La val Chisone

Salendo da Pinerolo verso il Sestriere si attraversa una vallata: la Val Chisone, anomala fra le vallate alpine, con più di un secolo di tradizione industriale e ventimila abitanti. Anche se è famosa per il Sestriere e la sua neve, o per i ritiri della Juventus a Villar Perosa, ne vogliamo parlare per altri motivi... Gli operai.

Nel 1961 i 22.700 abitanti delle valli Chisone e Germanasca potevano contare su 11.000 posti di lavoro, di cui 9000 nell'industria; ancora vent'anni dopo l'occupazione industriale della valle, molto calata, risultava essere il 65% di quella complessiva.

Migliaia di lavoratori sono passati nelle sue varie aziende:

-in miniera ( il talco della vicina Val Germanasca- 594 minatori nel 1962), oggi una quarantina di cui solo 10 italiani gli altri minatori polacchi finora assunti a termine ma in via di conferma anche per l’ingresso della Polonia nella CEE.

-nel tessile come il Cotonificio Widemann di S.Germano Chisone-( 586 operai nel '51) oggi chiuso,

come il Setificio Gutermann (1200 dipendenti negli anni '30)- poi - infine ridotto alla sola Macerazione (Cascami Seta- oggi chiusa anch'essa),

come il Cotonificio (Abegg) ValSusa (950 dipendenti nel '62) - oggi Manifattura di Legnano, con circa 300 dipendenti e un futuro incerto;

-nel meccanico con la RIV - poi SKF - (ridotta da 5144 dipendenti nel '62 a poco più di mille ( dove è stata scorporata la OMVP),

con la MVP (Fiat) trasferita e sostituita dalla BOGE-SACHS- ZF , 300 dipendenti (indotto Fiat) e infine con alcune piccole aziende (STABILUS, DATA, MARTIN, TECNOMAIERA).

La tradizione industriale ha voluto dire anche pesanti condizionamenti politici e culturali e ha contrastato ogni attività alternativa. Chi non trovava lavoro in valle finiva per  fare il pendolare, magari verso la Fiat e l'Indesit in pianura. Quest'ultima azienda che aveva 6000 dipendenti al nord è ridotta a 760 ( ora come Merloni ) – di cui 200 interinali, ed ha lasciato per anni lo strascico di migliaia di excassintegrati (75% donne...).

Il processo di deindustrializzazione procede lento e non si vede un ricambio. Resteranno delle fabbriche in valle? E la valle sempre più povera di lavoro industriale cosa sarà?

Stanno crescendo le attività fuori della fabbrica: il turismo nonostante il richiamo di Sestriere è ancora una piccola cosa (600 posti letto- saranno un migliaio per il 2006 ) ma con poche presenze, e non sarà la cometa delle olimpiadi invernali la panacea); si è costruito in questi anni nelle seconde case, in cui ci sono almeno venti volte i posti letto offerti dagli alberghi. Oggi c'è un turismo 'mordi e fuggi a carattere settimanale che non trova sbocco. In Trentino da decenni hanno fatto il contrario. In valle non si può recuperare il terreno perduto.

Nel commercio un migliaio di addetti – ricordiamo solo la recente apertura della Coop a Pinasca che ha portato i soci sopra i 4000, ma i prezzi per ora purtroppo hanno un ricarico eccessivo, superiore alle Coop di altre zone...

Nell'artigianato sono presenti 600 addetti, in altre occupazioni 1500.

La C.Montana sta studiando metodi francesi per la formazione e" l’incubazione" di imprenditori e piccole imprese, ma non trova finanziamenti. A Pinerolo il biennio universitario potrebbe fornire laureati per questo scopo ma ancora non se ne vedono gli effetti in valle. I capitali risparmiati sul posto non trovano certo un reinvestimento locale attraverso la banche che non risulta si occupino del futuro... Nel frattempo non resta che guardare ad altre valli delle Alpi che hanno conosciuto problemi simili per imparare e non fare errori e da parte nostra restare collegati alla classe operaia locale che senza potere decisionale può solo continuare a difendersi in questa fase di transizione della valle..

Non si approfondiscono in queste pagine la natura e le prospettiva del lavoro salariato che il movimento operaio da secoli aspetta di superare in una futura società.

Parleremo invece delle condizioni in cui si lavora in questi anni con una economia mondiale sempre più convulsa.

(continua)