LAVORO
American graffiti

SANDRO PORTELLI- il manifesto 20/08


"Non credo che potrò farmi operare al ginocchio, come avevo progettato". Comincia così l'e-mail che la mia amica R. ha mandato a tutti i suoi amici la settimana scorsa. Uscivamo insieme quando io ero il borsista straniero nel suo liceo di Los Angeles, nel 1961. Poi lei è diventata amica di mia madre, un'amicizia che è durata fino alla sua morte. Adesso R. vive in Arizona, ha 58 anni. E spiega, raccontando la sua storia americana: "A fine giornata, ieri... mi hanno licenziata dopo quattro anni! Mi hanno detto che il dirigente che mi ha assunta non lo sa; hanno aspettato che partisse per un viaggio di due settimane in Irlanda prima di licenziarmi. A quell'ora in ufficio non c'era quasi più nessuno. Mi hanno detto che io sono il `cuore' dell'azienda, e gli altri ci sarebbero restati malissimo se mi avessero vista andare via durante l'orario di lavoro. Non ho potuto salutare nessuno di persona. Mi hanno dato uno scatolone e mi hanno lasciato imballare quattro anni di memorie e della mia vita nello scatolone e poi mi hanno accompagnata alla macchina".

Si vergognano di quello che fanno e lo fanno di nascosto (ci sono anche risonanze di faide di ufficio - licenzio il tuo collaboratore quando tu non ci sei... ma poi è la collaboratrice che ne paga il prezzo). Sono umanitari, vogliono risparmiare i sentimenti di quelli che restano. Sono cinici, vogliono che ogni licenziamento sia una storia separata, che ognuno se ne vada senza vedere gli altri che se ne vanno, senza mettere sull'avviso quelli che per ora restano.

"Mi hanno detto che oggi è il `venerdì nero' in azienda perché un sacco di gente sarà licenziata (e altri li seguiranno a metà mese), in un estremo tentativo di salvare l'azienda e riportarla in attivo. So che è vero. Non lo prendo come un fatto personale. So che c'è un dono del Signore in questo drammatico cambiamento nella mia vita.

Oggi mi volevano risparmiare il tormento. Hanno detto che nel week end verranno a casa mia a riprendersi il computer aziendale che ho da un anno. Li ho convinti a lasciarmelo usare per qualche settimana finché cerco lavoro (spero che il mio capo ritorni così posso provare a convincerli a lasciarmelo definitivamente, visto che non mi hanno mai dato l'aumento che mi avevano promesso un anno e mezzo fa). Senza una liquidazione decente, è il minimo che possono fare. La liquidazione è irrisoria e me la versano solo fra tre settimane - dopo che mi è già scaduta la rata della macchina".

Le volevano risparmiare il tormento Perciò non l'hanno neanche avvertita, l'hanno messa fuori da un momento all'altro senza giusta causa (figuriamoci: siamo in America!), senza assistenza sanitaria, con una presa in giro di liquidazione, dopo mesi di promesse non mantenute. Si riprendono i giocattoli che la hanno prestato. E' il libero mercato, il suo presente, il nostro futuro. Inutile metttere l'accento sulla crudeltà di un mondo dove se ti ammali sei perduto (anni fa, mi sembra di ricordare, lei avva bisogno di un'altra operazione, una cosa semplice, e pensava di vendere la casa per pagarsela. Non so poi se l'ha fatto; certo è che adesso vive in affitto). Non ha diritti, può solo sperare in una concessione con i buoni uffici del suo ex capo. E siccome siamo in America, non ha un linguaggio, un quadro sociale dove mettere quello che le è successo. Non è un fatto personale ("I don't take it personally", dice), ma non è neanche un fatto collettivo. E' un fatto astratto, impersonale: come quando il personaggio di The Riverdi Bruce Springsteen diceva che "c'è poco lavoro, a causa dell'economia". L'economia è una forza impersonale come il dstino, non è qualcosa che c'entra con le persone ("a chi possiamo sparare? come fai a sparare a una banca?" dicevano i contadini espropriati di Furore di Steinbeck). Perciò bisogna sforzarsi di credere davvero che l'azienda abbia dei sentimenti (tre righe sotto la chiama "famiglia"), che "they" (chi? non hanno nome questi premurosi sacerdoti del dio mercato) volessero risparmiarle i tormenti, anche sapendo benissimo che dei suoi sentimenti e del suo ginocchio non gliene importa niente. E possiamo solo rifugiarci nel nell'ideologia del pensare positivo: perso un lavoro ne cerco un altro, il Signore provvederà. E' il pensare positivo nazionale e globale. Dopo tutto, Bush è stato eletto presidente con una campagna elettorale intrisa di cristianesimo fondamentalista. E lei è passata per anni di New Age.

"So che il Padre Celeste veglierà su questa situazione e la guiderà.Devo solo avere fiducia nel grande disegno. Mi rattrista vedere la fine del mio contatto quotidiano con la mia famiglia aziendale. Impariamo una lezione: non riesco a credere che ho lavorato dodici ore al giorno sette giorni la settimana per più di un anno all'inizio, e poi dodici ore al giorno sei giorni alla settimana dopo che ho cominciato a andare in chiesa... solo in quest'ultimo anno mi sono fatta un orario più ragionevole".

Proprio perché non la condivido, la fede della mia amica mi commuove. Uno pensa all'oppio dei popoli, pensa che il fatalismo non è solo islamico - tutto vero, ma fuori luogo. E' anche un modo per tenersi insieme quando le cose vanno in pezzi. Non avevo mai conosciuto ebrei prima di lei. Quando la conobbi lei era laicamente ebrea, io nominalmente cattolico ma non era un problema. Essere teenager nel 1960 in California era già in sé una fede sufficiente: una della cose che mi avevano incuriosito era che (androginia dei nomi americani) lei si chiamava come un cantante rock che allora mi piaceva. Poi il mondo non è andato come quell'alba degli anni `60 sembrava promettere. Ebrea, è stata sposata con un musulmano, adesso a quanto pare frequenta una chiesa cristiana. Dove altro rivolgere una ricerca, dove altro cercare senso, quando ogni altro linguaggio è inutilizzabile, incomprensibile, sprezzato? La religione è il grande contenitore americano, il luogo dove ci si unisce, ci si divide, ci si identifica, ci si perde, ma ci si sta dentro tutti, dissenso, consenso, disorientamento. I mercanti non si cacciano più dal tempio, perché anche il mercato si è fatto tempio. Le sue leggi sono imperscrutabili, e non si discutono.

"Quando ho chiesto a quello che mi stava mettendo in libertà di scrivermi una lettera di referenze, lui ha detto di scrivere io quello che volevo e lui l'avrebbe firmato. Io gli ho detto che volevo una referenza onesta... ma che questo non sarebbe stato onesto. Lui mi ha risposto che lavorava lì solo da poco e io c'ero fin dall'inizio. Non era in grado di scrivere una lettera che rendesse giustizia al contributo che avevo reso all'azienda. Venivo licenziata solo per motivi finanziari. Ahimè... un'altra pagina da voltare verso la fine del libro della mia vita".

Mettendo in libertà - "letting me go", lasciandomi andare - come se fino allora l'avessero trattenuta contro la sua volontà di andarsene a ogni costo. E' l'ipocrisia dei linguaggi padronali, quelli che chiamano esuberi i licenziamenti, flessibilità la negazione dei diritti. R. è un'amministratrice competente, una lavoratrice instancabile e dedita, ha girato il mondo, parla bene cinque lingue, cosa rarissima in America. Ma l'azienda non è in grado neanche di darle una lettera di referenze: la licenziano per "ragioni finanziarie" impersonali ma poi per scarsa conoscenza personale le negano un attestato. In tutta questa storia, il personale e l'impersonale si alleano per aumentare la meschinità, e anche questa - la "falsa personalizzazione" dei rapporti di classe - è una mopdalità profondamente americana. Ma non ce l'hanno un archivio, uno hard disk, una memoria, in questa "famiglia"? O è che, una volta che una persona è messa fuori della porta col suo scatolone di ricordi, anche semplicemente consultare il suo fascicolo diventa un'improduttiva perdita di tempo? Se la facesse da sé, non sono più fatti nostri. Ma lei è credente, e americana: anche se ci mettesse nient'altro che la verità, sente che una referenza scritta da sé sarebbe comunque una menzogna. E lei la vuole onestà. Verità, onestà - principi radicati nel profondo dell'America più sana e migliore, che in questi tempi di Enron e Arbusto non può fare molto di più che mettere le sue cose in uno scatolone e andarsene via sulla sua macchina non ancora pagata.

"Fortunatamente, la meravigliosa famiglia a cui custodisco la casa e gli animali torna dalle vacanze solo fra una settimana. Questo mi darà il tempo per lavorare al mio curriculum, alla ricerca di lavoro, e al mio modo di guardare le cose ["attitude"]. E' molto meno deprimente che starmene a casa nel mio appartamento".

La meravigliosa famiglia - "wonder family". Se questo fosse un testo letterario invece della lettera di un'amica, ci leggerei un amaro parallelo ironico con la "famiglia" azienda che l'ha "lasciata andare". Ma in una storia americana, specie se amara e meschina come questa, non deve mancare infine qualcosa di wonderful, una speranza nell'umanità che rischiari il tunnel. Pensare positivo non significa solo chiudere gli occhi per illudersi di non vedere gli inganni e i soprusi. Significa anche, dopo gli inganni e i soprusi, guardare avanti e darsi da fare per sopravvivere. Certo, coerenti con un mercato e una fede dove esiste solo l'individuo, darsi da fare da soli: non certo fare ricorso al tribunale del lavoro, iscriversi alla Cgil, ma cercarsi un altro lavoro, riscrivere il curriculum, evitare la depressione. Lavorare su se stessi: lo dicono tutti quei crudelissimi opuscoli che spiegano ai colletti bianchi licenziati come affrontare la vita dopo aver perso il lavoro. E lei ha imparato che se si lascia possedere da una attitude negativa, nessuno vorrà darle lavoro, e alla fine si convincerà che è solo colpa sua se è finita, col ginocchio a pezzi, fra la roba da buttare.

"E adesso, spero di sgombrare il mio appartamento da tutta la robaccia superflua, eccetera. Mi ci metterò di corsa (zoppicando)! Sono soltanto esausta emotivamente. C'è stato un temporale sfrenato e violento ieri sera e ho dormito pochissimo. Scrivetemi quando potete, per favore....". (sandro portelli)