MOSTRA SULLA STORIA SINDACALE DELLE MINIERE DI TALCO

-Appunti sulle lotte principali

orario : lunedģ-sabato dalle 17alle 19; domenica dalle10 alle 12 e dalle 17 alle19

Ringraziamo la Comunitą Montana Val Chisone e Germanasca per l'ospitalitą. Alla mostra sono intervenute circa 130 persone, di cui una decina erano lavoratori Luzenac. Non abbiamo pensato di avvertire le scuole per qualche visita al mattino e la stampa locale non ci ha aiutato. Contiamo di migliorare la mostra per l'anno prossimo.Chi ha del materiale utile e vuole prestarcelo puņ telefonare ad ALP:0121 321729.

 

(testo esposto e distribuito alla mostra)

APPUNTI PER UNA STORIA SINDACALE DELLE MINIERE DI TALCO

- lotte principali (a cura di Enrica Rochon/Cobas Scuola ed Alp/Cub miniere Luzenac v.Chisone)

 

Fino al secondo dopoguerra non esisteva una forma organizzata dei minatori; restano tuttavia delle tracce di conflittualitą. Una di queste, molto colorita, risale al 1906, anno in cui una ditta, precedente alla T&G volle costruire un troncone di teleferica alla Roussa , fino a Balma. I portatori temevano la disoccupazione e, con la solidarietą dei minatori, la ostacolarono in ogni modo, fino ad arrivare al tentato omicidio del direttore dei lavori, Carlo Salton. Alla fine dell’anno rientrņ il licenziamento di un ‘indiziato’ e ci fu un aumento di paga, ma la funivia venne costruita , e i portatori persero il lavoro .(Ferrero Carlo, la storia delle miniere,1988 pg 19-21))La paga di un minatore nel 1936 era di 1,60 lire al giorno, aumentata a 2,40 lire nel ’40.

GLI ANNI ‘50

Si avvertģ la presenza sindacale ed un conflitto organizzato solo, com’č ovvio, a partire dalla fine degli anni quaranta. In quel primo decennio del dopoguerra si registrarono lunghi e ripetuti conflitti determinati da richieste di aumenti salariali e dal mancato rispetto degli accordi precedentemente sottoscritti dalla direzione.

Il sindacato (CGIL e CISL) pure presente nelle miniere, era perņ molto debole; c’erano fenomeni di repressione anti-operaia, acutizzate da un padronato piuttosto ferreo, e soprattutto perdurarono condizioni contrattuali precarie e inaffidabili. I nodi rivendicativi degli anni ‘50 riguardavano sostanzialmente gli aumenti salariali, in particolare la questione del premio di produzione e il rispetto degli accordi. Il salario di un minatore nel 1949 andava dalle trenta alle trentasettemila lire mensili: molto meno di quello che guadagnava un operaio del fondovalle. I salari furono mantenuti costantemente bassi fino a tutti gli anni ‘50 perchč da un lato la T&G aveva il monopolio dell’occupazione in Valle, dall’altro il lavoro in miniera fu, fin dal suo esordio un’integrazione al lavoro agricolo, e dunque, non costituiva l’unica fonte di reddito, per quanto quello agricolo fosse un reddito di sopravvivenza o poco pił.

" Succedeva di uscire dalla miniera a mezzanotte e di salire direttamente alla miando per dormire. L’indomani mattina si falciava il fieno fino a mezzogiorno. Un anziano minatore aveva portato in una settimana tredici ‘carichi’ di fieno dalla miando a casa sua, pur avendo dovuto lavorare nel turno di notte in miniera."

Per quanto riguarda la sicurezza del lavoro, resa possibile da una legge dello Stato nasceva nel ‘59 la Commissione di Polizia Mineraria composta da un tecnico aziendale, un impiegato e un operaio eletto dai compagni di lavoro. Quest’ultimo aveva per la prima volta il potere di far sentire la propria voce, potendo redigere un suo verbale in caso di dissenso dagli altri membri.

GLI ANNI 60

Per alcuni dei pił giovani la miniera poteva essere diventata l’unica occupazione, di qui l’esigenza di avere i salari aumentati. Ma, per raggiungere un risultato favorevole dal punto di vista salariale occorrerą arrivare agli anni ‘60 e precisamente al 1962; dopo tre mesi di sciopero,che, nel ricordo dei protagonisti fu esemplare per coesione interna e unitą dei lavoratori, lo sbocco fu: 4000 lire per i minatori e 3000 per gli operai della macinazione. La Commissione Interna diventņ pił abile, il Sindacato a livello generale acquistava via via pił forza. Su quest’onda positiva s’inserģ la riduzione d’orario a 40 ore per i minatori approvata dal Parlamento nel 1962 e da un nuovo contratto nel 1963 che stabilģ alcuni punti fermi di grande portata, tra cui un nuovo mansionario (e l’abolizione della figura del manovale) e la contrattazione aziendale del premio di produzione.

Negli anni ‘60 crebbe l’organizzazione dei lavoratori, mentre la loro forza contrattuale, soprattutto in tema di difesa dei posti di lavoro, restņ bassa.

La Val Germanasca fu teatro di lunghe lotte per il rispetto dei contratti e la difesa dei posti di lavoro, intorno ad esse si formarono schieramenti, si sviluppņ solidarietą, ed il tutto ebbe una grande risonanza sui giornali locali.

Si cominciņ nel ‘1966: l’agitazione prese le mosse dalla mancata assegnazione del premio di produzione. La prima risposta dei minatori fu una lotta articolata: due ore per turno di astensione dal lavoro, in attesa di un incontro al Ministero del Lavoro in cui i Sindacati chiedevano la revoca della concessione della Miniera alla Societą T&G. Era il 13 gennaio 1966: l’incontro fallģ e i minatori occuparono la miniera. La Direzione spense il sistema di ventilazione e interruppe l’energia elettrica. La commissione Interna organizzņ i due turni del presidio, uno di giorno e uno di notte:

" ... Stavamo senz’aria dalle 19 alle 7 e dalle 7 alle 19; uscivamo bianchi come stracci, mezzi morti. I turni li facevano tutti, in assoluto. Lo prendevamo come un lavoro: alla sera partivamo col nostro sacco e una bottiglia di vino, giocavamo a carte tutta la notte"

Resistettero, e non solo in miniera: infatti scesero, a fine gennaio, a presidiare anche il Malanaggio e S.Sebastiano. Si accamparono di fronte agli autotreni inviati a prelevare il talco, ci furono alcuni arresti . Seguģ una marcia dimostrativa e silenziosa il 9 febbraio 1966: i minatori trovarono la sede chiusa e i Carabinieri ad aspettarli. Essi non erano perņ soli; molte forze sociali, politiche ed ecclesiastiche appoggiarono la lotta: Parlamentari , Consiglio di Valle, Chiesa Cattolica e Valdese espressero la loro solidarietą. Il 17 febbraio 1966 fu siglato l’accordo: riproporzionamento del premio di produzione, rivalutazione dell’incentivo giornaliero, definizione del premio derivante dall’accordo del 1962 e pagamento degli arretrati.

"Quell’anno i soldi ce li hanno dati" ha detto un protagonista, ma... non trascorse neppure un anno che la lotta ricominciņ: questa volta erano in gioco 280 posti di lavoro (in un primo momento la Direzione propose di scambiare il licenziamento in massa con la non-applicazione dell’accordo del 1966!) Partirono le prime 100 lettere di licenziamento ai primi di marzo ed iniziņ cosģ una nuova occupazione che durņ quasi due mesi. La situazione era difficile (era passato a malapena un anno dall’ultima occupazione) e la tensione calņ nel momento in cui furono resi noti i nomi dei licenziati . Dopo due mesi di occupazione la vertenza si chiuse tragicamente il 24 aprile 1967 con 140 licenziati.

Furono dunque anni di grandi conflitti, con esiti di accordi contrastanti: positivo quello del 1963, negativo quello del ‘67. Questi avvenimenti possono essere spiegati, ancora una volta, con l’intervento della variabile tecnologica:; infatti la ristrutturazione tecnologica avviata alla fine degli anni ‘50 provocņ un aumento di produzione e contemporaneamente l’esubero della forza-lavoro. Cosģ nel ‘63 gli aumenti furono concessi anche perché la produzione era raddoppiata, ma subito dopo arrivņ lo spettro dei licenziamenti. Il 1967 č l’altra faccia della medaglia della ristrutturazione tecnologica: pale meccaniche, perforatrici con sostegni, chiusura degli imbocchi meno produttivi avevano di nuovo reso superflui molti minatori, come d’altronde era avvenuto in una fase precedente, in seguito all’introduzione delle perforatrici a secco.

  • Seguģ un periodo di relativa calma, di contratti nazionali buoni e di accordi aziendali ancor pił favorevoli in cui si effettuarono forme di lotta articolata, di breve durata.
  • GLI ANNI ‘70-80

    Negli anni ‘70-‘80 gli obiettivi riguardavano tanto l’ambiente e le qualifiche, quanto la solidarietą con altri lavoratori e la dimensione salariale. Infatti, fin dal 1977 ci furono buoni risultati sul fronte dell’ambiente di lavoro: Enti specializzati potevano rilevare dati ambientali in miniera, il sistema di ventilazione e tutte le attrezzature furono revisionate. Grandi discussioni si svilupparono nel ‘79 intorno alla ‘ripiena cementata’, ritenuta nociva dai minatori nella fase di essiccatura del cemento. Essi chiedevano l’attesa di otto giorni nei cantieri adiacenti alle ripiene appena effettuate.

    Trentasei giorni di sciopero articolato furono il prezzo di una vertenza aziendale dell’aprile 1980 che aveva come obiettivi( raggiunti) lo slittamento in avanti di una categoria per tutti i minatori, e l’istituzione della mensa. Si trattņ di due conquiste significative.

    La solidarietą con altri lavoratori si manifestņ in concomitanza con la chiusura dell’Isolantite (1984).

  • La formula delle lotte articolate risultņ valida solo fino alla metą degli anni ottanta quando l’Azienda poté mettere in libertą i lavoratori che partecipavano a questo tipo di sciopero. Fu un trauma per il sindacato e per i minatori non si sono ancora trovate forme di lotta altrettanto valide.
  • Sempre pił forti diventarono invece tre parole d’ordine aziendali: produttivitą, ristrutturazione e mobilitą. Il 1360, l’imbocco che si aprģ nel 1984 fu la rappresentazione emblematica di queste tre parole d’ordine. A qualche mese dall’inizio della galleria di accesso l’Azienda diede in appalto i lavori di minaggio in roccia ad una Ditta esterna, avanzando presso il Consiglio di Fabbrica e i Sindacati, ragioni legate al mancato rispetto dei tempi e dei costi previsti. La Ditta appaltatrice usava tecnologie nuove ( pale pił grandi ed una diversa organizzazione del lavoro ( tre turni ); in seguito tali modifiche sono state applicate anche dall’Azienda in parecchi altri cantieri.

    Il sistema dell’appalto sarą ripetuto per tutte le gallerie di accesso al 1360, la rampa del 1440 (terminata nel ‘94) e la galleria che da Pomeifré entra per due chilometri nella montagna verso Rodoretto in direzione dei fori sonda (iniziata nel 1995). (VEDI SCHEDA APPALTO)

    Relativamente agli anni ‘80 possiamo ancora citare l’accordo sulla mobilitą che risaliva al ‘77 e riguardava in un primo momento soprattutto gli stabilimenti, ma venne ad un certo punto applicato anche al sottosuolo. Gli effetti della mobilitą sono magistralmente descritti da un minatore:

    " Lo spostamento di minatori attivi e svegli creava scompenso nell’organizzazione delle lotte; poi non era mai facile riadattarsi in un cantiere nuovo. La miniera č un luogo affettivo; essere spostati č una tragedia, perché cambi amicizie e sistema di lavoro".

     

     

     

     

     

    GLI ANNI ‘90: LA GESTIONE LUZENAC

    Con la vendita della Talco & Grafite alla multinazionale francese Talc de Luzenac iniziņ un nuovo periodo di ristrutturazioni, con profonde modifiche produttive e periodiche riduzioni di personale con mobilitą, prepensionamenti e incentivi ai dimissionari.

    Si ebbe un salto di qualitą nell’organizzazione del lavoro della miniera tale da modificare sostanzialmente il principio organizzativo dell’estrazione del talco e la messa in discussione della centralitą della figura del "minatore di mestiere". Questa ristrutturazione ha agito in profonditą perchč ha operato contemporaneamente su tutti i versanti che caratterizzano il lavoro in miniera:

    - sul talco: non viene pił estratto tutto (di qui il vecchio termine ‘coltivazione’) ma solo quello che si presenta in filoni cosģ consistenti da poter essere estratto rapidamente e con l’ausilio di mezzi meccanici (e quindi con grandi risparmi ma spreco del giacimento –fino a giungere a metodi sperimentali i di estrazione per caduta con fornelli sostanzialmente a ‘rapina’.)

    - sui macchinari utilizzati che tendono a trasformare sempre pił la miniera in una cava

    - sull’organizzazione del lavoro; dopo aver spezzato l’unificazione delle mansioni che era rappresentata dalla coppia redistribuisce responsabilitą e compiti frammentandoli tra diverse figure operaie (i minatori addetti all’ estrazione, quelli addetti alla ripiena, ecc.), ponendo la professionalitą operaia in una posizione assai pił marginale dentro il ciclo produttivo. Vedi le forme di assunzione per la nuova manodopera (SCHEDE LA NUOVA MANODOPERA E EXTRACOMUNITARI)

    Finiti gli scioperi orari, fin dai primi anni novanta si ripresero gli scioperi per l’intera giornata. Gli obiettivi perseguiti erano in parte generali ( per esempio gli scioperi contro la riforma delle pensioni (VEDI SCHEDA) ed in parte aziendali. Quelli aziendali erano di vari tipi:

    Cresceva intanto la crisi di rappresentanza del sindacato, in special modo in concomitanza con l’accordo sulle pensioni nel ‘95: anche fra i minatori ci fu chi sciopero’ e scese a Pinerolo in manifestazione, fischiando sotto le sedi sindacali (il voto sull’accordo delle pensioni diede in miniera i seguenti risultati: 63 no, 4 si). Una delle conseguenze fu l’adesione di vari minatori alla nuova associazione ALP ( Associazione Lavoratori Pinerolesi). Da allora i sindacati confederali si fecero pił attenti . La Direzione continua a lamentarsi della conflittualitą, ma questa, come si č visto, si č ridotta fortemente negli anni, le lotte sporadiche e brevi sono intervallate da lunghi periodi di confronti al tavolo delle trattative, sempre perņ sotto la minaccia di chiudere le miniere se non si viene incontro alle esigenze aziendali.

     

    LUZENAC VAL CHISONE- SCHEDE - ORARI

    Nel 1991 si fa un accordo per nuovi orari, eliminazione del Sabato , sette ore e mezza di lavoro con pausa mensa a fine turno; durerą per alcuni anni poi ci saranno negli anni vari tentativi della direzione per modificare l’orario verso un pieno utilizzo degli impianti, con resistenze dei minatori, pur cedendo alla fine su sabati e domeniche Su questo punto esiste una proposta della Fulc, condivisa da una stretta maggioranza di minatori – che i confederali avanzano per evitare oggi l’appalto della coltivazione del talco al Crosetto.

    Alcuni passaggi di una continua pressione sulla forza lavoro:

    1)Il 1992 vede l’inizio del lavoro di notte alla galleria di ricerca.

    Marzo 95. Assemblee in miniera sulle modifiche che l'azienda vuole fare all'orario di lavoro ( straordinari al sabato e Ferie a rotazione). Intanto il turno di notte chiede il cambio: l'azienda propone la rotazione. Iniziano gli straordinari volontari al sabato : č stato portato a 30.000 l’incentivo, scarsi risultati di partecipazione.

    A settembre, dopo lo stillicidio di comunicati sul pericolo di perdere il mercato e la richiesta di prolungare l’orario di lavoro, la direzione comunica che vuole 8 sabati obbligatori su tre turni. Contro questa pretesa sciopero in miniera da venerdģ 22 a martedģ 26. Si scende a Pinerolo davanti alla sede coi caschi.

    A ottobre l’azienda rinuncia ai sabati obbligatori e torna a quelli volontari, senza recupero e pagati 50.000 in pił.

    2) Nel 1996 a inizio maggio in un incontro con le RSU la direzione propone di passare al cambio sul posto in miniera. Questa richiesta si ripete a Febbraio ’97 :la direzione intende cambiare l’orario di lavoro, (portandolo su quattro turni che si accavallano in modo da garantire il cambio sul posto e sei ore per turno di piena produzione nei cantieri); inoltre vuole regolamentare le ferie, espellere con incentivi ecc una decina di malati, ridurre il personale dei servizi in modo da avere in futuro in miniera solo pił manodopera efficiente e in produzione. Si incomincerą dando in appalto da marzo il trasporto del talco dalla miniera alla cernita, e il trasporto del legname. (Buona parte di queste richieste viene rimandata). A marzo. dopo vari tentennamenti si raggiunge un accordo il 18 con la direzione che prevede la sperimentazione dell’orario proposto dai minatori di 8 ore per turno a partire da maggio, fino a settembre. Le giornate di ferie risultanti saranno utilizzate per ponti.

    A settembre la direzione chiede per proseguire le attivitą in valle una disponibilitą sindacale ai cambiamenti - e fa notare che gli scioperi in miniera sono troppo frequenti.

    3)A giugno ‘99 richiesta di Sabati con recupero per la miniera e lo stabilimento, altrimenti il gruppo sposta parte degli ordini dei clienti su stabilimenti esteri. I minatori non vogliono farne che sei prima di agosto e chiedono una maggiorazione..

    Inoltre la direzione lega la riconferma dei 6 assunti con contratto a termine alla flessibilitą . Mandato delle assemblee a trattare sulla proposta sindacale di un programma di 48 sabati mattina di straordinario, con recupero e maggiorazione raddoppiata, 16 ore di riduzione orario, revisione del premio, assunzione di altri 2 operai in miniera e conferma dei precedenti contratti a termine.

    4)A settembre ’99 l’azienda chiede lavoro al Sabato pomeriggio, si risponde che va bene se volontario, intanto i minatori non vanno a lavorare nemmeno al sabato mattina finché non vengono assunti i minatori previsti dagli accordi. Dal momento che i lavori di preparazione di Rodoretto si prolungano e la vecchia miniera del Crosetto č ancora produttiva ,il 20 ottobre la direzione propone di spostare la fine dell’appalto alla Negroni a metą del 2000. La delegazione trattative ha proposto invece di aprire un discorso sulla flessibilitą, in cambio del rispetto dell’accordo sulla fine dell’appalto. Le assemblee hanno dato mandato di esplorare con la direzione gli spazi per una organizzazione del lavoro e degli orari che permetta, con assunzioni, di evitare l’appalto in miniera.

    5)A dicembre si redige una bozza di accordi sugli orari sul Sabato Domenica che viene poi sottoposta a refendum in miniera ottenendo una stretta maggioranza a favore. L’appalto alla Negroni finirą infine entro febbraio 2000. (Ma la ditta resterą in valle con lavori allo Scoprimuseo)

    Il 25 gennaio 2000 la direzione si impegna a consegnare il piano per il nuovo orario e le proposte per i premi.

    A fine marzo l’organico in miniera č sufficiente per il nuovo orario ma non č ancora stato firmato l’accordo, per motivi salariali..

    A maggio sciopero di tre turni in miniera, assemblee, breve incontro con la direzione che resta sulle sue posizioni.

    6)La situazione si trascina fino all’autunno, con scarsi successi nelle assunzioni e grave situazione del macchinario per cui la direzione decide di spostare a Pomeifrč alla galleria di Rodoretto i minatori e dare in appalto la miniera del Crosetto che continua ad essere in produzione nonostante le previsioni. La Fulc propone di rendere operativo l’orario sul sabato-domenica e dice no all’appalto. Ci si incontra con gli amministratori locali e si ottiene la promessa di un incontro in Regione a gennaio 2001.

    Alp/CUB invita lavoratori e cittadini della valle allo sciopero generale.

    LUZENAC VAL CHISONE- SCHEDE - AMBIENTE DI LAVORO E INFORTUNI

    Uno dei primi problemi posti dalla gestione Luzenac nasce in miniera con la sperimentazione delle pale diesel, di cui si denuncia la nocivitą. L’azienda poi si concentra sugli infortuni tradizionali, inviando anche lettere di ammonimento E PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI, ma sono i minatori e non lei a far rilevare le lesioni all’udito che finora non erano state preventivate. L’Inail apre un contenzioso per il passato. Nel 1993 la direzione fa il bilancio della sua campagna contro gli infortuni in miniera. l’indice (numero degli incidenti per 200.000 ore di lavoro) č passato da 45 nel 1990 a 7,8 a ottobre ‘93. Intanto si usa dare permessi retribuito a chi subisce infortuni lievi per risparmiare sui contributi INAIL. Proseguono i controlli interni sulla polverositą, il rumore e l’inquinamento dei mezzi diesel (dal 1996 con macchinette portatili personali). Nello stesso anno comincia il corso per tutti i dipendenti sulla sicurezza ambientale, in parziale applicazione della legge 626. Nel 2000 si registrano 5 infortuni . I minatori intanto devono lavorare bardati come palombari (casco,occhiali,maschera per la polvere, guanti), ma il pericolo č sempre presente e solo il caso evita il peggio

    a) 1991. I DIESEL: La FULC convoca un professore di Medicina del lavoro dell’universitą di Siena per iniziare controlli sui fumi. I minatori si fermano ad aprile per tre turni, l’azienda sospende l’uso delle pale nei cantieri ma non al minaggio. Le prove sui fumi dei diesel si fanno nonostante i minatori dicano che conta il loro giudizio e non quello dei tecnici. La direzione a questo punto , le spalle coperte dai rilevamenti, dichiara che senza i diesel la miniera chiude. Minaccia di richiamare i cassintegrati e dichiarare una settantina di esuberi, per ultimare le coltivazioni esistenti in vista di un abbandono della miniera. E’ un segnale forte, che si riproporrą negli anni seguenti ogni volta che qualche cambiamento non accettato dai minatori darą luogo a un conflitto di interessi. A inizio settembre la miniera entra in lotta, si tratta in sede e all’Unione Industriale e la direzione Luzenac consegna un documento in cui dice di essere disposta ad ogni controllo sui diesel , a miglioramenti della ventilazione, e depurazione sui mezzi diesel. Lo sciopero dura dieci giorni interi e sarą finora l’ultimo sciopero lungo della nuova gestione: I minatori votano: 35 per sospendere la lotta e una quindicina per continuare lo sciopero ( ha partecipato a questa assemblea metą dei minatori e ha votato anche chi non lavora sui diesel).

    Il 16 ottobre 1991 c’č l’accordo: filtri sugli scarichi, registrazione continua dei valori degli inquinanti, rotazione ampia del personale, intervento dell’universitą di Siena. Nei fatti non si riuscirą a gestire bene l’accordo negli anni seguenti. E’ ancora presto per sapere se il grado di inquinamento cui sono sottoposti i minatori darą luogo nel lungo periodo a conseguenze...

    b). Ricordiamo alcuni infortuni .

    *Sempre nel 1991, il 17 dicembre, il grave infortunio a Dino Bertalmio, meccanico che lavorava all’esterno ad una tubatura dell’aria compressa. Sta a lungo in coma alle Molinette, poi sarą tentata una riabilitazione ma resterą invalido e non riprenderą il lavoro.

    *Il 26 ottobre 1994 muore, all’imbocco della galleria Paola, Marco Brugiafreddo, tecnico della miniera, di 23 anni. Usciva su un locomotore e urtando contro le tramogge della ghiaia muore sul colpo. La miniera si ferma. I compagni di lavoro partecipano in massa ai funerali a Pinerolo A Dicembre viene consegnato a metą mese il rapporto su Brugiafreddo. Viene scritto che l’infortunio mortale č stato provocato da "mancata visione dell’ostacolo o errata valutazione delle dimensioni, consistenza e posizione dell’ostacolo (scivolo aperto= punto di impatto sulla vittima)". Non verrą fatta nessuna contestazione nč dal sindacato nč dalla famiglia, ma seguirą un procedimento giudiziario. Nel 1995 un mezzo gommato resta sotto una frana : il minatore si toglie all’ultimo momento... Capita altre volte. A dicembre viene consegnato con la busta paga un quiz antinfortunistico e un commento che riporta i dati sui morti sul lavoro del 1994 in Italia, 1028 : non viene ricordato Marco Brugiafreddo...

    1996 Si continua ad avere infortuni ad una media di uno al mese. Il rappresentante per la sicurezza di parte operaia č stato eletto in quest’anno.

    *Ad inizio aprile grave infortunio al capo dell’esterno che ha lesioni di varia gravitą a tre dita della mano destra.

    Viene istitituito su proposta della direzione un premio-infortuni ( monte di 300.000 lire annue riducibili secondo gli infortuni, ma che confluisce se non pagato in una cassa di mutuo soccorso gestita dai lavoratori. *Nel 1998 fra gli altri un infortunio a un minatore prossimo alla pensione che si rompe una gamba. In aprile un altro serio infortunio a un minatore travolto da una caduta di talco. La sera prima aveva chiesto che fosse rinforzato l’armamento del cantiere ( dopo la convalescenza verrą trasferito al mulino).. *A maggio grave infortunio a un operaio della Negroni, che appalta i lavori nella nuova galleria di Rodoretto. Rimarrą paralizzato alle gambe. Il lavoro in appalto si svolge con orari intensivi, infatti si applica il contratto edile. Non si rispettano le norme sui fumi dei diesel e delle volate. Nessuna forma di sindacalizzazione č presente all’interno dell’appalto.

    La Luzenac prosegue nella sua campagna per la sicurezza , preoccupata anche dalla tragedia austriaca in una miniera del gruppo: A fine luglio ‘98, in Austria, grave incidente in miniera per una frana di materiale fangoso a Lassing, della Luzenac Austria. Le squadre di soccorso riescono recuperare sano e salvo il primo minatore rimasto intrappolato; purtroppo la prima squadra di soccorso č stata bloccata in un pozzo. Alla fine risultano morti i dieci soccorritori. La miniera di Lassing verrą chiusa..

     

    LUZENAC VAL CHISONE- SCHEDE - LAVORO IN APPALTO

    Uno dei primi appalti in miniera č quello del trasporto del talco dalla cernita della miniera allo stabilimento di Malanaggio. Altri appalti sono stati dati per le sonde esterne per delimitare il giacimento di Rodoretto nel 1992 e poi, tracciata la galleria principale, per i primi sondaggi interni nell’autunno 1996.

    Questione pił spinosa quella dell’appalto per il lavoro in roccia in nuove gallerie. Al livello 1360, per l’imbocco che si aprģ nel 1984, a qualche mese dall’inizio della galleria di accesso l’Azienda diede in appalto i lavori di minaggio in roccia ad una Ditta esterna, avanzando presso il Consiglio di Fabbrica e i Sindacati, ragioni legate al mancato rispetto dei tempi e dei costi previsti. La Ditta appaltatrice usava tecnologie nuove ( pale pił grandi ed una diversa organizzazione del lavoro ( tre turni ); in seguito tali modifiche sono state applicate anche dall’Azienda in parecchi altri cantieri.

    Il sistema dell’appalto del lavoro in roccia sarą ripetuto per tutte le nuove gallerie: la rampa del 1440 (terminata nel ‘94) e la galleria che da Pomeifré entra per due chilometri nella montagna verso Rodoretto in direzione dei fori sonda . Poi si chiederą anche l’appalto per la coltivazione del talco, con vertenze logoranti che porteranno alla concessione da parte dei minatori di coltivare in appalto il primo livello Sud di Rodoretto.

    I minatori stanno imparando a proprie spese cosa vuol dire andare ‘sotto’ alle ripiene cementate fatte dall’appalto a Rodoretto. Infatti per la fretta e la poca conoscenza delle tecniche di lavoro sul talco da parte della ditta Negroni si sono fatte ripiene approssimative e ai piani inferiori anche la direzione lavori Luzenac deve ammettere che bisogna correre ai ripari dove possibile.

    Per questo si pensa che oggi la direzione giochi la carta dell’appalto al Crosetto, dove la coltivazione č al termine, molti livelli fatti dai minatori locali garantiscono la stabilitą della miniera ed anche minatori ‘improvvisati’ possono in qualche modo mandare avanti la produzione.

    Alcuni passaggi.

    - Aprile 1995 inizia lo scavo della galleria di Pomeifrč verso Rodoretto, appaltati alla ditta Negroni di Bergamo. Il lavoro in appalto si svolge con orari intensivi, oltre l’orario del contratto minerario, infatti si applica il contratto edile. Non si rispettano le norme sui fumi dei diesel e delle volate. Nessuna forma di sindacalizzazione č presente all’interno dell’appalto. Gli operai provenienti dal Bergamasco, reclutati a seconda dei picchi di lavorazione, vivono in baracche metalliche vicino alla miniera.

    I lavori esterni li ha fatti Barus di Prali che appalta anche il trasporto alla discarica a livello 1440 dello sterile prodotto dallo scavo. Maggio il trasporto talco dalla miniera a Malanaggio passa dalla ditta Speed a quella Paschetto.

    1997 : Alla ripresa dei lavori dopo le Ferie c'č una assemblea in miniera perché la direzione vuole sospendere il trasporto talco fra miniera e cernita col camion della ditta per non affrontare le spese di riparazione per il collaudo. segue incontro con la direzione senza risultato : il trasporto č in appalto (violando l’accordo sindacale).

    1998. La direzione minaccia di abbandonare Rodoretto se non si accetta l’appalto . Dopo lunghe trattative e rotture alla fine in Regione il 12 dicembre si raggiunge l’accordo. CGIL e CISL ritirano il loro ricorso in Pretura sull’appalto del trasporto del talco, viene inserito un punto su lavori alternativi all’esterno per i minatori - oltre la cernita - e impegni per eventuali sbocchi nel museo della miniera in avanzata fase di allestimento. Continua a mancare nell’accordo il piano per stabilimento e sede

    Si vota il 15/12 ai mulini di Malanaggio con gli impiegati della sede e il giorno dopo in miniera . L’accordo viene accettato, con 73 SI, 22 NO, 8 bianche e 2 nulle. La maggioranza dei NO vengono dai minatori che fino all’ultimo hanno confermato che l’appalto per la coltivazione del talco, anche se con garanzie che si svolgerą solo al primo livello SUD č un precedente e introduce una concorrenza che potrebbe peggiorare le condizioni di lavoro future.

    L’appalto alla Negroni per Rodoretto č finito a febbraio 2000. Ma la ditta č rimasta in valle con lavori allo Scoprimuseo, e sarą quindi a disposizione per un ulteriore rilancio dell’appalto : la direzione a fine 2000 annuncia che intende spostare a Pomeifrč alla galleria di Rodoretto i minatori e dare in appalto la miniera del Crosetto che continua ad essere in produzione nonostante le previsioni. I minatori scioperano 4 ore e scendono a Malanaggio dove č in corso una riunione della direzione coi sindaci di valle.

    La FULC in un comunicato dice no all’appalto che viola il contratto minerario e prelude ad una estensione dell’appalto e terziarizzazione della miniera. Dopo incontri in Comunitą Montana con gli amministratori di valle , si attende un incontro in Regione. La FULC proporrą un orario su sabato-domenica per evitare l’appalto.

    ALP/CUB propaganda lo sciopero di valle per costruire una forza dei minatori ed una solidarietą fra tutti i lavoratori della valle coinvolti in processi di ristrutturazione ed esperimenti di flessibilitą.

     

     

     

    LUZENAC VAL CHISONE- SCHEDE- LA NUOVA MANODOPERA

    Anche in miniera da vari anni si sperimenta ilcontratto di formazione, lavoro a termine, poi campagna acquisti con scarso risultato (lavoratori di altre regioni, stranieri ecc) Il turn-over ripreso tardivamente per ridurre al minimo il costo della manodopera, ha fatto sģ che nel 2001 su 32 minatori in sottosuolo, solo una dozzina sono quelli sopravvissuti alla campagna di assunzioni di questi anni, fatta con controlli sanitari crescenti e scoraggiando la manodopera locale con i salari iniziali bassi, i contratti a termine ( sovente confermati ,va detto). Fra questi quattro nuovi minatori sardi. L’azienda ha poi provato a inserire lavoratori stranieri, con esito finora incerto, storia che cerchiamo di sintetizzare nella scheda GLI EXTRACOMUNITARI. La mancanza di manodopera, problema oggi comune a molte aziende serve alla direzione a giustificare la richiesta di appalto.

    Quando arriva la multinazionale circola il bollettino "Flash Luzenac", con notizie dalla Francia: alla cava di talco il lavoro si svolge solo nella bella stagione, 68 marocchini, 28 spagnoli e 26 portoghesi. , Poi ci sono 66 francesi, concentrati nella sorveglianza o allo stabilimento. La presenza di stranieri č un'abitudine per la Francia e forse una prospettiva anche per l'Italia. "Ma in miniera ci saranno ancora posti di lavoro quando saranno "convenienti" gli stranieri?"- scrivevamo nel 1991. Dopo quattro anni di cura dimagrante a base di mobilitą e pensionamenti nel 1994 in miniera si č 98 ( si era in 163 nel ’90). La direzione comunica che dą incentivo di 40 milioni a chi dą le dimissioni. Poi con la mobilitą verso la pensione espelle altra manodopera e dichiara che per due anni non ha eccedenza di personale.

    A novembre del 1995 viene assunto un diplomato IPSIA, in contratto formazione lavoro, per l'officina meccanica. Con varie dimissioni siamo rimasti in 66 operai in miniera.

    Nel 1996 riprende lentamente il turnover, un paio di assunzioni di meccanici e il rientro di due dalla mobilitą per mancanza di requisiti per la pensione. Si inaugura ora il tentativo di ‘cessione di manodopera’: a inizio 97 č' dimissionario il magazziniere della miniera, vicino alla pensione, e anche la moglie che faceva le pulizie. La direzione ne approfitta per proporre alla seconda donna delle pulizie di passare ad una ditta esterna con orario di lavoro raddoppiato e modesto aumento salariale. In quel periodo la direzione tenta anche di far lavorare alla ripiena del Crosetto operai della ditta bergamasca che sta scavando a Pomeifrč. Entrambe le iniziative vengono fermate ma poi si deve scioperare contro lo spostamento della donna delle pulizie a Pinerolo e l'appalto delle pulizie. Senza esito e ‘beffati’ perché questa dą le dimissioni.

    Il 21 ottobre 97 l’azienda consegna il programma di lavori in miniera dal 98 al 2001: nel ‘99 č prevista la fine di "Crosetto 1", 24 minatori vanno a Rodoretto, nel 2000 la fine di "Crosetto 2", 14 minatori si trasferiscono. Questi tempi saranno vistosamente ridimensionati. L’appalto dovrebbe coltivare il primo livello per un anno, dopo aver fatto lavori preparatori. Prevista l’assunzione di sei minatori con contratto a termine di due anni.

    A febbraio 98 la direzione per la revisione del progetto Rodoretto vuole ridurre i costi fra l’altro vorrebbe espellere una decina di operai non pił pienamente idonei alla produzione, precisando che se si rifiuta la riorganizzazione proposta procederą unilateralmente a licenziare. Altrimenti si limita ad alcuni trasferimenti( in parte gią avvenuti) assumerą due operai per l'interno miniera e "incoraggerą" altri a uscire (mobilitą, invaliditą, nuovi posti di lavoro del museo della miniera ecc.). Il 3 marzo comincia lo sciopero che dura alcuni giorni costringendo la direzione a fare un passo indietro.

    SCHEDA EXTRACOMUNITARI

    Da marzo 1999, con la ricerca di nuovo personale da inserire in miniera e vista la cronica mancanza (secondo la Luzenac Val Chisone) di soggetti residenti in valle, si č cominciato a vedere tra di noi una nuova forza lavoro extracomunitaria. Sono giunti fin qui 4 marocchini, 2 tunisini e 1 rumeno. Di questi sono presenti attualmente solo 1 tunisino e 1 rumeno. I motivi per cui alcuni di loro non si sono fermati sono vari:

    - 1° Marocchino non č stato confermato per motivi di salute sopravvenuti dopo la visita medica di idoneitą. Pensare che aveva lavorato per la impresa Negroni nell’appalto di Rodoretto senza che ci fossero problemi di salute!

    - 2° Marocchino non confermato perché non sapeva leggere e scrivere nella nostra lingua.

    - 3° Marocchino se n’č andato spontaneamente perché la realtą che ha trovato non corrispondeva alle promesse fatte dall’Azienda.

    - 1° Tunisino, anche lui se n’č andato di sua volontą. Forse perché aveva un’offerta di lavoro migliore o perché non si era abituato al tempo di lavoro e di vita qui presente.

    - Il lavoratore Rumeno gią impiegato nelle miniere del suo paese, ora č anche impiegato come guardiano presso la ex- miniera Gianna, con relativo alloggio ; ha quindi abbandonato il ‘villaggio olimpico’ di Pomeifrč, nei pressi della nuova galleria di Rodoretto. Lo ha seguito nel lasciare la vita in baracca il Tunisino che dopo la conferma del contratto si č trovato l’alloggio in quel di Perosa. Questi č in Italia da parecchio tempo ed ha gią lavorato come muratore per alcuni anni. Questa la situazione attuale riguardante la manodopera extracomunitaria nella nostra ditta. Ora ci si aspetta la calata della comitiva di Polacchi ( si parla di circa 10 unitą) per cui ci sarebbe gią il permesso ma sono in ritardo gli accertamenti previsti dalla Questura. L’arrivo dei Polacchi č in forse, viste le ultime proposte fatte dalla direzione, riguardanti l’appalto dell’estrazione del talco al Crosetto.

     

    Aggiornamento (aprile 2001)

    Con il mese di febbraio la Luzenac ha assunto con contratto a termine di un anno 12 polacchi.

    Questi sono giunti proprio nella settimana in cui i minatori incominciavano lo sciopero per la mancata conferma di un giovane in contratto formazione lavoro e contro la linea aziendale sulla miniera.

    Inizialmente i punti interrogativi erano tanti fra i minatori (ed alcuni rimangono tuttora) su queste assunzioni da parte della Direzione. Lavorando coi polacchi e parlando ( per quel poco che si puņ, visto che uno dei maggiori problemi č proprio quello della scarsa conoscenza della nostra lingua- la direzione ha organizzato dei corsi di italiano) si č capito che non sono quei minatori cosģ esperti come la Direzione va dicendo. Sono lavoratori che sģ hanno lavorato in miniera, girando il mondo, ma in miniere totalmente diverse ( carbone ecce).

    Cercano tutti di inserirsi e legare con noi e i minatori locali hanno capito presto che accoglierli č importante per ridurre il rischio che siano usati contro di noi. Infatti sono operai che per la loro situazione di precarietą a tutti i livelli ( alloggio, lontananza da casa, bisogno di guadagnare in fretta il pił possibile) sono disposti anche a orari e condizioni di lavoro molto diversi da quelli in uso fra noi ( e su questo qualcuno ci gioca).

    Del gruppo di 12 uno č stato rimandato in Polonia per motivi di salute.

    Su 11 , assunti con la qualifica di operai all’8° livello, uno (7°livello) č il loro referente verso la Direzione ed č forse il meno accetto al nostro interno, non abbiamo ancora capito bene le sue mansioni ( costui fra l’altro pare sia gią in pensione nel suo paese e si dice faccia parte di una ditta che potremmo paragonare alle nostre agenzie di lavoro interinale).

    I polacchi, dopo un periodo passato nel villaggio olimpico di Pomeifrč ( le baracche della ditta Negroni adattate dalla Luzenac) si sono trasferiti nei vecchi locali spogliatoi della ex miniera Gianna. A turni ogni tanto godono dei riposi ritornando in Polonia.

     

     

    LUZENAC VAL CHISONE- SCHEDE - CONTRATTAZIONE

    I contratti nazionali negli anni hanno’ perso il ritmo’ tendendo a slittare oltre le scadenze. Il settore minerario si sta riducendo a poche centinaia di addetti nelle miniere e il resto nelle cave. Tanto che si parla da anni di accorparlo ( i confederali vorrebbero unirsi al settore chimico ma il padronato non ci sta per il divario salariale da quest’ultimo). Cosģ si giungerą a nemmeno pił organizzare delle lotte e delle discussioni sulle piattaforme. Basti vedere il contratto nazionale rinnovato nel 2000 con 72.000 lire lorde di aumento al 5° livello, come se non si dovesse recuperare almeno l’inflazione ( gli insegnanti ottengono negli stessi giorni 300.000 lorde di aumento al mese, ma almeno hanno scioperato). Cosģ tutto resta affidato alla contrattazione aziendale, dove possibile, č il caso della Luzenac dove perņ la contrattazione aziendale si sfilaccia nel tempo a seconda delle contraddizioni su orari, premi, appalti che si creano tra direzione e minatori e si svolge con discussioni e pochi momenti di lotta.

    Alcuni passaggi:

    - 1993 Accordo a Roma sul contratto nazionale, spostata la scadenza al 30/9/94 : l'ultimo č stato rinnovato il 30/9/88 ! Aumenti. uno di 50.000 subito e un altro dal 1/10/93 (quinto livello). Una tantum di 850.000 lire (500.000 gią anticipate dalla Talco Val Chisone).

    - 1994. 30 settembre č iniziato uno sciopero di 8 ore sulla vertenza aziendale, con assemblee di tutti i turni.

    Ottobre. Inizia il mese con due scioperi di 8 ore , per la vertenza e sulla questione delle pensioni. Il venerdģ infatti si partecipa alla manifestazione a Pinerolo.

    Seguono altre due giornate di lotta, una coincidente con lo sciopero generale del 14 ottobre.

    La direzione adesso č disposta a discutere.

    Novembre. Riprende e si interrompe la trattativa, l'azienda vuole tenere fermi gli ‘accordi di luglio’ col governo. Dicembre. Siglato a metą mese l'accordo aziendale: prevede un aumento fisso del premio mensile di 56.000 lire ed altre variabili a seconda della collocazione produttiva e dell'aumento di produzione mensile. 500.000 di unatantum. Inoltre anticipo sul contratto nazionale: 60.000 subito altre 60.000 a ottobre '95.

    - 1996. Luglio E' finita la CIG ai mulini.. Si tratta in sede con le RSU e il 10 luglio si rinvia a settembre la revisione degli incentivi di produzione e del premio annuo. Nel frattempo con la paga di luglio ci sarą un anticipo di 300.000 lire. Dal 1° agosto arriva il nuovo amministratore delegato che sostituirą l'ing.Di Piazza.

    A settembre incontri col nuovo amministratore ing. Salina sui premi. A ottobre la proposta dell'azienda, di fronte alla richiesta di 1.500.000 annue di aumento, arriva, dopo una giornata e varie ore di sciopero, a una nuova base per il premio annuo(1.200.000), alla modifica dell'incentivo di produzione, all'aumento della indennitą notturna al 50%, e infine un premio-infortuni ( monte di 300.000 lire annue riducibili secondo gli infortuni, ma che confluisce se non pagato in una cassa di mutuo soccorso gestita dai lavoratori). Le assemblee giudicano buono il risultato ( in miniera il sģ ha una strettissima maggioranza) e si sospende la lotta..

    - 1999. il 17 novembre si svolge dopo anni un intercategoriale dei delegati su crisi Beloit e del territorio, patto territoriale. Si decide lo sciopero generale di zona per il 17 dicembre.

    La Beloit č un segnale per tutti. Se guardiamo in zona troviamo segnali simili. Alle Miniere il pericolo non smentito di terziarizzare passando alla coltivazione in appalto e l’incertezza sulla resa della nuova miniera di Rodoretto. Alla Manifattura di Perosa la CIG che continua ( ricordiamo ancora la lotta di maggio del ’93 e la grande manifestazione di valle che segnņ una svolta nella linea della direzione). Alla Cascami il disinteresse di troppi a risolvere il problema dei bozzoli con le cooperative calabresi. (a dicembre ’96 la direzione aveva deciso 18 licenziamenti e i lavoratori fecero pił di 300 ore di sciopero, con la solidarietą di tutta la valle e manifestazione il 1° febbraio- anche questa volta i minatori erano presenti. Si chiuse la vertenza a marzo ’97 con 14 volontari in mobilitą. Non passņ la selezione degli esuberi) All’ospedale Valdese le misure monetarie per tamponare con lo straordinario la fuga di infermiere . Alla Pramec il recente fallimento. Alla SKF di Villar l’intenzione di vendere il settore acciai e smembrare lo stabilimento. Alla Boge la produzione tira ma si abusa del lavoro precario. La SKF di Pinerolo č gią passata sotto un consorzio di imprese. IL magazzino prodotti SKF di Airasca sembra destinato a finire sotto la TNT. Alla Turati e alla Microtecnica segnali di crisi.

    La miniera da anni ha cominciato a cedere pian piano su orari, appalti, ha utilizzato il contratto formazione, il lavoro a termine, copiando quel che succedeva pił in basso nelle fabbriche della valle. In comune con molte di loro, da dieci anni ha il fatto di appartenere a una multinazionale, diretta da finanzieri. La miniera non puņ essere spostata, ma puņ venir meno l’interesse a tenerla aperta...Esiste un rischio di impresa ma i minatori pur tenendo al posto di lavoro ripetono spesso che il rischio del lavoro in sottosuolo, pressati da richieste di produzione e conseguenti metodi di estrazione approssimativi, non č monetizzabile e si difendono.

    - 2000. metą dicembre. E’ stato rinnovato il contratto nazionale, senza scioperi. Per il salario aumento al 5° livello di 72000 lorde mensili. Per l’una-tantum 550mila lorde uguali per tutti , rapportate al periodo lavorativo.

    Si devono svolgere le votazioni per sentire almeno il parere dei minatori a cose fatte.

     

    Comunicato FULC

    INIZIATIVE DI MOBILITAZIONE E DI LOTTA DEI LAVORATORI LUZENAC PER

    NO! ALL’APPALTO DELLA COLTIVAZIONE DEL TALCO AD UNA DITTA ESTERNA

    DIFESA DEI DIRITTI DEI MINATORI E DELLE CONDIZIONI DI LAVORO

     

    CON QUESTI OBIETTIVI,

    Venerdģ 1 dicembre e Sabato 2 dicembre si sono svolti gli incontri e l’Assemblea dei Lavoratori della Luzenac Val Chisone organizzati dalle RSU e dalla FULC di Torino con gli Amministratori locali (Sindaci, Comunitą Montana), le Organizzazioni Confederali del territorio (CGIL,CISL), il sindacato territoriale ALP e la Pastorale del lavoro.

    La proposta della Luzenac Val Chisone di far effettuare l’estrazione del talco della miniera di CROSETTO ad una Ditta Edile e concentrare tutti i Minatori a RODORETTO, motivata per ragioni tecniche e produttive (carenze di macchinari, di manutenzione e di personale) č stata respinta e giudicata non percorribile per le seguenti ragioni:

    1. Appaltare il lavoro dell’estrazione ( anche in modo temporaneo) significa avviare un processo che porta i Minatori ad accettare la graduale cessazione stessa della loro funzione di lavoro e/o contribuire al peggioramento in prospettiva delle loro condizioni di lavoro, ciņ č INACCETTABILE, visto e considerato che il lavoro in sotteraneo č riconosciuto tra quelli "PARTICOLARMENTE USURANTI".

    2. Le difficoltą della Miniera sono di tipo strutturale, non temporaneo, e devono essere risolte strutturalmente dalla Luzenac assumendosi direttamente tutte le responsabilitą dell’attuale situazione.

    Il lavoro di estrazione del Talco deve rimanere ai MINATORI LUZENAC, questa č la strada che puņ consentire la definizione di un ACCORDO SINDACALE COMPLESSIVO e soltanto in tale ambito i Minatori e le loro OO.SS. potranno assumersi le responsabilitą che gli competono come sempre hanno fatto.

    Gli Amministratori locali nel condividere le nostre preoccipazioni hanno assunto l’impegno di favorire il confronto con la Direzione Azeindale e chiederanno l’attivazione urgente di un confronto presso la Regione Piemonte.

    Le OO.SS. Confederali si sono impegnate a coordinare l’informazione e le iniziative sul territorio a sostegno della vertenza.

    I Lavoratori e le OO.SS. ritengono che attraverso il confronto sul percorso sopra richiamato sia possibile arrivare ad un quadro di intesa che ridefinisca in positivo le prospettive produttive ed occupazionali della Miniera e dello Stabilimento di Malanggio.

    Sarebbe gravissimo se l’Azienda pensasse di affrontare la situazione eludendo il confronto e trasformando la Vertenza in un problema di ORDINE PUBBLICO.

    Contro questa scelta ci sarą la pił ampia mobilitazione dei Lavoratori, delle loro Organizzazioni Sindacali e delle Amministrazioni locali.

    FEDERAZIONE UNITARIA LAVORATORI CHIMICI RSU LUZENAC

    TORINO 5/12/00

     

     

    volantino ALP/CUB

    LA LUZENAC VAL CHISONE TIENE AL MARCHIO MA NON AI SUOI MINATORI :

    E’ L’INTERA VALLE CHE DEVE INTERROGARSI SULLA QUALITA’ DEL SUO FUTURO E STRINGERSI INTORNO A LORO.

    1. Premessa

    Il sindacato ALP/CUB, presente alla Luzenac dal ‘95 quasi solo in miniera, ha sempre tenuto conto della volontą dei minatori, non ritenendo di potere o volere dare indicazioni che non fossero condivise da questi. I tempi della ricostruzione di una forza nazionale ed internazionale dei lavoratori sono lunghi e non crediamo si debba scavalcarli mandandoli allo sbaraglio isolati e anzitempo non tenendo conto dei rapporti di forza. ALP/CUB č in aperto disaccordo con molte delle scelte nazionali del sindacato confederale ma riconosce che CGIL e CISL di categoria, alla miniera si affidano da qualche anno ai voleri della maggioranza. Ma i margini per i minatori si fanno stretti.

    2. No al regalo di Natale della Luzenac.

    In questo momento di fronte alla volontą della direzione di attuare l’appalto della coltivazione del talco al Crosetto, siamo uniti nel condannare la terziarizzazione selvaggia, nel rivendicare il diritto al lavoro per i minatori Luzenac contro un prevedibile futuro di allargamento dell’appalto, nella difesa dei diritti e della tutela acquisiti.

    Abbiamo presenti i problemi:

    -Riconosciamo che non abbiamo fatto passi in avanti nell’estensione alla ditta edile in appalto - che in questi anni ha fatto lavori in roccia e l’inizio della coltivazione a Rodoretto- delle tutele e dei diritti dei minatori. L’appalto diventa perciņ sempre pił conveniente e non solo per motivi contingenti - vedi la mancanza della voce salariale lavoro in sottosuolo e della legata anticipazione del pensionamento, vedi condizioni di odioso sfruttamento del personale, vedi possibilitą di licenziamento. Tutto legale.

    I minatori sono convinti che la Luzenac Val Chisone non rispetta le regole che i suoi stessi dirigenti a livello di multinazionale si sono dati nella carta ‘etica’ ( dove si afferma che le ‘regole’ valgono anche per gli appalti).

    -Inoltre la direzione locale non ha dimostrato di essere interessata al turn-over e all’addestramento di nuovo personale, incentivando pił volte le dimissioni e rendendo meno interessante il lavoro in Luzenac ai pochi nuovi assunti con contratti a termine ( ma i minatori non si improvvisano). A Roma si sta trattando il contratto nazionale allargando il lavoro a termine e regolando apprendistato e lavoro interinale ...No comment.

    -Allo stesso modo l’etica di "impreditore" ci sembra smentita nel caso dei macchinari in cui si notano due politiche: una per lo stabilimento - di mantenimento dell’efficenza- ed una per la miniera. Si vuole creare una situazione in cui proporre l’appalto per la manutenzione dei mezzi meccanici anche in miniera, come da tempo si fa ai mulini di Malanaggio?

    Avere 7 mezzi in avaria su 8 ed ordinare con grande ritardo pezzi di ricambio č responsabilitą della direzione, mentre questa dice che sono i minatori a guastare i mezzi.!

    Da quanto detto č evidente che la direzione approfitta di questa situazione per poter dire che non ha alternative all’appalto della coltivazione, che risolverebbe i problemi di mancanza di manodopera e di macchine da scavo. Ha fatto i suoi conti, solo che questa volta i suoi interessi sono ben lontani dai nostri.

    Finora non č servito a molto ribattere che semmai la direzione puņ assumere i lavoratori della ditta Negroni - invece di appaltarle la miniera - ed affittare i macchinari, se pensa che in futuro non ne avrą pił bisogno. La multinazionale vuole fare a meno del lavoro della valle per la miniera o almeno arrivare a non gestirlo pił in proprio.

    3.Esiste una via di uscita non dolorosa?

    Per evitare l’appalto il sindacato confederale ha proposto da tempo un nuovo regime di orari per il pieno utilizzo degli impianti. Mette in discussione tempi di lavoro e di vita e non č per niente migliorativo per gli operai.

    Su questo punto non abbiamo potuto offrire come riflessione ai minatori che l’esempio di altre aziende della zona dove esperimenti vari sono attuati (SKF,Boge, Manifattura) e dove sono stati solo soluzioni provvisorie in un percorso di progressivo peggioramento.

    Sappiamo perņ che queste flessibilitą procedono da lungo tempo a livello mondiale,ed in Italia č lo stesso sindacato confederale che sovente si fa avanti nel tentativo di sbloccare situazioni di crisi finendo alla lunga con aiutare pił padroni e governi che i lavoratori.

    Non si riesce oggi a fermare a livello locale questo peggioramento complessivo delle condizioni dei lavoratori - salvo attuare coraggiose e durissime lotte con esito positivo solo in casi limitati - occorre riprendere forza e ricostruire l’unitą dei lavoratori oggi divisi e precarizzati in modo crescente.

    In miniera abbiamo quindi avuto un ruolo critico, ma il referendum ha dato una maggioranza limitata che approva la proposta sindacale sull’orario.

    La direzione dell’azienda da parte sua, anche se l’ha accettata nelle trattative, non ha concluso sulla parte salariale, ma sopratutto ha minato le possibilitą di applicazione come gią detto lasciando i minatori senza mezzi di produzione e attuando una selezione rigidissima del personale da assumere per cui praticamente il nuovo orario non sarebbe molto facile da applicare. (Difesa della salute, prevenzione , "626" oggi si ritorcono contro il lavoro regolare ma l’azienda si guarda bene da far pesare questi "costi" e diritti per l’appalto.)

    Il sindacato confederale, pur cosciente di tutte le difficoltą , si prende la responsabilitą di rilanciare questa via di uscita per la direzione e le chiede di non ricorrere all’appalto, appoggiato dalle Amministrazioni locali.

    Alp č d’accordo di coinvolgere la Regione nella trattativa, se l’azienda vuole ancora discutere, ma ha messo le mani avanti proponendo di allargare il fronte di resistenza a tutta la valle e preparare uno sciopero generale.

    I minatori sapranno decidere le forme di lotta opportune per difendere il diritto al lavoro.

    L’azienda da parte sua mette in campo le forze dell’ordine per garantirsi di attuare l’appalto dopo Natale.

    Alp/Cub 12/12/00 cicl.via Bignone 89, Pinerolo- tel. 0121 321729

    foto di miniera

    interno miniera Rodoretto

     

    Luzenac Val Chisone. Appunti (bis) sul lavoro in miniera a Rodoretto (alpcub-luglio 2002)

     

    La gestione Luzenac comincia nel 1990. A quella data gli addetti dell’azienda erano 292 cosģ divisi: miniera 163, stabilimenti 78, centrali elettriche 11, sede 30

    Gli addetti totali della miniera sono oggi solo un terzo, circa una sessantina. I metodi di coltivazione del talco sono rimasti gli stessi anche se la Luzenac ristrutturando ha chiuso nel ’90 i piccoli cantieri, ha introdotto i grandi cantieri ‘in batteria’(la giornata lavorativa prevedeva lavori vari su pił cantieri paralleli) , in modo da aumentare la produttivitą e ridurre tempi morti, e il personale. I cantieri in batteria non erano generalizzati. Dipendeva da zona a zona. In questi si usava un team di tre minatori. Per ora a Rodoretto si lavora all’antica con una coppia, in genere fissa, su singoli cantieri . I cantieri aperti sono due a Nord e uno a Sud. Oggi si lavora su tre turni a rotazione.

    minatori effettivi (36), di cui 14 polacchi (ogni turno vede presenti 10-11 persone). Sono distribuiti due per cantiere Quando c’č il getto del calcestruzzo per le ripiene occorrono due addetti alla pompa, pił un terzo. Un minatore č adibito ai legnami. Dai cantieri si porta il talco a una distanza di 100 metri al deposito. Un minatore a Rodoretto caricava talco dal deposito interno sul camion dell’appalto che quindi lo trasportava alla cernita; la Luzenac ha tolto questo lavoro e l’ha dato in appalto alla ditta Paschetto.

    addetti dell’esterno (16) : 1 addetto polveriera (pił altre mansioni, manutenzione elettrica 1 ( appoggiato dalla ditta Guala sia per interventi sui cantieri sia per la reperibilitą al sabato), officina meccanica 1 capo e 5 operai; 1 magazziniere; 1 tubista, 1 autista(+ lavoro all’interno); cernita della Carla - 2 capi e tre operai sul centrale. Un minatore riassume l’opinione dei compagni di sottosuolo sul lavoro all’esterno : č meglio ‘rompersi la schiena’ fuori che all’interno - con l’aggiunta del buio e del fumo.

    gerarchia di miniera:(8) un sorvegliante generale, 3 capisquadra di giornata (uno per turno) - e il vice caposquadra (e se non c’č il capo ci si rivolge a lui per la dinamite visto che ha le chiavi della polveriera).

    Al di sopra l’ingegnere di miniera – coadiuvato dal geologo e dal topografo ( responsabile anche della manutenzione e progettazione di nuovi fabbricati)-. L’ingegnere col sorvegliante organizza la produzione. Inoltre un responsabile della sicurezza in miniera (diretto dall’l’ingegnere della sicurezza della sede). Al di sopra l’ingegnere capo.

    Nel ’90 il numero dei tecnici di miniera era maggiore, anche lģ č passata la ristrutturazione..

    . Cosa pensano i minatori dei tecnici? E’ pił facile che si fissino nell’immaginario collettivo le incertezze e gli errori, sovente oggetto di discussione nelle trattative sindacali, circa la gestione della miniera.

    I minatori cosģ sovente si interrogano sui misteri delle intenzioni aziendali nella coltivazione.

    Il lavoro č pił intenso rispetto agli ultimi anni della gestione T&G, non c’č pił la pratica di spingere il lavoro a inizio turno, il lavoro č pił costante ma la fatica c’č sempre. Anche se ci sono mezzi meccanici che allora non c’erano. L’orario di lavoro si č prolungato . Ci si organizza il lavoro cercando di fare una giornata ‘onesta’, cercando di non essere rimproverati, mediando fra la salute e la produzione.(vedi sicurezza). Ad esempio quando c’č un’ispezione esterna la direzione per una settimana organizza pulizie, fa sparire fango e legname. Quando invece un minatore trova il cantiere poco in ordine e vuole fare pulizia deve magari litigare col capo che vorrebbe che facesse un lavoro ‘produttivo’.

    Il lavoro di coppia che un tempo durava anche per anni, č cambiato, si č spostati pił sovente.

    Oggi il sistema di armatura in produzione č un misto tra sistema classico (armatura di legno) e moderno ( armatura per coltivazione in discenderia - sotto cemento- con quadri di ferro di entrata). A Rodoretto il giacimento ha delle condizioni particolari, quindi anche sotto cemento si sono abbandonati i vecchi puntelli in ferro . Sulla linea Nord ci sono quadri di acacia ogni 30-40 cm.

    Il quadro rispetto a vent’anni fa č in genere molto pił grande, con ‘cappello’ di 3,5 metri – che dovrebbe, per il peso, essere sollevato solo con la piattaforma (Merlo); il quadro arriva anche a 3 metri di altezza. Queste piattaforme sono due, ma una č sempre in riparazione, per cui sia per il trasporto che per alzare il cappello ci si serve di espedienti. Per il trasporto del legname sul cantiere si usa talvolta impropriamente la pala gommata. Per sollevare il cappello si alza un ponte di assi su dei blocchi di polistirolo e ci si fa aiutare da altri minatori. Questo metodo č anch’esso a rischio ma č l’unica soluzione rimasta dopo che sono stati eliminati i cavalletti di ferro ritenuti pericolosi. Misteri dell’antinfortunistica. Senza il ‘Merlo’ teoricamente non si dovrebbe mettere il quadro, stando alle procedure ‘verbali’ e alle raccomandazioni.

    Per forare si usano in genere le perforatrici ad aria compressa e acqua tradizionali. I mezzi meccanici su ruote per forare sono due: il Jumbo piccolo usato al Crosetto č oggi in avaria, il Jumbo grande con braccio lungo e senza snodo centrale entra solo nelle trance pił agevoli.

    Anche il getto delle ripiene cementate č cambiato rispetto ai sistemi della fine degli anni ’80 .Ormai i cantieri sono solo sotto Rodoretto ( da marzo 2002 č chiuso l’ultimo cantiere del Crosetto). Oggi inoltre č stato abbandonato anche il sistema Pauss in uso per alcuni anni con la gestione Luzenac ( mezzo gommato che lanciava con un nastro il calcestruzzo).

    Oggi ci sono pompe idromeccaniche CIFA simili a quelle in uso sui betoncar che sparano con pistoni alternati il calcestruzzo attraverso una tubazione pił leggera.

    A questa pompa la boiacca arriva trasportata con un mezzo chiamato ‘siluro’ che č una autobetoniera che la porta vicino ai cantieri– si carica dall’impianto centrale attraverso un silos-.

    La centrale che mischia la boiacca č sulla linea principale, il silos la scarica su una linea secondaria a livello inferiore.

    Per le ripiene si č ricominciato a mettere il geotessuto per limitare l’inquinamento del talco. Questa ripiena sembra migliore di quella del precedente sistema PAUSS. Il getto ha ancora molti problemi. Regolarmente alla partenza del getto si intasa. Ecco allora la direzione che propone il ciclo continuo. I tubi sono ancorati ai quadri con catene. Dato che l’ultimo tubo č a perdere, si ricorre a un tubo di polietilene che copre il tratto da inizio a fine trancia. Questo tubo č difficile e pericoloso da stendere.

    Il carico del talco sul cantiere č pił veloce dato che ci sono pale diesel di grande portata. Perņ c’č molto sterile soprattutto per le caratteristiche del giacimento ma anche per la mancata cernita sul posto e per i metodi di minaggio.

    Sul fumo degli scarichi dei mezzi diesel a dieci anni di distanza dalla lotta contro le pale diesel il bilancio č negativo. (Per un periodo in precedenza si usavano pale elettriche).Dopo dieci anni di uso la pala diesel č ‘cotta’ e quindi anche le regolazioni sul fumo, sul motore non sono pił quelle dei controlli della Medicina del Lavoro. Nelle riunioni sulla sicurezza periodiche si lamenta da parte dei minatori la scarsa ventilazione. E’ annunciata una modifica della ventilazione ma senza impegni precisi. Ci sono minatori che usano mezzi meccanici anche se non sono efficienti, qualcuno prova a difendersi, ci sono proteste. Dipende molto dal minatore e dalla sua attenzione. Facendo un bilancio quindi l’obiettivo del ’91 non č stato rispettato – si accettava di subire le pale diesel , dietro il ricatto dei licenziamenti – ma contando di intervenire giorno per giorno bloccando il lavoro per ogni anomalia. La maggior parte dei minatori interni aveva votato contro i diesel.

    Oggi, talvolta si lavora con la pala per completare lo smarino del talco anche se l’aria non č buona, poi se il minatore ha voglia di rimediare sistema la ventilazione altrimenti c’č chi se ne frega. La direzione fa fare manutenzione ai mezzi in modo discontinuo, con rappezzi, alla fine le condizioni sono sempre precarie. Quali saranno gli effetti dei diesel sul lungo periodo? Un commento a tutta questa situazione č: La miniera č vista da molti come "un posto di lavoro in cui sconti una pena".

    Se conosci l’ambiente i rischi apparenti e quelli meno apparenti, sei sempre con le orecchie dritte. La prevenzione č un impegno aziendale ed ha dato dei risultati. Nel 90 c’erano 40 infortuni l’anno. Oggi l’obbiettivo 2002 č 1 infortunio. I minatori perņ continuano a pensare che č tanto se non ci scappa il morto. C’č chi risponde di non esagerare, ma la multinazionale fa sapere che sulla sicurezza (in Europa) non scherza e in questo caso sarebbe pronta a chiudere la miniera.

    La figura del minatore classico č sparita. I giovani minatori di oggi, sotto le pressioni per ottenere una maggiore produttivitą, sono sovente meno attenti alla qualitą del lavoro e non si difendono con continuitą dai fumi ecc.

    Ci sono riunioni sulla sicurezza e poi, quando si entra in miniera, bisogna dimenticarle altrimenti non si lavora. Trovi anche il capo che dice: ’nessuno ti obbliga a fare operazioni non regolari, perņ facendo la dovuta attenzione ci puoi provare’.

    Molti piccoli infortuni sono mascherati come malattia, con forti pressioni sui minatori, perché si vuole rispettare gli obiettivi della multinazionale e risparmiare sulle assicurazioni. In casi di lesioni pericolose č evidente che non dichiarare infortunio puņ pregiudicare sia sulla salute sia sulla tutela per il futuro. E una lesione pericolosa č gią il comune strappo alla schiena o simile dovuto al sollevamento pesi.

    Sui mezzi si usa la check list. Si compila un foglio per segnalare il buono o cattivo stato del mezzo. Lo si fa al mattino e si firma. Come molta altra carta del sistema sicurezza poi certe volte non se ne tiene conto. Succede che se si segnala sulla check list un guasto, il capo dica di andare avanti lo stesso. Poi il foglio il giorno dopo arriva in officina come richiesta urgente. Magari passa una settimana senza che il mezzo venga riparato. Se manca un faro al mezzo bisognerebbe fermare il lavoro, perņ č scritto che se il conducente ritiene sufficiente l’illuminazione puņ continuare a lavorare. Ci sono casi in cui si va avanti cosģ col capo che dice di non fermarsi anche se la visibilitą č ridotta al minimo.

    Sulla sicurezza la direzione si tiene nel vago nella pratica: a livello ufficiale ci sono delle belle regole ecc e poi nella pratica si cerca di mandare avanti la produzione aggiungendo che non ci sono soldi per macchinari migliori ecc.

    I polacchi sono arrivati in primavera del 2001 con contratto a termine di 1 anno (rinnovato da poco), erano dodici sono rimasti in 11. A luglio 2002 ne sono arrivati altri 3.

    I polacchi erano impiegati gią nell’ultimo periodo delle miniere di grafite. La maggioranza in miniera č ancora costituita da minatori locali. I minatori locali pił anziani hanno una ventina d’anni di anzianitą. Non si sa cosa intende fare la direzione, certo coi pensionamenti, e trasferimenti, senza forzare la mano , fra poco i rapporti si ribalteranno a favore dei polacchi che sono pił ricattabili, anche se non ci sembra facile in miniera violare i regolamenti minerari. E’ prevedibile che allora come organizzazione sindacale cambierebbe tutto.

    La Direzione giustifica il ricorso ai polacchi con la mancanza di manodopera locale – ma risulta che domande di lavoro da parte di giovani della valle continuano ad esserci.

    . I polacchi abituati alle loro miniere qui si trovano bene, sia per i ritmi richiesti finora sia per le paghe. Sono da quel che capiamo operai di una specie di agenzie interinali internazionali, quindi ampiamente ricattabili. Stanno meglio che in Polonia come lavoro e hanno il vantaggio economico salariale rispetto all’Est. Inoltre pare lavorino fuori orario in vario modo, all’esterno della miniera. Sono stati assunti di 7° livello, ora sono di 6°, tolto il ‘capo-portavoce’ che č di 5°.In Polonia avevano paghe da 800mila il mese. In Polonia fino a dieci anni fa se non lavoravi la domenica ti mandavano la polizia in casa. I polacchi sono sotto il controllo a distanza delle agenzie polacche che li hanno inviati in Luzenac. Non sembrano tenere pił di tanto a orari pił intensivi, ma certo si piegano di pił a richieste della ditta, vedi episodi di orari irregolari denunciati recentemente dal sindacato. In questa occasione il turno polacco smontante della notte, secondo la direzione ‘eccezionalmente e per effettuare manutenzioni in previsione di una ispezione" smontava alle 4.30 e bollava di nuovo alle 9 riprendendo il lavoro. I delegati invitano a sospendere questo orario - senza esito. Parte la denuncia delle RSU. Cosģ tre ispettrici del Lavoro sono venute a parlare con i polacchi, senza perņ sentire le RSU, alla fine si sono riunite con la direzione di miniera. Questa versione del’ispezione č contestata dalla direzione di miniera. In ogni caso non si sanno ancora i risultati.

    Anche sulla sicurezza i polacchi sono disinvolti, quando diventassero la maggioranza della forza lavoro ci si puņ attendere che non farebbero nemmeno le osservazioni che i minatori locali oggi rivolgono alla direzione, e tanto meno sembra possibile che arrivino a esprimere dei delegati combattivi, sarebbe perņ una sorpresa positiva. Continuando nella sostituzione di personale locale e sindacalizzato tutto l’apparato della sicurezza forse continuerą ad esistere, se la miniera resta in gestione alla Luzenac, ma temiamo sarą solo una facciata mentre la realtą quotidiana sarą un’altra, peggio di oggi. Si ritornerą indietro.

    Il sindacato in miniera ha alcuni esponenti della vecchia guardia, che hanno tenuto insieme i minatori e gestita l’attivitą sindacale in miniera come delegati, attuando un controllo dal basso sulle lotte e assicurando una verifica democratica degli accordi. Sono difficili da sostituire quando presto andranno in pensione, visto il numero ridottissimo di addetti. I giovani minatori non sono molto interessati alla gestione del sindacato e delegano .Sovente pur lamentandosi giorno per giorno non ci si difende nel lavoro, salvo brevi fiammate. La direzione dai tempi della T&G č cambiata. E ‘ la multinazionale ora che impone scelte e criteri, perciņ le trattative sono per un lungo periodo sono diventate una sofferenza continua con poca mediazione. Di recente per recuperare almeno una parte del salario perso in passato sui premi di produzione per la scarsa produzione il sindacato ha concordato quattro giorni di straordinario al sabato. Il salario di un minatore locale anziano č sui 2.300.000 ( compresa la monetizzazione del trasporto in auto sul turno di notte).

    Si č chiuso in modo meno complicato un contenzioso sul pagamento su ferie e malattia dell’indennitą turno. Si conclude la trattativa con un accordo che prevede per il getto continuo una indennitą di 24.000 e l’azienda accetta di pagare su ferie e malattia l’indennitą turno al 15% come richiesto.

    La conflittualitą in miniera dopo lo sciopero dei diesel del ’90, oltre a piccoli episodi vari ha visto ancora una grande lotta nel 2001 per impedire alcuni licenziamenti di giovani. Quest’anno lo sciopero generale unitario del 16 aprile ha visto grande partecipazione, contro la riforma dell’art.18 dello statuto, qualcuno dice di aver scioperato anche per il timore di cambiamenti per la pensione speciale minatori. Sono inoltre continuati gli scioperi con buona riuscita sempre sull’art.18 organizzati dalla CGIL.

    Fino agli ultimi anni ottanta, il lavoro era concentrato a inizio turno, c’era pił soddisfazione e si andava a lavorare pił contenti, c’erano piccoli scioperi, lotte aziendali meno drammatiche, i padroni dicevano anche allora ‘chiudiamo’. Il rapporto della ditta col minatore era differente. Adesso per la direzione il minatore č una palla al piede, tu devi fare quello che dice l’uomo con la cravatta. I toni e il rapporto sono cambiati. Quindi c’č stato anche chi si č licenziato dalla miniera ed ha cambiato lavoro. Altri hanno accettato o richiesto il trasferimento allo stabilimento. Molti restano sperando solo pił di riuscire ad andare presto in pensione.

    La multinazionale ha ‘salvato’ la T&G , ma certo voleva fare gli affari suoi, portando la sua cultura.

    I piani aziendali prevedevano per il progetto Rodoretto la chiusura di Crosetto 1 a inizio ‘99, la chiusura di Crosetto 2 nel 2000, l’entrata in produzione (metą gią nel ‘99), produzione a regime nel 2001 (40.000 tonnellate). Crosetto 2 č stato chiuso con un ritardo di due anni perché continuava ad esserci talco, anche se con grandi problemi di movimentazione (quattro spostamenti del talco).

    Rodoretto dopo le previsioni rosee iniziali si č ridimensionata sia nella quantitą (si č intorno alle 20.000 tonnellate anno) sia nella qualitą del talco finora estratto. Ai mulini si č dunque ricorso a miscele con talchi di altra provenienza e si sono spostati clienti su altre aziende del gruppo Luzenac. Inoltre in stabilimento č entrato in funzione l’impianto ‘tavola a scosse’ per arricchire il minerale (principalmente togliendo i frammenti di sterile).

    Quest’anno c’č stata una prima ondata di licenziamenti per mobilitą concordata e ne č prevista un’altra per fine anno: i minatori si interrogano sul futuro della miniera, la crescita del numero dei polacchi fa pensare a una volontą di far sparire nel tempo i minatori italiani, e quindi a una lavorazione ‘selvaggia’ con turni intensivi.

    In questo caso non migliorando la qualitą di talco si recupererebbe sulla quantitą.

    Sono due anni che il talco ‘doc’ non si vede , quel che c’č di bello a SUD si mescola con quello di minor qualitą dei cantieri Nord- una volta si faceva pił attenzione.

    Fino a che punto si va avanti? Ci si chiede quando si troverą la vena produttiva di talco di buona qualitą che tutti aspettano.

    ( allegato volantino CUB sul Patto di Roma) Cicl alp – via Bignone 89 – Pinerolo – tel 0121 321729

     

    Luzenac Val Chisone. Notatki (bis) na temat pracy w kopalni w Rodoretto

    (alpcub-listopad 2002)

     

     

    Zarządzanie Luzenac rozpoczyna się w 1990 roku. Wówczas pracowników w firmie było 292 podzielonych w następujący sposób: kopalnia 163, zakłady 78, centrale elektryczne 11, biura 30

    Dzisiaj całkowita liczba pracowników to jedna trzecia tej cyfry, około sześćdziesięciu osób. Metody eksploatacji talku pozostały te same, pomimo że Luzenac dokonując resktrukturyzacji pozamykała w 1990 roku małe zakłady, wprowadziła duże przodki w “baterie” (dzień roboczy przewidywał różne prace na wielu przodkach równoległych), tak aby zwiększyć wydajność i zredukować czas i personel. Przodki pracujące w baterii nie były równoważone. Zależało to od strefy. Wykorzystywało się w nich brygadę trzech górników. Dotychczas w Rodoretto pracowało się na starym sposobie, wykorzystując brygady dwuosobowe, zazwyczaj stałe, na pojedyńczych przodkach. Istnieją dwa otwarte przodki na Północy i jeden na Południu. Dzisiaj pracuje się rotacyjnie na trzech zmianach.

     

    Górnicy zatrudnieni na stałe (36), w tym 21 Polaków (każda zmiana przewiduje obecność 10-11 osób). Podzieleni są po dwóch ludzi na przodek. Gdy dokonywany jest wylew betonu wypełniającego potrzebnych jest dwóch pracowników przy pompie, plus trzeci. Jeden górnik pracuje przy drewnie. Z przodku przenosi się talk na odległość 100 metrów do magazynu. Kiedyś jeden górnik w Rodoretto ładował talk z magazynu na dole na ciężarówkę, która następnie przewoziła talk do sortowania; Luzenac usunęła tę pracę zlecając jej wykonawstwo firmie Paschetto. 

     

    Pracownicy z zewnątrz (16) : 1 pracownik na prochowni (plus inne prace, elektryk 1 (wspomagany przez firmę Guala zarówno jeśli chodzi o interwencje na przodkach jak i o dyspozycyjność w sobotę), warsztat mechaniczny 1 kierownik i 5 robotników; 1 magazynier; 1 instalator kanalizacji 1 kierowca(+ praca wewnątrzzakładowa); sortowanie firmy Carla - 2 kierowników i trzech robotników na środkowej zmianie. Górnik przedstawia opinię kolegów pracujących pod ziemią na temat pracy  na górze: lepiej „zaharować się” na na górze niż pod ziemią – na dodatek w ciemnie i dymie.

     

    Hierarchia w kopalni:(8) nadzorca główny, 3 brygadziści dzienni (jeden na zmianę) – i zastępca brygadzisty (jeśli nie ma szefa idzie się do niego po dynamit, ponieważ on ma klucz od prochowni).

    Ponad wszystkimi inżynier techniczny kopalni – wspomagany przez geologa i topografa (odpowiedzialnego również za konserwację i projektowanie nowych budynków)-. Inżynier wraz z nadzorcą organizuje produkcję. Ponadto, kierownik bezpieczeństwa kopalnianego (podlegający inżynierowni odpowiedzialnemu za bezpieczeństwo zakładu). Nad nimi wszystkimi dyrektor techniczny.

     W ’90 roku liczba pracowników technicznych była wyższa, tu również została przeprowadzona restrukturyzacja.

    Co myślą górnicy o pracownikach technicznych? Łatwo zakorzeniają się w kolektywnej wyobraźni niepewności i błędy, częsty temat dyskusji w negocjacjach związkowych dotyczących zarządzania kopalnią.

    Górnicy w ten sposób często zastanawiają sią na temat tajemnic planów firmy dotyczących eksploatacji.

     

    Praca jest bardziej intensywna w porównaniu do ostanich lat zarządzania T&G, nie istnieje praktyka spychania pracy na początek zmiany, praca jest bardziej stała lecz trud pozostaje. Nawet jeśli istnieją środki mechaniczne, których wówczas nie było. Wydłużył się czas pracy. Organizuje się pracę starając się wykonać “uczciwą” dniówkę, aby nie zostać zganionym, starając się pogodzić zdrowie z wymogami produkcji (zobacz bezpieczeństwo). Na przykład, gdy jest inspekcja zewnętrzna, to dyrekcja przez cały tydzień organizuje sprzątanie, usuwa błoto i materiały drewniane. Natomiast gdy górnik uważa, że wyrobisko jest nieuporządkowane i chce posprzątać musi czasami kłócić się z kierownikiem który chce aby wykonywał pracę “produkcyjną”.

    Praca w systemie dwójkowym która kiedyś trwała nawet latami została zmieniona i teraz zostaje się częściej przenoszonym.

     

    Dzisiaj system wzmacniania w produkcji to mieszanka pomiędzy systemem klasycznym (wzmocnienia drewniane) i nowoczesnym (wzmocnienie do eksploatacji w pochylni – pod betonem – z wejściowymi obudowami z żelaza). W Rodoretto złoża mają szczegolne uwarunkowania, zatem nawet pod cementem pozostawione są stare żelazne kopalniaki. Na linii Północ istnieją obudowy drewniane co 30-40 cm.

    Odrzwia obudowy w porównaniu do tego co było dwadzieścia lat temu są zazwyczaj większe, z “wychodnią” 3,5 metrową – która powinna być, z uwagi na ciężar, podniesiona tylko przy użyciu platformy (Merlo); obudowa dochodzi nawet do 3 metrów wysokości. Są dwie takie platformy, lecz jedna jest ciągle w naprawie, zatem zarówno do transportu jak i do podnoszenia wychodni używa się wybiegów. Do transportu drewna na wyrobisko używa się czasami niewłaściwie ładowarki. W celu podniesienia wychodni podnosi się most z belek umieszczonych na klockach ze styropianu i wykorzystuje się pomoc innych górników. Ta metoda jest również bardzo ryzykowna, lecz jest to jedyne rozwiązanie pozostałe po wyeliminowaniu stojaków (kozłów) zelażnych, które uznane zostały za niebezpieczne. Tajemnice zapobiegania wypadkom. Bez „Merla” teoretycznie nie powinno ustawiać się obudowy, zgodnie z procedurami “ustnymi” i zaleceniami.

     

    W celu wiercenia stosowane są zazwyczaj tradycyjne wiertarki na sprężone powietrze i wodę. Istnieją dwa urządzenia mechaniczne na kółkach służące do wiercenia: mały Jumbo stosowany w Crosetto jest dzisiaj zepsuty, duży Jumbo z długim ramieniem i bez środkowego przegubu wchodzi tylko do łatwo dostępnych fragmentów.

     

    Również układanie wypełnienia cementowego zmieniło się w stosunku do systemów stosowanych w końcowych latach ’80. Pozostały tylko wyrobiska pod Rodoretto (od marca 2002 zamknięto ostatnie wyrobisko w Crosetto). Dzisiaj ponadto opuszczony został system Pauss stosowany przez wiele lat podczas zarządzania Luzenac (maszyna która rzucała beton przy pomocy taśmy).

    Dzisiaj istnieją pompy hydromechaniczne CIFA podobne do tych które stosowane są na betoniarkach, wyrzucające beton przy użyciu przemiennych tłoków przy użyciu lekkiego rurociągu.

    Zaprawa cementowa jest doprowadzana do tej pompy przy użyciu maszyny zwanej “torpedą”. Jest to samochód betoniarka dowożący aż do przodka wybierakowego – ładuje się od głównej instalacji przy użyciu silosa-.

    Centrala mieszająca zaprawę znajduje się na linii głównej, silos wyładowuje zaprawę na linię drugorzędną na niższym poziomie.

    Do wypełnień zaczeło się stosować geotkankę w celu zredukowania zanieczyszczenia przez talk. To wypełnienie wydaje się być lepsze od poprzedniego systemu PAUSS. Wypełnianie posiada jeszcze wiele problemów. Regularnie na początku strumień zatyka się. Wówcza dyrekacja proponuje cykl ciągły. Rury są przymocowane do obudów przy pomocy łańcuchów. Ponieważ ostatnia rura jest ubytkowa, zastosowało się rurę polietylenową która pokrywa trakt od początku do końca fragmentu. Ta rura jest trudna i niebezpieczna do umieszczenia.

     

    Ładowanie talku na przodku jest szybsze z uwagi na fakt że istnieją ładowarki diesel o dużej ładowności. Jednakże jest dużo skały płonnej zwłaszcza z uwagi na charakterystykę złóż lecz również z powodu braku sortowania na miejscu oraz z uwagi na metody kopalniane.

     

    Jeśli chodzi o dymy spalinowe wydzielane przez maszyny diesel po dziesięciu latach walki przeciwko ładowarkom diesel bilans jest negatywny. (Przez pewien okres w przeszłości stosowano ładowarki elektryczne). Po dziesięciu latach użytkowania ładowarka diesel jest “przegrzana” i nawet regulacje wydzielania dymów, oraz silnika nie odpowiadają już kontrolom według wskazań Medycyny Pracy. Podczas okresowych zebrań na temat bezpieczeństwa górnicy skarżą się na słabą wentylację. Została zapowiedziana modyfikacja wentylacji, lecz bez powzięcia precyzyjnych zobowiązań. Są górnicy, którzy stosują środki mechaniczne nawet jeśli nie są już skuteczne, niektórzy próbują bronić się, są protesty. Dużo zależy od górnika i od stopnia jego uwagi. Zatem dokonując bilansu, cel ’91 roku nie został osiągnięty – akceptuje się wykorzystywanie ładowarek diesel, pod naciskiem zwolnień z pracy – lecz licząc na to że będzie można interweniować każdego dnia blokując pracę po pojawieniu się usterek. Większość górników dołowych głosowała przeciw ładowarkom diesel.

    Dzisiaj, czasami pracuje się stosując ładowarkę w celu wykończenia wydobywania talku, nawet jeśli powietrze nie jest dobre. Później, jeśli górnik chce zaradzić tej sytuacji, naprawia wentylację, w przeciwnym wypadku są osoby którym jest wszystko jedno. Dyrekcja upoważnia dokonywanie konserwacji maszyn w sposób nieciągły, na zasadzie łatowania dziur. Lecz w efekcie warunki są ciągle niestabilne. Jakie będą skutki diesel na dłuższy okres? Komentarz na całą tę sytuację:  Kopalnia jest widziana przez wiele osób jako “miejsce pracy w którym odbywa się karę”.

    Jeśli znasz otoczenie i ryzyka widoczne i mniej widoczne, masz zawsze szeroko otwarte oczy i uszy. Zapobieganie wypadkom to obowiązek zakładu i dał on już rezultaty. W latach 90tych było 40 wypadków przy pracy rocznie. Dziś celem 2002 roku jest 1 wypadek. Jednakże górnicy cały czas myślą, że całe szczęście, że nie ma ofiar śmiertelnych. Niektórzy odpowiadają, aby nie przesadzać, lecz firma zapowiada, że jeśli chodzi o bezpieczeństwo (w Europie) to nie ma żartów i że w tym przypadku byłaby gotowa zamknąć kopalnię.

    Klasyczna figura górnika już nie istnieje. Dzisiaj młodzi górnicy, pod presją uzyskania większej wydajności, często mniej zwracają uwagę na jakość pracy i nie chronią się ciągle przed dymami  itp.

    Dokonywane są zebrania na temat bezpieczeństwa a potem, gdy wchodzi się do kopalni, należy zapomnieć to o czym się mówiło, w przeciwnym wypadku nie można pracować. Istnieją również kierownicy którzy mówią: ’nikt ci nie każe dokonywać operacji niezgodnych z przepisami, lecz zachowując ostrożność możesz spróbować’.

    Wiele niewielkich wypadków maskuje się jako chorobę, dokonując silnych nacisków na górników, ponieważ chce się osiągnąć cele postawione przez firmę i zaoszczędzić na ubezpieczeniach. W razie niebezpiecznych okaleczeń, jasne jest że nie uznanie wypadku przy pracy, będzie mogło mieć negatywne konsekwencje dla zdrowia i dla ochrony w przyszłości. A niebezpiecznym wypadkiem może być zwykłe nadszarpnięcie kręgosłupa lub podobne spowodowane podnoszeniem ciężarów.

     

    Przy maszynach używa się check list. Wypełnia się arkusz w celu zaznaczenia dobrego lub złego stanu maszyny. Wypełnia się go rano i podpisuje się. Podobnie jak w przypadku innych papierów związanych z systemem bezpieczeństwa, potem wielokrotnie nie są one brane pod uwagę. Zdarza się, że zaznacza się usterkę na check list, kierownik mówi żeby pracować dalej pomimo tej usterki. Następnie arkusz, dzień później przychodzi do warsztatu naprawczego jako pilne zlecenie. Czasami upływa tydzień zanim maszyna zostanie naprawiona. Jeśli brakuje reflektora w maszynie należałoby zatrzymać pracę maszny, lecz jest też napisane, że jeśli operator uzna oświetlenie za wystarczające może kontynuować pracę. Są przypadki gdzie pracuje się w ten sposób i kierownik mówi, aby nie zatrzymywać się, nawet jeśli widoczność zredukowana jest do minimum.

    Jeśli chodzi o bezpieczeństwo dyrekcja w praktyce pozostaje w niejasnej pozycji: oficjalnie istnieją ładne normy itp., a potem w praktyce stara się pchać pracę naprzód dodając że nie ma pieniędzy na lepsze maszyny itd.

     

    Polacy przybyli na wiosnę 2001 roku na umowę terminową trwającą 1 rok (niedawno odnowioną), było ich 12, pozostało 11. W 2002 roku przyjechało dalszych 10.

    Polacy byli zatrudnieni już podczas ostatniego okresu eksploatacji kopalni grafitu. Większość w kopalni złożona jest jeszcze z górników miejscowych. Starsi górnicy miejscowi mają około dwudziestu lat pracy. Nie wiadomo co chce zrobić dyrekcja, oczywiście dzięki wysyłaniom na emeryturę i przenoszeniom, bez zbytniego wysiłku, niedługo stosunek zmieni się na korzyść Polaków, na których można łatwiej naciskać. Chociaż wydaje nam się że nie jest tak łatwo naruszać przepisy górnicze w kopalni. Jest prawdopodobne, że wówczas jeśli chodzi o organizację związkową zmieni się wszystko.

    Dyrekcja uzasadnia decyzje zatrudnienia Polaków brakiem miejscowej siły roboczej – lecz wiemy, że wnioski o pracę ze strony młodzieży z okolic ciągle napływają.

     Polacy przyzwyczajeni do ich kopalni, tutaj czują się dobrze, zarówno jeśli chodzi o rytm pracy jak i o płace. Z tego co wiemy, są to robotnicy z tak zwanych międzynarodowych agencji prac tymczasowych, a zatem mogą być łatwo poddawani naciskom. Żyje im się tutaj lepiej niż w Polsce jeśli chodzi o pracę i mają korzystniejsze płace w stosunku do krajów Europy Wschodniej. Poza tym, wydaje się że pracują dodatkowo na różny sposób, poza kopalnią.  Zostali zatrudnieni w 7° grupie, teraz przeszli na 6°, oprócz ‘szefa brygady’ który jest na 5° grupie. W Polsce mieli zarobki rzędu 800tysięcy lirów miesięcznie. W Polsce, jeszcze dziesięć lat temu, jeśli nie pracowałeś w niedzielę wysyłano ci policję do domu. Polacy są pod kontrolą, na odległość, agencji polskich, które wysłały ich do Luzenac. Wydaje się, że nie zależy im za bardzo na intensywniejszych godzinach pracy, lecz oczywiste jest że “złamią się” pod wpływem żądań firmy, zobacz przypadki nieregularnych godzin pracy zasygnalizowanych niedawno przez związki zawodowe. Przy tej okazji, brygada Polaków, która pracowała na nocną zmianę, według dyrekcji “wyjątkowo i w celu dokonania interwencji konserwatorskich przed inspekcją” zakończyła pracę o 4.30  i o godzinie 9 znowu “podbiła kartę” rozpoczynając pracę. Związkowcy zwrócili się o zawieszenie takich godzin pracy – bez rezultatu. RSU wysłały zatem doniesienie. Wówczas przybyły trzy inspektorki z Urzędu Pracy aby porozmawiać z Polakami, jednak bez wysłuchania RSU. Na zakończenie spotkały się z dyrekcją kopalni. Ta wersja inspekcji kontestowana jest przez dyrekcję kopalni. W każdym razie nie znane są jeszcze rezultaty.

    Również jeśli chodzi o bezpieczeństwo Polacy mają zbyt swobodne podejście. Jeśli staną się większością siły roboczej można będzie oczekiwać, że nie będą dokonywać uwag, z którymi miejscowi górnicy dzisiaj zwracają do dyrekcji. Wydaje się również niepradwopodobne aby wybrali wśród siebie walczących związkowców, chociaż byłaby to pozytywna niespodzianka. Kontynuując zastępowanie personelu miejscowego oraz po uzwiązkowieniu wszystkiego, cały aparat bezpieczeństwa być może nadal będzie istniał, jeśli kopalnia pozostanie zarządzana przez Luzenac, lecz obawiamy się, że będzie to tylko przykrywka, podczas gdy codzienna rzeczywistość będzie inna, gorsza niż dzisiaj. Powróci się do przeszłości.

     

    Związki Zawodowe w kopalni mają niektórych działaczy ze starej ekipy, którzy trzymali razem górników i działali w kopalni jako przedstawiciele, kontrolując walki od dołu i zapewniając demokratyczną weryfikację uzgodnień. Trudno będzie ich zastąpić, gdy wkrótce odejdą na emeryturę, biorąc pod uwagę bardzo małą liczbę pracowników. Młodzi górnicy nie są zainteresowani działalnością w związkach. Często, pomimo że skargi dokonywane są dzień po dniu, nie ma obrony w pracy, za wyjątkiem krótkich zapaleń. Dyrekcja od czasów T&G zmieniła się. Teraz to holding międzynarodowy, który nakazuje decyzje i kryteria, dlatego też negocjacje stały się długotrwałe i są ciągłą udręką z niewielką możliwością porozumienia się. Ostatnio aby odzyskać przynajmniej część płac utraconych w przeszłości na premiach produkcyjnych z powodu niskiej produkcji, związek zawodowy uzgodnił cztery dni godzin nadliczbowych w soboty. Płaca miejscowego górnika z długim stażem pracy wynosi około 2.300.000 lirów (włącznie z opłatą dojazdu samochodem na nocną zmianę).

    Zamknięto w sposób mniej skomplikowany kontrowersję dotyczącą opłacenia urlopu i chorobowego w dodatku wyrównawczym dla zmian roboczych. Negocjacja zamyka się porozumieniem, które przewiduje przy pracy stałej wyrównanie w wysokości 24.000 lirów i firma zgadza się opłacić urlop i chorobowe w dodatku wyrównawczym od zmian roboczych w wysokości 15% tak jak zażądano.

    Konfliktowość w kopalni, po strajku diesel w ’90 roku, oprócz różnych małych epizodów pojawiła się większa walka w 2001 roku przeciwko zwolnieniom z pracy niektórych młodych pracowników. W tym roku powszechny strajk generalny 16 kwietnia zarejestrował liczne uczestnictwo, przeciwko reformie artykułu 18 statutu. Niektórzy mówią, że strajkowali również z obawy o zmiany w specjalnym systemie emerytalnym dla górników. Kontynuowane były strajki, z dobrym rezultatem, przeciwko reformie artykułu 18 organizowane przez CGIL.

    Aż do końca lat osiemdziesiątych, praca koncentrowała się na początku zmiany, było więcej satysfakcji i szło się do pracy chętniej. Były niewielkie strajki, walki zakładowe mniej dramatyczne, właściciele firm mówili również wówczas “zamykamy”. Stosunek firmy do górnika był inny. Teraz dla dyrekcji górnik jest kulą u nogi, musisz robić to mówi człowiek z krawatem. Tony i stosunek zmieniły się. Zatem niektórzy pozwalniali się z kopalni i zmienili pracę. Inni zaakceptowali sytuację lub poprosili o przeniesienie na teren zakładu. Wielu pozostaje żywiąc nadzieję że wkrótce przejdą na emeryturę.

    Holding międzynarowody “uratował” T&G , lecz oczywiście chciał popchnąć do przodu swoje interesy, wprowadzić swoją kulturę.

     

    Plany firmy przewidywały dla projektu Rodoretto zamknięcie Crosetto 1 na początku ’99 roku, zamknięcie Crosetto 2 w 2000 roku, wejście do produkcji (połowa już w ’99 roku),  pełna produkcja w 2001 roku (40.000 ton). Crosetto 2 zostało zamknięte z dwuletnim opóźnieniem ponieważ cały czas był talk, nawet przy dużych problemach związanych z przesuwaniem (cztery przemieszczenia talku).

    Rodoretto po różowych przewidywaniach początkowych zmniejszyła się zarówno jeśli chodzi o ilość (wydobywa się około 20.000 ton rocznie) jak i o jakość dotychczas wydobytego talku. W młynach zaczęło się zatem stosować mieszanki talków pochodzących z innych miejsc i klienci zostali przeniesieni na inne zakłady z grupy Luzenac. Poza tym w zakładzie zostało wprowadzone do eksploatacji urządzenie “stół wstrząsowy” służący do wzbogacania minerału (początkowo usuwając fragmenty skały płonnej).

     

    W tym roku pojawiła się pierwsza fala zwolnień z pracy z powodu uzgodnionego wpisania tych pracowników na specjalne listy ułatwiające zatrudnienie w innym miejscu pracy, i przewidziana jest następna fala zwolnień na koniec roku: górnicy pytają się o przyszłość kopalni, wzrost liczby Polaków zastanawia czy nie chodzi o usunięcie w przyszłości włoskich górników, a zatem doprowadzenie do produkcji „dzikiej”, na intensywnych zmianach roboczych.

    W tym przypadku nie podnosząc jakości talku można będzie odzyskiwać zarobek zwiększając ilość wydobycia.

    Od dwóch lat nie widać talku o wysokiej jakości , to co jest dobre jakościowo na Południu miesza się z gorszej jakości talkiem z kopalń na Północy – kiedyś bardziej zwracano uwagę na jakość.

    Jak długo będzie można dalej kontynuować w ten sposób? Pytamy się również kiedy zostanie znaleziona żyła talku wysokiej jakości, na którą wszyscy czekają.

     ( załączona ulotka CUB na temat Paktu Rzymskiego)    Cicl alp – via Bignone 89 – Pinerolo – tel 0121 321729.