CONSIDERAZIONI SULLE ELEZIONI DELLE RSU-SCUOLA 2003

 

Si prova un certo disagio a sapere che ogni 10 colleghi che incontri nei corridoi, 2 si sono disinteressati alle elezioni, 5 hanno preferito CGIL, CISL, UIL (soprattutto CGIL) e 3 hanno votato un altro sindacato scegliendolo tra SNALS, GILDA, ANP, COBAS, CUB, UNICOBAS, ecc.

 

La partecipazione al voto.

   L’80% degli aventi diritto è andato a votare. Non spiego l’alta adesione con la favola bella dell’interesse della categoria per la partecipazione democratica, in barba a chi vorrebbe abolire la contrattazione d’istituto e regolare tutto attraverso leggi, codici deontologici e ordini professionali. Fra coloro che sono andati a votare, segnalerei tre categorie:

1.     Quelli che hanno capito che la RSU conta davvero, ed allora era bene appoggiare quei candidati che avrebbero sostenuto gli interessi loro o della loro lobby;

2.     Il popolo di sinistra, sentitosi in dovere di ritornare ad occuparsi di questioni politiche e sindacali dopo che per anni è stato chiuso nelle proprie scuole a sperimentare tutto ciò che era didatticamente sperimentabile;

3.     La gente che ci guarda con un certo interesse e talvolta ci segue, militante o simpatizzante dei sindacati di base, il cui livello di impegno consiste per lo più nel dir male di tutti i sindacati, compreso il proprio, che comunque partecipa saltuariamente a questa o quella iniziativa, indipendentemente dal sindacato che l’ha promossa, ancor meglio se nata da un “coordinamento”, e sostiene con il proprio voto, quando non si dimentica di andare a votare,  il sindacato che sul momento sente a sé più vicino.

Sicuramente, la massiccia discesa in campo degli appartenenti ai gruppi 1) e 2) ha fatto aumentare il tasso di partecipazione al voto; quelli del gruppo 2) hanno inoltre permesso alla CGIL di capitalizzare il suo attivismo antiberlusconiano; molti del gruppo 3) ci hanno invece abbandonato: in essi è forse prevalso lo spirito ribelle e individualista, poco incline ad identificarsi stabilmente in un’organizzazione sindacale, che li ha portati ad appoggiare quello che nel momento del voto rappresentava  il sindacato antagonista più credibile sulla scena politico-sindacale nazionale: la CGIL, o il collega più affine o chissà che altro.

 

I candidati.

   Pare che i sindacati di stato, diversamente da noi, non abbiano faticato molto a trovare candidati. Il fatto si può spiegare pensando a cosa servono e fanno le RSU.

   Il 90% del tempo lo passano a trattare le questioni degli ATA (che quasi mai sono iscritti alla CUB o la votano alle elezioni). Il restante tempo lo passano a fare letteralmente gli affari dei colleghi aristocratici della scuola: ex funzioni obiettivo ora funzioni strumentali, collaborazionisti di varia natura in attività e progetti di ogni tipo, ecc. (che quasi mai sono iscritti alla CUB o la votano alle elezioni) che pretendono di intascarsi il fondo d’istituto. Il tempo per le attività sindacali propriamente dette, quelle che dovrebbero maggiormente appassionare gli iscritti CUB, si riduce veramente al lumicino. Su queste attività, poi, ci sarebbe qualcosa da dire. Per i nostri, la ragione principale per presentare liste alle elezioni è quella dell’agibilità sindacale della CUB all’interno delle scuole, consistente nei diritti di assemblea e di affissione. In questi anni, però, si è visto come l’esercizio del diritto di assemblea sia impedito non soltanto alla CUB, ma addirittura anche al membro della RSU eletto nelle liste CUB che eventualmente intendesse esercitare tale diritto singolarmente rispetto agli altri membri della RSU. Per quanto riguarda, poi, il diritto di affissione, il posto meno frequentato dai colleghi è la bacheca sindacale, quindi se vi si  affigge un documento, si è sicuri che quasi nessuno lo leggerà, mentre se lo si distribuisce a destra e a manca o lo si appiccica sul tavolo della sala insegnanti, può capitare che qualcuno lo legga. In ogni caso, salvo rare eccezioni e purché non li riguardino direttamente, i dirigenti scolastici non si occupano di volantini affissi in bacheca o distribuiti liberamente all’interno del posto di lavoro e quindi non perseguitano con provvedimenti disciplinari chi esercita la libertà di pensiero e di stampa. La questione dell’agibilità sindacale si risolve quindi in modo assurdo: la CUB non può fare assemblee in ogni caso, anche quando è presente con propri rappresentanti all’interno di una scuola, mentre chiunque può fare liberamente qualsiasi propaganda. Nella mia scuola, ad esempio, talvolta qualcuno si prende la briga di scrivere quel che pensa su un fatto o un problema e lo porta a conoscenza dei colleghi o, com’è avvenuto recentemente, distribuisce inviti a colleghi e studenti per partecipare alla messa di Natale senza che nessuno trovi qualcosa da ridire sull’esercizio di tali libertà.

   Concludendo: ci si candida nelle liste degli altri sindacati per difendere gli interessi propri o della lobby cui si appartiene, per rafforzare l’opposizione antiberlusconiana impersonata dalla CGIL, per aspirare ad una posizione di prestigio (la RSU è pur sempre composta da “prescelti” che siederanno al tavolo con i dirigenti); non si capisce perché ci si dovrebbe candidare nelle liste della CUB-Scuola. Sicuramente qualcuno l’avrà fatto per difendere gli interessi propri o della lobby cui appartiene, per rafforzare una qualche opposizione impersonata, questa volta, dalla CUB, per aspirare ad una posizione di prestigio. Quelli che l’hanno fatto per principio e ideali, come si diceva una volta, hanno dovuto forzare se stessi, vincere il senso di nausea (per l’esperienza vissuta come RSU) e di impotenza (per l’apparente inefficacia del proprio agire), sforzarsi di trovare un motivo per farlo quando la ragione gridava il contrario. E molti non ce l’hanno fatta.

 

I risultati elettorali.

   Hanno preso più voti del 2000 CGIL, CISL e UIL, soprattutto la CGIL, che si configura come l’unico sindacato vincitore delle elezioni. Scende lo SNALS, crolla la GILDA dimezzando quasi i voti rispetto al 2000. Scendono gli altri, in particolare i COBAS. Si piazza niente male l’ANP, sindacato “padronale” presentatosi per la prima volta: quasi il 2%.

   Lo SNALS scende entrando in crisi il sindacalismo corporativo e clientelare autonomo tradizionale che aveva basato la sua fortuna sull’appoggio di quel ceto politico disposto a offrire, ai tempi della cosiddetta prima repubblica, modesti privilegi in cambio di voti. Lo SNALS probabilmente conserva la simpatia dei “vecchi” ancora in servizio, quei lavoratori in qualche modo beneficiati in un passato più o meno lontano dalla sua politica sindacale, ma non raccoglie consensi tra i “giovani”, cresciuti professionalmente ai tempi della precarietà e flessibilità senza paracaduti, per i quali è molto lontana l’idea di avere un patrono come lo SNALS e che, quando hanno avuto bisogno di una tutela sindacale, si sono rivolti a quelli che,  nell’immaginario collettivo e nei mezzi di comunicazione di massa, sono definiti “i sindacati” per antonomasia. Per essere più precisi: non che i “giovani” non siano presenti in un sindacato come la CUB Scuola o non siano disposti a partecipare a determinate iniziative legali o di mobilitazione promosse dalla CUB Scuola: è piuttosto che il rapporto dei giovani con il sindacato è “laico”, meno legato ad un’appartenenza ideale o ad una condivisione di analisi e strategia, e più legato invece al “valore d’uso”, cioè alla capacità del sindacato di rispondere positivamente alle necessità di un dato momento. Quindi i giovani si orientano maggiormente verso quelle strutture sindacali che sembrano fornire maggiori garanzie in termini organizzativi e di potere. Cosa, d’altra parte, che fanno pure i sindacalizzati meno giovani di CISL e UIL e, in parte, anche della CGIL. Questa considerazione spiega anche la difficoltà di iscrivere il lavoratore medio alla CUB.

   GILDA ha legato la sua fortuna all’illusione che un diverso status giuridico dei docenti ne avrebbe migliorato le condizioni non solo economiche. Ma oggi le cose appaiono molto più complicate, anche i margini possibili di trattativa con la controparte sono ridotti, cosicché le condizioni degli insegnanti non sembra possano migliorare semplicemente istituendo per i docenti un’area contrattuale separata da quella degli ATA e cambiandone lo status giuridico.

   Il successo dell’ANP indica quanto sia per nulla trascurabile nelle scuole la presenza di persone disposte a qualunque cosa, anche a candidarsi nel sindacato della controparte o a votarlo, pur di entrare nell’accolita di quelli che sono considerati “padroni”. La recente svolta dell’ANP, che ha spalancato le porte della sua associazione agli amici fidati dei suoi soci, ha dato i suoi primi frutti, rispondendo alle ambizioni di collaboratori dei presidi, aspiranti figure di sistema o anche solo semplici ruffiani.

   Il cosiddetto SINDACALISMO DI BASE o alternativo, di cui la CUB Scuola fa parte, non esce bene da queste elezioni. I COBAS, in particolare, che avevano puntato tutto sul raggiungimento della rappresentatività, sono invece passati dal quasi 6% al 4%, mancando clamorosamente l’obiettivo che si erano prefissati. La CUB, più saggiamente, aveva perseguito obiettivi più modesti, mirando a consolidarsi là dov’era presente e cercando di presentarsi là dov’era assente nella precedente tornata elettorale. Però, anche per la CUB le cose non sono andate bene:a livello nazionale, la CUB Scuola ha investito considerevoli risorse (in termini di tempo dei militanti e denaro dell'organizzazione) per arrivare nel 2003 ad avere, praticamente, lo stesso risultato del 2000; nel Pinerolese, poi, delle 20 RSU elette nel 2000 nelle liste ALP o CUB ne sono rimaste 8 nel 2003. In generale, si è fatto fatica a convincere... molte RSU uscenti a ricandidarsi e non si è riusciti a presentare molte nuove liste, incontrando addirittura difficoltà a trovare candidati nei posti dove negli anni scorsi la CUB era attivamente intervenuta in aiuto e sostegno dei lavoratori. Le ragioni di un tale insuccesso sono molteplici. Certamente pesa lo scarso senso di appartenenza di molti iscritti, che non si danno da fare più di tanto per fare iscritti o presentare e far presentare liste CUB Scuola. Inoltre, in una categoria moderata come quella dei lavoratori della scuola, la teoria e la prassi dei sindacati di base rischiano di apparire estremistiche e velleitarie e lontane dal sentire comune. Certe proposte dei sindacati di base possono talvolta catalizzare l’attenzione della categoria, ma, a ben guardare, si tratta di un interesse per ragioni opportunistiche. Si pensi alla mobilitazione contro il concorsone, il cui successo fu conseguente più che altro a un ripiegamento corporativo della categoria in difesa del privilegio di poter continuare comodamente a fare i fatti propri senza dover rendere conto del proprio operato. E’ vero che gli argomenti agitati dai sindacati di base contro il “concorsone” erano di ben altra levatura, ma la maggioranza della categoria aderì alla lotta contro il “concorsone” perché rifiutava l’idea di mettersi, in qualche modo,  “in gioco”, prospettiva, invece, che allettava non poco alcuni nostri colleghi, quelli, per intenderci, sempre in prima fila nell’inventare nuove attività e nel rivendicare conseguentemente differenziazioni retributive e di status, quelli, insomma, vicini ai sindacati di stato, soprattutto alla CGIL, quei sindacati che si sono dimostrati (e si dimostrano) molto sensibili alle richieste di nuove professionalità e accelerazioni di carriera per i bravi e meritevoli. Una simile tesi, in sostanza una tesi secondo cui il sindacalismo di base rastrellerebbe consensi dando voce agli istinti più bassi della categoria, trova d’altra parte conferma se andiamo ad esaminare le caratteristiche della gente che ci segue e ci appoggia. Si tratta in parte di persone con una testa pensante, attente a quanto succede nel mondo in generale e in quello del lavoro in particolare, critiche e impegnate a far andare le cose in modo diverso da come vanno. Ci sono anche ambiziosi che trovano nella CUB un pulpito da cui farsi ascoltare o una sponda per poter apparire, magari come RSU, nel proprio posto di lavoro. Ma fra la nostra gente ci sono anche persone che si sentono schiacciate dalle pretese efficientistiche e produttivistiche di dirigenti scolastici, di ex funzioni obiettivo ora funzioni strumentali che pretendono di organizzare il lavoro dei colleghi e giudicarli, di sindacati che vogliono dividere la categoria in bravi e cattivi, di allievi, famiglie e un’intera società che chiede loro competenze sempre maggiori e prestazioni sempre migliori che essi non sempre si sentono in grado di avere (le competenze) e dare (le prestazioni). Richieste che generano malessere e spingono le vittime a stringersi intorno a chi, in qualche modo, si oppone. E fra le nostre fila, infine, abbiamo anche persone che combattono le loro personali battaglie contro dirigenti scolastici o colleghi e che vedono nei sindacati di base, o meglio, nei militanti dei sindacati di base, paladini che, seppur per ragioni diverse, difendono i loro interessi. D’altra parte, chiunque abbia un po’ di esperienza nel “lavoro di sede” si sarà reso conto che alla CUB arrivano spesso individui che si sono già rivolti, per i loro problemi, ad altri sindacati senza trovare risposte soddisfacenti, persone con problemi, che vivono spesso una condizione di emarginazione nel posto di lavoro. E’ giusto che un sindacato come la CUB si occupi di loro, di quegli “ultimi della Terra”, impresentabili per gli altri e che nessuno vorrebbe tra le proprie fila. Però va considerato che molti di quelli che votano le nostre mozioni nei collegi docenti o le nostre liste sono in realtà al nostro fianco per ragioni loro, che spesso poco o nulla hanno a che vedere con le nostre. Ed allora se si vuole affrontare il discorso della nostra identità, non si può prescindere da questa semplice e magari sgradevole verità.

 

Le prospettive.

   E’ ormai da un decennio che ci impegniamo nel tentativo di far crescere la CUB Scuola. Le ragioni c’erano (e ci sono) tutte. CGIL, CISL e UIL sono ormai dei “pezzi” dello Stato per il quale svolgono importanti funzioni, tra cui quella di controllo sociale dei lavoratori. Ciononostante, CGIL, CISL e UIL continuano a giocare un ruolo significativo, non soltanto per l’accreditamento presso governo e padronato, ma anche per il numero di tesserati e di voti alle elezioni delle RSU, soprattutto nel pubblico impiego. La CUB è sì importante, praticamente l’unica alternativa credibile ai sindacati di Stato, ma non ha raccolto, come si sperava all’inizio degli anni Novanta, consistenti spezzoni di lavoratori disgustati dalla politica di CGIL, CISL e UIL. I lavoratori hanno mostrato grande capacità di metabolizzare le politiche contrarie ai loro interessi dei sindacati di Stato, hanno dimenticato, rimosso, ignorato; hanno magari criticato, ma poi non hanno abbandonato CGIL, CISL e UIL per passare alla CUB, al massimo, disgustati, hanno abbandonato ogni impegno sindacale e basta. I sindacati di Stato, d’altra parte, hanno mostrato una grande capacità di tenuta e recupero del consenso. Certe convinzioni di alcuni sindacati di base (“possiamo moltiplicare le sigle sindacali alternative ai sindacati tradizionali perché c’è posto per tutti”; “i lavoratori sono con noi, ci rafforzeranno e ci faranno crescere”) si sono rivelate delle illusioni. La CUB Scuola, pur senza particolari velleità, ha comunque lavorato in questi anni per una crescita significativa del sindacalismo antagonista che c’è stata solo parzialmente, in misura comunque inferiore alle aspettative e con un saldo molto negativo del bilancio tra risorse umane e finanziarie investite e risultati ottenuti. Non credo ragionevole continuare ad essere così generosi per raggiungere un obiettivo che, seppur nobilissimo, appare così lontano e difficile da raggiungere.I nostri iscritti hanno legittimamente deciso che non vale la pena sbattersi più di tanto per ottenere qualcosa che non si pensa più di poter ottenere. Dopo l'esaltazione dei primi tempi, dovuta anche al successo dello sciopero contro il concorsone, quando si pensava che le cose sarebbero presto cambiate per noi in meglio, molti dei nostri si sono accorti che, con la ridiscesa in campo dei sindacati tradizionali - soprattutto della CGIL - e la rinnovata fiducia dei lavoratori in essi, la strada del sindacalismo di base sarebbe stata tutta in salita ed hanno valutato che il gioco non valesse più la candela. Mi sembra più sensato perseguire una linea più di basso profilo che da una parte curi maggiormente la valorizzazione delle risorse attualmente disponibili (formazione e coordinamento delle RSU, diffusione di una cultura di appartenenza, ecc.)e dall’altra mantenga vigile e attiva la nostra presenza in categoria, in modo da essere pronti ad intervenire con proposte e struttura organizzativa nelle diverse iniziative di protesta e da coinvolgere, per quanto possibile, i lavoratori della scuola nel progetto sindacale della CUB.

 

Pinerolo, 2 gennaio 2004 - Umberto Ottone