23 febbraio 2004

Ciclostilato ALP/CUB

Associazione lavoratrici e lavoratori Pinerolesi, aderente alla Confederazione unitaria di base

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LIBERO MERCATO

366. Redditi senza politica (da “Il Manifesto)
Una tesi, piuttosto diffusa a sinistra, sostiene che il potere d'acquisto dei lavoratori è caduto a causa dell'affossamento dell'accordo di luglio `93 (Concertazione) da parte del governo Berlusconi. Secondo questa tesi per difendere i redditi reali dei lavoratori bisogna ripristinare l'impianto generale di quell'accordo. Ma l'intesa del `93 non nacque affatto allo scopo di garantire il valore reale delle retribuzioni. Anzi, si trattava di convincere i lavoratori a sobbarcarsi l'intero onere dell’ingresso in Europa. Un patto iniquo, che indebolisce i lavoratori sia sul versante dell'adeguamento dei salari all'inflazione sia su quello della contrattazione sulla produttività. Il modello contrattuale del `93 si basa su una sistematica compressione dei salari reali. Il meccanismo prende le mosse dall'agganciamento dei salari monetari al tasso d'inflazione programmata, posto per decreto al di sotto di quello effettivo. Inoltre il recupero dei salari rispetto all'inflazione effettiva avviene con un tale ritardo - ben due anni - che persino nel caso in cui fosse perfetto (il che non è stato) si avrebbe comunque una perdita di potere d'acquisto nella fase di transizione. Riguardo infine alla parte dell'accordo del `93 che relega al livello aziendale la contrattazione sulla produttività, sarebbe ora di aprire un dibattito sulla validità di un criterio che, remunerando in modo disomogeneo lavori omogenei, tende ad agevolare anziché a contrastare i differenziali di efficienza tra le unità e i settori produttivi. Ma soprattutto, i dati sulle retribuzioni di fatto alimentano il sospetto che il decentramento della contrattazione abbia ben poco a che fare con i principii primi della scienza economica, e rappresenti piuttosto un banale espediente politico finalizzato a spostare le decisioni lì dove i lavoratori risultano più deboli.
Del resto, l'esito dell'accordo del `93 è sotto gli occhi di tutti: la convergenza verso i prezzi europei è stata assicurata a costo di un ridimensionamento assoluto e relativo dei salari reali senza precedenti nella storia repubblicana. Tra il 1993 e il 2000 le retribuzioni reali nette dei lavoratori dipendenti si sono ridotte del 5,24%, mentre tra il 1991 e il 2000 la quota del prodotto totale destinata ai lavoratori è passata dal 72,7% al 68,1% (dati Bankitalia).

NOTIZIE DALLA FABBRICHE 

>>>Ufficio vertenze alpcub Martedì dalle ore 18 alle ore 19

>>>ASSEMBLEA GENERALE ALP/CUB:

 Buona partecipazione nonostante la neve…oltre30 tra militanti e iscritti che hanno sfidato il brutto tempo. Negli interventi sono emerse le difficoltà nell’ottenere risultati in questo periodo, le nostre piccole dimensioni, e lo sciopero generale della Cub, giusto ma che rischia di essere fatto solo da un numero ristretto di militanti dunque solo di testimonianza e poco incisivo. Ma ci sono anche segnali importanti come lo sciopero delle Poste, i nostri ‘autoferrotranvieri’, e il forte impegno di tutela e difesa dei diritti come nella vertenza Merlo & Tebaldini /Karmak, la nostra presenza sul territorio e il rinnovato impegno per la difesa del salario, pensioni, diritti, specie per i più deboli. 

Si è eletto il nuovo Direttivo e ci scusiamo con  Roberto, nostro importante collaboratore, per l’errore sulla lista dei candidati: recupereremo nel prossimo Direttivo.

>>>Sachs-ZF: Venerdì 27 ci sarà l’incontro con la Commissione di Conciliazione perché abbiamo impugnato la messa a zero ore di un operaio. Con una lettera del suo legale la Sachs-ZF fa sapere che non sarà presente perché per lei questa decisione è a posto.

Noi pensiamo che ci siano almeno due buoni motivi “Sindacali” per contestare questa decisione

1)      Esiste un impegno firmato dalla Direzione che dice rotazione mensile.

2)      Ogni mese in cassa a zero ore il lavoratore ci rimette circa 300 Euro. Due buoni motivi.

>>>Pensioni:La CUB ”boccia su tutta la linea” la nuova proposta del Governo. Berlusconi e Maroni proseguono nello smantellamento del servizio previdenziale pubblico nel solco delle riforme Amato, Dini, e Prodi che hanno ridotto significativamente le prestazioni presenti e future. Visto che la Cub non è stata sentita dal Governo come parte sociale ha diffuso tramite la stampa la sua posizione:

-     Recupero del potere d’acquisto delle pensioni-

-          Mantenimento delle pensioni d’anzianità.

-          Piena disponibilità del TFR ai lavoratori.

-          Aumento contributi ai lavoratori autonomi.

-          Separazione tra assistenza e previdenza.

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>>>Lo Sciopero Generale del 12 marzo di Cub e Usi sarà anche caratterizzato da questi contenuti oltre al salario Europeo, Salario sociale per disoccupati e precari, Diritto di sciopero, fine delle privatizzazioni.