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12 settembre 2005

 

Ciclostilato ALP/CUB

Associazione lavoratrici e lavoratori Pinerolesi, aderente alla Confederazione unitaria di base

- via Bignone 89, Pinerolo- tel/fax/segreteria 0121-321729

- e.mail alpcub@associazionelavoratoripinerolesi.191.it --- sito web: www.alpcub.com

LIBERO MERCATO

439. Buon autunno a tutte e tutti.

 

Il dibattito per le prossime elezioni è ormai partito, chi con un tir in giro per l’Italia, chi come Silvio dicendo che siamo tutti ricchi e grazie a lui…

Di ben altro tono lo scontro in Germania, non solo tra destra e sinistra ma in particolare all’interno del partito socialdemocratico e tra questo e i potenti sindacati tedeschi, in particolare i meccanici della IGM.

I temi sono tutti centrati su occupazione, salario, stato sociale, dunque riguardano la condizione di milioni di lavoratori. La cosa nuova è che molti del sindacato non nascondono dure critiche alle scelte del “Governo amico” di Schöder.

Si legge su Metall il giornale della IGM: “ stringere la cinghia è stata una pessima medicina (riferita ai tagli) e il malato si è ulteriormente ammalato……e avere assunto il punto di vista delle imprese anziché quello dei lavoratori ha spinto molti ad abbandonare dopo molti anni il partito socialdemocratico.

Si può dire che tutto il sindacato si è schierato contro le “riforme” di SPD, il partito da sempre vicino al sindacato e ora si schierano a sinistra nella nuova formazione uscita da SPD che si chiama “Die Linke-Pds”, non ancora un partito ma già un’alternativa elettorale a sinistra di SPD.

 

Il cancelliere Schöder ha dedicato ai problemi del lavoro un incontro televisivo con una platea di operai, che saranno pure stati selezionati, ma erano tutti incazzatissimi.

E’ inimmaginabile per noi che siamo abituati ai salotti televisivi quasi solo di rapporti tra i partiti, una discussione solo di problemi sindacali, del sistema retributivo, dei servizi sociali, dei diritti acquisiti e perduti nella fabbrica.

E’ però stato difficile per il Cancelliere dimostrare che non fosse proprio la cultura liberista a ispirare le sue riforme tese a produrre flessibilità e a dare margini alle imprese nella speranza che il rilancio degli investimenti avrebbe aumentato l’occupazione.

 Che invece non è aumentata affatto.

notizie dalle fabbriche

Ufficio vertenze: Martedì dalle 18,00 alle 19, 30

>>> Il Sindacato di Base  si incontra a Torino per preparare un’assemblea cittadina su TFR, crisi nel territorio. Ci sono molti punti convergenti con le altre sigle di base, Sin Cobas e Slai Cobas, delegati Fiom. Erano presenti Cub Scuola, RdB, Alp, Flmu e ci sarà un prossimo incontro il 24 settembre sempre nella sede del Sin Cobas di via Nichelino.

>>> Scippo TFR: Giovedì 22 settembre ore 21 ci sarà una riunione per costruire il Comitato Cittadino in difesa delle pensioni pubbliche e liquidazione.

SALONCINO ARCI (cortile ALP-Stranamore).

 

>>> Lettura scenica su NUTO REVELLI, iniziativa per festeggiare i 10 anni dell’ALP. Lavoro presentato da Claudio Canal. Ci sarà anche Marco Revelli.

CENTRO SOCIALE S.LAZZARO ORE 21
VENERDI’ 30 SETTEMBRE

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Cosa dice ALP/Cub

SCIPPO del TFR: meno 16!!!!

Entro la fine del 2005 ci sarà il decreto attuativo del governo sulle pensioni e tfr. da allora ci saranno 6 mesi di tempo per dire che la nostra liquidazione vogliamo tenercela e non vogliamo che vada a finire nei fondi integrativi di pensione.

Anche la rivista indipendente altroconsumo

nell’editoriale dell’informazione economica e giuridica SOLDI& DIRITTI  invita tutti a

tenere il TFR (la liquidazione).

 

retro

www.altroconsumo.it

 

Tenete il tfr        n° 84 - settembre 2005

Editoriale

La riforma delle pensioni ha compiuto 10 anni. Lo scenario che si prospetta non è dei più incoraggianti: tutti i lavoratori, chi più chi meno, al momento di andare in pensione vedranno ridotti notevolmente i propri introiti e non potranno mantenere lo stesso tenore di vita.

Nei casi più fortunati, si può sperare che la pensione raggiunga il 50% dell’ultimo stipendio. D'altra parte, nel 2050 il 40% della popolazione avrà più di 60 anni e già si è rotto il patto generazionale che consente che chi lavora paghi le pensioni di chi si è ritirato.
Ma la maggior parte dei lavoratori ha le idee tutt'altro che chiare: ignora quale percentuale del proprio stipendio finisca all’Inps (e non sa che serve a pagare le pensioni in essere e non ad alimentare un proprio fondo), non sa a quanto ammonterà la propria pensione futura e non pensa ad aderire a una forma di previdenza complementare o a studiare un piano alternativo di risparmio.

Bisogna invece essere già oggi più che coscienti del fatto che colmare quel 50% che manca non è cosa semplice. E, senza dubbio, non saranno le forme di previdenza integrativa, come versare il Tfr in un fondo pensione, su cui si è dibattuto tutta l'estate, a dare sicurezza e tranquillità per il futuro. Lo scontro fra Governo, sindacati e industria sulla previdenza integrativa, nonché gli interessi propri che assicurazioni e banche cercano di difendere, non fanno che aumentare confusione e diffidenza. Mentre si lesinano le più elementari informazioni che consentano ai lavoratori di prendere decisioni consapevoli e di qualche utilità.
Partiamo dalla prima. Se la riforma partirà il 1° gennaio 2006, i lavoratori dipendenti avranno tempo fino alla fine di giugno del prossimo anno per decidere se versare o no il proprio T fr in un fondo pensione. Che fare? Meglio non aderire. D'altra parte finora sono pochissimi, il 15%, i lavoratori che hanno “scelto” di aderire a un fondo pensione, per il semplice motivo che non conviene ( vedi SD n. 79, novembre 2004).

Il problema è che, con la formula del silenzio-assenso, chi non si esprimerà entro 6 mesi, sarà automaticamente iscritto a un fondo, nel quale verserà tutto il Tfr. A quale fondo? Al fondo pensione aziendale o, in sua assenza, a quello di categoria o, se neanche questo esiste, a un fondo regionale se c’è, se no a quello dell’Inps.

Data la poca informazione che - volontariamente e colpevolmente - viene data su questo tema, il rischio è che molti lavoratori si troveranno iscritti a un fondo integrativo senza saperlo - ma forse è proprio quello che si vuole - o con il dubbio  (fondato) che sarebbe stata più conveniente una scelta diversa. Questo non è fare gli interessi dei lavoratori, ma distribuire le commissioni sulla gestione di 13 miliardi di euro all'anno dei Tfr tra i soliti noti, che operano su un mercato privo di concorrenza. Per fare davvero gli interessi dei cittadini, bisogna offrire loro la possibilità di muoversi su un mercato più ampio e concorrenziale, in cui ciascuno possa scegliere liberamente come costruirsi una rendita per la vecchiaia. Per questo chiediamo che lo Stato agevoli fiscalmente tutti gli investimenti che possono essere presi in considerazione a fini previdenziali. Solo così si avrebbe maggiore trasparenza e i prodotti offerti sarebbero più competitivi.