mini questionario

così nel 1975 si interrogavano velocemente  i membri dello Pdup di Pinerolo  sulle loro aspettative, di cinquanta questionari distribuiti ne tornò uno solo compilato. Riporto le domande illustrate  che in buona parte si potrebbero tradurre anche in versione sindacale.  Ci serviamo di 'risposte' tratte dal forum alp del 2002   e di altri materiali.

 

 

<<La ricomposizione della base sindacale parte dal territorio. " Noi siamo un sindacato territoriale, il territorio è fonte di aggregazione. Sul territorio ci sono storie che si incrociano: militanza sindacale, espressioni di impegno politico e ecclesiastico (valdesi e comunità di base), sono la culla della nostra esperienza. In un momento come questo in cui torna in primo piano la lotta politica, non dobbiamo dimenticare che siamo un sindacato. >>

http://www.alpcub.com/forum/lanz.html

 giornalino  797-2015: Prove di unità del sindacato di base. La serata del 22 ottobre a Torino organizzata da Cub, Si Cobas e un pezzo di opposizione Cgil, ha messo in evidenza come è necessario imparare a fare sindacato senza diritti. Che questo sia possibile lo dimostrano le importanti lotte e i risultati nella logistica, nei trasporti e anche in luoghi come super mercati e commercio. ( I lavoratori stranieri della logistica hanno ribadito che per loro non importa che ci sia una legge di limitazione del diritto di sciopero. Basta essere tutti uniti e avere il coraggio di farlo...) Governo e padroni ormai senza mezzi termini intendono bloccare ogni forma di lotta. I confederali con il protocollo di gennaio 2014 sanciscono un patto con confindustria che estromette dalle fabbriche chi non si adegua a questa logica. Nella riunione ALP ha illustrato l'importante sentenza della Giudice Pastore del Tribunale di Torino, che stabilisce che lo Statuto dei Lavoratori, una Legge, vale più del “protocollo della vergogna” e consente a chi è rappresentativo (come nel caso di ALP alla Amtek-Tekfor) di poter svolgere un ruolo sindacale alternativo alla subalternità confederale. Si è poi deciso di costituire un “tavolo” non solo per coordinare le lotte, ma per deciderle unitariamente dove sarà necessario. Un passo importante.  E.Lanza.

   http://www.alpcub.it/category/locandine/

 

<<Il mio progetto era diventare donna. Donna. Adulta. Matura. Indipendente. Compagna. Moglie. Madre. Libera. Un progetto non ambizioso. Non sono mai stata ambiziosa. Quello che volevo io era una vita. Quella per cui i miei nonni hanno lottato, quella che i miei genitori hanno rivendicato, quella che a me oggi si nega. Sono un progetto, con una scadenza, un termine. Sono una sigla cacofonica. Sono una prestazione occasionale. Sono part-time. Sono sola. Ce l’ho messa tutta. Non mi sono mai tirata indietro. Spesso ho ingoiato la mia dignità, sono scesa a patti con le mie idee, ho perso di vista i miei diritti, ho sacrificato il mio privato, ho perso di vista me stessa e chi mi stava accanto. Avevo un progetto, ma non potevo progettare niente. Avevo tanti progetti, ma non avevo il futuro. Il futuro mi è stato negato. Ora ho solo il presente. Ho me stessa. Ho voglia di farcela, di conquistare un piccolo spazio per me. Ho voglia di pensare a un domani non troppo lontano, perché i sogni a lungo termine non mi sono concessi. Ho voglia di vivere. Allora riparto da un progetto, un progetto mio, un progetto piccolo, misurato, sobrio, pudico. Voglio essere una persona. Voglio essere donna. Senza un termine. Senza una scadenza. Il termine me lo può dare solo la vita. Tutto quello che sta nel mezzo, è di mia competenza.>>

http://racconta.repubblica.it/mappa_licenziamenti_in_italia/risultatitotali.php?pag=9

http://effimera.org/diritto-universale-alla-maternita-lorizzonte-in-cui-pensare-il-basic-income-di-teresa-di-martino/

 

<<I valori sono e restano l’unità degli strati popolari contro lo sfruttamento e per la costruzione di un nuovo mondo socialista, la pianificazione socialista può oggi contare su molti strumenti di pianificazione usati con successo dal sistema liberale. I soggetti dell’alternativa sono diversi e non omogenei, ma sono anche nuove le possibilità che le rivoluzioni informatiche e le lotte offrono alla costruzione di un alternativa. Il movimento no-global è un segnale interessante ed il risveglio delle lotte dei lavoratori nel nostro paese ci dice che le pratiche di concertazione stanno esaurendo la loro funzione di efficace strumento di governo delle condizioni di lavoro. >>

http://www.alpcub.com/forum/luis.html

 

 

 

<<Finché un sindacato di base si pone anche come esperimento di organizzazione, senza pretendere di aver trovato la ricetta per risolvere i problemi di democrazia e di partecipazione che inevitabilmente ogni struttura organizzativa pone ma allo stesso tempo senza mai prescindere da essi possiamo legittimamente pensare che esso fornirà esperienza e formazione preziose, due cose che tutto sommato giustificano da sole l’esistenza del sindacato di base.>>

http://www.alpcub.com/forum/dacla.html

 

<<l'attività sindacale, intesa come azione organizzata di difesa dei diritti dei lavoratori, si è spesso "appiattita" sulla propria dimensione operativa, guardando quasi con sospetto ogni pausa di riflessione, come se la sua ragion d'essere, tutta calata dentro l'urgenza rivendicativa e la durezza della realtà, giustificasse l'enfasi posta sulla concretezza e l'indifferenza verso ogni "stacco" di tipo teorico. Tutto ciò è stato pagato, non sempre per fortuna, con una miopia strategica incapace di definire i compiti e le sfide del futuro e con una pratica condotta alle volte al limite dell'improvvisazione.>>

http://www.alpcub.com/forum/mil.html

 

 

<<Il nostro sindacato ha, secondo me, un altro obiettivo nell’immediato: far recuperare fiducia ai lavoratori per dare loro la possibilità di difendersi dalla perdita di diritti e salario.

Non dobbiamo né disdegnare le alleanze quando c’è unità di intenti con altri pezzi di sindacato, facendo valere questioni di appartenenza, né cercare l’unità a tutti i costi perché è più facile ottenere le cose.

Sarebbe riduttivo dare alla nostra attività solo l’obiettivo della ricerca del seguito fine a se stesso. Il nostro ruolo va oltre quando, anche nella difficile situazione attuale in cui basta uno sternuto per essere considerati terroristi, cerchiamo di informare il lavoratore sui diritti che ha e di cui ha perso la memoria.

A mio avviso siamo lungi dall’avere le condizioni di sostanziale unità, perché troppa parte del sindacato confederale opera senza tenere in conto i lavoratori: non si può giocare una partita in cui manca il contendente principale. Finchè ci sarà chi dà precedenza all’organizzazione, alle tessere, alle spinte corporative, non si potrà parlare di alleanza solida e duratura.

Il nostro è un lavoro lungo, di recupero, su un terreno ancora dominato dalla rassegnazione, ma credo vada nella direzione giusta perché guarda alle esigenze di chi lavora, non al puro vantaggio dell’organizzazione o al prestigio personale.>>

http://www.alpcub.com/forum/skf.html


 

 

Il Presidio di Valle, che in questo momento rappresento perché mi ha dato la parola,  è nato nell'ultimo periodo di vita dello stabilimento New cocot di Perosa Argentina. Il 1° maggio del 2012 a seguito della chiusura dello stabilimento le maestranze ed alcuni sostenitori, occuparono  la sala consiliare della Comunità Montana.

Questo gesto fu  compiuto per sensibilizzare la popolazione e gli Amministratori Locali sulla grave situazione venutasi a creare con il licenziamento di  189   persone.  

Il Presidio, nel corso dei mesi e degli anni, ha coinvolto inizialmente le lavoratrici ed i lavoratori licenziati dal Cotonificio,poi altri soggetti, considerato che l’occupazione è stata “sfrondata”in molte fabbriche della nostra Valle, impoverendola sempre di più.  

Malgrado gli sforzi fatti in più direzioni, i risultati ottenuti, per quanto riguarda il recupero di un posto di lavoro, sono stati scarsi, molto scarsi.  

Perché continuare ad incontrarci, allora, chiederete voi?  

La ricerca dell’intreccio giusto tra solidarietà, condivisione, aiuto reciproco,  è una delle sfide che quotidianamente dobbiamo  affrontare, ma che ci permette anche, oserei dire, di continuare a vivere dignitosamente.

Si può far finta anche di nulla, ma coscientemente bisogna ammettere che è in corso una guerra. Una guerra strisciante, subdola, che  coinvolge tutti quanti e su vari fronti.  

La nostra unica arma da usare in questa guerra , penso, possa rinchiudersi in una parola sola “ACCOGLIENZA”.

L’accoglienza è un’apertura verso chi incontriamo, ma soprattutto verso chi è in difficoltà e questo significa  mettersi in gioco.

Chi accoglie si rende partecipe delle gioie e dei fallimenti dell’altro; e lo stesso vale anche per chi è accolto.  

E’ con questo spirito che abbiamo pensato, questa sera, di dar voce e spazio a  Fiammetta, ad Andrea, a Claudio ed a Raimondo che ringraziamo di cuore  per la loro disponibilità.  

Con la cronaca di un viaggio d’oltre frontiera solleciteranno tutti noi a riflettere sempre di più che l’ ACCOGLIENZA  è una sfida non facile, ma può diventare realizzabile  se la si affrontata non da soli e nella vita di tutti i giorni. 

(Intervento di Ada Poet a nome del Presidio di Valle. Teatro Valdese di Pomaretto 29 maggio 2015).

2015: e oggi?

Il disegno è chiaro, la democrazia partecipativa è da rottamare e da sostituire pienamente con il modello-impresa, dove la democrazia non deve entrare, dove le decisioni sono assunte rapidamemente, dove anche il sindacato deve essere eliminato (o integrato nel sistema). Perché è corpo intermedio ancora autonomo, perché è parte della società civile, perché è a volte ancora espressione di una volontà di partecipazione dal basso e di controllo democratico di ciò che accade nell’impresa (e fuori). E così come Taylor, cento e più anni fa considerava inutile il sindacato se nelle imprese fosse stata introdotta la sua organizzazione scientifica del lavoro – era infatti irrazionale e antiscientifico opporsi a qualcosa di scientifico e di scientificamente organizzato – così oggi, nella nuova organizzazione scientifica della vita (non solo del lavoro) che è la rete, irrazionale è ancora il sindacato (già indebolito per i propri errori ma soprattutto per la trasformazione del lavoro e la sua ulteriore scomposizione e individualizzazione), così come la difesa dei diritti.

in http://www.alfabeta2.it/2015/10/26/la-societa-post-sindacale/


Il capitale è riuscito ad arrivare alla mente di tutti i cittadini attraverso i media direttamente senza passare per i mediatori istituzionali della famiglia, della scuola,  della politica, del sindacato-  e delle merci che consumiamo quotidianamente.

 


Cambiare il mondo o provare a cambiare se stessi?

La chiesa valdese ha patrocinato il progetto -‘Mi fido di Te’-. Si cerca di coinvolgere le ragazze e i ragazzi delle scuole superiore sul problema della violenza fatta dagli uomini sulle donne. Nell’ambito di quest’iniziativa Anna ha provato ad intervistare alcuni di noi e ha posto una specifica domanda ‘’Perché vieni al gruppo?’’. Provo a dare un mio contributo.

Quando ho iniziato a partecipare agli incontri quindicinali non eneavevo nessun motivo particolare, e di sicuro non avevo capito bene cosa si facesse al gruppo. Avevo sentito parlare di – Uomini in Cammino- e conoscevo alcuni di loro da diverso tempo. In quel periodo i miei rapporti con il genere femminile, e con mia moglie, non presentavano problemi insormontabili.

In precedenza il movimento femminista e la questione-, il personale e anche politico- mi aveva sfiorato diverse volte, ma non mi avevano suscitato particolare interesse. Negli anni 70’ ero impegnato in diversi gruppi: politici, sindacali, sociali. Nel mio piccolo, insieme con tanti altri, volevo cambiare il mondo e probabilmente, se fossimo riusciti nell’impresa, si sarebbe solo sostituito un potere con un altro potere. Inevitabilmente le ingiustizie si sarebbero di nuovo riprodotte.

Forse si può modificare qualcosa incominciando da se stessi, dal proprio modo di pensare, di agire e soprattutto di essere in relazione con tutto il mondo: donne, uomini, animali e cose.

Frequentando il gruppo sono riuscito a maturare questa riflessione. Allora, negli anni 70’ , non c’era spazio, né luogo adatto per parlare dei propri problemi, delle difficoltà esistenziali, della vita quotidiana. Anche con gli amici più cari non ci sì lasciva andare a manifestare le proprie emozioni.

La condivisione delle proprie incertezze, delle proprie fragilità- credo che questo è il motivo fondamentale che mi ha convinto a continuare a partecipare agli incontri .

Scandagliamo in profondità il nostro animo. Ci coinvolgiamo in- un processo d’esplorazione collettiva che prende, come punto di partenza, l’esperienza e l’intuizione degli individui. Questa coscienza diversa ci rende più forti perché va alla radice delle nostre contraddizioni. Negli incontri si percepisce spesso una profonda sintonia comune nell’ascolto reciproco. Non penso che questo sia una fuga intimistica alla ricerca del proprio io particolare. Inoltre, tra noi, proviamo a condividere, anche, preoccupazioni, ansie e a mettere in discussione il patriarcato e, il suo attuale erede, il sistema capitalista, che genera gran parte delle nostre angosce esistenziali e alimenta il clima di violenza nel mondo e in particolare verso le donne e gli individui più deboli della nostra società.

Mauro S. (uominincammino)

http://web.tiscali.it/uominincammino/

 



"è l'archetipo del compromesso che mi disgusta. Difficilmente insorgono in me sublimazioni dissociate dal contesto.
Io detesto l'epoca sciocca in cui siamo malcapitati e non senza dolo.
Possibile che alla sostanza uomo non interessi la materia vita?
Sembrate dei piccioni sotto i tavoli pronti a saziarvi di briciole per avere fame. 
Scrivere questo su un mezzo che mi diffonde è quasi una bestemmia per l'onesta intellettuale del mio gregge di peli che deforesta...
La fotosintesi del mio sistema nervoso ha CO2 non clorofilla.
Mi denudo a non avere voglia.
L'apatia con la quale si accetta il sacrificio della dignità è agghiacciante,
non è il fastidio a scartavetrarmi le carni, è la pochezza con la quale si accetta di non vivere pienamente un'esistenza di uomini.
è la faciloneria con cui si preferisce rattoppare una veste sdrucita di cittadini che non calza più.
Siete soddisfatti delle vostre braccia che sollevano il vuoto di futuro della generazione che avete partorito monca?

Un consumo rateale della pasta al pomodoro, possibilmente bio, all'interno di un centro commerciale?
L'umanità bio quando tornerà all'uomo?
Polli precari da batteria che si affannano in prestazioni circensi con il cappio al collo.
Benvenuta umanità ti ho vista all'incrocio stretta nella folla d'un autobus senza biglietto.
Non desidero più accettare la violazione come regola base per avere un posto di lavoro. 
Lavorare a tutti i costi fu pratica tedesca nei campi di sterminio.
Siamo tutti così evoluti che le nostre esistenze valgono tutte lo stesso 0?
Non abbiamo diritto quindi sopperiamo come animali d'allevamento nella fabbrica del job act?
Vi serve un lavoro per vivere?
chi serve al lavoro che vive?
serve il lavoro?"

Anna&Bruno