CRONOLOGIA DELLO SCIOPERO DEI MINATORI BRITANNICI DEL 1984-85


aprile 2001, da Inprecor, n. 193, 1 aprile 1985

 

- 1984 -

5 marzo: Sciopero nello Yorkshire contro la chiusura annunciata dei pozzi di Cortonwood.

6 marzo: L'Ufficio nazionale del carbone (NCB) annuncia un piano di chiusura dei pozzi che implica una riduzione della produzione di 4 milioni di tonnellate e la perdita di 20.000 posti di lavoro. Tutti i minatori dello Yorkshire e della Scozia sono chiamati allo sciopero dai loro sindacati regionali.

8 marzo: La commissione nazionale esecutiva del Sindacato nazionale dei minatori (NUM) approva l'iniziativa degli scioperanti dello Yorkshire e della Scozia, promettendo il suo sostegno a tutte le regioni che seguiranno il loro esempio.

12 marzo: Picchetti volanti provenienti dalle regioni già in sciopero (Yorkshire, Scozia, Kent, Durham) spingono altre regioni a partecipare alla lotta.

14 marzo: Il NCB beneficia delle decisioni dei tribunali che vietano ai minatori dello Yorkshire di costituire picchetti in altre regioni; 8.000 poliziotti sono inviati nel bacino di Nottinghamshire.

15 marzo: Morte di David Jones, 24 anni, mentre partecipa a un picchetto formato per convincere gli altri minatori a non riprendere il lavoro.

26 marzo: Il NUM vieta alla Confederazione dei sindacati britannici (TUC) di intromettersi nella condotta del conflitto.

29 marzo: I dirigenti dei sindacati di ferrovieri, trasportatori e siderurgici si accordano per impedire i trasporti di carbone.

5 aprile: I minatori del bacino di Nottinghamshire decidono di non aderire allo sciopero.

12 maggio: Primo raduno nazionale delle donne dei minatori a Barnsley, con 10.000 partecipanti.

23 maggio: Fallimento dei primi negoziati tra NUM e NCB.

25 maggio: Picchetti volanti cercano di impedire che gli stoccaggi di carbon coke siano trasferiti dal deposito di Orgreave in direzione delle acciaierie di Scunthorpe.

30 maggio: Arthur Scargill viene interrogato dalla polizia di Orgreave.

8-13 giugno: La ripresa dei negoziati tra NUM e NCB si conclude con un secondo scacco.

15 giugno: Morte di un secondo minatore, travolto da un camion davanti alla centrale elettrica di Ferrybridge.

18 giugno: A Orgreave si fronteggiano duramente picchetti di scioperanti e forze dell'ordine.

27 giugno: A Londra, sciopero di 24 ore dei ferrovieri a sostegno dei minatori. I dirigenti del Sindacato dei siderurgici annunciano che consentiranno arrivi di carbone di qualsiasi provenienza per garantire la produzione dell'acciaio.

5 luglio: Nuovi negoziati tra NUM e NCB.

9 luglio: Inizio di uno sciopero nazionale degli scaricatori (dockers), scatenato da un conflitto locale legato allo sciopero dei minatori.

18 luglio: Nuovo fallimento delle trattative tra NCB e NUM. Scargill accusa il governo di averle sabotate.

21 luglio: I dockers cessano il loro sciopero.

10 agosto: Un congresso straordinario del NUM respinge le nuove proposte del NCB e modifica gli statuti del sindacato in modo da estendere i suoi poteri disciplinari.

11 agosto: Manifestazione a Londra di 30.000 donne provenienti dalle regioni minerarie.

23 agosto: Inizio di un secondo sciopero nazionale dei dockers.

3 settembre: Il congresso annuale della TUC vota il sostegno allo sciopero dei minatori, ma alcuni sindacati chiave, come quelli degli elettrici e dei lavoratori delle centrali elettriche, sono in disaccordo.

9-15 settembre: Nuovi negoziati tra NUM e NCB e nuovo fallimento.

18 settembre: Fine del secondo sciopero dei dockers.

28 settembre: In seguito a una consultazione, il Sindacato dei sovraintendenti minerari degli addetti alla sicurezza (NACODS), il cui ruolo è essenziale nel lavoro in miniera, è autorizzato da una maggioranza dell'82,5% a indire uno sciopero nazionale.

1 ottobre: Voto massiccio di sostegno ai minatori al congresso del Partito Laburista, ma il segretario Neil Kinnock denuncia le violenze dei picchettatori.
Scargill e il NUM sono citati per oltraggio alla corte per aver dichiarato che lo sciopero dello Yorkshire era legale malgrado il giudizio contrario di un tribunale.

10 ottobre: Ammenda di 200.000 sterline al NUM per oltraggio alla corte. E' la prima di una serie di azioni legali intentate contro i sindacati.

15 ottobre: Fallimento delle trattative tra NUM, NCB e il Servizio d'arbitrato dei conflitti di lavoro (organismo governativo).

16 ottobre: Il NACODS indice uno sciopero per il 25 ottobre, minacciando così l'arresto della produzione in tutti i pozzi del paese.

19 ottobre: Il comparto dei lavoratori delle centrali elettriche del Sindacato degli elettrici decide, con l'84% dei voti, di non intraprendere alcuna azione di solidarietà coi minatori.

24 ottobre: Il NACODS ritira il suo appello allo sciopero in cambio di una nuova procedura governativa di consultazione dei sindacati prima della chiusura delle miniere. Questa proposta viene rifiutata dal NUM.

25 ottobre: Il Tribunale di suprema istanza di Londra ordina il sequestro di tutti i fondi del NUM, dopo il rifiuto di quest'ultimo di pagare l'ammenda di 200.000 sterline inflitta 15 giorni prima.

5 novembre: L'NCB promette una gratifica natalizia ai minatori che riprenderanno il lavoro. Per alcuni questo premio potrà elevarsi a 1.000 sterline.

13 novembre: L'NCB afferma che 5.000 minatori hanno ripreso il lavoro quel giorno.

30 novembre: Un consigliere municipale conservatore è nominato amministrazione giudiziario dei fondi del NUM.

3 dicembre: Un congresso straordinario del NUM decide di boicottare l'amministrazione giudiziaria.

12 dicembre: La sezione regionale di Nottingham del NUM, retta da maggioranza contraria allo sciopero, vota una modifica degli statuti che è un primo passo verso la scissione dal sindacato nazionale.

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- 1985 -

7 gennaio: Il NCB annuncia che 1.200 minatori hanno ripreso il lavoro quel giorno.

10 gennaio: La direzione nazionale del NUM vota l'esclusione temporanea del Nottinghamshire se continuerà a non rispettare le decisioni del sindacato nazionale.

21 gennaio: Il governo pone il suo veto alla continuazione dei negoziati tra i sindacati e la direzione del settore carbonifero.

29 gennaio: Il NCB esige, come pregiudiziale a nuove trattative, garanzie scritte da parte del NUM con le quali questi accetterà il diritto del padronato a chiudere i pozzi che non danno profitti. Il rifiuto del NUM a riconoscere questo diritto è al centro di un nuovo conflitto.

19 febbraio: I dirigenti della TUC si incontrano con Margaret Thatcher. Quindi negoziano con il NCB un accordo per far cessare lo sciopero.

22 febbraio: Un congresso straordinario del NUM respinge all'unanimità l'accordo concluso tra TUC e NCB.

24 febbraio: 80.000 persone manifestano a Londra a sostegno dei minatori.

3 marzo: Un congresso straordinario del NUM vota a strettissima maggioranza (98 a 91) la ripresa del lavoro senza alcun accordo con la direzione, e dichiara che la lotta continua. La minoranza diretta da Scargill è favorevole alla prosecuzione dello sciopero allo scopo di ottenere il reintegro dei minatori licenziati durante lo sciopero.

5 marzo: La maggior parte delle regioni riprendono il lavoro, ma la Scozia e il Kent continuano lo sciopero a favore del reintegro. Si uniranno a loro altri lavoratori, segnatamente dello Yorkshire, che tuttavia torneranno al lavoro molti giorni dopo.

8 marzo: Migliaia di mogli dei minatori festeggiano a Chesterfield la Giornata internazionale della donna.


Un commento critico sulle lotte sindacali moderne (s.c.1995)

Una dozzina di anni fa i minatori inglesi chiesero di mantenere in funzione le peggiori miniere di carbone del mondo, dove la bassa composizione organica del capitale, determinata dalla "messa in coltura" di miniere a rendimenti maggiori in altre parti del mondo, costringeva uomini senza una materiale forza di contrattazione ad un lavoro da bestie. Eppure lottarono caparbiamente, dimostrando che il potenziale proletario è in grado di sconvolgere il tran tran borghese. La signora Tatcher, allora primo ministro, non si scompose, ma solo perché sapeva benissimo che la lotta era stata condotta nell'alveo istituzionale, cioè la sua tomba.

 

"La sistematicità della lotta dimostra la crescita di un'esigenza organizzativa che va già oltre la riuscita dell'azione specifica. Da questo punto di vista ogni lotta generalizzata moderna, per quanto "spontanea", non può più rappresentare un fenomeno uguale a quelli degli inizi. I proletari sono già organizzati, nel senso che sono immersi nella rete ultraconsolidata del lavoro sociale.

Le lotte operaie del '69-'70 in Italia, ad esempio, furono del tutto generalizzate e la loro organizzazione era caratterizzata da un alto grado di efficienza, ma questi aspetti erano subordinati completamente alla politica sindacale, a sua volta subordinata a criteri di efficienza economica all'interno del capitalismo dell'epoca. La nota e per certi versi famigerata lotta della Fiat nel 1980 ebbe caratteristiche simili e fu condotta fino in fondo sul filo del rasoio da un sindacato in grado di controllare perfettamente la situazione; tant'è vero che fu utilizzata, in sincronia con l'azienda, per smantellare agli inizi una nascente capacità di pressione sulle strutture sindacali. Questo aspetto quindi la differenziava dalle lotte precedenti.

Ancora più chiara la situazione nei cantieri di Danzica in Polonia, nello stesso periodo: un vasto movimento sindacale, nato dalle rovine del sindacato come appendice ufficiale dello Stato, dimostrò formidabili capacità di organizzazione che solo qui da noi fu considerata spontanea mentre spontanea non era affatto. Essa crebbe per necessità in lunghi anni di lotta e soppiantò le vecchie strutture, senza tuttavia crearne di nuove dal nulla: milioni di operai si trovarono organizzati prendendo semplicemente dalla società ciò che a loro serviva, compresi i locali con mobili e telefoni.

Invece altre lotte, come quella dei portuali a Liverpool, dei minatori nel Galles, in Siberia e in Romania, furono lotte di retroguardia in difesa del "diritto" di scendere nei pozzi peggiori del mondo, rivendicando follemente un'alta probabilità di morte invece di un salario garantito nel caso di disoccupazione.

In Corea, un esempio positivo più recente, la generalizzazione degli scioperi portò invece subito anche alla generalizzazione dell'organizzazione alternativa con richieste di tipo economico e normativo senza tanti fronzoli. Questo è il pericolo maggiore per i borghesi, ed essi lo sanno.

Questi episodi sono numericamente pochi, sporadici e non hanno caratteristiche comuni che facciano pensare a prossime stagioni di lotta classista. Tuttavia, porre attenzione al modo in cui si esprimono le lotte è molto importante perché da esse possiamo cogliere importanti segnali."