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Alle lavoratrici, ai lavoratori, agli abitanti della nostra Valle

 

La festa del Primo Maggio nacque per non dimenticare la strage di operai eseguita dalla polizia di Chicago nel 1886.

Anche oggi nel terzo millennio, in piena globalizzazione, liberismo sfrenato, non abbiamo molti motivi per festeggiare. Il Governo dice che la situazione non è poi così drammatica, ma le donne e gli uomini che lavorano, i giovani precari, i pensionati, le famiglie che non arrivano alla fine del mese non la pensano così.

Stiamo di certo vivendo la crisi più complicata degli ultimi 50 anni.

Non è bastato tagliare i salari, rendere flessibile e precario il lavoro, togliere i diritti.

Qualche grande impresa ha incamerato i risultati di tutto questo, ma non ha tradotto in investimenti questi profitti. Hanno preferito la speculazione finanziaria o la delocalizzazione, una parolona che vuol dire spostare le fabbriche dove costa meno con tutte le conseguenze che vediamo oggi.

 

Ma non vogliamo utilizzare il Primo Maggio per piangerci addosso.

Intendiamo fare del Primo Maggio un momento di presa di coscienza e di ripresa della lotta per invertire una situazione che a molti sembra irrisolvibile.

Ma per fare questo occorre abbandonare il pessimismo dilagante.

Che i lavoratori, i giovani, si rimettano alla testa, collettivamente e con coraggio, delle iniziative, delle lotte, con le loro proposte.

 

La situazione industriale nel nostro territorio è grave. In pianura, in Val Pellice e in Val Chisone. La crisi della Manifattura, oltre alla riduzione del personale (da 250 a 120 addetti), aggiunge una crisi finanziaria che mette a rischio non solo stipendi e anticipo della cassa, ma lo stesso futuro del Gruppo e dello stabilimento di Perosa.

Noi pensiamo che si debbano fare queste iniziative e dare queste risposte:

 

1)     Ad una situazione straordinaria si risponde con strumenti straordinari: Più Cassa integrazione, Mobilità lunga, ma anche cominciare a parlare di SALARIO SOCIALE. Premiare le aziende che assumono a tempo indeterminato, che riducono gli orari, penalizzare le aziende che delocalizzano.

2)     Pensare a nuove iniziative nell’industria manifatturiera che produce occupazione e ricchezza. Finiti i fasti delle Olimpiadi non resterà molto per i valligiani.

3)     Fare ridiventare la FORMAZIONE un elemento centrale per il futuro, far sapere alle imprese che da noi c’è gente seria, professionale, con una cultura e rispetto del lavoro, che però vuole essere rispettata e avere rispettati i diritti.

Chiediamo alle Istituzioni di mettersi in moto su questi obiettivi, in particolare a livello Regionale, ora che abbiamo rappresentanti che conoscono bene i problemi del lavoro e della nostra Valle. 

CORAGGIO ALLORA. INSIEME SUPEREREMO QUESTO MOMENTO PER LASCIARE AI NOSTRI FIGLI UN FUTURO DIGNITOSO.

 

Collettivo Manifattura – Direttivo ALP/Cub

Associazione Lavoratori Pinerolesi. via bignone 89 Pinerolo 0121-321729