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11ottobre 2004

Ciclostilato ALP/CUB

Associazione lavoratrici e lavoratori Pinerolesi, aderente alla Confederazione unitaria di base

- via Bignone 89, Pinerolo- tel/fax/segreteria 0121-321729

- e.mail alpcub@tiscalinet.it --- sito web: www.alpcub.com

LIBERO MERCATO

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Il punto sulla contrattazione.

Si erano riposte molte speranze nella contrattazione integrativa, in particolare per recuperare sul salario, che come tutti possiamo toccare con mano, regge sempre meno a questa situazione. I contratti hanno coperto solo una parte del costo della vita ma questo lo sappiamo bene che è il succo della concertazione.

Dunque si aspettava la contrattazione aziendale per recuperare ma i risultati sono al momento molto deludenti anche per l’ulteriore peggioramento Fiat e in particolare su motori e Mirafiori.

La aziende sono tutte tese alla riduzione costi e ad abbassare il salario e dunque non intendono allargare troppo la borsa, soldi pochi.

Sui diritti (regolare o ridurre le precarietè provocate dalla legge 30) è chiara la posizione dell’AMMA che dice perché mai dobbiamo limitare ciò che ci è concesso da una legge?

Ancora più esplicita la posizione della PMT(ex Beloit) che dice che i soldi vuol gestirli lei come meglio crede.

Purtroppo non vediamo una grande reazione a questa situazione, le persone tendono molto a pensare ai loro problemi chiudersi così al vivere collettivo che è proprio l’atteggiamento a cui puntano padroni e governo di destra.

Noi però non dobbiamo smettere di parlare con tutti e ricordare che solo con la lotta di tutti si possono difendere diritti e condizioni “decenti”.

 

IL PUNTO DELLE TRATTATIVE

PORTA: Nell’incontro l’Azienda ha chiesto di lasciare passare questo momento negativo per riparlare del premio. Per noi è importante difendere i più deboli e confermare i contratti a termine.

SKF: Qualche passo avanti su categorie e permessi ma non si è ancora discusso sul premio.

PMT(ex Beloit) la Direzione offre 20 Euro al mese legati ad obiettivi. Su apprendisti, part time, e orario flessibile non ci sono aperture significative. La Direzione ribadisce che gli aumenti li ha fatti e vuole continuare a farli. Dai lavoratori il mandato a chiudere

NOTIZIE DALLA FABBRICHE 

>>>Ufficio vertenze alpcub Martedì dalle ore 18 alle ore 19 

>>>Manifattura Perosa: >>>Manifattura Perosa incontro RSU direzione. Viene comunicato che si lavorerà solo su quattro giorni. La cassa integrazione straordinaria si affianca alle ferie a rotazione ( spostamento ponte di Natale

>>Elezioni nel Pubblico Impiego e Sanità.

Le RdB (Rappresentanze di Base) sono la federazione del Pubblico Impiego della CUB e si presentano alle elezioni con molti militanti dell’ALP/Cub. Invitiamo che intende candidarsi a farlo e in ogni caso a votare la lista RdB che sarà presentata nella Sanità, INPS e in altri Enti.

Sarà uno stimolo per ricostruire il Collettivo del Pubblico Impiego nel territorio e i rapporti con RdB. 

 

 >>>FIAT: Lavoratori in lotta presenti all’incontro del 6 ottobre anche i cassaintegrati, Cub e Cobas.

La Cub organizza un presidio alla Regione Lombardia in difesa dello stabilimento di Arese.

 

Alla fine di ottobre uscirà il bando a sostegno del reddito per i cassaintegrati. Vi informeremo meglio quando ci saranno i moduli per fare le domande.

 

COSA DICE ALP/Cub

Emergency organizza una cena per autofinanziarsi il 22 ottobre alla Pizzeria il Rustico di Inverso Pinasca.

 

Il 23 ottobre famigliari e amici ricordano a dieci anni dalla morte nella miniera Paola, Marco Bugiafreddo  ore 17,30 Messa a S.Domenico Pinerolo.ore 20 cena a Fontane.


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DAL DOCUMENTO DELLA CUB SU PENSIONI E TFR

 

Scippo del TFR e smantellamento del sistema previdenziale pubblico

 

Il 29 luglio 04, con i lavoratori in ferie, il parlamento ha approvato la nuova legge taglia pensioni e lo scippo del tfr a favore dei fondi pensione consentendo a fondi chiusi, gestiti in buona armonia da padroni e sindacati di ciascun settore lavorativo, o fondi aperti, quelli già offerti dalle società di gestioni finanziarie di mettere mettendo le mani sul malloppo più ghiotto, circa 14 miliardi di euro che i lavoratori maturano ogni anno come TFR ( la liquidazione).

Cgil-Cisl-Uil sono d´accordo con i fondi pensione privati e con lo scippo del TFR, ma vogliono l´esclusiva per i loro fondi di categoria, gestiti insieme ai padroni.

Il decreto legge approvato a fine luglio dal parlamento prevede il meccanismo del silenzio-assenso, cioè il lavoratore dipendente entro 6 mesi dall’ emanazione dei decreti attuativi, può comunicare per iscritto la propria contrarietà allo scippo del tfr.

I lavoratori che non comunicheranno la loro contrarietà al trasferimento ai fondi pensione, saranno privati del TFR.

Lo scippo del tfr a favore dei fondi pensione favorisce quanti puntano a smantellare il sistema previdenziale pubblico dando per scontato/accettato la cancellazione del diritto per tutti a una pensione pubblica dignitosa e che assicuri il mantenimento del tenore di vita acquisito con il lavoro.

Il tfr di ogni lavoratore dipendente, finirà nei fondi pensione, cioè a finanziare, attraverso il mercato azionario, le grandi aziende private o privatizzate.

 

Pagare di più per avere di meno

Con i fondi pensione cambia radicalmente il rapporto tra contributi previdenziali attualmente a carico delle imprese (73,0%) e dei lavoratori (27,0%).

Con i fondi pensione il contributo a carico del lavoratore sale intorno al 70% e si riduce al 30% la parte a carico dell’impresa, percentuali destinare a peggiorare ulteriormente per il lavoratore con il passaggio del Tfr ai fondi.

Con la privatizzazione parziale del sistema previdenziale, si sono spalancate le porte a quanti puntano a ridurre i salari e spostare ulteriormente la distribuzione del reddito a favore dei profitti.

Le ragioni della previdenza integrativa vanno ricercate in interessi politici ed economici di parte.

Il mondo finanziario banche, assicurazioni, gestori puntano a contributi obbligatori e ad appropriarsi per intanto del TFR dei lavoratori ora gestito dalle imprese.

I lavoratori vengono ripetutamente attaccati, con la politica dei bassi salari, con l’aumento dei prezzi e poi con peggiori pensioni. L’intero impianto della legge delega peggiora le condizioni dei pensionati e dei lavoratori dipendenti, già duramente colpiti dalla stagnazione delle retribuzioni per più di dieci anni.

Con i fondi pensione, si trasferirà sui redditi da pensione l’instabilità dei sistemi finanziari mondiali con il riproporsi del rischio di fallimento in cui sono storicamente incorsi i fondi pensione di natura privata o semiprivata in occasione di crisi inflattive o crolli borsistici o di guerre. Eventi in tal senso si sono realizzati anche recentemente, i fondi nei paesi in cui sono in attività hanno subito dei veri tracolli compromettendo le pensioni di migliaia di lavoratori (PanAm- Enron ecc.)

 

Il rendimento del TFr negli ultimi 4 anni e dei fondi pensione chiusi

 

Anno

Rendimen.Fondi Chiusi

Rivalutazione Tfr

Diff. Tra Fondi e Tfr

2000

+3,55

+3,54

+0,01

2001

-0,50

+3,20

-3,70

2002

-2,80

+3,50

-6,30

2003

+5,00

+3,20,

+1,80

Totale 4 anni

Tot . +5,25

Tot. +13,44

Tot. -8,19

 

Governo e Confindustria mentono sullo stato delle pensioni pubbliche.

La spesa pensionistica (compresa la copertura tfr che vale 1,5% sul Pil) rappresenta il 12,6% del Pil

due punti percentuali di tale spesa non vengono neanche visti dai pensionati in quanto diventano entrate dello stato per effetto del prelievo fiscale. La differente imposizione fiscale spiega da sola una spesa aggiuntiva di 1,6 punti di pil rispetto alla Germania e di 2,6 punti rispetto all’Inghilterra e agli Usa.

sulla spesa pensionistica gravano oneri, ancora oggi, di natura assistenziale e di ammortizzazione sociale non a carico dalla fiscalità generale es. l’integrazione al minino dei trattamenti che vale più del 1,3% del Pil.

l’area esente da tassazione per i pensionati è fissata a 7000 euro/anno e per i lavoratori dipendenti a 7500 euro/anno il che determina una maggior tassazione delle pensioni di 110 euro annui a parità di salario.

la precarizzazione dei rapporti di lavoro consente alle imprese di sostituire i lavoratori a contribuzione piena con lavoratori a contribuzione ridotta.

Le ultime vicende confermano clamorosamente che la linea dei continui cedimenti da parte dei vertici confederali di cgil-cisl-uil alla linea neoliberista del padronato e del governo non fa’ altro che spianare la strada ai continui tentativi di scaricare sui pensionati e sui lavoratori i costi del mal governo e di tangentopoli, dopo aver ripetutamente sostenuto che le cure da cavallo propinate al sistema pensionistico pubblico avrebbero permesso la sopravivenza di quel sistema.

Un vero e proprio saccheggio dei contributi previdenziali versati dai lavoratori dipendenti.

Per decenni quando cgil-cisl-uil e Confindustria amministravano l’Inps, si è operato un vero e proprio saccheggio dei contributi versati dai lavoratori dipendenti, senza questo l’Inps avrebbe oggi un patrimonio attivo di alcune centinaia di migliaia di miliardi di lire (alcune migliaia di miliardi di euro).

I contributi pensionistici versati dei lavoratori dipendenti sono stati utilizzati per interventi (sgravi contributivi alle imprese, pensioni dei lavoratori autonomi, l’integrazione al minimo, le pensioni sociali ecc.) che dovevano essere a carico della fiscalità generale.

Se la funzione principale da assegnare al sistema pensionistico pubblico è quella di assicurare a ciascun lavoratore il mantenimento del medesimo tenore di vita anche dopo il pensionamento, unitamente alla funzione assistenziale che mira ad assicurare a tutti gli anziani un reddito minimo di sussistenza non serve difendere l’esistente.

Cgil, Cisl e Uil hanno difeso la riforma delle pensioni del ’95, appoggiata dal centro sinistra, che ha prodotto la più grave devastazione del sistema previdenziale pubblico soprattutto attraverso la rottura dell’unità dei lavoratori con l’introduzione del contributivo per chi aveva meno di 18 anni di contributi nel ’95 e la stabilizzazione della spesa pensionistica nel rapporto con il prodotto interno lordo con verifiche periodiche sugli effetti dei “risparmi”.

La stabilizzazione della spesa pensionistica nel rapporto con il Pil determina un importo della pensione tanto più basso quanto maggiore è la speranza di vita al momento del pensionamento e in relazione all’ aumento del numero dei pensionati.

Il rapporto tra pensionati e occupati

Un argomento usato a sproposito per sostenere l’inevitabilità dei tagli alle pensioni è quello che è aumentata l’aspettativa di vita, come se fosse una colpa, e che il rapporto numerico tra lavoratori attivi e pensionati peggiora, tutto vero quello che è falsa è la ricetta proposta per affrontare i problemi che oggi si pongono per il sistema pensionistico pubblico. Alcune considerazioni che si possono fare:

Aumenta l’età media di aspettativa di vita, 74 anni oggi per gli uomini che aumenteranno di 5 anni al 2050, ma l’aspettativa media di vita non è uguale per tutti (lavoratori o ricchi) si tratta della solita media del pollo.

Occupati - Non c’è riduzione nel numero di coloro che sono disponibili al lavoro che potrebbero contribuire a migliorare il bilancio degli enti previdenziali, per non parlare del contributo miserevole che spesso sono costretti a dare due milioni di precari, non è solo questione dell’elevato livello della disoccupazione, ma anche delle attività ridicole che sono messe in moto da buona parte dei nuovi occupati, ma anche se cosi non fosse è pacifico che la misura della produttività sociale non dipende dal numero delle braccia.

Produttività del lavoro, la diminuzione del numero degli occupati rispetto al numero dei pensionati è largamente compensata dall’aumento della produttività del lavoro che da anni finisce nelle tasche dei padroni.

Il progetto della CUB per battere Governo, Confindustria e il liberismo alla base delle scelte di cgil-cisl-uil:

L’aumento delle pensioni in essere per garantire il diritto ad una vita dignitosa a tutti (4 milioni di pensionati e invalidi percepiscono 402 euro mensili e 7.254.366 non raggiungono i 516 euro)

L’aggancio delle pensioni all’andamento reale dei prezzi e alla dinamica salariale

Il ripristino del calcolo retributivo per tutti per garantire continuità dei trattamenti salariali in godimento all’atto del pensionamento e ripristinare la solidarietà intergenerazionale.

Mantenimento delle pensioni di anzianità e rafforzamento delle misure a sostegno dei lavoratori precoci, dei lavori usuranti e dei lavoratori esposti all’amianto.

Piena disponibilità per i lavoratori del TFR con riduzione del prelievo fiscale, la costituzione di un Fondo pubblico presso l’INPS che assicuri ai lavoratori gli attuali criteri di utilizzo e di rivalutazione del proprio tfr e all’Ente un impiego più redditizio delle risorse accantonate con evidenti benefici per il sistema previdenziale pubblico

Un nuovo modello di finanziamento del sistema previdenziale pubblico basato anche sulla ricchezza che l’intero sistema crea.

Aumento e graduale parificazione dei contributi previdenziali per i co.co.co. artigiani e autonomi a quelli del lavoro dipendente. Copertura contributiva adeguata per tutti, anche nei periodi di precariato.

Esentare le pensioni dalle trattenute fiscali a partire dalle fasce di reddito meno elevate

Rendere effettiva la separazione tra assistenza e previdenza ponendo fine ad un uso improprio dei contributi previdenziali versati dai lavoratori dipendenti.

Attuare concretamente la lotta all’elusione e all’evasione contributiva (30 mdi annui di euro) rafforzando gli organici dei ruoli ispettivi.

Favorire una sostanziale omogeneità di trattamento per i dipendenti pubblici ai quali è applicato il rapporto di lavoro privato solo quando fa comodo.

In questo decenni si sono affermate idee e proposte assurde sul sistema pensionistico pubblico e si sono attuati tagli che non solo non sarebbero necessari, ma che contrastano con il mantenimento del livello di vita dei pensionati, con queste idee non solo si è determinato un impoverimento dei pensionati, ma un impoverimento nel quale siamo coinvolti tutti. Ogni taglio imposto ai pensionati non fa altro che ridurre il lavoro necessario.

E’ infatti evidente che se il reddito degli stessi lavoratori dipende in parte dalla spesa degli anziani,con la cancellazione di questa spesa si cancella quel reddito, ciò vale ancor di più per i redditi futuri.

Un fenomeno sul quale vale la pena riflettere per le implicazioni riguardanti il modello di società che produce e la sua sostenibilità sul piano delle caratteristiche che imprime allo sviluppo economico oltre che dei valori di civiltà ad esso intrinseco.

E’ quindi indiscutibile che i lavoratori tutelando i pensionati, tutelino al tempo stesso se stessi, nel senso di garantire la conservazione del loro posto di lavoro, oltre che i trattamenti pensionistici attesi e anche le condizioni dell’esistenza dei loro figli e nipoti.

Milano 5-10-04

A cura dell’Ufficio Studi CUB