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11 aprile 2005

Ciclostilato ALP/CUB

Associazione lavoratrici e lavoratori Pinerolesi, aderente alla Confederazione unitaria di base

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LIBERO MERCATO

420 Storia di un decentramento

CASSANDRA ORCHI ex-operaia tessile.
Alla fine del ‘73 trovo lavoro a Roma in una fabbrica di camicie: la Diam. Nel ‘74 portiamo il sindacato nello stabilimento. Divento delegata ma iniziano i nostri problemi, perché la presenza del sindacato è stata una delle giustificazioni per cui il proprietario ha pensato bene di decentrare la produzione. A metà anni Settanta nella zona c'erano molte aziende del tessile-abbigliamento. A mano a mano le fabbriche venivano chiuse per «crisi». Il nostro «turno» capitò a metà ‘76. La ragione per cui queste fabbriche chiudevano era sempre la stessa: non la concorrenza o la delocalizzazione in Cina e in India, ma lo spostamento della produzione in un'altra zona molto vicina a noi. Tra il ‘76 e l‘85, siamo andate alla ricerca dei laboratori dove il padrone decentrava. A Pescara c'era uno stabilimento gestito sotto altro nome dallo stesso proprietario. In Spagna c'erano operaie tessili che - con costi ridotti – lavoravano per la Diam. Il decentramento produttivo venne addirittura riconosciuto con il contratto nazionale di lavoro (firmato dai sindacati di categoria) del ‘79. Nel 1985 arriva puntuale la lettera di licenziamento. Faccio parte delle migliaia di ex-operaie tessili troppo giovani per andare in pensione e troppo vecchie per trovare un nuovo lavoro. Per questo sono vicina a chi lotta contro la delocalizzazione, ma non ho «nulla» contro le operaie indiane o cinesi, più sfruttate di noi. Credo che l'unica cosa possibile da fare contro il decentramento sia il rispetto e l'applicazione delle leggi di tutela dei lavoratori. Come pure una lotta contro il lavoro minorile, per impedire alle stesse imprese del mondo occidentale di poter utilizzare manodopera a bassissimo costo.

notizie dalle fabbriche

>>>Ufficio vertenze alpcub: Martedì ore 18 - 19.

>>>730 e ICI: inizia il 27 aprile. Telefonare in sede per prenotarsi. Delegati e militanti distribuiranno il modulo con l’elenco dei documenti da presentare.

>>>Manifattura Perosa: assemblea pubblica partecipata la scorsa settimana, nonostante qualcuno avesse sconsigliato le lavoratrici di andarci.

Confermate le difficoltà per la concorrenza cinese. Il comitato per la Manifattura ha deciso una manifestazione per 1° Maggio a Perosa, ma per non lasciare sole le lavoratrici bisogna anche sensibilizzare i politici freschi di successi elettorali perché trovino risorse per la riqualifica.

>>>Referendum integrativo SKF: 88% di SI’, 12% di NO (più numerosi all’Avio e OMVP). Gli stabilimenti più in difficoltà (Bari, Cassino) accettano l’accordo. Dopo questo risultato, anche se l’accordo non è il massimo, l’ALP firma il contratto.

>>>Sciopero Metalmeccanici: Fim-Fiom-Uilm dichiarano 4 ore per venerdì 15/4 contro la chiusura degli stabilimenti e per una politica industriale seria.

>>>Crisi Rover: in Gran Bretagna a rischio 20.000 posti di lavoro della casa automobilistica inglese.

>>>Fiat: cassa per altri 1500 impiegati, di cui 1300 a Mirafiori, mentre l'impianto di Termini Imerese resterà chiuso per 5 mesi. Si attende che il Governo convochi le parti.

>>>Contratto Bancari: i lavoratori Sanpaolo in provincia di Torino respingono l'accordo, contrariamente a quanto dicono i sindacati firmatari. Favorevoli il 41,4%, contrari il 49,7%, astenuti il 9%.

>>>L'industria automobilistica europea non può competere su prezzi e salari più bassi. La concorrenza va indirizzata su tecnologia, sicurezza e compatibilita' ambientale. Lo dice il Commissario UE all’industria.

>>>Eurostat: nel 2050 gli europei in età lavorativa diminuiranno di 52 milioni. In Spagna e Italia la popolazione con più di 65 anni sarà rispettivamente il 35,6% e il 35,3%. Segue a ruota la Grecia con il 32,5%.

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2. APPELLI. IL 25 APRILE IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE
[Dal quotidiano "Il manifesto" del 2 aprile 2005 riprendiamo il seguente
appello. Tra i primi firmatari: Dario Fo, Lidia Menapace, Franca Rame. Per
adesioni: mario.agostinelli@lombardiacom.it,            paolo.cagnaninchi@fastwebnet.it]



Sessant'anni fa il nostro paese usciva da una guerra doppiamente tragica: un
conflitto mondiale con perdite umane mai prima d'allora immaginabili, lo
sterminio pianificato dei campi di concentramento; in patria la guerra
civile che con la Resistenza ci restituiva dignita' e un posto tra le
nazioni civili.
Ne nasceva una Costituzione, patto di cittadinanza fondato sul ripudio della
guerra, sul lavoro e su un equilibrio di poteri che garantiva la vita civile
e politica.
Sessant'anni dopo, oggi, alla vigilia dell'anniversario del XXV Aprile, una
maggioranza senza principi, ricattata da una Lega cresciuta sull'egoismo
becero e sul razzismo, porta a compimento lo scempio di questo patto: dopo
aver buttato a mare l'articolo 11 che ripudia la guerra, rompe l'equilibrio
tra i poteri dello stato e lo stato stesso con un premierato arbitrario e un
federalismo che cancella il diritto all'eguaglianza dei cittadini. Questo
strappo puo' fare della nostra Costituzione carta straccia e aprire la via a
un nuovo regime.
Non bastano percio' gli strumenti istituzionali di una democrazia delegata
sempre piu' debole, occorre una mobilitazione generale che restituisca voce
ai cittadini subito e apra una forte e costante campagna di
sensibilizzazione che si concluda con la vittoria al referendum.


Con questo appello proponiamo per il XXV Aprile, anniversario della
Liberazione dal nazifascismo e inizio di una nuova Italia, una grande
manifestazione nazionale a Milano, riscoprendo che anche oggi si puo'
ripartire dal nord - oggi culla del berlusconismo e del leghismo - perche'
come allora il popolo italiano difenda la sua dignita', la sua democrazia,
il suo ruolo tra le nazioni civili riaffermando i valori e i principi della
sua Costituzione.