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31 maggio 2004

Ciclostilato ALP/CUB

Associazione lavoratrici e lavoratori Pinerolesi, aderente alla Confederazione unitaria di base

- via Bignone 89, Pinerolo- tel/fax/segreteria 0121-321729

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LIBERO MERCATO


380. Montezemolo presidente di Confindustria: nuovo corso??

Era parecchio tempo che non si sentiva alzare una voce diversa nel dibattito italiano. Lo ha fatto Luca di Montezemolo: no a scontri brutali per obiettivi trascurabili, come con l’articolo 18, ma metodi concordi per obiettivi ambiziosi, forti interventi sull’educazione, sulla ricerca, sulla liberalizzazione dei servizi e delle professioni, sul federalismo, sul risparmio, sul Mezzogiorno e sull’Europa.            (Carlo Bastasin- La Stampa)

 

«Il patto sociale del '93 ha consentito al Paese di fermare i processi inflattivi. Ha garantito ai lavoratori una difesa del potere d'acquisto delle loro retribuzioni e una crescita dell'occupazione. Dobbiamo ripartire da lì per affrontare i nuovi problemi. Il valore di quell'accordo non sta solo nell'aver posto fine ad una lunga stagione di tensioni. Esso ha rappresentato uno scambio tra le parti sociali che ha fatto nascere nuove relazioni industriali.

   (Dal discorso di Montezemolo alla Confindustria)

 

Confindustria lancia il progetto di una nuova fase di concertazione universale che coinvolga sindacati, categorie, governo e opposizione nell’obiettivo di rafforzare la grande impresa. Nemmeno un cenno all’asfissia della domanda interna causata dalle politiche restrittive imposte da Maastricht o alla riduzione dei consumi per la perdita di potere d’acquisto di salari e pensioni. Occorre invece che tornino al centro il lavoro e i salari. Solo così si può avviare la rinascita economica e sociale del Paese. Ma a questo devono pensarci, come accaduto a Melfi, i lavoratori.

(Andrea Ricci – Liberazione)

 

NOTIZIE DALLA FABBRICHE 

>>>Ufficio vertenze alpcub Martedì dalle ore 18 alle ore 19

>>>730: Dal 26 aprile al 29 maggio. Da quest’anno si prenota tel. ( tel. 0121.321729)

>>>Ufficio vertenze alpcub: Martedì ore 18 - 19.

>>> 730: Dal 26 aprile al 29 maggio.

Da quest’anno si prenota tel. ( tel. 0121.321729)

>>>SKF Airasca HBU, assunzioni: l’azienda attinge alcuni lavoratori dai corsi di addestramento regionali. Dopo il corso i contratti sono part-time (sabato+domenica+ 2 gg. in settimana e probabile straordinario).

Intanto in un punto dello stabilimento i lavoratori lamentano l’aria pesante dovuta forse all’insufficiente aspirazione dei fumi di alcune lavorazioni.

>>>Morto Umberto Agnelli: dopo 15 mesi dall’avvocato scompare anche il fratello minore.

Lo sostituisce Luca di Montezemolo che sarà come l’avvocato anche presidente di Confindustria.

>>>4 giugno – STOP BUSH: continuano i preparativi per la manifestazione a Roma per l’arrivo di Bush. Per chi è interessato, treno da Torino giovedì sera ore 23,20. Costo Euro 33.

Per prenotare: Barbara - tel. 348-8528337  

>>> Ciss: Dato in appalto il servizio di assistenza agli studenti disabili. Dopo 5 anni di incertezze ci si libera del sevizio che sarà con molta probabilità gestito da una cooperativa; il

risultato:  Le lavoratrici ci perderanno oltre un euro all’ora e il servizio non migliorerà.

  Privatizzare é bello???

 

COSA DICE ALP: Sabato 5 giugno ore 17 di fronte al Municipio di Inverso di Pinasca l’ANPI organizza un presidio contro il proliferare delle liste fasciste nella Val Chisone. Invitiamo tutti i nostri militanti a partecipare, ricordando che anche nel Governo ci sono personaggi che fino a qualche anno fa erano dirigenti fascisti. Cosa facciamo?

Contrattazione integrativa:

PMT (ex Beloit):  al secondo incontro la Direzione chiude su tutte le richieste. Vuole decidere solo lei quanto dare e a chi dare. Nell’assemblea di venerdì si è deciso il blocco degli straordinari e un’ora di sciopero per lunedì (assemblea non retribuita come ai vecchi tempi). Iniziative tutte ben riuscite. Si decideranno altre iniziative.

 

sul retro locandina

Da ERA MEGLIO QUANDO C’ERA SADDAM”

di Alan M. Dershowitz, professore di diritto a Harvard

LA STAMPA - 26 Maggio 2004

NEI giorni che hanno portato all’invasione americana dell’Iraq, Saddam Hussein era ridotto all’impotenza dalla minaccia di un attacco e dall’attenzione generale sulla ricerca delle armi di distruzione di massa. L’Iraq pullulava di ispettori Onu, di spie e giornalisti. Una spada di Damocle pendeva sulla sua testa. Se davvero nascondeva armi di distruzione di massa non poteva usarle, perché appena le avesse tirate fuori, il suo regime sarebbe stato distrutto. Se avesse voluto ancora fare strage della sua gente, sarebbe stato bloccato al primo colpo. Avevamo raggiunto i nostri obiettivi primari nella regione senza aver ucciso un solo iracheno né un solo americano.
Se non avessimo abbassato la spada di Damocle, oggi Saddam Hussein sarebbe al potere ma senza reale potere. All’amministrazione Bush non bastava minacciare la guerra: era determinata a mostrare la sua forza attaccando. E’ stato un penoso errore.
La forza della spada di Damocle è quella di pendere sulla testa della sua vittima come minaccia, ma il suo potere finisce appena viene abbassata: invadendo l’Iraq, gli Stati Uniti si sono indeboliti e hanno indebolito l’intero mondo occidentale contro il terrorismo.


Ho creduto – e continuo a credere - che Saddam fosse uno dei peggiori tiranni della storia moderna, avendo ucciso migliaia di suoi concittadini e ancor più iraniani, in gran parte utilizzando armi fuori legge come i gas tossici. Credo anche che fosse un tiranno senza scrupoli, che avrebbe fatto tutto il possibile per aumentare il suo potere. Mi trovai perciò d’accordo con Bush nella valutazione che l’Iraq e il mondo sarebbero stati migliori senza Saddam. Ero però contrario alla guerra: nessuno infatti avrebbe potuto prevedere con precisione le conseguenze di un attacco, di un’invasione, di un’occupazione e poi della fine dell’occupazione. Nessuno poteva garantire che l’Iraq sarebbe diventata una democrazia araba e nessuno era in grado di prevedere gli effetti sulla nostra guerra al terrorismo. Si poteva però prevedere almeno un po’ di resistenza a un’occupazione forzata, un po’ di risentimento contro l’uccisione e detenzione di civili iracheni, qualche nuova fiammata religiosa e un qualche sfruttamento della situazione da parte di Al Qaeda e di altri gruppi di terroristici.

La situazione è diventata ben peggiore di quanto si potesse immaginare. Ottenuta la rapida vittoria militare che aveva promesso, il presidente Bush assicurò al mondo che il peggio era passato, ma il peggio doveva ancora venire. Le fotografie degli abusi nel carcere di Abu Ghraib, l’altissimo numero di vittime e detenuti, l’inaspettata popolarità di alcuni leader religiosi estremisti, tutto ha contribuito al disastro. Invadendo l’Iraq anziché continuare a immobilizzare Saddam, abbiamo trasformato una situazione di vittoria secca in una situazione di perdita secca per l’Iraq, per l’America, per gli alleati americani e per la guerra al terrorismo.


E tutto questo senza avere una strategia pratica di uscita. Entrambi i candidati alla presidenza americana si sono impegnati a «mantenere la rotta» e sono contrari a una politica di fuga che lascerebbe la regione in un caos ancora più grande. Alcune cose cambieranno alla fine di giugno, quando l’autorità formale verrà consegnata «agli iracheni» (qualunque cosa questo significhi). Ma la situazione sul terreno resterà sostanzialmente quella che è stata negli ultimi mesi, con l’assassinio come principale veicolo di cambiamento politico.

Questo è un problema a lungo termine, che richiede una riflessione strategica a lungo termine. E comunque non c’è nessuna sicurezza che il presidente Bush, nonostante il calo di consensi, non sorprenda tutti con una vittoria a novembre. Una vittoria di Bush aumenterebbe le probabilità che si continuino a cercare soluzioni militari anziché diplomatiche. Con un risultato pessimo per l’America, per l’Iraq e per le democrazie mondiali.