sua campagna per la sicurezza , preoccupata anche dalla tragedia austriaca in una miniera del gruppo: A fine luglio ‘98, in Austria, grave incidente in miniera per una frana di materiale fangoso a Lassing, della Luzenac Austria. Le squadre di soccorso riescono a recuperare sano e salvo il primo minatore rimasto intrappolato; purtroppo la prima squadra di soccorso è stata bloccata in un pozzo. Alla fine risultano morti i dieci soccorritori. La miniera di Lassing verrà chiusa..

 

 

 

Sonoro/LETTURA   scorre video diesel

1991.  LA LOTTA CONTRO I DIESEL: La FULC convoca un professore di Medicina del lavoro dell’università di Siena per iniziare controlli sui fumi. I minatori si fermano ad aprile per tre turni, l’azienda sospende l’uso delle pale nei cantieri ma non al minaggio.

 Le prove sui fumi dei diesel si fanno nonostante i minatori dicano che conta il loro giudizio e non quello dei tecnici. La direzione a questo punto , le spalle coperte dai rilevamenti, dichiara che senza i diesel la miniera chiude. Minaccia di richiamare i cassintegrati e dichiarare una settantina di esuberi, per ultimare le coltivazioni esistenti in vista di un abbandono della miniera.

 E’ un segnale forte, che si riproporrà negli anni seguenti ogni volta che qualche cambiamento non accettato dai minatori darà luogo a un conflitto di interessi.

A inizio settembre la miniera entra in lotta, si tratta in sede e all’Unione Industriale e la direzione Luzenac consegna un documento in cui dice di essere disposta ad ogni controllo sui diesel , a miglioramenti della ventilazione, e depurazione sui mezzi diesel. Lo sciopero dura dieci giorni interi e sarà finora l’ultimo sciopero lungo della nuova gestione: I minatori votano: 35 per sospendere la lotta e una quindicina per continuare lo sciopero ( ha partecipato a questa assemblea metà dei minatori e ha votato anche chi non lavora sui diesel).

Il 16 ottobre 1991 c’è l’accordo: filtri sugli scarichi, registrazione continua dei valori degli inquinanti, rotazione ampia del personale, intervento dell’università di Siena. Nei fatti non si riuscirà a gestire bene l’accordo negli anni seguenti. E’ ancora presto per sapere se il grado di inquinamento cui sono sottoposti i minatori darà luogo nel lungo periodo a conseguenze...

 

 

 

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Novant’anni dopo Buggerru. 1993. Quattro minatori della Talco, di cui due sardi, vanno a fine aprile in Sardegna. Portano una somma per i minatori in lotta.  Vedono il paesaggio primaverile, il mare, il monumento per l'eccidio di Buggerru, poi parlano coi minatori in lotta di San Giovanni Miniera. Visitano le gallerie. Vedono i macchinari abbandonati all’esterno, per loro giganteschi. Vedono miniere abbandonate. La Sardegna mineraria è a pezzi e i sardi si aggrappano alle loro miniere. Il 1 maggio c’è il raduno delle motociclette all’imbocco della miniera. Poi via, a trovare i parenti. Ravioli e provvista di formaggi da portare a casa. Infine il lungo ritorno per mare. Portano un bel documentario di cui offriamo alcun spezzoni

 

 

1997 DIFESA DELLA PENSIONE DEI MINATORI / LETTURA -.SCORRE VIDEO RAI PENSIONI

Venerdì 14MARZO 1997 un pulman di minatori si è recato a Torino (si è concordato con la direzione che ricupereranno il lavoro un sabato) dove si è svolto un incontro di 45 minuti con Pizzinato, sottosegretario al Lavoro. Argomento era la pensione dei minatori bloccata da una legge del '95. Ha risposto ai sindacati che si deve presentare una legge che ripristini i diritti acquisiti, in attesa che le norme sui lavori usuranti riordinino tutto il pro

Giugno.1999 Il sottosegretario al lavoro Claudio Caron invia una lettera ai partecipanti al convegno torinese sui lavori usuranti, in cui parla del decreto che fissa alcune condizioni e pone a carico dello Stato il 20% dei costi. Aggiunge che i minatori non devono preoccuparsi per la pensione perché le norme preesistenti resteranno in vigore. Vedremo...Il 28 giugno alle 9,30 alla Regione incontro sulle pensioni e i lavori usuranti. Partecipa una delegazione di lavoratori.

spezzone video rai uno mattina

 

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LUZENAC VAL CHISONE-  LAVORO IN APPALTO

Uno dei primi appalti in miniera è quello del trasporto del talco dalla cernita della miniera allo stabilimento di Malanaggio. Altri appalti sono stati dati per le sonde esterne per delimitare il giacimento di Rodoretto nel 1992 e poi, tracciata la galleria principale, per i primi sondaggi interni nell’autunno 1996.

Questione più spinosa quella dell’appalto per il lavoro in roccia in nuove gallerie. Al livello 1360, per l’imbocco che si aprì nel 1984, a qualche mese dall’inizio della galleria di accesso l’Azienda diede in appalto i lavori di minaggio in roccia ad una Ditta esterna, avanzando presso il Consiglio di Fabbrica e i Sindacati, ragioni legate al mancato rispetto dei tempi e dei costi previsti. La Ditta appaltatrice usava tecnologie nuove ( pale più grandi ed una diversa organizzazione del lavoro ( tre turni ); in seguito tali modifiche sono state applicate anche dall’Azienda in parecchi altri cantieri.

Il sistema dell’appalto del lavoro in roccia sarà ripetuto per tutte le nuove gallerie: la rampa del 1440 (terminata nel ‘94) e la galleria che da Pomeifré entra per due chilometri nella montagna verso Rodoretto in direzione dei fori sonda . Poi si chiederà anche l’appalto per la coltivazione del talco, con vertenze logoranti che porteranno alla concessione da parte dei minatori di coltivare in appalto il primo livello Sud di Rodoretto.

I minatori stanno imparando a proprie spese cosa vuol dire andare ‘sotto’ alle ripiene cementate fatte dall’appalto a Rodoretto. Infatti per la fretta e la poca conoscenza delle tecniche di lavoro sul talco da parte della ditta Negroni si sono fatte ripiene approssimative e ai piani inferiori anche la direzione lavori Luzenac deve ammettere che bisogna correre ai ripari dove possibile.

Per questo si è pensato che la direzione giocasse la carta dell’appalto al Crosetto, dove la coltivazione è al termine, molti livelli fatti dai minatori locali garantiscono la stabilità della miniera ed anche minatori ‘improvvisati’ possono in qualche modo mandare avanti la produzione.

 

2000- dicembre – LA VERTENZA CONTRO L’APPALTO -  

La mancanza di manodopera, problema oggi comune a molte aziende è servita, intorno al 2000, alla direzione a giustificare la richiesta di appalto.

comunicato FULC

INIZIATIVE DI MOBILITAZIONE E DI LOTTA DEI LAVORATORI LUZENAC PER  IL NO! ALL’APPALTO DELLA COLTIVAZIONE DEL TALCO AD UNA DITTA ESTERNA, DIFESA DEI DIRITTI DEI MINATORI E DELLE CONDIZIONI DI LAVORO ,CON QUESTI OBIETTIVI,

Venerdì 1 dicembre e Sabato 2 dicembre si sono svolti gli incontri e l’Assemblea dei Lavoratori della Luzenac Val Chisone organizzati dalle RSU e dalla FULC di Torino con gli Amministratori locali (Sindaci, Comunità Montana), le Organizzazioni Confederali del territorio (CGIL,CISL), il sindacato territoriale ALP e la Pastorale del lavoro.La proposta della Luzenac Val Chisone di far effettuare l’estrazione del talco della miniera di CROSETTO ad una Ditta Edile e concentrare tutti i Minatori a RODORETTO, motivata per ragioni tecniche e produttive (carenze di macchinari, di manutenzione e di personale) è stata respinta e giudicata non percorribile. I minatori sapranno decidere le forme di lotta opportune per difendere il diritto al lavoro. L’azienda da parte sua mette in campo le forze dell’ordine per garantirsi di attuare l’appalto dopo Natale. (..)La situazione si è poi sfilacciata, aspettando un incontro in Regione  e si è risolta in modo inaspettato con l’arrivo di 12 polacchi: di fronte alle difficoltà la direzione ha optato per una manodopera ‘interna’ ma separata dalla lingua e dal contratto a termine dai minatori locali.

 

 

 

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2001- febbraio - cronaca dell’ultimo sciopero in miniera

LO SCIOPERO SPONTANEO IN MINIERA PER LA MANCATA RICONFERMA DI UN CONTRATTO formazione lavoro. Sono arrivati 12 minatori polacchi con contratto a termine di 1 anno ed ora la direzione non intende riconfermare anche gli altri contratti f.lavoro in corso- per ridurre il personale a tempo indeterminato.

I minatori del secondo turno si fermano alle 15, dopo un'ora di lavoro, e lo sciopero prosegue per tutti i tre turni.

La mattina del 7 in miniera assemblea di tutti e tre i turni con gli operatori sindacali della Fulc. Si decide di continuare lo sciopero- Al pomeriggio incontro in Sede a Malanaggio. Una trentina di minatori scendono a Malanaggio. Nuovo incontro il 9.. Si organizza nuova assermblea.

La direzione il 9 emette un comunicato in 8 punti, inviato anche ai Sindaci in cui dice di aver fatto la sua parte predisponendo macchinari e personale, chiede l'applicazione del contratto sugli orari rimasto da firmare nel 2000 e si dice disposta a riassumere il licenziato e a confermare gli altri se meritevoli.

Rifiuta il 'ricatto' sindacale di ritirare prima il licenziamento e confermare i contratti in corso e minaccia di mettere in atto il piano di chiusura se non si cerca l'accordo. Conclude che ora non metterà in CIG a zero ore stabilimento e sede dal 12 febbraio come aveva minacciato in trattativa, in segno di buona volontà.

L'assemblea di Perosa organizza le prossime iniziative di lotta, con l'obiettivo immediato di un attivo intercategoriale dei delegati per sostenere i minatori nella vertenza.

A Malanaggio pochissimi scioperano il 13. Nel frattempo i minatori continuano a essere fermi nella lotta a oltranza.

Il 13 la direzione chiede un incontro. E' presente un dirigente della multinazionale che dichiara che la situazione è grave e poi riparte per la Francia, lasciando pieni poteri all'ammministratore delegato ing. Salina che alla fine concede una apertura : ora la direzione è disponibile a ritirare il licenziamento e a impegnarsi a confermare un altro contratto di formazione lavoro in scadenza a fine mese, un terzo non sarà confermato per mancanze varie.

IL 14 mattina assemblea dei minatori che accettano di fermare lo sciopero ma  la direzione ora vuole una garanzia che si tratterà sul sabato lavorativo. Il 15 riprende il lavoro in miniera e nel pomeriggio inizia la trattativa. La direzione comunica che vuole oltre al sabato lavorativo mano libera sulla squadra di polacchi " che vogliono guadagnare e devono essere lasciati liberi di lavorare come e quanto vogliono". La trattativa viene aggiornata.

Martedì 20 si è tenuto a Pinerolo un attivo dei delegati di tutte le categorie sulla vertenza Luzenac. Era una precisa richiesta di ALP che comincia a marciare. (segue)

Nelle prime settimane di marzo si è iniziato a lavorare il sabato mattina con le tariffe del vecchio accordo sui sabati e riposo compensativo, in attesa di raggiungere un accordo definitivo.

Le trattative sono proseguite fino a concludersi il 27 aprile con la firma di un accordo che prevede:

1) 5 turni mensili di lavoro sul sabato. modifiche al pagamento della notte. 2)calendario ferie 2001 con ferie collettive a scorrimento 3) definito l'organico attuale in sottosuolo a 40 persone 4) premio di risultato 2001 per coltivazione  si aggiunge un premio di presenza 5) modifiche premio annuo di produzione . 6) il premio annuo variabile sulla sicurezza è aumentato 7) del divieto di fumo e alcool 8) validità biennale del contratto con verifiche semestrali per aggiustamenti 9)disponibilità ad esaminare la necessità di procedura per messa in mobilità di alcuni dipendenti.

 

 

Letture/sonoro

La Rio Tinto, la più grande multinazionale mineraria, controlla:

10 società nel settore dell'alluminio

13 nel rame

3 nei diamanti

19 nell'energia

17 nei minerali industriali (fra cui la Talc du Luzenac) 7000 addetti

13 nei minerali ferrosi

 

 

la miniera di Rodoretto

 

Sonoro/LETTURA   scorrono foto

SCHEDA EXTRACOMUNITARI

Da marzo 1999, con la ricerca di nuovo personale da inserire in miniera e vista la cronica mancanza (secondo la Luzenac Val Chisone) di soggetti residenti in valle, si è cominciato a vedere una nuova forza lavoro extracomunitaria. Sono giunti fin qui 4 marocchini, 2 tunisini e 1 rumeno.

-aprile 2001. Con il mese di febbraio la Luzenac ha assunto con contratto a termine di un anno 12 polacchi.Questi sono giunti proprio nella settimana in cui i minatori incominciavano lo sciopero per la mancata conferma di un giovane in contratto formazione lavoro e contro la linea aziendale sulla miniera. All’inizio inquadrati al livello più basso e assunti con contratto a termine di un anno, poi avanzati di livello ed assunti infine tutti a tempo indeterminato. Per i primi anni sono stati alloggiati nei locali della Gianna. Col 2006 e il passaggio della gestione dalla Luzenac alla Rio Tinto Minerals i polaccchi hanno perso alcune concessioni, come l’alloggio e la mensa presso la vecchia sezione Gianna. Le loro condizioni sono diventate simili a quelle dei minatori italani. Si sono alloggiati nelle zona di Perrero.Nel 2006 ci sono 21 polacchi, un marocchino e 1 rumeno.

 

Ricordiamo che il pù grande esodo della storia moderna è stato quello degli italiani. A partire dal 1861 sono state registrate più di ventiquattro milioni di partenze. Oggi continua l’emigrazione italiana ma è in avanzato stadio l‘immigrazione in Italia di forza lavoro. Sono 18 milioni i migranti insediati in 15 paesi dell’Unione (5%). Germania, Belgio e Austria 9%, Francia 6,3%, Svizzera 18%, Italia 2,2%- in tutto compresi i clandestini 1 milione 250mila. Nella nostra zona ci sono molti lavoratori stranieri.Ad esempio i cinesi nella zona di Barge e Bagnolo. I polacchi sono circa centomila, in maggioranza donne. 65% con laurea o diploma. Hanno anche un mensile in polacco: NASZ SWIAT.

 

 

Sonoro/LETTURA    scorrono foto

QUALE  CONTRATTAZIONE negli anni 2000?

I contratti nazionali negli anni hanno’ perso il ritmo’ tendendo a slittare oltre le scadenze. Il settore minerario si sta riducendo a poche centinaia di addetti nelle miniere e il resto nelle cave. Tanto che si parla da anni di accorparlo ( i confederali vorrebbero unirsi al settore chimico ma il padronato non ci sta per il divario salariale da quest’ultimo). Nell’industria mineraria, settore in crisi, sottoposto ad una spietata concorrenza internazionale - ricordano Filcem-Cgil, Femca-Cisl, Uilcem-Uil - operano circa 300 imprese nel 2006 (tra le piu’ significative, Italcali e Carbosulcis) con poco piu’ di 4.000 addetti che lavorano nelle miniere, cave e saline, in impianti metallurgici e in quelli per la produzione di metalli e metalloidi.

 Così si giungerà a nemmeno più organizzare delle lotte e delle discussioni sulle piattaforme. Basti vedere il contratto nazionale rinnovato nel 2000 con 72.000 lire lorde di aumento al 5° livello, come se non si dovesse recuperare almeno l’inflazione ( gli insegnanti ottengono negli stessi giorni 300.000 lorde di aumento al mese, ma almeno hanno scioperato). Così tutto resta affidato alla contrattazione aziendale, dove possibile, è il caso della Luzenac dove però la contrattazione aziendale si sfilaccia nel tempo a seconda delle contraddizioni su orari, premi, appalti che si creano tra direzione e minatori e si svolge con discussioni e pochi momenti di lotta. Il rinnovo del contratto naz. Del 2006 porta 85 euro al 5°liv. scaglionati e sale a 10 euro al giorno l’indennità di sottosuolo.

La quasi estinzione degli italiani in sottosuolo, dovuta ai trasferimenti ai mulini e ai pensionamenti  ha portato alla riduzione al minimo del potere sindacale in miniera. I polacchi infatti non sono sindacalizzati…Adesso dovranno fare i conti con spese maggiori per vivere in Italia e questo potrebbe portarli verso una prima sindacalizzazione.Nel 2006 in miniera ci sono 47 lavoratori (di cui 21 polacchi e 1 rumeno, ai mulini 27, in sede 13, tot. 87. Inoltre una trentina in Sardegna. La società ora si chiama Rio Tinto Minerals Val Chisone.

Sonoro/lettura   foto di Peyran e Deschino

Questa storia è un po grigia. Per ravvivarla ci serviamo delle testimonianze di due protagonisti, Aldo Peyran leader degli anni 60-84 e Mario Deschino leader dei minatori dall'84 fino al suo pensionamento nel 2004. 

  Aldo Peyran  

 

Mario Deschino

Sonoro/lettura 

Come ogni anno a S.Barbara i minatori si riuniscono per festeggiare la loro patrona. Queste sono immagini

dal pranzo di S.Barbara 1998 a Salza.  –  spezzone video festa/musica dalfin

 

 

Sonoro/LETTURA   

scorre video

Ricordo di marcinelleA causa di un errore umano, l'otto agosto 1956 il Belgio venne scosso da una tragedia senza precedenti, un incendio scoppiato in uno dei pozzi della miniera di carbon fossile del Bois du Cazier, causò la morte di 262 persone di dodici diverse nazionalità, soprattutto italiane, 136 vittime, poi belghe, 95; fu una tragedia agghiacciante, i minatori rimasero senza via di scampo, soffocati dalle esalazioni di gas. --Le operazioni di salvataggio furono disperate fino al 23 agosto quando uno dei soccorritori pronunciò in italiano: "Tutti cadaveri!"

 

scorre video- sonoro doppiato per difetti di audio

Sonoro/LETTURA    

Marco l’ho incontrato durante il periodo della scuola, frequentava la terza C Geometri. Abbiamo chiacchierato, gli ho proposto di venire all’oratorio S.Domenico.Il primo anno ha dato una partecipazione un po’ saltuaria. Poi c’è stato un inserimento sempre più intenso. Gli si è proposto di fare lavoro di gruppo, che è una delle attività dell’oratorio. Attraverso questa esperienza ha maturato la scelta del servizio civile. All’oratorio c’erano già esperienze di questo genere. Questo l’ha portato a vivere un anno a contatto diretto coi ragazzi del centro storico. L’esperienza l’ha  vissuta inizialmente con molta decisione, poi com’era abituato a fare lui ha iniziato a mettere in  discussione il suo lavoro. Emergeva una volta fatta la scelta un impegno abbastanza costante e deciso, soprattutto la convinzione che manifestava . Una delle motivazioni del servizio civile era dare una parte del suo tempo per i  ragazzini del centro storico. Dalla sua agenda:

“Sono ormai alcuni  anni che viviamo a contatto con la realtà del centro storico. Mi è sempre stato difficile capire come la stessa realtà possa essere considerata dalla gente in modi diversi. Tanti considerano il centro storico come un luogo poco raccomandabile, fatto  di piccoli teppistelli, di gente che spaccia, di ragazzi che non sanno come passare il tempo. Come tutte le cose che si conoscono poco ci si spaventa. Fa rabbia vedere che sono solo pregiudizi. Personalmente viviamo il centro storico come fatto di ragazzi con molti problemi alle spalle, sovente senza una famiglia che li segue, di ragazzi che chiedono un aiuto per riuscire a vivere, che cercano di uscire dalla droga ecc.”

Finita la scuola iniziò a ricerca del lavoro.. La Talco&Grafite cercava un geometra per la miniera, gli ho parlato e  lui  si è presentato. E’ cominciata l’esperienza del lavoro dove ha potuto mettere a frutto a sua professionalità. Ha vissuto per un periodo a Prali, dove leggeva, pensava, con gli amici o da solo. Riusciva più facilmente a riflettere e a pensare. Era significativo per lui l’ambiente della montagna, dei panorami alpini.

 Sac.Bruno Marabotto

 

Per me è stato un grande amico, uno dei pochi amici, uno che era ben visto praticamente da tutti. A qualcuno seccava la sua caratteristica di dire la verità e sempre quel che pensava. Abbiamo passato due notti assieme alla Gianna bloccati da una slavina, abbiamo giocato a poker la sera, dormito in parte sulle assi. Mi diceva che mi avrebbe sempre vinto a giocare a poker- non giocavamo a soldi. Un altro episodio è un’escursione sulla montagna di Rodoretto. Voleva arrampicarsi ma i suoi compagni di scalata l’hanno dovuto trainare con le corde. Lui si ea ben raccomandato di non raccontare l’episodio. Io l’avevo saputo e gli chiesi se  sarebbe stato disponibile come esperto per farmi da guida. Si era seccato. Lavoravamo quasi assieme, tutti i giorni eravamo a contatto, ci si prendeva in giro e debbo dire che il giorno che è successo l’incidente – io ero a casa- mi sono messo a piangere. Mi è veramente spiaciuto, sono ferite che non si rimarginano più.

Franco Gill, sindaco di Prali e collega di Marco

 

 

Il 4 dicembre 1998, festa di Santa Barbara,

una ventina di minatori, parenti, sindacalisti hanno ricordato Marco Brugiafreddo e scoperto una lapide presso il museo dello Scopriminiera.

 

 

“Vi ho chiamati amici” Giov. 15,13

Marco Brugiafreddo 24/10/1994         

 

 

Ecco le parole dei presenti.

 

Franco Grill

 Chiediamo scusa perché doveva intervenire don Marabotto. Non ha potuto e dovremo improvvisare.

Nel trovarmi qui in questo momento a scoprire una lapide sono preso dalla commozione. Eravamo compagni di lavoro, abbiamo lavorato assieme. Era una persona spontanea, sincera, aveva quella genuinità  che conoscete. Questo momento è di grande commozione… (scopre la lapide)

 

Mori (CISL)

Siamo qui a ricordare un ragazzo che è scomparso. Non è una cosa semplice. Né  è detto che la morte in giovane età abbia un valore diverso

Fa piacere che i compagni di lavoro, passato il tempo abbiano dentro di loro, dentro la loro coscienza, il ricordo. Chi viene alla mostra si renderà conto dei rischi del lavoro dei minatori. Certamente è stato un grande dolore e ringrazio  i compagni di lavoro che non hanno dimenticato.

 

Elide Brugiafeddo (mamma)

Vi ringrazio tutti quanti che lo ricordate e gli volete ancora bene. Grazie.

 

Baral (ALPCUB)

Vorrei ricordare i momenti più legati all’amicizia e alla solidarietà durante la lotta.

Nel ’94 siamo andati a Roma a una manifestazione, poco dopo che Marco era morto. A Roma dicevamo: Marco voleva venire, si era iscritto, siamo qui per lui.  Marco era un lavoratore anomalo in questa miniera che aveva sempre visto una grande divisione tra tecnici e minatori.

Un tecnico che non aveva paura di partecipare alle assemblee, che veniva alle manifestazioni. Ha partecipato ala manifestazione di Perosa con uno striscione un po’ forte.

Il cambiamento  Luzenac in questa ditta aveva portato alla richiesta ai lavoratori di stringersi attorno all’azienda, una cosa difficile a farsi. Non ci furono molti passi avanti, i problemi sono rimasti. Invece Marco aveva scelto di stare coi minatori, facendo il suo lavoro, ma partecipando alle loro lotte. Ricordo questo momento di unità, che si faceva anche  nelle feste, nei momenti di pausa sul lavoro.

 

Furfaro (CGIL)

Io non ho conosciuto questo lavoratore. E’da poco che mi sono avvicinato alla realtà della miniera. Credo che sia bella  la scelta di rcordare questo lavoratore il giorno della festa dei minatori, all’interno la storia della miniera.

Noi abbiamo sempre detto che il museo non deve essere una realtà staccata dalla miniera.  Noi non abbiamo un’idea romantica del lavoro, pertanto ricordo che questo incontro di oggi sia giusto.

Credo anche che  nell’insieme dei lavoratori e del sindacato sia giusto oggi commemorare Marco dentro l’insieme della storia del lavoro in miniera, sperando di migliorare. Ne approfitto per essere vicino alla famiglia. Auguri a tutti quanti i minatori di prosperare insieme. Vi ringrazio di avermi dato la possibilità di partecipare.

 

 

Ing.Trogolo

Penso che questa partecipazione sia una bella dimostrazione di amicizia tra chi lavora e chi comunque deve andare avanti con la vita di tutti i giorni. La realtà del lavoro va avanti, come ha detto Furfaro.

E’ una realtà che va avanti. In un mondo come quello di oggi che ha sempre meno valori, l’amicizia è un valore che si trova poco. Oggi vediamo che invece si è ancora in grado di essere amici.

 

Monica Brugiafreddo (sorella)

Gli avevo detto che non era facile fare sciopero non essendo nelle stesse condizioni dei minatori. Mi rispose che non se la sarebbe più sentita di guardare in faccia i suoi compagni. Io non lo conoscevo come lavoratore. Sono contenta che gli siate  rimasti vicini.

 

 

scorre video

 

 

Un ringraziamento a Radio Beckwith per le registrazioni