storia

 

Territorio

Quando si dice Cina si parla in realtà di un mondo intero, con l’incredibile distanza di 5500 Km. da Nord a Sud (più che da Amburgo a Timbuctu in Mali) e 5000 Km. da Est ad Ovest (quando si alza il sole sull’Ussuri, l’altopiano del Pamir è ancora al buio per 4 ore).

E’ contraddistinto grosso modo da tre grandi aree:

1)      Altopiano del Qinghai-Tibet (quota media > 4.000 m.)

2)      Depressione del Tarim, altopiano della Mongolia Interna, altopiano di loess, bacino del Sichuan, altopiano dello Yunnan-Guizhou (quote tra 1.000 e 2.000 m.)

3)      Pianure del Nord Est e del Nord, quelle del bacino medio e inferiore dello Yangzi e le colline del Sud Est.

A causa della sua estensione e per la varietà geomorfica ci sono 6 fasce climatiche, dal temperato freddo all’equatoriale. Considerando le zone pluviometriche ci sono ben 18 regioni climatiche.

I fiumi principali:

Yangzi (Grande Fiume)qui da noi chiamato “Fiume Azzurro”, lungo 6300 Km., navigabile da carghi fi-  

            no a 10.000 t. per più di 1.100 Km. dalla foce, poi per altri 700 Km. da quelli fino a  3.000 t.

            E’ sbarrato da una diga alta 70 m. e lunga 2.560 m. con due chiuse per navi da 10.000t.   

            Trasporta circa 29.000 mc. al sec., il doppio durante le piene. Il suo bacino è di 1.800.000

            Kmq., quasi 1/5 della Cina. Nello Yangzi sbocca il Grande Canale di 1782 Km. che lo colle-   

            ga a Pechino e ad altri fiumi.

Huanghe (Fiume Giallo) lungo 4.800 Km. Fra i contadini che ne temono una sempre possibile rottura  

            degli argini, che in certi punti sono alti 10 m. sulla campagna circostante, è conosciuto come 

            “il flagello dei figli di Han”.  Nel 1933 allagò 11.000 Kmq. e fece oltre 18.000 vittime.       

            Nel corso dei secoli ha cambiato il suo corso molte volte, infatti nel 1194 scorreva ben 900 

            Km. più a Sud. La sua portata è di circa 140 mc. al sec. in febbraio, ma verso luglio-agosto 

            l’incrementa di 100 volte trascinando fino a 400 Kg. di limo per mc.

 

Popolazione

Se pensiamo alle differenze che ci sono anche fra di noi, vediamo subito che è piuttosto riduttivo dire i cinesi. La pelle bianca o tendente al marroncino, i capelli neri e lucidi più radi dei nostri, gli occhi a mandorla, il naso piccolo (loro ci chiamano nasi lunghi), gli zigomi sporgenti caratterizzano gran parte degli asiatici. Un idea più precisa può essere data dall’osservazione dei tratti culturali, i gesti e la mimica, ma questo vale anche per noi europei.

Razza: poiché sul pianeta ne esiste una sola di umana, discendente dal bonobo (se i cromosomi non mentono), sembrerebbe domanda oziosa. Ma se proprio qualcuno si chiama fuori, non mi crea alcun problema, anzi dirò che un pochino lo dubitavo…

“Han”, è il gruppo etnico dominante ben il 94% della popolazione, quello che di solito intendiamo come “i cinesi”. E’in pratica un crogiolo di popolazioni diverse, il risultato di un popolo che  dal bacino del Fiume Giallo si spinse a Sud mescolandosi coi locali. La tipologia fisica varia molto: ad Harbin (Nord) sono comuni stature di 1.80 m. e guance rosse, a Pechino come in ogni capitale c’è di tutto ma i vecchi nativi erano descritti come molto più compassati e robusti che a Canton (Sud) dove erano più piccoli e rumorosi. Il limite delle descrizioni, soprattutto quelle prive di dati numerici, è dato dal fatto che il descrivente, come pure il lettore, tende di solito a porsi come pietra di paragone oppure a cercare l’esotico ad ogni costo. La diffusione di una migliore alimentazione ed il tempo continueranno a livellare le differenze, proprio come in Europa.

“Minoranze etniche” sono circa 54 e nonostante rappresentino solo il 6% della popolazione occu-pano i 2/3 del territorio. Spesso vivono nelle zone di confine considerate strategiche, per questo oltre a godere di pari diritti degli Han hanno anche qualche vantaggio in più tipo statuti speciali per l’autonomia culturale, amministrativa ed economica e sussidi all’agricoltura.

Si può proprio dire che il governo cerca in ogni modo di farle integrare. Si veda il Tibet dove è in atto una immensa immigrazione Han. Quando i nativi saranno in minoranza, la Cina non avrà più difficoltà alcuna a concedere un referendum per l’autonomia col pieno rispetto delle regole demo-cratiche. La Cina ha fame di terra ed il Dalai Lama pragmaticamente non ha potuto dire di no.

I gruppi numericamente più importanti sono nell’ordine: Zhuang , Hui (musulmano), Uiguro, Yi, Tibetano, Miao, Manzhou, Mongolo, Buyi e Coreano. Inoltre ad occidente ci sono Kazaki, Tagiki, Uzbeki e Russi.

Religione

Confucianesimo (o scuola dei letterati) Si richiama al pensiero di Confucio ma ha inglobato credenze molto più antiche. Consisteva in una serie di rituali precisi, elaborati per assicurare l’ordine morale a tutti i livelli. Divenne strumento di dominio in mano ai mandarini. Cadde inesorabilmente travolto dalla rivoluzione. Sembrava anacronistico e dimenticato, quando stranamente nel 1973 ci fu una campagna di denuncia politica “contro Lin (Lin Biao) e contro Confucio”. La tomba del maestro è visitabile a Qu Fu (Shandong), dove nacque nel 551 a.C.

          Taoismo I daoshi taoisti furono ridotti alla vita laicale nel 1949. Il loro compito ormai si limi-

           tava ad  esorcizzare i demoni. Già nel 1922 il sinologo Marcel Granet scriveva che sia il clero buddhista  

             che quello taoista godevano la fama di furfanti presso la gente (era in atto una campagna contro le superstizioni)

Buddhismo Aveva già perso il senso del messaggio originale nella traduzione dei primi testi, aveva affermato Bodhidharma, 28° patriarca venuto appositamente dall’India. Questi deluso si era poi ritirato a meditare in una grotta per nove anni, predicando il ritorno alla semplicità della natura ed alla meditazione, nei pressi del monastero di Shaolin Si (culla delle Arti marziali). Qui furono istruiti fin da bambini due mitici generali dell’Esercito Popolare di Liberazione, Xu Shiyou e Qian Jun)… Il suo declino era iniziato al tempo dei Qing (1644-1911).   Nel 1911 gli intellettuali che avevano ispirato la 1.a Repubblica popolare, si rifacevano alle idee razionaliste e scientiste diffuse nell’Europa del XIX sec., lo contrastarono fortemente come superstizione. Quando i bonzi buddhisti nel 1949 furono ridotti alla vita laicale ormai si limitavano  a recitare salmodie durante i funerali.                             

     I comunisti non provarono ad estirparlo ma si limitarono a controllarlo in modo di potersene eventualmente servire.

La persecuzione iniziò nel 1966 ai tempi della “rivoluzione culturale”, i templi furono chiusi ed i monaci dispersi, vi furono veri atti di vandalismo. Negli anni ’70 vi fu una ripresa delle attività religiose e dagli anni ’80 il governo ha profuso molto denaro nel restauro dei templi, ora si assiste ad un incremento del numero dei praticanti.    L’art.88 della Costituzione recita che ogni cittadino gode della libertà religiosa.  M.Granet (1922) “Né dogmi né clero presiedono alla vita religiosa dei cinesi” parla poi di ricette prati-che per le varie occasioni di cui era difficile capire quale era la reale importanza che ognuno vi attribuiva. Diffusa una certa forma di culto degli antenati, soprattutto nelle campagne ed ancora resiste una sorta di mitologia fantastica.

(Negli anni ’80 esistevano 10 milioni di musulmani,4 milioni di cattolici “con vescovi filogov.”, 700.000 protestanti).

 

Modo di vestire

La quotidianità, anche al tempo dei mandarini, era fatta di colori neutri e di abiti semplici e comodi. Gli sfarzosi abiti cerimoniali, erano imposti per decreto imperiale e servivano solo in occasioni molto particolari, questo fino al 1911.

L’uniforme blu, che qui i benpensanti chiamavano “comunista” storcendo un poco la bocca,  era in-vece stata introdotta dal 1° Presidente Sun Yat-sen*(1912), molto prima della presa di potere di Mao. Era in pratica la tenuta ufficiale dei funzionari, una ricerca di semplicità per avvicinarsi al popolo e rimarcare lo stacco dallo sfarzo della precedente epoca imperiale. Nel 1987 ne restavano ormai po-che, in particolare al Sud vicino al Vietnam, nelle altre zone c’era già una varietà notevole seppure improntata alla sobrietà. Nella capitale i primi stilisti italiani… Adesso? Come da noi…

      * ( =  Sun Wen 1866-1925, figlio di contadini cantonesi, esiliato era vissuto all’estero Londra, Giappone ed Usa. Era di idee repubblicane e nel 1905 aveva fondato il “Tongmenhui” o Società della Congiura ).

 

Festività

Civili: 8 Marzo; 1° Maggio; 1° Agosto (fondaz. Armata Liberazione Nazionale e Insurrez. di Nanchino 1927); 1° ottobre (Proclamazione della Repubblica 1949).

Del calendario lunare: Capodanno (variab. dal 21 gennaio al 21 febbr.), Festa delle Lanterne (dopo 15 gg. ),  Festa del battello del drago (inizio estate), Festa della mietitura (15°giorno dell’ottava luna= equinoz. di Sett.)

 

Famiglia

Prima della Repubblica era di tipo estremamente patriarcale, con asse ereditario esclusivamente ma-schile. Spesso quando nasceva una bambina veniva soppressa. Alle superstiti si fasciavano i piedi in modo da impedirne il normale sviluppo, ne risultava una deformità che però là veniva considerata molto attraente. Ora è per fortuna raro incontrarne qualcuna e nessuna ha meno di 60 anni.

Adesso agli anziani si deve solo il normale rispetto e la donna ha raggiunto una parità effettiva, con  tutti gli svantaggi annessi. E’ frequente incontrarle nei cantieri edili od in fonderia ed a nessuno ver-rà mai in mente di cedere il posto sul bus.* *

Ai bambini fin dall’inizio viene insegnato l’inglese come seconda lingua. I programmi di cartoni animati non sono doppiati così, oltre a costare di meno, servono anche da supporto didattico.

La modernizzazione procede a passi molto più veloci di quanto la storia europea ci ha insegnato, le nostre conquiste socio-economiche sono il frutto di secoli ed abbiamo fatto in tempo ad “abituarci”. Qui un novantenne si trova ad aver vissuto in tre società radicalmente diverse:        il medio-evo imperiale e nazionalista, il comunismo radicale di Mao ed ora (etichetta a parte) una occidentalizza-zione rapidissima. Tutti i sistemi sociali del pianeta.

     * * Io ho provato una volta a cedere il posto ad una signora locale, il risultato è stato un rifiuto stupito se-guito da una risata generale e mi sono dovuto anche sorbire una  predica trilingue (cantonese-anglo-francese) da un signore che commentava malevolmente le nostre corrotte usanze insistendo molto sul concetto di pari-tà. Si è calmato solo quando in francese gli ho mentito, dicendo che la mia era solo una forma di rispetto per chi rientrava stanco dal lavoro mentre io ero in vacanza.

Nel lungo trasferimento in treno da Xi’an verso Pechino, il capotreno mi ha rifiutato l’ultima cuccetta quan-do ha saputo che intendevo cederla ad una compagna di viaggio che stremata giaceva su una panca di legno. Mi ha detto che la sua collega viaggiava e vegliava come lui perché c’era la parità, intanto lei annuiva, e che in sostanza o la utilizzavo personalmente o niente. Non ha voluto intendere che per me si trattava semplice-mente di una persona in difficoltà. Io sono un montanaro…un pochino testone e non ho accettato. Ho atteso che passasse oltre e poi mi sono diretto verso il corridoio vicino alla locomotiva elettrica, non c’era nessuno perché lì era proibito sostare, ho steso un giornale sul pavimento e mi sono addormentato…

 

Cucina tradizionale

Nord  La pasta lavorata a vermicelli, tagliatelle e ravioli prevale sul riso.

Sud    Il riso non manca mai, anche lavorato a vermicelli, si fa un uso abbondante di aromi, sale e      

          zucchero.

Il pane è sconosciuto, se si esclude un tipo cotto a vapore e tutto mollica del Sichuan, al suo posto     

          viene servito riso bollito e scondito.

     Non esistono latticini e formaggi. (è considerata disgustosa l’idea di alimentarsi con il prodotto di ghiandole animali)

Il cibo è considerato medicina, vale la regola che la preparazione deve soddisfare la vista e l’olfatto  

prima ancora del gusto. Inoltre un piatto croccante si accompagna ad un piatto sugoso, un piatto a-gro ad uno dolce, un piatto piccante ad uno dal sapore delicato, ovvero il tutto deve essere in armo-nia. Tutte le portate sono servite contemporaneamente su di un piano girevole a centro tavola ed ognuno si serve da sé coi bastoncini. Non si usa il coltello, il cibo è servito già tagliato a pezzettini.

           La cosa che in genere colpisce di più un occidentale è la varietà di animali che qui sono con-siderati commestibili (lo stupore è molto minore tra i nostri anziani, che hanno vissuto la guerra), compre-si cani, gatti e serpenti tenuti  in gabbia ed uccisi al momento a garanzia della freschezza.

           Inoltre si fa un grande uso di germogli di bambù e di soia nonché di alghe e funghi.

Ogni pasto viene chiuso da una portata di brodo che può essere di cetrioli, di pomodoro o per i ric-chi gourmet di nidi di rondine (muco delle ghiandole salivari della salangana, una specie di rondone. Questa è l’unica eccezione che conosco al tabù d’alimentarsi del prodotto di ghiandole animali).

Per il brodo si usa un  cucchiaio di ceramica.

                                     Per chi proprio non vuole apprendere ad usare le bacchette ci sono le posate a cui siamo abituati.     

               Nel mio piccolo cerco sempre di adeguarmi agli usi locali, per rispetto, ma anche per imparare il più possibile.

           Di solito il cibo viene accompagnato da una delle 100 varietà di tè (senza zucchero), ma esis-te anche una buona birra. Non si beve caffè. Il liquore tradizionale è il maotai, una grappa di grano e di miglio, nei pranzi ufficiali si usa servirlo come parte del cerimoniale di benvenuto.

In genere la cena viene servita alle 18-19, in quanto alle 20 i ristoranti chiudono. Alle 19 iniziano anche gli spettacoli serali: Opera, Teatro degli acrobati, ecc. Si va a letto molto presto, per contro al mattino la sveglia è alle 5 (alle 6 d’inverno). Questa almeno era la tradizione……

           Nei centri urbani di una certa dimensione è molto facile ormai trovare una cucina di tipo in-ternazionale, come pure le bevande. Nel 1987 c’era ancora una società in prevalenza agricola, ma

ormai l’introduzione dei turni nelle fabbriche ha senz’altro modificato le abitudini ed i ritmi di vita.

           Purtroppo una delle piaghe dell’umanità, il fast food è arrivato anche lì. Ma potrà mai un immondo cumulo di colesterolo sostituire la grazia di un arte millenaria ed un acida bevanda alla caffeina e cola rimpiazzare 100 varietà di tè? La risposta (almeno in questa prima fase) per chi ama la diversità e la libertà a tutto tondo è terrificante, finchè un panino da consumare di corsa sarà visto come il raggiungimento di uno status! Ma confido che il benessere li porterà a rivalutare le proprie radici e le abitudini salutiste.

Un grosso problema può essere rappresentato dalla sperimentazione con gli OGM in una zona in cui la ricchezza vegetale è comparabile solo a quella dell’Amazzonia a causa delle possibili contamina-zioni dell’ecosistema esistente, in particolare nello Yunnan (al confine col Vietnam, Laos e Birmania).

 

Lingua

Non fonetica, ma ideografica, ad ogni concetto corrisponde un segno grafico. Secondo gli studiosi esistono 50.000 ideogrammi, ma per leggere un giornale basta conoscerne circa 3.000.

All’inizio del secolo gli ideogrammi sono stati semplificati in modo da facilitarne l’apprendimento anche a chi non ha molte ore al giorno da dedicarvi. Ora la grammatica ed i vocaboli sono uguali in tutto il Paese, non la pronuncia che ha carattere regionale. Quindi un giornale può essere letto in tut-ta la Cina, ma se lo si legge ad alta voce non tutti riescono a capire.

Per rimediare a questo si è inventata una trascrizione alfabetica unificata in lettere latine degli ideo-grammi, il Pinyin (scandire). In pratica è un sistema fonetico per indicare la pronuncia corretta, ma tiene conto solo delle esigenze delle lingue anglosassoni. Non è usato dai cinesi come scrittura alfa-betica degli ideogrammi stessi. Ai ragazzi, come 2.a lingua si insegna l’inglese.

 

Note storiche

L’unificazione della Cina sotto un solo regno risale al 221 a.C. ad opera di Qin Shi Huangdi,dopo la sconfitta degli Stati combattenti. Fu lui ad introdurre un’amministrazione centralizzata divisa in 36 governatorati, il sistema fiscale, l’unificazione di pesi e misure, monete, leggi, la statalizzazione del mercato e della lavorazione del ferro. (La ghisa era già stata scoperta nel 513 a.C., ben 1600 anni prima di noi). Fece costruire strade alberate a tre corsie larghe 7.5 m., stabilendo persino quale doveva essere la larghezza degli assali dei carri; scavare canali e poi costruire palazzi principeschi nella sua capitale vicino a Xi’an. Regnò solo 11 anni imponendo un ordine spietato, la legge prevedeva la responsabi-lità collettiva del clan familiare. Fece deportare più di 200.000 famiglie e nel 213 a.C. seppellire vivi alcune centinaia di intellettuali confuciani accusati di essere troppo conservatori. Fece bruciare tutti i libri antichi, tranne quelli di medicina, agricoltura , astronomia e divinazione.

                                                                                   (un vero mito ai tempi della rivoluzione culturale)

Un insurrezione contadina portò sul trono il figlio, durò solo tre anni e la dinastia si estinse.

 

Vi fu un periodo di disordini e nel 202 a.C. il potere passò a Liu Bang, un popolano che aveva ca-peggiato la rivolta. Era così nata la dinastia Han che durò 400 anni.

Seguì un periodo di espansione con l’apertura di numerose vie commerciali, famosa quella detta della seta. Attraverso la Persia si stabilì un contatto con l’impero romano (Da Quin). I fasti eccessi-vi della corte di Chang’an (Xi’an) e le pesanti imposizioni fiscali incitavano il popolo alla rivolta.

Nell’anno 8 d.C. regnava un usurpatore, che non riuscendo ad attuare le riforme promesse, cadde nel 22 a seguito della rivolta dei “Sopraccigli rossi”. Dopo tre anni gli Han tornarono al potere e trasferirono la capitale a Luoyang, dovettero però affrontare le continue rivolte dei contadini.

Nel 184 d.C. la rivolta dei “Turbanti gialli” pose fine alla dinastia.

 

I quattro secoli seguenti furono piuttosto agitati a causa del contrasto fra i cosiddetti Tre Regni (San Guo) Wei, Wu, Shu. Essi hanno alimentato nei secoli molte opere letterarie e teatrali con personag-gi poi divenuti leggendari: il cavaliere senza paura, il geniale stratega, il focoso riparatore dei torti.       

        In realtà furono regni effimeri con continui cambi di potere ed una breve riunificazione durata 36 anni, fu seguita da altri 250 di divisione.   In quel periodo arrivò dall’Asia centrale una nuova  religione il buddhismo che progressivamente soppiantò il confucianesimo.

 

Nel 589 d.C. la dinastia dei Sui riunificò il Paese, ma si estinse rapidamente.

 

Nel 618 i Tang subentrarono, durarono 300 anni. L’imperatore Taizong (626-649) estese i suoi do-mini dal lago Baikal a parte della Corea. Successe il figlio che si fece irretire da una concubina di nome Wu Zetian. Questa si autonominò imperatrice, sostenuta dai vertici del clero buddhista, rino-minò i luoghi e dilapidò il tesoro imperiale. (ad essa veniva paragonata Jang Qing la moglie di Mao)

Nel 712 Xuanzong ripristinò il prestigio della dinastia, riportando l’ordine nell’impero.

              Ma poi perdutamente innamoratosi di Yang Guifei divenne pittore e poeta…

Nel 755 un militare conquistò la capitale e lui dovette fuggire, fu la sua stessa guardia personale a pretendere che la donna ritenuta responsabile delle disgrazie dell’impero si suicidasse…

              Gli innamorati entrarono così nella leggenda.

     L’usurpazione durò sette anni, poi i Tang ripresero il potere, moderato ormai da quello dei com-missari imperiali nelle province, dall’insurrezione di Huang Chao nell’874, dalle continue invasioni dei tibetani e degli iuguri.

Il periodo del regno dei Tang ha contribuito più di ogni altro allo splendore della civiltà cinese ed ha influenzato l’intera Asia centrale: il codice dei Tang, i trattati di medicina, di matematica e di storia, i resoconti di viaggi e le nuove invenzioni (l’orologio idraulico, il battello con ruote a elica, la porcellana, la stampa xilografica e la carta di credito), fu questa un’epoca d’oro per la poesia e la pittura. La Cina di quel periodo era divenuta un centro d’irradiazione buddhista, grazie ad alcuni monaci che erano andati in India per apprendere direttamente il pensiero del maestro.

         Non solo la dottrina, ma la poesia , l’architettura, la pittura, la musica ed il modo di vestire si diffusero in Giappone, in Iran e nel Borneo. La Cina era aperta alle influenze esterne, si costruirono chiese nestoriane, moschee e sinagoghe. Molte migliaia di mercanti stranieri vivevano stabilmente a Canton.    Nel 836 la reazione, un decreto imperiale vietava i rapporti con gli stranieri. Più tardi nel

845 furono bandite tutte le religioni straniere, tranne il buddhismo che aveva un notevole peso  eco-nomico. Dopo la caduta dei Tang il potere si divise al sud nei “Dieci Stati Indipendenti” mentre al nord si succedevano le “Cinque Dinastie”.

 

Nel 960 un generale Zhao Kuangyin si impadronì prima di Kaifeng, poi in 19 anni dell’intera Cina, era nata la dinastia Song. Contrariamente alle aspettative si apprestò a conferire ogni potere ai civili, ad insediare un consiglio di Stato da lui presieduto, fare riforme per una migliore giustizia sociale, addirittura a favorire le tendenze egualitaristiche ispirate da Wang Anshi.

Ci fu un miglioramento delle tecniche agricole, anche se la proprietà fondiaria era causa di un certo malessere fra i contadini sempre più numerosi. Lo sviluppo principale si ebbe però nelle città, una nuova classe di mercanti ed artigiani era nata e ne determinava l’assetto urbanistico, si organizzava in associazioni, cambiava lo stile stesso delle relazioni sociali.

Le invenzioni dell’epoca andavano nella direzione richiesta dalla società:   la biella e l’asta “del pistone”, l’arcolaio, l’elica senza fine. Si scoprì il carbon fossile che sostituì quello di legna.        La marina era la prima al mondo:  la giunca d’alto mare aveva 6 alberi e montava fino a 12 vele, dotata di 4 ponti, di comparti stagni, di bussola, era idonea al trasporto di ben 1.000 persone.

Nel frattempo buon impulso ebbero pure la poesia, la calligrafia e la pittura che toccò il suo verti-ce.  Sia la xilografia che la stampa erano già state inventate e questo permise la nascita di grandi biblioteche e raccolte d’arte.

Questo impero così raffinato dovette fare ugualmente i conti con le rivolte interne e con gli aggres-sivi popoli del Nord. I Song dovettero abbandonare la capitale nel 1126 in mano alla dinastia Jin (Jurchen della Manciuria) e rifugiarsi a Hangzhou dove regnarono ancora per 140 anni.

 

I popoli del Nord avevano iniziato a riunirsi in forme statali ancora instabili: l’impero dei Liao in breve fu sottomesso da quello dei Jin, questi poi attaccarono i Song. L’arrivo dei mongoli di Gengis Khan (Chiuggis-khan) non darà scampo a nessun contendente.

Nel 1215 i mongoli occuparono Pechino e dopo una continua espansione, nel 1272 attaccarono i lo-ro stessi alleati i Song meridionali, nel 1279 all’ultimo imperatore di questi non restò che suicidarsi.

 

Nel 1271 Qubilay khan, nipote di Gengis, instaurò ufficialmente a Pechino la dinastia degli Yuan. Gli occupanti mongoli si mantennero rigidamente separati dalle altre componenti etniche. Qubilay favorì i musulmani che erano liberi di costruire moschee e fare proselitismo tra i cinesi, così per i nestoriani ed i francescani. (Marco Polo visse qui dal 1275 al 1291)

Nel 1328 iniziarono contese per il potere e la dinastia mongola si avviò al suo declino, sorsero dap-pertutto società segrete come il “Loto bianco” che capeggiava la resistenza. Nel 1357  gli insorti controllavano la Cina del Sud e nel 1368 scacciarono i Mongoli da Pechino.

 

Zhu Yuanzhang, figlio di contadini a capo di una banda di insorti sostenuta dai “Turbanti rossi” (il braccio secolare del “Loto bianco”) dopo molte vittorie ed aver eliminato i possibili concorrenti si pro-clamò imperatore e poi  inseguì i  mongoli in ritirata  verso Nord.

Nel 1387 la Cina era riunificata, era nata la dinastia Ming. Questo imperatore riorganizzò la società su basi catastali, rese ereditarie le professioni, militarizzò i contadini raggruppandoli in nuclei di 10 famiglie con un capo, potenziò la polizia segreta.

Il suo successore era ambizioso e dopo aver occupato l’attuale Vietnam inviò enormi flotte verso i Paesi dell’area, lasciando all’interno il campo libero agli eunuchi di corte che accumularono enormi fortune. Quando morì i popoli nomadi delle steppe ritornarono alla carica… Nel 1550 assediarono Pechino, mentre i pirati giapponesi razziavano le coste.

Ci fu poi l’invasione dei Manciù (nuovo nome degli Jurchen della Manciuria, vedi dinastia Jin), seguiro-no nel 1592 i Giapponesi con ben 6 anni di guerra. Incursioni di tatari, birmani, mongoli, inoltre lo arrivo dei cosacchi sull’Amur e dei portoghesi sulle coste…

La Cina era comunque già allora una vera potenza grazie alla produzione artigianale molto avan-zata come pure l’agricoltura, la sua solidità era però minata all’interno dai potenti mandarini che si accaparravano le terre e causavano sommosse. A causa della povertà e dei continui disordini fra la popolazione delle città, i piccoli artigiani fallivano e molti iniziarono ad emigrare nel Sud-Est asiatico, diffuso era il malcontento.

Nel 1643 Li Zicheng, un vecchio pastore del Sichuan capo di una banda di ribelli, si autonominò imperatore ed entrò un anno dopo a Pechino alla testa di 300.000 uomini, all’imperatore Ming non restò che uccidersi. Poco dopo un generale lealista che si era alleato coi Manciù, riprese la capitale e schiacciò i ribelli.

 

Nel 1645 i Manciù, dinastia Quing, ripresero il potere che avrebbero mantenuto per altri 266 anni. Agli inizi si comportarono brutalmente, ridussero in servitù i contadini ed obbligarono i cinesi a portare il codino, pena la morte. Poi nel XVIII sec. cambiarono atteggiamento, ripresero la costru-zione di argini e a migliorare l’irrigazione, questo creò consenso tra il popolo.

L’agricoltura dava allora una resa superiore a quella di qualsiasi paese europeo, vennero introdotte nuove specie dalle Americhe. Il settore industriale era superiore a quello dell’Occidente sia per la qualità che per la quantità. Il sistema scolastico era aperto a tutti. Il tutto era però insidiato dalla abnorme crescita demografica, col raddoppiamento della popolazione in soli 50 anni.

      A quel tempo Taiwan faceva  parte dell’impero, la Mongolia ed il Tibet erano dei protettorati e con la Russia si era arrivati ad un accordo sulle frontiere.

Gli imperatori Manciù non accettarono di aprire alcune zone al commercio con le potenze europeee, solo l’East India Co. nel 1786 ottenne l’esclusiva del commercio dell’oppio, a patto di non venderlo entro i confini del paese dov’era proibito fin dal 1731.  La situazione interna si deteriorava a causa delle folli spese della corte e della corruzione dei mandarini, dilagava il malcontento, gli oppositori erano perseguitati. Ciò nonostante c’erano sempre nuove rivolte.

La diffusione del contrabbando dell’oppio, da parte degli inglesi, intossicava ed impoveriva la po-polazione.   Nel 1839 Lin Zexu, inviato imperiale, fece sequestrare e distruggere 20.000 casse di oppio = 1.360 t., sbarcate clandestinamente a Canton.   Gli inglesi reagirono occupando Amoy e Ningbo, questa prima guerra dell’oppio si concluse con la cessione di Hong Kong alla Gran Breta-gna e l’apertura di vari porti all’importazione dell’oppio (trattato di Nanchino).

Nel 1856, col pretesto di un banale incidente, gli inglesi sbarcarono a Canton e iniziarono la secon-da guerra dell’oppio, vi prese parte anche un corpo di spedizione francese, seguirono nuove conces-sioni  (trattato di Tianjin 1858).

Ancora insoddisfatti due anni dopo i franco-inglesi marciarono su Pechino agli ordini dei generali Cousin-Montauban e Lord Elgin e saccheggiarono il Palazzo d’Estate. Poi lo incendiarono con  tut-to quello che non riuscivano a trasportare, tesori d’arte e biblioteca compresa. Questo è un atto che in Cina non è mai stato dimenticato.    Mentre gli occidentali si occupavano di spaccio e di rapine,  

     ovvero di aprire le frontiere al libero commercio, in Cina era in atto una sollevazione interna.

Un certo Hong Xiuquan, educato da ragazzo dai missionari protestanti, aveva fondato nel 1847 una società degli adoratori di Dio che aveva ben 30.000 aderenti. Presto si trasformò in un movimento rivoluzionario che voleva espropriare le terre, la parità tra i sessi e la tolleranza religiosa.

      Nel  1851 diede vita ad un ordinamento religioso-economico-militare  “Taiping” (Grande Pace), naturalmente lui era il “Re Celeste” e due anni dopo stabilì la capitale a Nanchino.  L’esercito dei Quing era però spalleggiato dai contingenti europei, nel 1864 Nanchino cadde ed il Re Celeste si suicidò.  (La rivolta dei Taiping è considerata il preludio della rivoluzione cinese).

In realtà tutta la seconda metà dell’ottocento fu attraversata da una serie di insurrezioni, alcune di stampo etnico: Nian, Miao, Hui, si parla di 20-30 milioni di morti e di distruzioni incalcolabili.

Le potenze occidentali, dopo aver provocato la situazione di crisi, ne approfittarono per imporre un

“piano di modernizzazione elaborato da un gruppo di tecnici”. (forse i precursori della banca mondiale?) Fatto sta che nel 1873 gli inglesi importarono 96.000 casse di oppio =  6.240 t. e dieci anni dopo controllavano l’intero sistema doganale. I russi occuparono a varie riprese nuovi territori (1850) a nord dell’Amur, (1858) a nord dell’Ussuri e nel (1871) anche una regione interna.

           Nel 1884 la flotta francese, colpì i cantieri navali di Fuzhou e bloccò i trasporti di riso verso Pechino. I giapponesi affondarono le navi da guerra cinesi e si presero Taiwan. Tutto l’Occidente si precipitò per spartirsi le spoglie, compresa l’Italia.

Nel 1898, un progetto di riforme non fu attuato per opposizione dell’imperatrice Xiaoqin (Cixi) che deteneva il potere effettivo. (In Cina si racconta che aveva sottratto i fondi che dovevano servire per la Marina imperiale, che per questo era stata sconfitta, e che l’unica nave che aveva fatto costruire era quella di marmo del Palazzo d’Estate).

Fu lei ad ispirare il movimento degli Yihequan (Boxers) e l’assedio al quartiere delle Legazioni este-re a Pechino (1900). La colonna militare che liberò gli assediati non perse l’occasione per saccheg-giare il palazzo imperiale.

             Di fatto il protocollo siglato nel 1901 a Pechino poneva la Cina sotto la tutela occidentale.

Nel 1904 i russi penetrarono in Manciuria, ma questo provocò la guerra coi giapponesi che prima li sconfissero sulla terraferma e poi distrussero anche la flotta.

 

Il potere dei Manciù era solo più una finzione, le società segrete, i militari, gli emigrati in Giappone o d’oltremare erano in fermento, fu allora che emerse la figura di Sun Yat-sen (Sun Wen). Aveva vissuto a Londra, Hong Kong, Giappone,  Stati Uniti. Era di idee repubblicane ed aveva fondato nel 1905 il Tongmenghui o (Società della congiura).

Il 27 aprile 1911 a Canton vi fu un tentativo insurrezionale che fallì, conosciuto come i “72 martiri”

Il 10 ottobre una rivolta militare si estese a tutto il Sud scacciando i Manciù da questa zona.

Il 1 gennaio 1912 a Nanchino, Sun Wen rientrato dagli Stati Uniti venne nominato presidente della Repubblica. Il Nord era però ancora sotto il controllo di Yuan Shikai, al servizio dei Manciù. Per calcolo politico Sun Wen gli propose la presidenza di una Cina unificata. Yuan Shikai accettò dopo aver costretto l’imperatore-bambino ad abdicare. Dopo due anni però cercò di instaurare una monar-chia personale, morì nel 1916 (avvelenato?) lasciando il paese in balia dei Dujun (Signori della guerra).

Nel 1911 i russi si erano impadroniti della Mongolia esterna e nel 1914 la Gran Bretagna aveva fat-to altrettanto con il Tibet. Nel 1914 il Giappone presentò le sue “21 domande” alla Cina, nella sos-tanza pretendeva di farne un protettorato.

Nonostante la Cina si fosse impegnata in un grande sforzo bellico contro la Germania, durante la 1.a Guerra mondiale, nel 1919 i territori cinesi ex tedeschi furono assegnati al Giappone. Questa ingiu-

stizia provocò la nascita a Shanghai del “Movimento del 4 maggio” che poi si estese a tutte le città.

         Il 5 maggio 1921, Sun Wen venne nuovamente eletto presidente della Repubblica di Canton, con l’ostilità della Gran Bretagna. Due anni dopo il suo governo nazionalista ebbe l’appoggio della Unione Sovietica, che gli fornì sia il modello organizzativo del partito Guomindang (Kuomintang) che consiglieri militari per l’esercito comandato da Jiang Jieshi (Chiang Kai-shek).

Nel 1925 Sun Wen morì.

Nel 1926 Jiang Jieshi lanciò la “spedizione del Nord” ed il 12 aprile 1927 represse l’insurrezione popolare capeggiata dai comunisti. Questo voltafaccia gli guadagnò il favore dell’alta borghesia e la riconoscenza dell’Occidente oltre al beneplacito a governare. (10 anni)

Dopo la repressione dell’aprile del 1927 il Partito comunista cinese era scosso, anche l’insurrezione armata tentata il 1°agosto a Nanchang (Jangxi) e quella “del Raccolto d’Autunno” del settembre si erano risolte in un mezzo scacco. La “Comune di Canton” nata l’11 dicembre venne soffocata nel sangue. Pareva che ogni forma di lotta politica nelle città fosse impossibile.

Fu allora che Mao Zedong (Mao Tse-tung) intuì che nel mondo contadino in miseria c’era un grande potenziale rivoluzionario, ripiegò sui monti dove stabilì la sua base operativa. Lo raggiunse il gene-rale Zhu De (Chu Teh) col suo piccolo esercito. Nel 1931 Mao proclamava la “Repubblica Sovietica

Cinese”ma già l’anno dopo dovette difendersi dall’offensiva nazionalista.

Nell’ottobre del 1934, assediati da ogni parte, i comunisti si aprirono un varco verso ovest per poi dirigersi al nord, attraversarono il Sichuan, i confini tibetani, il Gansu e poi lo Shenxi. In un solo an-no percorsero 12.000 Km., attraversando 18 catene montuose, 24 fiumi e sostenendo decine di scon-tri armati. Quando giunsero a Yan’an, avevano perso il 90% degli effettivi.

                 La Lunga Marcia è ricordata come la grande epopea della rivoluzione cinese.

Nel 1931 i giapponesi avevano invaso la Manciuria e vi avevano poi costituito uno Stato. Con un pretesto nel luglio del 1937 scatenarono un offensiva generale ed a fine anno controllavano la mag-gior parte della Cina del Nord. A Shanghai caduta il 13 dicembre dopo una forte resistenza, i giap-ponesi commisero atrocità tali che gli valsero la condanna del mondo intero.

Dal luglio 1937, i comunisti ed i nazionalisti collaborarono nel “Fronte unito antigiapponese” ed il 

        Giappone si trovò impantanato in una guerra di otto anni.

Dopo Pearl Harbour l’esercito nazionalista ricevette consistenti aiuti americani, con scarsi risultati sulle sorti del conflitto, ma che invece alimentarono la corruzione. Nel 1944 di fronte ad un offensi-va giapponese l’esercito nazionalista si sbandò.La capitolazione del Giappone fece comunque della Cina la “quinta grande potenza” ma all’interno i negoziati fra comunisti e nazionalisti fallirono.

Jian Jieshi, che disponeva della superiorità numerica sia degli effettivi che degli armamenti, cercò una soluzione di forza.

All’inizio ebbe un certo successo ma poi l’Armata rossa, composta da contadini, prese l’iniziativa nelle campagne scompigliando ed inseguendo l’esercito nazionalista.

Il 21 aprile le armate di Mao si aprirono la strada verso la capitale.

                  Jiang Jieshi e lo stato maggiore del Guomindang con circa 300.000 uomini si erano   

                  ormai rifugiati a Taiwan, protetti dalla VII flotta americana.

Il 1° ottobre a Pechino, Mao proclamò la costituzione della “Repubblica popolare di Cina”

 

bibliografia:  A Pékin et en Chine 1982  Librairie Hachette,  di Charles Meyer (snella guida generale)

                      (ediz. italiana) Cina         Edizioni Futuro, Verona

                      La Cina dei Tang     1990  De Agostini, Novara - di Edmond Capon   (storico)

                      Le Socità segrete in Cina  1971 Einaudi, Milano – di Davis Fei-Ling  (       )

 

“La vita è come un libro, chi non viaggia si limita a leggerne solo le prime pagine”  s. Agostino

 “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel vedere nuovi luoghi, quanto nel guardare le cose con nuovi occhi.” Proust    

                      Citati a braccio. Le due affermazioni si integrano. Chi non può permettersi di viaggiare per mancanza di mezzi, perché l’età o la salute glielo impediscono, ha ancora tutto un mondo da scoprire anche nello stagno dietro casa o nelle pagine di un libro. L’importante è che non perda mai la curiosità e la capacità di stupirsi, che incontrando chi gli è diverso sappia mettersi in discussione.   Quando non avrà più certezze e dogmi, da esportare, vorrà dire che il viaggio è iniziato… Almeno, questo io credo.    R.B.