BILLY ELLIOT
RECENSIONE DEL FILM DI STHEPHEN DALDRY, SCENEGGIATURA DI LEE HALL.


aprile 2001, REDS

Billy Elliot è un bel film. Sappiamo delle critiche che gli sono state mosse, anche a sinistra, di essere un film "facile", "furbo", "dal lieto fine scontato", "con scene prese di peso da altri film", ecc. A noi però un film non dispiace se ha una veste "popolare", se suscita emozioni, se è godibile, dato che restiamo convinti che al cinema non si debba andare per soffrire e che ogni autore dovrebbe sforzarsi di rendere la propria opera fruibile e "vedibile" da un vasto pubblico. A noi interessa che un film ci narri dei pezzi di verità. E Billy Elliot lo fa.

Il film narra delle vicende di un ragazzo di 11 anni, Billy Elliot appunto, che vive in un villaggio minerario del Nord dell'Inghilterra. L'azione si svolge per intero durante il mitico sciopero dei minatori inglesi tra il 1984 e il 1985. Anche la famiglia di Billy è mobilitata per lo sciopero. Il fratello maggiore è un minatore, attivista sindacale; anche il padre è minatore, mentre la madre è morta poco tempo prima. In casa Billy deve badare alla nonna affetta da una qualche forma di demenza senile. Billy si esercita, spinto dai famigliari e dall'ambiente, alla boxe, che non è il suo forte: è attratto molto di più dalla danza, che una maestra di ballo, Mrs. Wilkinson, insegna a un gruppo di ragazzine in uno spazio della palestra. Mrs. Wilkinson incoraggia Billy alla danza, che pratica di nascosto dal padre e dal fratello.

Quando il padre si accorge che Billy, invece della boxe, fa danza è una tragedia, dato che pensa che la danza sia una cosa per "froci". Billy allora, che spera di superare l'esame di ammissione al Royal Ballet School di Londra, si allena individualmente con Mrs. Wilkinson. Il padre scopre di notte, nella palestra, Billy che si esercita in compagnia del suo amico Michael (che indossa un tutù): Billy allora lo "sfida" improvvisando una danza che convince il padre a sostenere il figlio.

Mancano però i soldi per farlo andare a Londra a sostenere l'esame. Dopo che il padre è tentato di tradire lo sciopero per procurarseli (ed è fermato dal fratello di Billy), scatta la solidarietà dei minatori che riescono con una colletta a racimolare il necessario. Alla fine Billy ce la farà ad entrare proprio quando i minatori vengono sconfitti.

Quali sono i "pezzi di verità" di questo film?

Prima di tutto lo sciopero dei minatori. Esso è disegnato con grande rispetto, implicita ma evidente adesione, forte realismo documentaristico e senza il minimo accenno retorico. E' magistrale la ricostruzione della scena in cui il padre, salito sul pulmino dei crumiri, vede la folla dei minatori protestare, fuori, dove sino al giorno prima era anche lui. Il villaggio è vero e non ricostruito, con le case e le strade popolari e i vicini che sanno sempre tutto di tutti: è mostrato in tutti i suoi dettagli ottimamente ricostruiti durante l'inseguimento, da parte della polizia, del fratello di Billy. I vari momenti dello sciopero sono vissuti anche nella loro dimensione di dramma familiare, ad esempio nella scena del terribile Natale del 1984. Lo sciopero costituisce il contrappunto costante delle vicende di Billy, non è sovrapposto, è una componente essenziale, anche se la pubblicità e le recensioni sul film tendono a ridimensionare questo aspetto. Non c'é retorica nel descriverlo, perché rimane come sfondo costante, e ogni volta che entra in primo piano è perché vi è trascinato in maniera necessaria dalla vicenda di Billy. Lo sciopero appare come qualcosa di naturale, ovvio, doveroso, morale. Per questo non si sente alcuna mancanza di sindacalisti di mestiere o di intellettuali che ci facciano la predica.

L'adesione degli autori emerge chiaramente dal modo con cui i vari personaggi vengono trattati. Il film è a tratti anche divertente eppure, contrariamente agli autori italiani che trasformano qualsiasi personaggio che capita loro per le mani in una macchietta, anche le figure secondarie risultano interessanti. Non sappiamo quasi nulla di loro, ma intuiamo la loro storia. Basti pensare alla maestra, splendidamente interpretata da Julie Walters, e all'ultima scena dove lei è presente, quando emerge tutta la sua amarezza e dolorosa rassegnazione circa le relazioni umane, anche se ciò non le impedisce di fare ciò che è giusto. E' curata la gestualità e i modi del dialogare dei personaggi, modulandoli a seconda della classe sociale, ad esempio nella scena dell'esame quando padre e figlio si trovano di fronte alla commissione. Il mondo dei minatori è descritto come rude, ma anche su questo non vi é alcuna retorica da realismo socialista, al contrario. Di questa rudezza ci si fa vedere il lato simpatico per quel che riguarda la spontaneità, la trasparenza, il senso della giustizia, ecc. ma anche il maschilismo.

A questo proposito a noi il film piace particolarmente, perché mette insieme, ponendole sullo stesso piano e mostrandocene le connessioni, tre oppressioni: quella di classe, generazionale e di orientamento sessuale (vedi il documento fondativo Le cinque oppressioni).

Ci viene mostrato con molta simpatia e realismo l'amico di Billy, Michael, che ama vestirsi con abiti femminili ed ha evidenti, e coscienti, tendenze omosessuali. E' una figura positiva per Billy, una sorta di discretissimo sostegno psicologico. E' ridicolizzata l'omofobia dei minatori, e se ne mostra l'aspetto potenzialmente devastante.

L'oppressione generazione è evidenziata in tutta la sua sgradevolezza, nella lotta condotta da Billy per affermare i propri desideri contro la famiglia e più in generale il mondo degli adulti (non solo quello dei minatori, ma anche quello degli insegnanti della commissione, che pure paiono solidarizzare con la lotta dei minatori). Ci piace la recitazione dell'esordiente Jamie Bell, che interpreta Billy esprimendone con sorprendente perizia la rabbia a stento repressa e gli slanci spontanei. Coreograficamente sono costruite con inventiva le scene in cui il ragazzo sfoga la propria rabbia attraverso il ballo, per le vie operaie del villaggio.

Il film ci mostra così dei personaggi veri cioé persone socialmente contraddittorie. Anche l'operaio oppresso sul piano di classe può essere oppressore su quello generazionale o di genere, ecc. e l'unica maniera per uscirne è quello di intraprendere una vasta alleanza sociale tra tutti i soggetti sociali oppressi, per una liberazione che venga intrapresa su tutti i piani, nessuno escluso.

In poche parole un film da vedere, un film da "usare" politicamente per discutere e approfondire le tematiche relative alle varie oppressioni sociali e a come queste si intrecciano.