Acquisition
of the LuThe
acquisition of the Luzenac Group, closed on August 1st,
2011, is a major event for Imerys, it's largest one completed
since 2005.
Talc will be a
strong complement to the range properties offered by Imerys'
minerals: it will extend its presence in the world of industrial
minerals and reinforce its position in key markets: Plastics
& Polymers, Paints & Coatings, Paper, Technical
Ceramics, Health & Beauty...
To have more
information, please click
here.zenac Group, the world leader in talc processing
in
questa pagina:
1.archivio
storico sulle miniere di talco e
grafite e rame delle Val Chisone e Germanasca
(Del 2/11/2010 Sezione: Cronaca
di Torino Pag. 68)
PIOGGIA DI PRATICHE “Risarcite i morti di silicosi delle miniere
di talco”
P
er i parenti di quei minatori che nelle miniere di talco della Val
Germanasca sono morti a causa della silicosi, contratta dopo una vita
passata nelle gallerie, potrebbero arrivare dall’Inail importanti
risarcimenti. Questo alla luce di una sentenza pronunciata pochi
giorni fa dal giudice del lavoro del Tribunale di Pinerolo, Cristiano
Baldi, che impone all’ente previdenziale di pagare alla vedova di un
minatore - morto a gennaio del 2006 - tutti gli arretrati, pari alla
metà dello stipendio e un vitalizio di 1.100 euro. Dagli armadi del
patronato Inca della Cgil di Pinerolo sono stati tirati fuori 337
fascicoli con le denunce di malattia, la più vecchia risale al 1959.
Le cartelline dai colori ormai sbiaditi racchiudono storie e
sofferenze: «Il paziente lamenta brevità nel respiro, sudori
profusi, facile stancabilità, tosse», la diagnosi è sempre la
stessa, silicosi. «In quegli anni si lavorava senza adeguate
protezioni, a cottimo - dice un minatore in pensione - si dovevano
scavare nella roccia le gallerie che servivano per arrivare sino a
dove c’era il talco. Certo, la malattia faceva paura, ma il lavoro
era importante». In silenzio, giorno dopo giorno, accomunati da un
unico destino, a centinaia gli uomini della valle sono entrati nel
cuore della montagna e giorno dopo giorno i loro polmoni si sono
riempiti di quella polvere che alla fine li ha soffocati. «E forse
proprio il silenzio, la rassegnazione e la convinzione che sarebbe
stato difficile far valere i propri diritti ha fatto sì che i
fascicoli si accumulassero per anni - dice Fedele Mandarano,
segretario della Camera del lavoro della Cgil, che con un avvocato ha
deciso di promuovere le prime cause - ma ora,a fine novembre, faremo a
Pomaretto un’assemblea pubblica per spiegare ai minatori e ai loro
parenti che è possibile ottenere rimborsi per una vita che si è
conclusa a causa di una malattia professionale». Aggiunge
l’avvocato Marco Ottino che con la collega Laura D’Amico segue il
caso: «È importante che venga riconosciuto il nesso di causalità
fra la malattia e il decesso, ma da quando la vedova viene a
conoscenza della natura professionale della patologia che ha provocato
la morte del marito ci sono tre anni di tempo per inoltrare la
richiesta, dopo cade in prescrizione». Ecco perché sono importanti i
fascicoli conservati al sindacato, degli oltre 300 da una prima stima
sembra che almeno un terzo possano rientrare fra quelli da impugnare
in sede amministrativa rivolgendosi all’Inail o con un processo.
Precisa l’avvocato: «Attraverso i fascicoli possiamo ricostruire i
diritti che le vedove potrebbero vantare, ottenendo non solo una
rendita mensile, ma anche gli arretrati dalla data del decesso, se
questo è avvenuto entro i 10 anni». Aggiunge Mandarano: «I diritti
dei lavoratori vanno oltre il periodo legato al lavoro in miniera e
diventano diritto per le famiglie a ottenere un rimborso per una
malattia gravissima. In Val Germanasca non c’è famiglia che non
abbia avuto un parente minatore e dopo la sentenza di venerdì qui si
aprono prospettive economiche per centinaia di migliaia d’euro».
Oggi in Val Germanasca è in funzione la miniera di Rodoretto in
località Pomeifrè. Ogni anno si estraggono 30 mila tonnellate di
talco. La lunghezza della miniera è di 2 chilometri, le gallerie sono
di 4 metri per 4 e si percorrono con camion e pale gommate.
All’interno lavorano 33 minatori, la maggior parte di loro polacchi,
con uno stipendio che oscilla fra i 1.300 e 1.400 euro e un turno di
lavoro di 8 ore, di queste 6 e mezza sono in galleria. Si presume che
la vita della miniera possa oscillare fra i 20 i 30 anni, poi la vena
si esaurisce. Nello stabilimento più a valle, a Porte di Pinerolo,
dove il talco viene trattato, lavorano altre 30 persone. Il talco
viene usato nella cosmesi, nell’industria farmaceutica e alimentare
e nella produzione di vernici e ceramiche. La Rio Tinto Minerals,
proprietaria della miniera della Val Germanasca, di recente l’ha
messa in vendita e ci sono state visite da parte di imprenditori
cinesi e indiani.
Raggiunta l’intesa per il rinnovo del contratto dei minatori
per il quadriennio 2008-2012. L’accordo, siglato da
Assomineraria-Confindustria e Filcem Cgil, Femca Cisl, Uilcem Uil,
era scaduto nel marzo scorso e riguarda circa 7.000 dipendenti da
una ventina di società (Carbosulcis, Igea, Rio Tinto Minerals Val
Chisone tra le più significative). L’aumento medio è di 107 euro
nel biennio 2008-2010 da corrispondere in due tranches: 58 euro dal
1 novembre 2008; 49 euro dal 1 giugno 2009. L’una-tantum è stata
fissata in 464 euro medi e coprirà interamente il periodo
aprile–ottobre 2008.
“Una intesa positiva – commentano i
segretari nazionali Gabriele Valeri (Filcem), Bruno Quadrelli (Femca)
e Sandro Santicchia (Uilcem) – che tutela il salario reale dei
lavoratori, riconosciuta ormai come una vera e propria emergenza
nazionale. Alla fine del biennio – concludono i dirigenti
sindacali – i lavoratori porteranno a casa mediamente 2.212 euro,
una cifra di tutto rispetto”.
Le altre novità salienti riguardano le
classificazioni, per le quali vengono definite nuove
esemplificazioni e profili professionali; l'istituzione del Fondo
premorienza all'interno di Faschim (un contributo dello 0,20 per
cento a totale carico delle imprese); l'estensione in tutte le
aziende del Rappresentante dei lavoratori per la salute, la
sicurezza, l'ambiente (Rlssa); la conferma delle attività di
estrazione svolte dall'impresa con personale proprio, escludendo il
ricorso all'appalto. Infine, la percentuale di trasformazione degli
attuali contratti di apprendistato professionalizzante in contratti
a tempo indeterminato viene innalzata all'85 per cento, in luogo di
quella attuale ferma al 75. L'ipotesi di accordo raggiunta oggi,
fanno sapere i sindacati, sarà immediatamente sottoposta al vaglio
delle assemblee dei lavoratori del settore.
articolo riproducibile citando autore e fonte (www.rassegna.it)
Il colosso del settore minerario Rio Tinto annuncia il taglio di 14 mila posti e si appresta a vendere un certo numero di attività per ridurre l'indebitamento, che è salito a quasi 40 miliardi di dollari.
febbraio 09- Cassa integrazione a rotazione per tutto lo stabilimento da metà febbraio a maggio.Notizie di interessi cinesi sulla Rio Tinto e di IMI FABI per il talco locale.
giugno 2009- Infortunio in miniera a Dino Breuza, per la caduta di un blocco di sterile che gli ha rotto una gamba.
GIUGNO - LA MULTINAZIONALE HA SCORPORATO IL SETTORE TALCO DA QUELLO DEI BORATI
GIUGNO- IL 18 INCONTRO CON LA DIREZIONE
novembre 2009- La Rio Tinto ha ripreso le assunzioni di italiani in valle.
in Sardegna, la miniera di talco ex Rio Tiinto è ora della Imi Fabi- buone le relazioni sindacali- il sindacato apprezza il piano produttivo - si attende l'inizio dei lavori in sottuolo.3 dicembre 2009 - serata sulle miniere siciliane di zolfo - Scuola Latina
Pomaretto/Scopriminiera
Il 1 agosto 2010 si è svolto un incontro a
Fontane sulle lotte del 66-67, una sessantina i presenti.
« Il sottoscritto
chiede di interrogare i l Ministro del
lavoro, e della previdenza sociale , per
conoscere, di fronte alla posizione negativa assunta
dalla Talco e Grafite Val Chisone , nei
confronti dell'applicazione del contratto di
lavoro e della legge n. 1544 sulla riduzione oraria,
posizione che ha provocato dopo un inutile
tentativo •di trattativa l'occupazione delle
miniere da parte dei minatori, se non ritiene
di dover intervenire per richiamar e l'azienda
al rispetto di norme contrattuali e legislative,
al fine di facilitare il ritorno alla normalità
produttiva e di garantire i lavoratori nei loro giusti diritti .
(3472) « BORRA » IV
LEGISLATURA - DISCUSSIONI - SEDUTA DEL 19 GENNAIO 1966
AUDIO
- Cuore di pietra è un viaggio in 15 puntate dentro e fuori il ventre
della Madre Cava alla scoperta della terra e della gente che di marmo
vive e, talvolta, di marmo muore. (link a Radio3)
* Estratti sulla
grafite dalla tesi di
laurea in storia economica; ricerche sull'attività estrattiva del
talco e della grafite nelle valli pinerolesi negli anni 1860-1930;
dott. Andrea Baldoni 1983-84 pdf0pdf
1pdf2
*>>> la tesi
integrale, sulla T&G dal 1860 al 1930 del dott.Andrea Baldoni:
tesi1tesi2 tesi3-
per gentile concessione dell'autore - riproduzione Scopriminiera
AUDIO
- Cuore di pietra è un viaggio in 15 puntate dentro e fuori il ventre
della Madre Cava alla scoperta della terra e della gente che di marmo
vive e, talvolta, di marmo muore. (link a Radio3)
(North Country Blues – “The times they are
a-changin’”) B.Dylan
Amici
venite attorno a me
vi
racconterò una storia
di
quando nelle cave c’era ferro in abbondanza,
ma
le finestre chiuse col cartone
e
i vecchi sulle panchine
vi
fanno capire che la città ormai è vuota.
I
miei figli sono cresciuti
nella
parte nord della città,
io
sono cresciuta in quell’altra.
Nei
primi anni della mia vita
mia
madre si ammalò
e
mio fratello mi fece da padre.
Le
vene di ferro erano ricche
mentre
gli anni entravano dalle porta,
le
draghe e le benne ronzavano,
finché
un giorno mio fratello
non
tornò più a casa, lo stesso
come
mio padre prima di lui.
Una
veglia lunga un inverno
aspettai
guardando fuori dalla finestra,
gli
amici si fecero in quattro per me,
a
scuola non ci tornai più.
La
lasciai in primavera
per sposare John Thomas, minatore.
Gli
anni passarono ancora,
eravamo
contenti per quello che c’era,
il
cestino del pranzo pieno in ogni stagione.
Poi,
con tre bambini piccoli,
il
lavoro fu ridotto
a
turni di mezza giornata, senza una ragione.
Presto
il pozzo fu fermato,
altro
lavoro fu tagliato,
e
il fuoco nell’aria congelava.
Poi
venne uno a parlarci
e
ci disse che tempo sette giorni
il
numero undici chiudeva.
Nell’Est
si sono lamentati
che
qui vi pagano troppo,
che
il vostro ferro non vale la pena di scavarlo,
che
costa molto meno
in
certi posti in Sud America
dove
i minatori lavorano quasi per niente.
Così
i cancelli della miniera vennero sprangati,
il
ferro arrugginì
e
la stanza puzzava di vino,
la
canzone triste e silenziosa
raddoppiava
le ore
mentre
io aspettavo il calare del sole.
Vivevo
alla finestra,
lui
parlava da solo.
Il
silenzio come un muro,
finché
un mattino mi svegliai
per
trovare il letto vuoto
e
rimasi sola con tre figli.
L’estate
è finita,
il
terreno si fa freddo,
i
negozi falliscono uno a uno.
Appena
cresciuti
i
miei figli se ne andranno,
a
tenerli quaggiù non c’è più niente.
TerraTerra-
manifesto -3dic2010 Senza più miniere? Marinella Correggia «I nostri minerali e le nostre foreste continuano ad
attraversare i nostri paesi sulle nostre strade e sui nostri treni per
arrivare ai nostri porti lasciandosi dietro povertà di massa e danni
ambientali irrimediabili»: ecco, nelle parole di un partecipante, il
senso del Forum sulle attività minerarie e il «buen vivir», organizzato
di recente a Lima dalla Caoi (Coordinamento andino delle organizzazioni
indigene), con quattrocento partecipanti da 17 paesi, in rappresentanza di
comunità indigene di cui fanno parte, in America Latina, oltre cinquanta
milioni di persone, raggruppate in 671 popoli diversi e concentrate in 5
paesi: Guatemala, Bolivia, Perù, Boliva ed Ecuador. Paesi nei quali si
sta verificando una rapida espansione delle attività minerarie.
L'incontro di Lima - il cui manifesto era diviso in due parti
contrapposte: da un lato una coloratissima cartolina dei terrazzamenti
andini, dall'altro una spianata di fango con striature di minerali - si è
proposto di riunire le comunità vittime delle miniere per lavorare a un
piano d'azione comune. In Perù le concessioni per le prospezioni
riguardano quasi 20 milioni di ettari, oltre il 16% del territorio
nazionale. Secondo cifre ufficiali, la metà dei conflitti sociali nel
paese sono di natura socioambientale e il 70% di questi si riferisce ad
attività estrattive minerarie che inquinano, spostano e dividono comunità.
Ad esempio, la miniera di rame a cielo aperto di Tia Maria, vicino ad
Arequipa (zona in cui le concessioni sono più numerose), è un progetto
respinto in via preventiva dalle comunità e anche dal sindaco di
Cocachacra. In un referendum cittadino oltre il 90% dei votanti ha detto
no. Così gli abitanti sono riusciti a sospendere l'apertura della miniera
il tempo necessario per rivedere lo studio di impatto ambientale: fatto
molto male, dicono, senza tener conto che l'inquinamento minerario
metterebbe a repentaglio la sussistenza di 15mila famiglie che vivono di
risicoltura, «il miglior riso del paese». Bisogna piuttosto lavorare
sulla qualità dell'attività agricola e anche su progetti di turismo
sostenibile.
Le attività minerarie inquinano le fonti idriche e consumano grandi
quantità di acqua, tanto da richiedere di solito la presenza di dighe.
Non solo: trasformando profondamente l'assetto del suolo, le miniere a
cielo aperto - spesso collocate in montagna - modificano il regime delle
piogge e dei venti in luoghi già vulnerabili. Così ci si può trovare
con la siccità su un lato della montagna e inondazioni sull'altro.
La Rete colombiana contro i grandi progetti minerari se la prende con «i
paesi del Nord che desiderano controllare suolo e sottosuolo per
proseguire nel loro insostenibile modello». Emulati per la verità da
governi ed élites del Sud...
Ma ci sono buoni esempi - episodici finora - da seguire. Come la legge con
la quale il Costarica si è dichiarato «paese libero dalle miniere a
cielo aperto». E come in Argentina la legge a protezione dei ghiacciai,
anche dalle attività minerarie. I popoli indigeni intendono avvalersi
della Convezione 169 dell'Oil sui popoli indigeni che assegna loro il
diritto a esercitare il previo consenso. Fino a dichiarare i loro
territori «liberi dalle attività minerarie», un passo necessario «se
vogliamo raggiungere il buen vivir, recuperando le forme tradizionali di
scambio, sviluppando tecnologie appropriate, valorizzando la cultura dell'agroecologia,
assicurando la sicurezza alimentare e l'integrità territoriale, creando
centri autonomi per le sementi».
L’eldorado africano, dove si muore
di piombo e mercurio
La morte di
111 bambini intossicati nella regione mineraria dello Zamafra in Nigeria
è solo un episodio
Dareta, piccolo villaggio distante tre ore e mezza in auto da Gusau, la
capitale dello stato nigeriano dello Zamfara, è un insieme di poche
capanne di fango. Siamo nel nord povero saheliano del “Gigante dai piedi
d’argilla”, paradossalmente ricco di risorse minerarie come oro, rame,
manganese e ferro. E’ in posti come Dareta in cui si guardano in faccia
le statistiche secondo cui la popolazione del primo produttore africano di
petrolio vive con meno di due dollari al giorno. Nello Stato dello Zamfara
lo sfruttamento delle risorse aurifere è stato affidato di recente ad una
compagnia cinese. Ma nei villaggi dei distretti di Anka e Bungudu si scava
illegalmente e senza alcuna protezione alla ricerca dell’oro da
immettere sul mercato nero. In questo Stato del nord musulmano della
Nigeria, da gennaio si sono contati almeno 163 morti, di cui 111 bambini,
per contaminazioni da piombo. Gli intossicati sono oltre 350. Le vittime
del piombo dell’eldorado dei poveri nello Zamfara sono entrate a
contatto con acqua, terra e strumenti contaminati. Si pensava che i
bambini fossero morti per la malaria. Poi Medicine Sans Frontièrs ha
condotto dei test e si è fatto fronte all’emergenza.
La vicenda della Nigeria non è un caso isolato. Lo sfruttamento illegale
delle risorse minerarie è una piaga in molti paesi dell’Africa
sub-sahariana. Nel Ghana, altro paese africano che come la Nigeria si
affaccia sul Golfo di Guinea, il fiume Pra, fonte di acqua per la regione
di Cape Coast, è stato inquinato con gli agenti chimici usati dai
minatori illegali di oro. Se in Nigeria cercare illegalmente l’oro ha
ucciso oltre 160 persone per intossicazione da piombo, in Ghana vi sono
state contaminazioni mortali provocate da vapori di mercurio. L’aumento
del prezzo dell’oro, tradizionale bene rifugio, nell’attuale
congiuntura di crisi internazionale, ha portato un maggior numero di
africani a prendersi maggiori rischi nella corsa all’oro da
contrabbandare.
In Sudafrica, paese che abbonda di miniere in dismissione e terzo
produttore mondiale di questo minerale, l’anno scorso per un’incendio
in una miniera illegale d’oro sono rimaste uccise 61 persone. La
manovalanza da sfruttare e mandare a morire sottorerra non manca grazie a
flussi di immigrati irregolari dallo Zimbabwe o del Mozambico.
Lo sfruttamento illecito di oro ha un impatto ambientale devastante.
Inquina i corsi d’acqua, cosa che si riflette sulla catena alimentare e
avvelena la terra. Nelle zone dei giacimenti illegali si presenta poi il
problema associato della caccia. Ovviamente illegale, che serve a sfamare
chi strae di nascosto materie preziose. Le zone sfruttate, presentano in
seguito crateri che si rempiono di acqua contaminata e stagnante, habitat
ideale per le zanzare, portatrici di diversi ceppi di malaria.
Se, nello sfruttamento illecito di materie preziose, a fare il lavoro
sporco per pochi soldi è la solita carne da macello senza alternativa
lavorativa, la parte del leone con i guadagni e l’organizzazione del
business di tali attività non la fanno certo gli abitanti di villaggi
come Dareta.
In un altro posto in cui lo sfruttamento di risorse naturali è
oltraggioso e dove la maggioranza della popolazione vive miseramente, la
Repubblica Democratica del Congo (Rdc), è l’esercito regolare (Fardc)
oltre che i vari gruppi armati a gestire questi business illeciti.
Secondo una recente inchiesta delle Nazioni Unite “quasi ogni sito
minerario nelle province del nord e sud Kivu (est del paese) è
controllato da un gruppo militare, sia regolare che irregolare”.
Amnesty International conferma, citando un sergente dell’esercito
congolese, che in Rdc, i militari sfruttano, regolarmente le risorse del
Kivu (la casserite in particolare). I profitti vengono spartiti tra alcune
brigate delle Fardc e il quartier generale regionale dell’esercito nella
zona di Bukavu.
Secondo l’Onu l’oro contrabbandato in Rdc viaggia verso Uganda,
Burundi ed Emirati Arabi Uniti.
La questione dei traffici sporchi fa di tutto il mondo un paese. Se è
dall’Africa che arrivano molti materiali preziosi da immettere sul
mercato illecito internazionale, lo stesso continente fa da pattumiera per
i paesi ricchi.
Proprio in Nigeria, in cui si è registrata la strage del piombo causata
dall’estrazione illegale di oro, è stata intercettata nelle scorse ore,
al porto di Lagos una nave cargo europea contenente otto container di
rifiuti tossici da smaltire sul suolo africano.
Si tratta di fenomeno diffuso in Africa occidentale (pensiamo al caso
Trafigura), ma anche in paesi fortemente instabili come la Somalia. Quando
i pirati somali assaltano le navi occidentali, dal loro punto di vista,
battono cassa per chi li avvelena scaricando scorie tossiche da
vent’anni.
Francesca Marretta
in data:07/06/2010
Tragedia nella zona di Pingdingshan, nella regione centrale
dell'Henan
Cina, esplosione in miniera
35 morti e 44 dispersi
L'incidente è stato provocato da una esplosione di grisù
PECHINO - È di 35 morti il bilancio delle vittime
dell'incidente avvenuto in una miniera di carbone in Cina, nella
città di Pingdingshan, nella regione centrale dell'Henan. Lo ha
reso noto l'Agenzia per la sicurezza sul lavoro. L'incidente è
stato provocato da una esplosione di grisù. Altri 44 minatori
rimangono bloccati nella miniera. L'esplosione è avvenuta all'una
di notte ora locale (le 18 in Italia), quando nella miniera si
trovavano 93 persone.
IN 14 SONO RIUSCITI A METTERSI IN SALVO - Quattordici di
queste sono riuscite a tornare in superficie. Un portavoce del
Partito comunista locale ha detto che la miniera subiva dei lavori
di ristrutturazione e non era ancora stata autorizzata a riaprire.
Secondo l'Agenzia per la sicurezza sul lavoro, la miniera ha una
capacità di produzione di 150.000 tonnellate all'anno e livelli di
gas bassi, e presentava quindi ridotti rischi di esplosione.
La Cina è il paese dove si verificano i più frequenti incidenti
minerari con tredici minatori in media morti ogni giorno. La maggior
parte degli incidenti sono dovuti al mancato rispetto delle regole
di sicurezza, come una ventilazione insufficiente o l’assenza di
estintori.
08 settembre 2009
2009-02-22 15:46 ansa
CINA:
ESPLOSIONE IN MINIERA DI CARBONE, ALMENO 73 MORTI
PECHINO - E' di almeno 73 minatori
morti il bilancio di un'esplosione di grisu' in una miniera della
provincia settentrionale cinese dello Shanti. Lo riporta l'agenzia
Nuova Cina. Almeno altri venti minatori sono rimasti intrappolati in
fondo alla miniera che si trova nella citta' di Gujiao, vicino il
capoluogo della provincia Taiyuan.
Al momento dell'esplosione al lavoro c'erano 436 minatori. Secondo
l'agenzia, quasi tutti i feriti sono rimasti intossicati dal
monossido di carbonio. Quello avvenuto oggi e' il piu' grave
incidente dopo l'esplosione in una miniera, sempre nella provincia
dello Shanti, nel dicembre 2007 che era costata la vita a 105
persone.
La miniera, che ha una capacità produttiva annuale di cinque
milioni di tonnellate di carbone, é gestita dallo Shanxi Jiaomei
Group. L'estrazione mineraria è particolarmente pericolosa in Cina,
dove le numerose miniere, in generale private, non rispettano le
elementari norme di sicurezza. Circa 3.000 minatori sono morti lo
scorso anno in Cina secondo i dati ufficiali: un numero molto
inferiore alla realtà stando a fonti indipendenti. Il grisou, detto
anche gas di miniera, è un gas combustibile inodore e incolore
caratteristico delle miniere di carbone e di zolfo, causa di
numerosi incidenti minerari in tutto il mondo.
2
nov 08
Da otto mesi, gli operai del bacino
minerario di Gafsa sono nelle strade per denunciare le loro condizioni di
vita. Questa è la più lunga lotta degli operai moderni in Tunisia. Sono
otto mesi da quando la popolazione del bacino minerario di Gafsa si
ribella contro il "modello economico tunisino". Scolari,
studenti, operai, madri protestano e scioperano contro la disoccupazione,
la corruzione e il vertiginoso aumento dei prezzi. Da parte dei media
ufficiali, silenzio. Mentre la polizia reprime e arresta i rivoltosi e, in
particolare, blocca i giornalisti troppo curiosi. La Tunisia è il quarto
più grande produttore di fosfati in tutto il mondo. Ma la regione è
rimasta una delle più povere del paese. Niente infrastrutture, se non una
linea ferroviaria utilizzata solo per il trasporto merci. Compagnie des
Fosfati di Gafsa (CPG), dal 19 ° secolo, e' l'unico motore economico
della regione. Ma un piano di adeguamento strutturale ha ridotto del 75%
le dimensioni della società. Da 11.000, i dipendenti sono stati ridotti a
5000. La disoccupazione colpisce il 40% dei giovani. La rivolta dei
giovani Il 5 gennaio 2008 nella città di Redeyef, i giovani hanno deciso
di occupare la sede locale del tunisino Unione Generale del Lavoro (UGTT).
Essi sono stati rapidamente raggiunti da loro famiglie che hanno
installate le tende davanti al palazzo. Il movimento d'allora continua a
crescere. Di fronte a questo movimento, il governo opta per due priorità:
- evitare il diffondersi della protesta in altre regioni - l'immagine del
paese - 6,7 milioni di turisti nel 2007 "La zona è vietata a
giornalisti stranieri", ha detto Rachid Khéchana, sia redattore di
Al-Mawqif ( uno dei tre giornali di opposizione nel paese) e
corrispondente per swissinfo così come per Al -- Hayat quotidiano arabo
con sede a Londra. "Le autorità non vogliono la diffusione della
lotta. Tuttavia, un team di TV pirata Attounisi Al Hiwar (Il tunisino
Dialogo) è ancora riuscito a lasciare le immagini di questa rivolta. Essi
sono stati trasmessi via satellite sul canale italiano Arcoiris e France
3. Il governo vuole dare l'impressione che nulla accade in Gafsa. Promesse
presidenziali Nel mese di marzo, il presidente della Tunisia , ha
licenziato il governatore di Gafsa e, successivamente, l'Amministratore
Delegato della Società. Nel mese di luglio, egli si è impegnato a
destinare una percentuale dei proventi derivati dalla esportazioni di
fosfati per costruire un nuovo impianto di cemento e nuove infrastrutture,
per aumentare i posti di lavoro per la regione. Dopo l'iniziativa
presidenziale, la tensione è diminuita ... prima di tornare rapidamente a
crescere quando le famiglie hanno realizzato la falsita' delle promesse
presidenziali. Una nuova ondata di arresti ha poi colpito la regione.
Sindacalisti criminalizzati "Trentotto i rappresentanti sindacali
detenuti in attesa di processo. Un giornalista di Al-Hiwar, Boulkaddous
Fahem, è ora accusato di "costituzione di banda di criminali" e
rischia dieci anni di prigione. "Questo solo perché egli ha parlato
del movimento di protesta del bacino minerario di Gafsa".
Perù: minatore peruviano morto in scontri con la polizia
200 poliziotti della Dirección de Operaciones Especiales (DIROES) attaccano i
minatori
Un minatore peruviano è morto e altri cinque sono rimasti feriti in scontri avvenuti
nelle ultime ore vicino alla miniera d'oro Marsa, che si trova nella regione di La
Libertad (distretto di Pataz), a circa 570 chilometri a nord di Lima. Lo ha reso noto
il presidente della Federazione mineraria del Perù, Luis Castillo. Il leader
sindacale ha sostenuto che gli incidenti sono stati causati da 'una provocazione'
della polizia e che un secondo minatore, pure colpito da un proiettile, 'si trova in
punto di morte'. Il governo non ha ancora commentato l'accaduto. La mobilitazione dei
minatori della Marsa è cominciata il 30 giugno contro la politica economica e sociale
del governo.
la miniera è chiusa da 13 giorni per protesta.
13 luglio 08
Kazakistan
Esplosione in una miniera di carbone dell'ArcelorMittal: 7 morti e 23 «dispersi»-
12.1.08
La catena delle stragi di minatori è proseguita ieri in Kazakistan. Sette
morti e 23 «dispersi» per un' esplosione nella miniera di carbone
Abaiskaya. Da lì ArcelorMittal, il gigante mondiale della siderurgia,
ricava il carbone che alimenta la vicina acciaieria di Termirtau, una delle
più grandi ai tempi dell'Unione sovietica, l'unica rimasta attiva in
Kazakistan.
Un'esplosione alle 9,30 di ieri mattina, in un pozzo dove stavano lavorando
190 minatori. Poi le fiamme, che hanno reso difficili i soccorsi e,
probabilmente, vani i tentativi di portare in salvo i 23 lavoratori che
mancano all'appello. Lakshmi Mittal, il tycoon indiano che ha fondato il
gruppo e lo presiede, ha dichiarato che «tutti gli sforzi saranno fatti per
salvare i dispersi». La sicurezza dei lavoratori, ha aggiunto, «è la
nostra priorità. Abbiamo fatto significativi investimenti per migliorare la
sicurezza nelle nostre miniere in Kazakistan». E altri 500 milioni di
dollari sono già stati stanziati per aumentare l'estrazione di carbone nel
paese centro asiatico.
Un vicino precedente smentisce il padrone indiano. Nel 2006, nella stessa
regione, un'analoga esplosione nella miniera Lenin (sic) dell'ArcelorMittal
fece 43 morti. Un portavoce del gruppo ha assicurato che l'esplosione non
avrà conseguenze sulla produzione a Termirtau. «Abbiamo scorte di carbone
più che sufficienti».
L'incidente nel bacino carbonifero di Donetsk già teatro di altre tragedie
sul lavoro
In galleria lavorano complessivamente 457 operai. 40 le squadre di soccorso
Ucraina, esplosione in miniera
Sessantanove morti e 31 dispersi
Squadre di soccorritori
sul luogo della tragedia
DONETSK (Ucraina) - Sessantanove minatori morti e 31 dispersi: questo
l'ultimo bilancio di un'esplosione di grisù avvenuta in una miniera di carbone
di Donetsk, nell'Ucraina orientale.
L'esplosione, della quale non si conoscono ancora le cause, si è prodotta nella
miniera Zasyadko, a una profondità di circa 1000 metri poco dopo le 3 ora
locale (le 2 in Italia), nel bacino carbonifero di Donetsk che produce fra le
8.000 e le 10.000 tonnellate di carbone al giorno, già in passato teatro di
incidenti mortali che hanno provocato decine di vittime.
Secondo la Commissione per la sicurezza sul lavoro, l'esplosione di metano ha
sorpreso nelle gallerie 457 minatori. Sono state mobilitate 21 équipe di medici
e 40 squadre di soccorso ma il denso fumo che ha riempito le gallerie ha reso
difficili le operazioni.
Il grisù - gas infiammabile, composto di metano che si libera dalle miniere -
potrebbe essere esploso perché, mescolato all'aria, è venuto a contatto con
una fiamma o di una scintilla.
(
18 novembre 2007
)
Kiev, 19 nov. (Adnkronos/Xin) - E' stato aggiornato a 80 morti e 20 minatori
dispersi il bilancio dell'esplosione nella miniera di carbone di Donetsk,
secondo quanto riferito dal vice primo ministro ucraino Andry Kliuev. Secondo
Kliuev, che e' a capo della commissione governativa di indagine sul grave
incidente, 66 corpi sono stati estratti dalla miniera, mentre in ospedale ci
sono 30 minatori ricoverati per avvelenamento e uno di loro sarebbe in gravi
condizioni. Tre giorni di lutto sono stati proclamati a partire da oggi, dopo
l'incidente alla miniera di carbone di Zasyadko, una delle piu' grandi del
paese che produce 10 mila tonnellate di carbone al giorno. Diversi gli
incidenti accaduti negli ultimi anni a Zasyadko: una fuga di gas nel settembre
2006 aveva ucciso 13 persone, mentre l'esplosione del 2001 i minatori morti
erano stati 55, e 50 erano state le vittime in quella del 1999.
il manifesto- 19.11.07
La strage in miniera irrompe nella crisi politica ucraina
77morti, 23 dispersi La miniera è proprietà di un boss molto vicino al
primo ministro. Il presidente all'attacco: «Sicurezza non curata»
Astrit Dakli
La nuova, spaventosa catastrofe mineraria di Donetsk - la peggiore degli
ultimi quindici anni per numero di vittime - sta scuotendo l'Ucraina come
una tempesta, investendo anche la politica. Emozione, dolore, rabbia e
polemiche attraversano furiosamente il paese mentre le squadre di soccorso
stanno ancora lottando nei pozzi della miniera Zasyadko per cercare qualche
sopravvissuto.
Ieri sera il conto delle vittime accertate era arrivato a 77, con 23 altri
minatori ancora ufficialmente «dispersi», ma quasi certamente da includere
tra le vittime. Una cinquantina i feriti, gli ustionati e gli intossicati
dai gas che sono stati ricoverati nei vari ospedali di Donetsk, capoluogo
del bacino minerario del Don. Le operazioni di soccorso, iniziate subito
dopo l'incidente, continuavano in tarda serata, tra forti timori di una
nuova esplosione.
La tragedia è avvenuta nella notte fra sabato e domenica, alle tre e un
quarto, quando per cause ancora difficili da precisare un'esplosione di gas
è avvenuta a 1078 metri di profondità. In quel momento nella miniera il
turno al lavoro comprendeva circa 450 minatori; 350, non direttamente
investiti dall'onda d'urto, sono riusciti più o meno rapidamente a
ritornare alla superficie. Per gli altri 100 invece - quelli che stavano sul
fondo, nelle gallerie più vicine allo scoppio - non c'è stato niente da
fare, quelli che non sono stati uccisi subito dall'esplosione sono quasi
certamente morti avvelenati dal metano nel giro di pochi minuti e l'unica
flebile speranza è che qualcuno di loro sia rimasto isolato in un cunicolo
senza gas - e che possa essere raggiunto dai soccorritori in tempo.
Ma anche l'opera delle 40 squadre di soccorso ieri sera appariva
difficilissima: «La temperatura nei pozzi sta salendo pericolosamente,
l'incendio non è ancora domato - ha riferito un portavoce - e temiamo possa
esserci una nuova esplosione perché anche il pozzo di ventilazione si è
riempito di gas».
La miniera che porta il nome di Aleksandr Zasyadko (un ufficiale ucraino che
ai tempi delle guerre napoleoniche inventò gli antenati dei razzi «Katyusha»)
è una delle più grandi e redditizie del bacino carbonifero del Don, e
teoricamente doveva essere una di quelle con le migliori dotazioni di
sicurezza ma, analogamente a quel che avvenne nel marzo scorso nella miniera
Uljanovskaja, nel Kuzbass russo, queste dotazioni non hanno funzionato.
Perché? non erano adeguate? o non erano nemmeno messe in funzione per non
rallentare il lavoro e la produzione?
Il presidente Viktor Yushenko ha immediatamente ordinato la costituzione di
una commissione d'inchiesta, puntando indirettamente il dito contro il
governo in carica - guidato dal suo rivale Viktor Yanukovich - che non
avrebbe fatto abbastanza per mettere al primo posto la sicurezza dei
lavoratori. Il che è sicuramente vero, anche se non è diverso da quel che
accade ovunque ci siano delle miniere, dalla Russia agli Stati uniti alla
Cina. Ma l'Ucraina è in piena crisi politica, a quasi due mesi dalle
elezioni ancora non è stata formata una maggioranza di governo e i partiti
- compreso quello del presidente - duellano per le posizioni migliori.
Certo è che la miniera della tragedia è piuttosto vicina al premier,
essendo proprietà di Yukhym Zvyahilsky, uno dei capi del cosiddetto «clan
di Donetsk» di cui lo stesso Yanukovich è espressione. Zvyahilsky è una
vecchia conoscenza della politica ucraina, tra l'altro: deputato alla Rada
fin dal 1990, è stato anche primo ministro per un breve periodo fra il '93
e il '94; messo poi sotto accusa per pratiche mafiose, emigrò in Israele
per quattro anni, rientrando in patria nel '98 - senza mai lasciare la
poltrona di deputato. Una delle colonne più importanti e più discusse del
Partito delle Regioni che fa capo al premier.
«Il reddito prodotto dalle nostre miniere è una fonte primaria per il
paese - ha detto Yushenko - ma non vorrei che ciò avvenisse a spese della
vita dei minatori». Yanukovich, nativo di Donetsk, è corso alla miniera
subito dopo l'incidente, domenica all'alba; più tardi anche il presidente
si è recato sul posto a parlare con i minatori, cui ha ripetuto il
concetto: «Quel che è avvenuto è un atto d'accusa verso l'autorità
politica a tutti i livelli; è un'umiliazione per tutto il paese. Ne
tireremo delle lezioni».
Nella regione già un'altra tragedia nel 2004 che aveva
causato quaranta vittime
Nell'ultimo decennio nel paese ci sono stati almeno sei incidenti gravi
Russia: esplosione in una miniera di carbone
ci sarebbero 106 morti e decine di feriti
CILE
Nella valle di San Felix, l´acqua piú pura del Cile
scorre nei fiumi alimentati da due ghiacciai. Grandissimi giacimenti d´oro,
argento e altri minerali sono stati individuati sotto questi ghiacciai. Per
arrivare a questi giacimenti, sará necessario rompere e quindi distruggere
questi ghiacciai, - niente di cosí folle é mai stato concepito nella storia
del mondo, (forse si) - e fare due grandissimi buchi, ognuno dei quali sará
grande come una montagna, una per
l´estrazione e l´altro per lo scarico della miniera. Questo progetto si chiama
PASCUA LAMA. La compagnia si chiama Barrik Gold. L´operazione é
stata pianificata da una multinazionale della quale é membro George Bush padre.
www.barrick.com.
Il governo cileno ha approvato il progetto che doveva cominciare giá nel 2006.
L´unico motivo per cui non é ancora cominciato é perché i contadini hanno
ottenuto una sospensione dei lavori. Se distruggono i ghiacciai, non distruggono
solo questa speciale fonte d´acqua pura, ma inquineranno anche i due fiumi, cosí
che non saranno piú adatti al consumo sia umano che animale dovuto al cianuro e
all´acido solforico usato nel processo di estrazione. Tra l´altro tutto l´oro
che sará estratto verra inviato tutto alla multinazionale straniera e non ci
sará nessun guadagno per la gente che vive in questi luoghi. A loro resteranno
l´acqua avvelenata e le conseguenti malattie.
I contadini hanno abbastanza tempo per lottare per la propria terra, peró non
hanno potuto usufluire della televisione perché il ministero dell´interno lo
ha proibito. L´unica speranza per bloccare questo progetto è ottenere l´aiuto
della Giustizia Internazionale. Il mondo deve sapere quello che sta succedendo
in Cile. Il posto dove si puó cominciare a cambiare il mondo é questo.
No alla miniera aperta Pascua Lamanella cordigliera delle Ande sopra la
frontiera tra Cile e Argentina . Chiediamo al governo Cileno che non autorizzi
il progetto per proteggere i due ghiacciai, la purezza dell´acqua delle valli
di San Felix e El transito, la qualitá della terra coltivabile nella regione di
Atacama e la qualitá della vita della gente che vive in queste terre.
La lotta contro le speculazioni minerarie in America Latina
Mercoledì 23 agosto 2007, il centro urbano della regione Limón-Indanza
(provincia di Morona Santiago, Ecuador) ha vissuto momenti di paura. Quel
giorno, verso sera circa 100 persone, agli ordini di Antonio Castillo, alcalde
della regione, hanno
attaccato un gruppo di una trentina di persone del Movimiento Para la Salud
de los Pueblos che presidivavano l'esterno della Municipalità dal giorno prima.
Il risultato dell'azione ha visto 16 persone ferite, 2 di loro gravi.
Da anni la regione di Limón-Indanza si
oppone allo sfruttamento
dei giacimenti minerari (soprattutto di oro) della zona da parte delle compagnie
minerarie e contro la costruzione
di centrali idroelettriche.
Amara ironia della distruzione ambientale. Per molti anni, in Ghana i gruppi
ambientalisti hanno accusato le compagnie minerarie di provocare
inquinamento e danni alla natura. Adesso, sembra che i coltivatori delle
aree agricole devastate dalle attività estrattive non vedano altra strada
che darsi alle miniere, in modo illegale oltretutto. Un caso da manuale.
Il Ghana è un grande produttore di oro; nel 2006 si trovava al decimo posto
al mondo per volume. Non per niente il suo nome coloniale fu Côte d'Or,
abbandonato nel 1957 quando il paese diventò indipendente sotto la guida di
Kwame Nkrumah. Di recente sono state aperte nuove miniere, come la Chirano
Gold Mines e la Newmont Ghana Bold, che hanno compensato il declino di
miniere storiche.
È soprattutto nel campo aurifero che si scatenano, in tutto il mondo, i
minatori illegali, riducendo anche le entrate pubbliche a titolo di
royalties. In Ghana però almeno alcuni fra i minatori illegali hanno
un'origine particolare. Sono contadini rovinati. Intorno alla città
mineraria di Obuasi, ad esempio, gli agricoltori da tempo denunciano una
riduzione dei raccolti a causa del degrado dei suoli dovuto probabilmente al
cianuro usato nelle operazioni estrattive da oltre cento anni. Il direttore
dell'Agenzia governativa per la protezione dell'ambiente nega: le compagnie
minerarie manterrebbero buone pratiche ambientali, avendo aderito all'Iso
14001 e avendo firmato il codice volontario di comportamento internazionale
in materia di uso del cianuro, sviluppato fra gli altri dal Programma delle
Nazioni Unite per l'ambiente (Unep). Troppo tardi, il danno si è
accumulato, dicono gli agricoltori. Che si sono messi a «scavare».
Il 4 gennaio scorso 37 minatori regolari hanno rischiato di morire,
intrappolati per 9 ore nella miniera della compagnia sudafricana Anglogold
Ashanti, a Obuasi. Il fatto è che i tentativi dei minatori illegali avevano
danneggiato il funzionamento dei cavi elettrici che alimentano i pozzi di
ventilazione. Il vicepresidente della compagnia mineraria - la maggiore
datrice di lavoro del distretto - ha minacciato di chiudere la miniera,
perché ultimamente la produzione è calata di oltre il 10% rispetto agli
obiettivi, a causa appunto dei prelievi illegali. Secondo i dati della Ghana
Chambers of Mines la vendita di oro, diamanti, bauxite e manganese durante
la seconda metà del 2007 è ammontata a oltre 422 milioni di dollari, circa
il 7 per cento in meno rispetto al semestre precedente. Sono aumentati
invece gli incassi relativi al solo comparto dei diamanti. L'estrazione
illegale di oro si è diffusa da Obuasi, al centro del paese, verso la parte
occidentale, nell'area chiamata Twifu-Hemang. Con ripercussioni davvero
gravi. L'amministrazione locale di Cape Coast ha dovuto interrompere i
lavori di costruzione di un acquedotto perché il fiume Pra, la maggiore
fonte di approvvigionamento idrico dell'infrastruttura, era stata
pesantemente inquinata dalle sostanze chimiche usate dai minatori
clandestini.
Adesso la situazione è davvero complicata, anche per gli ambientalisti. Per
anni hanno lottato per i diritti delle popolazioni contro le imprese
minerarie, ma i minatori illegali - avversari di queste ultime - in fondo
fanno ancora più danno.
Morale della favola: la riduzione delle attività minerarie si impone
ovunque come norma di sostenibilità. Ma intanto dall'Università autonoma
di Città del Messico la scoperta di un metodo di estrazione dell'oro e
dell'argento che evita il cianuro, sostituendolo con un reattore
elettrochimico utilizzante thyourea, economico e che non genera rifiuti
tossici. La thyourea, la cui ossidazione è controllata con l'elettricità,
entra in azione a contatto con il materiale sabbioso o roccioso e fa
precipitare l'oro e l'argento. Si può riusare infinite volte. Simili
reattori saranno finalmente adottati da una compagnia mineraria a partire
dal 2010. Un altro beneficio dell'invenzione è che il brevetto è detenuto
da un istituto di ricerca pubblico.