index

7  giugno 2004

Ciclostilato ALP/CUB

Associazione lavoratrici e lavoratori Pinerolesi, aderente alla Confederazione unitaria di base

- via Bignone 89, Pinerolo- tel/fax/segreteria 0121-321729

- e.mail alpcub@tiscalinet.it --- sito web: www.alpcub.com

LIBERO MERCATO

381. L’Italia ripudia la guerra…

150mila in piazza sabato a Roma per il ritiro delle truppe dall’Iraq e per la fine della guerra globale. Berlusconi dice che erano 6000. Manifestazione pacifica, alternativa, nonviolenta. Nonostante l’imponente spiegamento delle forze dell’ordine e lo spauracchio degli incidenti di piazza. Alcuni episodi limitati, giustamente raccolti dai giornalisti.

<<MENTRE contestavano Bush, alcuni pacifisti sono usciti dal corteo per prendere a botte un marocchino. Lo hanno pugnalato con un cacciavite perché si guadagnava da vivere incollando manifesti di Forza Italia. ( ci sono riscontri di questa notizia ?) Ignoriamo se gli autori del gesto appartengano alla stessa famiglia dei bruciatori di cassonetti o a quell’altra che inneggiava alla strage di Nassiriya. E sappiamo bene che la stragrande maggioranza dei manifestanti non ha niente a che spartire con certa feccia e, se avesse assistito al pestaggio, sarebbe accorsa in difesa della vittima inerme. Eppure la scena riporta alla memoria Pasolini, che all’epoca dei disordini di Valle Giulia si schierò con i questurini proletari, e non coi figli di papà rivoluzionari. Oggi ritroverebbe nell’extracomunitario «berlusconiano», impegnato in una quotidiana «intifada» contro l’appetito, l’eroe sconfitto di tutte le rivolte sociali e il capro espiatorio di ogni genere di odio, compreso quello travestito da pace.>> (La Stampa – prima pagina)  

<<Su quello slogan gridato ieri mattina a Roma - «Uno, cento, mille Nassiriya» - da un gruppetto di antagonisti, Piero Bernocchi dei Cobas prende le distanze: «Non siamo stati noi a gridarlo. La nostra posizione è chiarissima: zero Nassiriya, non solo per la morte dei soldati italiani, ma anche per i duemila civili iracheni rimasti uccisi in quella zona». (la Stampa)  

I Black Bloc li hanno fermati gli stessi Disobbedienti. A un certo punto è bastato il cenno di un leader che si sono slanciati in avanti, hanno preso a bastonate gli incappucciati, e li hanno scacciati dal corteo. Dal camion, intanto, piovevano ordini: «Nessuna iniziativa personale! State incordonati! State calmi!». E così, per un chiaro scherzo del caso, è toccato proprio ai Disobbedienti di difendere la polizia.            (F.Grignetti- La Stampa)

NOTIZIE DALLA FABBRICHE 

>>>Ufficio vertenze alpcub Martedì dalle ore 18 alle ore 19

>>> 730: Venite a ritirare i 730 e ICI compilati

>>>Collettivo SKF-OMVP: lunedì 7, ore 21.00, per preparare la nostra posizione per l’11 giugno dove le RSU discuteranno di piattaforma aziendale

>>>Presidio ANPI. Inverso Pinasca ore 17- 200 persone del Pinerolese. Interessanti gli interventi. programmati, di area DS. La manifestazione  si è chiusa alle 18 senza aprire il dibattito.

>>>Dal Congresso Fiom: Airaudo (Fiom Torino): “La Concertazione non è riproponibile perché il paese è più debole. Un accordo che non difende i salari è improponibile”.

>>>Economia italiana: nel 2003 il Nord Ovest ha prodotto meno ricchezza (-0,3%), al contrario di Sud e Nord Est (+0,4%) e Centro (+0,7%). I dati ISTAT confermano le difficoltà dell’industria.

>>>Mercato auto in crescita: a maggio in Italia 207.200 immatricolazioni (+12.12% rispetto allo scorso anno).In calo la quota di mercato FIAT (27,71%) sia rispetto a maggio ’03 (28,15%) sia ad aprile ’04 (28,2%).

>>> Manifattura Legnano- Perosa: le banche si pronunciano l’8 giugno sulla richiesta di finanziamenti da parte del Gruppo.

>>>ENEL oscura le radio di movimento. Radio Città Aperta e Radio Onda Rossa hanno potuto trasmettere solo in parte le manifestazioni contro Bush,  a Roma causa lavori di manutenzione dell’Enel. Strana coincidenza.

>>>Muore Gianni Fornero: Chiesa e lavoro in lutto per la scomparsa di don Gianni Fornero, ex prete operaio, dal 1994 direttore della Pastorale Sociale e del Lavoro di Torino.

COSA DICE ALP: Incontro delle aziende italiane del gruppo ZF

( La Sachs é di questo gruppo).

Partecipavano rappresentanti degli stabilimenti di Padova, Arco>>> di Trento, Villanova, Villar Perosa.

Obbiettivo dell’incontro è mettere in comune le varie situazioni per poi portarle alla riunione del CAE il Comitato Aziendale Europeo.

Alcune riflessioni a caldo:

E’ sempre utile conoscere e capire ciò che succede in altre realtà, in altri settori, in altre regioni.

Le aziende ZF che producono per il settore nautico, sono in condizioni molto più favorevoli  (mercato più ricco e meno concorrenza) di quelle che producono componenti per auto (vedi Sachs).

Abbiamo notato un notevole scarto tra il clima che auspicano i dirigenti ZF e il clima che si respira a Villar Perosa. Non sappiamo se sia solo

retro locandina  :

quanto spazio danno i giornali e la tv al lavoro e alla vita dei lavoratori?

Anche nella nostra zona: da 20 anni  non esiste un giornale vicino ai lavoratori….

Nell’incontro a Stranamore con la giornalista Orsola Casagrande de  IL MANIFESTO,  sindacalisti di CGIL, CISL, e il presidente dell’ALP hanno fatto il punto sui problemi del lavoro. Nel dibattito che è seguito si è parlato anche  dei ‘media’ e dell’informazione locale.

Fra i vari interventi uno ha fatto notare che da tempo i lavoratori non prendono la parola in prima persona, a nome loro oggi parlano e scrivono giornalisti, sindacalisti ecc.  Non è mai troppo tardi per riscoprire i metodi e la democrazia praticata negli anni ’70….

CONTRAPPUNTO

GENTE CHELAVORA

GIORGIO GARDIOL – su Riforma 4-6-04 pag.11

 

<<<C'è ancora uno spazio sui giornali locali per le storie di vita dei  lavoratori? Sembrerebbe di no. La vita  di chi fatica ogni giorno  per arrivare alla fine del mese, la fatica che ti porta via la salute,  i rapporti difficili con i colleghi di lavoro che producono stress nervosi, le speranze di migliorare la propria condizione, non trovano più spazio sui giornali.

Al massimo si parla delle “vertenze” e delle«lotte» quando si aprono conflitti con i datori di lavoro.

Si danno i numeri del lavoro che c'è e che non c'è.

 I sindacati non raccontano le speranze, le delusioni, le

difficoltà e i successi della gente che lavora. Così non capiamo

più nulla di che cosa sta succedendo. Conosciamo

i numeri degli immigrati e, al massimo, le difficoltà

frapposte della burocrazia per ottenere il permesso di soggiorno,

 ma non consociamo nulla della vita delle «badanti».

Non sappiamo chi siano e cosa facciano i

«corrieri» che trasportano settimanalmente soldi e generi, alimentari e altri oggetti alla famiglia rimasta nel

paese dell'Est europeo in attesa del «ricongiungimento».

Eppure a queste persone affidiamo quanto di più caro

abbiamo: l'assistenza continua al vecchio padre o alla

vecchia madre, la cura di nostro figlio quando siamo al lavoro.

Non sappiamo come passano né il tempo di lavoro né il tempo

 libero i«polacchi delle miniere talco e dei romeni che lavorano

 per le Olimpiadi. Non sappiamo come vivono i lavoratori

dei supermercati, che lavorano con orari assolutamente differenziati, magari solo il sabato o solo la domenica.

Non conosciamo come lavorano nei campi i macedoni che vengono  qui a guidare le greggi e le mandrie. Non sappiamo come sia la vita dei cinesi che gestiscono le cave di pietre, quali siano le aspettative  dei peruviani che stanno con i nostri anziani. Ci sono vite di gente che lavora che ci passano accanto. nell'indifferenza generale dei media e delle organizzazioni sociali. Per i giornali non esistono, per le organizzazioni non sono degli iscritti In questo inizio del XXI secolo, i cambiamenti del lavoro sono ancora parte del cambiamento sociale.

Oggi,a differenza del passato, tali cambiamenti non derivano da innovazioni tecnologiche o dall'espansione dei mercati.

Quando c'è stata una. transizione da un modello di

produzione e di consumo a un altro, il lavoro e la vita dei lavoratori  è cambiata perché sono cambiate le strutture e il funzionamento delle imprese. Oggi non ci sono sconvolgenti

innovazioni tecniche nel processo produttivo,

né ci sono cambiamenti nei modelli di consumo. Forse oggi per

capire come cambia la società dobbiamo saper ascoltare la gente che lavora indipendente- mente dal colore della loro pelle o dalla lingua che parlano.

Per capire la nuova realtà sociale che si sta costruendo

anche qui alle valli dobbiamo aprire un quaderno sui

cui annotare le vite della gente che lavora. >>>

 

che ne pensate?