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31 ottobre 2005

SE 10 ANNI VI SEMBRAN POCHI…

Ciclostilato ALP/CUB

Associazione lavoratrici e lavoratori Pinerolesi, aderente alla Confederazione unitaria di base

- via Bignone 89, Pinerolo- tel/fax/segreteria 0121-321729

- e.mail alpcub@associazionelavoratoripinerolesi.191.it --- sito web: www.alpcub.com

LIBERO MERCATO

446. LAVORO PRECARIO

La maggior parte dei lavoratori “atipici” vede la flessibilità come discontinuità lavorativa e precarietà. Inoltre “l’attività svolta incide troppo sulla vita a causa di un eccessivo carico di lavoro e di stress mentale”. Da ciò deriva “una limitata possibilità di gestire il proprio tempo e un forte condizionamento nelle decisioni da prendere”, con evidenti ricadute sulla vita privata, che tende a divenire “precaria” dal punto di vista economico e sociale. Questo trova riscontro nella ricerca di Unicab Italia sul lavoro atipico. Il 63,4% del campione è costituito da giovani (18-34 anni), in maggioranza donne (70,1%), per lo più co.co.co (32,8%), a tempo determinato (18,7%), o a progetto (14,9%). La flessibilità è vista soprattutto come “sinonimo di minore tutela” (42,5%), o “un male necessario” (24,6%). Riguardo al sistema di tutele e garanzie offerte ai lavoratori “flessibili”, la maggior parte del campione dichiara che il mercato è “poco” adeguato (44%), o “per nulla” adeguato (22,4%). Sulla possibilità di scelta nel mercato del lavoro, secondo l’88% del campione “è il mercato a imporre una logica di cambiamento”, mentre solo per il 7,5% degli intervistati “i giovani hanno possibilità di scegliere in base alle proprie aspirazioni”. Gli aspetti  più critici della flessibilità sono la “precarietà lavorativa” (63,4%), “l’instabilità economica” (48,5%) e la mancata “valorizzazione dell’apporto professionale” (19,4%). Significativo dello stato di precarietà è il ruolo fondamentale ancora svolto dalla famiglia d’origine: il 35,4% del campione dichiara di essere “molto sostenuto” economicamente dalla famiglia, il 17,1% abbastanza, il 18,3% poco. Evidente, dunque, l’impatto che questa precarietà esercita su un eventuale progetto di vita: un impatto forte per il 65,7%, discreto per il 23,9%, scarso solo per il 7,5% del campione. (Dati dell’Associazione Nuovo Welfare e Unicab Italia)

fabbriche

>>>Ufficio vertenze: Martedì ore 18,00- 19.30

>>> Poste Italiane spa: Assemblea indetta all’ALP

Martedì 8 novembre ore 16.30 per decidere come continuare la lotta contro gli straordinari irregolari. La Cub delle Poste ha dichiarato lo sciopero degli

straordinari fino al 18 novembre e ora anche i confederali. Molti nelle filiale di Pinerolo fanno lo sciopero. Sembra finita la tregua con il nuovo responsabile del recapito.

>>>Melfi: la Fiat torna indietro. Aveva proposto di lavorare la domenica sera, ma i lavoratori hanno ridotto la produzione, costringendo i sindacati a non firmare e l’azienda a tornare sui suoi passi. Sembra strano ma succede ancora (e in Italia) che i lavoratori lottino per difendere i propri diritti, facciano rigare dritto i sindacati e fermino il padrone!!!

>>>Pensioni in Belgio: scioperi generali contro l’innalzamento a 60 anni dell’età pensionistica. Anche da noi ci furono grandi scioperi per respingere la riforma nel ’94. Quello che non riuscì a Berlusca lo fece il centro-sinistra. Cosa potrà succedere se alle prossime elezioni ci sarà Prodi???…..

>>>Tfr, agli italiani non piacciono i fondi privati: dopo l'indagine Isae, la conferma dell’Ipsos: per il 61% dei lavoratori la cosa migliore é tenere la liquidazione e riscuoterla all’uscita dall’azienda. Soltanto il 19% è per un fondo pensione privato, mentre il 13% vorrebbe mettere il Tfr in un fondo pubblico.

Cosa dice ALP/Cub

SCIPPO del TFR: meno 10 !!!!

Entro la fine del 2005 ci sarà il decreto attuativo del governo su pensioni e tfr. Da allora ci saranno 6 mesi di tempo per dire che la nostra liquidazione vogliamo tenercela e non vogliamo che vada a finire nei fondi pensione integrativi.

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Bologna: La svolta di Cofferati

Colui che i bolognesi votarono credendo che fosse il difensore dei diritti, si sta distinguendo per una campagna contro i più deboli. Giovedì ha mandato le ruspe a distruggere le baracche di 300 rumeni. Al sindaco non importa che siano costretti a lavorare in nero nei cantieri. In un incontro con i giornalisti ha dichiarato «se si presentano persone che certificano chi sono cosa fanno e dove lavorano sono pronto ad attivare le procedure di protezione previste dalla legge ma solo i singoli possono venire qui a denuciare il loro caporale. Non posso discutere con un avvocato che dice di rappresentare i lavoratori clandestini». Come se per un lavoratore clandestino fosse  possibile farsi ricevere dal signor sindaco per essere accompagnato in questura a denunciare il suo caporale. Ma davvero Bologna deve convivere con un sindaco così? A Bologna naturalmente
votano quasi solo gli «stanziali». Quelli che studiano e fanno ricerca sono in gran parte fuori sede. Quelli che lavorano sono in misura crescente migranti, regolari o clandestini (comunque non votanti). I nomadi non votano, si sa. Gli stanziali votano: quelli che hanno atteso baffone per
quarant'anni, i funzionari del partito di baffone, abitanti di ville con piscina asserragliati sui colli, commercianti che lamentano il degrado, e proprietari di casa che affittano qualche metro quadrato per 300 euro al mese. Perciò Bologna produce innovazione culturale, ma esprime un potere autoritario. E' la stessa frattura che Bologna conobbe nel `77. Ma da che parte sta il sindaco che abbiamo votato perché credevamo che fosse il difensore dei diritti?
Sta dalla parte dei lavoratori costretti alla clandestinità o dalla parte degli sfruttatori che li fanno lavorare in nero? Dalla parte degli studenti strozzati dall'affitto, o dei padroni di casa che non pagano le tasse? Sta dalla parte di quelli che votano, dalla parte della legalità.

Venerdì Cofferati ha dichiarato che entro il 2 novembre si chiuderà il tormentone legalità. Chi non approva il suo pensiero è fuori dalla Giunta, come se fossimo ai tempi del Soviet supremo. La sua fissa è la legalità? Ma Cesare Ottolini, commissario Onu per il diritto all'abitazione, ha diffidato ufficialmente il sindaco di Bologna perché la legge internazionale prevede che «le persone sottoposte a sgombero devono avere un'alternativa dignitosa e concordata», mentre l'altro giorno donne e bambini sono stati scaraventati fuori dalle loro baracche, e le ruspe hanno distrutto i quaderni di scuola, e centinaia di poveracci ora sono costretti a dormire nel fango perché è arrivato «il cinese» a mostrare cos'è la legalità. Abbiamo capito tutti che il sindaco di Bologna non sa che cosa sia l'umanità, ma si ha ragione di sospettare che non sappia neppure bene cosa significa legalità.
Proprio ieri i lavoratori della Seribo (la società che fornisce i pasti alle mense delle scuole comunali) hanno dichiarato che scenderanno in piazza perché la giunta non rispetta gli accordi firmati con i sindacati. Alda Germani, responsabile della funzione pubblica della Cgil ha
dichiarato: «Abbiamo il mandato dei lavoratori e dalla prossima settimana partiranno iniziative».

La legalità di Cofferati, che noi cittadini di Bologna abbiamo votato perché credevamo che fosse l'uomo dei diritti, è quella delle ruspe e del lavoro nero, degli affitti esosi e del disprezzo per i lavoratori. Per un anno, tramortita dallo stupore per un voltafaccia così plateale, l'opinione
democratica non è riuscita a reagire, perfino i movimenti sono rimasti incerti sul che fare. Ma forse qualcosa comincia a cambiare. Nei giorni scorsi si sono moltiplicate le prese di posizione di intellettuali e politici contro la disumanità di palazzo d'Accursio. In un'intervista al giornale locale, Achille Ardigò ha dichiarato che non voterebbe più per l'uomo a cui in passato ha fatto da garante. E' questo il contributo che Bologna intende portare alle prossime elezioni
politiche nazionali?

(franco berardi «bifo») da il manifesto 23 ottobre 2005
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L'autoritarismo ha bisogno di obbedienza, la democrazia di DISOBBEDIENZA